Delrio, il vero vicepremier. Contro le pensioni e a favore delle Province

graziano-delrio-tuttacronacaIeri Matteo Renzi ha presentato la lista dei suoi ministri e oggi, sul Sole 24 Ore, Eugenio Bruno e Davide Colombo prendono in considerazione il ruolo di Graziano Delrio che nel nuovo governo avrebbe più quello di

un vicepremier che di un semplice sottosegretario alla presidenza del Consiglio,  sia per il numero (e il peso specifico) delle deleghe che si troverà a gestire, sia per il legame personale (e politico) con Matteo Renzi.

Dovrebbero allarmarsi gli italiani in base a questa osservazione fattuale? Bisogna guardare per un attimo al passato e si ricorda che Delrio, oltre a essere stato inserito nel “partito dell’odio contro i pensionati”, è stato anche autore della riforma delle Province, che fingendo di eliminarle ne ha ampliato le possibilità di assumere gente, sostituendo ai vecchi carrozzoni locali che rispondevano assai più delle Regioni alla storia della nostra Italia, i potenziali mega carrozzoni delle Metropoli che costeranno anche di più in tasse per i contribuenti. La sua difesa: “Ma è strategico“. Per quel che riguarda i pensionati, lo scorso ottobre l’Ansa riportava le parole di Delrio durante la Leopolda: “Serve rivisitare i tre grandi patti che tengono insieme il Paese.  Il primo è che chi lavora paga le pensioni a chi ha lavorato prima, questo “va riscritto: chi ha pensioni alte deve essere in grado di aiutare chi di pensione prende 400 euro”. Prendere fondi dalle pensioni alte, ha suggerito, in preda al delirio di onnipotenza, “anche per creare centri per l’impiego”. Bruno e Colombo, parlando del medico endocrinologo Delrio, ricordano ancora che è un 54enne di Reggio Emilia cattolico, di sinitra e con nove figli. Nel 2004 e nel 2009 è stato il primo sindaco non comunista della sua città, il che vuole dire che per essere accettato dai comunisti che dominano quelle terre deve essere più comunista di loro.

Nel Governo di Renzi, sarà

un po’ come Gianni Letta per Silvio Berlusconi oppure Enrico Letta per Romano Prodi. Con ancora più deleghe se è vero, come sembra, che si vedrà assegnare le attività dei dipartimenti rimasti orfani di un ministro senza portafoglio. E che solo in un secondo momento potranno essere trasferite ad altri sottosegretari che verranno nominati sempre a Palazzo Chigi.

Coesione territoriale, che comporta la gestione dell’intera partita sulla programmazione dei fondi europei.

Politiche comunitarie, Integrazione.

Pari Opportunità.

Sport.

Giovani.

A Delrio sarebbe pure affidata la responsabilità sul personale della Presidenza, sicuramente quella per la Protezione Civile, altro mega-dipartimento della presidenza, probabilmente quella sui Servizi e quella per l’Editoria. Mentre Integrazione, Pari opportunità e Sport potrebbero nelle sue mani anche dopo l’eventuale riassegnamento.

“Due sono anche le caselle chiave da riempire nell’immediato: il segretario generale di Palazzo Chigi e il capo del dipartimento affari giuridici e legislativi (Dagl). Per consentire alla macchina di viaggiare a pieno ritmo, vista la mole di provvedimenti annunciati e l’importanza dei compiti gestiti, servirà una figura operativa di strettissima fiducia. E non è un caso che tra i nomi circoli con insistenza quello di Angelo Rughetti, ex segretario generale dell’Anci e attuale deputato democratico di stretta osservanza renziana.

Le pensioni nelle mani di Giuliano Poletti: che ne sarà delle riforme?

giuliano-poletti-tuttacronacaMatteo Renzi ha voluto alla guida del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali Giuliano Poletti, 63enne imolese, una carriera tutta trascorsa dentro la politica e il mondo della cooperazione, che ha scalato fino a diventare presidente nazionale di Legacoop e, da qualche mese, numero uno dell’Alleanza delle cooperative. E Poletti non ha perso tempo a dettare il suo metodo basato su collaborazione e dialogo: “Sono convinto che la condizione essenziale per ottenere buoni risultati sia quella di una collaborazione efficace con il Parlamento e con le forze sociali”. Ora dovrà mettere in campo tutte le qualità di mediatore che gli vengono riconosciute per affrontare le nuove sfide che lo attendono. La prima è l’occupazione ancora in calo (-1,9% dicembre 2013) e quella giovanile sempre più aleatoria e flessibile con una disoccupazione al 41,6%. Senza contare il Jobs Act di Renzi che dovrà essere pronto per marzo. Ancora, sguardo puntato all’alleggerimento del cuneo fiscale. Ma tra le problematiche c’è anche la vicenda “esodati” generata dalla riforma Fornero delle pensioni, sulla quale ci sarà ancora da fare degli aggiustamenti. Sarà poi necessario rinnovare gli strumenti di sostegno al reddito, in particolare il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali e, nello specifico, la Cig in deroga. La nomina di Poletti “è stata una sorpresa” ma non troppo se si pensa che Legacoop, l’associazione che riunisce 15 mila imprese cooperative e di cui è presidente nazionale, mentre il Paese era in piena emorragia occupazionale, fra il 2011 e il 2012, ha aumentato i suoi dipendenti da 480.435 a 492.995 (+2,6%). Oltre a essere stimato da Renzi, Poletti è anche un estimatore del nuovo premier tanto che qualche giorno fa, ad un convegno a Bologna, si diceva convinto che Renzi fosse l’uomo giusto: “Credo che una cosa cui dovrebbe guardare con cura questo presidente sia di evitare di continuare con una produzione legislativa che genera burocrazia, ostacoli, anziché essere un aiuto allo sviluppo”.

Quella clamorosa decisione di Renzi che potrebbe aver ripercussioni sulle Pensioni

pensionpuzzle-tuttacronacaAndrà a posto anche il tassello delle pensioni con il governo Renzi? E’ una domanda che viene naturale porsi ma una premessa è d’obbligo: non si possono dare risposte certe finchè non si conoscerà il nome del nuovo ministro del Lavoro e delle politiche sociali che, tuttavia, potrebbe determinare le mosse del nuovo governo in ambito previdenziale. Per avere una certezza sarà quindi necessario attendere sabato, quando verrà resa nota la lista del nuovo esecutivo. E chiaramente lunedì, quando lo stesso chiederà la fiducia. Al momento sono vari i nomi che circolano, come quello di  Tito Boeri a Lorenzo Bini Smaghi, ma anche Carlo Padoan e Pietro Ichino. Nelle ultime ore, tuttavia, gira con insistenza tra i media anche il nome di Cesare Damiano, attuale presidente della Commissione Lavoro alla Camera, che ha già ricoperto il ruolo di ministro del Lavoro in passato. La sua scelta avrebbe davvero del clamoroso visto che, pur appartenendo entrambi al Pd, hanno visioni distanti tra loro per quel che riguarda diversi punti. In particolare, come sottolineato anche da Irene Canziani su Supermoney.eu, per quel che riguarda il Jobs Act. “E’ illusorio, secondo me pensare che si possa creare nuova occupazione, specie giovanile, cambiando nuovamente le regole del mercato del lavoro. Per creare nuova occupazione, è invece necessaria una spinta allo sviluppo con una nuova politica industriale”. In ogni caso, precisa, “le tempistiche spettano al nuovo premier e al nuovo governo”. Un governo dal quale, almeno attualmente, Damiano si ritiene escluso. Sul suo blog, Damiano “sfida” il nuovo premier Renzi anche sui temi partite Iva e cuneo fiscale: “Il programma di Governo di Renzi – leggiamo – dovrà avere, tra i suoi punti-cardine, la diminuzione del cuneo fiscale. Su questo argomento c’è una forte aspettativa tra le imprese e tra i lavoratori”. Se Damiano risultasse davvero essere la scelta di Renzi, vale la pena ricordare la sua idea di base: la flessibilità in uscita dal mondo del lavoro. Tale idea prevede la possibilità per il lavoratore di scegliere la pensione anticipata in cambio di una penalizzazione economica sull’importo dell’assegno, o di posticipare il ritiro dall’attività, usufruendo di un incentivo. La libertà di scelta sarebbe fissata tra i 62 e i 70 anni, con variazioni sull’assegno da -8% (per chi lascia il lavoro a 62 anni) a +8% (per chi decide di continuare a lavorare fino ai 70).

Pensioni: facciamo il punto della situazione

pensioni-usuranti-tuttacronacaSegnatevi la data: 1 marzo. E’ questo il giorno entro cui, ricorda l’Inps, va presentata la domanda per la pensione. Può andare in pensione, per quel che riguarda i lavori usuranti, chi ha raggiuntoi 61 anni e 3 mesi, tornano però a fare la loro apparizione le finestre mobili. Questo significa che la pensione arriverà solo dopo 12 mesi, che salgono a 18 per i lavoratori autonomi, da quando matura effettivamente la pensione. Dal 2012 le finestre mobili erano state modificate, per cui il neo pensionato poteva ricevere la pensione un mese dopo averla maturata. Per i lavoratori autonomi la soglia però si alza: 62 anni e 3 mesi e sarà necessario, per questi lavoratori, raggiungere quota 97,3 (somma tra età anagrafica e anni di contributi). Questo vuol dire che se un lavoratore va in pensione a 61 anni e 3 mesi, deve anche aver versato almeno 36 anni di contributi (61,3 + 36 = 97,3). La quota da raggiungere per gli autonomi è di conseguenza 98,3. Riporta Blitz Quotidiano:

Il messaggio dell’Inps sottolinea che i lavoratori notturni e turnisti occupati per un numero di giorni lavorativi pari o superiori a 78 l’anno potranno fare richiesta di pensione anticipata con i requisiti previsti per i lavoratori impegnati in mansioni faticose e pesanti (i cosiddetti lavori usuranti).

Gli occupati nei turni e nelle ore notturne per un numero di giorni da 64 a 71 l’anno possono conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni e, se lavoratori dipendenti, di un’età minima di 63 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 99,3, se lavoratori autonomi, di un’età minima di 64 anni e 3 mesi, fermo restando il raggiungimento di quota 100,3.

Anche per questi lavoratori la decorrenza della pensione scatta dopo 12 mesi se dipendenti e dopo 18 mesi se autonomi. I lavoratori con un numero di giorni di turni o di notti l’anno tra 71 e 77 che maturano i requisiti nel 2014, possono invece conseguire il trattamento pensionistico ove in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 35 anni a 62 anni e tre mesi se lavoratori dipendenti (con quota 98,3) e con 63 anni e 3 mesi se lavoratori autonomi (con quota 99,3).

Per gli iscritti alla gestione pubblica impegnati in attività usuranti il requisito per la richiesta di pensione sempre in presenza di almeno 35 anni di contributi è di almeno 61 anni e 3 mesi e quota 97 e tre mesi tra età e contributi.

Verso il governo Renzi: il cambiamento passa anche per le pensioni? Le nuove idee

renzi-pensioni-tuttacronacaIl governo Letta non è stato in grado di dare molte risposte per quel che riguarda il tema delle pensioni e ci si chiede che ne sarà della riforma ora che Matteo Renzi è chiamato a diventare presidente del Consiglio. Lo stesso ex-sindaco fiorentino ha più volte anticipato che, per quel che riguarda la questione esodati, il Governo sarebbe intenzionato a trovare rapide soluzioni per risolvere il dramma di molte persone rimaste intrappolate dalle nuove norme, vigenti dal primo gennaio, insite nella riforma Fornero. Va ricordato che, per quel che riguarda il toto-ministri, è stato più volte avanzato il nome di Tito Boeri, che ha già fatto pervenire la proposta del reddito minimo garantito. Si tratterebbe di un assegno pari a 400-500 euro probabilmente da destinare in primis agli esodati, vista l’impossibilità al momento di estendere il reddito minimo garantito indistintamente a tutte le età. Passando a parlare di precoci e usuranti, difficilmente otterrà l’approvazione il prestito Inps ideato da Giovannini ma Cesare Damiano, sul proprio sito, spiega che una minoranza del Pd sia al lavoro su un documento da presentare a Renzi dove vengono sottolineate i punti politico-economici di maggior urgenza da affrontare e, chiaramente, non mancano il tema degli esodati e l’introduzione di un criterio di flessibilità la quale dovrebbe consentire ai lavoratori di raggiungere la pensione anticipatamente, permettendo così di svecchiare il mondo del lavoro attraverso un necessario turnover generazionale. Ovviamente, segnali positivi continuano ad attenderli anche i Quota 96 della scuola, con la speranza che un nuovo governo riesca finalmente ad offrire qualche risposta.

“Napolitano è il nonno di Montecristo”: il nuovo attacco di Grillo

nonno_montecristo-tuttacronacaNuovo attacco di Beppe Grillo che si scaglia contro il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che, secondo il leader del M5S, avrebbe deciso di “mollare” Letta e nominare “Renzie” in seguito alle rivelazioni pubblicate sul libro di Alain Friedman in cui Monti, De Benedetti e Prodi ammettevano di essere stati consultati “prima della crisi economica del 2011 e non dopo, per sostituire un presidente del Consiglio eletto in regolari elezioni, oltrepassando così i suoi poteri”. Grillo, in un post dal titolo “Il nonno di Montecristo”, scrive: “Napolitano è il nonno di Montecristo il protagonista di una riedizione moderna del famoso romanzo “Il conte di Montecristo”. Edmond Dantès venne imprigionato per opera di tre nemici, ognuno dei quali ottenne qualcosa dalla sua condanna. Fernand Mondego ne sposò la fidanzata, Danglars da scrivano di bordo divenne comandante della nave Pharaon al suo posto, Gérard de Villefort, il giudice responsabile della sua incarcerazione, fece carriera come sostituto Procuratore del Re”. E ancora racconta: “La scorsa settimana è andata in onda una sceneggiata per costringere Napolitano a dimettersi e a nominare Renzie. I protagonisti sono tre persone alle quali si può imputare tutto, ma non l’ingenuità. Prodi, Monti e De Benedetti rilasciano a suo tempo dichiarazioni (filmate!) al giornalista Friedman ben sapendo che sono delle vere e proprie bombe. Attestano infatti che il presidente della Repubblica si mosse, prima della crisi economica del 2011 e non dopo, per sostituire un presidente del Consiglio eletto in regolari elezioni, oltrepassando i suoi poteri”. Il leader pentastellato insiste: “Quei filmati sono una lettera di licenziamento preparata con cura e tenuta in un cassetto, i cui contenuti, guarda caso, sono pubblicati un giorno prima che sia discusso l’impeachment in contemporanea sul Corriere della Sera, con due pagine, e dal Financial Times, con il titolo “The italian job” in copertina. Edmond Napolitano non ci sta e grida al fumo “Fumo, solo fumo!”, ma oltre al fumo c’è anche, ineludibile, l’arrosto e un impeachment alle porte. Molla quindi Letta e riceve Renzie, che poco dopo diventa il candidato unico alla presidenza del Consiglio. L’impeachment non viene neppure discusso, ma letto e liquidato dalla commissione in venti minuti netti. Un record mondiale. Un nuovo mistero per il romanzo d’appendice del Quirinale. Però, nonostante Napolitano abbia evitato un pubblico dibattito parlamentare sull’impeachment, cominciano a circolare voci insistenti sulle sue dimissioni a breve, dopo l’insediamento del nuovo governo”. Conclude quindi il comico ligure: “Ora, a pensar male si fa peccato, disse Andreotti, ma spesso ci si azzecca. Dei tre protagonisti del feuiletton Prodi è candidato a succedere a Napolitano, De Benedetti è il primo sponsor di Renzie e Rigor Montis, che ha ritirato ad horas la fiducia del suo partitino a Letta è un possibile candidato per la presidenza di una Commissione Europea”.

Renzi al governo? Pessime notizie sul fronte pensioni!

homer_facepalm-pensioni-tuttacronacaSe il segretario generale della Cgil Camusso è intervenuta sulla nomina del commissario straordinario nominato per riformare l’Inps, Vittorio Conti, sottolineando che non bisogna comunque abbassare la guardia sulla questione di una riforma delle pensioni che limiti le irrazionalità della legge Fornero, ora che sempre più si avvicina un governo Renzi, aumentano notevolmente le preoccupazioni di chi spera di riuscire a varcare la soglia del pensionamento. Si parla infatti in queste ore del toto-ministri e per ilMinistero del Lavoro si fanno i nomi di Tito Boeri, Lorenzo Bini Smaghi, Carlo Padoan, presidente dell’Istat e Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica. Sembra che il nome più accreditato sia quello di Tito Boeri e proprio da qui le preoccupazioni per quel che riguarda il tema pensioni. Negli ultimi tempo, infatti, intervenendo sulla questione ha sconfessato il prestito pensionistico e si è mostrato convinto che, con qualche aggiustamento, la riforma delle pensioni targata Monti-Fornero sia il meglio per la situazione economica del Paese. A quanto pare, per avere buone notizie dovremo attendere ancora a lungo…

Sbagliano anche i migliori! Der Spiegel ribattezza Renzi, che diventa Mario!

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Forse sarà stata una svista, o è ancora fresca in Germania la memoria di Mario Monti, tanto che oggi il Der Spiegel, uno dei principali quotidiani tedeschi, ha ribattezzato il segretario del PD come Mario Renzi e non Matteo. Il video mostra chiaramente l’errore in cui è incappato uno dei giornali più accreditati al mondo e che vanta quotidianamente un elevato numero di lettori anche fuori dai confini tedeschi.

“Siamo proprio una gabbia di matti”: parola di Prodi

romano-prodi-tutacronacaDopo le polemiche che hanno preso il via dal libro di Alan Friedman, sugli incontri nell’estate 2011 tra Napolitano e Monti, Romano Prodi si limita a commentare: “Siamo proprio una gabbia di matti”. Ha quindi precisato la sue posizione: “Con riferimento alle polemiche attorno a presunte rivelazioni di Alan Friedman, confermo di avere incontrato Mario Monti, di avere avuto un colloquio con lui e di avere pronunciato le esatte parole che lo stesso giornalista mi attribuisce (‘Mario non puoi far nulla per diventare presidente del consiglio, se te lo offrono non puoi dire di no per cui una persona più felice di te non ci può essere al mondò). Ma nel corso di quel colloquio non ci fu alcun riferimento al presidente Napolitano”. Nel frattempo, Bruno Tabacci è intervenuto alla trasmissione di Radio2 Un giorno da pecora nel corso del quale ha mostrato di non aver dubbi: il Sindaco di Firenze sarà premier la prossima settimana. Alla domanda: vede la possibilità di un Letta Bis?, risponde invece: “Il Letta Bis me lo aspettavo da un mese e non credo nemmeno si possa andare al voto”. Quindi Renzi sarà premier la prossima settimana? “Mi sembra evidente, non ci sono le condizioni per fare altro, Renzi dovrà diventare premier. E’ necessario darci un governo lungo”.

Pensioni: si torna a parlare di flessibilità

pensioni-flessibilità-tuttacronacaIl tema pensioni resta caldo ma immobile: il governo ancora non è stato in grado di offrire risposte e del resto è a sua volta più che mai tra ballante, con Letta che ha perso vari ministri, Renzi impegnato nel pressing, Forza Italia e i 5 Stelle che vogliono le urne e il presidente della Repubblica, che ha voluto questo Governo, sotto accusa. Un cambio, forse, porterebbe anche risposte sul tema pensioni, ma l’unica certezza, al momento, è che se ne continua a parlare. Al riguardo, Cesare Damiano, intervistato da Il sussidiario, è tornato a parlare della flessibilità come criterio giusto, seppur costoso, per una vera riforma della previdenza. “Continuo a sostenere la flessibilità in uscita anche se costa. Con la drastica, anzi draconiana riforma Fornero, tra il 2020 e il 2060 dalle pensioni verranno drenate risorse superiori ai 300 miliardi di euro. Una cifra imponente di trasferimento da stato sociale a debito. E io penso che possa essere restituita ai pensionati in termini di flessibilità: se di quei 300 miliardi gliene portiamo via uno, non cambia niente. In questo modo faremmo anche giustizia sociale”.

Mario Monti: “Contatti con il Colle erano riservati, mai parlato”

Mario-Monti_tuttacronacaDopo il clamore suscitato dalle anticipazioni del libro “Ammazza il gattopardo” di Alan Friedman, su un presunto contatto tra Giorgio Napolitano e Mario Monti nell’estate 2011, quando Silvio Berlusconi ancora rivestiva la carica di premier, Mario Monti prende la parola nel corso della trasmissione Omnibus di La7. L’ex presidente del Consiglio ha smentito di aver parlato di conversazioni avute con il Colle circa un suo possibile incarico a Palazzo Chigi. “E’ assurdo ritenere che io abbia detto a Carlo De Benedetti o a Romani Prodi i dettagli di mie conversazioni riservate con Giorgio Napolitano” ha detto Monti.

Berlusconi vuole il voto: “No all’impeachment ma alzare i toni”

berlusconi-voto-tuttacronacaDopo il “golpe” di Napolitano, Berlusconi prepara le prossime mosse e sceglie di non andare fino in fondo con l’impeachment ma di arrivare al voto non appena venga approvata la legge elettorale, tenendo saldo il tavolo sulle riforme con Renzi. L’ex premier ha deciso per il silenzio, salvo dare ordine ai suoi di scaldare il clima, mostrando da parte sua una calma “politica”. Con i suoi, ragiona che non è un caso che la ricostruzione di Friedman sia comparsa, nello stesso giorno, su un giornale dell’establishment italiano come il Corriere e su un giornale dell’establishment internazionale come il Financial Times, entrambi un tempo pronti a festeggiare l’arrivo di Monti. Ma un altro segnale è anche il fatto che testimonino del “complotto” Romano Prodi e Carlo De Benedetti, mentre la ricostruzione è confermata dallo stesso Monti.Come scrive l’Huffington Post:

Prodi, De Benedetti e Monti. Tre figure ostili che nella prospettiva del Cavaliere rappresentano uno che vorrebbe fare il capo dello Stato della sinistra (Prodi), il nemico economico e politico per definizione, nonché tessera “numero 1” del Pd di Matteo Renzi (De Benedetti), e uno che cerca incarichi in Europa dopo aver stretto con Renzi un patto di ferro (Monti). E allora si capisce l’analisi che l’ex premier consegna ai suoi dopo aver chiuso i giornali: “Stanno cambiando cavallo”. I fantini in questione sarebbero i poteri forti. Il cavallo scelto sarebbe Renzi. Una gara che passa attraverso l’indebolimento di Giorgio Napolitano, il grande tutore del governo Letta. Delegittimare Napolitano per archiviare il suo governo e aprire l’era Renzi, questa l’operazione secondo l’analisi del Cavaliere. Che però resta oscura sul “come”, se cioè attraverso le urne o attraverso un manovrone di Palazzo.

Da queste riflessioni, la scelta di alzare sì i toni ma senza arrivare fino in fondo sulla richiesta di impeachment senza unirsi a Grillo. Perfino Daniela Santanchè, a Piazza Pulita, non ha pronunciato la parola “impeachment”: “Quello che è emerso – dice – dimostra che aveva ragione Berlusconi a denunciare il complotto”. E con questo termina l’arsenale polemico del Cavaliere.

Perché l’obiettivo è il voto. Sondaggi alla mano, da giorni l’ex premier ha cambiato di nuovo idea. Ritenendo che, con la nuova legge elettorale, le elezioni tornano a essere la best option. E – paradossalmente ma non troppo – le dimissioni del capo dello Stato sarebbero controproducenti: “Il nuovo presidente – è il ragionamento dell’ex premier – lo deve eleggere il nuovo Parlamento, non questo”. Da cui uscirebbe una figura ostile, alla Prodi. Non è un caso che una vecchia volpe come Giuliano Ferrara, ascoltato consigliere nei momenti difficili, si affretti a registrare un video sul Foglio per spiegare che chiedere l’impeachment di Napolitano è un errore perché rischia di rianimare un governo morente. Tenere sulla corda il capo dello Stato, ma senza affondare è proprio l’ordine che dirama Berlusconi da Arcore. Convinto, anche in questo modo, di giocare di sponda con Renzi che non vuole andare a palazzo Chigi senza elezioni. Ma che vuole il voto una volta approvata la nuova legge elettorale. E chissà se è una coincidenza, ma la dichiarazione più importante a difesa del capo dello Stato, quella di Renzi, arriva per ultima. Come fosse un atto dovuto. Segnali, appunto.

Napolitano si difende con una lettera: “Fumo, solo fumo”

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L’asse Forza Italia e Movimento a 5 stelle con presunti colpi di Stato e complotti internazionali che sono poi sfociate sulla richiesta di impeachment stanno davvero creando un solco nell’opinione pubblica che oggi si interroga sul Presidente Napolitano e si schiera a favore o contro alle tante ipotesi che nelle ultime ore si sono succedute dopo la pubblicazione da parte del Corriere della Sera di alcuni passaggi di ”  Ammazziamo il Gattopardo”, il libro di Alan Friedman in uscita.

Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha inviato una lettera al Corriere della Sera su quanto accadde l’estate del 2011, dopo le dichiarazioni fatte da Mario Monti nel libro di Alan Friedman. “Complotto? Fumo, solo fumo”, ha detto il Capo dello Stato a quanto si legge sul sito del quotidiano. Così il Capo dello Stato:

In una lettera inviata al direttore del Corriere della Sera Ferruccio de Bortoli, Giorgio Napolitano non nega di aver incontrato Mario Monti diverse volte nel suo studio durante l’estate del 2011, ma fornisce la sua versione dei fatti che precedettero la formazione governo guidato dal Professore, definendo come «fumo, solo fumo» le confidenze personali fatte da Carlo De Benedetti ad Alan Friedman e «l’interpretazione che si pretende di darne in termini di complotto».

Nessuna difficoltà, certo, a ricordare di aver ricevuto nel mio studio il professor Monti più volte nel corso del 2011, e non solo in estate: conoscendo da molti anni (già prima che nell’autunno 1994 egli fosse nominato Commissario europeo su designazione del governo Berlusconi), e apprezzando in particolare il suo impegno europeistico che seguii da vicino quando fui deputato al Parlamento di Strasburgo. Nel corso del così difficile – per l’Italia e per l’Europa – anno 2011, Monti era inoltre un prezioso punto di riferimento per le sue analisi e i suoi commenti di politica economico-finanziaria sulle colonne del Corriere della Sera. Egli appariva allora – e di certo non solo a me – una risorsa da tener presente e, se necessario, da acquisire al governo del paese.Nessuna difficoltà, certo, a ricordare di aver ricevuto nel mio studio il professor Monti più volte nel corso del 2011, e non solo in estate: conoscendo da molti anni (già prima che nell’autunno 1994 egli fosse nominato Commissario europeo su designazione del governo Berlusconi), e apprezzando in particolare il suo impegno europeistico che seguii da vicino quando fui deputato al Parlamento di Strasburgo. Nel corso del così difficile – per l’Italia e per l’Europa – anno 2011, Monti era inoltre un prezioso punto di riferimento per le sue analisi e i suoi commenti di politica economico-finanziaria sulle colonne del Corriere della Sera. Egli appariva allora – e di certo non solo a me – una risorsa da tener presente e, se necessario, da acquisire al governo del paese.

Intanto anche Enrico Letta prende le difese del Capo dello Stato:

 ”Nei confronti delle funzioni di garanzia che il Quirinale ha svolto nel nostro Paese in questi anni, in particolare nel 2011, è in atto un vergognoso tentativo di mistificazione della realtà. Le strumentalizzazioni in corso tentano infatti di rovesciare ruoli e responsabilità in una crisi i cui contorni sono invece ben evidenti e chiari agli occhi dell’opinione pubblica italiana ed europea”.

E il premier ha poi aggiunto:

“di fronte a una situazione fuori controllo, si attivò con efficacia e tempestività per salvare il Paese ed evitare quel baratro verso il quale lo stavano conducendo le scelte di coloro che in queste ore si scagliano contro il presidente Napolitano”.

“Stupisce – sostiene Letta – la contemporaneità di queste insinuazioni con il tentativo in corso da tempo da parte del M5S di delegittimare il ruolo di garanzia della Presidenza della Repubblica. A questi attacchi si deve reagire con fermezza. E si devono semmai ricordare agli smemorati le vere responsabilità della crisi del 2011, i cui danni economici, finanziari e sociali sono ancora una zavorra che mette a repentaglio la possibilità di aggancio della auspicata ripresa economica”.

Napolitano interpellò Monti nell’estate 2011: FI insorge

napolitanoemonti-tuttacronacaE’ Alan Friedman a ricostruire, nel libro “Ammazziamo il Gattopardo”, i passaggi che hanno portato ad una nomina in pectore da parte del Colle per Mario Monti, chiamato a sostituire Berlusconi ben prima della fine dell’anno. Stando a quanto riporta il giornalista,  Giorgio Napolitano consultò il professore e ne sondò la disponibilità a fare il presidente del Consiglio già nell’estate del 2011, quindi in tempi non sospetti. Lo ribadisce anche Carlo De Benedetti, che testimonia di aver parlato a lungo con Monti. “Mario, non puoi fare nulla per diventare presidente del Consiglio, ma se te lo offrono non puoi dire di no. Quindi non ci può essere al mondo una persona più felice di te”, questo il consiglio. Friedman domanda quindi a Monti: “Con rispetto, e per la cronaca, lei non smentisce che, nel giugno-luglio 2011, il presidente della Repubblica le ha fatto capire o le ha chiesto esplicitamente di essere disponibile se fosse stato necessario?” Risposta: ‘Sì, mi ha, mi ha dato segnali in quel senso’. “Parole che cambiano il segno di quell’estate che per l’Italia si stava facendo sempre più drammatica. E che probabilmente porteranno a riscrivere la storia recente del nostro Paese”, scrive poi il giornalista nel libro edito da Rizzoli. Anche Romano Prodi sostiene la tesi del giornalista: anche a lui, infatti, Monti avrebbe chiesto consiglio. Alla fine lo stesso professore, dopo essersi schermito, ammette: “Il Capo dello stato mi ha chiamato”. Napolitano, invece, ha rifiutato qualsiasi intervista e qualsiasi commento. Le rivelazioni sono state invece commentate da Renato Brunetta e Paolo Romani, capigruppo di Forza Italia a Camera e Senato: “Apprendiamo con sgomento che il capo dello Stato, già nel giugno del 2011, si attivò per far cadere il governo Berlusconi e sostituirlo con Mario Monti. Lo conferma lo stesso Monti. Le testimonianze fornite da Alan Friedman non lasciano margine a interpretazioni diverse o minimaliste”. E continuano spiegando che tutto questo “non può non destare in noi e in ogni sincero democratico forti dubbi sul modo di intendere l’altissima funzione di presidente della Repubblica da parte di Giorgio Napolitano. Ci domandiamo se sia rispettoso della Costituzione e del voto degli italiani preordinare un governo che stravolgeva il responso delle urne, quando la bufera dello spread doveva ancora abbattersi sul nostro paese”. E concludono: “Chiediamo al capo dello Stato di condurre innanzitutto verso i propri comportamenti un’operazione verità. Non nascondiamo amarezza e sconcerto, mentre attendiamo urgenti chiarimenti e convincenti spiegazioni”. Le anticipazioni del libro di Friedman sono state pubblicate dal “Corriere della sera”.

Settimana nuova, problemi vecchi: le pensioni

esodati-inps-tuttacronacaE’ l’agenzia di stampa Adnkronos a riportare, in base a un rapporto dell’Inps sulle operazioni di salvaguardia che fa il punto della situazione al 20 gennaio scorso, che solo uno su cinque esodati ha ottenuto la liquidazione della pensione. Si tratta di 33.147, su un totale di 162.147, posizioni salvaguardate con cinque differenti provvedimenti. L’Inps ha certificato le posizioni alla data del 20 gennaio e si tratta di 82.458 di cui 62.383 relative alla prima salvaguardia che prevede la copertura di 65mila posizioni, 14.450 alla seconda salvaguardia, che prevede 55mila coperture e 5.625 alla terza che prevede 10.130 coperture. Nel rapporto viene precisato inoltre che, in relazione alle ultime due salvaguardie per 32mila coperture complessive, per la quarta relativa a 9mila coperture è in corso la presentazione delle domande alle direzioni territoriali del lavoro delle istanze degli interessati con termini di scadenza fissati al 26 e 27 febbraio a seconda della categoria di appartenenza. Ancora si legge che le attività di certificazione saranno concluse entro giugno 2014. Per la quinta salvaguardia relativa a 23mila posizioni deve ancora essere pubblicato il decreto interministeriale di attuazione. Si prevede comunque che le attività di certificazione saranno concluse entro il 2014. Spiega il Sole 24 Ore:
Il rapporto analizza nel dettaglio la tipologia dei lavoratori salvaguardati e il relativo anno di decorernza della pensione limitatamente alle 82.458 posizioni certificate, di cui 33.147 già liquidate. Nel dettaglio quanto all’anno di decorrenza nel 2013 sono stati certificati 35.594 esodati, nel 2014 sono previsti 23.294, nel 2015 altri 13.488. A seguire 5.902 andranno in pensione nel 2016, mentre 2.474 nel 2017. Tra i già certificati ve ne sono 76 che andranno in pensione nel 2020, 7 nel 2021 e uno addirittura nel 2022. Quanto alla provenienza degli esodati già certificati la gran parte (35.139) vengono dalla mobilità ordinaria, seguono i lavoratori dei fondi di di solidarietà con 18.795 esodati, i prosecutori volontari con 16.741 esodati, il lavoratori cessati con 7.180 esodati, la mobilità lunga con 3.202 esodati, gli esonerati con 1.226 esonerati, i congedati per assistenza figli con 98 esodati e i prosecutori volontari dopo la mobilità con 77 esodati.
Il Parlamento continua tuttavia a prestare attenzione al tema degli esodati, con la riforma Fornero che ha lasciato delle posizioni senza lavoro e senza pensione. Per questo motivo la commissione lavoro della Camera ha formulato un’ipotesi di soluzione condivisa da tutti i partiti e la presidente Laura Boldrini ha annunciato che il testo proposto dalla commissione sarà esaminato dalll’aula entro il mese di marzo. Cesare Damiano, presidente della commissione lavoro, ha spiegato all’Adnkronos: “Rispetto ai primi tre contingenti salvaguardati che ammontano a 130mila esodati sono state liquidate 33mila pensioni. C’è una sproporzione. Perciò abbiamo chiesto all’Inps un monitoraggio costante con una relazione trimestrale. Intanto la commissione ha formulato una proposta che affronta in modo risolutivo il problema eliminando alcuni paletti della riforma e aggiustando alcune date. Viene così consentito a chi ha maturato i requisiti di andare in pensione con le regole precedenti alla riforma Fornero. A questo punto l’auspicio è che il governo ci metta le risorse necessarie e che tutto il Parlamento faccia propria la proposta della commissione che non riguarda nuove famiglie di esodati da salvare ma interviene con criteri generali e omogenei per risolvere definitivamente ilproblema”.

Il benzinaio si suicida e l’avvocato fa causa al Governo

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La crisi non ha lasciato scampo a Giovanni Zampieri, benzinaio di 56 anni suicidatosi mercoledì scorso lasciando un biglietto «La crisi mi ha tolto il sorriso», ma ora l’avvocato Gian Mario Balduin, del Coordinamento micro imprese per la tutela e lo sviluppo, ha presentato ai carabinieri di Abano una denuncia «per istigazione al suicidio» contro l’attuale Governo e quello precedente.  Un’azione clamorosa. Balduin se l’è presa in modo particolare con il presidente del Consiglio Enrico Letta e il suo Esecutivo. Oltre che con l’ex premier Mario Monti. «Anche i deputati e i senatori hanno assistito incuranti al volgere della crisi – spiega lo stesso avvocato – . Le conseguenze sono drammatiche».  La Procura di Padova viene invitata «a procedere alla individuazione delle persone che si sono suicidate o hanno tentato di farlo in Italia negli ultimi tre anni. Da quando cioè si è sviluppata in maniera virulenta una crisi economica senza precedenti con politiche recessive dei Governi».  Secondo Balduin «i suicidi per crisi negli ultimi anni sono stati una vera e propria strage silenziosa. Questo tema è finito al centro del dibattito politico, ma non si è giunti ad una conclusione. I nostri governanti si sono dimostrati sordi e insensibili a quanto successo». E non è finita qui.  «Purtroppo le croci aumentano giorno dopo giorno – continua l’esponente del Comitas – I politici non hanno fatto alcunché per arginare questo fenomeno».  Zampieri si è buttato mercoledì mattina dal decimo piano dell’ospedale di Padova. «La crisi mi ha tolto il sorriso» ha lasciato scritto in un biglietto rinvenuto nel suo ufficio, al distributore Eni di via Gattamelata della città. Il funerale di Zampieri verrà celebrato domani alle 10 nella chiesa parrocchiale di Cornegliana. Oggi alle 19, sempre nella chiesa della frazione, verrà recitato un rosario in suo ricordo.  Zampieri era conosciutissimo a Due Carrare. Fra le altre attività, è stato presidente del patronato di Carrara San Giorgio. Aveva sempre una buona parola e un incoraggiamento per tutti. Viene descritto come una persona dal cuore d’oro. L’intera comunità si sta stringendo attorno alla sua famiglia. Le origini del tragico gesto sarebbero da imputare a dei crediti non ancora riscossi. In realtà, non avrebbe mai parlato con nessuno delle sue difficoltà economiche. Nemmeno con gli amici di sempre. «Lunedì scorso, per la prima volta nella vita, non mi aveva sorriso – racconta un suo coetaneo – Non ero al corrente di particolari problemi in termini di soldi avanzati. In questo momento non sappiamo cosa pensare. Si tratta di un fatto inspiegabile». Ieri al suo distributore dell’Eni sono comparsi dei fiori. Sono stati portati dai suoi amici. Hanno anche esposto un cartellone con tutte le indicazioni riguardanti una manifestazione di protesta in programma dal prossimo 10 febbraio in piazza Montecitorio a Roma. «Per la sovranità popolare e per i nostri figli – recita lo stesso cartellone – Uniti sotto un’unica bandiera, senza simboli né violenza». E poi ancora: «Uniti si può e uniti vinceremo. Anche per te Giovanni e per il tuo sorriso».

“Monti è un rosicone”: così Mara Carfagna

Mara-Carfagna-tuttacronacaMara Carfagna, portavoce del gruppo Forza Italia alla Camera dei deputati, è intervenuta ieri alla trasmissione Omnibus di La7. Nell’occasione ha parlato anche di Mario Monti: “Monti è un signore che ha stremato l’Italia con tasse e politiche recessive”. Parlando ancora dell’ex premier ha aggiunto: “Oggi, dall’alto del suo un per cento si permette di utilizzare la carica di senatore a vita per vantarsi del fatto di aver impedito a Silvio Berlusconi di andare al Quirinale. Da un signore di così elevato prestigio internazionale ci saremmo aspettati ben altro. Non c’è niente da fare, Monti è un rosicone”.

La decisione del Governo per le pensioni… è non decidere!

PENSIONE-tuttacronacaIeri ci si attendeva risposta da parte della Commissione bilancio che doveva prendere una decisione per il pensionamento del personale scolastico quota 96. Sul tavolo c’era la proposta Ghizzoli-Marzana e si era parlato di ottimismo perchè, come detto dallo stesso Ghizzoni, “Questa volta ci sono le coperture finanziarie e non vi è motivo per respingerlo”. Si trattava dell’ultimo passaggio istituzionale, ma è stato richiesto il rinvio direttamente dal Governo, come ha spiegato l’On. Manuela Ghizzoni, proprio al fine di acquisire maggiori chiarimenti sotto l’aspetto finanziario. Il Governo ha avanzato la richiesta dopo sollecitazioni da parte della Ragioneria dello Stato. Ancora Ghizzoni, nel dar comunicazione del rinvio ha affermato “Condivido, la considerazione finale del Presidente Boccia: c’è un’intesa trasversale (assai rara, dati i tempi) tra i gruppi per dare soluzione a questa vicenda. Sfruttiamola per indirizzare il governo sulla giusta (e unica) via da imboccare”. Si sa che il Governo dipende dalle decisioni della Ragioneria e dal ministero delle Finanze e ora ci si chiede se gli onorevoli Ghizzoni e Boccia saranno in grado, nei prossimi gioni, di convincere i ragionieri tecnici sulla bontà e validità della loro richiesta mentre per i quota 96 la pensione è sempre più un miraggio.

Pensioni: il giorno della verità. E trapela ottimismo…

pensioni-tuttacronaca5 febbraio 2014. E’ oggi il giorno nel quale si troveranno le risposte? La commissione bilancio discute l’ennesimo testo, il disegno di legge unificato delle proposte di Ghizzoni del Pd e Marzana del M5S. Il nuovo testo, che riguarda molti insegnanti della scuola che non possono andare in pensione per quello che è stato un errore nella riforma del ministro Fornero, è stato elaborato per evitare nuove bocciature dalla commissione bilancio, e da quanto ha dichiarato l’onorevole Ghizzoni trapela ottimismo: ” Questa volta ci sono le coperture finanziarie e non vi è motivo per respingerlo”. Se passerà la nuova proposta, verrebbe esteso a circa 4mila insegnanti il diritto di andare in pesione utilizzando i requisiti validi prima della riforma Fornero, potendo andare così in pensione con la famosa quota 96 tra contributi e età anagrafica. Ci si augura, quindi, che finalmente arrivino delle risposte, considerato che anche i sindacati hanno attaccato duramente il governo Letta “Per non aver raccolto ancora in nessun provvedimento legislativo gli emendamenti presentati più volte in difesa della quota 96, nella convinzione che nessuna risoluzione di natura giudiziaria, facente seguito a ricorsi legali degli interessati, ha dato torto ai ricorrenti e che l’alto numero di precari nel comparto esigono dalla politica un atto di coraggio”. Ora, come spiegato in Supermoney, non resta che aspettare la decisione della commissione bilancio, che da sempre ha dato problemi e bocciato le varie proposte per mancanza di fondi. Questa volta la speranza è che vengano trovati i soldi, circa 35 milioni di euro per il 2014 secondo il censimento Miur e poi 107 per i successivi tre anni.

Pensioni: finalmente qualcosa si muove!

pensioni-tuttacronacaDopo tanto parlare, è arrivata una buona notizia sul fronte pensioni, anche se colpisce solo determinati lavoratori: una piccola parte dei circa 4.000 impiegati del personale scolastico rientrante nei Quota 96, infatti, potrà fruire dei requisiti pre riforma Fornero e andare in pensione a partire dal primo settembre. Ma nel frattempo si sono aperti spiragli anche per esodati e precoci. Per quel che riguarda i Quota 96, potranno andare in pensione coloro che, nel 2011, si trovavano in stato di congedo straordinario (per motivi di salute o per assistere un parente) o si trovavano ad aver fruito del permesso di 3 giorni al mese regolamentato dalla legge 104. Tutti i Quota 96 che abbiano i requisiti suddetti dovranno inoltrare la domanda di pensionamento alla DTL entro il 26 febbraio 2014. Punto di svolta quindi, anche se c’è ancora molto da fare per giungere a una risoluzione definitiva. Per quel che riguarda esodati e precoci, invece, il ministro Franceschini ha assicurato, per il 2014, un allargamento di esodati salvaguardati e lo stanziamento di maggiori fondi. Come spiega Supermoney.eu, la criticità più rilevante è costituita dal tipo di intervento che va predisponendo ormai da settimane il governo, che invece di riformare le norme introdotte dalla riforma Fornero punta alla messa a disposizione dei lavoratori di strumenti da adottarsi su base volontaristica. Certo, si continua a lavorare nel tentativo di incrementare la flessibilità in uscita, ma il rischio concreto è che non si proceda alla riforma strutturale invocata non solo dalle parti sociali ma anche dagli stessi giuslavoristi, in primis Epifani, da sempre favorevole ad invertire la rotta rispetto al disposto Fornero. Sempre acceso infine il dialogo sulla pensione anticipata donne con opzione contributivo e sull’ipotesi del prestito pensionistico INPS avanzata dal ministro Giovannini. Dopo la risoluzione parziale del caso Quota 96 ogni discussione può essere condotta con maggiore serenità, ma il dibattito sulle pensioni 2014 INPS rimane comunque molto acceso. Tante sono ancora le criticità che attendono infatti una soluzione definitiva.

Riforma delle pensioni: le nuove idee

pensioni-nuove-idee-tuttacronacaTra gli obiettivi del governo c’è anche quello di rendere più flessibile il sistema previdenziale e le idee arrivano da ogni partito. Enrico Giovannini, ministro del Lavoro, propone le sue, che riguardano lavoratori precoci e usuranti nonchè il comparto scuola. Come sintetizza Domenico Ferlita, per quel che riguarda la prima categoria, l’idea sarebbe di permettere loro di andare in pensione una volta raggiunto il massimo dei contributi versati. Gli impiegati, sempre per quel che concerne le nuove idee, potranno optare per l’allungamento della loro attività lavorativa rispetto ai parametri previsti dalla precedente Riforma Fornero. Capitolo esodati: per evitare di vedere ingrossarsi ulteriormente le fila, si pensa di dare un sostentamento economico oltre ad avere la possibilità di accesso alla pensione senza dover attendere quattro anni a tutti coloro che hanno raggiunto i requisiti contributivi e si trovano senza un lavoro. Non va inoltre dimenticata la proposta del prestito pensionistico, idea sulla quale si sta ancora lavorando e che pone una questione fondamentale: dove reperire le risorse? Perchè l’idea è di offrire una sorta di ausilio erogato dallo Stato per tutti coloro che lasciano l’attività lavorativa dopo i trentacinque anni di contributi versati, da restituire con la decurtazione del 10% nel momento in cui l’ex lavoratore percepirà l’assegno mensile. Una sorta di prepensionamento facoltativo, del quale potrebbero usufruire anche i Quota 96 del comparto scuola.

Pensioni: la recente legge-finestra e la beffa per gli statali

pensioni-tuttacronacaUna recente legge-finestra per le pensioni del settore pubblico offre la possibilità di uscire dal posto di lavoro e andare in pensione con i requisiti pre-Fornero a coloro che abbiano usufruito, nell’anno 2011, di congedo familiare o della legge 104 per l’assistenza di un parente. Tale normativa, come spiega il Secolo XIX parlando di quanto accade a Savona, ha mandato in tilt i patronati dei sindacati dove si lavora alacremente per preparare le domande, che non dovranno superare il termine del prossimo 26 febbraio. Le perplessità tuttavia sono diverse, visto che si tratta di un’opzione che non solo pone limitazioni prigide ma anche piuttosto discutibili. A partire dal confine temporale: non è chiaro perché si apra l’opzione soltanto per colore che hanno usufruito della 104 nel 2011 e non in altri anni. Spiega inoltre il quotidiano che in tutta Italia il numero progressivo non potrà superare le 2.500 domande accolte, mentre soltanto nel savonese le richieste stilate supereranno il migliaio. Il comparto coinvolto, infatti, è ampio: si va dai dipendenti dell’Asl a quelli degli enti pubblici e della scuola. Persone che avevano perso le speranze e per le quali si apre uno spiraglio, con la consapevolezza, però, che il numero complessivo è assai ristretto e che spetterà all’ Inps stilare una graduatoria i cui parametri non sono ancora del tutto chiari. In gioco dovrebbero entrare la maggiore o minore vicinanza ai requisiti pensionistici e la data di presentazione della domanda. Contando che i requisiti validi sono quelli pre-Fornero, quindi, per gli uomini, i 65 anni di età e i 20 di contributi oppure i 40 di contributi, mentre per le donne i 61 di età e i 20 di contributi.

Quota 96: la penalizzazione della riforma Fornero

quota96-tuttacronacaL’ora x sta per scattare: entro il 7 febbraio gli operatori scolastici devono presentare la domanda di cessazione dal servizio. Tra i molti che si presentaranno all’appuntamento, di questi, buona parte appertiene ai Quota 96, che già nel settembre 2012, raggiunti i requisiti indicati dalla legge 247/2007, pensavano d’iniziare una nuova fase della loro vita. Quello che servirebbe loro per riuscire finalmente a raggiungere la meta, o almeno sperare sia possibile, come spiega Ciro Troccoli,

c’è bisogno solo di una forte azione legislativa da parte della Ministra Carrozza, accompagnata dallo slittamento della data fissata per le domande di pensionamento. Spostamento che non creerebbe alcun problema tecnico-amministrativo per la predisposizione degli adempimenti scolastici. Slittamento, del resto, già adottato per l’anno scolastico 2012/13, dal mese di gennaio al marzo 2012. E molte sono le donne che accetteranno di andare in pensione con le norme Fornero. Per costoro, ma ciò vale per tutti, significa rinunciare ad almeno 300/400 euro mensili, non avendo altre alternative, pur avendo raggiunto da tempo i requisiti della normativa vigente prima della legge 201/2011, legge Monti-Fornero sulle pensioni che, ricordiamo, ha arretrato la data per andare in pensione al 31/12/2011, anziché al 31/08/2012 come previsto dalla legislazione scolastica. Riforma che oltre ad aver stravolto il calendario scolastico e la normativa che lo regola, ha sconvolto la vita a quelle migliaia di persone (circa 4000) che già si ritenevano in pensione dal 1 settembre 2012.

Penalizzato chi sceglie di andare in pensione. Penalizzati anche gli alunni che si trovano come docenti, a volte, insegnanti disillusi che vorrebbero essere altrove, ma, causa crisi, continuano a sedere ogni mattina al loro posto. Ciò naturalmente comporta domande alle quali è difficile dare una risposta. Perchè viene anche da domandarsi, visto lo stato attuale della scuola italiana che manca dei fondi necessari, come potranno in mancanza di aggiornamenti costanti docenti in età teoricamente pensionabile dare la giusta istruzione alle nuove generazioni? E non è una domanda da poco, visto che recenti studi hanno dimostrato che i giovani italiani sono “inoccupabili” proprio perchè non hanno le competenze richieste. Le stesse competenze che dovrebbero apprendere a scuola e non con metodi educativi “arcaici” in un’era 2.0.

Il piano di Giovannini per le pensioni

pensioni-tuttacronacaContinuano i lavori al governo per quel che riguarda le pensioni e, in particolare, al piano per la possibile uscita anticipata rispetto all’età di pensionamento con il contributo di Stato, aziende e lavoratori. A renderlo noto è il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, che spiega che il progetto deve avere “robustezza finanziaria”. Stando a quanto riferisce il ministro, si tratterà di uno “strumento flessibile in funzione delle esigenze soggettive dei lavoratori”. E ha aggiunto, rispondendo a una domanda sul possibile anticipo dell’assegno rispetto all’età prevista dalla riforma Fornero: “Stiamo lavorando sugli aspetti tecnici. Il procedimento è complesso. Può prevedere anche il contributo da parte delle aziende. L’idea è di avere una contribuzione da parte di tutti e tre i soggetti (lavoratore, impresa ma anche Stato, ndr) ma ci deve essere robustezza finanziaria”. Al piano collabora anche il ministero dell’Economia e si sta “valutando come ottenere uno strumento flessibile in funzione delle condizioni soggettive del lavoratore”. Ma il ministro ha anche sottolineato che il piano per “favorire la transizione” sul pensionamento, non prevede tuttavia modifiche delle regole della legge Fornero, che ha riformata la previdenza italiana, spiegando che “lo strumento allo studio è finalizzato a favorire la transizione, su base volontaria, dal lavoro alla pensione, fermi restando i requisiti dell’attuale normativa. Tale strumento – spiega – andrebbe incontro a persone e a imprese (come quelle di minori dimensioni) che attualmente non possono utilizzare gli strumenti previsti”. In una nota del ministro si legge:

«Con riferimento alle dichiarazioni del Ministro Giovannini sul cosiddetto “prestito pensionistico” si ribadisce che, come già dichiarato fin dal mese di settembre, lo strumento allo studio è finalizzato a favorire la transizione, su base volontaria, dal lavoro alla pensione, fermi restando i requisiti dell’attuale normativa. Tale strumento andrebbe incontro a persone e a imprese (come quelle di minori dimensioni) che attualmente non possono utilizzare gli strumenti previsti in materia dalla legislazione vigente. Si ribadisce che l’ipotesi alla quale si sta lavorando non modificherebbe le regole pensionistiche attualmente esistenti, ma offrirebbe uno strumento aggiuntivo cui si accederebbe su base volontaria, con il possibile coinvolgimento delle imprese, come già avviene nei casi previsti dalla legge per le aziende di maggiori dimensioni. Sono quindi destituite di ogni fondamento le ipotesi e le letture circolate a seguito delle dichiarazioni odierne del Ministro, il quale ha semplicemente ribadito, rispondendo ad una domanda di un giornalista che chiedeva se l’idea del “prestito pensionistico” fosse ancora presa in considerazione, concetti già espressi nelle settimane scorse».

Il democratico Cesare Damiano, presidente della commissione Lavoro della Camera nota:

«Ci fa piacere – premette – che il Governo stia lavorando in queste ore “per elaborare una proposta robusta che eviti il formarsi di nuovi esodati”. Questa dichiarazione del ministro Giovannini la stiamo aspettando da tempo. Ormai è chiaro a tutti che, nonostante una serie di interventi che hanno portato complessivamente alla salvaguardia di oltre 160 mila lavoratori rimasti senza reddito a seguito della “riforma” Fornero, il tema dei cosiddetti esodati non può dirsi risolto. Non a caso come Partito Democratico abbiamo invocato già nella scorsa legislatura, e riproposto nell’attuale, il tema dell’introduzione di una normativa di flessibilità nell’uscita dal lavoro verso la pensione. Adesso – conclude Damiano – anche il Governo parla di un anticipo del pensionamento rispetto agli attuali tetti: si tratta di capire nel merito quale sarà la proposta e, soprattutto, di chiedere che l’Esecutivo si confronti da subito e davvero con i disegni di legge che, su questo argomento, sono attualmente in discussione alla Commissione Lavoro della Camera».

Lavoratrici, usuranti e precoci: pensioni e le ultime novità

pensioni-tuttacronacaLa Riforma pensioni attualmente insita nella legge di Stabilità del governo Letta non convince i lavoratori e per questo motivo sono molte le proposte che vengono avanzate per apportavi delle modifiche, che riguardano in particolar modo la pensione anticipata donne, lavori usuranti e precoci. Per quel che riguarda la prima categoria, sembra che per le lavoratrici possa riaprirsi un piccolo spiraglio. Qualora passasse la modifica alla circolare Inps che aveva anticipato al 2014 la possibilità di accedere alla pensione anticipata, per l’intero 2015 le donne potrebbero uscire anticipatamente dal lavoro attraverso l’opzione contributivo. Sarebbe dunque possibile per le donne, come spiega Erica Venditti, andare in pensione anticipata fino al 31/12/2015 con 57 anni di età e 35 anni di contributi se dipendenti oppure 35 anni di contributi ma 58 anni se autonome, a patto di vedersi calcolare l’assegno pensionistico con calcolo contributivo, da qui il nome “opzione contributivo”. Ma al governo si parla anche di lavoratori precoci e usuranti, per i quali la possibilità di accedere alla pensione anticipata potrebbe essere insita nella proposta di Giovannini sul prestito pensionistico. Questo significa che potrebbero uscire anticipatamente dal lavoro, 2 o 3 anni prima di aver raggiunto i requisiti pensionistici necessari, avendo una sorta di prestito dall’Inps da rendere poi una volta raggiunti i requisiti effettivi.

La decurtazione sull’assegno pensionistico finale sarebbe pari al 10-15%, quindi e un po’ come se il lavoratore per i primi anni facesse un prestito a se stesso. Le decurtazioni in entrambi i casi sono ragguardevoli, ma crediamo che nonostante l’amaro in bocca, molti cittadini, se passassero queste proposte di pensione anticipata, sceglieranno comunque di uscire dal lavoro prima, temendo ulteriori Riforme pensioni che posticipino ulteriormente il raggiungimento dell’agognata pensione.

La clamorosa novità sulle pensioni!

pensionsi-tuttacronacaSi continua a parlare delle pensioni e ora si vuole tornare a quelle anticipate, le stesse eliminate dalla riforma Fornero che aveva così dato il via alla questione degli esodati. L’idea è del ministro del Lavoro Enrico Giovannini. La promessa è quella di una soluzione al problema di chi è stato incentivato a uscire dal mondo del lavoro pur non avendo raggiunto l’età pensionabile. Resta la domanda: con quali soldi? Al riguardo il ministro non è stato molto chiaro e parla di un anticipo previdenziale ma col contributo sinergico di Stato, aziende e lavoratori. Un piano al quale il governo starebbe lavorando da tempo, ha spiegato il ministro, ma che richiede una certa “robustezza finanziaria”. Sarà, assicura il titolare del Welfare, uno “strumento flessibile in funzione delle esigenze soggettive dei lavoratori”. A margine di una conferenza stampa all’Inail, ha così illustrato le possibilità circa un ipotetico anticipo dell’assegno previdenziale rispetto all’età prevista dalla riforma Fornero:

“Stiamo lavorando – ha detto il ministro – sugli aspetti tecnici. Il procedimento è complesso. Può prevedere anche il contributo da parte delle aziende. L’idea è di avere una contribuzione da parte di tutti e tre i soggetti (lavoratore, impresa ma anche Stato, ndr) ma ci deve essere robustezza finanziaria”.

Il ministro ha però sottolineato che il piano è ancora allo studio, in collaborazione con il ministero dell’Economia.

“Stiamo valutando come ottenere uno strumento flessibile in funzione delle condizioni soggettive del lavoratore”.

In pratica al lavoratore verrebbe offerto una sorta di prestito d’onore garantito dalle aziende e dallo Stato. Prestito che andrà poi restituito dallo stesso lavoratore, una volta ricevuto il primo assegno previdenziale. Un po’ come si fa con gli studenti, ai quali viene concessa una linea di credito da investire per la propria formazione, in vista dei futuri guadagni. Ma qui siamo molto in là nel mare delle ipotesi, dal momento che il piano oltre a dover reperire i necessari fondi di attuazione, dovrà pure essere approvato dalle parti sociali. Giovannini però ci tiene a precisare che la sua non sarà una “controriforma” post Fornero.

Imprenditore suicida: biglietto di scuse alla figlie e di accuse alle banche

imprenditore-suicida-tuttacronacaMentre un gruppo di avvocati sparsi in tutta Italia ha dato il via a una class-action contro Monti e Letta, con l’accusa di “istigazione al suicidio”, arriva la notizia di una nuova vittima della crisi. Questa volta si tratta di un 55enne imprenditore edile di Fiesole, in provincia di Firenze, che questa sera ha chiamato il 113 annunciando le sue intenzioni suicide all’operatore, per poi spararsi con un fucile. Il gesto estremo sarebbe collegato a problemi economici dell’azienda. Il 113 ha allertato i carabinieri che, intorno alle 18, sono giunti all’abitazione trovando il corpo ormai senza vita dell’uomo. Accanto al fucile, un biglietto con le scuse per i familiari. L’uomo era sposato e aveva una figlia di 10 anni. Poco dopo l’arrivo dei militari, sono rientrate a casa anche la moglie e la bimba che hanno scoperto così quanto era successo. Stando a quanto si è appreso, l’uomo era titolare di una ditta dichiarata fallita pochi anni fa. Da quel momento lavorava solo saltuariamente. L’imprenditore ha però lasciato anche un secondo biglietto nel quale, secondo quanto si apprende, lancia accuse nei confronti di alcuni personaggi che avrebbero “portato” al fallimento la sua ditta, parla di crediti e debiti, e di alcune banche con cui l’impresa lavorava.

Italiani vs Monti e Letta: la class-action per “istigazione al suicidio”

monti_letta_querele-tuttacronacaQualche giorno fa un gruppo di avvocati, sparsi in tutta Italia, ha lanciato una class-action contro il governo per “istigazione al suicidio”. E gli italiani hanno subito risposto: in soli 4 giorni sono arrivate oltre 6mila denunce. Uno dei promotori della class-action Giuseppe Iudici, ha spiegato ad Affaritaliani.it che sarebbero “6000 le denunce stimate ad oggi. Incredibilmente semplici cittadini stremati riescono ad unire le forze e iniziare una lotta legale contro il Governo e pare che non finisca qua considerando che si riservano altre iniziative”. Negli ultimi anni il numero dei suicidi è aumentato, a partire da quando al governo c’era Monti. E non accenna a calare neanche ora con Letta. Così ora c’è chi chiede il conto all’esecutivo. Secondo quanto racconta Affaritaliani.it i cittadini, dopo il coordinamento del 9 dicembre che, nonostante la sua spaccatura ai vertici, continua con i presidi , affilano ora le armi con un “maxi esposto-querela” di massa. Come ricorda Libero:

L’iniziativa era partita da una pagina evento sui social network e dai 200.000 invitati in pochi giorni piu’ di 10.000 partecipano. Insomma gli italiani cominciano a ribellarsi alle sprangate fiscali che piegano famiglie e aziende e provano a chiedere anche con le azioni legali un cambio di passo da parte del governo. L’accusa è verso le istituzioni è chiara: “Istigazione al suicidio” in riferimento all’articolo codice penale 580. Secondo i legali che puntano il dito contro il Palazzo, il governo è colpevole di non aver fatto il possibile per i cittadini, non aver istituito numeri e istituzioni locali in grado di aiutare le famiglie in crisi.  I legali che si stanno muovendo per la class action sono determinati e hanno già preparato un modulo per la denuncia. Bisognerà accertare se l’azione legale dal punto di vista giuridico possa avere delle conseguenze. Ma di certo sotto il profilo simbolico fa già discutere.

Pensioni: torna la rivalutazione

pensioni-tuttacronacaDopo due anni di blocco, torna la rivalutazione delle pensioni rispetto all’inflazione nel 2014. Al massimo si potranno avere 22 euro in più. Per quel che riguarda la quota di rivalutazione, sarà dell’1,2% (100% dell’aumento dei prezzi) per le pensioni fino a tre volte il minimo, dell’1,8% per le pensioni tra tre e quattro volte il minimo (si recupera il 90% dell’inflazione), dello 0,90% tra quattro e cinque volte il minimo e dello 0,6% per quelle tra cinque e sei volte il minimo.

Queste in sintesi le fasce per la rivalutazione:  

fino a 3 volte il TM (trattamento minimo) 100% inflazione euro (fino a 1.486,29) 1,2% fino a 17,8 euro  

Fascia di garanzia oltre 1.486,29 e fino a 1.488,06 sono garantiti 1.504,13 euro  

Tra tre e 4 volte il TM  90% inflazione tra 1.486 e 1.981 euro 1,08%  tra 17,8 e 21,4 euro  

Fascia di garanzia  oltre 1.981,72 e fino a 1.985,25 sono garantiti 2.003,12 euro  

Tra 4 e  5 volte il TM  75% inflazione tra 1.981 e fino a 2.477 euro   0,90%  tra 21,4 e 22,3 euro  

Fascia di garanzia oltre 2.477,15 e fino a 2.484,53 sono garantiti 2.499,44 euro tra 5 e 6 volte il TM 50% inflazione tra 2.477,15 e 2.972,58 euro 0,60% tra 14,8 e 17,8 euro  

Oltre le sei volte il trattamento minimo (2.972,58 euro) è previsto un importo fisso di aumento di 17,84 euro.

Le pensioni: ostaggio di forze politiche che si fanno lo sgambetto

pensioni-tuttacronacaTutti ne parlano, tutti dicono la loro, ma ancora nulla si muove. Il tema è quello delle pensioni, con tante risposte ancora da trovare e dare, con incertezze da cancellare e, di non poca importanza, con tante soluzioni da trovare anche per permettere quel ricambio generazionale che possa dare una speranza di futuro anche alle nuove generazioni. Ma se soluzioni non si sono trovate per quel che riguarda Quota 96, esodati, vitalizi e così via, anche per quel che riguarda quelle d’oro il governo non riesce a trovare un accordo. La scorsa settimana sono state presentate sette mozioni dai partiti e tutte sono state bocciate. Come spiega l’Espresso, ha ricevuto parere favorevole solo quella, vaga, della maggioranza che afferma: il governo ha già preso provvedimenti, adesso monitori se i risultati arrivano e in caso corregga “eventuali distorsioni e privilegi”. Sempre l’Espresso scrive:”Il frutto avvelenato delle ristrette intese si ripercuote anche su uno degli obiettivi che il Partito democratico dovrebbe avere più a cuore: l’equità sociale. E ha ben poco da scalpitare Matteo Renzi che chiede un intervento deciso, visto che il Pd a Montecitorio è riuscito a farsi scavalcare perfino da Giorgia Meloni. Che difatti ha commentato ironica: «Se questi sono di sinistra, io sono Mao Tse Tung». La mozione iniziale dei democratici chiedeva infatti una trattenuta sulle pensioni oltre i 5mila euro da destinare alle fasce più deboli, ma è stata sacrificata per non perdere l’appoggio del Nuovo centrodestra.”

Nonostante le pensioni a cinque zeri siano tra gli argomenti più discussi tra i cittadini, il governo Letta non ha fatto molto, anzi. Ricorda Paolo Fantauzzi: “Nella legge di stabilità l’esecutivo ha inserito un prelievo che di qui al 2016 toglierà rispettivamente il 6, 12 e 18 per cento alla parte che eccede 14, 20 e 30 volte il minimo Inps. A leggere i numeri sembra tanto, in realtà è un’inezia. Tanto per avere un’idea: appena 5 euro al mese per un pensionato da 91 mila euro l’anno e 50 euro al mese a chi ne riscuote 100 mila.” Il che significa che il provvedimento frutterà non più di 12 milioni di euro e si tratta più o meno dello stesso prelievo effettuato dal governo Berlusconi (confermato poi da Mario Monti). E non va dimenticato che la Consulta l’ha bocciato, definendo incostituzionale il prelievo sui soli pensionati senza estenderlo anche ai lavoratori attivi. In tutto questo, le varie forze all’opposizione non hanno fatto che farsi sgambetti reciproci favorendo la bocciatura delle proposte altrui. Sembra però che, ora, qualcosa inizi a muoversi. Si legge ancora su L’Espresso: “A novembre la commissione Lavoro della Camera ha calendarizzato una proposta di legge presentata proprio dalla Meloni (la prima in ordine di tempo in questa legislatura) e nei giorni scorsi il testo è stato preso come bozza di partenza per elaborare un provvedimento condiviso dai partiti. L’assunto di base è minimal: i primi 5 mila euro sono “salvi”, per il resto nessun prelievo straordinario ma un semplice ricalcolo col sistema contributivo in vigore dal 1995. Insomma, come se ci si ritirasse dal lavoro oggi. Poi chi ha diritto a quanto percepisce, bene. Chi invece sta ricevendo dall’Inps più di quanto gli spetterebbe, vedrà decurtarsi l’assegno mensile. «La pensione dev’essere commisurata a quello che si è versato, a prescindere dall’importo. Il prelievo lineare è sbagliato» dice all’Espresso la Meloni. «Fra l’altro la Consulta non ha posto problemi di retroattività quindi problemi non dovrebbero essercene».” Questa settimana inizia l’esame del provvedimento, che giungerà in Aula a febbraio. Ammesso che trovino un’intesa. Perchè le diverse forze propongono soluzioni molto diverse tra loro. Si legge ancora sul sito internet del settimanale:
Il Movimento cinque stelle in Aula ha proposto un prelievo suddiviso in nove scaglioni: dallo 0,1 per cento per tutte le pensioni sotto i 3 mila euro fino al 32 per cento per quelle sopra i 322 mila euro. Un sistema che colpisce tutti in modo da evitare possibili contestazioni della Consulta e recuperare 1 miliardo e 142 milioni da destinare alle pensioni minime. Ben diversa però è la proposta di legge depositata, assai più vicina al “verbo” di Beppe Grillo e che ricorda il codice per i parlamentari: per tre anni, non più di 5 mila euro per tutti. Un provvedimento che, anche se divenisse legge, alla luce delle sentenze precedenti rischierebbe di essere cassato dalla Consulta.
Stesso discorso per la Lega nord, che vorrebbe fissare un tetto da 5 mila euro per le pensioni calcolate col sistema retributivo. In caso di più trattamenti previdenziali, la soglia sale a 8 mila euro. Scelta civica propone invece di intervenire oltre i 5 mila euro e di prelevare il denaro dalla parte “regalata” dal vecchio metodo di calcolo per la quale non sono stati effettuati versamenti.
E a sinistra? Guai a parlare di ricalcolo delle pensioni. Sel ad esempio nicchia. La deputata Titti Di Slavo ha denunciato il “populismo mischiato a falso egualitarismo” insito nella questione. Secondo i vendoliani, infatti, salvo qualche eccezione chi ha percepisce pensioni d’oro ha versato tanto e quindi ne ha diritto. Semmai, quindi, bisogna aumentare le aliquote sui redditi più alti, senza discriminare fra ricchi pensionati e non.
Il Partito democratico vorrebbe invece introdurre per un quinquennio un contributo di solidarietà basato su 17 aliquote progressive: si parte da 4 mila euro e si arriva fino alle pensioni da mezzo milione e oltre, su cui prelevare il 15 per cento. Tradotto in soldoni, un taglio da 40 mila a 34 mila euro al mese per i trattamenti più alti.
Ma come spiegare questa avversione al metodo contributivo, che da quasi 20 anni vige per tutti gli italiani? La motivazione ufficiale è che sarebbe un provvedimento regressivo, perché le pensioni più basse sono in media più generose rispetto a quanto versato. Considerato che i trattamenti delle fasce più povere sarebbero però fatti salvi, si tratta di una giustificazione che non regge. E allora è il caso di ricordare quanto in passato, proprio in tema di previdenza sociale, a sinistra abbia pesato la difesa di alcune sacche di privilegiati. L’intoccabilità dei baby-pensionati ai tempi del primo governo Prodi docet.

Pensioni 2014: a che punto siamo con Quota 96 e lavoratori precoci

pensioni-tuttacronacaManuela Ghizzoni (Pd) continua la sua battaglia per restituire ai docenti privati ingiustamente del diritto alla pensione per un errore della riforma pensioni Fornero. Al riguardo, sono stati presentati oggi degli emendamenti ma, come spiega Matteo Carriero su Blasting.News: Come già accaduto, anche se dovesse procedere tutto per il meglio, per le pensioni dei Quota 96 della scuola arriverebbe poi il vaglio della Commissione Bilancio e si sa, il problema è sempre stato legato alla volontà del Governo di non investire le risorse necessarie per restituire le pensioni ai Quota 96. Di conseguenza, per quanto ci auguriamo possano giungere sorprese, la situazione per i Quota 96 della scuola resta decisamente nera.

Per le pensioni dei lavoratori precoci le news si focalizzano invece sulla possibilità di vedere attuata la proposta del ministro Giovannini di pensione anticipata (di 2 o 3 anni) con prestito, ovvero ricevendo assegni il cui importo andrebbe poi restituito con decurtazione della pensione vera e propria (si parla di decurtazioni attorno al 10-15% fino a ripagamento del prestito). Non si tratta di news sulle pensioni dei lavoratori precoci e usuranti in sé, ma di misure che interesserebbero tali categorie come altre: di misure specifiche per precoci e usuranti, difatti, non si parla ormai da molto tempo. La politica (ma anche i sindacati) sembrano essersi dimenticati delle richieste di nuove norme specifiche che siano adeguate alle particolarità delle due categorie.

Nel frattempo, resiste l’idea di un prepensionamento con prestito per la riforma pensioni 2014.

Riaprono i cantieri lavoro-pensioni: contratto unico, esodati e prestito

pensioni-tuttacronacaMatteo Renzi ha presentato ieri, via newsletter, la bozza del suo Jobs Act, ma non è l’unico cantiere che riapre. Mentre il leader del Pd presenta il programma che poggia sul contratto unico e l’assegno universale per chi perde il lavoro, il ministro Dario Franceschini annuncia nuove misure “salva-esodati” da varare nei prossimi mesi. Intanto Giovannini sta affinando la sua proposta sul cosiddetto “prestito previdenziale” per consentire ai lavoratori rimasti senza lavoro di beneficiare con 2 o 3 anni di anticipo di parte della pensione già maturata. Delle possibili novità per quello che riguarda le pensioni ne parla il Sole 24 Ore:

Martedì scorso il ministro Franceschini ha annunciato che nei futuri interventi del governo sul tema del lavoro ci saranno anche dei provvedimenti specifici per gli esodati da attuare in un’unica tranche oppure poco per volta. Interventi di sostegno che dovrebbero andare ad aggiungersi alle misure di tutela già previste dall’ultima legge di stabilità: il salvataggio per il 2014 di altri 17mila soggetti oltre ai 6mila indicati in prima battuta. E sempre nella direzione della “tutela” si colloca il pacchetto al quale sta lavorando il ministro Giovannini che prevederebbe la possibilità di riconoscere con un anticipo di 2 o 3 anni la pensione maturata a lavoratori rimasti senza impiego e senza ammortizzatore sociale con almeno 62 ani di età e 35 di contributi. Una sorta di “prestito previdenziale” su cui il Governo potrebbe confrontarsi con le parti sociali entro fine mese. E sempre entro fine gennaio dovrebbero arrivare le prime indicazioni delle 25 task force di esperti istituite dal Commissario straordinario per la revisione della spesa, Carlo Cottarelli, per giungere alla definizione della nuova spending review. Tra i capitoli nel mirino di Cottarelli anche quello delle pensioni medio-alte, a partire da quelle con connotazione retributiva (calcolate sulla base dello stipendio e non solo dei contributi versati). Pensioni d’oro e d’argento, dunque su cui tra l’altro ieri sera la Camera ha approvato una mozione della maggioranza che impegna il Governo a una puntuale verifica dell’attuazione del contributo di solidarietà introdotto con l’ultima legge di stabilità.

Esodati: solo uno su tre ha ricevuto l’assegno

esodati-tuttacronacaSi torna a parlare di esodati, lavoratori che hanno perso il posto o si sono licenziati in vista della pensione che sarebbe scattata per loro nel 2012, ma si sono ritrovati improvvisamente a fare i conti con la riforma Fornero e in molti casi rinviando di parecchi anni l’appuntamento con l’assegno previdenziale, ritrovandosi senza lavoro e la pensione che sembra essere un miraggio. Il governo ha cercato di capire come risolvere la situazione e negli ultimi due anni si contano 5 interventi di “salvaguardia”, incluso quello contenuto nella legge di Stabilità approvata prima di Natale. Tutti questi, come riporta il Corriere, consentono di andare in pensione con le regole in vigore fino al 31 dicembre 2011, cioè prima della riforma Fornero, a chi ha determinati requisiti. Si è così costruito nel tempo un sistema complesso di regole a maglie sempre più larghe: dai lavoratori in mobilità a quelli che si erano licenziati, cioè dagli esodati in senso stretto a categorie assimilate, come i contributori volontari, persone che pur non lavorando più avevano scelto di proseguire la contribuzione all’Inps per andare in pensione, fino a comprendere, con l’ultima legge di Stabilità, anche i lavoratori che si sono licenziati prima del 2012 e poi hanno ripreso a lavorare (purché non a tempo indeterminato) anche se dovessero guadagnare bene (finora per questi c’era un tetto di 7.500 euro l’anno). Un sistema sempre più complicato, quindi, dove magari qualche poveraccio resta fuori da ogni tutela e altri sono fin troppo protetti. E come se non bastasse, l’attuazione di questi provvedimenti procede molto a rilento. Ecco come ne parla Enrico Marro:

L’iter è estremamente complesso: si parte con la legge, poi c’è il decreto ministeriale attuativo, quindi la circolare Inps. Nel frattempo passano parecchi mesi. Quando finalmente tutto è pronto, la domanda va presentata alla direzione territoriale del ministero del Lavoro , che fa una prima verifica, e poi la passa all’Inps per tutta l’istruttoria del caso. Finora solo la prima salvaguardia, decisa a metà del 2012, cioè un anno e mezzo fa, può ritenersi conclusa. Per la seconda e la terza, anche se i termini di presentazione delle domande sono scaduti da tempo (21 maggio e 25 settembre 2013), l’esame delle pratiche è ancora in corso. Secondo un monitoraggio dell’Inps aggiornato al 13 dicembre scorso, la situazione è la seguente. Le prime 3 salvaguardie erano state varate per mandare in pensione complessivamente 130 mila persone, le domande accolte finora perché con i requisiti in ordine sono quasi 80 mila e le pensioni in pagamento meno di 27 mila. Insomma, solo uno su tre col diritto certificato alla pensione sta incassando l’assegno. Come mai? E come mai ci sono 50 mila domande in meno del previsto? Certamente sullo scarto tra platea stimata e domande accolte pesano le lungaggini procedurali e qualche calcolo sbagliato: per esempio, con la seconda salvaguardia si volevano tutelare 40 mila lavoratori in mobilità, ma le certificazioni finora inviate sono solo 5.432. Probabile quindi che ci sia stata una sovrastima di questa categoria. Sulle poche pensioni liquidate, invece, ci sono anche altre spiegazioni. Dice il direttore generale dell’Inps, Mauro Nori: «La differenza maggiore tra diritto certificato ed erogazione della pensione l’abbiamo sui lavoratori in mobilità. In molti casi queste persone resteranno ancora per anni con il sussidio previsto e la pensione scatterà solo dopo. Quindi anche se hanno il diritto certificato, l’assegno non poteva essere già messo in liquidazione». Gli esodati, dunque, ci accompagneranno ancora per molti anni.

Del resto, ai 130 mila potenziali beneficiari delle prime tre salvaguardie ne vanno aggiunti 9 mila della quarta decisa lo scorso agosto, che potranno presentare domanda fino al 26 febbraio 2014, e altri 17 mila previsti dalla legge di Stabilità, per un totale che supera le 156 mila unità. Con un costo davvero pesante: circa 11 miliardi e mezzo in nove anni, dal 2012 al 2020, che dovranno essere spesi per pagare pensioni che altrimenti (applicando i requisiti dalla riforma Fornero) non si sarebbero pagate. E che la storia degli esodati si esaurisca con la quinta salvaguardia è davvero improbabile.

Opzione Donna: il pensionamento possibile fino al 2017

opzione-donna-tuttacronacaE’ Noemi Secci, in un articolo pubblicato su BlastingNews, a parlare dell’Opzione Donna, ossia un regime sperimentale che prevede il pensionamento anticipato, secondo la Legge 243/2004, per le lavoratrici dipendenti che abbiano raggiunto 57 anni d’età , o per le autonome che ne abbiano raggiunti 58 (ai quali vanno aggiunti 3 mesi, per effetto dell’adeguamento alla speranza di vita), più almeno 35 anni di contributi. Come spiega l’autrice del pezzo:

La pensione per chi usufruisce dell’opzione è calcolata interamente con il metodo contributivo, anche per chi avrebbe normalmente usufruito del calcolo misto, o retributivo sino al 31/12/2011: tale metodologia comporta delle penalizzazioni, rispetto alle suddette tipologie di conteggi, che variano da caso a caso, a seconda dell’età, delle annualità maturate e delle retribuzioni percepite.

Per quel che riguarda i nuovi termini per usufruire del regime sperimentale, spiega Secci:

Dalla domanda di pensionamento alla fruizione del trattamento devono trascorrere 12 mesi per le dipendenti, e 18 per le lavoratrici autonome (compreso chi abbia effettuato, nell’arco della vita lavorativa, sia lavoro dipendente che “in proprio”), in quanto continuano ad applicarsi le “finestre” previste dalla vecchia normativa.

Sull’argomento, la circolare Inps numero 35 del 2012 aveva, di fatto, ristretto notevolmente la platea delle destinatarie, in quanto affermava che, per utilizzare l’Opzione, fosse necessario non solo maturare i requisiti entro il 31/12/2015, ma anche percepire effettivamente il trattamento previdenziale, anticipando, così, il termine ultimo della domanda al 01/12/2014 per le lavoratrici subordinate, ed addirittura al 01/06/2014 per le autonome (secondo altre interpretazioni, i termini sarebbero il 30/11/2014 per le dipendenti ed il 31/05/2014 per le autonome).

Fortunatamente, è stata presentata, in data 21/11/2013, una risoluzione, approvata da Camera e Senato, con la quale si dichiara che tale punto della circolare Inps 35/2012 è evidentemente contrario al disposto della legge (art.1 co.9 L. 243/2004): di conseguenza, è stato richiesto al Governo un intervento immediato per sollecitare l’INPS alla modifica della circolare stessa, in modo che il 31 dicembre 2015 sia considerata la data entro cui maturare i requisiti, non la data ultima di percezione del trattamento.

Per effetto di questa modifica, l’ultima data utile di percezione della pensione si sposterebbe dunque al 01/07/2015 per le autonome, ed al 01/01/2017 per le prestatrici di lavoro subordinato.

Allo stato dei fatti, non resta che attendere  una nuova circolare, Inps o anche ministeriale (da parte del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali), che confermi la chiara volontà interpretativa statale, rendendo ufficiale la modifica.

Esodati, Quota 96, lavoratori precoci: pensione e possibili cambiamenti nel 2014

pensioni-tuttacronacaIl 2013 è ormai agli sgoccioli ma, nonostante l’attesa e le speranze, non ci sono stati sviluppi sul tema delle pensioni per quel che riguarda gli esodati, i Quota 96 e i lavoratori precoci. Resta quindi da chiedersi cosa aspettarsi per l’anno che sta per iniziare, soprattutto se dovesse cambiare qualcosa al Governo con delle nuove elezioni, dopo che il Governo Letta non ha offerto risposte soddisfacenti per quel che riguarda le tre categorie citate. E’ Matteo Carriero che, sul sito Balsting.News presenta delle possibili previsioni legate anche alla sfera politica del nostro Paese. Nell’articolo si legge:
Eventuali previsioni di riforma pensioni per esodati, lavoratori precoci e Quota 96 devono essere inquadrate nell’ottica di un possibile rivolgimento politico: Matteo Renzi continua a lamentarsi duramente dell’operato del governo e sempre più opinionisti vedono come verosimile un ritorno alle elezioni prima dell’estate 2014.

Se il Governo Letta dovesse reggere per il prossimo anno potrebbero arrivare nuove misure per gli esodati, ma è estremamente difficile prevedere una soluzione definitiva del problema, dato il comportamento del governo fino a oggi. Per i Quota 96 della scuola le speranze sono ormai quasi nulle: la situazione è chiara ed è inutile girarci intorno, la Ragioneria di Stato non ha intenzione di stanziare i fondi necessari a restituire la pensione agli insegnanti penalizzati ingiustamente da un errore della Legge Fornero. Per le pensioni di lavoratori precoci e usuranti il 2014 è un mistero: davanti alla richiesta di un più equo trattamento date le peculiarità delle due categorie gli esponenti politici (in blocco) hanno da alcuni mesi tappato le orecchie, chiudendosi nel più assoluto silenzio. Qualche piccola misura di riforma pensioni nel 2014 potrebbe giungere per loro, ma resta più probabile l’ipotesi di un mantenimento della situazione attuale.

Ma se dovessero esserci nuove elezioni? Cosa potrebbe cambiare in termini di riforma pensioni per esodati, lavoratori precoci e Quota 96 della scuola? Ovviamente in tal caso molto dipenderebbe da chi potrebbe vincerle, con Renzi al momento senz’altro favorito alla guida di un eventuale nuovo governo. Tuttavia occorre ricordare che in ogni caso i tempi sarebbero lunghi e sperare in modifiche rapidissime sarebbe comunque utopico, inoltre, sebbene Renzi si sia sempre presentato come uomo del fare, in opposizione al Governo Letta del non fare, del rinviare, solo il tempo potrebbe effettivamente rivelare il grado di intraprendenza del nuovo segretario del PD.
Le previsioni sulla riforma pensioni 2014 per esodati, Quota 96 e lavoratori precoci sono a nostro giudizio, quindi, piuttosto fosche, con piccoli interventi per gli esodati e probabilmente poco o nulla per le altre categorie citate, tuttavia (come hanno dimostrato le elezioni di febbraio 2013) è sempre difficile prevedere l’esito delle urne in questo periodo storico italiano, quindi sarà necessario attendere per scoprire la reale tenuta del Governo e gli sviluppi di possibili elezioni.

40 anni fa arrivavano i baby-pensionati e iniziava ad allargarsi il rapporto debito/Pil

baby-pensioni-tuttacronacaEra il 29 dicembre 1973 e il Governo emanava il Dpr 1902, con i suoi provvedimenti che introducevano la riforma delle baby-pensioni, una  forma di previdenza erogata dallo Stato per i dipendenti pubblici ai quali è stata offerta la possibilità di andare in pensione in un’età inferiore ai 40-50 anni. Ossia, dopo aver versato appena 14 anni di contributi per quel che riguarda le donne e 20 per gli uomini. La legge ha dato l’avvio a diverse polemiche visto che alcuni sondaggi hanno rilevato come, negli ultimi 40 anni, abbia comportato per lo Stato italiano un costo per oltre 150 miliardi di euro, causando a sua volta notevoli vantaggi per il baby-pensionato. In un articolo su Blasting.News, a firma Domenico Ferlita, si legge:

Andando in pensione all’età di 35 anni infatti il pensionato percepisce il trattamento previdenziale per il triplo degli anni di contribuzione e di conseguenza incassa il triplo del totale dei contributi effettivamente versati, considerando che l’aspettativa di vita di un baby-pensionato è di 85 anni. Secondo un rapporto di Confartigianato del 2011, in Italia sono circa 531.752 le persone andate in pensione nel fiore degli anni, ricevendo un assegno mensile di circa 1500 euro lordi al mese. Il 76,8 % sono dipendenti del settore pubblico, contro la minima percentuale del 23,2 % costituita da lavoratori del settore privato. Nessuno mai è stato in grado di modificare tale norma che andava ad allargare sempre di più il rapporto debito pubblico/Pil oggi giunto al 128 %. Solo nel 1992 ci fu una svolta decisiva ma poco utile per quanto riguarda le cosiddette baby-pensioni. Infatti, con il decreto legislativo 503 del 30/12/1992, fu abolita la possibilità di percepire prematuramente la pensione ma come conseguenza, lo Stato dovette affrontare una spesa per la previdenza pubblica pari allo 0,4 % del Pil nazionale annuo.

Anno nuovo… nuovi requisiti per andare in pensione

pensione-nuovi-requisiti-tuttacronacaCon l’arrivo del nuovo anno scattano i nuovi requisiti per per il pensionamento di vecchiaia delle donne previsti dalla riforma Fornero e, come spiega L’Ansa, le lavoratrici dipendenti del settore privato potranno ritirarsi solo dopo aver compiuto i 63 anni e 9 mesi, vale a dire 18 mesi più tardi rispetto ai requisiti previsti per il 2013 (62 anni e tre mesi). I nuovi requisiti porteranno gradualmente alla parificazione delle età di vecchiaia all’inizio del 2018 (66 anni e tre mesi ai quali aggiungere l’adeguamento alla speranza di vita). In presenza  di almeno 20 anni di contributi (se si hanno contributi accreditati prima del 1996. Se si è cominciato a versare dopo il 1996 e’ richiesto anche un importo di pensione di almeno 1,5 volte la soglia minima), questi sono, in sintesi, i requisiti:

– DONNE DIPENDENTI SETTORE PRIVATO: potranno andare in pensione di vecchiaia le donne con almeno 63 anni e 9 mesi di età. Dal 2016 (fino al 31 dicembre 2017) scatterà un ulteriore scalino e saranno necessari 65 anni e tre mesi ai quali aggiungere l’aumento legato alla speranza di vita. Potranno quindi andare in pensione ancora quest’anno con 62 anni e 3 mesi le lavoratrici nate prima del 30 settembre 1951 mentre se si è nate a ottobre dello stesso anno l’uscita dal lavoro sara’ rimandata almeno fino a luglio del 2015.

– DONNE AUTONOME E GESTIONE SEPARATA: nel 2014 le lavoratrici autonome potranno andare in pensione con almeno 64 anni e 9 mesi, con un anno in più rispetto a quanto previsto per il 2013. Per il 2016 e il 2017 saranno necessari almeno 65 anni e 9 mesi, requisito al quale andrà aggiunta la speranza di vita.

– UOMINI SETTORE PRIVATO: nel 2014 vanno in pensione con gli stessi requisiti del 2013 (66 anni e tre mesi). I requisiti cambiano nel 2016 con l’adeguamento alla speranza di vita.

– SETTORE PUBBLICO, UOMINI E DONNE: restano i requisiti previsti per il 2013. Si va in pensione ancora nel 2014 e fino al 2015 con 66 anni e tre mesi di età. Il requisito andrà adattato alla speranza di vita nel 2016.

– PENSIONE ANTICIPATA: nel 2014 gli uomini potranno andare in pensione in anticipo rispetto all’età di vecchiaia se hanno almeno 42 anni e 6 mesi di contributi versati, un mese in più di quanto previsto nel 2013. Per le donne saranno necessari almeno 41 anni e 6 mesi di contributi (un mese in più di quanto previsto nel 2013). Anche i requisiti per la pensione anticipata andranno adeguati dal 2016 all’aumento della speranza di vita.

Pensioni: la novità in vista per il 2014

pensione_tuttacronacaIl prossimo anno le pensioni aumenteranno, anche se di poco: si va dalle 6 alle 20 euro al mese per i trattamenti fino a circa 2.000 euro lordi mensili. Quello che prevede infatti il meccanismo messo a punto dal governo con la legge di Stabilità è una rivalutazione piena solo per le pensioni lorde che non superano tre volte il trattamento minimo di 495,4 euro al mese; per tutte le altre la rivalutazione sarà parziale (al 95% per chi prende 1.981,7 al mese). Stando ai calcoli che propone il Messaggero, per esemplificare, una pensione da 500 euro di quest’anno salirà a 506 nel 2014, con un incremento di 6 euro mensili. Per arrivare a un aumento a doppia cifra bisogna prendere almeno 900 euro al mese: in questo caso il trattamento l’anno prossimo sarà di 910,8 euro al mese (+10,8 euro mensili). Ancora, chi percepisce oggi 1.800 euro al mese godrà di un aumento più consistente: +20,52 euro. A questo punto la curva degli aumenti comincerà a flettere, tanto che dai 3.000 euro in su l’aumento sarà per tutti di 14,27 euro. Inoltre la nuova Legge impone un tetto al cumulo di stipendio e pensione: 300 mila euro al massimo.

Ancora pensioni nel mirino: il vizio di “prendersela” con i pensionati

pensioni-tuttacronacaIn Italia quando ci sono dei problemi con la finanza pubblica si torna a parlare delle pensioni e non hanno fatto eccezione neanche due nuovi emendamenti alla legge di Stabilità appena presentati. L’obiettivo è di introdurre un limite di reddito entro il quale sia possibile cumulare la pensione e un eventuale reddito da lavoro dipendente o autonomo. Ancora una volta, lo Stato romperebbe il patto con i cittadini. Le modalità le spiega il Corriere:

Molti dei pensionati presi di mira hanno, probabilmente, lasciato il lavoro anche con l’idea di proseguire l’attività professionale, magari con un impegno meno gravoso. Mettendo così a servizio del mondo produttivo, e della società, la competenza e l’esperienza acquisita. La logica apparente dietro queste misure è quella di creare maggiori opportunità per i giovani, ma i divieti a una categoria difficilmente hanno effetti positivi per le altre. I pensionati che svolgono attività di consulenza difficilmente verrebbero sostituiti nella loro attività solo per ragioni anagrafiche. Se sul mercato c’è una domanda per quel tipo di competenze, evidentemente servono.
Il rischio, semmai, potrebbe essere quello di una nuova crescita del lavoro sommerso. Il divieto di cumulo è stato abolito proprio per far emergere attività lavorative che altrimenti sarebbero rimaste nascoste. Risultato: alla fine una misura simile potrebbe persino trasformarsi in un autogol con una riduzione delle entrate tributarie e contributive. Sulle attività extra, infatti, i pensionati pagano già il 43% di Irpef e il 21% di Iva e i contributi all’Inps. Senza contare che, oltre i 90 mila euro, dal 2014 ci sarà anche il contributo di solidarietà. E secondo l’ipotesi estrema, con il divieto di cumulo, in caso di reddito aggiuntivo di 150 mila euro la pensione verrebbe addirittura azzerata. Decisamente troppo. Certo questa soglia, in una fase di crisi e di potere d’acquisto calante, appare elevata. Eppure va considerata per quello che è: il risultato di un lungo periodo lavorativo e dei contributi versati per assicurarsi l’assegno previdenziale. Non un privilegio.
Perché invece si continua a voler cambiare le regole del gioco sul terreno delle pensioni? Forse non è la strada maestra: il punto è trovare modalità di tutela previdenziale dei giovani, non la stretta su chi ha maturato diritti in base alle regole. Il rischio, serio, è di confondere continuamente i piani creando finte illusioni egualitarie.

La norma, inoltre, si applicherebbe con effetto retroattivo a tutti coloro che sono andati in pensione, consapevoli di poter proseguire un’attività lavorativa. Mentre, se proprio si volesse introdurre un simile divieto, dovrebbe riguardare solo i futuri pensionati. Un vizio, quello della retroattività, molto diffuso che andrebbe evitato in un Paese civile: le difficoltà di bilancio non possono essere un lasciapassare per violare(di continuo) le regole.

Letta e la “promessa mantenuta”

enrico-letta_tuttacronacaL’annuncio che durante il prossimo Consiglio dei ministri arriverà il disegno di legge sull’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti arriva dal premier Enrico Letta che, su Twitter, spiega come siano pronti a mantenere una promessa fatta ad aprile: “Avevo promesso ad aprile abolizione finanziamento pubblico partiti entro l’anno. L’ho confermato mercoledì. Ora in Cdm manteniamo la promessa”, ha scritto.

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Pensioni: l’emendamento che prevede un aumento della rivalutazione

pensioni-tuttacronaca

In un emendamento alla Manovra proposto dal relatore Maino Marchi in commissione bilancio a Montecitorio, è previsto un aumento dal 90 al 95% della rivalutazione delle pensioni con importi tra i 1.500 e i 2mila euro, ossia superiori a 3 volte e pari o inferiori a 4 volte il minimo Inps. La proposta di modifica prevede inoltre il calcolo della rivalutazione delle pensioni, anche per i trattamenti pensionistici superiori ai 3.000 euro (oltre 6 volte il trattamento minimo) , ma solo per il 2015 e 2016, mentre il prossimo anno rimarrebbero congelate. La norma attuale prevede invece il congelamento per tutto il triennio.

Non solo pensioni: anche i vitalizi nel mirino della legge di Stabilità

vitalizio-tuttacronacaUn emendamento alla legge di Stabilità presentato dal relatore Maino Marchi, del Pd, prevede che anche sui vitalizi dei parlamentari venga applicato il contributo di solidarietà, la tassazione speciale introdotta nel 2011 dal governo Monti per pensioni superiori ai 90mila euro l’anno. In caso di approvazione, saranno interessati dalla misura anche gli eletti nei consigli regionali e provinciali.

Con Matteo Renzi sarà possibile la svolta? Il post di Mario Monti

Mario-Monti_tuttacronacaMatteo Renzi riveste la carica di Segretario del Pd e Mario Monti si complimenta con lui in un lungo post pubblicato sul suo profilo Facebook, con il quale gli offre l’appoggio di Scelta Civica: “Faccio i miei complimenti e auguri al vincitore delle primarie del PD, che lo hanno contrapposto in una leale competizione agli onorevoli Cuperlo e Civati. La vittoria di Matteo Renzi può certamente segnare una svolta nell’azione di Governo e dare slancio alle riforme politiche, sociali ed economiche per cui Scelta Civica è nata e per le quali, oggi in modo più coeso e deciso di prima, si sente impegnata. Come il neo-segretario del Pd, infatti, non pensiamo che basti salvaguardare la tenuta dell’esecutivo guidato da un eccellente Primo ministro come Enrico Letta, ma che ancor di più occorra rapidamente cambiare il segno delle politiche del Governo, sia rispetto all’obiettivo della crescita che di una vera equità. Di Renzi era apprezzabile l’agenda con cui partecipò alle primarie del centrosinistra nell’autunno del 2012 – ad esempio in materia di mercato del lavoro – e rimangono valide, dal nostro punto di vista, molte delle proposte – dalle riforme istituzionali, alle liberalizzazioni del sistema economico – che hanno caratterizzato in queste settimane la sua candidatura alla segreteria del PD. Scelta Civica offrirà al nuovo segretario democratico una vera disponibilità sui provvedimenti concreti, sulle priorità e sulla tempistica delle riforme nell’ambito della nuova maggioranza. Alla definizione prima e realizzazione poi di un contratto di coalizione, come è noto da tempo, il nostro movimento intende condizionare il proprio sostegno al Governo in questa fase nuova i cui risultati concreti saranno decisivi per arginare le spinte populiste. L’Italia non può più permettersi di galleggiare, ma necessita di una stagione di riforme radicali che la liberino dai condizionamenti di parte, dalle rendite di posizione e dalla politica dei veti. Confido che queste ambizioni siano anche quelle di Matteo Renzi, da oggi responsabile del primo partito italiano.”

Monti stacca la spina?

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Per Scelta Civica il Governo può avere un futuro solo se s’impegna a fare le riforme in tempi rapidi… ma la maggioranza per fare le riforme richieste da Monti sembra non esserci più ora che Forza Italia è passata all’opposizione. Nessun incontri inoltre sarebbe previsto in questa settimana tra il premier Letta e il senatore Monti, invece il leader di Scelta Civica sarebbe a lavoro per contribuire alla definizione di alcuni impegni programmatici precisi e verificabili, sulle riforme per promuovere la crescita e favorire l’occupazione, in particolare dei giovani. Monti, si assicura, è fiducioso che si vada in questa direzione, ma, “ove tali impegni non venissero chiaramente assunti dal governo e dalla nuova maggioranza”, ritiene che, fermo restando “il suo grande apprezzamento per la figura del presidente del Consiglio”, Scelta Civica “dovrebbe riflettere prima di assumersi la responsabilità di continuare a far parte in modo organico di una maggioranza che non desse un chiaro segno di svolta riformatrice”.

L’altra scissione… Scelta Civica chiede il rimpasto

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Se la scissione Berlusconi – Alfano ha creato ansia nella maggioranza ora arriva l’ennesimo colpo: la richiesta di rimpasto da parte di Scelta Civica e la rimozione di Mario Mauro che non rappresenta più il movimento. Scelta Civica è chiara nelle sue richieste o rimpasto o non si sosterrà più l’esecutivo perché in questo momento tra i suoi rappresentanti, la forza politica guidata dal nuovo coordinatore  Stefania Giannini, può annoverare solo un sottosegretario (Ilaria Borletti Buitoni, alla Cultura) e un vice ministro (Carlo Calenda, allo Sviluppo economico).

“Se quanto successo ieri con l’abbandono dell’Assemblea si traduce in operazione politica – dice la senatrice montiana, Giannini approdata in Parlamento da rettore dell’Università per stranieri di Perugia – è evidente che tra i primi punti in agenda da affrontare con il Premier Letta ci sarà il fatto che un ministro autorevolmente rappresenta un’altra forza politica e allora noi chiederemo di far contare il nostro peso”.

Gli italiani non ce la fanno! Il 37% chiede aiuti economici ai genitori

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La famiglia come principale ancora di salvataggio in questa burrasca che è la crisi economica che affligge l’Italia. A rivelarlo è Coldiretti secondo la quale il 37% degli italiani si è visto costretto a rivolgersi ai genitori per un aiuto economico. Il 14% ha preferito chiedere ai parenti mentre l’8% si è fatto aiutare dagli amici. Per quel che riguarda le banche, ha ricevuto richieste dal 14% degli italiani in difficoltà, questo a causa di costi elevati, mancanza di garanzie o per altri ostacoli opposti all’accesso al credito. Sempre secondo l’indagine, se appena il 45% dei nostri concittadini riesce a far fronte appena alle spese, ben il 10% delle famiglie non arriva a fine mese. Un 42% degli italiani, tuttavia, riesce a salvare qualcosa del reddito mensile e ad alimentare il risparmio familiare. Tutto questo porta a un netto calo dei consumi, con il 68% degli italiani che ha ridotto la spesa o rinunciato all’acquisto di nuovi capi d’abbigliamento, il 53% che evita spese per viaggi e vacanze e il 52% per la tecnologia. Anche la vita sociale ne risente, con il 49% che rinuncia a bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero. Inoltre il 42% preferisce rinviare la ristrutturazione della casa, il 40% non cambia l’auto o la moto mentre un 37% risparmia sull’arredamento. Tagli anche per quel che riguarda la cultura e lo sport: alle prime attività ha detto addio il 35%, alle seconde il 29%.

Dal mare ai Monti tutti eravamo spiati, anche la fine del governo

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Nessuno l’avrebbe mai sospettato, neppure se fosse stato inserito in un film di 007 il pubblico lo avrebbe accettato, ma purtroppo invece, la potente centrale di spionaggio sembrerebbe proprio esistere e sarebbe nascosta a Milano tra parabole satellitari e impianti di aria condizionata. Il sistema è automatizzato e cattura telefonate che poi vengono immediatamente ritrasmesse negli Usa.  Almeno questo è quello che c’è scritto nei documenti di Snowden dove la centrale risulta essere attiva dal 13 agosto 2010. C’è quindi una data a cui far riferimento, c’è un luogo fisico da cui il meccanismo di intercettazione è partito, c’è un punto localizzabile che sembrerebbe essere il responsabile di quelle intercettazioni che hanno messo in “imbarazzo” Barack Obama quando ha dovuto rispondere al governo tedesco di quelle attività di spionaggio che potrebbero essere state compiute sui telefoni di Angela Merkel. Sembra proprio che a Milano e Roma siano state installate quelle strumentazioni capaci di captare ignari cittadini, così come i capi di stato.

Quando ci sono stati però il record dei controlli? Secondo l’Espresso:

Il record di controlli avviene nelle settimane delle dimissioni di Mario Monti da Palazzo Chigi, annunciate l’8 dicembre e formalizzate il 21: l’inizio della campagna elettorale più incerta della Seconda Repubblica. In questo periodo lo spionaggio quotidiano in Italia supera quello in Francia ed è inferiore in Europa solo a quello nei confronti della Germania.
Le priorità di Washington nella sorveglianza sono indicate in un altro file di Snowden: al primo posto ci sono “le intenzioni della leadership”, poi la “stabilità economica”, quindi le “minacce alla stabilità finanziaria” e gli “obiettivi di politica estera”. Ossia tutto quello che in quei giorni era messo in discussione dallo scioglimento delle Camere. Se anche lo spionaggio si fosse limitato al censimento di massa delle conversazioni – chi chiama chi, con quale sim e da quale cellulare – si tratterebbe di una grave intromissione nella vita democratica del paese. Ma non si può escludere che siano stati pure registrati i colloqui e seguiti i movimenti degli apparecchi. Le regole Usa vietano infatti l’ascolto e la tracciatura degli spostamenti solo nei confronti di cittadini statunitensi.

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Il Professore fa tremare la terra sotto i piedi di Letta?

monti-letta-tuttacronacaForse con l’incognita della Legge di Stabilità, che non molti gradiscono, per qualche giorno le dinamiche politiche vertono più sul comprendere il significato di Trise, Tari e Tasi e sul parare gli attacchi che arrivano sia da dentro il palazzo che da fuori. E in mezzo a questo fuoco incrociato potrebbe essere passata in secondo piano la mossa di Monti, che ieri è intervenuto alla trasmissione In Mezz’ora. L’ex presidente di Scelta Civica non ha parlato dei guai del suo ex gruppo e neanche della presunta bontà di questa nuova Legge. Ha mirato al centro della questione denunciando il fatto che il governo è appeso alle sorti di Berlusconi, con uno “scambio” tra Legge di Stabilità e decadenza. Parole che probabilmente hanno colpito forte il Premier, visto che da Palazzo Chigi arriva solo un “La questione non lo turba”. Troppo netta la sentenza per non destare sospetti. E la prima domanda che ci si pone è cosa accadrà domani, visto che per domani era previsto un incontro tra i due. Sempre da Palazzo Chigi spiegano: “E’ fissato col presidente di Scelta civica quindi non sappiamo se viene lui”.

Da quello che è trapelato, il Premier l’ha presa male, anche perchè sa che Monti è rivestito dall’aura di interlocutore affidabile in svariati ambienti: serve la sua parola perchè vi sia un attestato di serietà, di legittimazione. E non è solo questo il problema: in molti nel Pd condividono proprio la lettura del Professore. Dice Dario Nardella, fedelissimo di Renzi: “Le larghe intese garantiscono grandi numeri ma con i grandi numeri devi fare grandi cose. Di fronte alla legge di stabilità questo concetto vale ancora di più. Al momento questa legge che parte da buoni intenzioni non è certo la legge della svolta”. E c’è un motivo se per dirla con Monti è “inginocchiata” al Cavaliere. Prosegue il dem: “L’impronta di Berlusconi è ovunque. Berlusconi ha sequestrato il dibattito politico”. Così, mentre si avvicinano le elezioni per il Segretario del Partito democratico, Letta non può non sentire la terra tremare forte sotto i suoi piedi. Perchè l’influenza di Berlusconi è forte e trapela e con tutte le fibrillazioni che caratterizzano Camera e Senato ad ogni incontro, solo Letta continua a pensare che “va tutto bene”. Parole che, ormai, sembrano dedicate a lisciare il pelo a chi prova a manifestare qualche dubbio…

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I nostri 7 giorni: a volte ci vorrebbe un po’ di zucchero…

7giorni-tuttacronacaLa verità è che ogni tanto ci vorrebbe un po’ di zucchero. Come cantava Mary Poppins. Per mandare giù la pillola. Perchè di amare ce ne sono state molte questa settimana. Tra quelle che hanno più colpito, la deriva razzista in Facebook, con gli insulti alla Kyenge. Perchè se è vero (e giusto) che ognuno abbia una propria opinione e se gli italiani che si vedono ogni giorno più messi alle strette e strozzati da crisi, tasse e aumento dell’Iva hanno il giusto diritto di chiedere che i politici pensino a loro, è anche vero che a volte, semplicemente, rabbia e frustrazione fanno sbagliare la scelta dei vocaboli. E’ così sottile il confine tra ragione e torto… Del resto non tutti hanno la possibilità di fare come Crozza e mandare le risposte agli attacchi via Rai. Il fatto è che a volte le cose si possono dire anche pacatamente, come ha dimostrato Michelle Bonev ospite di Santoro: in fin dei conti quando cade una bomba non fa molto rumore, la detonazione arriva dopo. E infatti la reazione è stata quella di generare panico e attacchi. Sicuramente, ha fatto molto discutere. Anche se il più discusso della settimana, non c’è dubbio, è stato SuperMario. Non il suo periodo migliore, prima l’infortunio, poi l’influenza, quindi quel prendersela con i giornalisti e rispondere per le rime a chi lo chiama “simbolo anticamorra”. Non c’è uscito bene con la sua irruenza e forse non è neanche più possibile cercare una giustificazione nell’età: perchè a 23 anni non sei un bambino e la vita ti dovrebbe già aver insegnato tante cose. E quello che non si prova sulla propria pelle lo si conosce tramite i media. Ma la palla gira. E Balo resta sempre nel cuore dei tifosi. Che gli perdonano tutto. In cambio di un gol. Chi non trova perdono è Erich Priebke, il boia delle Fosse Ardeatine: ora sembra si sia trovato un posto per la sua salma, ma quante discussioni si sono succedute in questa settimana, con tanto di assalto al feretro. Perchè 335 vite sono molte, sono troppe. E tuttavia sono solo il culmine: perchè in fin dei conti se l’ex generale si era macchiato di un crimine che definire orribile è poco, in lui si vedeva anche il sistema in cui era immesso. E soprattutto questa settimana, con il 70° anniversario del rastrellamento degli ebrei di Roma, la memoria fa ancora urlare di dolore. Quelle ferite, quei numeri sulle braccia, non andranno via. C’è da sperare che non tornino. Che il domani sia un po’ più dolce, appunto. E che ci sia sempre un fiore per non dimenticare.

7giorniFiori in vista però sembra non ce ne siano per il popolo italiano: arriva la nuova Legge di Stabilità e sono le spine quelle che saltano all’occhio, con troppe domande inevase. E ovviamente, nuovi scontri, recriminazioni, critiche. Potranno aver da poco votato la fiducia, ma quello che è sempre più palese è che ormai è il popolo a non averne più. Monti si è dimesso da presidente di Scelta Civica (e ha dato il via libera agli attacchi e ai giudizi negativi), Fassina ha minacciato a sua volta di lasciare la sua poltrona. Chi davvero si è alzato è stato sono stati gli italiani, scesi a Roma per manifestare contro quello che non va. Si è riusciti ad evitare il peggio, ma il livello di pericolo era alto. Del resto, quando basta connettersi in un social network per rendersi conto di quanta furia respiriamo ogni giorno, non ci si può attendere molto di diverso. Quello che è difficilmente comprensibile è perchè si voglia distruggere anche quello che resta di positivo: come lo skatepark di Ostia. Sembra quasi che non si voglia più nulla di bello. Meglio poter prendersela con qualcosa o qualcuno. Fosse anche una squadra di calcio che fallisce l’ennesimo obbiettivo: giocatori della Lazio a piedi e la testa di Petkovic che cade. Siamo davvero diventati così cinici? In fin dei conti no. Tant’è che ancora ci appassioniamo, ci preoccupiamo, abbiamo abbastanza buonumore per pensare anche ad Halloween e a far fotomontaggi che strappano sorrisi. Questa settimana ci siamo preoccupati per la salute di Battistuta (forse per nulla, ma significa che la memoria l’abbiamo anche per i nostri campioni) e abbiamo dato il bentornato a Maradona. Ma ci siamo concessi anche un po’ di svago con il gossip: perchè ogni tanto la nostra mente dev’essere come una casa in grado di prendere il volo. E portarci ovunque vogliamo. Magari in un luogo dove, tra le altre cose, ci sia anche un po’ di dolcezza…

GOOD NIGH, AND GOOD LUCK!

La risposta al fulmicotone di Brunetta a Monti

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Monti attacca Letta e il Pdl in Mezz’ora dall’Annunziata e brunetta non tarda a rispondere con parole al fulmicotone:

 ”Troppa grazia senatore Monti, troppa grazia Forse il suo giudizio su Letta-Brunetta è condizionato dalla sua recente e fallimentare esperienza di governo. Esperienza di governo originata da un’emergenza senza democrazia, condotta senza coraggio, senza confronto, unicamente subordinata agli interessi dell’Europa tedesca”.

“Le coalizioni – prosegue Brunetta – gentile senatore a vita Monti, sono sintesi di programmi, sensibilità e rappresentanze. Richiedono la fatica del giorno per giorno, ma anche la capacità di visione. Giorno per giorno e visione che facciamo fatica a vedere in lei e in quel che resta del suo movimento”.

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