Cantante neomelodico tenta un colpo dal benzinaio e ferisce un passante

rapina-roma-tuttacronacaTentativo di rapina ai danni di un distributore oggi a Roma, alla Prenestina, dove il cantante neomelodico Giuseppe tomasello, 22enne, armato di pistola, nel tentativo di rapinare il distributore, ha esploso un colpo di pistola che ha colpito a un piede un passante, un cittadino bengalese che  è rimasto ferito ad un piede. E’ accaduto intorno alle 12.30. Sul posto sono intervenuti i carabinieri del nucleo operativo della compagnia Casilina, che sono riusciti a disarmare il rapinatore e a fermarlo. Fondamentale nell’arresto del malvivente l’incremento dei servizi antirapina disposto dai carabinieri del Gruppo di Roma nell’ambito delle festività per ‘proteggere‘ gli ‘obiettivi sensibili della città‘. E’ stata infatti una pattuglia dei carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia Roma Casilina, impegnata nei maxi controlli, a fermare il 22enne trovato al distributore mentre si azzuffava in terra con il dipendente del benzinaio. Il ferito è stato trasportato al Policlinico Casilino e non è in pericolo di vita. Tomasello, così come hanno ricostruito i militari, è arrivato con un’auto rubata, armato di pistola ha chiesto l’incasso a un dipendente (cittadino del Bangladesh) che si è opposto. Un altro bengalese che transitava sarebbe intervenuto e il rapinatore a quel punto ha esploso un colpo che lo ha ferito ad un piede.  Tomasello, una discreta fama tra gli amanti del genere napoletano, era stato già arrestato lo scorso gennaio per spaccio dai carabinieri durante un blitz a Tor Bella Monaca.

Quarticciolo: rapina con sparatoria al benzinaio di via Prenestina 490

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8 intossicati nella casa dell’omicidio Kercher

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All’alba di domenica è scattato l’allarme, nella casa in cui era stata uccisa Meredith Kercher. 8 persone sono state ricoverate a causa delle esalazioni di monossido di carbonio. Tra queste anche tre donne e due bambini. Il monossido, secondo una prima ricostruzione, si sarebbe sprigionato da un braciere, dove un marocchino di 24 anni ha poi riferito di aver cucinato della carne per la cena di sabato. Il braciere è rimasto acceso e in via della Pergola, nell’appartamento al primo piano. Quando i vigili del fuoco sono arrivati sul posto, una delle persone era stesa in terra e aveva vomitato. Le persone intossicate si sono presentate in ospedale con cefelele e vertigini. Secondo le prime informazioni nessuno sarebbe in pericolo di vita.

«Non ci siamo accorti di nulla, ci hanno svegliato i Vigili del Fuoco», racconta il papà di una bimba di un anno, un cittadino del Bangladesh che lavora in un ristorante del centro di Perugia e abita proprio nell’appartamento al primo piano dove Mez è stata uccisa. Alcuni protagonisti della vicenda sono già stati dimessi, nessuno comunque, anche tra coloro che restano ricoverati, versa in gravi condizioni.

Le maglie insanguinate: strage in Bangladesh, almeno 10 morti

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Sfruttamento che viene chiamato lavoro e miete vittime. La triste condizione degli operai delle fabbriche in Bangladesh torna prepotentemente a riempire le pagine di cronaca con l’ennesima strage. Un incendio scoppiato oggi pomeriggio nel reparto maglieria dello stabilimento degli Aswad Composite Mills, del gruppo Pall Mall, nel centro del paese a Dhaka, ha provocato almeno 10 vittime e 50 feriti. L’incendio è stato devastante quando ha raggiunto e fatto esplodere un  boiler. Secondo alcuni testimoni le fiamme sarebbero poi state alimentate da alcuni prodotti chimici che erano presenti nel magazzino. Il bilancio è ancora provvisorio e purtroppo destinato a salire nelle prossime ore.

Una tragedia simile si ebbe solo pochi mesi fa quando, in aprile, nel polo di Savar oltre 1.100 lavoratori hanno perso la vita nel crollo del Rana Plaza, il palazzo di otto piani dove, nonostante i segni di cedimento strutturale segnalati il giorno precedente, manager senza scrupoli avevano obbligato gli operai ad andare al lavoro.

Quando smetteremo di indossare le maglie insanguinate?

Sposa bambina violentata nel Padovano: indagati il padre e il marito

sposa-bambina-tuttacronacaNon ricordava nulla del Bangladesh, la sua terra. Viveva in Italia, frequentava la scuola e aveva molti amici, oltre a due fratellini e dei genitori con i quali c’era un buon rapporto. Prima del Natale del 2011, la confessione al padre: era innamorata. Da allora è trascorsa solo qualche settimana prima che il genitore la conducesse nel Paese natale dicendo che andavano a trovare dei parenti. La verità era diversa: lei si è trovata sposata a un cugino del padre che ora ha 34 anni. Era l’uomo a cui era stata promessa il giorno della sua nascita, con lo stesso genitore che gli aveva messo in braccio la neonata. Nel luglio 2012, il neosposo è arrivato in Italia e da allora vive a casa del cugino che è diventato anche suo suocero, in un comune della provincia di Padova, nel Camposampierese. Da quel giorno ha costretto la giovane moglie, ora quindicenne, ad avere rapporti con lui. La sposa bambina ha subito le stesse pressioni dal padre: doveva andare a letto con il marito. Ora la ragazzina si trova in una comunità e trascorre il suo tempo piangendo e sententdo la mancanza della madre. Nel frattempo, il pubblico ministero Francesco Tonon ha concluso l’inchiesta su questa vergognosa vicenda. E vuole portare davanti ai giudici del Tribunale sia il padre, sia il cugino-marito con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e di violenza sessuale. La giustizia italiana non riconosce come matrimonio una simile unione: si tratta di violenza sessuale.

Studio shock dell’Onu, 1 uomo su 4 in Asia ha stuprato

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Dopo le agghiaccianti notizie di stupro, avvenute in India e nell’area asiatica, dove spesso le vittime sono anche decedute, l’Onu ha avviato uno studio per cercare di capire il fenomeno e il suo dilagare. I dati sono stati fatti esaminando un campione di migliaia di uomini in Cina, Cambogia, Indonesia, Bangladesh, Papua-Nuova Guinea, Sri Lanka. E i risultati dello studio, firmato dalla dottoressa Emma Fulu sono sconcertanti: ovunque in questi Paesi un’alta percentuale degli uomini ascoltati (anonimamente) ha ammesso di aver stuprato la moglie, o la fidanzata. La domanda presentata era la seguente: «Avete mai forzato una donna a fare sesso con voi anche se lei aveva detto di no?». Le risposte sono state straordinariamente chiare, e la principale scusa presentata dagli intervistati per spiegare un simile comportamento è che «avere rapporti sessuali era loro diritto». Altre scuse: «Volevo punirla», e ancora «ero annoiato».

In definitiva il 23% riconosce di aver stuprato una donna con cui è «in un rapporto» e il 10% ammette di aver stuprato una donna sconosciuta. La frequenza delle violenze è più alta nelle campagne e più bassa nelle città. I Paesi che vedono le percentuali più alte sono Papua-Nuova Guinea, con il 62% di uomini che ammette di aver imposto con la forza il rapporto sessuale a una donna, e la Cina e la Cambogia, dove ad ammetterlo sono il 22% e il 20%.

Lo studio Onu dimostra che gli uomini che ricorrono alla violenza sono stati nella maggior parte dei casi a loro volta oggetto di violenza, anche sessuale, da bambini. Riproducono da adulti, cioé, quello che hanno subito da piccoli. Ma – fatto ancor più sconcertante – almeno nella metà dei casi, gli uomini che ammettono di aver compiuto stupro, rivelano di aver cominciato quando erano teen-agers.

Come mai lo studio non è stato però compiuto sull’India, soprattutto nelle zone dove si sono verificati gli stupri più efferati?

Il miracolo di Dacca, c’è ancora vita anche dopo 17 giorni.

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E’ una storia che ha commosso anche i soccorritori che a 17 giorni dal crollo del palazzo a Dacca sono riusciti a estrarre viva una donna che miracolosamente è sopravvissuta sotto le macerie. Reshma, questo il nome della giovane, è praticamente illesa ed rimasta per 408 ore sotto i calcinacci del palazzo in uno scantinato dello stabile “Rana Plaza”. Nonostante fossero trascorse le settimane e non vi era nessuna speranza di trovare superstiti i soccorritori continuavano a chiamare prima di rimuovere con le ruspe le macerie. E’ stato così che hanno iniziato a sentire un mugolio e poi una voce sempre più chiara che chiedeva aiuto.  “Abbiamo esultato di gioia quando abbiamo capito che c’era qualcuno vivo – racconta un soccorritore – e ci siamo informati sulle sue condizioni”. La donna non era ferita e diceva di essere sopravvissuta grazie ai biscotti che nei primi giorni erano stati gettati proprio nella speranza che sotto le macerie ci fossero ancora superstiti in vita. La fortuna della donna è stata quella di essere rimasta intrappolata in un piccolo spazio in cui c’era aria e luce.

 

Produzioni Benetton nel palazzo di Dacca… sangue su United Colors

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Ecco la camicia verde dal marchio inconfondibile fotografata tra i calcinacci del Rana Plaza, il palazzo di 8 piani collassato il 24 aprile che ha causato la morte di almeno 501 operai. Le verità emergono e si scoprono pian piano le industrie tessili che facevano lavorare i propri operai senza le più  elementari condizioni di sicurezza. Una di queste è la “United Colors of Benetton“. In un primo momento l’azienda tessile si era dichairata estranea, ma poi ha dovuto ammettere (anche se con molti ma e se) che un subappaltatore in quel palazzo esisteva. In un tweet l’azienda veneta spiega “Il Gruppo Benetton intende chiarire che nessuna delle società coinvolte è fornitrice di Benetton Group o uno qualsiasi dei suoi marchi. Oltre a ciò, un ordine è stato completato e spedito da uno dei produttori coinvolti diverse settimane prima dell’incidente. Da allora, questo subappaltatore è stato rimosso dalla nostra lista dei fornitori“. E’ stato rimosso anche perché probabilmente quegli operai sono tutti morti.

Nell’elenco altre tre aziende italiane: la Itd Srl, la Pellegrini Aec Srl e la De Blasio Spa, ma non è chiaro se al momento dell’incidente vi fossero ancora rapporti di lavoro in corso. La Pellegrini, anzi, specifica che le ultime commesse con la ditta bengalese risalivano al 2010. Un’altra ditta, Essenza Spa, che produce il marchio Yes-Zee, ha confermato di essersi rifornita al Rana Plaza. Ammissioni sono quasi subito arrivate anche dall’inglese Primark, dalla spagnola Mango (che ha confermato di aver ordinato merce per 25 mila pezzi), mentre France Presse ha rinvenuto indumenti griffati dall’americana Cato. La lista però è molto più lunga: la Clean Clothes Campaign, ong con sede ad Amsterdam, ha fatto sapere che la britannica Bon Marche, la spagnola El Corte Ingles e la canadese Joe Fresh hanno tutte confermato di essere clienti delle manifatture crollate. Un’altra società, l’olandese C&A, ha spiegato a France Press di non avere più rapporti con il Rana Plaza dall’ottobre 2011.

Insomma Benetton non è sicuramente l’unica, ma lo shock rimane per le pubblicità e l’etica fino a oggi portate avanti dall’azienda che invece si è rivelata insensibile, anche dopo l’incidente continuando a negare l’evidenza. La crisi è innegabile ma non giustifica il lavoro sottopagato e ile condizioni di sicurezza inesistenti nelle quali dovevano operare gli operai di Dacca.

 

Dalle macerie alla vita: donna partorisce sotto il crollo del palazzo

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Una donna ha partorito mentre era sotto i calcinacci del palazzo crollato a Dacca, in Bangladesh. Non si conoscono al momento le condizioni di salute nè della mamma nè del neonato che sono stati estratti dalle macerie e subito ricoverati in ospedale. Intanto si continua a scavare mentre ancora si sentono le urla strazianti delle persone che sono ancora intrappolate tra le macerie. Le operazioni al momento sono rese più difficili a causa della pioggia abbondante che nelle ultime ore si sta riversando senza tregua sul luogo della disgrazia.

Tragedia in Bangladesh, crolla un edificio, 70 le vittime

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Ancora è un bilancio provvisorio quello delle vittime travolte dal crollo di un edificio di otto piani a Decca, la capitale del Bangladesh. Nel palazzo al momento del crollo c’erano quasi 2000 persone. Centinaia sono i feriti, alcuni dei quali sono in gravi condizioni.

«Ero al lavoro al terzo piano, poi improvvisamente ho sentito un boato assordante, ma non riuscivo a capire cosa stesse succedendo. Sono stato colpito alla testa», ha detto un lavoratore di una delle fabbriche di abbigliamento che si trovano all’interno.

Si cerca ora di recuperare gli altri corpi e di capire cosa ha ceduto nella struttura.

Ancora terremoti: questa volta tra India e Bangladesh

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Alle 7.01 ora locale (2,31 in Italia), il centro sismologico di Shillong ha registrato una scossa della durata di cinque secondi di magnitudo 5,2. Ne è rimasta interessata la zona di frontiera tra lo Stato indiano di Tripura ed il Bangladesh. Attualmente non sono state registrate vittime.

Bangladesh, proteste operaie ad Ashulia. 120 i morti nel rogo della fabbrica tessile!

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