Electrolux, Zanonato rassicura: “La produzione resterà in Italia”

electrolux-tuttacronacaSi terrà nel pomeriggio al ministero dello Sviluppo economico il vertice per fare il punto sulla vicenda Electrolux, l’azienda svedese che ha presentato un drastico piano di risanamento che prevede pesanti tagli alle buste paga e i cui dipendenti continuano con le loro manifestazioni di protesta. Intanto, alcune delegazioni sindacali sono partite per Roma per partecipare all’incontro al ministero dello Sviluppo che si terrà alle 15. I sindacati si oppongono al taglio drastico degli stipendi e hanno annunciato una dura lotta.  “Mi impegno personalmente a fare in modo che tutta la produzione Electrolux resti in Italia e lo faremo senza aiuti di Stato”. È quanto ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Flavio Zanonato, intervenendo alla trasmissione Agorà, su Rai 3. Sulla trattativa per mantenere tutta la produzione Electrolux in Italia “sono state date notizie false che hanno creato allarme. Non ci sarà un taglio degli stipendi del 40%”, ha poi detto il ministro dello Sviluppo economico che ha anche ricordato la vertenza Indesit finita positivamente. “Abbiamo risolto il caso Indesit. E fino al 2018 non ci saranno problemi”. E ancora:Oggi il quadro è più chiaro. Stiamo cercando di comprendere come mantenere la produzione in Italia. Ci possono essere accordi di solidarietà come si è fatto in altri casi. Ma un taglio del 40% non lo vedo”. Il sottosegretario all’Economia Pierpaolo Baretta, questa mattina dai microfoni di Radio Città Futura, ha sottolineato: “Il piano Electrolux è inaccettabile per come è formulato, per modalità e per il merito, ma o noi abbiamo tutti insieme Governo, sindacati, enti locali, delle controproposte oppure anche l’azione democratica diventa inutile”. A chi sottolinea l’intervento tardivo da parte del Governo, ha quindi risposto “non credo che siano stati due mesi in cui il Governo è stato fermo, so che ci sono stati contatti anche informali – e ha spiegato – in casi come questi, accanto all’iniziativa sindacale e industriale, c’è un intervento diplomatico che ha delle caratteristiche anche internazionali”. Beretta auspica che passi più decisi sia possibile farli nei prossimi giorni, direttamente nei confronti della casa madre perché “è evidente che queste decisioni arrivano direttamente da Stoccolma – e ha concluso – contemporaneamente dico che per fare questa operazione bisogna avere delle controproposte”.

Da 1400 a 800 euro, ecco la ripresa?

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Un taglio agli stipendi che passerebbero dagli attuali 1400 euro a circa 700 o 800 euro al mese, questo è il futuro che si prospetta per i dipendenti Electrolux. La proposta presentata dall’azienda nei quatto stabilimenti italiani, secondo fonti sindacali, prevede un taglio dell’80% dei 2.700 euro di premio aziendali, la riduzione delle ore lavorate a 6, il blocco dei pagamenti delle festività, la riduzione di pause, permessi sindacali (-50%) e lo stop agli scatti di anzianità. Per far sopravvivere gli stabilimenti di Susegana, Porcia, Solaro e Forlì, secondo quanto si apprende dai sindacati impegnati nella riunione a Mestre, il gruppo svedese ha lavorato ad una proposta che punta a ridurre gli attuali 24 euro di costo orario di 3-5 euro medi, così da ridurre il gap con il costo del lavoro in Polonia, dove gli operai di Electrolux percepiscono 7 euro l’ora. Stando sempre a fonti sindacali, se il piano non dovesse essere accettato verrebbero bloccati gli investimenti che il gruppo avrebbe intenzione di fare in Italia. Per discutere la proposta sono state già convocate per domani assemblee dei lavoratori, ma contestualmente si profilerebbe anche uno sciopero delle maestranze. Questa è la ripresa tanto auspicata dal governo Letta?

Niente pensioni e stipendi congelati per dipendenti Regione Sicilia

rosario-crocetta-tuttacronacaDopo l’impugnazione della Legge Finanziaria e la cancellazione di una buona parte degli articoli della Legge di Stabilità, i lavoratori della Regione Sicilia e quelli di tutte le società collegate dovranno attendere la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale degli articoli che sono stati salvati dal Commissario dello Stato.Questo signica che oggi non sono state pagate le pensioni mentre sono congelati gli stipendi per oltre 30mila dipendenti della Regione Sicilia. Dopo l’impugnazione della Legge Finanziaria e la cancellazione di una buona parte degli articoli della Legge di Stabilità, i lavoratori della Regione Sicilia e quelli di tutte le società collegate dovranno attendere la pubblicazione sulla Gazzetta ufficiale degli articoli che sono stati salvati dal Commissario dello Stato.  Il bilancio non è ancora stato pubblicato in Gazzetta, mentre l’impugnativa della finanziaria ha lasciato senza fondi enti e consorzi regionali, con migliaia di persone che non sanno quando riceveranno il salario. Rosario Crocetta è a Roma per incontrare Letta.

Austerity versione natalizia: i dipendenti possono accettare solo doni economici

regali_natale-tuttacronacaI dipendenti di Palazzo Chigi avranno a che fare con l’Austerity anche per quel che riguarda i regali: si potranno accettare solo quelli non costosi. A chiederlo è stato Roberto Garofoli, Segretario Generale della Presidenza del Consiglio, tramite una circolare che richiama la necessità che i dipendenti della Presidenza si attengano scrupolosamente al “Codice di comportamento” in cui si vieta ai funzionari pubblici di ricevere doni se non di modico valore.

 “Il Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri Roberto Garofoli – si legge nella nota – ha firmato una circolare volta a richiamare la necessità che i dipendenti della Presidenza si attengano scrupolosamente al ‘Codice di comportamento’ di recente approvato nella parte in cui vieta ai funzionari pubblici di rivedere doni”. “Nello specifico – si prosegue – in occasione dell’avvicinarsi delle festività natalizie, la Presidenza ha ritenuto di sottolineare quanto stabilito dall’articolo 4 dello stesso ‘codice’ che vieta ai funzionari pubblici di ricevere regali o altre utilità eccettuati quelli di modico valore”. “Lo stesso articolo – si legge ancora – precisa inoltre che i regali e le utilità comunque ricevuti fuori dai casi consentiti dovranno essere, a cura dello stesso dipendente cui siano pervenuti, messi immediatamente a disposizione dell’Amministrazione per la restituzione o per essere devoluti ai fini istituzionali. In particolare essi dovranno essere consegnati al Dipartimento per le politiche di gestione, promozione e sviluppo risorse umane e strumentali che, in base alla tipologia, provvederà alla successiva destinazione. Un richiamo che – come evoca la nota del Segretario Generale – è “quanto mai necessario interpretare ed applicare in senso particolarmente restrittivo con tutto il rigore imposto dalla delicatezza e difficoltà del momento”.

“Abbiamo mangiato il panettone”… e Letta spera nel bis l’anno prossimo

panettone_enrico-letta-tuttacronacaIl premier Enrico Letta ha incontrato oggi i dipendenti di palazzo Chigi e, stando a quanto hanno riferito alcuni dei presenti, ha detto: “Nonostante molti fuori da qui non ci credessero, abbiamo mangiato il panettone e se continuiamo a lavorare bene contiamo di mangiarlo anche il prossimo anno”. Il Capo del Governo, in mattinata, ha incontrato il personale della Presidenza del Consiglio nella Sala Verde di palazzo Chigi. Nell’occasione ha presentato i suoi ringraziamenti a tutti per la collaborazione di questi mesi e per i ritmi sostenuti di lavoro affrontati. In seguito, l’auspicio sul fatto che il governo possa arrivare al 2015.

Rapina in banca: sequestrano tre dipendenti e intascano 50mila euro

banca popolare friuladria battaglia terme-tuttacronacaPresa di mira una banca in provincia di Padova, questo pomeriggio, da due malviventi che poi si sono dati alla fuga con un bottino da 50mila euro. L’assalto è avvenuto a Battaglia Terme, alla filiale della Banca Popolare Friuladria, in via Maggiore. Come spiega PadovaOggi: “I due ladri sono penetrati in banca facendo un foro in una parete. Hanno aspettato che l’istituto chiudesse e poi con una spallata hanno buttato giù quel che rimaneva della parete, quindi hanno bloccato i tre dipendenti chiudendoli in uno stanzino e hanno aspettato l’apertura della temporizzazione della cassaforte per arraffare i soldi. Il bottino è di 50mila euro. Il direttore e i due impiegati non sono stati legati e nemmeno chiusi a chiave, si sono attenuti alle prescrizioni dei rapinatori: chiamare i carabinieri solo dopo 15 minuti. Così hanno fatto, sul posto per i rilievi sono intervenuti i militari dell’arma.”

Dichiarazioni dei redditi: i dipendenti guadagnano più dei padroni

stipendi-tuttacronacaIl ministero dell’Economia ha diffuso di dati del dipartimento Finanze che mostrano come le persone che godono di un reddito da lavoro dipendente prevalente, ossia oltre 20.1 milioni, dichiarano un reddito medio di 20.680 euro. Un valore che è superiore, anche se di poco, a quello degli imprenditori. I soggetti con reddito d’impresa prevalente sono circa 1,5 milioni (89% di coloro che dichiarano reddito d’impresa), per un valore medio di 20.469 euro. E’ quanto emerge dalle statistiche sulle dichiarazioni Irpef 2012 in base al reddito prevalente. I lavoratori dipendenti, quindi, dichiarano al fisco redditi maggiori rispetto agli imprenditori. Dai dati diffusi emerge inoltre che un italiano su tre ottiene il suo reddito prevalente dalla pensione. Ma questa è la media dei redditi di tutti i lavoratori dipendenti, mentre il discoso è diverso se si analizzano i dati raffrontando le dichiarazioni dei dipendenti “privati” con quelle dei loro diretti datori di lavoro, comparto per comparto. Nei dati del ministero dell’Economia sono stati distinti i dipendenti che hanno come sostituto d’imposta una persona fisica (9,6% del totale) da quelli con sostituti d’imposta rappresentati da società o enti (90,4 % del totale). Non sono stati considerati i soggetti che lavorano per un ente pubblico che svolge soltanto attività istituzionale. I dipendenti che hanno come sostituto d’imposta una persona fisica con reddito da attività economica dichiarano un reddito medio da lavoro dipendente di 10.647 euro, mentre i corrispondenti datori di lavoro (circa 575.000 soggetti) dichiarano un reddito medio di 20.469 euro. Maggiore è invece lo scostamento nell’industria e nelle costruzioni. “Molto più accentuato – evidenzia infatti il dossier – è il divario tra il reddito medio del lavoratore e il reddito del datore nel caso di sostituti d’imposta società pari rispettivamente a 21.674 euro e 132.183 euro, in particolare il settore dell’industria è quello con il maggior scostamento”.

No all’aumento di capitale per Alitalia! Air France non sottoscrive ed è bufera!

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“I rappresentanti del gruppo Air France-Klm nel Consiglio di amministrazione dell’Alitalia hanno apprezzato le modifiche al piano industriale, ma non le hanno ritenute sufficienti, soprattutto sul fronte della ristrutturazione del debito” con queste parole Alitalia continua a volare nella bufera. Dopo tante indiscrezioni ora è arrivata la nota ufficiale  nella quale Air France si dice indisponibile a sottoscrive l’aumento di capitale di Alitalia, anche se resterà partner del vettore italiano. Ieri, in tarda serata, Alitalia aveva approvato un nuovo piano industriale della compagnia, prorogando l’aumento di capitale al 27 novembre. Ora serve un nuovo socio industriale, si deve quindi ricominciare a cercare un nuovo partner e soprattutto limitare gli esuberi che potrebbero avere una ripercussione pesante, proprio a tale riguardo il  vicepresidente Salvatore Mancuso si era limitato a dire “sono stati tenuti in grande considerazione i lavoratori e le loro famiglie”. Ma nel comunicato finale c’è scritto: “Il piano industriale si basa sulla ricerca di una accresciuta efficienza nella gestione delle attività e su un miglioramento della capacità di competere sul mercato anche attraverso una severa riduzione dei costi”. In particolare il nuovo piano prevede la riduzione del numero di aerei a medio raggio con il mantenimento di ore volate rispetto al 2013 grazie ad un miglior utilizzo della flotta. “Saranno aumentati – si legge ancora – i voli internazionali e intercontinentali”.

Alitalia indagata, chiese la cassa integrazione per 250 dipendenti

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Alitalia è oggetto d’indagine per aver, secondo l’accusa, indebitamente percepito soldi a danno dello Stato per finanziare la cassa integrazione di 250 dipendenti, alla fine del 2012. La motivazione fu che c’era un eccesso di personale rispetto al reale fabbisogno della compagnia aerea. L’indagine è scattata come filone in seguito all’incidente dell’aereo Carpat Air finito fuori pista a Fiumicino.    

Secondo le indagini Alitalia avrebbe dichiarato il falso avendo stipulato il giorno precedente alla messa in cassa integrazione un contratto con la Carpat Air per il noleggio di aerei e di personale.  Non c’era quindi un esubero di personale?

Secondo Alitalia però non c’è stato nessun illecito “A proposito di quanto riportato da alcune agenzie di stampa, Alitalia ritiene di non aver commesso alcun illecito”, questo ha scritto la compagnia aerea in un comunicato in cui ha anche aggiunto  “Tempo prima della richiesta della Cig, Alitalia aveva stipulato un contratto con Carpat Air in Wet Leasedelegando alla compagnia romena la gestione di alcune rotte. Nessun nesso quindi tra l’appalto dato a Carpat Air e la cassa integrazione”.

Ora sul caso dovrà esprimersi la magistratura. 

 

Operai caricati dalla polizia, alcuni feriti lievi

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Sono stati i ‘Mossos d’esquadra’, la polizia regionale della Catalogna a caricare circa 200 operai della Panrico, una fabbrica di dolciumi e pane, che ha circa 350 dipendenti. Lo sciopero era stato deciso domenica notte anche contro l’accordo raggiunto tra sindacati e azienda, nel quale si prevede, tra l’altro, il pagamento in tre rate delle spettanze di settembre. Alle 6 gli operai si sono radunati intorno ai cancelli della fabbrica e hanno cercato di impedire l’ingresso ai dirigenti, a questo punto la polizia ha tentato la mediazione, che sarebbe fallita.

Quindi sono partite le cariche che avrebbero portato al ferimento lieve di alcuni manifestanti. Durante la manifestazione sarebbero state lanciate anche le uova.

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Gli assenteisti italiani ora hanno un nemico virtuale: il web!

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L’ultimo scandalo era stato a luglio dove 14 persone, di cui 11 dipendenti del Comune di Napoli, erano stati arrestati con l’accusa di assenteismo, e si erano anche accesi i riflettori su altri 25 dipendenti. Oggi, come riporta Il Mattino, documentandolo con un video “un uomo estrae il portafoglio, recupera il badge e fa la sua strisciata magnetica. Finita? Al lavoro? Niente affatto. C’è ancora da smanettare per una buona manciata di secondi, con una serie di giravolte lì davanti alla macchinetta segnatempo, dove qualche giorno prima era stata fissata una telecamera nascosta.”

Da un po’ di tempo facendo un giro in rete si può notare come ci siano molti video che ritraggono i dipendenti che timbrano i cartellini di altri colleghi, sembra quasi che ora gli assenteisti italiani hanno un nuovo nemico, ma stavolta è virtuale!

Solo per citare alcuni esempi.

Comune di Pedace, nella presila cosentina:

Comune di Reggio Calabria:

Il servizio di Striscia la Notizia

Il pontoniere che urla e bestemmia contro un passeggero a Venezia

pontoniere-aggressione-tuttacronacaE’ stato il blog VeneziaLagunaNostra, blog d’informazione della città di Venezia, a pubblicare su Youtube un video destinato a far discutere. Nel filmato si vede un pontoniere che, a bordo di un motoscafo dell’Actv, se la prende con un passeggero e gli si rivolge con urli, imprecazioni e bestemmie. La vittima di questa aggressione orale, un uomo di mezza età che non reagisce alle provocazioni, dopo un po’ esce dalla cabina e chiede l’intervento del pilota. Il video, della durata di poco più di un minuto, ripropone il tema della tensione sempre crescente tra passeggeri e personale dei mezzi di trasporto pubblico. Quello che contraddistingue questo caso è che il pontoniere è un dipendente della cooperativa sociale il Cerchio e non dell’Actv, come la stessa azienda di trasporti pubblici ha confermato. Sembra il fatto sia accaduto all’imbarcadero del 52, al Lido.

Considerato il linguaggio forte del video, abbiamo deciso di non pubblicarlo. Chi volesse visionarlo può tuttavia trovarlo a questo link.

Ripresa? Aziende “in ferie” si trasferiscono all’estero. Scoppia il caso DOMETIC

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Ripresa? Sarà, ma per il momento assistiamo solo a fabbriche che approfittano del periodo di ferie per trasferire i macchinari e la produzione all’estero. Dopo il caso della Firem ora, lo stesso fenomeno, con le stesse modalità stava per avvenire alla Dometic di Forlì. Quante saranno ancora le aziende, che a insaputa dei loro lavoratori, cercano di lasciare il nostro paese in cerca di condizioni migliori e di meno tasse sul lavoro? Che ampiezza sta assumendo il fenomeno? La Cgil è furiosa: “Non è possibile che nella nostra Regione e nel nostro paese i lavoratori e le lavoratrici finiscano la loro giornata di lavoro, o inizino il loro periodo di ferie, con il rischio che la mattina dopo, o alla ripresa, non ci sia più la fabbrica. Questo è quanto è accaduto alla Firem e quanto stava accadendo alla Dometic di Forlì”,

Il sindacato emiliano non usa mezzi toni e torna a tuonare  a due giorni dal tentato blitz notturno di alcuni dirigenti della multinazionale svedese che hanno cercato di svuotare i magazzini nottetempo, ma sono stati interrotti da alcuni lavoratori (in ferie) che hanno chiamato le forze dell’ordine.

“Solo il presidio dei lavoratori ha impedito che il tentativo della Dometic andasse a buon fine”, sottolinea Antonio Mattioli, responsabile Politiche contrattuali Cgil Emilia-Romagna. “E’ indecente, inaccettabile, che il lavoro continui ad essere trattato in questo modo e che queste azioni possano restare impunite. Per qualcuno forse questo rappresenta il nuovo modello di sviluppo (scappo,guadagno, metto in ginocchio centinaia di famiglie e faccio quello che voglio senza assumermi nessuna responsabilità etica e sociale), ma il resto del territorio, del paese, non può stare alla finestra a guardare: dalle associazioni d’impresa alle istituzioni”.

“La Dometic”, è l’appello della Cgil, “deve restare a produrre a Forlì, garantire i livelli occupazionali, spiegare al territorio le ragioni di questo atto irresponsabile. Quanto sta accadendo mette a rischio, soprattutto in questa situazione di crisi, la tenuta sociale, alimentando una tensione i cui effetti sono imprevedibili. Per queste ragioni vanno isolati, da tutta la rappresentanza sociale e istituzionale, questi soggetti e vanno immediatamente prese iniziative atte ad impedire il saccheggio del nostro territorio”.

Anche il pd alza la voce “Quanto avvenuto allo stabilimento della Dometic di Forlì, nella notte tra venerdì e sabato, così come denunciato dalle organizzazioni sindacali Fim-Fiom-Uil, è di inaudita gravità”. Questo il pensiero di Thomas Casadei, consigliere regionale del Pd e capogruppo in commissione lavoro, cultura, formazione. “Si tratta infatti di un gesto che non ha precedenti e che aggrava  una situazione già estremamente critica, dopo che in sede di interlocuzione tra azienda e lavoratori, si era convenuto di non procedere ad atti unilaterali fino all’incontro fissato per il 5 settembre. Il fatto che i dirigenti della multinazionale svedese si siano presentati nel cuore della notte nello stabilimento chiuso per ferie – prosegue il comunicato dell’esponente politico romagnolo – evidenzia un comportamento aziendale di totale mancanza di rispetto delle regole più elementari”.

A giudizio di Casadei, “questo comportamento, che si aggiunge alla decisione unilaterale di trasferire la produzione in Cina, non può che essere stigmatizzata, anche perché si è appreso che è la seconda volta che ciò accade mentre ufficialmente l’azienda è chiusa per ferie. Perciò benissimo hanno fatto i sindacati a non far passare sotto silenzio questi comportamenti scorretti e a richiedere nuovamente un tavolo di confronto in sede istituzionale”. In un simile contesto, chiosa l’esponente del Pd, “sarebbe auspicabile che si levasse qualche presa di posizione anche da parte dei rappresentanti del mondo imprenditoriale, in particolare di ‘Una sola voce per l’economià che in maniera abbastanza sorprendente interviene quasi quotidianamente su questioni prettamente politico-istituzionali e resta in silenzio su ambiti e problematiche che attengono, nello specifico, il settore economico”.

Ma le istituzioni sono in bilico, bloccate dalla sentenza Mediaset, loro forse per primi a rischio di “trasferimento” ad altra mansione!

Vanno a lavoro, ma la loro azienda è stata trasferita in Polonia

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Come ogni giorno i quasi 40 dipendenti della Firem azienda che produce resistenze elettriche a Formigine, nel Modenese si sarebbero dovuti recati a lavoro, ma con loro grande sorpresa l’azienda è stata svuotata. Nei giorni scorsi l’impresa aveva chiuso per ferie, e per i titolari, la chiusura estiva è stata l’occasione per trasferire tutto in uno stabilimento in Polonia.   Una quindicina di lavoratori della Firem, non appena hanno saputo che si stava svuotando la fabbrica, si sono riuniti in presidio permanente dalla tarda serata di ieri. Nella notte hanno anche impedito che un ultimo camion carico di materiale lasciasse lo stabilimento. Un tavolo di confronto con la proprietà, attraverso la mediazione di Comune di Formigine e Provincia, sarà avviato tra martedì e mercoledì. «Pur in un periodo di forti difficoltà economiche – si legge in una nota del Comune – comportamenti come quelli tenuti dai titolari dell’azienda Firem sono censurabili sia nei modi sia nei tempi. Siamo vicini ai lavoratori e alle loro famiglie, disponibili insieme alle altre istituzioni e alle organizzazioni sindacali, ad avviare un confronto serio e costruttivo».

L’azienda veneta che assume solo stranieri!

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Sicuramente il caso di Giovanni Pagotto, fondatore e presidente di Arredo Plast Spa, holding di Ormelle, maggior fornitore di prodotti in plastica per l’Ikea, è un caso strano, ma che ci deve far riflettere. E’ strano che in questa azienda la crisi non si sente, l’impresa cresce e lui assume, ma la maggior parte sono stranieri.

«Uno che viene al colloquio di lavoro accompagnato dalla mamma, l’altro che, al telefono, ti risponde che è interessato ma non prima di tre mesi perché sta studiando per la patente. Ma si può?». Queste le prime parole di Giovanni Pagotto che poi aggiunge: Pochi giorni fa avevamo contattato un neolaureato in ingegneria aerospaziale, ci ha detto che sarebbe venuto se lo avessimo mandato all’estero. Gli ho risposto che volevo rifletterci due giorni ma quando l’ho richiamato per annunciargli che lo avrei inviato alla nostra sede canadese aveva già trovato un altro posto in Germania. Questi in Italia proprio non ci vogliono stare».

Eppure ci sono ingegneri che da lei hanno fatto carriera. La fabbrica di Motta che lavora solo per Ikea è diretta da uno di questi. «Si, però quando il ragazzo è arrivato lo abbiamo messo a “tirare bulloni”, mica in ufficio. Ha fatto strada un po’ alla volta ».

E gli altri? Gli ambienti qui sono puliti, la paga è quella del contratto e i superminimi non mancano. Cosa c’è che non va? «C’è che gli italiani non hanno fame. A 16 anni andavo in bicicletta da Ormelle a Conegliano per lavorare alla Zanussi, a 27 ero responsabile di mille operai. Prova a dirgli a questi qua che una volta al mese devono lavorare il sabato o la domenica. Capisco che fare i turni è un sacrificio ma le macchine qui non possono fermarsi».

Gli stranieri sono più disponibili, insomma? «Mi tocca dire di si. Qui dentro ce n’è da ogni parte del mondo, uomini e donne».

Comunque sia, il suo gruppo cresce sempre da anni. Uno stabilimento dopo l’altro, lei ha messo su un impero. Ikea pesa solo per un quinto o poco più del suo business ma è un’ottima credenziale. Segno che non è vero che in Italia non si possa fare industria. «Nel 2000 ho venduto la Glass Idromassaggio di Oderzo ad un gruppo americano. Mi hanno dato una cifra notevole e l’ho investita tutta in questi capannoni. Il fatto è che dieci anni più tardi gli stessi capannoni li avrei messi all’estero».

Perché? «Devo fare l’elenco? Burocrazia, tasse, costo del lavoro e dell’energia. Ecco perché per rimanere competitivo, e per certi prodotti lo siamo più dei cinesi, le mie macchine estremamente automatizzate non devono fermarsi mai. A tre giorni da un ordine Ikea vuole i prodotti in ogni suo negozio d’Europa».

A parte Ikea, i vostri clienti chi sono? «Le vendite sono per l’85% all’estero. Negli Usa la nostra controllata canadese rifornisce Walmart, la più grande catena di vendita al dettaglio del mondo. Ma i nostri articoli in plastica si trovano un po’ dappertutto nella grande distribuzione».

I conti come sono, fatturato a parte? «L’Ebitda è vicino al 14,5%, quando c’è in giro qualcosa di interessante da rilevare cerchiamo di farlo, e finora sempre con mezzi nostri».

E qualcuno che vi chieda di diventare socio c’è? «Più di qualcuno, ma i fondi d’investimento ragionano in un modo che mi piace poco. Fino a poche settimane fa stavamo dialogando con uno americano, poi le trattative si sono fermate. All’inizio volevano una quota di minoranza, poi hanno cominciato a parlare di 51% e abbiamo chiuso il discorso ».

Contare su liquidità propria non può continuare all’infinito se volete allargarvi. Mai pensato alla borsa?«Si, ma non è ancora il momento. Adesso il valore del titolo non rispecchia mai quello reale. Ci vorranno almeno due o tre anni prima che una quotazione torni ad essere una scelta interessante».

Riflettiamo!

In crisi religiosa dopo la morte del fratello, disabile riceve telefonata di Francesco

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“Ciao Michele, sono Papa Francesco”. Michele Ferri ha 51 anni ed è disabile. Nei mesi scorsi, dopo che il fratello Andrea Ferri, imprenditore titolare di pompe di benzina era stato ucciso, aveva scritto una lettera a Papa Francesco, più come sfogo personale che nella speranza davvero di poter essere chiamato. Era una lettera di sofferenza, di chi vacilla nella fede perché la sua vita, già provata dalla disabilità, è stata ancora una volta messa a dura prova dalla perdita di un fratello che era un vero e proprio punto di riferimento. E così Papa Francesco, letta la lettera ha voluto chiamarlo. All’inizio Michele Ferri ha pensato che si trattasse di uno scherzo, poi ha capito che il Papa era davvero al telefono con lui. Francesco ha voluto poi parlare anche con la madre di Michele. L’uomo, poi assediato dai giornalisti, ha voluto raccontare al citofono, solo la sua sorpresa, lasciando, come è giusto che sia, il contenuto della conversazione riservato.

 

Topolino “trasloca” da Disney Publishing a Panini

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La Panini mette a segno un colpaccio e sigla un accordo preliminare per per rilevare la divisione periodici della Disney (Disney Publishing), che pubblica Topolino e altre riviste per bambini come Bambi, Winnie the Pooh e Witch. L’operazione è davvero di grande impatto e riguarderà circa 22 dipendenti della Disney Publishing, metà dei quali giornalisti e metà poligrafici, pari a circa un decimo del totale della Disney Italia. Sembrerebbe che nell’accordo sia prevista anche la possibilità di trasferire le attività nella sede di Modena.

Confermato lo sciopero dei casellanti il 2, 3 e 4 agosto. Sarà gratis?

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E’ stato confermato per le giornate di 2, 3 e 4 agosto o sciopero dei dipendenti delle Autostrade: . “Dopo tredici mesi di trattativa, malgrado le parti datoriali avessero assicurato la propria disponibilità a chiudere il rinnovo del contratto abbiamo dovuto registrare, non solo una netta chiusura rispetto a tutte le richieste di miglioramento normativo, ma anche una proposta ignobile dal punto di vista salariale”.

E’ la denuncia che si legge in una nota di Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Cisal e Ugl nei confronti delle aziende autostradali, che “distribuiscono dividendi in crescita agli azionisti, stock-option ai dirigenti e che continuano ad incassare aumenti dei pedaggi in costante crescita malgrado gli investimenti non realizzati a pieno, in un tempo di crisi che attanaglia le famiglie dei lavoratori cui vengono chiesti continui sacrifici” la nota unitaria poi aggiunge ” Per l’irresponsabile comportamento delle parti datoriali siamo costretti a proclamare lo stato di agitazione, con blocco dello straordinario e sciopero con le seguenti modalità: per il personale non turnista le ultime 4 ore della prestazione di venerdì 2 agosto; per il personale turnista dalle ore 10 alle ore 14 e dalle ore 18 alle ore 22 di sabato 3 agosto e dalle ore 22 di sabato 3 agosto alle ore 02 di domenica 4 agosto”.

Le autostrade quindi saranno gratis durante lo sciopero indetto dai casellanti? Autostrade per l’Italia ha deciso però di non rilasciare dichiarazioni. I caselli automatici rimarranno comunque in funzione.

 

6,7 milioni di dipendenti in “coma” in attesa del contratto

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E’ stata raggiunta quota 52,1% ovvero, come era già accaduto a maggio, sono di più i lavoratori che attendono il rinnovo rispetto a coloro che hanno un contratto in vigore. I dati Istat poi rivelano che di circa 6,7 milioni di dipendenti almeno 2,9 milioni lavorano nel settore pubblico. Oltre al rinnovo dei contratti c’è attesa anche per ben 51 accordi che anch’essi devono essere rinnovati. Esecutivo al servizio dei cittadini o esecutivo che continua a prendere tempo perché non si trovano voti con i quali approvare le urgenze del Paese?

 

Buste paga troppo “magre”: denunciato Gordon Ramsay!

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Finisce nei guai il cuoco scozzese Gordon Ramsay, trascinato in tribunale da un gruppo di quattro dipendenti (alcuni ex) del suo ristorante losangelino The Fat Cow, La Mucca Grassa. Come spiega l’Huffington Post, Jennifer Becerra, Montinique Dever, Andrea Bourke e Lauren Benge hanno accusato lo chef di non averli adeguatamente pagati per tutti gli straordinari, comprese le pause che sarebbero spettate loro di diritto per consumare un rapido pasto. Sarebbe dunque troppo “magra” la busta paga che Ramsay distribuisce ai suoi collaboratori, pur non lesinando le sue famose sfuriate. Ma il cuoco non è nuovo agli incontri con gli avvocati: una causa gliel’ha intentata in aprile il suo commercialista, dopo avergli recapitato una parcella di 75.000 dollari di arretrati. Nello stesso periodo, si è fatta avanti anche l’impresa che ha ristrutturato il Fat Cow, con un conto parti a 45.000 dollari.

Due arresti per la morte dell’imprenditore Andrea Ferri

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Sono finite due persone in manette per l’omicidio dell’imprenditore Andrea Ferri, ucciso lunedì notte a Pesaro. Posti in arresto un marocchino naturalizzato italiano, residente a Rimini, e un macedone, dipendente di Ferri: volevano rapinare l’imprenditore dell’incasso dei distributori di benzina che possedeva.Per farlo, stando ai carabinieri del Comando provinciale, avevano intenzione di prendere nell’auto di Ferri, il Suv dove l’imprenditore è stato crivellato di colpi, le chiavi elettroniche del caveau del distributore che l’uomo aveva a Montecchio. Gli assassini si sono trovati gli investigatori alle costole a causa del furto compiuto nel distributore proprio la notte del delitto. L’area di servizio è stata così perquisita e monitorata essendo chiaro che, considerate le sofisticate strumentazioni per accedere al caveau, solo una persona dell’entourage di Ferri poteva avervi accesso o procurarsi le chiavi elettroniche.

Quando il dipendente guadagna più del datore…

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L’Italia, un tempo, era terra di poeti, navigatori e santi… ora di caste, di disperati e di evasori. Che succede quando il dipendente guadagna più del datore di lavoro? O che il datore è così generoso da pensare solo alle famiglie dei propri dipendenti (a scapito della sua) o che evade il fisco! Delle due l’una… ma quale? Guadagni miseri, a volte non sufficienti neppure per mandare avanti l’attività che pure resta aperta per anni… Gioiellieri, autosaloni, parrucchieri, bar… ma anche tassisti, estetisti,  albergatori! In media queste attività hanno guadagnato meno di 18mila euro, contro i loro dipendenti che si sono invece attestati sui 20.020, come rivelano i dati del ministero dell’Economia. Il reddito medio dichiarato è risultato pari a 28.000 euro per le persone fisiche (+2,4% rispetto al 2010), 38.400 euro per le società di persone (+2,2%) e 32.000 euro per le società di capitali ed enti (+1,3%). Ma spulciando le tabelle dei dati, attività per attività, emerge che molti autonomi e professionisti dichiarano redditi che in alcuni casi superano di poco i mille euro al mese. Come riesce ad esempio a non chiudere un istituto di bellezza  che dichiara un reddito medio di 7.200 euro l’anno? Solo per comprare i prodotti che servono per la cura della persona?  I bar in media dichiarano 17.800 euro, i taxi 15.600 euro. I gioiellieri invece hanno dichiarato 17.300 euro. Guadagni ridotti anche per alberghi che si fermano a 18.300 euro, gli autosaloni si fermano a 10.100 euro (non hanno venduto neppure un’auto?), i parrucchieri a 13.200 euro.

Ma se c’è chi fa un utile anche se basso, c’è invece chi sta “peggio” e va in perdita. Discoteche, spa e stabilimenti termali  risultano in rosso.

Va male, anzi malissimo ai  gestori di impianti sportivi: 400 euro l’anno, mediamente, nel 2011. Sull’orlo della povertà i noleggiatori di auto: 5.300 euro annui.

Chi invece sembra che non sia stato intaccato dalla crisi sono le farmacie e i notai rispettivamente con redditi medi di 103.400 e 315.600 euro l’anno.

CATEGORIE                       REDDITO MEDIO IMPRESA           
                                O DI LAVORO AUTONOMO            
Noleggio di autovetture         5.300 euro                      
Negozi abbigliamento e scarpe   6.500                           
Istituiti di bellezza           7.200                           
Tintorie e lavanderie           9.100                           
Negozi giocattoli               9.800                           
Autosaloni                      10.100                          
Parrucchieri                    13.200                          
Servizi di ristorazione         15.400                          
Taxi                            15.600                          
Macellerie                      16.700                          
Gioiellieri                     17.300                          
Bar e gelaterie                 17.800                          
Alberghi e affittacamere        18.300                          
Veterinari                      21.000                          
Imbianchini e muratori          23.600                          
Architetti                      29.100                          
Avvocati                        58.700                          
Studi medici                    69.500                          
Farmacie                        103.400                         
Notai                           315.600

YouTube è la “tv” più vista al mondo!

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Si può ormai considerarlo il canale televisivo più visto del mondo. Con un miliardo di utenti unici al mese, questo è il nuovo record di YouTube, il sito di condivisione di video fa di Google la principale “emittente” multimediale del pianeta. Con i contenuti prodotti da milioni di utenti, ma anche da creatori professionisti. “Se fosse un Paese, sarebbe il terzo più grande al mondo, dopo Cina e India”, si legge sul blog ufficiale. Fondato nel 2005 da tre ex dipendenti di PayPal, YouTube si è rivelato un successo immediato. Dopo appena un anno, per acquistarlo Google dovette sborsare 1,65 miliardi di dollari.

Con il boom degli smartphone e il successo dei social network, quasi una persona su due che naviga su Internet carica o visualizza video su YouTube. Nel settembre scorso, era stato Facebook a raggiungere la soglia del miliardo di utenti unici. E anche per il social network fondato da Mark Zuckerberg sono serviti solo 8 anni per raggiungere il successo. A far moltiplicare i clic su YouTube sono soprattutto i video musicali. L’ultimo caso è quello del cantante sudcoreano PSY che con la sua hit ‘Gangnam Style’ ha raggiunto l’incredibile cifra di 1,45 miliardi di visualizzazioni. Ma il sito è ormai il canale preferenziale per la diffusione di contenuti sia di produzione “major” che indipendente. Con ricavi pubblicitari e programmi di partnership tra i più importanti per Google. Che ora punta all’ innesto con produttori di contenuti a pagamento specificamente progettati per Youtube, ormai raggiungibile anche come un normale canale Tv attraverso i televisori di ultima generazione e dispositivi esterni per la connected-tv.

Porno in ufficio… comune vieta l’accesso a internet!

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Navigavano su siti hot durante le ore di lavoro: per questo il sindaco ha bloccato internet a tutti i 74 dipendenti comunali. E’ accaduto a Montignoso, piccolo comune in provincia di Massa Carrara. Il sindaco Narciso Buffoni parla di ”uso improprio del mezzo”. I siti hard sarebbero stati visitati da un ristretto gruppo di dipendenti, anche per sei ore al giorno. Oggi i pc degli uffici sono utilizzabili solo per sistema interno.

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