I nostri 7 giorni… aspettando il Natale!

7giorni-tuttacronacaNei prossimi giorni si attende la tempesta di Natale: freddo, ghiaccio e neve accompagneranno la Vigilia e il giorno di festa più atteso dell’anno. E viene spontaneo sperare che almeno quel manto bianco possa “coprire” almeno per qualche ora tutto quello che c’è di sbagliato in questa Italia. Come ogni settimana si è parlato molto di politica, a iniziare dagli auguri per le feste del Presidente Napolitano, passando per la soddisfazione di Letta per essere riuscito “a mangiare il panettone” anche quest’anno, fino al taglio delle province. Mentre fiumi d’inchiostro si spendono per aggiornare costantemente su quello che accade nelle Aule del potere, tra le polemiche alla Boldrini, le proteste del Movimento 5 Stelle e le vicessitudini di Berlusconi, tuttavia, la crisi che sembra essere sempre “quasi alla fine” pesa con tutta la sua tragicità sui cittadini. Ma gli italiani devono fare i conti anche con i terremoti, con quella speranza di un futuro migliore che spesso si trasforma in fuga all’estero (dal quale, capita anche questo nell’Unione Europea, si può essere cacciati). Non lo si vede più il futuro e per questo ci si concentra sulle tragedie quotidiane e su chi è migrante in Italia: non possono passare sottovoce le vicende dei Cei: da Lampedusa a Roma. E se protesta dev’essere, ormai coinvolge tutta la popolazione, con le manifestazioni dei Forconi, che siano a piazza del Popolo o a San Pietro, degli studenti e di chiunque s’indigna. In tutto questo, il Belpaese resta “macchiato” da fiumi d’odio e vede spuntare nuove campagne shock contro  la violenza sulle donne. Allora ben venga anche quella tempesta natalizia tanto attesa: forse “ripulirà” se non gli animi almeno l’aria…

7giorniPer fortuna, tuttavia, sarà che il Natale si avvicina e i bimbi scrivono lettere a Babbo Natale, sarà che i nostri cieli sono solcati dalla cometa Lovejoy che ci indica il cammino, non smettiamo di sperare, di proseguire, di credere in qualcosa. Ci saranno dei cambiamenti nel 2014? E’ quello che tutti noi ci auguriamo, che siano per il meglio. Sicuramente lo sperano i tifosi di calcio, visto che sta per aprirsi la nuova sessione di mercato e già si fa il totonomi e si controlla chi potrebbe lasciare e chi giungere sulle panchine. Perchè quel pallone alla fin fine, lo si voglia o no, crea un legame, permettendo a tutti di estraniarsi per 90 minuti da tutto quello che accade e, nel migliore dei casi, rallegrarsi. Manca pochissimo ormai a Natale, lo sanno anche i giocatori dell’Atalanta che nella sfida contro la Juve hanno indossato una maglia creata appositamente per lanciare i loro auguri. Anche i bianconeri non hanno però scordato i tifosi: i loro auguri sono arrivati via video, con un cartone animato creato apposta per l’occasione. Non c’è nulla da fare: Natale è il tema di questa settimana, sia che si unisca alla cronaca presentando un Presepe in cui appaiono i due marò, ancora in India, sia che si programmi il pranzo (fosse anche a base di panini… però speciali!), sia che si tratti di un cagnolino che intona la famosa canzone “Tu scendi dalle stelle”. Anche noi vogliamo concentrarci sul Natale e su quell’anziano signore vestito di rosso che sfreccia nei cieli. Perchè alla fin fine, accada quel che accada, dev’essere innanzitutto un sentimento, un’emozione. Il mondo è illuminato da infinite luci e ci auguriamo che possano tingere le vite di tutti noi. A questo punto resta solo una domanda: chi sarà il regista del vostro Natale?

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

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Razzismo al primo posto: la classifica dell’odio in Italia

odio-tuttacronacaSergio Lo Giudice, senatore del Partito Democratico e componente della commissione Giustizia, ha reso noto: “L’omofobia è seconda solo al razzismo come motivo di atti di discriminazione o di crimini d’odio in Italia. È questo l’elemento principale che emerge dai dati forniti alla Commissione Giustizia del Senato, in occasione della discussione sul disegno di legge contro l’omofobia e la transfobia, dall’Oscad, l’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori istituito presso il Dipartimento di Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno”. Ha quindi presentato i dati:Al 10 dicembre 2013, sono pervenute all’Oscad 611 segnalazioni: 253 riguardano atti discriminatori costituenti reato. Tra queste, il 57% è motivato dalla razza/etnia, , il 27% dall’orientamento sessuale , l’11% dal credo religioso, il 2% da disabilità. L’omofobia e la transfobia sono dunque il secondo fenomeno discriminatorio del paese subito dopo gli episodi di razzismo. Delle 83 segnalazioni riguardanti l’orientamento sessuale, il 42,17 % attiene a offese (ingiurie/diffamazioni), il 39,76 % riguarda aggressioni/lesioni, il 6,02 % istigazione alla violenza omofoba, il 4,82% danneggiamenti, il 4,82% casi di suicidio, il 2,41% minacce”.

“Resisteremo alle spinte della violenza”: così Letta

enrico-letta-tuttacronacaIl premier Enrico Letta è intervenuto alla sinagoga di Roma dove ha parlato della paura generata dalla crisi e dei suoi effetti: “Viviamo un tempo di crisi economica e sociale che alimenta la paura, la quale a sua volta fa crescere le spinte all’estremismo, all’odio, all’intolleranza”. Ha quindi aggiunto: “Queste spinte in Italia stanno crescendo in modo preoccupante. Resisteremo sempre alle spinte della violenza, prima verbale e poi fisica, dell’intolleranza, della xenofobia e del razzismo”.

L’odio calcistico bandito dalle librerie: ritirato il libro anti-Juve

100-buoni-motivi-per-odiare-la-juve-tuttacronacaNon si firma neanche con il suo nome, usa lo pseudonimo “Massimo Astio” l’autore di “100 buoni motivi per odiare la Juve”, le 2mila copie del quale sono sparite dalle librerie Rizzoli, che hanno deciso di ritirare il libro. come spiega il direttore generale di Rcs Libri, Massimo Turchetta, spiega: “Poteva accendere tensioni di cui non si avverte il bisogno”. Ora era stata presa di mira la Vecchia Signora, bersaglio privilegiato per chi vuole “sparare facile”, con tutta probabilità, poi sarebber venuto il turno di Milan e Inter o altre squadre sotto i riflettori. Del resto, titoli simili esistono già, editi qualche anno fa, da Newton Compton. Ecco come ne parla Angelo Carotenuto in un articolo comparso su Repubblica:

“C’è un libro che non leggeremo. Massimo Astio è uno scrittore esordiente. Si dice nato a Gambatesa, in provincia di Campobasso, giura che il calcio è la sua passione, «il sentimento anti juventino la mia fede». Massimo Astio, ovviamente uno pseudonimo, ha compresso questa sua fede in un volumetto di un centinaio di pagine. «La bibbia del tifo anti bianconero», lo chiama così.

Una galleria di battute e barzellette, di quelle che regolarmente circolano sul web. Nulla di originale. I rigori regalati, l’arbitro che per osservare il galateo non si presenta mai a mani vuote alle partite della Juve, il canale YouRube su cui vedere i video. Cose così.

Un libriccino che si presenta come «irresistibile catalogo con le peggiori malefatte della Vecchia Signora». Quali? La solita ricostruzione storica degli episodi (il gol di Turone, il rigore di Iuliano, l’arbitro Wurz), un po’ di oleografia contro, qualche battuta estrema sui muscoli di Vialli e Del Piero. Ma il libro di Massimo Astio nelle librerie non c’è più. Ritirato. Per decisione spontanea di Rizzoli, la casa editrice. Decisivo il titolo: “100 buoni motivi per odiare la Juve”.

100motivi-tuttacronaca

“La tenebra non può scacciare la tenebra: …

luce e ombra

… solo la luce può farlo. L’odio non può scacciare l’odio: solo l’amore può farlo. L’odio moltiplica l’odio, la violenza moltiplica la violenza, la durezza moltiplica la durezza, in una spirale discendente di distruzione.”

-Martin Luther King- (da La forza di amare)

Via la violenza e l’odio dalla rete! Facebok prende provvedimenti

Facebook

Addio all’Hate speech in Facebook? Così sembra. Lo annuncia in un lungo comunicato in cui avvisa che è intenzionato a scendere in campo contro la propaganda dell’odio. Il sito, fino ad ora, ha ospitato gruppi suprematisti, fanatici religiosi e razzisti e per questo è stato numerose volte richiamtato alla sua responsabilità del farsi veicolo della promozione di “valori” tanto in contrasto con il rispetto della dignità umana. Al riguardo, l’azienda cita le proteste  pervenute da associazioni e comunità di musulmani, ebrei e LGBT e sottolineando l’intenzione di rafforzare i rapporti formali e informali con le associazioni a tutela della donna. La momento la soluzione definitiva non è ancora arrivata, però c’è la riporposizione di rivedere le linee guida assieme ad esperti e associazioni, oltre ad addestrare meglio gli addetti alla valutazione e rimozione dei contenuti segnalati. Sempre nel comunicato, si fa accenno a test che prevedono di richiedere una prova d’identità a chi pubblica contenuti “crudeli e offensivi”, cosa che obbliga gli autori ad assumersi la responsabilità di quanto pubblicato. Forse non sarà rivoluzionario, ma è un sengale forte: va bene la libertà d’espressione, ma serve anche un filtro in grado di bloccare i tentativi di divulgare l’odio. Il resto sta nell’educazione degli utenti, nella loro capacità di relazionarsi con il prossimo senza far ricorso alla violenza a tutti i costi.

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HATERS gonna hate dal “mi piaci” all'”odio” ecco il lato oscuro del web

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Cancellate ogni forma di buonismo ora sta arrivando: “HATERS gonna hate”, ovvero “Chi odia continuerà ad odiare”. Una delle frasi chiave nei dibattiti digitali, quando le posizioni sono inconciliabili. La stessa che ha ispirato un’applicazione, Hater, pronta a prendere il posto vacante del “non mi piace” mai introdotto da Facebook.  A grandi linee, Hater è quello che succede quando Instagram, il social network delle fotografie, incontra una protesta di piazza in cui spiccano slogan assai pesanti. La formula è quella della classica rete sociale in cui ciascuno posta il proprio messaggio, possibilmente accompagnato da un’immagine. Ma in Hater, diversamente da Facebook e soci, l’idea è di condividere tutto ciò che si odia: cose, luoghi, persone, idee, eventi personali: non fa differenza. L’importante è alimentare l’idiosincrasia sociale, accumulando consensi o meglio, dissensi da parte della comunità.

Disponibile dalla scorsa settimana come applicazione per iPhone (e prossimamente per Android), Hater è un’idea di Jake Banks, sviluppatore che al mondo buonista dei “Likes” ha scelto di contrapporre quello più realistico degli “Hates”. Come dire, dal “Mi piace” al “Lo odio”. “È una risposta all’intero sistema dei social media – spiega – dove tutto ciò che puoi fare è dire che qualcosa ti piace. Io non voglio far finta di essere quello che non sono. Voglio essere una persona vera e dire: sono in mezzo al traffico e tutto questo fa schifo!”.

A pochi giorni dalla nascita, Hater è ancora un social network per pochi pionieri, ma tutti già con le idee chiare. Tra gli argomenti più votati dagli utenti, al momento, svettano grandi classici come il traffico autostradale, le file a un qualsiasi sportello, il cibo spazzatura dei fast food o Justin Bieber. Non mancano spunti più legati alla cultura digitale, come i teenager che pubblicano autoscatti con la goffa espressione da “duckface” o il nascente Harlem Shake. Nel settore dello sport, invece, dominano i Los Angeles Lakers.

L’app per iPhone, ancora alla versione 1.0, soffre di molti peccati di gioventù tecnologica, soprattutto in termini di design e stabilità, ma per il resto la sua struttura ricalca quella di Instagram. Dopo essersi iscritti è possibile seguire altri utenti e commentarne i contributi. Ma soprattutto, si può condividere il proprio odio riguardo un argomento con un tap sull’apposito “pollice verso”. Diversamente da Instagram, tuttavia, per postare il proprio “Hate” non è obbligatorio allegare un’immagine, è sufficiente un messaggio. Ovvero un “rant”, un’invettiva.

Jake Banks, ci tiene a precisarlo, non ha scelto di creare Hater solo per alimentare uno sterile odio digitale. Nelle prossime versioni del suo network, in realtà, progetta di inserire una funzione “Hate for Good”, che permetterà di generare consapevolezza intorno a un argomento detestabile, ma per cui è importante combattere. “È possibile odiare qualcosa al punto da volerlo cambiare – spiega lui – ovvero il totale opposto di ciò che accade quando “ti piace” qualcosa”. Infine, lo sviluppatore spiega anche il suo obiettivo a medio termine: trasformare Hater in una marca di abbigliamento, aprendo persino qualche negozio. Perché molte cose si odiano, al mondo, ma il denaro non rientra quasi mai tra queste.

E già si parla della ricerca affannosa a trovare le cose più odiose per raggiungere la vetta della popolarità… Preparate quindi i pollici versi!

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Il bacio di pace che ha invaso il web!

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La pace è 2.0 nella foto del bacio che sta spopolando il web. Lui stringe lei, la bacia e sono avvolti nelle bandiere dei rispettivi paesi. La fotografia, scattata a Mostar durante una parata organizzata dallo United World College, città bosniaca simbolo della divisione e dell’odio etnico nella ex Jugoslavia, è stata caricata ieri sera su un sito di condivisione di immagini e ha subito fatto il giro del mondo, eletta a simbolo della “nuova era” possibile per i balcani.

La notizia è stata pubblicata sul Balkan Insight, il bacio è stata la risposta ad un’anziana che ha chiesto al ragazzo, serbo, come potesse passeggiare mano nella mano con una croata. I due ragazzi hanno allora deciso di abbracciarsi e rispondere con un appassionato bacio, “il gesto più coraggioso del mondo”.

“Non è niente di speciale – racconta un passante a Balkan Insight – una coppia che mostra affetto reciproco, ma per noi qui a Mostar, è la prova che le nuove generazioni non sono disposte a continuare con la guerra nelle loro menti”. “Puoi raccontare una storia con più di mille parole, ma a volte una immagine riassume tutto splendidamente”, racconta un utente del web.

Mostar è stata devastata durante la guerra in Bosnia e soffre ancora di divisioni etniche nonostante siano trascorsi due decenni. Un caso simile, e raro, di promozione pubblica della tolleranza interetnica risale gennaio, quando graffiti “serbi e croati sono fratelli!” sono comparsi sui muri dell’Università di Belgrado, nel centro della capitale serba. Il 9 novembre 1993 a Mostar una raffica di granate dell’esercito croato-bosniaco distruggeva il ponte vecchio costruito dai turchi nel XVI secolo: lo Stari Most diventava così il simbolo per l’eccellenza dell’odio e la divisione nei balcani.

 

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