Tutti sul carro del vincitore: i politici e La Grande Bellezza

La-grande-bellezza-politica-tuttacronacaIn Italia basta una statuetta, anche se si tratta di un premio importante quale l’Oscar, per mettere tutti d’accordo. E per dimostrare una volta di più come si è pronti a salire sul carro del vincitore per sfruttare l’occasione di onori e gloria. Ecco allora che se l’ambito premio torna sul suolo italico dopo 15 anni (allora a trionfare fu l’inarrivabile La vita è bella di Benigni) con Paolo Sorrentino e il suo La Grande Bellezza, è questione di attimi prima che arrivi l’ovazione. Fiat crea uno spot ad hoc e la politica si tuffa nel patriottismo. Sul Fatto Quotidiano scrive Andrea Scanzi:

È un po’ come quando la gente esulta perché in quello stesso bar qualcuno ha vinto all’Enalotto: un misto di tenerezza e follia, perché il neovincitore è uno sconosciuto e dunque la sua vittoria non cambierà la vita di chi sta esultando. Qui però, oltre alla sensazione di straniamento, c’è forse un po’ di malafede. La vittoria di Paolo Sorrentino ha ispirato una quantità torrenziale di felicitazioni illustri (o pseudo-tali): un esercito di chi è felice davvero e di chi simula invece entusiasmo per mettere il cappello sul successo altrui. Magari sfruttandone la scia, magari elemosinando uno strapuntino di attenzione. Giusto essere felici per un premio a un bel film e a un cineasta prodigioso. Meno giusto, o quantomeno bizzarro, che tra i primi ad appropriarsi dell’Oscar sia Dario Franceschini. Certo, è italiano. Certo, è ministro della Cultura. Ciò nonostante, sfuggono i punti di contatto tra Franceschini e la bellezza (non necessariamente grande).

SU TWITTER, Franceschini pareva incontenibile: “Viva Sorrentino, viva il cinema italiano! Quando il nostro Paese crede nei suoi talenti e nella sua creatività, torna finalmente a vincere”. Non pago di una tale retorica, profusa con generosità invidiabile, Franceschini ha poi aggiunto: “Ho telefonato a Sorrentino per dirgli della mia gioia e ringraziarlo. Al risveglio sarà per l’Italia un’iniezione di fiducia in se stessa”. Particolarmente attiva la politica di quasi-sinistra nell’esprimere giubilo. Così Luigi De Magistris, sindaco di Napoli: “Ringrazio Sorrentino per avere inserito tra le sue fonti d’ispirazione Maradona e Napoli. Da Napoli, la città intera vi fa immensi complimenti”.

De Magistris, che pure da candidato sindaco si ergeva a novello “Gunny” Eastwood refrattario alla melassa, è inciampato pure lui nella finzione ipocrita della bellezza come panacea di tutti i mali: “(Sono) felice e orgoglioso per La grande bellezza di Sorrentino e Servillo. È con la bellezza che si sconfigge la crisi morale e culturale”. Non poteva mancare Matteo Renzi, che non ha rinunciato al “maanchismo” nemmeno parlando dell’Oscar: “In queste ore dobbiamo pensare ad altro e lo stiamo facendo. Ma il momento orgoglio italiano per Sorrentino e #LaGrandeBellezza ci sta tutto” (Renzi, da buon politico gggiovane, usa gli hashtag; Franceschini, da buon residuato bellico, no). Meno ilare la politica di destra, che però – non avendo di fronte un regista facilmente etichettabile – si è limitata a qualche affondo qua e là: altri tempi quelli in cui Giuliano Ferrara criticava così tanto La vita è bella da farlo piacere anche a chi non lo aveva amato. C’è anzi chi a destra ha addirittura plaudito, tipo Giancarlo Galan: un brutto colpo per Sorrentino. Ancora più ferale per il regista l’apprezzamento di Alemanno che in una nota ha scritto: “Il modo migliore per portare Roma verso il riscatto civile e verso l’uscita dalla crisi economica è quello di investire sulla sua bellezza e sul suo immenso patrimonio artistico e culturale”. Il profilo facebook di Roma Capitale ha scelto di cambiare la foto di copertina scegliendo quella del film. (…)

Il fatto che la pellicola non sia tanto sulla grande bellezza quanto sulla perdita di essa, è ovviamente un dato marginale: l’importante è fermarsi al titolo. L’importante è fare il trenino come in discoteca, canticchiando Brigitte Bardot Bardot o – meglio – Ahhh ahhh ahhh ahhh, a far l’amore comincia tu.

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La Fiat si riscopre italiana per cavalcare l’onda dell’Oscar

sorrentino-fiat-tuttacronacaNuovo spot per casa Fiat e protagonista è il regista di “La Grande Bellezza”, il film fresco di Oscar. Ecco allora che lo slogan diventa “La piccola Grande Bellezza” mentre appare Sorrentino al voltante di una 500 per un video che vuole rappresentare “tanto un tributo all’Italia e all’italianità quanto un sincero ringraziamento di Fiat al maestro che ha trionfato nella notte degli Oscar”. “Roma si offre indifferente e seducente agli occhi meravigliati dei turisti, è estate e la città splende di una bellezza inafferrabile e definitiva”. Questo lo scenario della pellicola, simbolo di un’estetica classica e eterna, contrapposta ad una sfavillante Hollywood.

Della Valle insulta Elkann e prende le difese dei giovani

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Le vittime sono sempre i giovani italiani accusati di essere mammoni, nullafacenti, impreparati al lavoro… nessuno parla mai che parli della frustrazione dei giovani che si vedono chiudere le porte in faccia, che vedono schiere di “segnalati” calpestarli e passare avanti, subire una politica cieca e inadeguata senza neppure poter alzare la voce, perché ormai l’Italia o almeno gran parte di chi la governa, levate poche e rare eccezioni, ha i tappi nelle orecchie così come li hanno i grandi gruppi industraili capaci solo di mettere le persone in cassa integrazione, minacciare di andare all’estero e sottrarre diritti ai lavoratori. Però poi c’è anche chi non ancora appagato dei privilegi di cui gode, pagati soprattutto dagli italiani con i loro sacrifici si permette di salire in cattedra e giudicare i giovani. Stavolta però l’industriale di turno ha trovato qualcuno che non è il solito “cassa integrato”, “esodato” o disoccupato, ma a rispondere a John Elkann prendendo le difese degli sfortunati ragazzi italiani è Diego Della Valle che ha dichiarato:  “Il poveretto di Jaki non perde mai tempo di ricordare agli italiani che è un imbecille” per poi aggiungere “Dovremmo fare un referendum e chiederci se lo vogliamo ancora in Italia” e infine sottolineare “Appartiene a una famiglia che ha distrutto una quantità industriale di posti di lavoro e, di conseguenza, anche le speranze di molti giovani”.

Il bolide della camorra: la uno raggiungeva i 300 km/h

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Motore modificato e un auto in grado di raggiungere i 300 km/h questa è stata la scoperta da parte degli agenti della squadra di Caserta e della polizia stradale che hanno sequestrato una Fiat Uno nel corso di un controllo in un’autofficina, a Casapesenna, il cui titolare è attualmente detenuto. Fra l’altro alla Fiat era stato modificato anche il colore essendo originariamente, nel 2008, di colore scuro mentre oggi è bianca. L’auto secondo gli agenti sarebbe rimasta in officina a disposizione delle corse clandestine ceh vengono effettuate tutti i weekend sulla Nola-Villa Literno, in particolare nel lungo tratto della statale 7 bis che da Castel Volturno va verso Pozzuoli. Oltre all’auto nell’officina vi erano diverse anomalie anche sui motori e in particolare sui telai.

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Scontro Della Valle e Elkann: “Gli Agnelli sono scappati” e “Tod’s azienda nana”

elkann-dellavalle-tuttacronacaStoccate a distanza per Diego Della Valle, patron di Tod’s, e John Elkann, presidente di Fiat. Alla base della rissa a distanza le critiche dell’imprenditore marchigiano alle ultime operazioni di Rcs, dalla cessione degli immobili all’aumento di capitale, con Della Valle che ritiene che la gestione attuale sia troppo legata a Fiat e Intesa Sanpaolo, in particolare al presidente del consiglio di sorveglianza, Giovanni Bazoli. Replica Elkann: “Della Valle pensi alla sua azienda. Rispetto ai suoi competitor è una nana”. E la risposta non tarda ad arrivare: “Il presidente della Fiat venga a vedere la Tod’s. Potrebbe anche rimanere per uno stage, visto che ha molto tempo libero, così potrà imparare cosa vuol dire lavorare per davvero”. Ma Elkann sottolinea: “Non posso pensare che sia Rcs a preoccupare della valle. Penso che la Tod’s lo preoccupi perché va male. Come tutti sanno, è giù del 20% da inizio anno.Rispetto ai suoi concorrenti, come Prada, Armani e il gruppo di Pinault, è un nano. Io sono molto soddisfatto, come lo sono e dovrebbero essere tutti gli azionisti di Rcs. Dopo l’aumento del capitale il titolo è salito del 25%, la società è gestita bene. Le azioni del management sono state molto efficaci. Il cda è indipendente e decide nell’interesse della società”. Ma Della Valle torna a tuonare, attaccando la famiglia Agnelli: “Con un Paese che vive una situazione drammatica, invece di essere pronta a dare il massimo appoggio, è scappata nella penombra per sistemare al meglio i propri affari personali. Chi si comporta in questo modo non merita nessun rispetto. Ora, comunque, basta con queste discussioni da pianerottolo, ce ne sono già troppe in questo Paese e non servono a nulla”. Se Elkann “è pronto, lo invito ad un confronto pubblico tra di noi così ognuno dirà quello che pensa”.

Fiat Chrysler Automobiles: la sede legale sarà in Olanda

Fiat Chrysler Automobiles-tuttacronacaIl nuovo gruppo nato dalla fusione delle case automobilistiche di Torino e Detroit si chiamerà Fiat Chrysler Automobiles e avrà sede legale in Olanda e sede fiscale in Gran Bretagna. Le azioni ordinarie dell’azienda saranno quotate a New York e a Milano. E’ stata la stessa azienda a renderlo noto con una nota ufficiale: “La nascita di Fiat Chrysler Automobiles segna l’inizio di un nuovo capitolo della nostra storia”, è stato il primo commento del presidente John Elkann. Marchionne esulta: “Oggi è una delle giornate più importanti della mia carriera in Fiat e Chrysler. Possiamo dire di essere riusciti a creare basi solide per un costruttore di auto globale con un bagaglio di esperienze e di competenze allo stesso livello della migliore concorrenza”. Dall’azienda intanto è arrivata la rassicurazione che la nuova fisionomia del gruppo non avrà ricadute negative sull’occupazione. “Tutte le attività che confluiranno in Fiat Chrysler Automobiles “proseguiranno la propria missione, compresi naturalmente gli impianti produttivi in Italia e nel resto del mondo, e non ci sarà nessun impatto sui livelli occupazionali”.

Papa Francesco e l’incontro con John Elkann

john-elkann-tuttacronacaUdienza privata oggi per il presidente della Fiat John Elkann che, con la famiglia, è stato ricevuto da Papa Francesco. L’incontro, che si è svolto in un ”clima molto caldo, cordiale” stando a quanto riferiscono ambienti vicini al presidente del Lingotto, si è tenuto nel Palazzo Apostolico. Con John Elkann c’era tutta la sua famiglia, la moglie Lavinia e i loro tre figli, Leone, Oceano e Vita, insieme alla famiglia della sorella Ginevra, Giovanni Gaetano d’Aragona, e il primogenito Giacomo.

Le parole di Marchionne e la rivoluzione Fiat

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Una vera rivoluzione quella annunciata da Marchionne per il futuro della Fiat dopo che Moody’s aveva sollevato notevoli preoccupazioni per la liquidità agli sgoccioli e per quello, che secondo la società di rating, sarebbe stato un passo più lungo della gamba. Ma ora Fiat punta a diventare un marchio per la “fascia alta” abbandonando quindi la sua vocazione storica di auto popolare. L’uscita dal mass market però, se da una parte sicuramente porta a una riconfigurazione e riorganizzazione aziendale dall’altra porta immancabilmente alla sostituzione di vecchie professionalità con nuove. Si riuscirà a riconvertire il personale?

Niente più automobili per il popolo.”Usciremo dal ‘mass market'” afferma Sergio Marchionne, ad di Fiat, che in una intervista al direttore di Repubblica, Ezio Mauro, spiega il futuro della casa automobilistica italiana dopo l’acquisto di Chrysler. “L’America ci dà valore – continua -. Rilanciamo l’Alfa e tutti gli operai rientreranno. Il futuro è questo”. E aggiunge: “Puntiamo sulla fascia medio – alta e le accuse sul debito di Moody’s non mi preoccupano”. L’America, spiega Marchionne, “ha creduto nelle nostre idee e ci ha aperto le porte. Lì, a differenza che da noi, il cambiamento piace. La cura ha funzionato e il mercato è ripartito prima del previsto”.

“Ho avuto fin dall’inizio la faccia tosta di dire che Fiat non ci avrebbe messo neppure un euro – ha spiegato l’ad della casa automobilistica di Torino – Abbiamo restituito al governo americano tutti i soldi che aveva messo in Chrysler”, e aggiunge: “Non è una conquista, abbiamo creato una cosa nuova. Da oggi il ragazzo che lavora in Chrysler, quando vede una Ferrari per strada può dire: è nostra”.

Ma se la Fiat ha restituito al governo americano sino all’ultimo dollaro investito in Chrysler,  quanta parte di quei soldi  sono stati pagati dagli italiani con la Cig per il personale della Fiat? L’operazione quindi è stato di mettere in Italia i dipendenti in cassa integrazione per poi investire in America e quindi tornare in Italia solo ed esclusivamente per “snaturare” la vocazione storica dell’azienda e la sua produzione di auto per il popolo. Agli italiani quindi rimarranno le auto prodotte in Asia e fino a qui ci potrebbe essere solo un po’ di nostalgia a non salire più su un modello “made in Italy”, cosa che comunque non avveniva da tempo visto che gran parte della componentistica veniva comunque prodotta fuori dai confini italiani, ma il vero problema viene sulla seconda parte del discorso dell’ad di Fiat:

“Usciremo dal ‘mass market’ – spiega Marchionne – per andare nella fascia Premium con Alfa e Maserati. Squadre di nostri uomini stanno preparando i modelli”. E parlando degli impianti e quindi dell’occupazione, l’ad di Fiat ha spiegato che “A Mirafiori-Grugliasco si faranno le Maserati. A Melfi le 500 X e piccole Jeep. A Pomigliano le Panda. A Cassino il rilancio dell’Alfa. Mi impegno: quando il piano sarà a regime, la rete industriale italiana sarà piena, naturalmente mercato permettendo”. E quindi, “si, dico che con il tempo – ha affermato riferendosi agli operai – se non crolla un’altra volta il mercato, rientreranno tutti”.

I dubbi quindi restano, ma speriamo che le speranze prevalgano!

Ma già in Europa aleggia il pericolo della stagnazione, quindi che il mercato, soprattutto quello dell’auto non abbia nuove flessioni o quanto meno non riprenda a pieno regime è più che fisiologico nel panorama economico che sta caratterizzando l’Italia. Quindi quei lavoratori? Quanti ne saranno riassorbiti? Quale sarà il futuro reale degli operai? Gli italiani, strozzati dalle tasse, spesso con i figli disoccupati o con i familiari esodati, avranno davvero come priorità l’auto? Inoltre in un’Italia in cui le zone pedonali e i percorsi ciclabili sono in aumento che ruolo avrà l’auto ora che ha perso anche la sua funzione di status symbol?

Ma secondo l’ad Fiat, “questa operazione ha permesso la sopravvivenza dell’industria italiana in un mercato dimezzato. Ora possiamo ripartire con reti e basi più forti. La società avrà un nome nuovo. Ci quoteremo dove c’è un accesso più facile ai capitali. La sede verrà decisa anche in base alla scelta di Borsa, ma avrà un valore solo simbolico”. Per Marchionne “La capacità italiana di produrre sostanza e qualità, di lavorare e costruire è enormemente più apprezzata all’estero che da noi. Il carattere dell’automobile italiana esiste eccome. Tutto ciò è una ricchezza da cui ripartire. Noi siamo pronti ma se continuiamo a martellarci i piedi, invece di puntare al meglio, finirà anche questa storia”.

Rispondendo alla domanda sull’interesse tedesco per l’Alfa Marchionne taglia corto: “se la possono sognare e credo che la sognino infatti. L’Alfa è centrale nella nostra strategia. Ma come la jeep è venduta in tutto il mondo ma è americana fino al midollo, così il dna dell’Alfa deve essere autenticamente tutto italiano, sempre, non potrà diventare americano. Basta anche con i motori Fiat nell’Alfa Romeo. Così come sarebbe stato un errore produrre il suv Maserati a Detroit: e infatti resterà a casa”. In dettaglio, “Fiat andrà nella parte alta del mass market, con le famiglie Panda e Cinqucento, e uscirà dal segmento basso e intermedio. Lancia diventerà un marchio soltanto per il mercato italiano, nella linea Y. La vera scommessa è utilizzare tutta la rete industriale per produrre il nuovo sviluppo di Alfa, rilanciandola come eccellenza italiana”.

Fiat compra tutta Chrysler, ma a Termini Imerese si licenzia

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Un successo manageriale per la Fiat, quello dell’acquisizione  definitiva della Chrysler, ma in Italia i dubbi che questa operazione possa portare benefici restano alti. Nonostante la piccola ripresa del settore dell’auto che ha fatto segnare a dicembre un dato positivo che mancava ormai da troppo tempo, ciò che preoccupa è che da questa ripresa la grande esclusa è proprio la Fiat. A Termini Imerese si continua infatti a licenziare, stavolta a perdere posti di lavoro è proprio l’indotto con 174 operai che hanno perso il lavoro: 155 erano addetti della Lear, che per la Fiat produceva sedili e 19 erano quelli della Clerprem, che curava la fornitura di gomma piuma e materiali sempre inerenti ai sedili.

Queste le parole rilasciate da Roberto Mastrosimone, segretario provinciale Fiom di Palermo, intervistato da Giornalettismo: 

È una vicenda che si trascina di anni, da quando la Fiat ha annunciato la chiusura di Termini Imerese, c’era un progetto di reindustrializzazione che però non è mai stato avviato. Così Lear e Clerprem nonostante avessero la possibilità di utilizzare la cig di licenziare i propri dipendenti. C’era la possibilità di utilizzare altri tre mesi di deroga, come hanno fatto altre aziende.  

Gli Agnelli proprietari di Chrysler: raggiunto l’accordo con Veba

Fiat-Chrysler-tuttacronacaSergio Marchionne e il fondo Veba hanno raggiunto l’intesa: il fondo otterrà 3,65 miliardi di dollari per cedere a Torino il 41,5 per cento della Chrysler, accordo che rende gli Agnelli i proprietari dell’intera casa automobilistica di Detroit. Marchionne commenta: “Un accordo importante di quelli che rimarranno nei libri di storia”.  Come spiega Repubblica, l’accordo prevede che Fiat paghi 1,75 miliardi di dollari cash. Altri 1,9 miliardi di dollari arriveranno sotto forma di un dividendo straordinario Chrysler istituito con l’accordo. Torino rinuncia alla sua quota di quel dividendo, pari a 1,1 miliardi mentre i restanti 800 milioni spettano a Veba come secondo socio della casa di Detroit. Fiat non avrà bisogno dunque di varare alcun aumento di capitale per arrivare al 100 per cento di Chrysler. A questo punto è ovviamente inutile la prevista quotazione in Borsa di Chrysler. Inizialmente le banche avevano ipotizzato un prezzo di 4,2 miliardi di dollari mentre il fondo assistenziale del sindacato ne aveva chiesti 5. Fiat spende tra azioni e cash un totale di 2,9 miliardi di dollari ai quali si aggiungono gli 800 di cash pagati dall’inizio dell’alleanza. In tutto il Lingotto spende meno di 4 miliardi per ottenere il 100 per cento di un’azienda che nel 98 i tedeschi di Daimler avevano pagato 36 miliardi di dollari. John Elkann ha mostrato una grande soddisfazione: “Aspetto questo giorno sin dal primo momento, sin da quando nel 2009 siamo stati scelti per contribuire alla ricostruzione di Chrysler”, ha commentato il presidente di Fiat. “Il lavoro, l’impegno e i risultati raggiunti da Chrysler negli ultimi quattro anni e mezzo sono qualcosa di eccezionale”. Marchionne ha inoltre sottolineato che l’acquisto “ci permetterà di realizzare pienamente la nostra visione di creare un costruttore di auto globale con un bagaglio di esperienze, punti di vista e competenze unico al mondo”. E ancora: “Nella vita di ogni grande organizzazione e delle sue persone ci sono momenti importanti, che finiscono nei libri di storia. L’accordo appena raggiunto con Veba è senza dubbio uno di questi momenti per Fiat e per Chrysler. Sarò per sempre grato al team di leadership per il sostegno e per il loro incessante impegno nel realizzare il progetto di integrazione che oggi assume la sua forma definitiva”.

Ecco come ci considerano nella tv americana: “dalla parte dei nazisti”

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I nostri “alleati” americani non perdono occasione di denigrare l’Italia nella televisione a stelle e a strisce. In un episodio della celebre serie televisiva satirica Griffin in onda su Fox, la famiglia media americana arriva in Italia, all’aeroporto di Roma e qui nel cartello di Benvenuto si legge “Non dimenticate che noi eravamo dalla parte dei nazisti”. Perché nessuno fa un’azione internazionale per vietare la denigrazione di uno stato sovrano? Perché l’Europa non tutela i Paesi membri? Si può ironizzare sul nazismo?

I Griffin non sono poi il primo atto di denigrare un intero popolo.  Basti pensare ai Simpson, dove  si ironizzava sulle vicende politiche dell’Italia. E in un’altra serie americana, Scandal, L’Italia era considerata solo come il Paese del bunga bunga: nel secondo episodio della terza stagione un personaggio dice: “Il Presidente degli Stati Uniti non può andare nel paese del bunga bunga”.

Ma anche in Europa tra i panini mafiosi, le pubblicità con i bimbi che piangono o l’auto con in affitto una famiglia italiana, il nostro paese subisce pubblicità negativa. Ma tutto sembra essere divertente e passa sotto silenzio. Quanto ci perde in immagine dell’Italia ogni hanno? Che danno economico ne abbiamo da tale ironia di pessimo gusto?

Non fu diffamazione: Formigli e Rai assolti

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Corrado Formigli e la Rai sono stati assolti dalla Corte di appello di Torino dall’accusa di aver diffamato la Fiat. I fatti si riferivano a una puntata di Annozero del 2 dicembre 2010 dove l’Alfa MiTo veniva paragonata ad altre auto di stessa categoria. A dare la notizia è lo stesso Formigli, all’epoca coautore della trasmissione, su Twitter. Santoro era già stato assolto in Assise.

 

 

Strade pericolose a Roma: l’auto ribaltata all’Infernetto

incidente-infernetto-tuttacronacaCome ricorda Katia Guercini, presidente del Comitato Genitori di una scuola romana che sorge in via Cilea, all’Infernetto: “Sono parecchi mesi che segnaliamo la pericolosità della strada, ma nessuno è intervenuto”. E le segnalazioni si sono rivelate profetiche. Oggi, infatti, proprio la Guercini si è trovata a dover segnalare un incidente stradale avvenuto in una via vicina, via De Falla, dove una Fiat 500 si è ribaltata. Sono stati i soccorritori intervenuti sul luogo ad estrarre il conducente dall’abitacolo.

Auto in crisi e Motor Show che salta… Bologna dice addio all’evento

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Il Motor Show a Bologna era una tappa fondamentale per la città e per gli appassionati di motori, ma quest’anno non ci sarà. Lo afferma la società organizzatrice che su Facebook posta:  “L’assenza del mercato, ci spinge dunque ad annullare l’edizione 2013 del salone, sia per rispetto verso il pubblico del Motor Show sia per lavorare in modo produttivo e concreto ad eventi futuri che possano contare di nuovo sulla massiccia presenza del settore”.

Alla base c’è la crisi dell’auto, ma anche le edizioni degli anni scorsi che progressivamente avevano visto la defezione dei marchi più illustri: dal gruppo Bmw-Mini alla Toyota, dalla Chevrolet alla Opel, per arrivare alla Fiat.

Anche la Fiat, nonostante gli aiuti statali, gli anni passati aveva deciso di non prender parte all’evento. E così dopo 40 anni di una manifestazione storica, di un fiore all’occhiello italiano, di una kermesse che richiamava turisti e convoglia risorse per la città. Gli hotel non avranno il sold out, così come non ci saranno le prenotazioni nei ristoranti e come anche non ci sarà quell’indotto che ruotava intorno all’evento.

Nel comunicato si legge anche:

“Gl events – si legge ancora nel comunicato – ha investito in modo importante negli ultimi 6 anni per garantire l’unico Salone italiano dell’Automobile e per dare sostegno al settore auto in un Paese che dal 2007 ha perso oltre il 50% del mercato automobilistico. E si propone di continuare ad operare nel nostro Paese ai fini di offrire un evento all’altezza delle aspettative di investitori e pubblico, che negli anni non ha mai fatto mancare il proprio sostegno”.

Speriamo che sia davvero solo un arrivederci e non un addio!

Fiat investe 1 mld, ma proroga di Cig: gli italiani pagano un suv di lusso?

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La Fiat ha garantito gli investimenti necessari per il rilancio di Mirafiori, un miliardo che dovrebbe servire per la ripresa e la produzione di un nuovo modello di lusso: un suv targato da Maserati.   L’annuncio è arrivato nel corso dell’incontro tra l’azienda e i sindacati firmatari dell’accordo sullo stabilimento. Un mossa che serve prima di tutto a giustificare la richiesta di rinnovo della cassa integrazione straordinaria, in scadenza a fine mese per gli oltre 5000 dipendenti dello stabilimento torinese.

Con una nota il Lingotto ha ribadito l’impegno per il rilancio dello stabilimento spiegando che «l’azienda darà il via immediatamente al piano di investimenti necessario ad assicurare il futuro produttivo e occupazionale». Per farlo, e quindi riorganizzare le linee, sarà «richiesta la proroga dell’attuale cassa integrazione». La Fiat in cambio chiede e ottiene dai sindacati di difendere gli accordi firmati, quelli che l’hanno spinta a uscire da Confindustria, «strumenti determinanti per il rilancio qualitativo e produttivo degli stabilimenti» e «condizione imprescindibile per l’impegno industriale della Fiat in Italia». Alla Fiom, i cui delegati saranno riammessi in fabbrica dopo la sentenza della Consulta, lancia un appello ad «accettare le regole basilari della democrazia industriale, aderendo a un contratto firmato dalle organizzazioni sindacali largamente maggioritarie».

«Abbiamo fatto un accordo che ribadisce che il contratto firmato con la Fiat garantisce gli investimenti. Investimenti sono stati sbloccati e cominceranno a Mirafiori già nelle prossime settimane. È un ottimo risultato». Queste le parole di Luigi Angeletti, segretario della Uil. Soddisfatto Raffaele Bonanni, leader della Cisl: « Oggi è una giornata importante per i lavoratori di Mirafiori e di tutta la Fiat, frutto degli accordi e di positive relazioni sindacali». Sul piatto l’azienda avrebbe messo poco meno di un miliardo per produrre il futuro Suv della Maserati «entro il 2014» e -un altro modello di fascia alta.

Un grande risultato in tempi di crisi continuare a pagare la Cig? Un gran giorno quello in cui viene ribadita l’uscita da Confindustria? Il lavoro a quale prezzo? La sicurezza? i contributi degli italiani in una fabbriaca che ormai ha spostato il baricentro in altri continenti?

Sul web ecco le reazioni:

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La Fiat minaccia di investire all’estero, l’Italia strangolata?

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A ritorno dalle ferie, la tensione in una delle fabbriche simbolo nel nostro Paese sale. E’ stata la sentenza della Corte Costituzionale del 23 luglio scorso che aveva dichiarato illegittima quella parte dell’articolo 19 delle legge 300 – lo Statuto dei lavoratori – che consente la rappresentanza solo ai sindacati firmatari dei con tratti, a infiammare i vertici Fiat. Ora devono accettare la nomina dei delegati Fiom.

Ma la Fiat ribadisce anche che senza legge sulla rappresentanza si mette a rischio il suo impegno industriale. Scrive: «In ogni caso, come peraltro suggerito anche dalla Corte Costituzionale, un intervento legislativo è ineludibile: la certezza del diritto in una materia così delicata come quella della rappresentanza sindacale e dell’esigibilità dei contratti è una condicio sine qua non per la continuità stessa dell’impegno industriale di Fiat in Italia».

Allo scenario delineato dal Lingotto reagisce Roberto Di Maulo, segretario generale della Fismic: «La situazione è molto grave. Il governo Letta sta dimostrando una assoluta inettitudine per affrontare i problemi reali del Paese e in particolare dell’industria manifatturiera». E aggiunge: «Rischiamo la completa delocalizzazione non solo della Fiat ma di tutti i gruppi industriali rimasti nel Paese senza quadro di riferimento certo per il sistema di relazioni industriali». Polemico con la Fiat, invece, il segretario Uilm, Rocco Palombella: «Per noi gli investimenti vanno rispettati, non possono essere subordinati a un intervento legislativo pur importante e necessario. Per gli investimenti c’è stata con la Fiat una fase di confronto molto sofferta. Chiediamo il rispetto degli impegni assunti dall’azienda in Italia».

Ecco come ci vedono gli americani! Nello spot Fiat siamo un optional.

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Gli americani non smettono di ritrarci come gli eredi di Alberto Sordi, senza capire che il grande attore comico romano, era il primo a esaltare i difetti del suo popolo, innalzando il livello a commedia dell’arte. Gli americani, non colgono la sottile differenza tra esasperazione di un carattere, per creare una gag comica, e realtà. E così nel 2013, rifanno il ritratto del nostro Paese tra luoghi comuni, battute scontate e cattivo gusto.  Lo spot della Fiat 500, realizzato per il mercato americano, che alcuni troveranno divertente, è in realtà solo l’ennesimo modo per fare un affresco delirante e irriverente che non è assolutamente veritiero della realtà odierna italiana. L’ennesimo sberleffo al nostro popolo, l’ennesima irrisione su un prodotto italiano che per veicolarlo al mercato interno americano ha bisogno di esasperare all’inverosimile i tratti, secondo loro, caratteristici dell’italiano medio.

Il video inizia con una coppia americana che si reca dal concessionario per comprare una Fiat 500. A questo punto il venditore gli propone un optional davvero “esilarante”: una famiglia italiana sul sedile posteriore che accompagnerà i proprietari in ogni viaggio.

Siamo un popolo in vendita? Schiavi esilaranti per far divertire gli americani? Non è prima di tutto un insulto  alla comunità italiana che da anni vive sul territorio statunitense e con il proprio lavoro e sudore si è fatta strada dimostrando come il nostro popolo sia stato capace di arrivare a ricoprire le più alte cariche? Ora si meritiamo anche di subire questo ennesimo oltraggio?

La conclusione naturalmente è che la famiglia americana alla fine imparerà la lingua italiana e acquisterà i modi di fare e la simpatia dei nostri connazionali. Che grande concessione!

Perché l’Italia non si ribella a questa colonizzazione che passa prima i tutto per un’immagine deviata del nostro popolo?

Brunetta contro Benigni: “uccide Dante”. Ma lo sa che Dante è morto?

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Brunetta si scaglia contro Benigni: “Un buon motivo per non andare all’Inferno è l’idea di trovarci Benigni che ripete la sua solfa uccidendo Dante anche là”.  Ma Renato Brunetta lo sa che Dante è morto? Come si può uccidere chi è già morto?

Il capogruppo del Pdl alla Camera ha poi continuato:

“Per il resto, finché Benigni ripete pateticamente le battute sul sottoscritto e altri colleghi del Pdl, attinte dal repertorio di Grillo e Crozza, non fa ridere, ma pazienza. Invece non c’entra nulla con l’umorismo, ed è pura menzogna, sostenere come fa lui che per la manifestazione di domenica a Roma ‘hanno pagato tutto e tutti’. Una infamia che colpisce non solo gli organizzatori ma diffama volgarmente tanta gente comune e perbene, che è capace di provare affetto per Berlusconi e rabbia per l’ingiustizia, ed è la stessa che prezzola Benigni con il canone quando ci rifila a tariffe milionarie i suoi flop danteschi”.

Roberto Benigni contro Berlusconi…

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Roberto Benigni chiude l’edizione 2013 di TuttoDante, iniziata a il 20 luglio scorso a Firenze in piazza Santa Croce con un attacco diretto a Berlusconi:

“Mi sono scordato un attimo della Cassazione e i giudici sono andati troppo veloci: non ho avuto il tempo di comprarli tutti”.

Queste sono state le parole con cui il comico toscano ha fatto riferimento al processo Mediaset e alla condanna dell’ex premier.  Come ogni sera Benigni , prima di iniziare la lettura dell’Inferno, ha cantato una canzone “Io sono il boss” del 1996 rivisitandola in chiave attuale e ricordando anche che ora Berlusconi potrebbe essere incorso in un nuovo reato dopo che Marino ha contestato il palco eretto in via del Plebiscito a Roma. Satira, ironia e anche uno sguardo al Vaticano.

Benigni infatti ha commentato così il viaggio di Papa Francesco, che durante il suo viaggio in Brasile ha viaggiato a bordo di una Fiat: “E’ riuscito a farla partire al primo colpo, questo in una futura causa di beatificazione sarà considerato il suo primo miracolo”. Quanto il comico a ha citato Papa Bergoglio dal pubblico, circa 5.000 persone, è partito un applauso per Papa Francesco a cui si è unito lo stesso Benigni.

Il nuovo spot della Fiat: l’indignazione delle cassintegrate

fiat-auto-donne-tuttacronacaUn gruppo di operaie in cassa integrazione dello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco, in provincia di Napoli, sono indignate per il nuovo spot realizzato da Fiat per la 500 Abarth Cabrio negli Stati Uniti. Le cassintegrate hanno commentato: “Qualcuno la chiama ‘arte’ ma a noi fa rabbrividire il pensiero sottinteso con cui Marchionne intende strumentalizzare i corpi delle donne da lui considerati ‘cose’, semplici pezzi di componentistica da manipolare per ‘fare prodotto’. Donne usate come sottogruppi da assemblare, corpi negati come i diritti dei lavoratori. Questa logica aberrante non è diversa, ma rafforzativa e peggiorativa, del precedente slogan della Fiat ‘noi siamo quello che facciamo’ (per la Panda di Pomigliano), come a dire che il lavoro e la vita umana diventano merce di rango e valore inferiore alle merci stesse in quanto ‘serventi’ del fine produttivo. Quella usata da Marchionne è una filosofia che pretenderebbe di estromettere i diritti dei lavoratori e quelli sindacali dalle fabbriche”.

La crisi dell’auto o l’auto della crisi? E’ ancora un bene indispensabile?

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La crisi indiscutibilmente si abbatte sull’industria automobilistica e per molte famiglie l’auto vecchia diventa una risorsa. Spesso si preferisce spendere in riparazioni piuttosto che mettersi sulle spalle un prestito per l’auto o investire i risparmi di una vita sull’ultimo modello supertecnologico.

A giugno il mercato dell’auto in Europa ha chiuso in calo del del 6,3%, a 1.175.363 vetture, contro 1.254.022 di un anno fa. E’ il livello più basso mai toccato dal 1996. A essere minata è soprattutto la Fiat con un calo a giugno pari a -13,6%.

Ma la crisi dell’auto dipende solo dalla recessione economica?

Probabilmente i fattori sono molto più complessi. Chi oggi può comprarsi un auto senza troppi problemi è chi sceglie anche i prodotti biologici, che consuma prodotti di lusso che rispettano comunque l’ecosostenibilità e si impegna ogni giorno per combattere l’inquinamento con piccoli gesti.  L’auto, soprattutto nelle grandi città, viene sostituita dalla bicicletta. E’ solo una moda? Forse, ma è anche una visione diversa della vita dei 30enni figli di generazioni di maniaci dei motori che oggi invece scelgono un alternativa ecologica. C’è poi chi l’auto nuova non può permettersela, ma forse neppure vorrebbe averla. Preferisce un vintage, un’auto usata che abbia una “sua storia”, un auto che non sia solo un freddo pezzo di lamiera supertecnologico. I giovani, giovanissimi preferiscono da sempre il motorino, la moto e il vento in faccia, rinunciano volentieri quindi all’auto. Poi c’è chi invece per una vita ha sognato di possedere una bella vettura, comoda, confortevole… ma quel sogno è irraggiungibile, colpa della crisi, ma colpa anche dei componenti!

A giugno infatti pesano sul mercato italiano anche la scarsità dei componenti che arrivano: «Il Gruppo Fiat, penalizzato dal risultato negativo del mercato italiano e dalla mancanza di alcuni componenti che hanno bloccato sui piazzali numerose vetture, a giugno è cresciuto comunque in Francia, Regno Unito e Spagna»: così, in una nota, Fiat commenta i dati delle vendite di auto in Europa. «Fiat con Panda e 500 ha dominato il segmento A – prosegue la nota – Bene anche la 500L e Freemont, ancora una volta tra le auto più vendute nei loro segmenti».

Su una cosa dobbiamo riflettere: l’auto è ancora un bene indispensabile? Il mezzo come concepito oggi è davvero ancora il sogno proibito degli italiani oppure oggi si sognano auto davvero ecologiche, di piccole dimensioni, sicure e facili da parcheggiare?

Nuovo spot Fiat: donne nude come parti dell’auto! E’ ammissibile?

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Donne e auto purtroppo nell’immaginario maschilista è sempre stato un connubio che ha portato bene all’industria automobilistica, ma forse questa volta la Fiat ha superato il limite. Non si tratta più di semplici modelle appoggiate alla vettura che dovevano far sottintendere che possedendo quella marca e quel modello sarebbe stato facile conquistarle, questa volta le donne, o parti anatomiche di esse, sono utilizzate proprio come carrozzeria nel nuovo spot della 500 Abarth Cabrio sulla Body Issue dell’ESPN Magazine, negli Stati Uniti.

Corpi nudi, dipinti incastrati alla perfezione che riportano in auge quel concetto retrogrado di donna oggetto. Donne motori omeglio donne nei motori che vogliono richiamare la moda del momento: il body painting che tanto dilaga in questa estate 2013. La carrozzeria umana al femminile… è tollerabile?

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La Fiat aumenta il suo peso nell’editoria: la vicenda Rcs

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Era nell’aria da giorni. Le indiscrezioni che parlavano di un rastrellamento dei diritti di opzione in Borsa di Diego Della Valle sul titolo Rcs avevano fatto intendere che ci fosse un altro concorrente. Ora la Fiat esce allo scoperto. L’azienda automobilistica, già impegnata per la sua quota parte dell’aumento Rcs, ha acquistato altri 10.700.000 diritti di opzione che danno diritto alla sottoscrizione di 32.100.000 azioni Rcs. “Al termine dell’aumento, nel caso in cui risulti integralmente sottoscritto, la partecipazione sarà pari al 20,135%”

A cedere i diritti sul mercato erano stati l’imprenditore della sanità, Rotelli, i Benetton, Merloni e le Generali. Tutti azionisti di via Solferino che avevano deciso di non sottoscrivere l’aumento di capitale di Rcs da 400 milioni di euro.

 

Auto travolge passeggino a Rimini: grave un bimbo di 6 mesi

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Vie pericolose a Rimini a causa dei pirati della strada. Dopo l’incidente del 14 giugno, quando un neopatentato travolse due turiste russe e dopo che mercoledì un ciclista è stato investito da un’auto poi dileguatasi, ieri sera, alle 21.25, una Fiat di colore bianco, sopraggiungendo ad alta velocità, ha travolto un passeggino che è stato danneggiato ed è rimasto senza una ruota. Gravi le condizioni del bimbo di 6 mesi rimasto vittima dell’impatto, che è stato trasportato subito all’ospedale in prognosi riservata. La madre del piccolo stava attraversando la trafficatissima via Emilia per raggiungere la chiesa di Santa Giustina quando l’auto ha sbalzato il passeggino per alcuni metri e il conducente è fuggito. Sull’incidente indagano gli agenti della polizia municipale di Rimini. Dopo alcune ore di inutile fuga, il pirata della strada si è costituito ai carabinieri. E’ un ragazzo di 22 anni di Santarcangelo studente universitario.

Proteste allo stabilimento Fiat di Pomigliano: tensioni al varco 1

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Da ieri lo stabilimento Fiat di Pomigliano è presidiato da manifestanti intenti nella protesta contro i sabato di recupero produttivo, concordati fra azienda e sindacati. Questa mattina ci sono stati momenti di tensione e incidenti quando alcuni manifestanti del comitato di lotta cassaintegrati è entrato in contatto con le forze dell’ordine nei pressi del varco 1 dove si tentava di impedire l’accesso agli operai: una persona è stata bloccata a terra e poi, colta da malore, è stata portata via in ambulanza. Ma un precedente scontro si era avuto anche con un altro gruppo di cassaintegrati, tra cui Michele De Palma, responsabile per il settore auto della Fiom. I manifestanti cercavano di convincere i colleghi a non entrare scegliendo invece di unirsi alla protesta ed hanno sostenuto che le forze dell’ordine starebbero “accompagnando i lavoratori in fabbrica”, senza dare loro la possibilità di parlare con i manifestanti per spiegare le ragioni della protesta. Il Lingotto ha precisato che  questa mattina l’attività produttiva all’interno Dello stabilimento fiat di Pomigliano d’Arco è “iniziata regolarmente” nonostante “gli atteggiamenti incomprensibili dei giorni scorsi da parte di alcune organizzazioni sindacali, politiche e sociali”. Evidenziato anche “il grande senso di responsabilità dei suoi dipendenti che si sono presentati regolarmente al lavoro riconoscendo l’importanza del primo dei due sabati lavorativi con recupero”. Un appunto anche per il lavoro svolto dalle forze dell’ordine: “Altrettanto importante è stata l’attività delle autorità competenti che, nelle ultime ore, si sono prodigate per assicurare la libertà di lavoro. In particolare  le forze dell’ordine hanno gestito la situazione in modo molto responsabile evitando che le dichiarazioni minacciose della vigilia trovassero concretezza in atti che non avrebbero portato a nessun risultato positivo”.

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La Fiat investe in Brasile… alla faccia dei cassa integrati!

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Fiat e Fiat Industrial investiranno 7,4 miliardi di dollari in Brasile nel periodo 2013-2016.

Lo ha annunciato l’amministratore delegato di Fiat Group, Sergio Marchionne, al termine di un incontro con la presidente del Brasile, Dilma Rousseff. L’investimento creerà 7.700 posti di lavoro nel nuovo stabilimento di Goiana più altri 12mila con l’indotto, secondo il presidente di Fiat Chrysler America Latina, Cledorvino Belini, presente all’incontro nel palazzo presidenziale di Planalto, a Brasilia.

In Brasile ci sarà naturalmente un piano di investimento che prevede innovazione  tecnologica, aumento della capacità produttiva e lo sviluppo di nuovi prodotti e tecnologie. In Italia invece, non si muove nulla alla Mirafiori!

”Siamo a conoscenza che ci sono diverse alternative per Mirafiori, di cui non si può parlare perchè Marchionne non ha sciolto le riserve”, ha detto Mauro Ferrari, presidente del gruppo Componenti Anfia parlando ai giornalisti a margine di un incontro sul futuro della componentistica a Torino.

“E’ necessario che questo Paese diventi normale, governato stabilmente – ha aggiunto Ferari- con l’etica al primo posto e poi la competitività. Il produttore che deve investire se non si chiarisce il quadro politico non può programmare a lungo termine”. Allora perchè la Fiat continua a fare la sanguisuga al popolo italiano con la Cig se non è governabile? Si prendono soldi in Italia e si investono all’estero? E’ questa la ripresa? E’ questo il modello?  La piccola impresa muore senza Cig e la Fiat va in Brasile?

Does Fiat speak english? “Fusione con Chrysler inevitabile!”

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“La fusione con Chrysler è inevitabile. Non vedo la soluzione entro il trimestre. Spero che entro la fine dell’anno avremo più certezze su come raggiungerla”. Lo ha detto l’a.d. della Fiat, Sergio Marchionne, dopo l’assemblea con gli azionisti sui conti del 2012. Il Lingotto vede “più del 50% di probabilità – ha spiegato – che la fusione con la casa automobilistica americana venga realizzata entro giugno 2014”.

Se anche questo è lavoro… accordo in Spagna Marchionne-Rajoy

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La trasferta degli operai italiani a Madrid, nel paese in cui Marchionne scommette sul rilancio del marchio. Un accordo da mezzo miliardo di euro e 1.200 posti di lavoro tra la capitale e Valladolid entro il 2016, come il Lingotto ha garantito al premier spagnolo, Mariano Rajoy. Ma in caso di “riduzione di produttività”, c’è libertà di licenziare. L’ad di Fiat pare aver rotto completamente i rapporti con la politica italiana e ora cerca all’estero il rilancio dell’azienda. Come sempre utilizza i suoi metodi più da ricatto sociale che da imprenditore che voglia davvero avviare uno sviluppo e una progettualità aziendale in Europa. Il baricentro Fiat è spostato negli Usa e si cerca solo manovalanza da sfruttare in Eurozona, in quei paesi in cui la disoccupazione è elevata e la crisi ha messo in ginocchio intere famiglie. Ma anche questo è lavoro o piuttosto una forma di schiavitù mascherata da flessibilità? Chi tutelerà i lavoratori ora che anche i sindacati si sono venduti al potere?

LE VERGOGNE ITALIANE… 7,4 mln di euro a Marchionne

sergio marchionne- stipendio- tuttacronaca

Colui che minaccia i licenziamenti, che chiede la cassa integrazione prende  7,4 mln di euro per ricoprire 2 incarichi da amministratore delegato: Fiat e Fiat Industrial. Avrà il complesso del superuomo con uno stipendio del genere… ecco perchè si permette di ricattare lo Stato italiano e minacciare i lavoratori.

La somma di Sergio Marchionne è stata resa nota dalla Relazione sulla Remunerazione pubblicata sui siti internet dei due gruppi. In particolare, per Fiat ha ricevuto un compenso fisso complessivo di 2,5 milioni di euro, uguale a quello percepito nel 2011. Il compenso variabile, a obiettivi raggiunti, è stato di 2 milioni di euro.

Le auto dell’avvocato!

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A dieci anni dalla morte dell’Avvocato Giovanni Agnelli, una mostra al Museo Nazionale dell’Automobile di Torino ricorda il rapporto dell’industriale con le auto. Non solo l’interesse professionale, ma anche la passione personale per i motori, come testimoniano le sue vetture e gli scatti d’epoca riproposti nelle immagini della Stampa.
Sono dieci le automobili esposte, tutte personalizzate secondo il volere di Agnelli, che sono visibili fino al 2 giugno nel Museo che nel 2011 è stato intitolato a suo nome nella mostra “Le auto dell’Avvocato”.

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Non tutte le rose riescono con i petali! Le aziende e le loro gaffe dell’8/3

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Da segnalare su Twitter, l’augurio singolare della Durex alle donne un “mazzo” di dildo accompagnato dalla didascalia: “8 marzo addio mimose…girls just wanna have fun”. Ma mandare un fascio di uomini?

Anche l’Algida, la nota azienda italiana specializzata nella produzione di gelati, per l’8 marzo ha scelto di omaggiare le donne pubblicando sulla sua pagina Facebook la foto di una rosa al cioccolato accompagnandola con la scritta: “Una rosa al cioccolato per tutte le donne, auguri di cuore…e gelato”.

La rosa in questione, però, sembra tutt’altro. Ecco perché molte utenti del gentil sesso hanno commentato con rabbia. Fatto sta che l’azienda ha rimosso la foto dal social network. Anche l’augurio alle donne di Fiat ha innescato una polemica su Facebook.
Non ben compreso se voluta o meno, anche dalla Fiat, che in occasione di questo 8 marzo promuove un’offerta su Facebook tutta in rosa: “Un pensiero per tutte le donne: Fiat offre, solo per oggi, i sensori di parcheggio inclusi nel prezzo su tutta la gamma! Per averli basta cliccare sulla offerta, stampare il coupon e recarsi in concessionaria”.

Forse c’è da rimpiangersi le mimose!!!

algida-tuttacronaca-8 marzo 2013

L’ULTIMO RICATTO DI MARCHIONNE ALL’ITALIA

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”L’incertezza politica crea incertezza nei mercati e questo non aiuta chi come noi deve vendere auto”. Lo ha detto l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, al Salone di Ginevra. ”La certezza di governabilita’ dell’Italia e’ necessaria e ora non l’abbiamo”, ha aggiunto Marchionne. Poi ha aggiunto “L’ingovernabilità non porterà al rinvio degli investimenti a meno che non ci sia una decisione drastica come l’uscita dall’euro”. Lo ha detto Sergio Marchionne riferendosi ai piani del gruppo Fiat in Italia. Quanto alla vertenza per il rinnovo del contratto, il numero uno del Lingotto ha spiegato che le “difficoltà non sono insormontabili” e “il contratto si farà”.

Morire a 24 anni sulle strisce pedonali!

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Periferia nord di Torino. Sara Marzocca, 24 anni, è stata investita e uccisa da un auto pirata. La ragazza stava cercando di attraversare sulle strisce  la rotonda fra corso Vercelli e corso Giulio Cesare, vicino al grande centro commerciale Auchan. Una Fiat Punto l’ha centrata in pieno  sulle strisce ma il conducente sarebbe scappato. A nulla sarebbero valsi i soccorsi. La ragazza è morta sul colpo. Qualcuno sarebbe però riuscito a prendere il numero di targa e a segnalarlo ai vigili urbani intervenuti sul posto con i  i sanitari del 118, che hanno tentato senza esito di rianimare la giovane vittima.

“Ridotte capacità lavorative”. Elkann inaugura lo stabilimento Maserati

John Elkann:”Sono passati 10 anni da quando mio nonno non c’e’ piu’ e da allora l’impegno per l’Italia e per Torino non e’ mai venuto meno: per volere della mia famiglia e di Sergio Marchionne, nonostante le difficolta’ di mercato, abbiamo fatto scelte difficili, per poter continuare a produrre in Italia”.

E i lavoratori e gli italiani a subire i continui ricatti della Fiat?

Marchionne aggiunge: ”I risultati sono in linea con le aspettative. Il gruppo sta bene. Il nostro è un impegno serio, abbiamo una strategia precisa.”

I loro risultati stanno in linea anche per la Cig che paghiamo tutti noi italiani! Loro stanno bene, noi no! 

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Fiat e sindacati trovano l’accordo a Melfi… I cittadini pagheranno 2 anni di Cig

 

Fra due anni gli italiani si potranno permettere solo questo! (Forse)BeFunky_ViewFinder_3m

Respinto! Il ricorso della Fiom per lo stabilimento di Pomigliano

 

E’ stato respinto il ricorso presentato alla Fiom contro le 19 procedure di mobilità!

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Bersani Vs Marchionne! Rapporti gelidi: “rispetti i politici!”

”Marchionne provi a contestare le mie parole quando dico che la cassa integrazione si giustifica solo se serve per allestire nuove linee di produzione e dunque nuovi posti di lavoro e che il governo dovrebbe chiedere spiegazioni alla Fiat. Non mi sembra un’oscenita’. Marchionne rispetti i politici!”

E’ così che Bersani apre il dialogo con l’industria?

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Firmato accordo: Mazda produrrà spider per Alfa Romeo

Odore di Cig e Marchionne promette “4 anni e poi impiego pieno ai lavoratori”

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Passera sulla Fiat: prima guardiamo il progetto, poi i commenti

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Cassa integrazione alla Fiat: leggi qui.

In tempo di crisi la Fiat manda in cassa integrazione! E noi paghiamo…

Sì noi paghiamo… la Fiat deve ristrutturazione uno stabilimento e mette gli operai in cassa integrazione!  Magari gliela paghiamo con le tasse pagate dai lavoratori a progetto???

BENVENUTI IN ITALIA!

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“Questo matrimonio s’ha da fare”: così Marchionne su Fiat e Chrysler

Marchionne spiega anche che l’acquisizione della quota di Veba nella casa automobilistica Usa potrebbe avvenire prima della sua quotazione.

Fiat: non ci sarà aumento di capitale. Intanto -6% in borsa

Nosiglia si augura che la Fiat resti a Torino: è una realtà importante

Mercato automobilistico ancora in calo: -20,10%

 

Intanto, le nuove immatricolazioni in Italia di Fiat Group Automobiles a novembre sono diminuite del 16,5% ma quota mercato sale a 29,7%.

Fiat ci ripensa a Pomigliano: torna al lavoro il 1° dei 19 operai riammessi!

Cnh accetta l’offerta di fusione con Fiat Industrial

 

Giornata nera in casa Fiat

 

Gli analisti della banca svizzera Ubs hanno ipotizzato che la Fiat debba lanciare un aumento del capitale per finanziare l’incremento della quota in Chrysler dall’attuale 58,5%. Intanto il titolo ha perso a Piazza Affari il 5% e chiude a 3,5 euro. Per rincarare la dose, la casa torinese ha annunciato che a cavallo della fine dell’anno ci sarà un nuovo imponente ricorso alla cassa integrazione in tutti gli stabilimenti italiani a causa della crisi del mercato in Europa.

Mercato dell’auto ancora in caduta

Rallenta la velocità, ma il mercato dell’auto italiano continua ad essere in ribasso. Secondo il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti le immatricolazioni di ottobre hanno subito un calo del 12,39% rispetto il 2011. Il calo di settembre era stato più consistente: 25,74%. All’incirca sugli stessi livelli si attestano le immatricolazioni riguardanti il gruppo Fiat.

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