I baci amari: arriva la cassa integrazione per i lavoratori Perugina

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La crisi è finita? La cassa integrazione resta e colpisce i lavoratori dei baci! Saranno 867 dipendenti a tempo pieno della Perugina Nestlé di San Sisto, a Perugia,a essere messi in cig almeno questo è quanto è stato deciso unilateralmente dall’azienda, ma la risposta dei sindacati è stata immediata:

“Siamo consapevoli della gravità della crisi in essere – riferiscono, in una nota congiunta, Flai-Cgil, Fai-Cisl, Uila-Uil e rsu – ma siamo altrettanto consapevoli che i suoi effetti sono amplificati oltremodo dalla mancata reazione, attraverso scelte industriali coraggiose ed investimenti, da parte del management italiano. Per questo non riteniamo accettabile scaricare in modo superficiale le conseguenze di questa situazione esclusivamente sul salario dei lavoratori, attraverso l’utilizzo di un ammortizzatore passivo e difensivo quale è la cassa integrazione”.

I sindacati e lavoratori propongono invece il contratto di solidarietà (applicato anche lo scorso anno) che al contrario presuppone un accordo su un piano industriale “che deve dare una prospettiva seria”.

“L’atteggiamento di Nestlé e la mancanza di un guida forte a livello di direzione azienda – concludono i sindacati – non offrono al momento queste garanzie”.

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Stretta sulla cassa integrazione, ci sarà la mannaia nei prossimi 3 anni

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La cassa integrazione è ormai un lusso che l’Italia, in ripresa secondo il governo, ma in crisi secondo gli industriali non si riesce più a permettere e così per i prossimi tre anni la scure dei tagli arriverà anche la mannaia sugli ammortizzatori sociali. I sindacati lanciano l’allarme:

“Si tratta di veri e propri tagli lineari mascherati, è inaccettabile: tante aziende che potevano sperare nella ripresa saranno costrette a licenziare da questo provvedimento del governo”, denuncia a ilfattoquotidiano.it Luigi Sbarra, segretario confederale della Cisl.

Il decreto del governo è già approdato in Parlamento nelle scorse settimane e mette in evidenza nuovi criteri di assegnazione della Cig in deroga… in pratica ci sarà una riduzione della spesa che ormai è fuori controllo. La Cig nata nel 2009 che fu lo strumento cardine del ministro Sacconi per cercare di far fronte alla crisi è costata allo Stato e quindi ai cittadini circa 8 miliardi di euro, ma è già previsto un aumento progressivo che l’Italia non può proprio permettersi.

Ma cosa dice in sostanza il nuovo decreto? Ecco come lo riassume il Fatto Quotidiano:

Il testo si compone di otto pagine, cinque articoli abbastanza semplici. Stabilisce i nuovi requisiti, validi dal primo gennaio 2014 (in maniera retroattiva dunque), per accedere alla Cig in deroga. Il primo è che soltanto i lavoratori con 12 mesi di anzianità in azienda potranno essere ammessi alla richiesta del trattamento. Niente ammortizzatori in deroga anche in caso di cessata attività e per tutte le imprese che non rientrano nell’articolo 2082 del codice civile (che include unicamente le attività produttive di beni e servizi). Ci saranno scadenze rigide di presentazione della domanda da rispettare. E nuovi limiti temporali per la concessione: un massimo di otto mesi nel 2014, ridotti a sei per gli anni 2015 e 2016.

Un articolo è dedicato anche alla mobilità in deroga, per cui viene fissato un tetto di fruizione complessiva di tre anni e cinque mesi; con un periodo massimo di sette mesi per le aziende che fino ad oggi hanno beneficiato di meno di tre anni di mobilità in deroga, e cinque mesi per quelle che sono già sopra tale periodo. Sono questi i punti principali del documento. Che non piace quasi a nessuno.

Il decreto ha già acquisito il parere della Conferenza Stato-Regioni: negativo. E i sindacati non saranno sicuramente fermi su quest’ultimo taglio che va a ledere l’ammortizzatore sociale che fino a oggi è stato un sostegno per tante famiglie. Soprattutto i sindacati sollevano obiezioni su le troppe tipologie di lavoratori esclusi: dagli apprendisti agli interinali, passando per gli studi professionali (che non a caso sono già sul piede di guerra). E poi il requisito dei 12 mesi di anzianità in azienda penalizza i neoassunti, che quasi sempre coincidono con i più giovani. Del resto non sono solo le associazioni di categoria ad esser critiche. Anche Confindustria a riguardo parla di “impostazione forse eccessivamente restrittiva”. E aggiunge che sarebbe opportuno “ricomprendere almeno i piccoli imprenditori“, nonché “ampliare le causali di concessione” (limitate fin qui a quelle tipiche del ricorso alla cassa ordinaria).

Sempre su Il Fatto Quotidiano si legge:

Il decreto è stato appena licenziato dalla Commissione al Senato: parere favorevole, stavolta. Ma con alcune osservazioni, di tenore simile a quelle già formulate da Regioni e sindacati. Come per esempio non escludere apprendisti e lavoratori a domicilio; trovare una soluzione intermedia tra i 90 giorni (previsti dall’attuale normativa) e i 12 mesi del nuovo testo sull’anzianità lavorativa; includere anche i datori di lavoro non compresi dall’articolo 2082 del codice civile; ammettere al trattamento i segmenti d’impresa che proseguono l’attività, in caso di cessazione non totale da parte di un’azienda. Adesso il governo ha facoltà di procedere autonomamente, ma parti sociali e Regioni sperano che possano esserci margini di modifiche, alla luce dei suggerimenti arrivati un po’ da tutti i soggetti interpellati. Il ministro del Lavoro Giovannini si è impegnato a convocare un nuovo incontro per un’ulteriore discussione. Perché ora come ora il decreto di riforma della Cig in deroga fa paura. “L’unica certezza – conclude Sbarra – è che con questi nuovi criteri nel 2014 avremo più disoccupazione. L’interesse del governo è far quadrare i conti. Ma tagliare sugli ammortizzatori in tempi di crisi è pericoloso. E anche antieconomico per lo Stato, perché vuol dire deprimere ulteriormente consumi e domanda interna. Lo sanno tutti”.

Stretta sulla Cig! La Stabilità leva il sussidio a chi ne ha già beneficiato

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Stretta sulla Cassa Integrazione. La Stabilità taglia il trattamento di mobilità in deroga che sarà concesso per una durata massima di 7 mesi (10 al Sud) a coloro che hanno beneficiato del sussidio per meno di 3 anni e per una durata di 5 mesi (8 al Sud) per chi ha già beneficiato dell’ammortizzatore per più di 3 anni. Per il 2015 e il 2016  non potrà essere concesso a coloro che ne hanno già beneficiato per 3 anni (anche non continuativi).

 

No all’aumento di capitale per Alitalia! Air France non sottoscrive ed è bufera!

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“I rappresentanti del gruppo Air France-Klm nel Consiglio di amministrazione dell’Alitalia hanno apprezzato le modifiche al piano industriale, ma non le hanno ritenute sufficienti, soprattutto sul fronte della ristrutturazione del debito” con queste parole Alitalia continua a volare nella bufera. Dopo tante indiscrezioni ora è arrivata la nota ufficiale  nella quale Air France si dice indisponibile a sottoscrive l’aumento di capitale di Alitalia, anche se resterà partner del vettore italiano. Ieri, in tarda serata, Alitalia aveva approvato un nuovo piano industriale della compagnia, prorogando l’aumento di capitale al 27 novembre. Ora serve un nuovo socio industriale, si deve quindi ricominciare a cercare un nuovo partner e soprattutto limitare gli esuberi che potrebbero avere una ripercussione pesante, proprio a tale riguardo il  vicepresidente Salvatore Mancuso si era limitato a dire “sono stati tenuti in grande considerazione i lavoratori e le loro famiglie”. Ma nel comunicato finale c’è scritto: “Il piano industriale si basa sulla ricerca di una accresciuta efficienza nella gestione delle attività e su un miglioramento della capacità di competere sul mercato anche attraverso una severa riduzione dei costi”. In particolare il nuovo piano prevede la riduzione del numero di aerei a medio raggio con il mantenimento di ore volate rispetto al 2013 grazie ad un miglior utilizzo della flotta. “Saranno aumentati – si legge ancora – i voli internazionali e intercontinentali”.

Le Regioni hanno finito i soldi per la Cig, il sistema è al collasso?

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Si sono rotti gli equilibri e ora sembra una grande corsa nel baratro dei conti in rosso. Tutto ha avuto inizio con un gruppo di lavoratori cassaintegrati a Catanzaro che hanno chiesto di vedere un documento: cioè l’attestato che esistono i fondi per pagare gli ammortizzatori sociali. I funzionari prendono tempo e i lavoratori in cassa integrazione bloccano una delle arterie più importanti della città. Ma Anche a Cosenza si sparge la voce e i cassaintegrati salgono sul tetto del palazzo dell’Inps e minacciano suicidi se i sussidi non venissero pagati. il problema di fondo esiste poiché sono circa 20 mila i lavoratori in mobilità o in cassa integrazione che attendono da 9 mesi i sussidi già autorizzati. Ma se il sud piange il nord non ride . Centinaia di migliaia di famiglie sono senza redditi anche se avrebbero diritto alla forma “eccezionale” ( che ormai è divenuta una norma, come succede spesso in Italia) di sussidio. La verità è una: la cassa integrazione è al collasso, le Regioni hanno finito i soldi e sono sempre più le aziende che mettono in mobilità i propri dipendenti. Il sistema non regge più.

Come spiega La Repubblica:

Dal distretto del tessile a Como, al commercio nel Lazio, fino all’edilizia in Campania o in Sicilia, sono probabilmente circa 350 mila i lavoratori che subiscono forti ritardi nel versamento degli ammortizzatori in deroga. La stima è di Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil, ma il “probabilmente” su di essa è d’obbligo. Il caos su autorizzazioni, versamenti e fabbisogno finanziario sulla Cig in deroga è tale che né l’Inps (che paga) né il ministero del Lavoro (che regola) hanno il quadro completo della situazione. Non si sa quante persone messe fuori dalle imprese non percepiscono più anche solo i soldi per comprare gli alimenti di base. La sola certezza è che centinaia di migliaia di lavoratori sono lasciati per mesi in un limbo, dopo che era stato garantito loro che potevano contare sugli ammortizzatori sociali. Solo in questi giorni, benché se ne parli da giugno, il governo ha sbloccato 500 milioni per accelerare i pagamenti degli arretrati. Si aggiungono poi 287 milioni dirottati in extremis dai fondi europei per contribuire alla cassa in deroga in Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. Saranno usati nei prossimi giorni per saldare alcune delle mensilità arretrate. Ma secondo stime (informali) del ministero del Lavoro, solo sul 2013 resta comunque un buco di 330 milioni. In questa fase il costo complessivo della Cig in deroga, secondo stime (ancora una volta, informali) del ministero del Lavoro, è di tre miliardi l’anno. Non è poco, se si considera che viene finanziata dalla fiscalità generale e non dai versamenti delle imprese presso l’Inps. Questo strumento di emergenza era nato con l’inizio della recessione per le esigenze di piccole aziende di ogni tipo: edilizia, artigiani, negozi, studi di notai o di avvocati. Imprese non hanno mai dovuto versare contributi all’Inps per la cassa integrazione. A titolo di confronto, nel 2012 le medie e grandi imprese industriali hanno versato 3,6 miliardi per gli ammortizzatori e hanno usato Cig ordinaria e straordinaria per 5,2 miliardi. Per loro il fabbisogno da coprire è dunque di circa la metà rispetto alle piccole imprese.

Ma non è solo la carenza di risorse a provocare quel dramma sociale silenzioso che è il collasso della Cig in deroga. Non era inevitabile che finisse così. A complicare tutto contribuiscono le scelte delle regioni, le incongruenze legali di questo strumento e l’insistenza dei sindacati a usarlo a dispetto delle disfunzioni che comporta.

[…] Da metà 2012 però i fondi delle regioni sono finiti e lo Stato centrale si è fatto carico della Cig in deroga per intero. Si è giunti dunque a un paradosso: un’amministrazione regionale autorizza una gran quantità di spesa pubblica alla quale deve far fronte un’altra amministrazione. Chi decide, sa che poi non dovrà pagare, magari alzando le imposte sui propri elettori. Non è dunque un caso se questo meccanismo di deresponsabilizzazione ha fatto esplodere il ricorso alla Cig in deroga. Hanno poi contribuito anche i sindacati, che su questo strumento hanno un potere vincolante: gli ammortizzatori non scattano se il sindacato non firma. Qua e là, di rado, ciò ha prodotto richieste di favori e tangenti per dare via libera alla cassa. Casi, sembrerebbe, sporadici. Ma anche agendo nelle regole, i sindacati tendono a prediligere questo strumento perché conferisce loro un ruolo
centrale. Formalmente la cassa integrazione è un reddito transitorio in attesa che la crisi passi e il lavoratore rientri in azienda. Nella pratica, con la Cig in deroga, diventa sempre meno così: il lavoratore non rientra quasi mai. Se i sindacati e le imprese accettassero la realtà del licenziamento, chi perde il posto avrebbe almeno diritto al sussidio di disoccupazione per 12 o 18 mesi: quello sarebbe sicuro e puntuale, perché coperto da automatismi di legge. Invece si preferisce continuare a fingere che certi posti non siano persi per sempre, a costo di lasciare gli addetti senza ammortizzatori sociali per mesi.

Pensione a 62 anni per chi è disoccupato, ma…

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Anticipo sulla pensione? Sì ma solo chi ha 62 anni e solo al posto della cassa integrazione in deroga questa almeno la proposta del Pd a cui sta lavorando Giorgio Santini. per ora non ci sono numeri o stime ma secondo il senatore dei democrat  “Si tratta di permettere alle persone che hanno perso un lavoro ed esaurito la possibilità di accedere agli ammortizzatori ordinari di potere incassare prima il proprio assegno pensionistico”. In un’intervista rilasciata da Santini all’Huffington Post, il parlamentare ha spiegato: “È un numero sempre crescente di potenziali esodati e per lo Stato significa mobilitare sempre più risorse”. I dati parlano infatti di un incremento esponenziale della cassa integrazione in deroga da i 2,4 miliardi del 2012 oggi si è passati ai 3 miliardi. Perché quindi continuare a pagare la cassa integrazione invece di far accedere queste persone alla pensione? Secondo il senatore ci sarebbe un guadagno anche da parte dello Stato “Bisogna riflettere su cosa convenga di più allo Stato, in questo caso non dovrebbe versare più i contributi ai lavoratori che invece è tenuto comunque a pagare erogando la cassa in deroga”. Ma i dubbi restano anche perché l’ipotesi di Santini non prevede, almeno sulla carta, penalizzazioni per il pensionamento anticipato, cosa invece che altre ipotesi al vaglio del parlamento prevederebbero. Come è conciliabile che chi ha il lavoro continui a lavorare e chi lo ha perso vada in pensione prima e senza penalizzazioni? “Si andrebbe in pensione con le vecchie regole e incassando un assegno commisurato ovviamente agli anni lavorati, ma trattandosi ancora di un’ipotesi si possono valutare varie possibilità”, ha affermato Santini. Si tratta comunque, di una proposta diversa e separata da quella circolata nelle scorse settimane, di un possibile pensionamento anticipato attraverso un prestito che il “pensionando” rimborserebbe attraverso micro prelievi sugli assegni.

Sempre secondo l’Huffington poi ci sono ancora novità:

Sempre sul fronte pensioni si fa strada nella legge di stabilità una possibile buona notizia. Si lavora infatti a una possibile rivalutazione piena per le pensioni fino a 2500 euro lordi al mese. Dopo che il governo Monti aveva congelato l’aggiornamento degli importi per tutte le pensioni superiori a 1500 euro, il governo aveva deciso di intervenire quest’anno fissando una rivalutazione del 90% per le pensioni tra i 1500 e i 2500 euro. Percentuale che invece, riporta il Messaggero, potrebbe salire al 100%. “C’è una certa apertura, si tratta di vedere se possono essere aggiunte risorse”, ha spiegato questa mattina il sottosegretario al Lavoro Carlo Dell’Aringa. Le risorse, spiega ancora il quotidiano capitolino, arriverebbero da un abbassamento della soglia oltre la quale scatterebbe il contributo di solidarietà delle pensioni considerate più ricche. Oggi l’asticella è fissata a 150 mila euro annui e potrebbe scendere a 100 mila.

Alitalia indagata, chiese la cassa integrazione per 250 dipendenti

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Alitalia è oggetto d’indagine per aver, secondo l’accusa, indebitamente percepito soldi a danno dello Stato per finanziare la cassa integrazione di 250 dipendenti, alla fine del 2012. La motivazione fu che c’era un eccesso di personale rispetto al reale fabbisogno della compagnia aerea. L’indagine è scattata come filone in seguito all’incidente dell’aereo Carpat Air finito fuori pista a Fiumicino.    

Secondo le indagini Alitalia avrebbe dichiarato il falso avendo stipulato il giorno precedente alla messa in cassa integrazione un contratto con la Carpat Air per il noleggio di aerei e di personale.  Non c’era quindi un esubero di personale?

Secondo Alitalia però non c’è stato nessun illecito “A proposito di quanto riportato da alcune agenzie di stampa, Alitalia ritiene di non aver commesso alcun illecito”, questo ha scritto la compagnia aerea in un comunicato in cui ha anche aggiunto  “Tempo prima della richiesta della Cig, Alitalia aveva stipulato un contratto con Carpat Air in Wet Leasedelegando alla compagnia romena la gestione di alcune rotte. Nessun nesso quindi tra l’appalto dato a Carpat Air e la cassa integrazione”.

Ora sul caso dovrà esprimersi la magistratura. 

 

Il dramma del lavoro a Pordenone: Ideal Standard licenzia 450 persone

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Il dramma del lavoro squarcia lo stabilimento di Orcenico di Zoppola (Pordenone) dell’Ideal Standard che ha annunciato il licenziamento di 450 dipendenti dopo il fallimento delle trattative. nell’incertezza anche la  integrazione in deroga, che il governo si era impegnato a garantire, l’azienda intende far scattare la procedura di mobilità dal primo gennaio. I sindacati hanno espresso il loro “sconcerto” e hanno fatto sapere di essere pronti alla mobilitazione.

Fiat investe 1 mld, ma proroga di Cig: gli italiani pagano un suv di lusso?

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La Fiat ha garantito gli investimenti necessari per il rilancio di Mirafiori, un miliardo che dovrebbe servire per la ripresa e la produzione di un nuovo modello di lusso: un suv targato da Maserati.   L’annuncio è arrivato nel corso dell’incontro tra l’azienda e i sindacati firmatari dell’accordo sullo stabilimento. Un mossa che serve prima di tutto a giustificare la richiesta di rinnovo della cassa integrazione straordinaria, in scadenza a fine mese per gli oltre 5000 dipendenti dello stabilimento torinese.

Con una nota il Lingotto ha ribadito l’impegno per il rilancio dello stabilimento spiegando che «l’azienda darà il via immediatamente al piano di investimenti necessario ad assicurare il futuro produttivo e occupazionale». Per farlo, e quindi riorganizzare le linee, sarà «richiesta la proroga dell’attuale cassa integrazione». La Fiat in cambio chiede e ottiene dai sindacati di difendere gli accordi firmati, quelli che l’hanno spinta a uscire da Confindustria, «strumenti determinanti per il rilancio qualitativo e produttivo degli stabilimenti» e «condizione imprescindibile per l’impegno industriale della Fiat in Italia». Alla Fiom, i cui delegati saranno riammessi in fabbrica dopo la sentenza della Consulta, lancia un appello ad «accettare le regole basilari della democrazia industriale, aderendo a un contratto firmato dalle organizzazioni sindacali largamente maggioritarie».

«Abbiamo fatto un accordo che ribadisce che il contratto firmato con la Fiat garantisce gli investimenti. Investimenti sono stati sbloccati e cominceranno a Mirafiori già nelle prossime settimane. È un ottimo risultato». Queste le parole di Luigi Angeletti, segretario della Uil. Soddisfatto Raffaele Bonanni, leader della Cisl: « Oggi è una giornata importante per i lavoratori di Mirafiori e di tutta la Fiat, frutto degli accordi e di positive relazioni sindacali». Sul piatto l’azienda avrebbe messo poco meno di un miliardo per produrre il futuro Suv della Maserati «entro il 2014» e -un altro modello di fascia alta.

Un grande risultato in tempi di crisi continuare a pagare la Cig? Un gran giorno quello in cui viene ribadita l’uscita da Confindustria? Il lavoro a quale prezzo? La sicurezza? i contributi degli italiani in una fabbriaca che ormai ha spostato il baricentro in altri continenti?

Sul web ecco le reazioni:

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Cassa integrazione da 7mila euro al mese… e intanto lavorano altrove

piloti-cassintegrazione-tuttacronacaRicevevano circa 7mila euro al mese, approssimativamente l’80% della loro ultima retribuzione, dagli Istituti Provvidenziali competenti i 15 piloti aerei in cassa integrazione che continuavano a lavorare presso altre compagnie aeree sebbene beneficiassero di consistenti trattamenti previdenziali da quella di appartenenza. Tra questi trattamenti la Cassa Integrazione Guadagni Straordinari, l’Indennità di mobilità e il trattamento previdenziale dello speciale Fondo Trasporto Aereo. E’ stata la Guardia di Finanza di Verona a smascherare i piloti che, nel frattempo, si erano fatti assumere da altre compagnie non italiane, tutte con sede principale presso paesi del Medio e dell’Estremo Oriente, con retribuzioni mensili pari mediamente a circa ottomila euro. Già nel 2011 erano stati accertati alcuni casi e ora ne sono emersi altri di piloti, tutti dipendenti di compagnie aree nazionali, indebiti percettori di trattamenti previdenziali. Il totale di trattamenti previdenziali indebitamente percepiti tra il 2009 e il 2013 dai quindici soggetti ammonta a circa 850.000 euro. L’indagine sulla truffa ai danni dell’Inps ha progressivamente comportato la denuncia dei 15 indebiti percettori alla competente Autorità Giudiziaria, interessando 8 Procure della Repubblica per le ipotesi di reato di indebita percezione di erogazione a danno dello Stato e di truffa ai danni dello Stato. Tra le 15 persone, il caso più eclatante è quello di un pilota che per un arco di circa due anni non solo ha percepito la Cassa Integrazione da una compagnia aerea italiana per un totale di 175.000 euro ma anche 161.000 euro da una compagnia aerea del Medio Oriente presso la quale era stato assunto in qualità di comandante.

Meridiana tra cassa integrazione e mobilità, il segretario Uil vola gratis

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C’è chi rischia la mobilità e la cassa integrazione e chi invece, come il segretario nazionale della Uil trasporti,  Marco Veneziani, uno dei principali  referenti sindacali che sta trattando per impedire che l’azienda sarda con i conti in rosso fallisca, vola quasi gratis fino alle Mauritius. Lo denuncia Costanza Bonacossa sulle pagine del Fatto Quotidiano aggiungendo che Veneziani sarebbe partito per le Mauritius insieme a un’altra persona il 4 agosto viaggiando in business class su un volo Meridiana gentilmente offerto dal management della compagnia aerea sarda. Il rientro dovrebbe essere previsto sempre per il 19 agosto. A dimostrare la partenza è il biglietto aereo originale, inoltrato dalla segreteria dell’amministratore delegato della compagnia aerea, Roberto Scaramella.  Al signor Veneziani, il biglietto è costato solo 221,40 euro di tasse, mentre normalmente i biglietti andata e ritorno per due in prima classe per le Mauritius costano intorno a 2mila euro.

La Meridiana ha già mandato in cassa integrazione oltre 1350 lavoratori, fra piloti e assistenti di volo e il segretario nazionale della Uil trasporti viaggia gratis sui voli della compagnia? Inoltre i sindacati di base hanno denunciato il travaso di lavoro da Meridiana alla controllata Air Italy che paga piloti e assistenti di volo circa il 30% in meno rispetto a Meridiana. I sindacati hanno denunciato quindi un’operazione poco trasparente che mira ad abbassare le buste paga dei dipendenti senza trattare un nuovo contratto per i lavoratori.

 Quindi il viaggio di Marco Veneziani volato alle Mauritius pagando solo le tasse e non la tariffa aerea sembra essere avvenuto in un momento quanto mai “inopportuno” secondo il Fatto Quotidiano. Il quotidiano ha provato a contattare Veneziani telefonicamente ma risulta irraggiungibile.

Sul biglietto aereo omaggio, l’ad di Meridiana Roberto Scaramella risponde attraverso l’ufficio stampa: “Escludo di aver dato una gratuità, probabilmente si tratta solo di uno sconto. Oggi, lunedì 12 agosto, il personale non è in ufficio e non è possibile fare una verifica. In ogni caso la policy commerciale dell’azienda è privata come il suo azionariato”.

L’Imu si pagherà! Chi a giugno e chi a settembre…

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Chi ha sperato nell’abolizione della tassa o addirittura nella restituzione può stare tranquillo che non avverrà. L’Imu resta e soprattutto si abbatte su le aziende. Il governo Letta forse non ha calcolato l’impatto devastante che la rata avrà sull’industria… ci si preoccupa di salvaguardare le famiglie bisognose ( il che è giustissimo), ma nessuno guarda alle imprese in difficoltà. Rimandare la rata dell’Imu a settembre sembra ora essere il toccasana per tutti i problemi italiani… ma si impoveriranno anche i comuni e i privilegi di molti saranno ancora salvi. Si prende tempo per rimodulare la tassa… intanto non si trova una soluzione alla ripresa! Il problema non è rimandare un’imposta con la promessa di rimodularla (per poi colpire la classe media che sta naufragando nella povertà), ma è trovare un meccanismo virtuoso… si cercano ancora provvedimenti demagogici, ma non risolutivi!

Operai sul tetto a Brindisi… la crisi e la cig spaventano!

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Hanno trascorso la notte in cima alla torre di un nastro trasportatore della centrale Edipower di Brindisi sette dei 24 operai della ditta Sogesa, che si occupa delle pulizie all’interno dell’impianto, i quali protestano dopo aver ricevuto la comunicazione di avvio della cassa integrazione. Stamani uno dei sette operai sulla torre, Antonio Rollo, ha accusato un malore ed e’ stato trasportato in ospedale per accertamenti. Le condizioni dell’operaio non desterebbero preoccupazioni.

Sui cassintegrati le banche ci guadagnano!

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Più cassintegrati ci sono, più le banche guadagnano. Quanto? Difficile dirlo con precisione perché ogni istituto di credito fissa il proprio tasso d’interesse sugli anticipi concessi ai cassintegrati e garantiti dal denaro degli ammortizzatori sociali che lo Stato tarda a versare ai lavoratori. Nel caso di banca Intesa, ad esempio, la cosiddetta ”anticipazione sociale” costa 35 euro su un importo prestato di 1.500 euro per una durata di sette mesi ad un tasso annuale effettivo globale del 4,03 per cento. Per Mps, invece, il riferimento sul tasso è l’Euribor a tre mesi, che naviga attorno allo 0,30%, ma nella realtà poi il saggio applicato si decide al momento dell’istruttoria della pratica. In Unicredit, invece, in filiale, non si riesce a spuntare nemmeno un foglietto illustrativo del prodotto ”anticipazione sociale”. In ogni caso una cosa è certa: se si è in assenza di fido, allora scattano interessi che possono variare fra il 14 e il 22 per cento a seconda dell’istituto di credito. Per fortuna che l’anticipazione, come spiega il dettaglio informativo alla clientela di Intesa, prevede l’apertura di ”conto corrente e un’apertura di credito” per sostenere il lavoratore ”in Cassa integrazione guadagni straordinaria o in Cassa integrazione Straordinaria Guadagni in Deroga quale anticipo delle somme che l’Inps verserà a titolo di integrazione salariale straordinaria”.

Un prodotto bancario, insomma, studiato nei dettagli cogliendo l’opportunità dei ritardi di pagamento dello Stato. Del resto la vicenda dell’anticipazione sociale è storia vecchia. Dell’accordo fra l’Associazione bancaria Italiana, Confindustria e i sindacati sulla questione c’è già traccia nel 2009 quando le parti, ”alla luce della situazione economica in atto nel Paese” ritengono ”opportuna la convergenza delle azioni ed il rafforzamento della collaborazione tra gli attori sociali” per dare una mano ai lavoratori ”in attesa del pagamento diretto da parte dell’Inps”. Da allora l’intesa è stata periodicamente rinnovata. E “le banche coinvolte anticipano, per un massimo di sette mesi, un’indennità non superiore ai 900 euro mensili”, come spiega una nota dell’Abi che ha rinnovato fino al 2013 l’intesa siglata con Confindustria e i sindacati.

Del resto i lavoratori spesso non possono permettersi lunghi tempi di pagamento come i quattro mesi di coda provocati dal ministro del Welfare uscente, Elsa Fornero, con i ritardi nel via libera, appena arrivato, alla copertura di 200 milioni per i versamenti 2012 e 2013 della Cassa in deroga (cifra, tra l’altro, secondo i sindacati, inferiore ai 380 milioni necessari). Senza contare che le attese possono anche essere più lunghe: ”Per la cassa straordinaria i tempi di erogazione possono arrivare anche a sei mesi perché tutto è centralizzato – spiegano dall’Osservatorio della Cisl su cassa integrazione e politiche del lavoro – Per quella in deroga, invece, le tempistiche possono variare da regione a regione a seconda della procedura burocratica decisa dall’ente”. Accade così che Regioni come la Calabria lascino a secco i cassintegrati anche per sei mesi, con le tensioni sociali che ne derivano.

E così, l’anticipazione sociale, nata a supporto dei lavoratori, si sta trasformando in un piccolo business bancario.

Bersani Vs Marchionne! Rapporti gelidi: “rispetti i politici!”

”Marchionne provi a contestare le mie parole quando dico che la cassa integrazione si giustifica solo se serve per allestire nuove linee di produzione e dunque nuovi posti di lavoro e che il governo dovrebbe chiedere spiegazioni alla Fiat. Non mi sembra un’oscenita’. Marchionne rispetti i politici!”

E’ così che Bersani apre il dialogo con l’industria?

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In tempo di crisi la Fiat manda in cassa integrazione! E noi paghiamo…

Sì noi paghiamo… la Fiat deve ristrutturazione uno stabilimento e mette gli operai in cassa integrazione!  Magari gliela paghiamo con le tasse pagate dai lavoratori a progetto???

BENVENUTI IN ITALIA!

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Diritto al lavoro e alla salute: lavoratori e cittadini a Taranto contro l’Ilva

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Lievita la Cig! 1 mld di ore perse per un totale di 3,8 mld di euro

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“Guerra civile” all’Ilva tra sindacati. La Fiom non firma la Cassa Integrazione

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Ilva: gli impianti di Genova si fermeranno entro 3-4 giorni

Minacce dall’azienda per il rifiuto di dissequestro dei prodotti finiti.

IL RICATTO ILVA CONTINUA!

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Crisi di Natale per 1428 operai dell’Ilva messi in Cig

Prodotti sequestrati e messa in cassa intergrazione per 1428 operai.

BENVENUTI IN ITALIA!

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Novembre di crisi: vola la Cig +5,1

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ILVA sempre peggio: cassa integrazione per 1942 operai, senza accordo dei sindacati

Giornata nera in casa Fiat

 

Gli analisti della banca svizzera Ubs hanno ipotizzato che la Fiat debba lanciare un aumento del capitale per finanziare l’incremento della quota in Chrysler dall’attuale 58,5%. Intanto il titolo ha perso a Piazza Affari il 5% e chiude a 3,5 euro. Per rincarare la dose, la casa torinese ha annunciato che a cavallo della fine dell’anno ci sarà un nuovo imponente ricorso alla cassa integrazione in tutti gli stabilimenti italiani a causa della crisi del mercato in Europa.

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