Facebook si rinnova il look… e toglie il pollice

liked-facebook-tuttacronacaNiente più pollice alto per dire “Mi piace”. E’ questa la rivoluzione in casa Facebook dove, per rinnovare la grafica, si è scelto di sostituire il famosissimo pollice del pulsante “I like” con una “F”. Nuova veste grafica anche per quel che riguarda il tasto “Condividi”. Come spiega Laura Bogliolo sul Messaggero, inoltre, “Sui siti web sarà inoltre possibile posizionare i due pulsanti uno vicino all’altro, per consentire a tutti gli utenti una condivisione dei contenuti più semplice e immediata.” Le modifiche avranno luogo nelle prossime settimane. Il rinnovo della grafica avviene mentre un report di The Future Company, società che si occupa di ricerca e sondaggi, mette in luce il fatto che molti teenager abbandonano il social blu preferendo rivolgersi a piattaforme come Twitter, Instagram e Snapchat. Negli Usa sarebbe YouTube il diretto concorrente del social network di Mark Zuckerberg, soprattutto tra i giovanissimi dai 12 ai 15 anni.

Il tradimento si risolve a suon di “I like”! Benvenuti nella coppia 2.0

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La coppia 2.0 non è poi molto diversa dal pubblico ludibrio di una volta, solo che ora non avviene nel proprio paese, ma piuttosto a livello globale. Così Sonya Gore separata da due anni da suo marito, Ivan Lewis, ha deciso di perdonare il tradimento del marito solo se lui si fosse esposto pubblicamente su Facebook reggendo un cartello in mano con scritto: “Ho tradito mia moglie. E l’altra era anche brutta!!”. Ma le richieste di Sonya non si sono fermate qui, infatti per tornare con il consorte la donna ha chiesto anche che la pagina avesse almeno 10mila “I like” e alla fine è stata la stessa Sonya a dirsi stupita che in poco tempo il tetto dei “I like” è salito vertiginosamente, ora si è ben oltre gli 11mila. Chi lo ha cliccato? Soprattutto le donne che hanno trovato spiritoso il gesto umiliante di Ivan Lewis.

HATERS gonna hate dal “mi piaci” all'”odio” ecco il lato oscuro del web

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Cancellate ogni forma di buonismo ora sta arrivando: “HATERS gonna hate”, ovvero “Chi odia continuerà ad odiare”. Una delle frasi chiave nei dibattiti digitali, quando le posizioni sono inconciliabili. La stessa che ha ispirato un’applicazione, Hater, pronta a prendere il posto vacante del “non mi piace” mai introdotto da Facebook.  A grandi linee, Hater è quello che succede quando Instagram, il social network delle fotografie, incontra una protesta di piazza in cui spiccano slogan assai pesanti. La formula è quella della classica rete sociale in cui ciascuno posta il proprio messaggio, possibilmente accompagnato da un’immagine. Ma in Hater, diversamente da Facebook e soci, l’idea è di condividere tutto ciò che si odia: cose, luoghi, persone, idee, eventi personali: non fa differenza. L’importante è alimentare l’idiosincrasia sociale, accumulando consensi o meglio, dissensi da parte della comunità.

Disponibile dalla scorsa settimana come applicazione per iPhone (e prossimamente per Android), Hater è un’idea di Jake Banks, sviluppatore che al mondo buonista dei “Likes” ha scelto di contrapporre quello più realistico degli “Hates”. Come dire, dal “Mi piace” al “Lo odio”. “È una risposta all’intero sistema dei social media – spiega – dove tutto ciò che puoi fare è dire che qualcosa ti piace. Io non voglio far finta di essere quello che non sono. Voglio essere una persona vera e dire: sono in mezzo al traffico e tutto questo fa schifo!”.

A pochi giorni dalla nascita, Hater è ancora un social network per pochi pionieri, ma tutti già con le idee chiare. Tra gli argomenti più votati dagli utenti, al momento, svettano grandi classici come il traffico autostradale, le file a un qualsiasi sportello, il cibo spazzatura dei fast food o Justin Bieber. Non mancano spunti più legati alla cultura digitale, come i teenager che pubblicano autoscatti con la goffa espressione da “duckface” o il nascente Harlem Shake. Nel settore dello sport, invece, dominano i Los Angeles Lakers.

L’app per iPhone, ancora alla versione 1.0, soffre di molti peccati di gioventù tecnologica, soprattutto in termini di design e stabilità, ma per il resto la sua struttura ricalca quella di Instagram. Dopo essersi iscritti è possibile seguire altri utenti e commentarne i contributi. Ma soprattutto, si può condividere il proprio odio riguardo un argomento con un tap sull’apposito “pollice verso”. Diversamente da Instagram, tuttavia, per postare il proprio “Hate” non è obbligatorio allegare un’immagine, è sufficiente un messaggio. Ovvero un “rant”, un’invettiva.

Jake Banks, ci tiene a precisarlo, non ha scelto di creare Hater solo per alimentare uno sterile odio digitale. Nelle prossime versioni del suo network, in realtà, progetta di inserire una funzione “Hate for Good”, che permetterà di generare consapevolezza intorno a un argomento detestabile, ma per cui è importante combattere. “È possibile odiare qualcosa al punto da volerlo cambiare – spiega lui – ovvero il totale opposto di ciò che accade quando “ti piace” qualcosa”. Infine, lo sviluppatore spiega anche il suo obiettivo a medio termine: trasformare Hater in una marca di abbigliamento, aprendo persino qualche negozio. Perché molte cose si odiano, al mondo, ma il denaro non rientra quasi mai tra queste.

E già si parla della ricerca affannosa a trovare le cose più odiose per raggiungere la vetta della popolarità… Preparate quindi i pollici versi!

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