Fiat investe 1 mld, ma proroga di Cig: gli italiani pagano un suv di lusso?

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La Fiat ha garantito gli investimenti necessari per il rilancio di Mirafiori, un miliardo che dovrebbe servire per la ripresa e la produzione di un nuovo modello di lusso: un suv targato da Maserati.   L’annuncio è arrivato nel corso dell’incontro tra l’azienda e i sindacati firmatari dell’accordo sullo stabilimento. Un mossa che serve prima di tutto a giustificare la richiesta di rinnovo della cassa integrazione straordinaria, in scadenza a fine mese per gli oltre 5000 dipendenti dello stabilimento torinese.

Con una nota il Lingotto ha ribadito l’impegno per il rilancio dello stabilimento spiegando che «l’azienda darà il via immediatamente al piano di investimenti necessario ad assicurare il futuro produttivo e occupazionale». Per farlo, e quindi riorganizzare le linee, sarà «richiesta la proroga dell’attuale cassa integrazione». La Fiat in cambio chiede e ottiene dai sindacati di difendere gli accordi firmati, quelli che l’hanno spinta a uscire da Confindustria, «strumenti determinanti per il rilancio qualitativo e produttivo degli stabilimenti» e «condizione imprescindibile per l’impegno industriale della Fiat in Italia». Alla Fiom, i cui delegati saranno riammessi in fabbrica dopo la sentenza della Consulta, lancia un appello ad «accettare le regole basilari della democrazia industriale, aderendo a un contratto firmato dalle organizzazioni sindacali largamente maggioritarie».

«Abbiamo fatto un accordo che ribadisce che il contratto firmato con la Fiat garantisce gli investimenti. Investimenti sono stati sbloccati e cominceranno a Mirafiori già nelle prossime settimane. È un ottimo risultato». Queste le parole di Luigi Angeletti, segretario della Uil. Soddisfatto Raffaele Bonanni, leader della Cisl: « Oggi è una giornata importante per i lavoratori di Mirafiori e di tutta la Fiat, frutto degli accordi e di positive relazioni sindacali». Sul piatto l’azienda avrebbe messo poco meno di un miliardo per produrre il futuro Suv della Maserati «entro il 2014» e -un altro modello di fascia alta.

Un grande risultato in tempi di crisi continuare a pagare la Cig? Un gran giorno quello in cui viene ribadita l’uscita da Confindustria? Il lavoro a quale prezzo? La sicurezza? i contributi degli italiani in una fabbriaca che ormai ha spostato il baricentro in altri continenti?

Sul web ecco le reazioni:

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L’azienda veneta che assume solo stranieri!

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Sicuramente il caso di Giovanni Pagotto, fondatore e presidente di Arredo Plast Spa, holding di Ormelle, maggior fornitore di prodotti in plastica per l’Ikea, è un caso strano, ma che ci deve far riflettere. E’ strano che in questa azienda la crisi non si sente, l’impresa cresce e lui assume, ma la maggior parte sono stranieri.

«Uno che viene al colloquio di lavoro accompagnato dalla mamma, l’altro che, al telefono, ti risponde che è interessato ma non prima di tre mesi perché sta studiando per la patente. Ma si può?». Queste le prime parole di Giovanni Pagotto che poi aggiunge: Pochi giorni fa avevamo contattato un neolaureato in ingegneria aerospaziale, ci ha detto che sarebbe venuto se lo avessimo mandato all’estero. Gli ho risposto che volevo rifletterci due giorni ma quando l’ho richiamato per annunciargli che lo avrei inviato alla nostra sede canadese aveva già trovato un altro posto in Germania. Questi in Italia proprio non ci vogliono stare».

Eppure ci sono ingegneri che da lei hanno fatto carriera. La fabbrica di Motta che lavora solo per Ikea è diretta da uno di questi. «Si, però quando il ragazzo è arrivato lo abbiamo messo a “tirare bulloni”, mica in ufficio. Ha fatto strada un po’ alla volta ».

E gli altri? Gli ambienti qui sono puliti, la paga è quella del contratto e i superminimi non mancano. Cosa c’è che non va? «C’è che gli italiani non hanno fame. A 16 anni andavo in bicicletta da Ormelle a Conegliano per lavorare alla Zanussi, a 27 ero responsabile di mille operai. Prova a dirgli a questi qua che una volta al mese devono lavorare il sabato o la domenica. Capisco che fare i turni è un sacrificio ma le macchine qui non possono fermarsi».

Gli stranieri sono più disponibili, insomma? «Mi tocca dire di si. Qui dentro ce n’è da ogni parte del mondo, uomini e donne».

Comunque sia, il suo gruppo cresce sempre da anni. Uno stabilimento dopo l’altro, lei ha messo su un impero. Ikea pesa solo per un quinto o poco più del suo business ma è un’ottima credenziale. Segno che non è vero che in Italia non si possa fare industria. «Nel 2000 ho venduto la Glass Idromassaggio di Oderzo ad un gruppo americano. Mi hanno dato una cifra notevole e l’ho investita tutta in questi capannoni. Il fatto è che dieci anni più tardi gli stessi capannoni li avrei messi all’estero».

Perché? «Devo fare l’elenco? Burocrazia, tasse, costo del lavoro e dell’energia. Ecco perché per rimanere competitivo, e per certi prodotti lo siamo più dei cinesi, le mie macchine estremamente automatizzate non devono fermarsi mai. A tre giorni da un ordine Ikea vuole i prodotti in ogni suo negozio d’Europa».

A parte Ikea, i vostri clienti chi sono? «Le vendite sono per l’85% all’estero. Negli Usa la nostra controllata canadese rifornisce Walmart, la più grande catena di vendita al dettaglio del mondo. Ma i nostri articoli in plastica si trovano un po’ dappertutto nella grande distribuzione».

I conti come sono, fatturato a parte? «L’Ebitda è vicino al 14,5%, quando c’è in giro qualcosa di interessante da rilevare cerchiamo di farlo, e finora sempre con mezzi nostri».

E qualcuno che vi chieda di diventare socio c’è? «Più di qualcuno, ma i fondi d’investimento ragionano in un modo che mi piace poco. Fino a poche settimane fa stavamo dialogando con uno americano, poi le trattative si sono fermate. All’inizio volevano una quota di minoranza, poi hanno cominciato a parlare di 51% e abbiamo chiuso il discorso ».

Contare su liquidità propria non può continuare all’infinito se volete allargarvi. Mai pensato alla borsa?«Si, ma non è ancora il momento. Adesso il valore del titolo non rispecchia mai quello reale. Ci vorranno almeno due o tre anni prima che una quotazione torni ad essere una scelta interessante».

Riflettiamo!

Fiamme all’Olivetti… a 3 ore dall’innesco, il rogo ancora non si doma!

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Incendio all’ex stabilimento Olivetti a Scarmagno, in provincia di Torino. Le fiamme si sono sviluppate questo pomeriggio nell’edificio che si affaccia su strada Romano Montalenghe, in un magazzino della Celltel, azienda che si occupa di riparare apparecchi per telecomunicazioni ed elettronici. Sono subito stati evacuati i 130 dipendenti presenti in quel momento negli altri reparti dello stabilimento. Timori per una vicina azienda chimica adiacente al magazzino in fiamme. Nel magazzini sono custoditi telefoni, materiale elettrico e per l’imballaggio per un valore di 3 milioni di euro. Ancora da accertare le cause del rogo. Il denso fumo rende difficili le operazioni di spegnimento e non è ancora chiaro cosa stia bruciando all’interno dei capannoni ora in disuso. L’incendio è di vaste dimensioni ed è scoppiato attorno alle 16.30: i vigili del fuoco sono impegnati con decine di squadre ma le fiamme non paiono diminuire neppure a tre ore di distanza.  Per ragioni di sicurezza la zona è stata isolata e sono arrivate due ambulanze del 118. Le fiamme sono talmente alte che è possibile notare la colonna di fumo anche da alcune zone di Torino.

L’incendio ha reso inagibile non soltanto il capannone della Celltel, ma anche diverse aziende presenti nello stesso lotto. Si parla della Comdata (150 dipendenti), della Innovis (186) e della Wirelab (42). L’incendio partito dalla Celltel metterà probabilmente in ginocchio l’intera area. Secondo i sindacati, in ballo ci sono 600-800 posti di lavoro che rischiano di saltare per inagibilità delle strutture. Spiega il segretario della Fiom-Torino, Federico Bellono, che “si tratta di aziende che fino a un anno fa avevano come socio di minoranza la Olivetti e che patiscono qualche difficoltà. Questo incendio rischia di essere il colpo di grazia”.

Il polo Olivetti di Scarmagno era stato creato negli anni 60 per costruire le macchine per scrivere. Vent’anni dopo è stata traformata in una avanzatissima fabbrica di computer, che ha reso l’azienda di Ivrea il secondo produttore di pc al mondo dopo la Ibm. Con il declino del principale business della Olivetti, l’area è stata poi riconvertita e vi si sono insediate aziende partecipate dall’ex gigante eporediese. Oggi soltanto metà dell’area industriale di Scarmagno è utilizzata. L’incendio interessa circa il 50% di questa zona ancora attiva, che però è anche quella in cui c’è più lavoro.

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Bridgestone fa l’apertura e si festeggia a Bari!

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Lacrime e urla di gioia. Applausi. I lavoratori della Bridgestone di Bari in sit in dinanzi al ministero dello Sviluppo economico accolgono così la notizia, giunta col passaparola della stampa e dei sindacati, dell’apertura di dialogo se non del dietrofront con i vertici dell’azienda. Ad annunciarlo, dinanzi alla scalinata del Ministero, qualche minuto prima dell’avvio del tavolo di confronto, sono stati il governatore Nichi Vendola e il sindaco Michele Emiliano. «Abbiamo avuto da parte dei rappresentanti della Bridgestone – ha dichiarato Vendola – le scuse ai lavoratori e agli operai dello stabilimento barese per le modalità con le quali è stata comunicata la loro scelta. E, a fronte della disponibilità che il governo nazionale, regionale e il Comune di Bari, hanno manifestato di voler discutere approfonditamente di tutte le problematiche di mercato e sofferenze del gruppo la Bridgestone dichiara ritirato l’aggettivo irrevocabile».

Emozionato il sindaco Michele Emiliano che commenta: «Si prova soddisfazione quando un ministro della Repubblica e il presidente di una Regione ti rappresentano fino in fondo nella soluzione di un problema concreto. Provo la stessa emozione di un cittadino e di un lavoratore quando sente che il governo, la regione, servono a qualcosa. Sono momenti in cui si avverte il valore della repubblica.

E, un attimo dopo, ancora un annuncio da parte del governatore Vendola nel riporre le “armi” della controffensiva diretta contro il gigante giapponese: «Questa spilletta, con la scritta “Boycott Bridgestone” non la indosseremo più, domani all’apertura di Montecitorio. Volevamo colpire la Bridgestone nel suo onore e reputazione, ma che l’azienda, a livello di board europeo e giapponese, alla prima riunione abbia rinunciato a rendere irreversibile la sua scelta di chiusura è segno di responsabilità sociale. Rendo onore allora alla reputazione della Bridgestone: oggi sospendiamo la campagna di boicottaggio». E il futuro, rimozione dell’aggettivo irrevocabile a parte «Cominciano i tavoli tecnici per affrontare – assicura Vendola -ciascuno dei problemi concreti che l’azienda ci rappresenterà, dunque vedremo come venirvi incontro». E gli fa eco, deciso, il sindaco Emiliano: «C’era una sentenza di morte che è stata ritirata ed è ricominciata l’istruttoria. La differenza è abissale».

Pochi attimi dopo a ufficializzare durante il vertice la posizione dell’azienda, è il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera: «La nostra posizione è che consideriamo le ragioni di mercato addotte dall’azienda come senza dubbio valide. Ma crediamo allo stesso tempo socialmente irresponsabile non valutare tutte le misure per poter rivedere le decisioni prese.
Per questo abbiamo chiesto alla Bridgestone un segnale concreto di accoglimento del nostro orientamento, rinunciando appunto all’aggettivo irrevocabile».

I lavori per dare un futuro alla Bridgestone di Bari continueranno con un tavolo il 5 aprile. Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo Corrado Passera a margine dell’incontro con i sindacati. “E’ possibile aprire un tavolo per affrontare insieme all’azienda tutte le problematiche che la hanno portata alla decisione di chiudere. I problemi non sono facili ma aver sbloccato una situazione che si era impantanata dà motivi di ottimismo”, ha aggiunto.

 

Rinviato il processo per Acciaieria Valsugana

L’Acciaieria Valsugana è sotto processo per emissioni inquinanti sopra il limite consentito.

Per un vizio di forma il processo è stato rinviato a maggio.

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L’industria produce un reddito che ci riporta al 1986!

Quanta evasione c’è, oltre la crisi???

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Va a picco l’industria italiana! -5,4% annuo

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Odore di Cig e Marchionne promette “4 anni e poi impiego pieno ai lavoratori”

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Il tribunale del riesame non concede la libertà a Riva

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“Salva Ilva” domani nuova udienza per eccezione di incostituzionale

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Pericolo salari per operai Ilva! Allarme dei sindacati dopo rifiuto dissequestro

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Nessun dissequestro per l’Ilva e chiesta l’anticostituzionalità per il salva Ilva

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ILVA E DISSEQUESTRO! L’azienda chiede il dissequestro dell’acciaio

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Sequestrato “sua maestà” il cioccolato! Majani, problemi con le materie prime

Sequestrate dai Nas materie prime alla Majani, l’azienda ora spera di far chiarezza.

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Monti inizia da Melfi! Rapporto Fiat-Italia e alleanza Machionne-Monti?

Forse la visita di Monti a Melfi segna il primo passo verso la campagna elettorale del Premier e, forse, le parole di questa mattina sono già la sua candidatura.

“A Melfi nel ’93 e’ nata la Punto, oggi nasce punto e a capo, cioe’ una svolta, una ripartenza nel rapporti tra la Fiat e l’Italia”, così Mario Monti.

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Una storia tutta italiana! 1 mld di euro a Melfi per il Suv e la Jeep

Melfi sarà l’unico stabilimento al mondo a produrre un piccolo Suv e una Jeep. Marchionne si impegna, nel giro di 3 o 4 anni, al pareggio delle attivita’ in Italia e in Europa.

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Applausi a scena aperta per Monti a Melfi! Poi incontro con Marchionne ed Elkann

E’ proprio il caso di dire che C’ERA UNA VOLTA IL:

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Ilva all’alba di un nuovo domani?

Mentre il presidente dell’Ilva, Ferrante, accusa i magistrati di voler far chiudere lo stabilimento, arriva dalla Camere la fiducia al governo e il  “Salva Ilva” viene approvato con 421 voti.

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Domani richiesta fiducia a Camera per voto finale su “Salva Ilva”

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Taranto assassinata: ecco il video!

Una ferita chiamata Taranto: Ilva video shock, amianto in discarica

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Diritto al lavoro e alla salute: lavoratori e cittadini a Taranto contro l’Ilva

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“Guerra civile” all’Ilva tra sindacati. La Fiom non firma la Cassa Integrazione

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Ilva: gli impianti di Genova si fermeranno entro 3-4 giorni

Minacce dall’azienda per il rifiuto di dissequestro dei prodotti finiti.

IL RICATTO ILVA CONTINUA!

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Crisi di Natale per 1428 operai dell’Ilva messi in Cig

Prodotti sequestrati e messa in cassa intergrazione per 1428 operai.

BENVENUTI IN ITALIA!

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Ilva: Vescovi pugliesi invocano il superamento del conflitto d’interesse

MA LA CHIESA DOVE E’ STATA PER TUTTI QUESTI ANNI? LEGATA A UN PATTO D’ACCIAIO CON LA FAMIGLIA RIVA?

>>>ANSA/ILVA: SCIOPERO SPACCA SINDACATI E LAVORATORI

Rischio chiusura per Ilva di Salerno: operai temono per il posto di lavoro

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Asl. Peacelink: 300 capi di bestiame sono stati abbattuti a Taranto causa diossina

L’ILVA RISARCIRA’ MAI GLI ALLEVATORI? O ANCORA UNA VOLTA SARANNO GLI ITALIANI A PAGARE?

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Ilva una storia infinita: gip non dissequestra e il governo fa nuovo emendamento

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Ilva resta il sequestro sulla merce; 1 mld immobilizzato

ILVA: STUDIO ISS, AUMENTA MORTALITA' A TARANTO

Ilva: rischio amianto! Gettato dopo il tornado nella discarica Mater Gratiae

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L’Ilva e il suo colpevole: richiesto mandato europeo per la cattura di Fabio Riva

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Italia nel baratro: produzione industriale -6,2 a ottobre

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Ilva: dalla Regione perplessità a evacuare il quartiere di Tamburi

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Clini, Ilva: possibile prevedere evacuazione del quartiere Tamburi

Ma come non era assicurato il LAVORO e la SALUTE nel Dl?  Benvenuti in Italia!

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Dl Ilva, Balduzzi: salute e lavoro, abbiamo tutelato entrambi

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STOP! Si ferma l’Altoforno 1 dell’Ilva secondo disposizione Aia

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Ilva: Fabio Riva “sono a Londra a disposizione dei giudici inglesi”

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Ilva: arriva la ricetta Grillo

“1 – risanare gli impianti utilizzando il piu’ possibile la manodopera impiegata negli impianti che nella sua totalità sarà comunque stipendiata da Riva;

2 – riprendere la produzione di acciaio dopo la bonifica;

3 – far sostenere a Riva ogni spesa medica per le persone ammalate e risarcire le famiglie dei morti a causa dell’inquinamento”.

Grillo su Equitalia, capire le ragioni degli attentati

 

 

Ilva: operaio ferito lievemente mentre era a lavoro

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Ilva: Dissequestro? No, reimmissione in possesso degli impianti!

BENVENUTI NELLA BUROCRAZIA ITALIANA!

Edgar Thompson Steel Mill.  Photo by Jason Cohn

Antonacci Tour: 8/12 Taranto, compenso ai figli operai Ilva che rischiano licenziamento

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“Presidente, venga a visitare i bambini colpiti dal cancro”, così una mamma dell’Ilva

”Venga qui, venga a visitare i nostri bambini devastati dal cancro, li guardi negli occhi e sostenga il loro sguardo, se ci riesce, gli spieghi perche’ lo Stato ha preferito dare loro in pasto al mostro, quel mostro che ha distrutto il nostro mare, violentato la nostra terra, insozzato il nostro cielo’.’

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Ilva: rinuncia a dissequestro e chiede esecuzione Dl

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Bagnasco sull’ ILVA: Giusto il Decreto, ma si tuteli la salute in tempi brevi!

++ COMUNALI: BAGNASCO, RINCRESCE DISAFFEZIONE A POLITICA ++

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Per domani previsto sit in per protestare contro il decreto.

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