Peggio dei ragazzini! Il chirurgo che incide le iniziali sul fegato del paziente

chirurgo-iniziali-tuttacronacaAvete presente i ragazzini che scrivono le loro iniziali in ogni dove? Beh, non possono competere con la “bravata” di un affermato chirurgo 48enne, Simon Bramhall. Il medico è finito infatti al centro dello scandalo in quanto accusato di aver inciso le sue iniziali “SB” sul fegato di un paziente durante un’operazione. Il “marchio” sarebbe stato realizzato utilizzando del gas argon. A scoprire il fatto, sarebbe stato un altro chirurgo nel corso di una successiva operazione. Il Queen Elizabeth Hospital di Birmingham ha sospeso il medico in attesa che si concluda l’inchiesta aperta dopo che i fatti sono stati resi noti.

Comune di Sorrento vs Bauli: non sarà un dolce Natale?

bauli-sorrento-tuttacronacaGuai in vista per la Bauli e per la sua torta-panettone, che nei giorni scorsi è stata messa in vendita, ripiena di crema al limone e chiamata “Sorrento”. E ora il sindaco del comune, Giuseppe Cuomo, ha chiesto all’ufficio legale di esprimere un parere sull’eventuale inosservanza delle norme sulle indicazioni geografiche e sulla denominazione di origine dei prodotti agricoli e alimentari. Secondo il pasticciere dei vip Antonio Cafiero “la colpa dell’accaduto è anche dei sorrentini, che ignorano la valenza di un marchio vincente e stentano a fare rete tra loro per promuovere il brand di Sorrento”. E proprio per questo l’amministrazione ha preso posizione e ora si potrebbe giungere a una richiesta di risarcimento danni nei confronti della Bauli. Giuseppe Stinga, vicesindaco e titolare della delega al Marketing territoriale spiega così la vicenda: “A seguito delle numerose segnalazioni di cittadini, imprenditori ed operatori turistici, abbiamo avviato delle verifiche per rilevare eventuali irregolarità nello sfruttamento del nome di Sorrento. Il limone di Sorrento gode del marchio Igp, su cui vigila un consorzio di tutela: un fiore all’occhiello della produzione agroalimentare della penisola costiera al quale, sebbene non in maniera esplicita, il messaggio pubblicitario sembra rimandare”.

Perché la foto del burqa di Diesel ha fatto infuriare il mondo musulmano?

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Diesel fa infuriare il mondo musulmano, esponendo una donna che indossa un burqa di jeans, tatuata e truccata. Accanto poi compare anche la scritta  

“Non sono quello che sembro”.

La pubblicità della Diesel, ha fatto in brevissimo tempo il giro del mondo, diventando molto popolare sui social network, tra cui Facebook e Twitter, arrivando addirittura a suscitare l’indignazione dei musulmani.

La difesa di Nicola Formichetti, direttore artistico di Diesel è stata: 

Volevo trovare persone che riflettono la diversità della comunità artistica di oggi e non solo il modello standard.

I musulmani si indignano per quella ragazza che veste un abito che loro considerano sacro con disinvoltura e per quel “vedo non vedo” ostentato che è chiaramente un ammiccamento sensuale. I tratti poi del viso truccato, anche se celati dal burqa appaiono quelli di una ragazza occidentale.

Altre volte le campagne pubblicitarie avevano operato una contaminatio con frasi che richiamavano tematiche religiose per sponsorizzare il suo marchio, basti pensare alla campagna del 1971 pensata da  Emanuele Pirella e realizzata da Oliviero Toscani che inneggiava a  “non avrai altro jeans all’infuori di me”.

Ma ciò che ha dato fastidio ai musulmani è stato il mix di religione, cultura occidentale e sensualità che possono essere facilmente riscontrabili in quella foto. Qualcosa che esula dalla loro cultura e che diventa simbolo dell’impero d’occidente che si appropria dei simboli propri della loro cultura per strumentalizzarli sotto un marchio che si fa pubblicità. 

Jovanotti e Diesel per una t-shirt contro le ingiustizie sociali

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La moda si fa sociale. Il patron del marchio Diesel, Renzo Rosso, fondatore anche di «Only the Brave Foundation» -organizzazione no profit nata in Veneto e attiva dal 2008 del Gruppo OTB (Only The Brave), che ha come obiettivo quello di combattere le ingiustizie sociali e contribuire allo sviluppo sostenibile di aree e persone svantaggiate nel mondo – ha stretto un accordo con Jovanotti per la produzione di t-shirt contro le ingiustizie sociali. Per farlo saranno prodotte, in edizione limitata,  t-shirt con tanto di organi umani in bella evidenza e ispirata alla grafica della copertina di «Backup 1987-2012», l’album best seller di Jovanotti che ha conquistato diversi dischi di platino e raccoglie 25 anni di successi di Jovanotti. Ogni t-shirt venduta saranno devoluti 5 euro a «Only the Brave Foundation».

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Arriva la Nugtella, Nutella addizionata con marijuana

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Chi di noi non ha mai consumato Nutella? Prima o poi, anche solo per curiosità, il cucchiaio cade all’interno della crema spalmabile a base di cacao e nocciole. Da oggi in poi però dovremo fare attenzione, in California infatti è arrivata la Nugtella, la crema alla marijuana (nug è infatti un termine usato per indicare la marijuana di alta qualità). Anche se il logo è simile in realtà la Nugtella ha veramente poco da spartire con la Nutella, essendo un vero e proprio prodotto terapeutico, creato dall’americana Organicares, che viene venduto solo dietro presentazione di una ricetta medica. In California il prodotto sta andando a ruba… il rimedio sembra miracoloso e il logo invitante!

Il coniglio Babò invade la Capitale… ma a caro prezzo!

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Chi è quel coniglio che osserva e incuriosisce abitanti e turisti della Capitale? Il mistero dei manifesti che sono apparsi per le strade di Roma è stato svelato: il coniglio Babò non è altro se non il nuovo marchio di una catena d’abbigliamento. L’idea è stata di Simone Chistolini, 24enne aspirante stilista che per promuovere la sua linea nascente, già venduta in sei negozi della Città Eterna e che presto arriverà anche a Milano, ha inventato il marchio e, per diffonderlo, ha affisso banner pubblicitari. Peccato che la creatività dimostrata sarebbe costata al ragazzo una mega multa visto che, nella maggior parte dei casi, si tratta di affissione abusiva e che oltre ad imbrattare la città, danneggia sia i regolari inserzionisti, i cui manifesti regolarmente pagati vengono coperti, che i competitor della linea d’abbigliamento che si fanno pubblicità in maniera legale. E se il manifesto di Babò si trova ovunque, ora Chistolini dovrà versare al Comune di Roma 400 euro di multa per ciascuna di quelle affissioni abusive. La notizia è stata resa nota dal blog “Roma fa schifo”. La polizia locale e il personale dell’Ama Decoro stanno già provvedendo a rimuovere i manifesti a partire dal I Municipio.

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I fake cinesi fanno tendenza!

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Quando si tratta di business, la creatività non ha limiti. E così, ecco che in Cina prendono vita le imitazioni più assurde dei grandi marchi internazionali che, cambiata una lettera nel nome o aggiunta una virgola al logo, invadono il Paese senza violare il trademark. In pochi secondi il trancio di margherita lo si mangia da Pizza Huh, magari con le patatine di o Mc Dnoald’s, bevendo una Heimekem prima di scattarsi una foto con la nuova fotocamera Nokla. E se è tempo di fare un salto in palestra, non possono mancare le scarpe Adadis e il telo Nire.

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Quando il palazzo diventa un marchio!

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La sede aziendale della Longaberger, una compagnia che è specializzata nella realizzazione di cesti fatti a mano in legno di acero, sorge sulla Strada Statale 16. Nessuno può sbagliare indirizzo… Dave Longaberger, fondatore della società, volle che la sede venisse edificata come uno dei suoi prodotti il “cesto per la spesa di medie dimensioni”. L’edificio è quindi un enorme cesto da 180.000 mq con maniglie che pesano circa 150 tonnellate. Le maniglie per resistere al freddo dell’inverno vengono riscaldate con un apposito sistema termico che evita al cemento di ghiacciarsi. L’edificio è stato inaugurato nel 1997. Dave Longaberger  morì nel 1999 e questo fu l’unico edificio della società che vide completato.

 

Il cavallino rampante ha un “motore solido”!

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Il brand più forte del mondo è la Ferrari. A dirlo non sono soltanto i milioni di appassionati del marchio del Cavallino Rampante in tutto il mondo e i clienti che, anno dopo anno, continuano ad acquistare le vetture prodotte a Maranello bensì Brand Finance nell’annuale classifica redatta da una delle aziende leader mondiali nella valutazione dei marchi.

La top five del 2013 vede la Ferrari primeggiare davanti a marchi come Google, Coca-Cola, PwC ed Hermes in una classifica che comprende i primi cinquecento nomi di aziende più noti al mondo. Sebbene le dimensioni dell’azienda di Maranello non possano certamente essere comparabili in termini di ricavi in cifra assoluta con quelle di brand multinazionali, la classifica viene stilata prendendo in considerazione altri criteri quantitativi come il margine netto, il ricavo medio per cliente, la spesa in marketing e pubblicità ma anche parametri qualitativi come la simpatia suscitata e la fedeltà al marchio.

«E’ sempre un piacere essere in vetta ad una classifica e lo è ancora di più quando la concorrenza è rappresentata dalle aziende più note al mondo, a testimonianza che l’Italia, anche in un momento economico così difficile, è in grado di presentare realtà d’eccellenza – ha commentato il Presidente Luca di Montezemolo – Dietro questo riconoscimento ci sono prodotti eccezionali fatti da uomini e donne altrettanto eccezionali: a loro, che lo hanno reso possibile, va il mio ringraziamento»

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