Napolitano si fa lo yatch? Per la Marina è una bufala

Sanjir-yatch-tuttacronacaIl suo nome è russo, “Sanjir”, come l’uomo che lo ha fatto costruire prima di finire in mezzo a un mare di guai giudiziari per una presunta evasione fiscale di quasi 2,2 milioni di euro. Per questo l’Agenzia delle Dogane e la Finanza ha sequestrato l’imbarcazione: come spiega il Tirreno, oltre 38 metri di lusso galleggiante in vetroresina costata 12,5 milioni di euro.L’imbarcazione verrà quindi trasferita all’Arsenale di La Spezia, dove gli uomini della Marina Militare dovranno realizzare i lavori di trasformazione per renderla conforme alle esigenze alle quali dovrà fare fronte. L’imbarcazione, infatti, farà anche da indroambulanza, una barca soccorso per recuperare i feriti. Dopo di che, prenderà il posto dell’attuale yacht presidenziale, il 24 metri in legno “Argo”, l’ex nave spia sulla quale hanno viaggiato sia Carlo Azeglio Ciampi che Giorgio Napolitano. La vicenda, com’era prevedibile, ha sollevato molto clamore. Il Giornale scrive: “L’operazione andrà in porto una volta superate le ultime obiezioni sollevate davanti al tribunale di Livorno dai legali di Alexander Besputin, il milionario moscovita che nel 2006, attraverso una società con sede ai Caraibi, aveva incaricato i cantieri navali di Pisa di forgiare la regina del lusso”. Del resto, oltre alle 35 auto di rappresentanza, i 228 milioni l’anno per il funzionamento del Quirinale, i 240mila euro annui di stipendio, forse non si sentiva troppo la mancanza di uno yatch a disposizione del capo dello Stato. Il Giornale, inoltre, aveva sottolineato:

“Che se ne farà il presidente d’un Paese dilaniato da precarietà, disoccupazione e disperazione di un mini transatlantico il cui valore è stimato attorno ai 12 milioni di euro? Lo userà per assolvere funzioni pubbliche. Perché la Repubblica italiana possa continuare a essere degnamente rappresentata anche tra le onde, la vecchia Argo, ex spy boat riconvertita in nave presidenziale e utilizzata sia da Re Giorgio II sia dal suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi I, andrà in pensione: coi suoi 24 metri in legno, e il peso di un incendio che nel 2009 ne danneggiò la sala macchine, rischia di non riuscire più a reggere la forza dei mari”.

A stretto giro di posta però, stando a quanto riporta GrNet.it, è arrivata la smentita della Marina: «In merito a quanto riportato in data odierna dal quotidiano “IL GIORNALE”, relativamente al Motor Yacht “SANJIR”, si rappresenta quanto segue:

  • Il Motor Yacht in oggetto, con atto del Tribunale Penale di Livorno, è stato affidato in custodia giudiziale alla MM su proposta del Dipartimento Marittimo di La Spezia “con facoltà d’uso su tutto il territorio nazionale, acque territoriali ed alto mare, per il perseguimento della propria missione istituzionale, con particolare riferimento alla salvaguardia della vita umana in mare ed al controllo e tutela dei cetacei”;
  • Al momento lo SMM sta valutando l’opportunità di una sua eventuale acquisizione per gli scopi di cui sopra;
  • Attualmente non sono programmati, né finanziati, né in atto interventi lavorativi di alcun genere;
  • Eventuali proposte/comunicazioni in merito verso le Superiori Autorità saranno conseguenti alle determinazioni che verranno assunte;
  • Per quanto attiene Nave ARGO l’unità è classificata e normalmente impiegata come “unità servizi vari”, tra i quali rientra il compito di “idro ambulanza”.

Si precisa infine – conclude la nota dello stato maggiore Marina – che nessuna imbarcazione della Marina Militare è stata mai assegnata al Capo dello Stato, né adibita, né proposta come “nave presidenziale” e pertanto le affermazioni riportate nell’articolo, riconducibili alla persona del Presidente, sono destituite di ogni fondamento».

Angiola Armellini, la signora delle 1243 case: “Non sono ricca”

angiola_armellini-tuttacronacaE’ stata ribattezzata “la signora delle 1243 case” Angiola Armellini, erede dell’impero immobiliare creato dal padre Renato negli anni Sessanta. La donna, accusata di evasione fiscale per circa 2 miliardi di euro, intervistata da Repubblica si difende:  “Non posso aver nascosto al fisco un patrimonio di 2 miliardi di euro, perché non ho simili ricchezze. È la Guardia di Finanza ad affermare che possiedo un patrimonio di circa 200 milioni di euro”. E spiega: “Sono titolare di quote in società immobiliari, che espongono in bilancio il patrimonio. Gli immobili non possono essere fantasmi. Le mie società hanno circa 1.200 appartamenti a Ostia, tre alberghi e qualche palazzo che ospita uffici”. E prosegue: “Secondo la Finanza ogni anno, per dieci anni, avrei dovuto indicare il mio patrimonio nella mia dichiarazione, perché le holding sono in Lussemburgo: quindi 200 milioni per dieci anni fa 2 miliardi”. Sulla scelta di mettere la residenza all’estero sostiene la motivazione della sicurezza: “Non è vero che ho fissato la mia residenza all’estero per motivi fiscali, ma per motivi di sicurezza, avendo subito personalmente un tentativo di sequestro e mio padre un sequestro durato nove mesi. Alla fine ho dovuto scegliere e sono tornata definitivamente”. 

La difesa di Briatore: “Non sono un evasore, pensavo di essere in regola”

Flavio-Briatore-tuttacronacaFlavio Briatore è indagato per reati fiscali legati al noleggio dello yacht Force Blue ma l’imprenditore, nel corso dell’interrogatorio davanti al gup Nadia Magrini, si è difeso affermando: “Non sono un evasore, pensavo di essere in regola. Se la guardia di finanza mi avesse detto che dovevo pagare lo avrei fatto senza problemi”. A Briatore i sostituti procuratori Walter Cotugno e Patrizia Petruzziello contestano di aver ‘simulato’ il noleggio del Force Blue per godere di tariffe agevolate in particolare sul carburante, quando lo yacht era invece solo nella sua disponibilità. L’imprenditore ha ripercorso la sua scalata nel mondo del lavoro,  parlando di tutti i suoi affari dalla Formula Uno al Billionaire fino all’uso dello yacht. “Ho usato il mio nome per fare pubblicità all’imbarcazione, che ha sempre e solo fatto attività di noleggio. Ho messo i soldi per ristrutturarlo, come ho fatto anche in altre mie attività imprenditoriali”.

Dalla musica all’evasione fiscale, guai per Tiziano Ferro

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Tiziano Ferro e i suoi guai con l’evasione fiscale che sembrano non finire. Sono stati  infatti confermati al cantante i 3 milioni di euro dopo che la commissione Tributaria regionale ha respinto il ricorso e di fatto ha ribadito la sentenza di primo grado che stabiliva che la residenza all’estero di Ferro di cui aveva beneficiato negli anni 2006-2008 era, secondo l’accusa, fittizia. Il cantante è stato condannato quindi a pagare anche le spese processuali.

Quelle tasse non pagate che avrebbero coperto tre manovre finanziarie!

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Quelle tasse non pagate che avrebbero coperto tre manovre finanziarie! Se solo gli italiani avrebbero pagato le tasse su 51,9 miliardi di euro, forse si sarebbe potuto dare nuovo respiro all’intera nazione. Molti, quasi 5 miliardi, sono stati evasi di Iva, ma la vera evasione viene da fatture e scontrini irregolari emesse da quasi una attività commerciale su 3, molti poi non emettono proprio né fattura, né scontrino. I controlli incrociati e le privazioni di privacy a cui i cittadini italiani sono sempre più soggetti ancora non hanno dato gli esiti sperati. Il dato abnorme di quasi 52 miliardi sottratti a tassazione è dato dalla somma di redditi e ricavi non dichiarati e costi non deducibili scoperti dalla Gdf sul fronte dell’evasione internazionale, dell’evasione totale e di fenomeni evasivi come le frodi carosello, i reati tributari e la piccola evasione. Nello specifico, i finanzieri hanno scoperto 15,1 miliardi sul fronte dell’evasione fiscale internazionale: soldi che nella maggior parte dei casi riguardano i cosiddetti «trasferimenti di comodo», ossia il trasferimento della residenza di persone o società in paradisi fiscali, e l’individuazione di organizzazioni o società con sede all’estero ma che svolgono in Italia attività soggetta a tassazione. Dal canto loro, gli 8.315 evasori totali – un numero pressochè identico a quello del 2012, quando ne furono scoperti 8.617, segno che si tratta di un fenomeno tutt’altro che in calo – hanno nascosto al Fisco redditi per 16,1 miliardi, mentre i ricavi non contabilizzati e i costi non deducibili riferibili ad altri fenomeni evasivi – dalle frodi carosello ai reati tributari fino alla piccola evasione – ammontano a 20,7 miliardi. Non va meglio sul fronte degli scontrini: sia nel 2012 sia nel 2013 le irregolarità accertate dai finanzieri sono state il 32% del totale dei controlli. Questi ultimi sono stati quattrocentomila l’anno scorso e 447mila due anni fa, effettuati sia nelle operazioni ‘ad alto impattò, come quella che prese di mira Cortina o Capri, sia nei controlli quotidiani. Significa che un’attività commerciale su tre, che sia un negozio, un bar, un ristorante, un albergo, o non ha fatto scontrini e ricevute o le ha fatte in maniera irregolare. Sul fronte del lavoro nero, i finanzieri hanno invece scoperto 14.200 soggetti che prestavano la loro opera al di fuori di ogni regola e 13.385 che aveva contratti di lavoro irregolari. Non è un caso dunque che l’anno appena passato ha visto aumentare le persone denunciate per frodi e reati fiscali: 12.726 nel 2013 (di cui 202 arrestate), 11.769 nel 2012. La maggior parte di queste persone (5.776 violazioni) ha utilizzato o emesso fatture false. Sono inoltre 2.903 i soggetti che hanno omesso di presentare la dichiarazione dei redditi mentre 1.976 hanno distrutto o occultato la contabilità e 534 non hanno versato l’Iva. Dall’analisi dei numeri della Guardia di Finanza emerge un altro aspetto interessante: alle frontiere italiane sono stati intercettati 298 milioni tra contanti e titoli. Soldi bloccati sia in uscita dal nostro paese che in entrata. Di questi, 258 sono stati sequestrati, con un incremento di ben il 140% rispetto alla valuta sequestrata nel 2012. Il dato positivo, se così si può definire, è che 4,2 miliardi sono stati recuperati a tassazione, dopo l’adesione integrale da parte dei contribuenti disonesti ai verbali di contestazione. E un altro miliardo e 400 milioni tra beni mobili e immobili, valuta e conti correnti – su un totale di 4,6 per i quali è stata avanzata la proposta di sequestro – sono stati requisiti ai responsabili di frodi fiscali. Magra consolazione, visto che complessivamente si tratta di 5,6 miliardi, un decimo dell’importo che gli italiani hanno nascosto.

E per l’evasione fiscale the winner is…

armellini_angiola-tuttacronacaIl detentore del record delle evasioni fiscali? E’ Angiola Armellini, erede di una nota famiglia di imprenditori romani a cui risultano intestati a Roma 1.243 immobili e che avrebbe nascosto al fisco 2 miliardi di euro sparsi in decine di conti esteri. Dalla Guardia di Finanza fanno sapere che si tratta di una “vera e propria imprenditrice“, ora denunciata insieme ad altre 11 persone. La signora appartiene alla nota famiglia del costruttore romano Renato Armellini. E’ di una famiglia colpita da una tragedia, con un rapimento e una morte tragica. L’indagine delle Fiamme Gialle si è protratta per un anno e mezzo ed è stata ribattezzata All Black, “tutti neri”, con riferimento ai miliardi di euro portati all’estero e alle società lussemburghesi che schermavano il nero e che facevano comodo per intestare loro la proprietà del migliaio e passa di immobili della signora.

Il pentimento del sondaggista… Mannheimer e i problemi con il fisco

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Dai sondaggi ai problemi fiscali… Questa la parabola di Renato Mannheimer, ospite fisso di Porta a Porta, che ha ammesso l’evasione fiscale e si è detto disponibile a restituire “tutto quanto dovuto”. Quando sono apparse, qualche tempo fa, le prime notizie, è stato un fulmine a ciel sereno. Con quell’aria rassicurante, da persona pacata, da studioso convincente nessuno si sarebbe aspettato che Renato Mannheimer  fosse un grande evasore fiscale. Quando è riapparso a Porta a Porta certo sembrava aver accusato il colpo… Ora dopo l’interrogatorio che sarebbe avvenuto il 19 dicembre alla procura di Milano, come riporta La Repubblica,  avrebbe dichiarato “Mi sono fidato del commercialista”, ma l’accusa è grave e si parla di associazione a delinquere finalizzata alla frode di 7 milioni di euro. Davanti al pm, inoltre, il sondaggista, difeso dall’avvocato Mario Zanchetti, avrebbe manifestato ”vivo dispiacere e sincero pentimento per essersi lasciato coinvolgere in atti di particolare gravità”. E si è detto ”intenzionato a fare in modo che sia restituito al fisco tutto quanto dovuto”, tanto che si è già ”attivato in tal senso”. Mannheimer ha voluto sottolineare anche ”come, già da alcuni anni” sia lui personalmente che le sue società ”siano totalmente rispettose della normativa fiscale”. E poi ha voluto ribadire ”piena fiducia nell’attività e nel giudizio della magistratura”.

 

Dal 730 di Vanessa Incontrada scaricate saune e giochi elettronici

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La notizia è di qualche giorno fa, quando a finire nel mirino della Procura di Milano è stata  Vanessa Incontrada a cui viene contestato il reato di evasione fiscale. Oggi altre indiscrezioni trapelano da nuovi documenti e si sarebbe scoperto che la showgirl dalla sua società The Exnovo srl avrebbe detratto anche la Nintendo Wii, il parrucchiere, l’assicurazione, trattamenti di bellezza, capi d’abbigliamento.  Gli investigatori sono certi che Vanessa Incontrada, per gli anni 2010 e 2011, non ha “provveduto a presentare le dichiarazioni annuali ai fini dell’Irap”. Da qui sono scattate le verifiche incrociate, che sembrano inchiodare la bella soubrette catalana. Per due anni la Incontrada ha tentato di scaricare ‘come’ spese sostenute durante le attività professionali, attività che, come sembra, non erano altro che beni personali.

Accusato di frode fiscale, viene assolto: “non è colpa sua”

evasione-assolto-marcon-tuttacronacaUn imprenditore di Oderzo, che è anche delegato di un’azienda elettronici di Marcon, nel Veneziano, è stato assolto dall’accusa di frode fiscale con una sentenza che potrà avere effetti dirompenti. La motivazione, in sintesi, spiega che “Non voleva frodare il Fisco, ma non poteva pagare perché non aveva il denaro. Il motivo? I Comuni, Magistrato delle acque e due colossi della telefonia mobile per i quali lavorava non gli saldavano le fatture”. L’imprenditore non avrebbe infatti pagato 135mila euro di Iva, che ora sta versando a rate, non perchè fosse un evasore, ma a causa della crisi di liquidità dovuta al fatto che i principali clienti, tra cui anche enti e amministrazioni pubbliche, avevano spostato il saldo delle fatture di oltre un anno. A causa della mancanza di liquidità l’imprenditore non aveva potuto versare l’Iva, ritrovandosi così iscritto sul registro degli indagati per frode fiscale e finendo a processo. L’avvocato difensore Franco Miotto ha presentato però delle argomentazioni per il quale il giudice di Venezia gli ha riconosciuto la buona fede e l’ha assolto. La ditta di Marcon fattura oltre 3 milioni di euro e dà lavoro a 25 dipendenti ma per l’amministrare delegato l’incubo era iniziato due anni fa con l’accusa di non aver versato all’Erario oltre 135mila euro di Iva. Al processo, però, è riuscito a dimostrare la propria correttezza: il mancato pagamento dipendeva, come dimostrano le perizie contabili e i testimoni, dal fatto che gli Enti pubblici per i quali lavorava non lo liquidavano. Spiega l’avvocato Miotto: “La crisi di liquidità era fisiologica per l’azienda di Marcon sia per tipologia dei clienti (Comuni), termini dei pagamenti e sistema fiscale. A causa della crisi, la mancanza di liquidità si era aggravata e, pur aumentando il fatturato, il cliente non riusciva a incassare quanto gli spettava”. Una volta che i Comuni sono tornati a pagare, il manager ha onorato i suoi debiti con l’Erario. “Quando le fatture sono state pagate – precisa il legale – il cliente ha chiesto e ottenuto la rateizzazione dell’Iva”. Per il giudice è insussistente l’elemento soggettivo del reato: da qui l’assoluzione. “Al contrario – conclude l’avvocato – il cliente andrebbe premiato perché, nonostante crisi e mancanza di liquidità, ha mantenuto in vita l’azienda e salvato 25 posti di lavoro. Spero che questa sentenza faccia scuola. Per la prima volta un giudice recepisce la grave situazione finanziaria delle nostre aziende alle prese, tra l’altro, con un sistema fiscale ormai inadeguato”.

Ucciso in strada il fratello dell’ex presidente dell’Atalanta

GianMarioRuggeri-tuttacronacaOmicidio che sembra un’esecuzione questa mattina, alle 9, a Castelli Calepio, nella Bergamasca. Vittima della sparatoria il 44enne Gian Mario Ruggeri, 44 anni, fratello dell’ex presidente dell’Atalanta Ivan, stesso padre, ma nato dalla seconda moglie, è stato freddato con un colpo di pistola. L’uomo è stato uccisio ucciso a colpi di pistola mentre entrava nella palestra Castel Gym Club, che frequentava da circa un anno e dove era molto conosciuto. Stando alle prime informazioni, due uomini in moto, con i volti coperti dal casco, l’avrebbero raggiunto sparando da distanza ravvicinata. Ruggeri è morto sul posto: inutili i soccorsi. La vittima, in passato, aveva avuto qualche guaio con la giustizia, coinvolto con altri 14 imprenditori in un presunto giro di false fatturazioni, nel 2000 era agli arresti domiciliari. Sulla presunta maxi evasione fiscale nel settore della plastica, indagava la procura di Vicenza. I carabinieri della zona indagano ora sull’omicidio.

Mediatrade: Berlusconi dietro le società “cinesi”?

Berlusconi-cina-tuttacronacaLa settimana scorsa i magistrati italiani che indagano sul caso Mediatrade hanno ricevuto i primi risultati della rogatoria internazionale con Hong Kong. I pm hanno infatti un dubbio: che Berlusconi abbia utilizzato società estere per evadere e fare fondi neri. Tali società compravano dall’imprenditore Farouk Agrama diritti televisivi che a sua volta li aveva acquistati dalla Paramount. Quelli tra Agrama e le società della galassia Berlusconi sarebbero stati passaggi a prezzi gonfiati che avrebbero prodotto fondi neri e un’evasione fiscale da 170 milioni di dollari. Il nodo è proprio questo: secondo i pm le società non sarebbero cinesi ma solo uno schermo per Berlusconi. Nonostante le prime risposte siano giunte in procura la settimana scorsa, la rogatoria era partita il 4 ottobre 2006. La vicenda cinese viene però a intrecciarsi con le rivelazioni fatte da Sergio De Gregorio, ex senatore Idv passato a sostenere Berlusconi nel 2006 accelerando la caduta del governo Prodi, ai pm. Stando all’inchiesta fu proprio il politico ad attivarsi con Alessandro De Pedys, console italiano a Hong Kong, invitandolo a Palazzo Grazioli nel 2007. Dopo quell’incontro la rogatoria venne bloccata. Almeno fino alla settimana scorsa. Ascoltato a verbale due settimane fa a Milano dal pm Fabio De Pasquale, De Gregorio ha sostenuto: “Berlusconi mi disse che l’ambasciatore cinese avrebbe fatto quanto in suo potere per bloccare questa rogatoria”. Secondo l’ex senatore, lo scopo era proprio quello di fermare le richieste di indagine della Procura di Milano su alcune società riconducibili a Frank Agrama, ritenuto dai pm il socio occulto di Berlusconi nella costituzione di fondi neri. De Gregorio ha fatto  anche riferimento a un incontro riservato fra l’ambasciatore cinese in Italia, Dong Jinyi, e Berlusconi e al quale lui non ha preso parte “perché non volevo apparire troppo presenzialista. So che l’incontro è stato a Palazzo Grazioli e che vi partecipò anche Valentino Valentini, consigliere politico di Berlusconi”. Ha quindi proseguito: “Dopo la caduta del governo Prodi continuai a occuparmi della vicenda relativa alla rogatoria Mediaset mantenendo i rapporti con la rappresentanza di Hong Kong, ma solo a livello informativo: il più era stato fatto, la questione sembrava risolta”.

Raoul Bova indagato per evasione fiscale: chiesti 1,5 milioni di euro

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Prima il giallo sulle condizioni di salute, poi il gossip che ha ventilato un possibile divorzio. Ora Raoul Bova torna nuovamente a far parlare di sè. Questa volta, però, si tratta di un’accusa di evasione fiscale. Infatti, delle transazioni non giustificate sul conto della Sammarco Srl, società in mano a Bova (20%) e alla sorella (80%) che dal 1996 cura i diritti d’immagine dell’attore, sono finite nel mirino della procura di Roma che ora indaga sull’attore. E’ Il Messaggero che spiega che tale mossa avrebbe consentito a Bova di pagare un’aliquota più bassa: l’evasione si attesterebbe attorno ai 680mila euro. Su queste basi, la procura aveva chiesto un sequestro preventivo per equivalente, ma Gip e Riesame avevano rigettato la richiesta in quanto l’azione dell’attore non avrebbe evidenziato rilievo penale. Secondo il giudice, si trattava dunque di un illecito perseguibile “esclusivamente con gli strumenti amministrativi”. La Cassazione, al contrario, ha imposto al Riesame la riapertura del caso e divalutare se “possa configurarsi come penalmente rilevante”. Nel caso venisse accertata una condotta fraudolenta, l’attore rischia il sequestro dei beni. La cifra dovuta allo Stato, attualizzata e incrementata dagli interessi, è di 1,5 milioni di euro. L’attore, da parte sua, ha fatto sapere di di “attendere con animo sereno i risultati dell’accertamento”.

Polemica in rete: la grillina che incita a imitare l’imprenditore che evade il fisco

evasione-fiscale-m5s-tuttacronacaPolemica in rete per un post pubblicato in Facebook da una parlamentare del Movimento 5 Stelle che prende a modello Roberto Corsi, un commerciante di Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza. E invita anche a “diventare tutti” come lui. Il problema è che questo appello sembra un incitamento all’evasione fiscale, una pratica che i grillini hanno sempre attaccato duramente.

Si legge sulla pagina di Giulia Sarti: “Dovremmo diventare tutti Roberto Corsi: “Oggi sono 43 giorni che ho deciso di buttare fuori lo Stato dal mio negozio”. Roberto Corsi, piccolo commerciante di Montalto Uffugo, in provincia di Cosenza. La voce è ferma. Decisa. Ha la piena consapevolezza delle proprie scelte. “Ho portato il registratore di cassa fuori dal negozio e non emetto più scontrini. Offro ai miei clienti uno sconto del 21%. Ogni volta che vado dal commercialista è una roulette russa. Sei congruo, non sei congruo. Spia gialla, spia verde, spia rossa”. Consegnando al sindaco il suo documento di identità, Corsi è stato irremovibile: “La dovete accettare signor sindaco. Preferisco essere clandestino in Italia perchè almeno posso guadagnare 36 euro al giorno, quanto prendono i clandestini”. “Sono stanco – conclude – Sto lottando per i miei figli. Mi sono rimaste solo le mutande.”

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Auto straniere su territorio italiano: chi paga l’Iva?

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E’ stato il comune di Mirandola (Mo) a dichiarare guerra all’illegalità delle troppe auto straniere che percorrono le strade italiane. Queste auto non sono registrate e così presentato l’ordine del giorno, la giunta del comune ha deliberato all’unanimità:

  • [..] ad attivare le dovute sinergie della Polizia Municipale di Mirandola con la Polizia Stradale, i Carabinieri e la Guardia di Finanza presidianti il territorio, nonché con la competente Agenzia delle Dogane, avvalendosi anche degli esposti già presentati da privati cittadini per puro senso civico, al fine di operare controlli regolari e incrociati sugli autoveicoli immatricolati in Paesi stranieri e sui conducenti e possessori/proprietari dei medesimi presenti in città, allo scopo di imporne l’obbligatoria immatricolazione in Italia e consentire il recupero di tributi o diritti di confine evasi;
  • a relazionare il Consiglio Comunale sull’entità e la ricorrenza di sanzioni amministrative per violazioni del Codice della Strada e di altre norme imperative di Legge elevate nei confronti di veicoli con targa straniera a Mirandola, prima e dopo i richiamati controlli, specificando dettagliatamente il loro ammontare sul totale dei crediti inesigibili gravanti sul bilancio comunale;
  • ad inviare copia del presente Ordine del Giorno ai seguenti enti, autorità e associazioni: Commissario ai Trasporti dell’Unione Europea; Commissario alla Fiscalità e Unione Doganale, Audit e Lotta Antifrode dell’Unione Europea; Commissione Trasporti della Camera dei Deputati; Commissione Trasporti del Senato della Repubblica; Commissione Territorio, Ambiente e Mobilità dell’Assemblea Legislativa della Regione Emilia-Romagna; Direzione Generale per la Motorizzazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; Ufficio Provinciale della Motorizzazione Civile di Modena; Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia e delle Finanze; Sezione Operativa Territoriale di Carpi dell’Ufficio delle Dogane di Modena; Unione Italiana Giornalisti dell’Automobile.

Mirandola non è una grande città, ma è stata la prima ad applicare un obbligo, sancito dal combinato disposto della Direttiva CEE 83/182, che recepisce la Convenzione di New York del 4 giugno 1954, dal vigente Codice della Strada e dal Testo Unico delle Disposizioni Legislative in Materia Doganale, prevede il pagamento dei diritti di confine non oltre sei mesi l’ingresso nel territorio della UE per le automobili che originano da Paesi extracomunitari e dirette in Italia e, in ogni caso, l’acquisizione di targhe e carta di circolazione nazionali entro dodici mesi per tutti i veicoli esteri regolarmente circolanti nella Penisola, anche immatricolati nell’Unione Europea, requisiti in assenza dei quali si può anche arrivare a pesanti sanzioni, al fermo amministrativo dei mezzi o al loro sequestro.

Il codice doganale prevede che al momento in cui uno straniero si registra all’anagrafe di un Comune italiano deve chiedere una nuova immatricolazione della sua auto. E lo deve fare solitamente entro un anno. In quell’occasione deve versare anche l’Iva per l’importazione. Ma chi lo fa? Quanti stranieri arrivano con la propria auto? Chi l’immatricola? Eppure è una normativa europea, ma viene regolarmente violata soprattutto dagli immigrati dell’Est e da quelli del Nordafrica, quest’ultimi spesso utilizzano macchine francesi. Spesso sono auto all’interno della comunità europea, ma non viene convertita la targa.

Come riporta “Qelsi Quotidiano”  nel comune di Mirandola in poche settimane sono state almeno venti le auto sequestrate. La sanzione dipende dal valore dell’auto, ma in ogni caso, oltre i 4000 euro, scatta la denuncia penale.  Ma non è solo l’Iva ad essere evasa, troppo spesso queste vetture non pagano il bollo e hanno assicurazioni “sconosciute”. In caso di incidente, difficilmente si riuscirà a risalire alla compagnia per chiedere il risarcimento.

Il consigliere, Golinelli afferma: “Quante volte, nel parcheggio sotto casa e soprattutto nei piccoli centri urbani, abbiamo notato macchine rumene, bulgare o addirittura moldave e ucraine sostare, andare e venire per anni di seguito, senza che nessuno ne verificasse la revisione tecnica, il pagamento della tassa di circolazione, l’assicurazione RC Auto, il versamento dell’IVA? Voglio pensare che questo sia soltanto il punto di partenza e sono orgoglioso, da mirandolese, che la nostra, piccola ex capitale sia all’avanguardia in Italia in un’operazione volta a far rispettare una norma di legge sacrosanta.”

Quanti risorse potrebbe ricavare lo stato da questi controlli? Si sta pensando di alzare l’Iva quando ancora non si riesce a farla pagare a chi dovrebbe per obbligo europeo pagare l’importazione estera?

Gelateria chiusa per tre giorni: sanzione di evasione di 1 euro e 50

gelateria-evasione-chiusura-lasmeralda-tuttacronacaResterà chiusa per tre giorni, da venerdì 30 agosto a domenica 1 settembre, una gelateria nel centro di Olbia per una sanzione di evasione fiscale di € 1,50. A raccontare il caso è il sito Olbianova.it che spiega come la proprietaria Mirella Manzotti, residente a Bergamo, abbia collezionato 4 verbali per scontrini non emessi in cinque anni. Fatale è stato l’ultimo, sufficiente a far scattare lo stop deciso dall’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti: secondo la norma sono sufficienti 4 scontrini non emessi in cinque anni per ordinare il “fermo”. E non importa che l’importo sia esiguo: due scontrini da 1 euro, uno da 6,50 e uno da 1 euro e 50. 10 euro in totale, per una sanzione di 1 euro e 50 tra Iva (al 10%) non versata e spese accessorie. Decretando lo stop, però, lo Stato perderà almeno € 500 di euro, in quanto non incasserà l’iva per il mancato introito del fine settimana della gelateria previsto in circa 6 mila euro. “Io ho protestato presso la Guardia di Finanza di Olbia, che mi ha comminato le multe sugli scontrini, ma mi hanno risposto che loro non possono farci niente e che è troppo tardi. Avrei dovuto fare tutto tramite il tribunale di Milano” ha spiegato la proprietaria 32enne della Smeralda, una delle più avviate gelaterie artigianali della città. La famiglia bergamasca ha aperto l’attività al Corso Umberto 18 anni fa, per ironia della sorte proprio di fianco all’ex palazzo della Finanza. “Già è stata una pessima stagione – ha aggiunto – stiamo in piedi malgrado le perdite che si sommano ogni mese che passa. Beninteso, non voglio nessun regalo e sono pronta a pagare il mio debito ma spostatemi anche solo di 15 giorni la chiusura forzata. Chiudendo tutto questo fine settimana perderemo l’incasso che avrebbe bilanciato le perdite subite!”

Sotto la sabbia dell’economia sommersa, emergono 17,5mld

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Cosa c’è sotto la sabbia della nostra economia sommersa? Un fiume sconosciuto in cui navigano professionisti e imprenditori. Un torrente sotterraneo che grazie al redditometro è stato scoperto dalla Guardia di Finanza e che da gennaio a oggi ha fruttato redditi per un ammontare pari a 17,5 miliardi di euro. Sono 4933 le persone che al momento risultano indagate dalle Finanza e per 1771 professionisti è già scattata la denuncia per omessa dichiarazione dei redditi.

«Si tratta – spiegano alla Guardia di Finanza – di soggetti che, pur svolgendo attività imprenditoriali o professionali, erano completamente sconosciuti al Fisco ed hanno vissuto alle spalle dei contribuenti onesti, usufruendo di servizi pubblici che non hanno mai contribuito a pagare, intestando spesso beni e patrimoni a prestanome o a società di comodo».

Chi naviga in questo fiume di lavoro in nero?

Si va dallo sfruttamento dell’immigrazione clandestina alle frodi in danno del sistema previdenziale.

Anche qui, nel 2013, le operazioni messe a punto dalla Guardia di Finanza restituiscono numeri impressionanti: scoperti 19.250 lavoratori irregolari, di cui 9.252 impiegati completamente in nero, da parte di 3.233 datori di lavoro. Non accennano a diminuire i fenomeni di «caporalato» collegati a gravi forme di violazione dei diritti dei lavoratori, generalmente immigrati e clandestini, sottopagati e costretti a lavorare in condizioni precarie ed in violazione delle norme di sicurezza. Senza contare  la  lunga serie di irregolarità connesse all’applicazione di forme contrattuali atipiche o flessibili come collaborazioni coordinate e continuative e contratti part-time.

 «L’economia sommersa e lo sfruttamento dei lavoratori oltre a danneggiare le casse dello Stato – spiegano ancora dalla Guardia di Finanza – alterano le regole del mercato, creando un illecito vantaggio competitivo ai danni dei contribuenti onesti». Altri fenomeni strettamente connessi all’economia sommersa ed allo sfruttamento del lavoro irregolare sono la produzione ed il commercio di falsi. Sempre, dall’inizio dell’anno, sono stati sequestrati 64 milioni di prodotti contraffatti con oltre 5 mila responsabili denunciati (e 50 arrestati). L’«industria del falso» muove milioni di euro: in 6.500 operazioni di controllo del territorio ed indagini anticontraffazione, in media 30 al giorno, le fiamme gialle hanno ritirato dal mercato 34 milioni di prodotti tarocchi, 27 milioni di prodotti pericolosi e quasi 3 milioni di falsi «made in Italy». Il giro di affari sottratto all’economia criminale ha un valore stimabile in oltre 700 milioni di euro. E, nel ricostruire la filiera di produzione dei falsi, le Fiamme Gialle hanno inoltre individuato 400 imprese illecite adibite ad opifici e depositi.

Il redditometro entra a regime: già evidenti differenze nord e sud

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Oggi entra in funzione il tanto temuto “redditometro”, cioè quel controllo incrociato tra redditi e consumi che dovrebbe evidenziare la disparità e quindi le evasioni fiscali. Il periodo preso in esame dal Fisco sarà quello degli ultimi 4 anni. Il sistema sarà in grado di ricostruire le spese “certe” per l’Erario, collegato con oltre cento banche dati oltre che a tutti i principali istituti bancari: la soglia che farà scattare l’attenzione e gli accertamenti sarà quella del +20% tra spese sostenute e redditi dichiarati. Già a settembre, secondo i responsabili dell’Agenzia, si potrebbero diramare le prime “convocazioni” di cittadini chiamati a spiegare le sopravvenute anomalie.

 Secondo lo studio del Sole24h,  le dieci provincie italiane meno a rischio-evasione sarebbero:

1. Milano e Bologna
3. Trieste
4. Forlì-Cesena
5. Parma
6. Ancona. Torino, Padova e Vercelli
10. Modena

Mentre quelle più a rischio:

103. Ragusa
102. Agrigento
100. Trapani e Catania
98. Messina e Viterbo
96. Crotone e Caserta
94. Latina e Rieti

Già quindi si evidenzia una spiccata differenziazione tra nord e sud.

Scatta l’operazione fisco da Capri a Portofino, nel mirino i locali dei vip

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Agosto bollente, anzi rovente per i gestori dei locali per vip! Controlli a tappeto dell’Agenzia delle Entrate  e da Capri a Portofino, è scattata, tra venerdì sera e le prime ore di domenica mattina, una maxi operazione della Guardia di Finanza.

L’operazione ha riguardato a Capri 15 esercizi tra discoteche, gioiellerie, spa, bar e ristoranti; a Portofino e Santa Margherita Ligure 10 locali tra discoteche, gioiellerie, spa, bar e ristoranti; a Porto Cervo e Porto Rotondo 14 locali tra discoteche di cui alcune con lido, ristorante e bar inclusi), gioiellerie e spa. A Iesolo e Sottomarina di Chioggia in Veneto i controlli hanno riguardato 26 tra discoteche, ristoranti, bar, gioiellerie e spa. Numerosissime le località toccate dai controlli in Puglia che hanno riguardato 36 esercizi: Monopoli, Molfetta, Bari, Torre a Mare, Margherita di Savoia, Bisceglie, Barletta, Fasano, Ostuni, Mesagne, Peschici, Vieste, Mattinata, Siponto, Lecce, Gallipoli, Porto Cesareo, Cutrofiano, Taranto, Leporano. Nel mirino del fisco in Sicilia sono invece finiti 5 esercizi tra Taormina, Cefalu’, Catania.​ Per i locali notturni i controlli sono avvenuti in collaborazione con agenti Siae.

I controlli sono stati effettuati dopo aver fatto verifiche preliminari che avevano evidenziato alcune anomalie.

Nuovi guai per D&G: Peter Fonda ha sporto denuncia!

d&g-fonda-causa-tuttacronacaDopo le polemiche dei giorni precedenti tra gli stilisti e il Comune di Milano, nuovi guai all’orizzonte per Dolce & Gabbana. Peter Fonda ha sporto denuncia presso la Corte Superiore della California contro la griffe.  L’attore americano chiede un risarcimento di 6 milioni di dollari e la cessione dei proventi della vendita di una linea di magliette prodotta dal marchio italiano ispirate a Easy Rider, il film cult del 1969 interpretato da Dennis Hopper, Jack Nicholson e lo stesso Peter Fonda. Nella denuncia l’attore ha preso di mira anche la Nordstorm, la società di distribuzione dei capi d’abbigliamento che, assieme a D&G, dovrebbe quindi versare la cifra.

Ma nel capoluogo lombardo la querelle, intanto, prosegue. Gli stilisti hanno ripercorso la vicenda giudiziaria in un’intervista al Corriere della Sera. In primo grado, sono stati condannati in primo grado per omessa dichiarazione al fine di evadere le imposte. Ora loro ripetono:  “Per l’infedele dichiarazione dei redditi nel penale siamo stati assolti perché il fatto non sussiste. Lo stesso giudizio del gup per l’omessa dichiarazione: il fatto non sussiste”. Quindi l’annuncio: “Se la condanna a 400 milioni di multa sarà confermata, chiudiamo. Non saremmo in grado di resistere”. Ma gli stilisti spiegano anche di essere estranei alla vicenda che vede la vendita di un loro marchio a un prezzo di mercato guardato con sospetto dalla finanza e ribadiscono che tutto è stato fatto in modo legale. Dolce ritorna sullo scambio di fuoco con l’assessore. “Magari io non avrei scritto “fate schifo” scegliendo parole diverse. Ognuno ha il suo temperamento. Ma sulla decisione di chiudere per indignazione, pagando regolarmente i dipendenti, sia chiaro, siamo stati d’accordo. Non ne potevamo più”. Ancora una volta, ribadiscono un concetto a loro caro: a differenza di altri, non hanno residenze fittizie all’estero ma da sempre vivono nel nostro Paese, inoltre “Abbiamo due imbarcazioni, ormeggiate in porti italiani e battono bandiera italiana”.

Pompei non perde il titolo di patrimonio dell’Unesco

Pompei-unesco-tuttacronacaGiovanni Puglisi, presidente della commissione nazionale per l’Unesco, ha assicurato che “Il titolo di Patrimonio mondiale per gli Scavi di Pompei non è affatto a rischio”. Il presidente ha spiegato che: “La presenza oggi dei due ministri Bray e Trigilia e della Commissione parlamentare mi ha dato la certezza che il livello di attenzione e di monitoraggio è al massimo”. Ha quindi concluso: “L’Unesco questo aveva bisogno di sapere e questo oggi registra”.

D&G riaprono i negozi… e la Lega raccoglie firme contro Pisapia

dolce-gabbana-lega-tuttacronacaLa Lega approfitta della riapertura dei negozi Dolce&Gabbana, dopo tre giorni di serrata per “indignazione”, per avviare una raccolta firme a sostegno dei due stilisti e contro l’assessore Franco D’Alonso e il sindaco Giuliano Pisapia. Un gruppo di rappresentanti del Consiglio Comunale di Milano della Lega si è infatti riunito oggi davanti alla boutique di corso Venezia esponendo anche una bandiera della Lega e un cartello che recita: “Raccolta firme. Pisapia caccia D&G ma firma contratti con occupanti abusivi. La Lega dice no”. Il capogruppo al Consiglio comunale, Alessandro Morelli, ha spiegato: “Presentiamo una mozione per dire che se il sindaco si comporta così con le eccellenze del made in Italy allora faccia lo stesso con tutti quelli che hanno situazioni di illegalità, come gli occupanti abusivi”. Luca Lepore, consigliere comunale, mostrando un foglio con la stampa ‘D&G D’Alfonso e Gang’ aggiunge: “D’Alfonso dice che con questa storia Dolce e Gabbana si sono fatti pubblicità, allora noi la facciamo a D’Alfonso, ma la facciamo negativa”. Tra i primi firmatari una negoziante della zona Brera che fa anche parte del gruppo ‘Commercianti contro area C’: “I turisti stanno scappando, il centro è sfasciato ed è pieno di graffiti. Noi del comitato avremmo dovuto fare una serrata come l’hanno fatta D&G. Dobbiamo trovare un modo per far cadere il sindaco”. Per quello che riguarda i dipendenti, nessuno parla, anche perchè “non siamo autorizzati a parlare dell’azienda e siamo stati invitati a non fare commenti sulla vicenda”. A sbilanciarsi è invece il direttore del Martini Bar, Mirko Caria: “Io e l’intero staff avalliamo al 100% la decisione degli stilisti e sosteniamo la loro protesta contro il Comune”. A quanto si dice dietro le vetrine delle boutique di Dolce&Gabbana, i clienti oggi non hanno fatto tante domande sulla chiusura straordinaria, ma da quel che si sente dire sui marciapiedi, non tutti hanno digerito il comportamento dei due contendenti. Se le dichiarazioni di D’Alfonso sono state “l’ennesima sparata politica”, dicono alcuni clienti appena usciti dai negozi, la chiusura di tre giorni è stata “forse un’esagerazione”. Per quel che riguarda Pisapia, la polemica “è assolutamente terminata e finita”. Il sindaco ha proseguito “Loro questa mattina hanno riaperto i negozi e spero che adesso finiscano le polemiche e si guardi avanti nell’interesse della città, della moda, della collettività e del paese”. Il sindaco ha precisato inoltre di avere invitato, attraverso il direttore generale della maison, i due stilisti a Palazzo Marino “per parlarci e chiarirci, basta con le polemiche”. Gli stilisti non hanno ancora confermato la loro presenza all’incontro che dovrebbe aver luogo mercoledì. A chi gli ha chiesto perchè in un’intervista apparsa ieri su La Repubblica si fosse definito ‘indignato’ ha poi risposto: “chi dice che Milano fa schifo non può che fare indignare non solo il sindaco ma tutti i milanesi”. Sulla vicenda è entrato anche il presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, che ha dichiarato: “Mettiamo a disposizione i nostri spazi. Mi sembra una follia, un’azione masochistica dire di no a chi rappresenta i marchi d’eccellenza, specie in un momento di crisi”. Ha poi concluso: “Spero che il Comune di Milano faccia un ravvedimento operoso”.

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Pisapia: Dolce e Gabbana dovrebbero chiedere scusa a Milano

pisapia_d&g-tuttacronacaContinua la tensione a Milano e anche il sindaco Pisapia, che ha tentato di mantenere i toni bassi per giorni, ora si è stancato. Dopo la serrata delle vetrine di Dolce e Gabbana e la loro “indignazione” contro la città di Milano, ha spiegato a Repubblica: ” Adesso basta, gli indignati siamo noi. La reazione di Dolce e Gabbana è decisamente sopra le righe, inaccettabile: dovrebbero chiedere scusa a Milano”. Per il Primo Cittadino, quello che manca sono i presupposti per una simile reazione: “Se la prendano con la Guardia di Finanza, l’Agenzia delle Entrate, i pubblici ministeri e la stampa. Da ultimo con la città di Milano”. Anche perché, ricorda Pisapia, “la frase infelice dell’assessore è stata chiarita immediatamente”. E poi, “se si sono sentiti offesi potevano prendersela con lui (D’Alfonso, ndr). Che c’entra “Milano fai schifo”? Per la moda facciamo tantissimo”.

La strada per la risalita dell’economia italiana… passa da Pompei?

pompei-pil-tuttacronacaMartedì il ministro per la Coesione Territoriale Carlo Trigilia visiterà, accompagnato dal ministro Bray, gli scavi di Pompei. E al riguardo dichiara: “Pompei in un Paese civile sarebbe motore del Pil”. Nel frattempo, da Napoli, il ministro ha sottolineato che il patrimonio “è un esempio delle grandi potenzialità del Sud che non sono ancora adeguatamente sfruttate e che dobbiamo sfruttare con una strategia adeguata”.

Continuano le polemiche a Milano: Dolce e Gabbana riconsegneranno l’Ambrogino

dolce-gabbana-protesta-milano-tuttacronacaNon si placa l’ira di Dolce e Gabbana dopo le parole, riportate da alcuni quotidiani, dell’assessore al Commercio Franco D’Alfonso secondo cui il Comune non avrebbe concesso spazi a evasori come loro. Ora non solo Stefano Gabbana si dice disposto a riconsegnare l’Ambrogino d’oro ricevuto nel 2009, “Per quanto riguarda l’Ambrogino d’oro – si legge in Twitter – ci è stato richiesto indietro in quanto ‘presunti evasori’. E a tempo debito lo ridaremo volentieri”, ma gli stilisti hanno anche acquistato, su alcuni quotidiani, una pubblicità. In questi spazi spiegano le ragioni che li hanno portati a chiudere le loro attività a Milano come protesta contro il Comune. Nello spazio, inoltre, è riportato un testo in cui i loro avvocati presentano la loro versione sulle richieste del fisco e sulla condanna di primo grado a un anno e otto mesi che “ovviamente – sottolineano – sarà impugnata”. Gabbana ha inoltre postato in Twitter una foto della pagina accompagnandola con la didascalia: “La verità”.

Nuova indagine per Mps: nel mirino gli ex vertici

monte_paschi_siena_tuttacronacaNuovi guai per il Monte Paschi di Siena: indagate 11 persone, tra cui l’ex presidente e l’ex ad, Giuseppe Mussari e Antonio Vigni, Gianluca Baldassarri, il responsabile dell’area finanza finito in carcere, Pier Luigi Fabrizi ed Emilio Tonini, presidente e dg fino al 2006. La nuova inchiesta, che coinvolge gli ex vertici del Mps, riguarda reati fiscali con riferimento agli esercizi dal 2005 al 2008. Per i pm di Siena hanno evaso almeno 178 mln di euro.

“Chiuso per indignazione”: D&G abbassano le serrande a Milano

D&G-serrata-tuttacronacaContinua lo scontro tra il Comune di Milano e gli stilisti Dolce e Gabbana, iniziato con le dichiarazioni dell’assessore al Commercio Franco D’Alfonso (“Qualora stilisti come Dolce e Gabbana dovessero avanzare richieste per spazi comunali il Comune dovrebbe chiudere le porte, la moda è un’eccellenza nel mondo ma non abbiamo bisogno di farci rappresentare da evasori fiscali”) e proseguito con un tweet di Stefano Gabbana (“Fate schifo”). L’assessore ha poi spiegato: “Era una frase estrapolata da una conversazione informale riguardante argomenti generali, che non esprimeva l’opinione dell’Amministrazione. La presunzione di innocenza vale per tutti”. Il sindaco Pisapia è quindi intervenuto a sua volta: “La battuta dell’assessore D’Alfonso è stata improvvida, ma la reazione di Stefano Gabbana è stata ingenerosa”. “Milano è la capitale della moda, un settore che sosteniamo con piena convinzione e massimo impegno”. Oggi i due stilisti hanno risposto con la pratica: chiuse le boutique milanesi. “Chiuso per indignazione”, con tanto di traduzione in inglese, è la scritta che appare in vetrina su grossi cartelli. Sotto, l’articolo con le dichiarazioni incriminate.

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Stefano Gabbana attacca il comune di Milano con un tweet

gabbana-milano-tuttacronacaSu un articolo del quotidiano Il Giornale, si legge una dichiarazione dell’assessore comunale alle Attività produttive Franco D’Alfonso: “Qualora stilisti come Dolce e Gabbana dovessero avanzare richieste per spazi comunali, il Comune dovrebbe chiudere le porte, la moda è un’eccellenza nel mondo ma non abbiamo bisogno di farci rappresentare da evasori fiscali“. Stefano Gabbana ha risposto via Twitter, inveendo contro il Comune di Milano e allegando una foto del giornale che ritrae l’articolo incriminato. Lo stilista ha cinguettato: “Comune di Milano Fate schifo!!!”

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L’evasione cinese nel nostro paese: a Prato è più di 1 mld

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Di integrazione si parla spesso, di evasione fiscale compiuta dai cittadini stranieri nel nostro paese molto di meno. Il mal costume sicuramente lo hanno ereditato da noi, ma questo non giustifica certo il reato che reiterano costantemente. E’ stato soprannominato l’assessore-sceriffo Aldo Milone, assessore alla Sicurezza dal 2007 della città di Prato, centro del distretto tessile che ospita 112 etnie diverse e dove quella cinese è la comunità più forte con 14 mila presenze regolari dietro  le quali e di nascosto dalle autorità lavorano altre 25 mila anime. Milone ha mandato i suoi primi 50 dossier con circa 357 evasori cinesi seriali all’Agenzia delle entrate e ha fatto “emergere” l’evasione cinese che sarebbe, più o meno di un miliardo l’anno. I cinesi forti anche del fatto che non esista un accordo di estradizione tra Italia e Cina sfruttano ogni buco della legislazione italiana e quando un clandestino viene raggiunto da un decreto di esplusione rimane tranquillamente sul nostro territorio non essendoci nessun accordo.

Ma cosa sfruttano i cinesi? In Italia i controlli fiscali non partono prima dei 20 mesi di attività. Il gioco è semplice: si fa una ditta uninominale che chiude quindi al secondo anno di attività. A quel punto ne viene aperta una nuova e si azzera la possibilità di essere sottoposti a un controllo.

Milone è una “celebrità” nel suo campo: dal ’95 quando da Sarno si trasferì a Prato come poliziotto già con i suoi superiori affermava: “Dotto’, guardate che questi sono peggio delle cavallette” e all’epoca la comunità cinese contava circa 3 mila presenze. Ora la sua squadra di 80 uomini  organizza raid settimanali per chiudere i laboratori clandestini che si moltiplicano di minuto in minuto.

L’integrazione ci vuole, ma prima forse si dovrebbe insegnare a far rispettare le regole.

Lavezzi dopo la presunta evasione fiscale arriva la ricettazione

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Ezequiel Lavezzi, ex calciatore del Napoli, aveva già i suoi problemi giudiziari. I suoi procuratori infatti erano stati accusati di presunta evasione fiscale internazionale, ora arriva l’altra accusa che lo indaga per ricettazione e il suo nome è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica del capoluogo campano.

I fatti contestati risalgono a un anno fa quando ci fu l’addio del Pocho alla squadra alla squadra partenopea che lo portò a trasferirsi in Francia. E proprio mentre si trovava in aeroporto quello che doveva essere un controllo di routine,  da parte degli uomini dell’Agenzia delle Dogane, si rivelò invece una incredibile scoperta. Dentro a uno degli imballaggi di Lavezzi fu ritrovato un reperto archeologico di inestimabile valore: il busto marmoreo riproducente la testa di un filosofo, risalente all’epoca romana. Un pezzo rarissimo risalente al primo secolo dopo Cristo. Con ogni probabilità il reperto proveniva dalla zona di Pompei.
Il giocatore si giustificò dicendo:  «Mi è stata regalata», e poi aggiunse:   «Vi ripeto, io non conosco la provenienza di quest’opera d’arte. Si tratta di un omaggio che mi ha fatto un napoletano che vive a Posillipo. Altro non sono in grado di dirvi».
Adesso le indagini sono in corso per capire se il giocatore possa aver avuto delle responsabilità e per accertare la posizione di colui che omaggiò Lavezzi con un’opera d’arte probabilmente saccheggiata da Pompei. Si immagina un traffico ben più vasto, date le condizioni in cui versa il sito archeologico, è facile che ci sia un trafugamento di opere provenienti proprio da quel patrimonio dell’Unesco che sta agonizzando. I governi si susseguono, ma resta un “malato senza cure”.

Indagato un ex assessore di Cortina… diamanti in nero?

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Ha rassegnato ieri le sue dimissioni Luca Alfonsi presidente della delegazione dall’associazione dei commercianti di Cortina d’Ampezzo. La notizia è stata resa nota dal suo avvocato. Il noto gioielliere ed ex assessore Alfonsi è indagato, infatti, dalla Procura di Belluno con l’accusa di dichiarazione infedele, per non aver emesso la ricevuta nella vendita di quattro brillanti del valore di un milione di euro.

I diamanti, secondo quanto riportano i giornali locali, sono stati ceduti al senatore bresciano, Riccardo Conti del Pdl con un assegno non coperto. Quando Alfonsi avrebbe tentato di incassare quegli assegni senza riuscirci, la vendita sarebbe stata bloccata e il politico avrebbe manifestato l’intenzione di restituire i gioielli.

Quindi il suo legale parla di un’operazione fiscale complessa e il suo assistito è pronto a dare ogni spiegazione.

Ma tra le notizie sul caso, comparirebbe anche un bonifico bancario. Si potrebbe quindi ritenere che Alfonsi non riuscì effettivamente a incassare gli assegni scoperti, ma poi, in un secondo tempo potrebbe aver incassato un bonifico effettuato dallo stesso Conti. Ma queste sono solo supposizioni che devono trovare un corrispondente nelle indagini, quindi al momento il gioielliere ha preferito dimettersi dall’associazione dei commercianti e attende di poter dare spiegazioni in merito a quella vendita.

 

Condanna a 1 anno e 8 mesi per Dolce e Gabbana

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Il giudice della II Sezione Penale del Tribunale di Milano. Antonella Brambilla, ha condannato a un anno e 8 mesi gli stilisti Dolce e Gabbana in relazione a un’evasione fiscale di circa un miliardo di euro, mentre li ha assolti per il reato di dichiarazione infedele, che tra l’altro era entrato in prescrizione, perchè il fatto non sussiste. A entrambi ha poi concesso la sospensione condizionale della pena. Più lieve la condanna rispetto quella chiesta dal pm, di due anni e sei mesi. Altre quattro condanne sono poi state inflitte ad altrettanti imputati, tra i quali Alfonso Dolce, fratello dello stilista. Tutte sono sotto i due anni e con la sospensione condizionale della pena. Un imputato invece, Antoine Noella, è stato assolto “perché il fatto non costituisce reato”. A tutti sono state concesse le attenuanti generiche. Stando alla tesi dell’accusa, sarebbe stata creata nel 2004 una ‘scatola’ di diritto lussemburghese, la società Gado, che risultava essere la proprietaria di due marchi del gruppo, per ottenere vantaggi fiscali. In sostanza, agli stilisti era contestata un’operazione di esterovestizione. Ma il reato riconosciuto dal giudice è relativo a circa 200 mln d’imponibile e non i restanti 800 della contestazione. A marzo, la Commissione tributaria aveva confermato in secondo grado la maxi-sanzione da 343 milioni di euro a carico di Dolce e Gabbana per l’evasione fiscale. Uno dei legali degli stilisti, Massimo di Noia, ha già dichiarato: “leggeremo le motivazioni e impugneremo in Appello”.

Le autorità irlandesi indagano sul Cav: ipotesi di riciclaggio ed evasione fiscale

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L’Irish Sun, pubblicando la notizia in prima pagina come “esclusiva mondiale”, ha rivelato che le autorità irlandesi starebbero indagando su Berlusconi per l’ipotesi di riciclaggio ed evasione fiscale. Secondo l’articolo, le indagini del “Garda Bureau of Fraud Investigation’s” sarebbero partite da una segnalazione della polizia italiana, che avrebbe chiesto agli irlandesi di investigare sulle operazioni di Berlusconi con l’International Financial Services Centre di Dublino. Il periodo di riferimento sarebbe quello 2005-2007 e la somma ammonterebbe a circa 500 milioni di euro.
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L’Iva compie 40 anni… lo festeggerà con l’aumento?

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40 anni di Iva. 40 anni di imposta che in Italia negli anni è lievitata sino a raggiungere uno dei livelli più alti d’Europa. Ma se si calcola l’escalation degli aumenti dal 1973 a oggi si capirà immediatamente che il triste primato spetta ancora una volta alla nostra penisola.

In 40 anni nel nostro paese l’Iva è aumentata ben 8 volte (solo una volta al ribasso nel 1980 quando per pochi mesi fu portata al 15% e poi ritoccata al 14%) in media ogni 5 anni. Il peggior aumento si ebbe il 5 agosto del 1982 quando fu innalzata da 15% al 18%:

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La Cgia di Mestre avverte che l’aumento previsto per luglio farà contrarre maggiormente i consumi che oggi sono tornati ai livelli di quelli del 1998. Un salto nel passato dovuto alla disoccupazione e alla tassazione eccessiva che sta flagellando i cittadini italiani. Gli stipendi si calcola che servono per i mutui ( o gli affitti), le bollette, la scuola, le tasse, la spesa… non c’è più margine per pensare di comprare qualcosa che non sia strettamente necessario. Spesso si preferisce ricorrere a una riparazione piuttosto che alla sostituzione, ma con l’Iva si tasseranno ancora di più anche le riparazioni… probabilmente ci sarà ancora più evasione e una contrazione ulteriore dei consumi!

L’ultimo ritocco all’Iva è infatti avvenuto nel 2011: nonostante l’aliquota ordinaria sia salita dal 20 al 21%, il gettito dell’imposta, tra la metà di settembre del 2011 ed il dicembre del 2012, è diminuito di 3,5 miliardi di euro. A cosa serve quindi aumentare ancora?

Quando il dipendente guadagna più del datore…

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L’Italia, un tempo, era terra di poeti, navigatori e santi… ora di caste, di disperati e di evasori. Che succede quando il dipendente guadagna più del datore di lavoro? O che il datore è così generoso da pensare solo alle famiglie dei propri dipendenti (a scapito della sua) o che evade il fisco! Delle due l’una… ma quale? Guadagni miseri, a volte non sufficienti neppure per mandare avanti l’attività che pure resta aperta per anni… Gioiellieri, autosaloni, parrucchieri, bar… ma anche tassisti, estetisti,  albergatori! In media queste attività hanno guadagnato meno di 18mila euro, contro i loro dipendenti che si sono invece attestati sui 20.020, come rivelano i dati del ministero dell’Economia. Il reddito medio dichiarato è risultato pari a 28.000 euro per le persone fisiche (+2,4% rispetto al 2010), 38.400 euro per le società di persone (+2,2%) e 32.000 euro per le società di capitali ed enti (+1,3%). Ma spulciando le tabelle dei dati, attività per attività, emerge che molti autonomi e professionisti dichiarano redditi che in alcuni casi superano di poco i mille euro al mese. Come riesce ad esempio a non chiudere un istituto di bellezza  che dichiara un reddito medio di 7.200 euro l’anno? Solo per comprare i prodotti che servono per la cura della persona?  I bar in media dichiarano 17.800 euro, i taxi 15.600 euro. I gioiellieri invece hanno dichiarato 17.300 euro. Guadagni ridotti anche per alberghi che si fermano a 18.300 euro, gli autosaloni si fermano a 10.100 euro (non hanno venduto neppure un’auto?), i parrucchieri a 13.200 euro.

Ma se c’è chi fa un utile anche se basso, c’è invece chi sta “peggio” e va in perdita. Discoteche, spa e stabilimenti termali  risultano in rosso.

Va male, anzi malissimo ai  gestori di impianti sportivi: 400 euro l’anno, mediamente, nel 2011. Sull’orlo della povertà i noleggiatori di auto: 5.300 euro annui.

Chi invece sembra che non sia stato intaccato dalla crisi sono le farmacie e i notai rispettivamente con redditi medi di 103.400 e 315.600 euro l’anno.

CATEGORIE                       REDDITO MEDIO IMPRESA           
                                O DI LAVORO AUTONOMO            
Noleggio di autovetture         5.300 euro                      
Negozi abbigliamento e scarpe   6.500                           
Istituiti di bellezza           7.200                           
Tintorie e lavanderie           9.100                           
Negozi giocattoli               9.800                           
Autosaloni                      10.100                          
Parrucchieri                    13.200                          
Servizi di ristorazione         15.400                          
Taxi                            15.600                          
Macellerie                      16.700                          
Gioiellieri                     17.300                          
Bar e gelaterie                 17.800                          
Alberghi e affittacamere        18.300                          
Veterinari                      21.000                          
Imbianchini e muratori          23.600                          
Architetti                      29.100                          
Avvocati                        58.700                          
Studi medici                    69.500                          
Farmacie                        103.400                         
Notai                           315.600

Condanna a 2 anni e 6 mesi per Dolce e Gabbana

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2 anni e 6 mesi, a tanto ammonta la condanna richiesta dalla Procura di Milano per Domenico Dolce e Stefano Gabbana, imputati al tribunale di Milano per dichiarazione infedele e omessa dichiarazione dei redditi. Due sono i reati contestati, di cui uno già prescritto, ai due stilisti per una presunta evasione fiscale da circa un miliardo di euro. Stando al il pm, i due stilisti “furono i beneficiari dell’operazione di esterovestizione attraverso la Gado, società lussemburghese, che aveva solo un piccolo ufficio in un palazzo nel paradiso fiscale, non c’era nessuna struttura perché l’attività vera era tutta in italia.” Il magistrato ha poi invitato i giudici “a uniformarsi al principio della cassazione che aveva annullato l’assoluzione disposta dal Gup spiegando che in alcuni casi l’elusione fiscale è penalmente rilevante”. L’azienda di moda, in merito alla vicenda, ha già chiuso un contenzioso con l’agenzia delle entrate versando 90 milioni di euro in relazione alla società lussemburghese Gado creata nel 2004 e poi riportata in italia e ha tutt’ora in corso un altro contenzioso con il fisco in relazione ai marchi, dove in primo e secondo grado il ricorso è stato respinto e si attende l’eventuale decisione della cassazione.

 

Associazione a delinquere ed evasione fiscale: arrestato Ciancimino

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Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco di Palermo Vito, è stato arrestato su ordine del gip di Bologna con l’accusa di associazione a delinquere ed evasione fiscale e portato al carcere Pagliarelli del capoluogo siciliano. All’uomo viene anche contestata, dai pm, l’aggravante di aver favorito Cosa Nostra. E’ stata la GdF di Ferrara a svolgere le indagini che hanno portato all’emissione di 13 ordinanze di custodia cautelare, di cui nove in carcere e quattro ai domiciliari nei confronti dei componenti di un sodalizio criminoso accusato di frode fiscale nel settore della commercializzazione di metalli ferrosi. A Ciancimino sono contestati reati fiscali riferiti al periodo in cui viveva in Emilia-Romagna, con un’evasione calcolata in circa 30 milioni di euro.

Ciancimino è tra i testimoni chiave del processo sulla trattativa Stato-mafia, nel quale è anche imputato di concorso in associazione mafiosa e calunnia all’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Oltre a questo, il figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo è anche indagato per detenzione di esplosivo. L’aggravante che gli è stata inizialmente contestata dai pm nell’inchiesta sulla maxi-evasione ipotizza suoi rapporti con la mafia calabrese e in particolare con la cosca Piromalli della Piana di Gioia Tauro.

La verità secondo “el Pibe de Oro”: non sono un evasore!

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Maradona ha vinto ancora! Non dovrà un centesimo al fisco italiano

E’ stato perso il contenzioso da 40 mln di euro. Ora può tornare in Italia da uomo libero… E i napoletani lo accoglieranno ancora come un eroe? Intato l’Agenzia delle Entrate rigetta la sospensiva e “el pibe de oro” resta “debitore”. I suoi avvocati lo definiscono un “perseguitato”!  49b61f47161f3e82d0e7846787d5dfc8

Riciclaggio soldi per 2,6 mld nel 2012

 

500 arresti e 5000 denunce! Quasi il doppio dello scorso anno.

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“E io non pago!” costretti a pagare. Recuperati 12 mld dalla lotta all’evasione

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Il ruzzle dell’evasione! Scoperti frodi e danni all’erario per 6,5 mld

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Le città più hard? Milano e Roma. Uscite le classifiche di YouPorn

Tra i vip più cercati Sara Tommasi, Megan Fox e Hulk Hogan.

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L’industria produce un reddito che ci riporta al 1986!

Quanta evasione c’è, oltre la crisi???

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Dissequestro per la Palazzina Meeting di Rimini

L’associazione è collegata ai ciellini e alle associazioni cattoliche.  Secondo la Finanza, la Fondazione Meeting avrebbe ottenuto contributi pubblici pari a 310.000 euro facendo figurare perdite di bilancio negli anni 2009 e 2010.

MA NATURALMENTE ESSENDO ECCLESIASTICA IL REATO NON SUSSISTE?

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Asilo gratuito… Reddito basso… e viaggi in Usa per il Grande Slam

Perché spendere soldi per l’asilo? Perché pagare le tasse? Un appassionato di tennis è stato scoperto dalla GdF di Savona. Insieme a lui altre 49 posizioni irregolari.

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Nel mirino del fisco finisce Paola Perego!

Problemi sulle accise della benzina del suo yacht.

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Arricchirsi con il pneumatico… e l’evasione! 7 mln in tre anni, arrestato

Con lui anche la moglie ed il prestanome.

Youporn dietro le sbarre… ma per problemi fiscali!

L’imprenditore Fabian Thylmann, proprietario di  youporn e pornhub, e’ stato estradato dal Belgio alla Germania. Thylmann è stato arrestato dalla polizia tedesca e dove dovra’ affrontare un processo per evasione fiscale.

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Guai fiscali per Fabian Thylmann, il “boss” di YouPorn

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