Il dramma del lavoro a Pordenone: Ideal Standard licenzia 450 persone

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Il dramma del lavoro squarcia lo stabilimento di Orcenico di Zoppola (Pordenone) dell’Ideal Standard che ha annunciato il licenziamento di 450 dipendenti dopo il fallimento delle trattative. nell’incertezza anche la  integrazione in deroga, che il governo si era impegnato a garantire, l’azienda intende far scattare la procedura di mobilità dal primo gennaio. I sindacati hanno espresso il loro “sconcerto” e hanno fatto sapere di essere pronti alla mobilitazione.

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Le maglie insanguinate: strage in Bangladesh, almeno 10 morti

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Sfruttamento che viene chiamato lavoro e miete vittime. La triste condizione degli operai delle fabbriche in Bangladesh torna prepotentemente a riempire le pagine di cronaca con l’ennesima strage. Un incendio scoppiato oggi pomeriggio nel reparto maglieria dello stabilimento degli Aswad Composite Mills, del gruppo Pall Mall, nel centro del paese a Dhaka, ha provocato almeno 10 vittime e 50 feriti. L’incendio è stato devastante quando ha raggiunto e fatto esplodere un  boiler. Secondo alcuni testimoni le fiamme sarebbero poi state alimentate da alcuni prodotti chimici che erano presenti nel magazzino. Il bilancio è ancora provvisorio e purtroppo destinato a salire nelle prossime ore.

Una tragedia simile si ebbe solo pochi mesi fa quando, in aprile, nel polo di Savar oltre 1.100 lavoratori hanno perso la vita nel crollo del Rana Plaza, il palazzo di otto piani dove, nonostante i segni di cedimento strutturale segnalati il giorno precedente, manager senza scrupoli avevano obbligato gli operai ad andare al lavoro.

Quando smetteremo di indossare le maglie insanguinate?

Nube acida alla Esso di Augusta, 2 operai feriti

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Una nube acida avrebbe investito due operai nello stabilimento Esso di Augusta, mentre stavano eseguendo lavori di manutenzione. Gli operai, dipendenti dell’azienda Fraco srl, sono stati soccorsi e portati in ospedale. Le loro condizioni non sarebbero gravi ma la Fiom di Siracusa ha indetto per domani una giornata di sciopero “Per esprimere – si legge in una nota – la solidarietà ai lavoratori coinvolti e per sollecitare azioni concrete a tutela della sicurezza”.

Ripresa? Aziende “in ferie” si trasferiscono all’estero. Scoppia il caso DOMETIC

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Ripresa? Sarà, ma per il momento assistiamo solo a fabbriche che approfittano del periodo di ferie per trasferire i macchinari e la produzione all’estero. Dopo il caso della Firem ora, lo stesso fenomeno, con le stesse modalità stava per avvenire alla Dometic di Forlì. Quante saranno ancora le aziende, che a insaputa dei loro lavoratori, cercano di lasciare il nostro paese in cerca di condizioni migliori e di meno tasse sul lavoro? Che ampiezza sta assumendo il fenomeno? La Cgil è furiosa: “Non è possibile che nella nostra Regione e nel nostro paese i lavoratori e le lavoratrici finiscano la loro giornata di lavoro, o inizino il loro periodo di ferie, con il rischio che la mattina dopo, o alla ripresa, non ci sia più la fabbrica. Questo è quanto è accaduto alla Firem e quanto stava accadendo alla Dometic di Forlì”,

Il sindacato emiliano non usa mezzi toni e torna a tuonare  a due giorni dal tentato blitz notturno di alcuni dirigenti della multinazionale svedese che hanno cercato di svuotare i magazzini nottetempo, ma sono stati interrotti da alcuni lavoratori (in ferie) che hanno chiamato le forze dell’ordine.

“Solo il presidio dei lavoratori ha impedito che il tentativo della Dometic andasse a buon fine”, sottolinea Antonio Mattioli, responsabile Politiche contrattuali Cgil Emilia-Romagna. “E’ indecente, inaccettabile, che il lavoro continui ad essere trattato in questo modo e che queste azioni possano restare impunite. Per qualcuno forse questo rappresenta il nuovo modello di sviluppo (scappo,guadagno, metto in ginocchio centinaia di famiglie e faccio quello che voglio senza assumermi nessuna responsabilità etica e sociale), ma il resto del territorio, del paese, non può stare alla finestra a guardare: dalle associazioni d’impresa alle istituzioni”.

“La Dometic”, è l’appello della Cgil, “deve restare a produrre a Forlì, garantire i livelli occupazionali, spiegare al territorio le ragioni di questo atto irresponsabile. Quanto sta accadendo mette a rischio, soprattutto in questa situazione di crisi, la tenuta sociale, alimentando una tensione i cui effetti sono imprevedibili. Per queste ragioni vanno isolati, da tutta la rappresentanza sociale e istituzionale, questi soggetti e vanno immediatamente prese iniziative atte ad impedire il saccheggio del nostro territorio”.

Anche il pd alza la voce “Quanto avvenuto allo stabilimento della Dometic di Forlì, nella notte tra venerdì e sabato, così come denunciato dalle organizzazioni sindacali Fim-Fiom-Uil, è di inaudita gravità”. Questo il pensiero di Thomas Casadei, consigliere regionale del Pd e capogruppo in commissione lavoro, cultura, formazione. “Si tratta infatti di un gesto che non ha precedenti e che aggrava  una situazione già estremamente critica, dopo che in sede di interlocuzione tra azienda e lavoratori, si era convenuto di non procedere ad atti unilaterali fino all’incontro fissato per il 5 settembre. Il fatto che i dirigenti della multinazionale svedese si siano presentati nel cuore della notte nello stabilimento chiuso per ferie – prosegue il comunicato dell’esponente politico romagnolo – evidenzia un comportamento aziendale di totale mancanza di rispetto delle regole più elementari”.

A giudizio di Casadei, “questo comportamento, che si aggiunge alla decisione unilaterale di trasferire la produzione in Cina, non può che essere stigmatizzata, anche perché si è appreso che è la seconda volta che ciò accade mentre ufficialmente l’azienda è chiusa per ferie. Perciò benissimo hanno fatto i sindacati a non far passare sotto silenzio questi comportamenti scorretti e a richiedere nuovamente un tavolo di confronto in sede istituzionale”. In un simile contesto, chiosa l’esponente del Pd, “sarebbe auspicabile che si levasse qualche presa di posizione anche da parte dei rappresentanti del mondo imprenditoriale, in particolare di ‘Una sola voce per l’economià che in maniera abbastanza sorprendente interviene quasi quotidianamente su questioni prettamente politico-istituzionali e resta in silenzio su ambiti e problematiche che attengono, nello specifico, il settore economico”.

Ma le istituzioni sono in bilico, bloccate dalla sentenza Mediaset, loro forse per primi a rischio di “trasferimento” ad altra mansione!

Vanno a lavoro, ma la loro azienda è stata trasferita in Polonia

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Come ogni giorno i quasi 40 dipendenti della Firem azienda che produce resistenze elettriche a Formigine, nel Modenese si sarebbero dovuti recati a lavoro, ma con loro grande sorpresa l’azienda è stata svuotata. Nei giorni scorsi l’impresa aveva chiuso per ferie, e per i titolari, la chiusura estiva è stata l’occasione per trasferire tutto in uno stabilimento in Polonia.   Una quindicina di lavoratori della Firem, non appena hanno saputo che si stava svuotando la fabbrica, si sono riuniti in presidio permanente dalla tarda serata di ieri. Nella notte hanno anche impedito che un ultimo camion carico di materiale lasciasse lo stabilimento. Un tavolo di confronto con la proprietà, attraverso la mediazione di Comune di Formigine e Provincia, sarà avviato tra martedì e mercoledì. «Pur in un periodo di forti difficoltà economiche – si legge in una nota del Comune – comportamenti come quelli tenuti dai titolari dell’azienda Firem sono censurabili sia nei modi sia nei tempi. Siamo vicini ai lavoratori e alle loro famiglie, disponibili insieme alle altre istituzioni e alle organizzazioni sindacali, ad avviare un confronto serio e costruttivo».

Bridgestone fa l’apertura e si festeggia a Bari!

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Lacrime e urla di gioia. Applausi. I lavoratori della Bridgestone di Bari in sit in dinanzi al ministero dello Sviluppo economico accolgono così la notizia, giunta col passaparola della stampa e dei sindacati, dell’apertura di dialogo se non del dietrofront con i vertici dell’azienda. Ad annunciarlo, dinanzi alla scalinata del Ministero, qualche minuto prima dell’avvio del tavolo di confronto, sono stati il governatore Nichi Vendola e il sindaco Michele Emiliano. «Abbiamo avuto da parte dei rappresentanti della Bridgestone – ha dichiarato Vendola – le scuse ai lavoratori e agli operai dello stabilimento barese per le modalità con le quali è stata comunicata la loro scelta. E, a fronte della disponibilità che il governo nazionale, regionale e il Comune di Bari, hanno manifestato di voler discutere approfonditamente di tutte le problematiche di mercato e sofferenze del gruppo la Bridgestone dichiara ritirato l’aggettivo irrevocabile».

Emozionato il sindaco Michele Emiliano che commenta: «Si prova soddisfazione quando un ministro della Repubblica e il presidente di una Regione ti rappresentano fino in fondo nella soluzione di un problema concreto. Provo la stessa emozione di un cittadino e di un lavoratore quando sente che il governo, la regione, servono a qualcosa. Sono momenti in cui si avverte il valore della repubblica.

E, un attimo dopo, ancora un annuncio da parte del governatore Vendola nel riporre le “armi” della controffensiva diretta contro il gigante giapponese: «Questa spilletta, con la scritta “Boycott Bridgestone” non la indosseremo più, domani all’apertura di Montecitorio. Volevamo colpire la Bridgestone nel suo onore e reputazione, ma che l’azienda, a livello di board europeo e giapponese, alla prima riunione abbia rinunciato a rendere irreversibile la sua scelta di chiusura è segno di responsabilità sociale. Rendo onore allora alla reputazione della Bridgestone: oggi sospendiamo la campagna di boicottaggio». E il futuro, rimozione dell’aggettivo irrevocabile a parte «Cominciano i tavoli tecnici per affrontare – assicura Vendola -ciascuno dei problemi concreti che l’azienda ci rappresenterà, dunque vedremo come venirvi incontro». E gli fa eco, deciso, il sindaco Emiliano: «C’era una sentenza di morte che è stata ritirata ed è ricominciata l’istruttoria. La differenza è abissale».

Pochi attimi dopo a ufficializzare durante il vertice la posizione dell’azienda, è il ministro per lo Sviluppo economico, Corrado Passera: «La nostra posizione è che consideriamo le ragioni di mercato addotte dall’azienda come senza dubbio valide. Ma crediamo allo stesso tempo socialmente irresponsabile non valutare tutte le misure per poter rivedere le decisioni prese.
Per questo abbiamo chiesto alla Bridgestone un segnale concreto di accoglimento del nostro orientamento, rinunciando appunto all’aggettivo irrevocabile».

I lavori per dare un futuro alla Bridgestone di Bari continueranno con un tavolo il 5 aprile. Lo ha annunciato il ministro dello Sviluppo Corrado Passera a margine dell’incontro con i sindacati. “E’ possibile aprire un tavolo per affrontare insieme all’azienda tutte le problematiche che la hanno portata alla decisione di chiudere. I problemi non sono facili ma aver sbloccato una situazione che si era impantanata dà motivi di ottimismo”, ha aggiunto.

 

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