La gaffe della Coca Cola in vista di Sochi 2014

coca-cola-tuttacronacaManca pochissimo ormai all’apertura delle Olimpiadi di Sochi 2014 e quello che appare evidente è che diverse multinazionali non sanno bene come muoversi nei confronti delle politiche anti-gay messe in atto dal presidente della Federazione russa. La grande domanda sembra essere: con o contro Putin. L’ultimo passo falso è quello della Coca Cola che, forse per seguire la linea della censura imposta da Putin, ha messo in atto una strategia che ha portato il noto marchio ad inimicarsi la lobby gay. Da un po’ di tempo, la Coca Cola ha reso possibile personalizzare le lattine con un nome, una parola o un aggettivo. Il procedimento è semplice: si va sul sito, si gita il termine e si attende che arrivi l’etichetta. Ma quando alcuni utenti hanno provato a digitare la parola “gay”, sul monitor è apparsa la scritta “Oops, facciamo finta che non ha digitato questa parola”. Un vera e propria censura. Lo stesso non avviene con altre parole, fra cui “straight”, eterosessuale in inglese. In questo caso, parola accettata. Ovviamente la comunità omosessuale si è indignata e l’applicazione al momento è stata rimossa dal sito. Ma la Coca Cola parla di “errore tecnico”, di una “svista”, non legando l’episodio alla sua partecipazione come sponsor a Sochi 2014 e alla “paura” di urtare la “sensibilità” di Putin. L’azienda ha comunque scelto di scusarsi con i propri consumatori: “Siamo consapevoli che la promozione Share A Coke che è in atto in Sud Africa, ha generato un risultato non intenzionale. Ci scusiamo per qualsiasi offesa causata” ha scritto in un comunicato ufficiale, precisando: “In Sud Africa, la versione digitale del “Condividere una Coca-Cola” ha posto una limitazione alla personalizzazione dei nomi. Stiamo lavorando per rimuovere il problema nel sistema digitale”. “Come uno dei marchi del mondo più inclusivi, stimiamo e celebriamo la diversità” si legge ancora sul sito. “Siamo da tempo grandi sostenitori della comunità LGBT e sosteniamo l’uguaglianza e la diversità attraverso le nostre politiche e azioni. Ancora una volta ci scusiamo per qualsiasi offesa che questa cosa può aver provocato”.

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Le lattine travolte dalla lava

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L’idea è originale e semplice, ma quello che stupisce è che il web è rimasto come ipnotizzato dal fenomeno… Lui si firma LavaPix ed è un appassionato di vulcani che ha deciso di mettere due lattine di Coca Cola sul percorso della lava fuoriuscita da un vulcano e ha ripreso il fiume infuocato, ad oltre 2000 gradi, che sommerge le lattine. Il video su YouTube e Google + ha avuto un successo insperato!

Coca-Cola presenta… la gioia di essere genitori!

cocacola-spot-tuttacronacaUn altro spot della Coca-Cola che fa impazzire il mondo. Ideato per il mercato argentino dall’agenzia Santo Buenos Aires, il video che racconta come le mille difficoltà di crescere un figlio non riescono a scalfire la gioia di essere una famiglia ha totalizzato oltre 2 milioni di visualizzazioni in appena due settimane. Protagonista dello spot è una coppia che vive l’esperienza del primo figlio, tra euforia, fatica e rinunce. E nonostante l’entusiasmo iniziale sembri scemare pian piano, la pubblicità termina rassicurando i futuri genitori: non c’è nulla in grado di portare più gioia di un figlio.

Quella scritta su un tovagliolo che commuove anche i cuori di pietra

napkin-tuttacronacaUn uomo solo, un avventore con una Coca davanti a sè. Un cliente come se ne vedono molti, ma che quando si allontana, resta indelebile. E’ la storia di Mike a restare impressa e a commuovere. Una volta che lui è uscito da un ristorante britannico, infatti, i camerieri che vi lavorano hanno trovato sul tavolo un tovagliolino sul quale l’uomo aveva ringraziato tutto lo staff del locale per i sorrisi che erano stati in grado di regalare alla moglie. Sul biglietto che lui stesso ha vergato, ha infatti spiegato: “Questo era il ristorante preferito da mia moglie, avremmo voluto venire qui per ogni anniversario. Ho pensato di portare avanti la tradizione anche se lei è morta”.

L’emendamento del Pd che fa tremare Coca Cola

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L’emendamento che fa tremare il colosso Coca Cola lo ha presentato Nazzareno Nicodemo, deputato del Pd. Se fosse mai approvato, i produttori di bibite dolci sarebbero costretti a pagare 10 euro su 100 litri di prodotto immessi sul mercato. L’emendamento è stato presentato il 10 ottobre scorso:

“Per le finalità di educazione alimentare di cui al presente articolo, a decorrere dal 10 ottobre 2013 è introdotto un contributo straordinario a carico dei produttori di bevande analcoliche con zuccheri aggiunti e con edulcoranti e di bibite di fantasia, in ragione di 10 euro per ogni 100 litri immessi sul mercato”.

Come spiega Public Polity:

Spetterà poi al ministero dell’Economia e delle Finanze, di concerto con il ministero della Salute, adottare entro 60 giorni il decreto per disciplinarne le modalità attuative. L’introduzione di un contributo straordinario sulle bevande analcoliche e sulle cosiddette “bibite di fantasia” andrebbe ad alleggerire i previsti aumenti delle accise sulla birra. Sempre secondo quanto stabilisce l’emendamento di Nazzareno Nicodemo, le aliquote su quest’ultima dovrebbero essere ritoccate al ribasso, correggendo l’aumento previsto nel dl scuola: per l’anno in corso passerebbe da 2,66% a 2,35%, mentre dal 1° gennaio 2014 passerebbe da 2,99% a 2,48%.

Una situazione che crea problemi anche alla stessa Confindustria che dovrebbe dividersi tra due associate per la difesa degli interessi dei produttori di birra, AssoBirra, e la tutela degli interessi dei produttori di bevande dolci, Assobibe. In questo scenario, la Coca Cola giocherebbe una partita tutta per conto suo usando tutte le ‘armi’ a disposizione. In una delle ultime sedute in commissione, sarebbero state espresse forti preoccupazioni da parte degli uffici del ministero degli Affari Esteri perché il colosso americano avrebbe contattato la Farnesina prospettando addirittura l’abbandono del mercato italiano. Fanno parte della Coca Cola anche la Fanta, la Sprite, varie bevande al tè, e bibite sportive ed energizzanti.

Quei poveri a cui le terre vengono strappate… per un bicchiere di Coca-cola

cocacola-pepsi-piantagioni-tuttacronacaE’ la Oxam, rete di organizzazioni non governative di più di 100 paesi impegnate nella lotta alla povertà e alle ingiustizie, a denunciare che  a causa delle multinazionali produttrici di bevande, l’allargamento delle coltivazioni di zucchero sta invadendo i territori abitati da popolazioni in difficoltà strappando beni e abitazioni. “Pepsi e Coca Cola tolgono la terra ai poveri” sostengono gli attivisti. Quello che chiede l’organizzazione è che le grandi aziende alimentari fermino il land grabbing, ossia non seguitino ad accaparrarsi delle terre dei piccoli agricoltori nei Paesi in via di sviluppo solo per favorire una produzione intensiva. In particolar modo le ong si sono concentrate sulle coltivazioni di canna di zucchero, il cui consumo è raddoppiato rispetto il 1961 e si prevede in ulteriore crescita del 25% nei prossimi sette anni. Sally Copley, a capo delle campagne di Oxfam, con riferimento a Pepsi, Coca Cola e Abf ha detto: “Dobbiamo essere sicuri che ciò che mangiamo non renda (i popoli, nda) più poveri e vulnerabili, senza casa e senza terra”. Ossia che non prosegua l’attuale trend, con gli investitori stranieri che dal 2000 ad oggi avrebbero conquistato circa 33milioni di ettari di colture, in particolar modo in Brasile e Cambogia. Il rapporto di Oxfam rivolge accuse alle multinazionali ad esempio per lo sgombero di una comunità di pescatori alla foce del fiume Sirinheam, in Brasile, avvenuto in favore della produzione di zucchero di Pepsi e Coca Cola. Nel Sud Ovest del paese sudamericano, nello stato del Mato Grosso, intanto, alcuni attivisti stanno combattendo per evitare l’insediamento di un impianto di proprietà della Bunge. E’ stato poi l’Independent a spiegare come le aziende accusate si siano impegnate a verificare la veridicità di quanto denunciato. L’azienda di Atalanta ha inoltre fatto sapere di non acquistare zucchero direttamente dai fornitori in Cambogia, promettendo al contempo un dialogo con gli stakeholder per discutere del problema sollevato. Da parte sua, Pepsi assicura che le sue acquisizioni avvengono in conformità con le leggi vigenti.

E’ la mela il marchio più noto al mondo: Apple e Google battono Coca-cola

apple-tuttacronacaLa rivoluzione è in atto e a palesarlo è la nuova classifica Interbrand: tra i cento marchi più noti al mondo, Apple sbaraglia la concorrenza. Al secondo posto Google. “Solo” al terzo Coca-cola. E’ la prima volta che il colosso dei soft drink viene scalzato dal vertice, sotto l’assalto di società riconducibili alla galassia dell’information technology. Seguono a ruota Ibm e Microsoft. Sono queste le cinque aziende con i marchi più forti al mondo. Dopo anni di predominio delle bollicine di Atalanta, ora il mondo dei consumatori dimostra quindi di volere altro: essere al passo con i tempi, ossia, con la tecnologia. Da sottolineare che la Apple è riuscita ad arrivare ai vertici come marchio più ricco (98,3 miliardi di dollari) e conosciuto al mondo anche senza Steve Jobs: a dimostrazione di quanto è stato fatto. Per trovare il primo marchio italiano dobbiamo scorrere le posizioni in classifica: alla 38 Gucci, alla 72 Prada, alla 98 Ferrari. A premiare la qualità, insomma.

Aranciata sì, frutta no! L’ultimo scandalo alimentare e l’Italia china la testa in Ue

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Non sarà aumentato il contenuto di frutta nell’aranciata e nei succhi di frutta dal 12% al 20% come previsto dal Decreto Balduzzi, emesso dall’ex ministro della Salute del governo Monti. Lo ha bocciato e cancellato la Commissione Europea perché in contrasto sulla libera circolazione delle merci. Ad esultare sono i  produttori di  Fanta, San Pellegrino, Schweppes, Kinley e Sprite, ma anche tanti altri piccoli produttori che ora si troveranno liberi di poter mettere nelle bevande a base di frutta solo il 12%. A farne le spese? La salute dei cittadini! La Coldiretti aveva esultato quando il decreto era passato e ora invece si trova di fronte a quella che è stata una vittoria di Pirro.

La Repubblica spiega

“Avevano parlato subito di costi insostenibili che sarebbero ricaduti sui cittadini, di distorsione del gusto originario delle singole bibite (amate proprio per quell’originalità dai consumatori). Quando, «con colpevole ritardo» ammettono al ministero, il mini-decreto Balduzzi è stato inviato a Bruxelles, è tornato indietro subito e con le diffide allegate: “Così si impedisce a un prodotto di entrare nella catena commerciale italiana”. La questione “quote frutta” doveva essere fissata a livello comunitario, non si poteva disciplinare nazionalmente”.

I costi insostenibili forse ora saranno quelli della sanità, visto ceh studi medici in gran parte del mondo hanno dimostrato come alcune bevande addizionate con coloranti e conservanti, a basso contenuto di frutta siano dannosi per i consumatori.

Inutili i tentativi dei tecnici del ministero di salvare il decreto, ora che Balduzzi non è più ministro:

“«Abbiamo proposto di lasciare libertà di scelta sui prodotti fabbricati all’estero vincolando solo le bibite italiane », racconta il direttore generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti, Silvio Borrello. La risposta dell’Unione è stata una seconda diffida: la libertà di circolazione va garantita a tutti, anche alle vostre aziende”.

La battaglia non è ancora chiusa, spiega Borrello:

“«Insisteremo affinché l’Europa consenta ai singoli stati di far scegliere il quantitativo minimo di agrumi nelle confezioni»”.

Ma vincerla non sarà facile, spiega la Coldiretti:

“La Germania, va ricordato, più volte ha proposto l’etichetta “succhi di frutta” anche per le bibite senza alcuna aliquota di frutta. «Il problema è grave, bisogna continuare ad attaccare », dice la Coldiretti, pronta a vendere – grazie al decreto Balduzzi – 200 milioni di chili di arance in più. «La libera circolazione delle merci è una scusa, la verità è che questo intervento è contro la salute dei consumatori. L’Europa ha preso una cantonata enorme»”.

Quindi si continua a lottare, ma nel frattempo nel nostro organismo finisce solo il 12% di frutta quando tutto va bene.

Chi c’è dietro alle lobby dei produttori di bevande internazionali?

Il Ceo di Coca Cola, che produce Fanta e Kinley, è Muhtar A. Kent, un turco americano di religione islamica. Basterebbe solo vedere l’articolo pubblicato nel 2012 sullo sfruttamento dei lavoratori da parte di Coca Cola in Calabria dove è avvenuto ( e si spera non avvenga più) lo fruttamento dei lavoratori stagionali extracomunitari.

Il Chairman di Nestlé, che detiene anche il marchio San Pellegrino è Peter Brabeck-Letmathe, un imprenditore austriaco che ha ricevuto il  Black Planet Award. Il premio viene conferito ai possibili distruttori del pianeta. Inoltre in una sua intervista Letmathe ha dichiarato che l’acqua non è un diritto umano, ma un prodotto alimentare.

#occupymcdonalds: Primo giorno di scuola a base di fast food

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Scoppia la polemica dopo la sorpresa. Valentina, è una mamma che questa mattina ha accompagnato uno dei bimbi alla scuola materna Cittadino del Mondo, in via San Pantaleo Campano, a Roma. E qui la donna si è trovata di fronte al banchetto con hamburger e Coca cola a marchio McDonald’s, oltre a buoni sconto sui menù Happy Meal.

Laura Bogliolo su il Messaggero raccoglie il disappunto che viaggia su Twitter di Valentina, mamma di uno dei bimbi della materna accolto da pasti McDonald’s proprio il suo primo giorno di scuola:

“Ciò che ha imparato mio figlio nel primo giorno di inserimento alla materna! Grazie Ignazio Marino, ne avevamo bisogno. Sono rimasta sconvolta, i prodotti McDonald’s erano stati allestiti all’interno del corridoio della scuola, sono stati distribuiti anche buoni per acquistare Happy Meal. Mio figlio frequenta una scuola comunale, mi aspettavo insegnamenti sull’alimentazione e non uno spot pubblicitario dentro l’istituto. Siamo impazziti?”.

La polemica viaggia veloce su McDonald’s a colpi di hashtag #occupymcdonalds e arriva anche al sindaco Marino, che risponde:

“Ci mobiliteremo con l’assessorato alla Scuola, ovviamente non è un’iniziativa del Comune”.

Anche McDonald’s ha replicato, con il responsabile comunicazione Tommaso Valle che ha dichiarato:

“Abbiamo servito tè freddo e distribuito palloncini a titolo gratuito. Si è trattato di una cortesia, non di un’operazione di marketing: siamo stati contattati da un’insegnante della scuola, esprimiamo rammarico per aver suscitato perplessità in alcuni genitori”.

Questo accade proprio nel giorno in cui il ministro De Girolamo presenta la norma inserita all’interno del Decreto Scuola per favorire il consumo di frutta e verdura tra gli scolari.

Perché non va dato cibo di McDonald’s ai bambini ( e forse neppure agli adulti)?

Basta guardare i componenti del Panino di McDonald’s per rendersi conto di cosa si sta mangiando:

Farina arricchita (farina di grano sbiancata, farina di frumento maltata, niacina, ferro ridotto, tiamina mononitrato, riboflavina, acido folico, enzimi), acqua, sciroppo di alto fruttosio (HFCS), zucchero, lievito, olio di soia e/o olio di soia parzialmente idrogenato, contiene il 2% o meno di: sale, solfato di calcio, carbonato di calcio, glutine di grano, solfato di ammonio, cloruro di ammonio, agenti ammorbidenti per la pasta (lattato steaorile di sodio, estere diacetiltartarico di mono- e digliceridi degli acidi grassi, acido ascorbico, azodicarbonamide, mono- e digliceridi, monocalcio fosfato, enzimi, gomma di guar, perossido di calcio, farina di soia), propionato di calcio e propionato di sodio (conservanti), lecitina di soia.

E le patatine?

patate, olio di colza, olio di soia idrogenato, olio di cartamo, aroma naturale, destrosio, sodio pirofosfato acido (per  mantenere il colore), acido citrico, dimetilpolisilossano (antischiuma), olio di mais, Thbq, dimetilpolisiloxano, sale silicoalluminato, destrosio, ioduro di potassio.

Secondo True Activist – comunità di giornalismo partecipativo – alcuni di questi ingredienti sono pericolosi per la nostra salute: “Si va da quelli geneticamente modificati (come gli olii), agli antischiuma, passando per i coloranti artificiali”.

E chi pensa che ultimamente i cibi serviti nei fast food siano migliorati sbaglia: ci sono ancora troppe calorie e zuccheri, come ha rilevato una ricerca di Katherine Bauer, del dipartimento di salute pubblica alla Temple University di Philadelphia, sulle grandi catene di cibo pronto.

Inoltre si è pubblicizzato un marchio che ha sua volta ha più volte puntato sull’idea che le materie prime utilizzate siano italiane e di buona qualità, invece come riporta il Fatto Alimentare:

La carne degli hamburger è italiana, ma si tratta di quarti anteriori di vacche a fine carriera di età compresa tra 4 e 6 anni. Gli animali sono macellati dall’Inalca di Cremonini a Piacenza, e si tratta di lotti non presenti in macelleria e nei supermercati. La carne di vacca non si vende perché risulta troppo dura e legnosa, e si può solo usare macinata negli hamburger industriali e nei ripieni. Il prezzo nei mercati all’ingrosso è ridicolo, per questo McDonald’s può proporre listini molto convenienti… Nella scala delle preferenze dei clienti troviamo il pollo fritto impanato dei Chicken McNuggets, che arriva direttamente dalla società francese Cargill e da altre due società straniere. Anche le famose patatine fritte sono dell’ austriaca Frisch & Frost. Poi c’è il merluzzo dei Filet-O-Fisch, importato dalla danese Espersen, i gamberetti dalla Thailandia… (22 maggio 2012)

C’è chi con le lattine… ci fa una scultura!

-cina-lattine-tuttacronacaAl Cina Beer Festival a Dalian, nella provincia di Liaoning, si può assistere a un’esposizione quanto meno originale. Le opere in mostra, infatti, sono costruite con lattine di Coca Cola che, assemblate tra loro, danno origine di volta in volta a immagini diverse: si va da una nave a un orso gigante. Sarà possibile ammirarle fino all’11 agosto.

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Verde come… Coca Cola Life.

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La Coca Cola Light ha fatto il suo corso, leggera sì, ma non naturale e allora bisogna adeguarsi alla corsa ecosostenibile per arrivare al cuore dei vegani convinti e dei consumatori di biologico. Coca Cola come tutti i grandi marchi fa ricerche accurate di mercato e cerca di carpire informazioni importanti.  Arriva ora la bibita “naturale” e “ipocalorica”, cambia anche l’etichetta… non più rosso, ma verde ( un chiaro richiamo alla natura). Quindi al supermercato non pensate che sia un plagio o un prodotto che vuole copiare la Coca Cola… nascosta sotto l’etichetta verde c’è sempre la bibita analcolica più amata al mondo.

Ma cosa ha davvero di diverso Coca Cola Life?

E’ la prima Cola fatta con la stevia, un dolcificante naturale ottenuto da una pianta originaria del Sud America. Il suo sapore è più pronunciato e il suo potere edulcorante è di 200 volte superiore a quello dello zucchero tradizionale.

Una lattina di Coca Cola Life da 33 cl contiene, infatti, meno della metà delle calorie di una lattina classica (64 contro 139).

E’ quindi veramente naturale? La può bere chi ha il diabete o problemi di obesità?

“Lo slogan della Coca Cola suggerisce che quella della Coca Cola Life, a base di stevia, sia davvero una soluzione per chi non sa rinunciare alla cola pur non potendo berla per problemi di salute. Eppure resta una bevanda piena di calorie derivanti dallo zucchero e senza sostanze nutritive” ha detto all’Huffington Post statunitensela dottoressa Sharon R. Akabas, direttore dell’Istituto di Nutrizione Umana presso la Columbia University,

 Ma niente paura al momento verrà distribuita solo in Argentina.

La Pepsi è cancerogena, colpa del caramello

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E’ colpa del caramello che viene usato come colorante nella nota bevanda analcolica a contenere un determinato livello di un agente cancerogeno. Il problema era già sollevato e il produttore si era detto pronto a sostituire e cambiare la formula della bevanda. Questo succedeva. Lo scorso marzo PepsiCo Inc.e Coca-Cola Co. avevano detto che avrebbero modificato le loro formule a livello nazionale, dopo che la California aveva approvato una legge secondo cui le bevande contenenti un certo livello di agenti cancerogeni dovessero avere un’etichetta di avviso contro il cancro. Sembrerebbe però che quando la legge è stata approvata i cambiamenti sono stati effettuati per bevande vendute solo in California.

La sostanza al centro della polemica è il il 4-methylimidazole, o 4-Mel, che si può formare durante il processo di cottura e, come risultato, può essere trovato in tracce in molti cibi. Secondo i test effettuati dal Centro per la salute ambientale i prodotti di Coca Cola non sono più risultati positivi all’elemento, mentre quelli di Pepsi venduti al di fuori della California risultano ancora positivi. Ora è prevista una nuova data di scadenza: a febbraio 2014 tutte le bevande Pepsi, vendute negli Usa, avranno cambiato la formula e quindi non avranno più caramello cancerogeno. Ma nel resto del Mondo? Non c’è una data! Ma la Pepsi si difende ancora una volta e spiega che la California ha aggiunto questa sostanza senza basarsi su studi certi  che possano collegare il cancro umano all’assunzione del 4-Mel.

Nel dubbio però meglio astenersi!

Mettere in comunicazione India e Pakistan: il discusso spot della Coca-Cola

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Il nuovo obiettivo del colosso della Coca Cola è risolvere uno dei più spinosi conflitti politici nel mondo? Questo è il messaggio che passa vedendo il nuovo video della campagna “Open Happiness”, realizzato in collaborazione con Leo Burnett. “Small World Happiness Machine”, che a prima vista sembra un semplice distributore di lattine, in realtà è un “portale” di comunicazione diretta per avvicinare le persone dell’India e del Pakistan e dimostrare che “ciò che ci unisce è più forte di ciò che ci distingue”. Due sono infatti le macchine, collegate tra loro e collocate in sue diversi centri commerciali, uno a Nuova Delhi, in India e l’altro a Lahore, in Pakistan. Dotate ambedue di webcam e monitor touch screen, che permette la trasmissione in streaming di quello che accade dall’altra parte, mettono in comunicazione e permettono di “fare amicizia” a persone delle due diverse nazionalità spingendole ad interagire. Insomma, si vuole far passare l’idea che le piccole cose uniscono quando ci si sente divisi e che le persone si assomigliano più di quanto credono. Ma quando una pubblicità fa discutere c’è sempre un’altra interpretazione, e i detrattori sono convinti che la campagna sia un meschino sfruttamento di un grave conflitto solo a fine commerciale.

Il flop di Anonymous in Israele, ma Coca Cola è ko!

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Anonymous questa volta ha fatto un mezzo «flop». L’annunciato attacco cybernetico del celebre gruppo di hacker contro i siti Internet israeliani – in sostegno alla lotta palestinese – non è riuscito a «cancellare» dal web lo Stato ebraico. Yitzhak Ben Yisrael, dell’Ufficio nazionale cibernetico del governo – citato da Ynet – ha detto che gli hackers hanno «generalmente mancato di abbattere i siti chiave». «Anonymous non ha le capacità di danneggiare le infrastrutture vitali del paese», ha aggiunto Ben Yisrael sottolineando che l’intenzione del gruppo di hackers era «creare rumore nei media sui temi a lui più vicini».

A partire da sabato notte, diversi i siti Internet sono stati presi di mira da Anonymous che, in tempo reale, aggiorna l’elenco tramite il proprio account twitter. Secondo quanto rivendicato dagli hacker-attivisti l’attacco cibernetico – condotto in nome della «situazione umanitaria a Gaza», paragonata «all’Olocausto» – ha colpito diversi siti web israeliani come quello della Coca cola (che alle 11 di domenica mattina risulta fuori uso), il sito dell’Ufficio Centrale di Statistica e i siti della borsa e del ministero delle Finanze (che però hanno negato). Sulle home page di piccole e medie aziende israeliane intanto sono comparsi slogan anti-Israele. I media israeliani riferiscono che in risposta, attivisti dello Stato ebraico hanno in seguito bersagliato siti di gruppi islamisti radicali pubblicando messaggi pro-Israele.

Il cavallino rampante ha un “motore solido”!

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Il brand più forte del mondo è la Ferrari. A dirlo non sono soltanto i milioni di appassionati del marchio del Cavallino Rampante in tutto il mondo e i clienti che, anno dopo anno, continuano ad acquistare le vetture prodotte a Maranello bensì Brand Finance nell’annuale classifica redatta da una delle aziende leader mondiali nella valutazione dei marchi.

La top five del 2013 vede la Ferrari primeggiare davanti a marchi come Google, Coca-Cola, PwC ed Hermes in una classifica che comprende i primi cinquecento nomi di aziende più noti al mondo. Sebbene le dimensioni dell’azienda di Maranello non possano certamente essere comparabili in termini di ricavi in cifra assoluta con quelle di brand multinazionali, la classifica viene stilata prendendo in considerazione altri criteri quantitativi come il margine netto, il ricavo medio per cliente, la spesa in marketing e pubblicità ma anche parametri qualitativi come la simpatia suscitata e la fedeltà al marchio.

«E’ sempre un piacere essere in vetta ad una classifica e lo è ancora di più quando la concorrenza è rappresentata dalle aziende più note al mondo, a testimonianza che l’Italia, anche in un momento economico così difficile, è in grado di presentare realtà d’eccellenza – ha commentato il Presidente Luca di Montezemolo – Dietro questo riconoscimento ci sono prodotti eccezionali fatti da uomini e donne altrettanto eccezionali: a loro, che lo hanno reso possibile, va il mio ringraziamento»

Zuckerberg non si fa spennare!

mark zuckerberg coca cola

Mark era in vacanza alle Hawaii, presso l’hotel Ritz-Carlton di Maui, quando gli è stato chiesto di pagare una lattina di Coca-Cola $5. Ed è stata subito polemica! Lui si è rifiutato di cedere a questo ricatto (in genere il prezzo di una lattina si aggira tra i 3 ed i 4 dollari) e subito è stato tacciato di essere un avaro. Sicuramente molti penseranno di lui la stessa cosa, ma qui entra in gioco ben altro: Mark Zuckerberg, come tante personalità pubbliche, è continuamente al centro di speculazioni  che mirano a “spennare” il vip. Per chi non lo sapesse molto spesso i prezzi sono rialzati per coloro che hanno un’immagine pubblica da tutelare… e quando ci si rifiuta di pagare quanto richiesto, il ricatto è dei più facili… minare l’immagine pubblica tacciando il malcapitato di tirchieria.

La coca uccide anche se è cola!

Ragazza uccisa dalla Coca Cola! Sembrerebbe uno scherzo, ma è una tragica realtà!

La trentenne, Natasha Harris, morta tre anni fa per cause poco chiare, in realtà è stata una vittima della Coca Cola. La ragazza ne ingeriva 10 litri al giorno e aveva sviluppato una vera e propria dipendenza alla bevanda, tanto da manifestare crisi di astinenza quando non ne consumava. Dieci litri contengono infatti 970 mg di caffeina e quasi 1 kg di zucchero.La ragazza aveva perso quasi tutti i denti a causa dell’alto contenuto di zucchero che ingeriva giornalmente e suo figlio era nato senza smalto sui denti. Tutti campanelli d’allarme che sono stati ignorati. Perciò le autorità neozelandesi hanno deciso di non mettere sotto accusa la casa di produzione della bevanda. La famiglia non ha fatto nulla per impedire la morte della ragazza!

Gli arabi offesi dall’ultimo spot della Coca Cola!

E’ una gara tra arabi sul cammello, showgirls di Las Vegas, cowboy a cavallo e motocicli si contendono la “mitica” bevanda. Naturalmente l’arabo perde perchè il suo cammello non vuole correre.

Non la beviamo! Ingrediente nocivo: lavoro precario! Sit in lavoratori Coca Cola

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