Video shock! L’esecuzione di 14 prigionieri in Siria

isis-tuttacronacaE’ stata la Cnn a mostrare il filmato che ritrae l’esecuzione, in Siria e per mano dell’Isis, di 14 uomini in Siria. Vi si vedono i prigionieri, bendati, legati e portati sul bordo di un pozzo, mentre l’assassino, pistola puntata contro le loro nuche, li uccide in successione. L’emittente televisiva ha ricevuto il video dagli attivisti che tentano di mostrare al mondo le atrocità commesse in Iraq e Siria dall’Isis, il gruppo terroristico islamico che all’inizio combatteva sia il Presidente Bashar Al-Assad sia altre forze ribelli e L’Esercito Siriano Libero.

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Ecco perché non si investe in Italia… nuovi problemi e vecchi ostacoli!

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I problemi relativi all’investimento in Italia sono noti a tutti da anni, non è certo una novità la poca trasparenza, il sistema fiscale e i tempi della giustizia italiana che diventano ere geologiche, ma oggi cosa è cambiato? I problemi nuovi sono l’attesa, ormai diventato uno stallo, delle riforme che sarebbero dovute già avvenire e che invece, sono arenate tra una commissione e un voto incrociato. Ma a gravare ancora sugli investimenti sono anche i vecchi ostacoli, quelle procedure labirintiche necessarie per aprire un attività nel nostro Paese e quell’incertezza di veder respinta la richiesta per un cavillo e restare per mesi inattivi. Anche il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera partecipando a un  incontro dal titolo “Il fisco per lo sviluppo” organizzato a Milano da Assolombarda e Assonime ha ammesso “L’attuale sistema fiscale non contribuisce a rendere l’Italia un terreno appetibile per gli investitori esteri”. Al suo grido di innovazione si è unito anche quello del presidente di Assolombarda Gianfelice Rocca che ha definito il nostro Paese come un “surfista che rallenta la sua corsa proprio mentre dietro di lui l’onda del debito s’ingigantisce sempre più. O l’Italia vara riforme vere e in tempi rapidi, anche in materia fiscale, o rischiamo di finire sott’acqua”.

Intanto dalle pagine del Corriere della Sera Alessandro Danovi, professore di economia e gestione delle imprese all’università di Bergamo, rilascia un’intervista piuttosto chiarificatrice “gli investitori esteri non investono perché siamo poco trasparenti”:

Professor Danovi, è questa la foto della realtà? 
«Un rischio Italia esiste, e negli stranieri è probabilmente percepito in misura più alta di quanto sia in realtà. È un dato di fatto con il quale bisogna fare i conti. Ciò che ci rimproverano sono la scarsa trasparenza e la poca affidabilità del nostro sistema amministrativo e burocratico in cui non si capisce chi decide e cosa, e la relatività del sistema giudiziario, in cui non c’è certezza sulle decisioni e sui loro tempi. Quando ci chiedono se una cosa si può fare o no, spesso non sappiamo cosa rispondere. Se vogliono costruire un supermercato, devo spiegargli che per avere l’autorizzazione non c’è un solo soggetto, ma ci sono il Comune, la Provincia, la Regione, l’Arpa, la Sovrintendenza ».
Dove ci sono soggetti a rischio corruzione. 
«Non abbiamo mai avuto casi di corruzione, altrimenti li avremmo denunciati, ma il rischio che qualcuno chieda la mazzetta esiste. Abbiamo avuto casi in cui, dopo aver convito gli stranieri che un investimento era vantaggioso, non siamo stati in grado di rispondere quando ci hanno chiesto i tempi».
Qualche esempio? 
«Seguivamo alcune multinazionali quotate a Parigi e a New York. Hanno tutte chiuso le filiali italiane e sono andate via, un paio per problemi di redditività, altre perché stentavano ad affermarsi a causa di una serie di problemi che rallentavano lo sviluppo. Alcuni soggetti residenti in Siria mi hanno fatto riferimento all’elevato rischio Paese».
Ma come, loro che hanno la guerra civile? 
«È quello che ho detto. Sa cosa mi hanno risposto? “La guerra in qualche modo la gestiamo”. Il fatto è che in un investimento si deve valutare anche il rischio dovuto non solo, per esempio, al pericolo di default di una nazione, come è avvenuto per l’Argentina, ma anche all’affidabilità di un Paese. Ci sono nazioni che non hanno una tradizione democratica in cui, però, sono identificabili con esattezza i soggetti che prendono decisioni. Gli investitori fanno fatica in Italia perché qui tutto è poco trasparente e perché non c’è stabilità di governo».
I siriani cosa volevano fare? 
«Investire su una grande azienda industriale, ma hanno rinunciato proprio perché ritenevano il rischio Paese italiano troppo alto».
E la corruzione? 
«Viene vista come un problema perché l’Italia ha fama di essere un Paese corrotto, anche se non corrottissimo. Mi è capitato di lavorare con soggetti provenienti da Stati arabi, in cui uno si aspetterebbe una certa opacità, i quali invece applicavano il modello delle multinazionali americane che vietano conflitti di interessi e applicano una gestione rigorosa e trasparente: questo impedisce di subire l’influenza di fattori che non siano economici».

Il bimbo salvato dalle macerie dopo lo scoppio di una bomba

bimbo-salvato-macerie-tuttacronacaMentre a Ginevra si procede con le trattative per la fine della guerra in Siria, arriva un video incredibile da Aleppo, una delle città simbolo della ribellione contro il regime di Assad. A pubblicare su Youtube il filmato che mostra il salvataggio di un bimbo sepolto dalle macerie sono stati gli stessi ribelli anti Assad. Poi ripreso dall’inglese Daily Mail, il video mostra un piccolo siriano salvato, dopo aver scavato con grande foga, dai ribelli guidati dai lamenti del piccolo. Il bimbo stava bene anche se ovviamente spaventato.

Il fotoracconto dei rifugiati siriani!

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La tragedia di un intero popolo, quello siriano, costretto a lasciare la propria terra, ormai ridotta a territorio di guerra, è diventata per Greg Beals, fotogiornalista americano, uno scopo di vita e un progetto fotografico che vuole documentare l’esodo e i suoi protagonisti. Beals che lavora per l’Unhcr, l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, ha creato un profilo su Instagram, @therefugeeroad, dove racconta la vita dei  profughi nel campo di Zaatari, il secondo più grande del mondo. Come racconta lo stesso Beals:

L’obiettivo è concentrarmi sulle vite dei sopravvissuti ai conflitti – racconta a Wired – ho aperto il profilo un anno fa sia per ragioni personali che lavorative. Considero gli esseri umani come fiori, sono interessato a mostrare quanto siamo fragili e quanto ogni vita sia unica e bella. Quando sono arrivato in Giordania per seguire il conflitto siriano da un punto di vista regionale ho iniziato a combinare le idee in una sola, riassumibile in Dove vanno a finire i rifugiati”.

Il giornalista ha poi spiegato che:

A febbraio e marzo dello scorso anno 4.000 persone al giorno hanno iniziato ad attraversare la frontiera siriana approdando in Giordania – continua Beals – lo stesso numero verso il Libano. Più fotografavo per Instagram più gli scatti diventavano intimi. C’è qualcosa nelle persone che soffrono in massa che confonde lo sguardo di chi ne è fuori. Nel senso che ci sentiamo vicini ma spesso quest’empatia trasforma chi soffre in qualcosa di diverso da un essere umano. The refugee road tenta dunque di mostrare le persone che attraversano i confini per quel che sono: umani, complessi e belli”. Sotto questo punto di vista, uno strumento come Instagram si è rivelato fondamentale, un ponte verso una sensibilizzazione di tipo diverso: “Non sono un esperto di social media – racconta Beals – ma incontro persone che hanno storie interessanti da raccontare. Storie di sopravvivenza scritte sulle loro facce, specialmente quelle dei bambini. Mi piace collegarle, trovo s’inneschi una catena di riconoscimento tra gli utenti che apprezzano queste foto per quel che significano davvero. Questo, per me, è l’autentico valore dei social media: l’abilità delle persone dai percorsi più diversi e da varie parti del mondo di capire meglio l’esistenza di chi è meno fortunato”.

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In Siria epidemia di polio, scattano le vaccinazioni

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Oltre la guerra, la poliomelite, la Siria è un paese davvero allo stremo delle sue forze. Nel Bosforo dove milioni di profughi cercano riparo nei paesi limitrofi, sembra che ora la vera emergenza sia la poliomelite. Già accertati almeno 10 casi, ma potrebbero essercene anche di più almeno secondo le fonti locali.  L’allarme è stato lanciato da due epidemiologi tedeschi, Martin Eichner dell’Università di Tubinga e Stefan Brockmann del Reutlingen Regional Public Health Office (Germania), in un articolo apparso sulla rivista The Lancet. Secondo quanto dichiarato dai due esperti il pericolo di contagio sarebbe anche in Europa poichè i profughi potrebbero davvero rappresentare un rischio per alcuni Paesi in cui il vaccino antipolio è inattivo e quindi risulta essere meno efficace. Ad esempio tale vaccino si usa in Bosnia-Erzegovina, Ucraina e Austria. Tale scelta è stata fatta in base ad alcuni casi di paralisi riscontrati dopo aver vaccinato alcuni bambini con il vaccino tradizionale per bocca.

Sempre gli scienziati avvertono che c’è da considerare poi che solo un’infezione su 200 causa la malattia sintomatica: motivo per cui, secondo gli autori, il virus potrebbe restare in circolazione per quasi un anno prima che si evidenzi il primo caso.

Risulta perciò insufficiente vaccinare solo i profughi siriani, così come è stato raccomandato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie.

Intanto l’Oms, che ha già confermato un focolaio di almeno 10 casi in Siria, ha deciso di vaccinare oltre 20 milioni di bambini in tutta l’area, nel tentativo di stroncare l’epidemia sul nascere.

Famiglie a confronto: De Blasio e Obama

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L’America che cambia volto e l’inevitabile confronto tra De Blasio e Obama. Due uomini, due famiglie, due volti degli Usa a una svolta decisiva. Chi pensa che si possa seguitare a fare una politica “vecchio stampo democratico” si sbaglia, perché gli americani hanno bisogno di una rivoluzione e si affidano a quei protagonisti che sono sospesi tra due culture per poter dare l’impulso giusto a una nazione che forse, per la priva volta nella sua storia, si sente vecchia, stagnante e disillusa di quel sogno che si è infranto, sgretolato come le due Torri Gemelle. Per un Obama che ultimamente è stato travolto dalla crisi siriana e poi dal Datagate, ora arriva Di Blasio. Entrambi al confine, entrambi tra il nero e il bianco, entrambi con due famiglie forti alle spalle. Da una parte Michelle Obama, dall’altra Dante Di Blasio, il figlio che a chiare lettere ha detto al padre che lui non vuole lasciare il suo quartiere d’infanzia. Lui a Manhattan non ci vuole andare, lui, figlio italiano di colore, è attaccato alla sua terra di Park Slope. Cosa vuole l’America? Vuole meno differenze sociali, tramontato il mito del self made man ora si vogliono più ammortizzatori sociali, maggior garanzie per la sanità, un piano che faccia diminuire gli affitti della Grande Mela e consenta a tutti di avere un tetto sulla testa. Si vogliono scuole pubbliche che siano allo stesso livello di quelle private, che non solo i figli dei soliti noti possano ambire a ruoli da protagonisti, ma anche i figli degli immigrati, anche chi nella sua vita ha fatto scelte radicali, chi non ha paura di avere una moglie con un passato omosessuale e figli che rivendicano le proprie origini afro, possa sedere sulla sedia di primo cittadino… Perché questo è il nuovo volto di New York, il melting pot che diventa cultura, il confine che non esiste e il mix che diventa la tendenza dominante… la nuova New York, riparte da Brooklyn, ma anche dai locali di Harlem, dagli skaters che attraversano il Bronx, dai teatri off Broadway e da quei murales abbattuti a 5Ptz.

Il video shock: il carro armato spara su una telecamera

attacco-carrarmato-tuttacronacaSono terribili e impressionanti le immagini che mostrano da vicino quello che accade quando ci si trova sulla linea di tiro di carro armato. Il video, registrato dalla telecamera di un ribelle siriano, dura una manciata di secondi, abbastanza per trasmettere la paura e l’orrore di quegli istanti. Stando a quanto riporta The Huffington Post, le immagini provengono da Khobar, nel quartiere di Damasco. Non è noto se l’esplosione ha causato vittime.

Shock Siria: spari su donne incinte, colpito il cranio del bimbo nella pancia

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«Se uccidono il feto senza ammazzare la madre vincono un pacchetto di sigarette» queste le terribili parole del dottor Nott, un chirurgo vascolare al Chelsea and Westminster Hospital di Londra, che è stato in Siria per prestare aiuto alle persone vittime degli scontri di guerra. Secondo il racconto del medico infatti i cecchini per “allenarsi” prendono di mira indifese donne incinte che passano per strada.

«Ho visto con orrore molte donne in questo stato. I cecchini prendono di mira quelle in stato più avanzato di gravidanza. Generalmente riusciamo a salvare le mamme che sopravvivono nella disperazione»

Il Mail Online ha diffuso anche un’immagine in cui si vede la radiologia di una donna incinta, il cui bimbo è stato centrato alla testa attraverso un proiettile che ha trapassato la pancia della mamma.

Attentato in diretta: il video dei kamikaze al tg

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Un reporter,  Hussam Shoaib, stava spiegando la difficile situazione in Siria, proprio mentre avvengono due forti esplosioni in sequenza nell’edificio del canale  Syrian Tv, a Damasco. I kamikaze infatti avevano tentato di entrare con le proprie auto nell’edificio e quindi farsi saltare in aria, invece sonos tate le guardie della sicurezza a sparare contro i due kamikaze  all’esterno dell’edificio. L’attentato è stato rivendicato da Jabhat an Nusra (Fronte della salvezza), gruppo jihadista composto per lo più da miliziani siriani. Morti i kamikaze e ferite le due guardie.

Torna il terrore a Damasco: 2 kamikaze

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Ancora non è stato reso se ci sono vittime, ma il terrore torna a Damasco. E’ l’agenzia ufficiale Sana e la tv siriana a riferire dei due attentati in piazza li Omayyadi nella capitale siriana.I due kamikaze si sarebbero fatti esplodere proprio all’imbocco della piazza. Qualche ora fa erano state evacuate dalla Mezzaluna rossa siriana  almeno 1.500 persone da un quartiere di Damasco, da mesi assediato dall’esercito siriano. Donne e bambine, ha spiegato il portavoce dell’organizzazione, Khaled Erksoussi, sono stati portati in luoghi più sicuri.

Si spara sulla Croce Rossa: rapiti i cooperanti in Siria

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Non è ancora chiaro il numero ma arriva la conferma che alcuni cooperanti dell’organizzazione della Croce Rossa internazionale che erano operativi nella zona di Idlib sono stati rapiti da uomini armati nel nord est della Siria. Secondo una prima ricostruzione gli uomini armati avrebbero aperto il fuoco contro il convoglio della delegazione lungo la strada Sermin-Saraqib e poi rapito i cooperanti.

Il Premio Nobel per la Pace assegnato all’Opac

nobel-pace-opac-tuttacronacaL’aveva anticipato la tv norvegese NKR sul suo sito internet e, un’ora dopo, la conferma: il Premio Nobel per la Pace 2013 è stato assegnato all’Opac, l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche fondata nel 1997 per dare attuazione al Trattato di interdizione all’uso delle armi chimiche firmato nel 1993. Nelle motivazioni si legge: “Grazie al lavoro dell’Opac l’uso delle armi chimiche è un tabù.” E ancora la Commissione spiega: “Quanto accaduto in Siria, dove sono state usate queste armi, riporta in primo piano la necessità di incrementare gli sforzi per eliminare questi armamenti”. Il presidente del Comitato ha aggiunto che il premio “è un messaggio ai Paesi che non hanno ratificato il Trattato di bando delle armi chimiche”, siglato nel 1993, e un invito “a firmare”. Il direttore generale dell’organizzazione, il turco Ahmet Uzumcu, rivolgendosi ai rappresentanti dei 41 membri dell’ esecutivo, di cui l’Italia ha la vicepresidenza, ha spiegato: “Per 15 anni abbiamo fatto il nostro dovere contribuendo alla pace del mondo. Le ultime settimane hanno dato ulteriore impulso alla nostra missione. Accetto con umiltà il premio Nobel per la Pace e con voi mi impegno a continuare a lavorare con immutata determinazione”.

Nobel-Pace-2013Alcuni candidati tra i 259 proposti al Comitato del Nobel erano stati resi noti, tra questi anche il presidente della Russia, Vladimir Putin. E per quanto la nomina possa sorprendere, non è la più shoccante tra quelle pervenute nella storia del premio, anche se da subito è parso difficile che potesse imporsi tra i favoriti, tra i quali Malala Yousafzai, la giovane pachistana di 16 anni ferita dai talebani per la sua lotta a favore dell’educazione femminile nel suo Paese. La lista dei candidati al Nobel viene resa nota 50 anni dopo la premiazione, quindi per conoscere tutti i papabili di quest’anno dovremo attendere il 2063. Ma chi aveva corso per il premio in passato? Alcuni nomi non possono non destare meraviglia. Il candidato più sorprendente, senza dubbio, è stato Hitler, nominato nel 1939, anno dell’invasione della Polonia. A fare il suo nome, un membro del parlamento svizzero. Ma nel 1993 alcuni docenti tedeschi di diritto avevano candidato anche Benito Mussolini, mentre si fece il nome di Stalin in ben due occasioni, nel ’45 e nel ’48 per “i suoi sforzi per porre fine alla Seconda Guerra Mondiale”.

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Iniziata distruzione delle armi chimiche in Siria

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E’ iniziata oggi la distruzione degli arsenali e dei centri di produzione di gas tossici in Siria. Sono gli esperti dell’Organizzazione per la proibizione della armi chimiche (Opac) insieme alle Nazioni Unite a Damasco a darne notizia e precisare che questa prima fase dell’operazione per essere completata avrà bisogno almeno di 30 giorni.

Lo storico voto dell’Onu: la risoluzione sulle armi chimiche in Siria

stoparmichimiche-tuttacronacaE’ stato approvato all’unanimità, dal consiglio di sicurezza dell’Onu riunito a livello di ministri degli Esteri, la risoluzione per lo smantellamento dell’arsenale chimico del regime di Damasco, frutto di un accordo tra Usa e Russia e, cosa rara, cosponsorizzata da tutti gli altri 13 membri del Consiglio. Ban Ki-moon, segretario generale,  che ha annunciato l’intenzione di organizzare una conferenza di pace per la Siria entro metà novembre, l’ha definito “Un voto storico”. Anche se il testo non prevede sanzioni automatiche e non ricade nel raggio d’azione del ‘capitolo 7’ della Carta Onu, che prevede come ultima ratio l’uso della forza, in caso di inadempienza verranno però prese misure proprio sotto il capitolo 7, attraverso una eventuale successiva risoluzione. Su base regolare e dopo i 30 giorni dall’adozione della risoluzione si verificherà che vengano rispettati i dettami dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) e del Consiglio di sicurezza Onu. Il segretario ha spiegato che “Il successo della missione degli esperti per la distruzione delle armi chimiche in Siria dipende dal fatto che le autorità di Damasco rispettino pienamente gli impegni e garantiscano la sicurezza del personale Opac e Onu”. Ban Ki-moon ha inoltre affermato che “una luce rossa per alcuni tipi di armi non vuol dire luce verde per altre”.  Questa risoluzione, ha detto, “non è una licenza di uccidere con armi convenzionali”. A seguito delle votazioni, il segretario di Stato americano, John Kerry, ha dichiarato: “Se mettiamo la politica da parte per il bene comune, sappiamo fare cose buone”. Aggiungendo: “La stessa determinazione che abbiamo dimostrato stasera dobbiamo dimostrarla per porre fine alla guerra in Siria”. Nel frattempo, però, solo ieri, nella regione di Damasco, almeno 30 persone sono state uccise e decine di altre ferite da una autobomba esplosa in un’area a maggioranza sunnita che si oppone al regime di Assad, nella cittadina di Rankus.

La guerra santa dei figli illegittimi

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C’è chi la chiama la «jihad del sesso», ma di santo ha davvero ben poco. Tra squallore, paura e prostituzione le ragazze tunisine reclutate per allietare gli aspiranti martiri che forse prima di incontrare le vergini in paradiso si “allenano” con le adolescenti costrette a offrirsi nelle periferie siriane. Le ragazze interrogate dai soldati di Assad dopo essere state consegnate dagli hezbollah hanno dichiarato «La nostra missione qui è nel nome della jihad al-nikah». Molte però, fra le lacrime, hanno pregato di far ritorno in Tunisia, in quelle famiglie povere costrette a vendere le proprie figlie e farle diventare schiave del sesso.  Alcune sono incinte e i figli che nasceranno resteranno illegittimi, bollati a vita come succede in molti paesi musulmani. E che sorte toccherà alle loro giovani madri? Sicuramente non migliore.

Quando Tablet e iPad servono per fare la guerra

siria-tablet-tuttacronacaLa Prima Guerra Mondiale era di trincea, durante la Seconda si utilizzò l’aviazione, in quella del Golfo arrivarono le televisioni. Ogni guerra ha qualcosa che la caratterizza. E lo stesso avviene con il conflitto siriano, dove si utilizzano metodi 2.0, come dimostra lo scatto di Mohamed Asullah per l’agenzia Reuters. Si vede chiaramente come i ribelli siriani ricorrano a nuove tecnologie, come Tablet e iPad. La foto è stata scattata durante i preparativi per sparare un colpo di mortaio durante una scontro a Jobar. Secondo molti utenti di Twitter, l’utilizzo di mezzi tecnologici servirebbe per calcolare l’angolo di tiro. Eliot Higgins, analista di armi di guerra citato da The Times, l’uso di un iPad non è nulla di strano. Infatti, commenta, “si utilizzano anche telefoni cellulari, è una cosa molto comune”.

Le armi chimiche nel rapporto degli ispettori Onu

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Gli ispettori dell’Onu hanno consegnato nelle mani del segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon il dossier redatto in merito all’utilizzo di armi chimiche in Siria. 

“Il 21 agosto nell’attacco a Damasco sono state usate armi chimiche su larga scala contro civili, tra cui bambini”. Secondo il rapporto, tra l’altro, ci sono “segni di colpevolezza” evidenti tra cui la traiettoria dei missili terra-terra usati e il largo uso di gas, all’incirca 350 litri.

Lo stesso Ban Ki-moon esaminando il rapporto e, poi, avendolo trasmesso al Consiglio di Sicurezza ha sottolineato: “il più significativo attacco coi gas contro civili dal 1998, quando Saddam Hussein li usò ad Halabja”. Ban ha detto che la comunità internazionale si era impegnata a evitare il ripetersi di quell’orrore, “eppure è accaduto di nuovo”. 
Secondo gli ispettori Onu l’attacco chimico sarebbe stato sferrato tra le 2 e le 5 del mattino, nell’ora peggiore poiché le : le basse temperature hanno permesso al gas letale di penetrare nei rifugi dove si rifugiavano i civili. L’85% dei campioni analizzati dagli esperti Onu sono risultati positivi al test per il gas sarin. 
Ban Ki-moon, definendo l’attacco un vero e proprio “crimine di guerra”, ha quindi invitato il Consiglio di sicurezza ad assumersi responsabilità politiche e morali se Assad non manterrà la volontà di rispettare il piano di smantellamento delle armi chimiche.

 

“Assad ha commesso molti crimini contro l’umanità”: parla Ban Ki-moon

Ban-Ki-Moon-siria-tuttacronacaIl segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha affermato che “Il presidente siriano, Bashar al Assad, ha commesso numerosi crimini contro l’umanità”. Ha quindi aggiunto: “ci sarà un processo per accertare le sue responsabilità”. Si è quindi detto sicuro che il rapporto degli ispettori delle Nazioni Unite inviati a Damasco “dimostrerà in maniera schiacciante che sono state usate armi chimiche”. Ban Ki-moon ha quindi puntato il dito contro il rais di Damasco, lasciandosi sfuggire le prime anticipazioni del rapporto che gli ispettori internazionali consegneranno a Palazzo di Vetro nel week end. Le parole sono state però dette a microfoni spenti e non sarebbero dovute trapelare e il segretario ha successivamente spiegato che quanto riferito sulle armi chimiche usate in Siria e i crimini commessi da Damasco sono risposte a domande giunte a margine di un convegno. Ha quindi sottolineato di non poter commentare “pubblicamente” sui contenuti del rapporto degli ispettori perché non lo ha ancora ricevuto, ma di aspettarsi che dal dossier arriverà la “soverchiante, soverchiante dimostrazione” che armi chimiche sono state usate in Siria. Pur non avendo precisato se siano state le forze di Assad o i ribelli a lanciare l’attacco del 21 agosto, ha comunque detto che il presidente siriano Bashar al Assad “ha commesso molti crimini contro l’umanita”.

L’orrore della guerra siriana e le foto shock. Spari su ospedali

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I veri numeri della tragedia siriana forse nessuno li riuscirà mai a redigere. Ci sarà sempre qualche corpo dilaniato che non rientrerà nei calcoli, qualche famiglia sterminata che non sarà inclusa nel computo dei morti e forse la verità di ciò che sta accadendo non si riuscirà a raccontare. L’orrore è dietro ogni angolo come ci raccontano le stime “riviste al rialzo” di Human Rights Watch (Hrw) che parla di un bilancio molto peggiore del numero di morti dall’inizio di maggio nei villaggi di Bayda e Banyas, sulla costa siriana. L’organizzazione ha infatti identificato 248 vittime, anche se stima che il numero dei morti potrebbe essere molto più alto.

Secondo le informazioni raccolte dalla Commissione d’inchiesta creata dal Consiglio Onu per i diritti umani “le forze governative e le milizie affiliate interferiscono e strumentalizzano le cure mediche per favorire scopi strategici e militari. Le prove raccolte dalla Commissione portano a una conclusione sconvolgente: le forze governative seguono la politica di negare le cure mediche a coloro che si trovano nelle zone controllate dall’opposizione”, come si legge nel rapporto tematico della commissione. Ci sono anche le prove che alcuni gruppi armati anti-governativi hanno attaccato gli ospedali in certe aree, aggiunge il documento.

Per gli esperti della commissione “la negazione di cure mediche come arma di guerra è una realtà distinta e agghiacciante della guerra in Siria. Respingendo il principio inconfutabile e universalmente accettato che le persone ferite durante le ostilità devono essere trattate, le parti in conflitto in Siria stanno creando un pericoloso precedente”.

Come poi scrive il TgCom:

Emergono intanto nuovi particolari e testimonianze sul massacro dei due villaggi nella provincia di Tartous, avvenuti il 2-3 maggio. Secondo quanto riportato da alcuni giornalisti locali siriani, dopo il massacro l’esercito governativo ha impedito ai sopravvissuti l’ingresso nei villaggi per quattro giorni, non permettendo quindi la sepoltura dei morti. Dopo il ritiro delle truppe, i cadaveri abbandonati per le strade sono stati trovati straziati dai cani. Eppure non sono mancati i casi di “fedeltà canina”. L’animale nella foto, infatti, ha vegliato per giorni il corpo del padrone, difendendolo dagli altri cani selvatici che volevano sbranarlo.

Su YouTube è possibile anche vedere il video, di cui è ancora da provare l’autenticità, sul massacro del villaggio Bayda.

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Un presidente, un discorso e mille contraddizioni: Barack Obama

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Barack Obama è politicamente finito?  Già vedendolo arrivare davanti ai microfoni si poteva capire che il presidente quel discorso alla nazione preparato da giorni lo avrebbe cancellato volentieri, ma sarebbe stato l’ultimo colpo di grazia per la sua credibilità. Quello che doveva essere l’annuncio di un attacco militare alla Siria si è trasformato in un incerto, contraddittorio e vaneggiante discorso che ha puntualizzato gli ultimi avvenimenti. Obama non è più il protagonista, si è trasformato, come molti presidenti prima di lui, in uno strumento suonato da altre menti. Il presidente-comparsa ha così dovuto mantenere il punto: Bashar al-Assad ha usato le armi chimiche, l’opzione militare resta una possibilità. Poi però che fare con la proposta russa? Ed ecco il presidente arrancare e dover ammettere di puntare sulla via diplomatica attraverso il controllo internazionale dell’arsenale chimico del regime di Damasco.

Ma tra queste mille contraddizioni c’è una verità che è sotto gli occhi di tutti: il presidente è un politico sconfitto. Sconfitto da un Congresso che era pronto a opporsi al raid militare, sconfitto dall’opinione pubblica che a gran voce ha fatto sentire chiaro il suo “no” all’ennesima guerra che, nonostante le rassicurazioni di Obama, sarebbe diventato un nuovo Vietnam e un nuovo Iraq, sconfitto dal suo rivale Putin che ha saputo mettere a segno una via d’uscita e ha messo in evidenza l’inadeguatezza di Obama nella questione siriana.

Da uomo vincente, da politico del cambiamento, da incarnazione del sogno afroamericano, Obama si avvia ad essere un “imbarazzante presenza”. Cosa è successo al presidente? Quello che negli Usa succede sempre quando, a scadenze regolari, viene sottratto il potere ai presidenti attraverso le minacce della sicurezza nazionale e, le eminenze grigie, stritolano il presidente di turno fino a fargli commettere il passo falso. Obama non ce l’ha fatta, non è riuscito a restare lucido al punto di ascoltare il suo popolo che gli chiedeva una soluzione diplomatica e invece a dato ascolto agli interessi di lobby di potere e di strateghi militari senza scrupoli.

E’ diventato negli ultimi tempi il “poliziotto del mondo”, e nel suo discorso ha dovuto negare anche di esserlo, così si è immediatamente degradato ad agente corrotto e strumentalizzato da chi gli prometteva gloria eterna. Sicuramente il discorso di Obama entrerà nella storia perché quel discorso alla nazione, a cui hanno assistito gli americani e il mondo,  era quasi un bollettino meteorologico.

 

Quello scacco matto ad Obama che lo fa venire allo scoperto

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Barack Obama spiazzato dalla soluzione di Putin. Assad pronto a consegnare le armi chimiche e porle sotto il controllo internazionale. In questo nuovo scenario il perdente è l’uomo “più potente del mondo” trasformatosi di colpo da premio Nobel per la pace a guerrafondaio che neppure appagato dalla consegna vuole a tutti i costi un raid contro la Siria. A questo punto Obama è stato costretto a uscire allo scoperto, quasi un’ammissione che in fondo le armi chimiche erano un pretesto per un operazione che serviva a far risollevare l’economia americana e a liberare i magazzini da armi inutilizzate da tempo. Così Barack Obama è stato costretto ad affermare che c’è stato “uno sviluppo potenzialmente positivo, se reale”, ma la Casa Bianca dovrà “verificare la loro validità. Capire se fanno sul serio”. E naturalmente in questo modo il presidente degli Usa si è lasciato aperto uno spiraglio di guerra anche se non si capisce se ormai sia una partita a risiko o a scacchi quella che vuole giocare il presidente Usa.

La Siria accetta la proposta russa: unirsi all’Opac. Obama in difficoltà

obama-siria-tuttacronacaIl ministro degli Esteri siriano, Walid Mouallem, a Mosca accanto all’omologo russo Serghei Lavrov, ha annunciato che il regime siriano ha accolto con favore la proposta russa di unirsi all’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opac) e mettere le sue armi chimiche in impianti di stoccaggio sotto il controllo internazionale. L’annuncio della proposta russa era arrivato dopo che il segretario di Stato Usa John Kerry a Londra ha detto che il presidente Bashar Assad potrebbe avere una possibilità di evitare l’azione militare voluta dalla Casa Bianca: dare alla comunità internazionale accesso alle sue armi chimiche. Nel frattempo il quotidiano Bild ha pubblicato nuove rivelazioni che arrivano dall’intelligence tedesca (la BND) secondo cui non sarebbe stato il Presidente Bashar Assad ad ordinare l’attacco chimico del 21 agosto vicino Damasco. Dalle intercettazioni – merito di una nave spia, la Okerel, che si trovava sulla costa siriana – si deduce che alcuni comandanti del regime avrebbero chiesto ad Assad di utilizzare armi chimiche per almeno quattro mesi, senza mai ottenere risposta positiva dal leader. Tali informazioni sono destinate a pesare ulteriorimente sull’indecisione del Congresso americano se appoggiare o meno l’offensiva proposta dal Presidente Obama che nel frattempo stava proseguendo la sua campagna in Twitter:

obama-guerra-tuttacronacaParimenti, Papa Francesco continua a lanciare appelli per la pace:

papa-pace-tuttacronacaMa come vivono gli americani l’ipotesi di un attacco? Secondo un nuovo sondaggio pubblicato dalla Cnn conferma una forte opposizione a un’azione militare contro il regime di Damasco. Ben il 59% non è favorevole all’eventuale approvazione della risoluzione proposta da Obama al Congresso. Il 69% non ritiene che l’attacco rientri negli interessi nazionali e il 72% considera un attacco aereo insufficiente a centrare “obiettivi importanti” per gli Usa. Il fatto che il regime siriano abbia infine accettato la proposta russa sembra quindi mettere ancora più in difficoltà il presidente americano mentre appare sempre più evidente che i due protagonisti assoluti di questo conflitto in fieri sono proprio Putin (che ha avanzato la proposta) e Obama: si torna a respirare un clima da Guerra Fredda? Del resto è significativo il fatto che gli altri leader mondiali siano rimasti pressochè in silenzio. Si è dovuto attendere la sera per i commenti della cancelliera tedesca Merkel, per la quale è “interessante” la proposta di Mosca, e del ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, secondo il quale l’ipotesi “merita di essere esaminata scrupolosamente” e deve comunque soddisfare alcune condizioni: Assad deve impegnarsi senza ritardo a mettere sotto controllo internazionale e a far distruggere il suo arsenale chimico. Del resto era stato proprio il segretario di Stato Usa John Kerry a chiedere al regime di Assad di “consegnare alla comunità internazionale ogni arma chimica di cui dispone entro la prossima settimana”. Dopo la proposta di Mosca Kerry si è però affrettato, tramite la sua portavoce Jen Psaki, a precisare che il suo era “un argomento retorico sull’impossibilità e l’improbabilità che Assad consegnasse le armi chimiche, dopo aver negato di averle usate”. Un funzionario della Casa Bianca, dopo gli annunci di Russia e Siria, ha dovuto però dire: “Gli Stati Uniti intendono “approfondire” con la Russia la questione relativa al passaggio delle armi chimiche attualmente in mano al regime del presidente siriano sotto il controllo internazionale”. In questi giorni, infine, è apparso in Youtube il recente attacco perpetuato dall’aviazione siriana fedele a Bashar al Assad su alcuni obiettivi molto vicini alla diga sull’Eufrate, nel nord del Paese. Gli abitanti si sono immediatamente preoccupati, temendo un cedimento della struttura e di una mega-inondazione dell’intera provincia di Raqqa, da mesi sotto il controllo delle truppe ribelli.

“Dacci le armi chimiche”, la chance degli USA ad Assad

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Gli Usa, isolati nel panorama internazionale per l’attacco alla Siria, tentano una strada di mediazione che consentirebbe di non “far perdere la faccia” al presidente e allo stesso tempo di evitare un’azione militare che sembra non aver avuto approvazione dalla gran parte della popolazione statunitense. D’altra parte i rischi di generare una guerra mondiale sarebbero altissimi dopo le dichairazioni della Russia e in particolare del ministro degli esteri Sergei Lavrov che sta incontrando il suo omologo siriano, Al-Muallim, proprio per mettere tutte le varie opzioni sul tavolo secondo gli scenari che oggi si prospettano.

Lavrov ha dichiarato che “uno scenario di uso della forza porterebbe a un’orgia di terrorismo in siria e nei paesi confinanti”. La Russia ribadisce che promuoverà un’iniziativa per organizzare una conferenza sulla Siria con un chiaro riferimento alla possibilità di aprire una conferenza di pace ‘Ginevra 2’.

Oggi, intanto, verrà trasmessa l’intervista rilasciata da Assad alla tv statunitense Cbs, in cui avvertiva che “in caso di attacco gli amici della Siria sono pronti a ritorsioni”.

Il segretario di Stato americano John Kerry ha risposto poco più tardi alla posizione espressa da Mosca: “La soluzione politica resta la soluzione ultima ed è stata perseguita per anni”, ha dichiarato Kerry a Londra, dove si trova per incontrare il ministro degli esteri britannico William Hague. Kerry ha poi precisato che il voto con il quale il parlamento britannico ha escluso una partecipazione all’intervento in Siria, “non ha creato problemi nel rapporto speciale che unisce Stati Uniti e Gran Bretagna”. Ed ha aggiunto: “Assad potrebbe evitare un attacco consegnando le sue armi chimiche alla comunità internazionale entro la settimana prossima”. Ma il presidente siriano, ha detto Kerry, “non sembra sul punto di farlo”. Gli Usa, comunque “non stanno dicendo di volere una guerra”, ma pensano a un attacco militare “incredibilmente ristretto e limitato”, volto a soffocare la capacità bellica di Assad.

I nostri 7 giorni: le visioni opposte sulla vita e sul mondo

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Pace o guerra. Ricchi o poveri. Lavoratori o pensionati. Realtà o finzione. Sembra che la settimana si srotolata via tra dibattiti e contrapposizioni. A partire dalla questione siriana, che ha catalizzato l’attenzione mediatica tra documenti che vorrebbero spingere l’opinione pubblica a propondere per l’attacco e appelli, preghiere e digiuni a favore della pace. Ne hanno discusso anche i Grandi della terra, senza però dimenticare che altri discorsi sono rimasti in sospeso, come la situazione dei nostri due marò, tuttora in India. Ma schieramenti continuano ad essercene anche in Italia, e chissà se non si sposteranno oltrefrontiera: decadenza o no per Berlusconi? Se ne continua a parlare, domani inizierà la discussione e nel frattempo i suoi legali hanno fatto approdare il caso a Strasburgo. La legge Severino viola l’art. 7 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo? Quello che è certo è che mentre in molti si preoccupano delle sorti di un singolo, altrove un singolo ha scatenato le ire di molti. E’ il caso di Marisela Federici, “la signora più chic dei salotti romani” che con le sue dichiarazioni sul preferire organizzare una festa piuttosto che andare dallo psichiatra ha infiammato la rete. Ignorando il fatto che la crisi si ripercuote sul lavoro, ha anche invitato le persone ad “andare a lavorare”. In molti, troppi, vorrebbero avere questa possibilità che dovrebbe essere un diritto basilare, altri però hanno il problema opposto: dopo una vita da lavoratore, come uscirne? Perchè in tanti chiedono anche di poter godersi la meritata pensione dopo una vita di fatica, possibilmente in una condizione di dignità. Ci sono ancora tante domande, tante incertezze al riguardo e le nuove possibilità che vengono paventate parlano tutte di idee e di un qualche futuro che in molti vorrebbero già arrivato.

doppia-visione-tuttacronacaA volte gli opposti, però, riescono a trovare un punto d’incontro, un equilibrio che non solo li fa coesistere, ma anche raggiungere obiettivi che non sembravano raggiungibili. E’ il caso di Sacro GRA, il film che ha vinto il Leone d’Oro alla Mostra del cinema di Venezia appena conclusasi. Il Lido è tornato a ruggire in italiano grazie al regista Rosi che è riuscito a girare un documentario con una tecnica documentaristica tale da immergerci nella realtà e farci pensare all’epoca d’oro del Neorealismo. Un ottimo segnale per il nostro cinema di cui si parla sempre di una possibile rinascita ma che continua ad arrancare nel già visto, già detto, già fatto troppo spesso composto di volgarità e che pesca a piene mani dalla tv per colmare un vuoto d’idee… e di casse! Ovviamente se tutti assieme possiamo festeggiare un successo, c’è chi deve fare il suo assolo e criticare anche la presa diretta della realtà, e anche in questo caso non sono mancate le critiche. Del resto la nostra cultura troppo spesso passa in secondo piano, complice una politica forse più impegnata a guardare altrove. Ma realtà e finzione sono anche quelle dichiarazioni fatte per distogliere lo sguardo, per negare notizie già trapelate. Familiari e fan sono stati in apprensione per le condizioni di salute di Raoul Bova mentre il suo portavoce negava un ventilato ricovero, salvo dopo dover scontrarsi con l’evidenza: l’attore avrebbe avuto un piccolo problema di salute ma, e questo è quello che conta, sta bene. Forse non abbiamo ancora imparato che le bugie vengono a galla, sempre e comunque. A volte a riemergere sono invece villaggi rimasti sommersi a seguito di un terremoto. E’ accaduto in Cina e le immagini non potevano non colmarci di stupore. Altre volte, invece, l’inaspettato si nasconde sotto strati di vernice e stucco, rimuovendo i quali torna alla luce una stanza-moschea. A cosa ci fa pensare questo? Che anche noi, immergendoci nella nostra essenza, possiamo scoprire tesori dimenticati, doti che ignoravamo e anche quel coraggio (a volte misto a un po’ d’incoscienza) per affrontare la vita, le sue difficoltà… e a volte anche “nemici” che sembrano molto più potenti di noi. A volte, non resta che partire, spiccando un balzo…

GOOD NIGHT, AND GOOD LUCK!

L’avvertimento di Assad: in caso di attacco, ci saranno ritorsioni

charlie-rose-assad-intervista-tuttacronacaBashar Assad, presidente siriano, dopo l’intervista rilasciata a Le Figarò torna a parlare ai media occidentali concedendone una all’emittente americana Cbs. E’ stato il giornalista Charlie Rose, recatosi nel palazzo presidenziale di Damasco, a interloquire con leader siriano che, in quest’occasione, ha minacciato una ritorsione in caso di attacco americano. L’avvertimento è chiaro: qualora Usa e Francia optassero per un intervento armato le rappresaglie non tarderebbero ad arrivare per opera degli amici della Siria: le milizie libanesi di Hezbollah e l’Iran. Assad è anche tornato a ripetere di non esser dietro l’attacco del 21 agosto, quando sono state utilizzate armi chimiche. Al riguardo, ha sottolineato come non ci siano prove. Tuttavia non ha nè confermato nè smentito che il regime disponga di tali armi. Assad ha sottolineato che se la Siria fosse in possesso di armi chimiche, “queste sarebbero sotto controllo centralizzato e nessuno vi potrebbe accedere” suggerendo invece che casomai sono i ribelli ad avere qualcosa a che fare con questa storia. Il giornalista Rose ha riferito che secondo il presidente siriano un attacco potrebbe sì diminuire le capacità delle sue truppe, ma concederebbe anche un un vantaggio alle frange qaediste dell’opposizione. Per seguire l’intera intervista bisognerà attendere domani sera, quando la rete Pbs la trasmetterà in versione integrale. Nello stesso giorno Barack Obama, presidente americano, concederà interviste a sei reti americane. Obiettivo: convincere il Congresso e gli americani a sostenere l’azione militare in Siria.

Ad Assad ha poi risposto, a distanza, il capo dello staff della Casa Bianca, Denis McDonough, lo stesso che ha convinto Obama a prendere tempo e non dare il via al raid passando per l’accidentata strada del voto al Congresso americano. Assad sta guardando da vicino cosa accade a Washington – dice ora il capo dello staff McDonough -. È importante inviare un messaggio chiaro.

I militari americani contro l’attacco in Siria: una foto shock su Reddit

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Nuovi guai per il presidente Obama, ora il “no” all’attacco contro la Siria viene dai militari americani che hanno postato una foto shock su Reddit, il popolare sito di social news. I soldati americani dal giorno dell’annuncio di Obama di una possibile azione militare «limitata» nel Paese, hanno iniziato a postare autoscatti in divisa con i volti coperti da un cartello:

 «Non mi sono arruolato per servire Al Qaeda nella guerra civile siriana»,

con riferimento al sostegno economico e politico che il governo americano ha fornito fino a oggi ai cosiddetti «ribelli» siriani: una compagine variegata al suo interno, in cui è tuttavia molto presente un fronte islamico che vuole l’«islamizzazione» della Siria. Il social network è così diventato un luogo di scontro e confronto – più simbolico che di reale dibattito – di due visioni militari dell’America nel XXI secolo.

Il video della Cnn che dovrebbe convincere il Congresso all’attacco in Siria

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Video e foto che arrivano come colpi nello stomaco. La decisione di attaccare la Siria da parte del Presidente Obama, contrastata da gran parte del mondo, ora sta sul tavolo del Congresso e occorre che tale scelta venga assecondata. Ed ecco quindi che la Cnn mostra uomini e bambini distesi su un pavimento di piastrelle, a torso nudo e in preda a le convulsioni. Scene di panico e urla strazianti, che sono risuonate nelle orecchie di un selezionato gruppo di senatori che hanno partecipato a un briefing a porte chiuse per discutere sull’opportunità di sferrare un attacco militare nei confronti della Siria. La Cnn è stata la prima emittente televisiva ad ottenere 13 diversi video che dovrebbero raccontare l’orrore dell’attacco di armi chimiche avvenuto il 21 agosto in Siria. Molti di questi video testimonierebbero l’utilizzo del Sarin, un gas nervino della famiglia degli organofosfati classificato come arma chimica di distruzione di massa, e sarebbero stati confermati dall’Intelligence che ne avrebbe dichiarato l’autenticità. Tuttavia non ci sono certezze su chi abbia usato le armi chimiche e sembra proprio che il Sarin oltre a uccidere la popolazione siriana abbia anche intossicato l’informazione cercando, attraverso le scene strazianti, di strappare un “sì” ai senatori chiamati a dover autorizzare un attacco militare che potrebbe far scoppiare la terza guerra mondiale.

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“Questo video dovrà sensibilizzare il popolo americano che questo non è solo un intervento, ma che si tratta di un attacco militare per fermare questo tipo di atrocità”, ha dichiarato un ex membro del Congresso alla CNN.

Le atrocità si possono fermare con altre atrocità? La guerra si può fermare facendo una attacco militare? O forse ci sono dietro a  questo attacco motivi di ordine strategico-economico?

Ancora una volta, come era successo per il Vietnam e per l’Iraq gli Stati Uniti d’America cercano il consenso con un “lavaggio del cervello” dei propri cittadini? Cercano di strumentalizzare  le immagini di corpi straziati per sensibilizzare l’opinione pubblica che grida contro questo attacco di cui nessuno sente l’esigenza se non chi ha interesse a disfarsi di un arsenale militare che sta diventando troppo obsoleto e costoso da mantenere? Perché si rifiuta una soluzione politica? c’è forse qualche nuova arma da sperimentare? C’è qualche nuova strategia militare da provare sul campo? C’è una ripresa economica che stenta a riattivare i meccanismi occupazionali statunitensi? C’è forse la stessa voglia di sempre sa parte degli Usa di voler diventare i giustizieri del mondo a casa di altri, ma di essere incapaci di poter fare una riforma che vieti le armi nelle case degli americani!

+++ Video per un pubblico adulto e consapevole +++

Digiuno e preghiera: il mondo invoca la pace

preghiera-pace-siria-tuttacronacaE’ iniziata alle 19 la veglia di preghiera voluta da Papa Francesco e che si protrarrà fino alle 23 per la pace in Siria e Medio Oriente. Oggi da tutto il mondo hanno raccolto l’invito, unendosi tanto alla preghiera che al digiuno mentre sono molti, fedeli e non, che hanno raggiunto San Pietro, dove dopo l’intronizzazione della “Salus Populi Romani” con partenza dall’obelisco, il Pontefice guiderà la recita del Rosario a cui seguirà l’adorazione eucaristica. Quindi arriveranno tre minuti di raccoglimento e l’Ufficio delle Letture seguito da un silenzio prolungato che verrà interrotto dalla benedizione eucaristica del Papa.

Una delegazione islamica della Comunità del Mondo Arabo in Italia, guidata dal presidente Foad Aodi, è stata tra i primi a giungere sul suolo pontificio: “Per noi Papa Francesco è un idolo, ci vorrebbe una guida così anche per il mondo islamico”. Aodi ha anche annunciato di avere preparato una preghiera musulmana “per ribadire il nostro sì all’appello di Papa Francesco e per dire sì alla Pace in tutto il medioriente e no alla guerra”. Ma in piazza San Pietro sono giunti anche ministri, ambasciatori, parlamentari e leader di movimenti cattolici in piazza San Pietro per la veglia di preghiera per la pace in Siria e in Medio Oriente indetta per il Papa per questa sera. Sono presenti, tra gli altri, il ministro della Difesa Mario Mauro, la presidente della Camera Laura Boldrini, il sindaco di Roma Ignazio Marino, diversi parlamentari (Casini, Schirò, Gitti, Marazziti, Amerio), diversi leader di movimenti e associazioni cattoliche (Miano di Azione cattolica, Riccardi di sant’Egidio, Martinez di Rinnovamento nello spirito). Presenti, ancora, ambasciatori di diversi paesi accreditati presso la Santa Sede (Slovacchia, Portogallo, Colombia, Messico, El Salvdor, Bosnia ed Erzegovina, Perù, Argentina, Principato di Monaco, Iraq, Unione europea, Polonia, Benin, Cile, Brasile, Libano, Austria, Nicaragua, Paraguary e Croazia).

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Le vittime innocenti senza futuro: i bambini siriani

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Ogni guerra ha le sue vittime e nella tragedia siriana sembra che i più esposti siano i bambini. Uccisi dai gas, giustiziati a sangue freddo o costretti a imbracciare un fucile. A quasi tre anni dallo scoppio della crisi siriana, a un passo dall’attacco statunitense e forse da un imminente crisi internazionale, guardare i volti di questi bambini dovrebbe farci riflettere.

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Strumentalizzati spesso per suscitare emozioni, esposti a scudo a difesa di obiettivi sensibili, i bambini siriani non hanno più un futuro da guardare, ma solo l’istinto di sopravvivenza che li deve guidare di minuto in minuto all’interno di un conflitto di cui spesso ignorano le ragioni.

Eppure sono bambini, come lo erano quelli che hanno circondato il presidente Obama quando ha firmato il suo impegno davanti alla nazione per mettere un freno alle armi che avevano consentito a uno squilibrato di fare una strage dentro una scuola elementare.

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Come può oggi il Presidente Obama pensare a un raid che inevitabilmente andrà a colpire anche queste vittime innocenti colpevoli solo di essere stati armati da chi li ha voluti strumentalizzare?

 

La battaglia “hot” di Alyssa Milano, star di Streghe, contro l’attacco in Siria

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Un video “hot” quello postato nelle ultime ore sul sito Funny or Die dalla  star di serie televisive come “Streghe” e “Melrose Place”, Alyssa Milano. L’attrice che compare in lingerie e con la telecamera in mano ha realizzato un video che potrebbe essere quello solito per suscitare clamore tra i fan sul web, ma invece contiene un netto riferimento all’attacco in Siria, di cui l’attrice ne parla via Twitter:

alyssa milano-tweet1 -tuttacronacaE ancora:

alyssa-milano-tweet2-tuttacronacaIl filmato, il cui finale mostra la sua condanna all’attacco in Siria, è stato appositamente omesso da blog e siti americani che lo hanno riprodotto solo parzialmente. Il video infatti nelle ultime inquadrature mostrava la televisione nella camera da letto e mentre sullo specchio vicino seguitano le effusioni della coppia, in tv si parla del conflitto siriano: con un giornalista che fa il punto della situazione e riferisce dell’attacco chimico, dietro il quale ci sarebbe il governo Assad, in cui avrebbero perso la vita circa 400 civili. Da video hot a video di denuncia, ma i media americani censurano!

Niente cibo per i profughi siriani, l’Onu è in crisi!

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Secondo l’Unhcr (l’agenzia Onu per i rifugiati), i fondi per il 2013 sono insufficienti per coprire tutto il bilancio, vanno quindi ridotti drasticamente gli aiuti alimentari ai campi profughi in Libano. Qui vengono ospitati molti profughi siriani rifugiatisi a causa della guerra fra  Bashar al-Assad e i ribelli. Da ottobre l’Unhcr offrirà una “assistenza mirata”: il 70% dei profughi riceverà aiuti alimentari; quelli più vulnerabili riceveranno anche aiuti medici e scolastici.

“A causa della carenza di fondi – ha affermato la portavoce Roberta Russo – siamo costretti a tagliare alcuni dei nostri finanziamenti diretti”. “Se non vi sarà un aumento dei finanziamenti – ha continuato – presto non potremmo più aiutare le famiglie bisognose di cui ci siamo occupati finora, per non parlare delle nuove ondate di profughi che potrebbero arrivare se la lotta si intensifica.” Nel caso di un’azione militare Usa, la situazione rischia di peggiorare. Fonti di AsiaNews affermano che il ventilato attacco militare contro la Siria, ha subito generato un aumento del flusso dei profughi in Libano: in pochi giorni esso è salito da alcune migliaia al giorno a oltre 12mila al giorno.

Obama “schizofrenico”: stretto nella morsa tra Gandhi e Robocop

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Barack Obama, dopo essere stato Nobel per la pace, sta per diventare l’uomo della guerra, cosa potrebbe fermare la trasformazione di un “Gandhi” in “Robocop”?  Una bozza di un ultimatum a Damasco: 45 giorni nei quali Assad verrebbe l’obbligo di sottoscrivere la messa al bando delle armi chimiche. Altrimenti, scatterà la reazione militare americana. La risoluzione sarebbe stata preparata da due senatori democratici moderati, Joe Manchin, eletto in West Virginia, e da Heidi Heitkamp, senatrice del North Dakota.

Ma se una soluzione “politica” è stata presentata è anche vero che nel frattempo si è studiato, nei minimi dettagli, un attacco aereo su larga scala che invece vorrebbe colpire obiettivi più estesi rispetto a quelli previsti in un primo tempo. Si sarebbe deciso di utilizzare missili sparati da aerei bombardieri B2 e B52, e di andare ben oltre i 50 obiettivi decisi di comune accordo con la Francia. Gli attacchi verrebbero rivolti non contro le scorte di armi chimiche, il che significherebbe rischiare una catastrofe, ma piuttosto contro le unità militari che hanno immagazzinato e preparato le armi militari e attuato gli attacchi contro i ribelli, come anche contro le sedi che sovrintendono agli attacchi stessi. Il generale Martin E. Dempsey ha detto che altri obiettivi riguarderebbero le attrezzature utilizzate dalla Siria per proteggere le armi chimiche, come missili e razzi a largo raggio, che possono anche trasportare le stesse armi.

Un bivio non semplice per il Presidente Obama che ora si trova a vivere quotidianamente in una morsa schizofrenica di chi gli ricorda che è un novello Gandhi insignito anche del Nobel della Pace e chi invece lo pone come l’erede di Robocop e lo vorrebbe al centro di una guerra i cui esiti potrebbero essere devastanti per l’umanità futura e abbattersi sulle prossime generazioni. Gli esempi ci sono tutti basta vedere l’Iraq. E se lui promette che sarà un raid diverso, c’era già chi aveva annunciato che l’Iraq non sarebbe diventato il Vietnam, e forse per alcuni versi, aveva anche ragione… è stato peggio! Eppure il mondo aveva “votato” Obama, il presidente afroamericano, il presidente del cambiamento, il presidente del futuro… ma poi cosa è accaduto in quella Casa Bianca che sembra l’anima nera degli Stati Uniti d’America?

La pubblicità sessista che arriva dalla Russia: le hostess in bikini

avianova-airlines-spot-tuttacronacaPolemiche internazionali per uno spot dell’Avianova Airlines, compagnia di volo low cost russa. Nella pubblicità si vedono delle hostess in bikini che, subito dopo l’atterraggio, puliscono il velivolo in stile “plane wash”. Voci critiche si sono alzate da più parti, con il Daily Telegraph che parla di pubblicità pericolosa: “Annunci come questo mettono le assistenti di volo a rischio, questo tipo di pubblicità provocatoria utilizzando come immagine il personale di bordo non è tollerabile in Australia”, scrive il giornale d’oltreoceano, “e non dovrebbe essere tollerata in nessun altro paese”. Ovviamente il rischio a cui si riferisce il quotidiano è quello di veicolare un messaggio sbagliato all’utente che lo spingerebbe a pensare il personale qualificato delle compagnie aeree come “donne oggetto”. In realtà il video era uscito alcuni anni fa, nel 2010, scatenando ora la polemica. La compagnia aveva poi chiuso l’attività nel 2011.

Apertura shock per il New York Times: i ribelli giustiziano i lealisti in Siria

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Foto shock in apertura del New York Times in edicola oggi: una immagine su cinque colonne mostra un gruppo di ribelli siriani con i fucili puntati su sette militari governativi a torso nudo inginocchiati un attimo prima della loro esecuzione a freddo.

Nel video ci sono sette uomini a torso nudo, inginocchiati e con la faccia rivolta verso il suolo. Dietro di loro, altri nove uomini, vestiti e armati ak-47 che rivolgono contro i corpi dei sette. Inizia così il video che l’ex ribelle siriano ha fatto recapitare al New York Times alcuni giorni fa. Le immagini mostrano in diretta l’esecuzione di sette soldati dell’esercito di Assad.
Il video sarebbe stato girato ad aprile nei pressi di Idlib, città della Siria nord-occidentale situata vicino al confine con la Turchia. Nelle immagini si vede il leader di questo commando, il trentasettenne Abdul Samad Issa, ordinare ai suoi compagni l’uccisione dei sette ufficiali.

Papa Francesco e la ricerca della pace: ha parlato con Assad?

papa-francesco-assad-tuttacronacaDopo l’appello alla pace di domenica scorsa all’Angelus e il Tweet di lunedì “mai più la guerra, mai più la guerra“, sembra Papa Francesco abbia fatto un ulteriore passo alla ricerca di una soluzione al conflitto siriano. Secondo quanto riporta il quotidiano argentino Clarìn nella sua versione online, il Pontefice avrebbe parlato con con il presidente siriano Bashar al Assad. Scopo della conversazione, chiedere che vengano ridotti gli attacchi contro i ribelli e ci sia un atteggiamento conciliatorio. A riferirlo, fonti del Vaticano, anche se ancora non ci sono conferme ufficiali da parte della Santa Sede. Papa Francesco, nel frattempo, ha anche organizzato, per questo sabato, una giornata di digiuno e preghiera per la pace in Siria. Ma il Pontefice non si ferma a questo: la sua “offensiva diplomatica” includerebbe anche gli sforzi dei suoi collaboratori per persuadere il presidente USA a non attaccare. Sempre secondo il quotidiano argentino, alcuni riterrebbero infatti che il capo di Gabinetto di Obama, il cattolico Denis McDonough, abbia influito sul presidente affinché posticipasse l’attacco subordinandolo all’approvazione del Congresso statunitense. Ma sembra che il Vaticano cerchi anche di convincere la Francia, unico Paese disposto ad unirsi all’eventuale bombardamento americano, e su altre nazioni per evitare che l’offensiva “punitiva” in Siria contro il suo uso di armi chimiche sulla popolazione sia l’inizio di una terza guerra mondiale. La presunta chiamata del Papa ad Assad non solo confermerebbe il maggior coinvolgimento del Pontefice rispetto a Benedetto XVI nei conflitti internazionali ma anche la sua enorme preoccupazione per le possibili conseguenze. Le sue azioni stanno comunque ottenendo un effetto concreto: non solo i cristiani, ma anche islamici moderati ed ebrei del Medio Oriente si stanno unendo alla giornata di preghiera in Siria e stanno organizzando incontri interreligiosi a favore della pace attraverso il dialogo.

Aggiornamento ore 12:21

La notizia riportata sul quotidiano argentino Clarin, secondo il quale Papa Francesco avrebbe parlato al telefono con il presidente siriano, è stata direttamente smentita da padre Federico Lombardi che ha affermato: “Non c’è mai stata alcuna conversazione telefonica tra i due”.

Il senatore McCain e la sua partita a poker durante il dibattito sulla Siria

MCCAIN-POKER-tuttacronacaSe quasi un mese fa Rosy Bindi era stata “pizzicata” a giocare a solitario con il suo tablet durante l’esame del decreto lavoro, non dobbiamo pensare che siano solo i politici italiani ad annoiarsi durante un dibattito o una votazione: succede anche all’estero. Come dimostra una foto apparsa sul The Washington Post, durante il dibattito nella Commissione del Senato riguardante il possibile intervento militare degli Stati Uniti in Siria, il senatore John McCain era molto concentrato… su una partita a poker in internet.

mccain-poker-twitter-tuttacronacaIl senatore ha poi ironizzato via Twitter: “Scandalo! Beccato mentre giocavo con l’iPhone durante un dibattito di più di tre ore al Senato – la cosa peggiore, ho perso!”

Video: ecco la conferma che sono i ribelli che usano armi chimiche?

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E’ la tv iraniana in lingua araaba Al Alam ha diffondere un video che dimostra chiaramente, secondo l’emittente, il coinvolgimento dei ribelli nell’utilizzo delle armi chimiche.

Le immagini sono postate su Facebook e Youtube e “mostrano cosiddetti militanti dell’Esercito libero siriano (Fsa) mentre lanciano un attacco al gas contro un villaggio siriano” (non meglio precisato). Le immagini “mostrano anche razzi caricati con taniche tossiche”.

Già nei giorni scorsi si erano avuti i dubbi sul presunto utilizzo da parte delle forze governative delle armi chimiche:

Armi chimiche complotto per incolpare Assad? Daily Mail cancella l’articolo

Il regime siriano accusa i ribelli di utilizzare armi chimiche

Perché il lancio di quei due missili da parte di Israele?

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Missili che partono e la Russia che lancia l’allarme: due missili balistici sono partiti da una zona centrale del Mediterraneo verso le coste orientali del bacino, dove si trova laSiria.

A captare il segnale, alle 8,16 ora italiana, è la stazione di allerta per attacchi missilistici, la Armavir (che si trova nel sud del Paese). Subito dopo la rilevazione del lancio, il ministro della Difesa russo, Sergei Choigou, ha informato il presidente Vladimir Putin.

Immediatamente informata anche l’ambasciata russa a Damasco che però non rileva alcun segnale di possibili attacchi  sulla capitale siriana e in seguito ha precisato di aver rilevato “due oggetti” balistici” e nessuna esplosione.

Anche un portavoce delle forze armate israeliane ha spiegato di non essere a conoscenza di alcun lancio di missili nel Mediterraneo orientale. I due missili balistici sono caduti in mare.

Fonti della sicurezza siriana citate dalla tv libanese Al-Manar hanno poi confermato che i sistemi radar di Damasco per l’individuazione dei missili non hanno registrato l’arrivo di missili sul territorio siriano.

Sembrerebbe, che con una guerra civile che sconvolge il mondo e un probabile attacco atteso nei prossimi giorni, gli americani si preoccupino del meteo e abbiano lanciato da un’unità della Marina statunitense  dei missili balistici. A formulare questa ipotesi rassicurante sono le fonti militari russe.

Poi inizia il grande “pasticcio” intorno alla vicenda, come riporta Giornalettismo:

Poi da Israele l’annuncio di aver effettuato un test missilistico congiunto con gli Stati Uniti. Washington nega, poi il ministero della Difesa israeliano precisa che si è trattato di un test per i missili anti-missile Arrow, poi ancora che si è trattato di un test in collaborazione con gli americani. Il che significa che sicuramente erano presenti tecnici statunitensi, ma non che si sia trattato di manovre militari congiunte, come poteva essere inteso dal senso delle prime dichiarazioni israeliane. In questo senso s’incastrerebbero anche le dichiarazioni dei comandi americani che hanno detto di essere stati al corrente del test, ma che l’US Navy non vi ha preso parte direttamente.

I nervi sono tesi, il clima è infuocato, e immediatamente tutti si precipitano a spiegare che nessuno c’entra con quel lancio, perfino la Gran Bretagna. Nulla di minaccioso, al più l’incidente ha confermato come invece i sistemi russi possano funzionare perfettamente da deterrente a intraprendere missioni avventate contro la Siria.

 

“Mai più guerra! Mai più guerra!”: l’appello di Papa Francesco

papa-francesco-basta-guerra-tuttacronacaSi riferiva alla situazione in Siria Papa Francesco quando sul suo profilo Twitter è apparso il seguente messaggio:

papa-guerra1-tuttacronacaE sempre oggi, in mattinata, tramite il responsabile del dicastero vaticano Giustizia e Pace monsignor Mario Toso, ha fatto sapere che “la via di soluzione dei problemi della Siria non può essere l’intervento armato. La violenza non ne verrebbe diminuita. C’è, anzi, il rischio che deflagri e si estenda ad altri Paesi. Il conflitto in Siria contiene tutti gli ingredienti per esplodere in una guerra di dimensioni mondiali”. Alla Radio Vaticana il segretario di Giustizia e Pace ha detto: “Le società civili e le loro organizzazioni sollecitano i loro rappresentanti per un verso a lasciare definitivamente da parte il conflitto armato e per un altro verso a lavorare, con convinzione ed intensamente, per la pace”. E spiega: “Non è mai l’uso della violenza che porta alla pace. La guerra chiama guerra anche perchè intrappola i popoli in una spirale mortale: porta in sè una visione distorta del potere inteso come sopraffazione e dominio e, inoltre, accentua il pregiudizio che tutti cercano di distruggere gli altri. Su tali presupposti l”altro’ rimane sempre un antagonista, un nemico da sconfiggere, non sarà mai un fratello. La guerra non finisce mai e le ragioni della giustizia sono disattese”. Del resto in Siria “occorre essere angosciati per i drammatici sviluppi che si prospettano, alla luce di come si stanno muovendo i grandi della terra. La via di soluzione dei problemi della Siria non può essere quella dell’intervento armato. La situazione di violenza non ne verrebbe diminuita. C’è, anzi, il rischio che deflagri e si estenda ad altri Paesi”. E ancora: “Il conflitto in Siria contiene tutti gli ingredienti per esplodere in una guerra di dimensioni mondiali e, in ogni caso, nessuno uscirebbe indenne da un conflitto o da un’esperienza di violenza. L’alternativa non può essere che quella della ragionevolezza, delle iniziative basate sul dialogo e sul negoziato”.

Il tema della armi, Papa Francesco l’ha toccato anche nel pomeriggio, con un nuovo messaggio, sempre in Twitter:

papa-guerra2-tuttacronacaMa il Pontefice aveva espresso la sua preoccuazione anche ieri, durante l’Angelus: “Il mio cuore è particolarmente ferito da quello che sta accadendo ed è angosciato per i drammatici sviluppi che si prospettano”.

Kerry a cena con Assad, quindi anche con Hitler e Hussein?

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La foto pubblicata da Ali Mohtadi  e oggi ripresa dal Daily mail non lascia dubbi. Una cena tra John Kerry e Bashar al-Assad svoltasi nel febbraio del 2009. Oggi però le cose sono cambiate e Kerry ha paragonato Assad a  Saddam Hussein e Adolph Hitler. Come mai allora appena 4 anni fa Kerry metteva a repentaglio la sua vita andando a tavola con un dittatore? Ancora più perfido è il tabloid inglese

Ecco “l’immagine che Kerry non vorrebbe mai veder pubblicata”

La cena – a cui parteciparono anche le rispettive consorti – si svolse in occasione di una visita in Siria da parte di Kerry. L’attuale capo della diplomazia Usa era allora senatore del Massachusetts e guidava una delegazione americana incaricata di discutere le prospettive di pace nella regione.

 

Pericolo guerra mondiale? Il Vaticano lancia l’allarme sull’attacco alla Siria

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Un no deciso all’attacco arriva dal Vaticano che teme l’estensione della guerra ad altri Paesi: “La via di soluzione dei problemi della Siria non può essere l’intervento armato. La violenza non ne verrebbe diminuita. C’è, anzi, il rischio che deflagri e si estenda ad altri Paesi. Il conflitto in Siria contiene tutti gli ingredienti per esplodere in una guerra di dimensioni mondiali”, ha detto Mario Toso, del dicastero vaticano Giustizia e Pace. Già questa mattina erano state sollevati molti dubbi, da diversi organi di stampa, circa le prove dell’utilizzo di armi chimiche, esibite dagli Usa, per motivare un possibile attacco alla Siria. 

 

Barack Obama e le foto dei cadaveri dei bimbi con il ghiaccio

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L’asso per convincere l’opinione pubblica, gli Usa lo hanno gettato sul tavolo mostrando quelle che, secondo il governo statunitense, sarebbero le prove che inchioderebbero il governo della Siria sull’atroce responsabilità dell’uso dei gas contro la sua popolazione civile.  Sono quattro pagine che riportano foto scattate dai satelliti che mostrano le location da cui sono partiti i missili con le bombe caricate con il micidiale gas sarin o affini come il tabun. Per rendere ancora più credibile l’uso di queste armi di sterminio di massa, ci sarebbero anche le intercettazioni telefoniche di ufficiali siriani man mano impegnati a dare l’ordine del lancio, quello di indossare le maschere antigas e a dirsi preoccupati che gli ispettori dell’Onu scoprano le loro orribili responsabilità. Obama, come fece anni fa George H. Bush, figlio di George W. Bush, ha deciso di ignorare completamente il rapporto che sarà stilato nei prossimi 10-14 giorni dalle Nazioni Unite. L’America non ha tempo di attendere per conoscere la verità sulle armi chimiche, salvo poi, come nel caso di George Bush, accorgersi a guerra ultimata che quelle armi davvero non erano mai esistite.

Ma chi può davvero credere che quelle foto siano uno specchio reale della verità? Chi senza ombra di dubbio può affermare che quelle foto non siano strumentali? Forse gli Usa potrebbero essere anche in buona fede, ma può accadere che un’immagine venga “manipolata” per sensibilizzare le coscienze e non a caso sono stati scelti i corpi dei bambini dilaniati per gridare all’orrore e inneggiare alla guerra.

Se queste sono 4 pagine vanno poi confrontate con le 80 che poco tempo fa furono presentate all’Onu da  Cina, Francia, Usa e Regno Unito per dimostrare l’uso di gas Sarin da parte dei ribelli a Khan al-Assal.

Non dimentichiamo che già il 6 maggio a parlare di prove sull’uso di gas Sarin da parte dei ribelli era stato il magistrato svizzero Carla Del Ponte, ex procuratore capo del Tribunale Penale Internazionale per i delitti contro l’umanità compiuti nell’ex-Jugoslavia. Certo Del Ponte non è sospettabile di simpatie pro Assad.

Le prove di Obama poi non sarebbero così schiaccianti se venissero analizzate nei dettagli.

Le foto e le riprese satellitari per essere credibili dovrebbero mostrare i singoli lanci come se fossero stati visti da pochi metri di distanza, permettendo di capire bene di che tipo di missili si tratta e che divisa indossa chi li lancia. Da oltre 10 anni è provato che i satelliti e gli aerei spia Usa sono in grado di leggere perfino le targhe dei camion.

Ma quello che convince meno sono le intercettazioni telefoniche. Non c’è bisogno di avere lavorato in certi uffici militari per sapere che gli ordini più compromettenti non si danno per telefono, strumento che per certe comunicazioni è anzi vietato usare. E non c’è bisogno di essere esperti per sapere che i reparti che lanciano bombe caricate a gas non hanno nessun bisogno di sentirsi dare l’ordine – per telefono! – di indossare le maschere a gas. Per il semplice motivo che per poter metter mano a quel tipo di arsenale devono munirsi prima di maschere antigas e non solo: devono indossare infatti anche le speciali tute antigas. Sembra davvero una dichiarazione ingenua, per far colpo sull’opinione pubblica americana. Purtroppo molte informazioni negli Usa non riescono a essere veicolate. Pur essendo un paese dove le libertà sono sempre state un cardine della società e della democrazia, è pur vero che l’informazione ha sempre dovuto seguire i governi e cercare di fare presa sulla popolazione. Gli americani (salvaguardando poi le eccezioni) inoltre, sono abituati a credere alle loro istituzioni, non dubitano come gli europei o ancor peggio, gli italiani, che un’istituzione possa strumentalizzare delle prove per agire con il consenso dei cittadini e arrivare a obiettivi economici, piuttosto che umanitari. Sicuramente non sarà questo il caso, ma come dimenticare Il massacro di Timisoara? Era il dicembre 1989, e la Romania era sotto l’egemonia del comunista Nicolae Ceausescu. Nella “città martire” vennero mostrati a giornalisti e operatori televisivi accorsi come mosche decine di corpi sventrati, ricuciti alla meglio, bruciati, “torturati dal servizio segreto rumeno”, la famigerata Securitate. L’indignazione del mondo intero fu enorme. Si scoprirà in seguito che la strage in realtà non c’era mai stata: quei morti gettati in faccia al mondo erano gente comune deceduta negli ospedali e gli squarci sui loro cadaveri erano dovuti alle autopsie. Il regime finì pochi giorni dopo con la fucilazione di Ceausescu, il cui posto è stato preso dai suoi ex amici autori della messinscena.

 Ci sono poi le dichiarazioni di due esperti, uno americano e l’altro inglese, rilasciate a un noto quotidiano israeliano, Haaretz. Uno è Dan Kaszeta, ex ufficiale del Chemical Corp dell’esercito Usa nonché consulente della Casa Bianca per la Sicurezza, l’altro è l’inglese Steve Johnson, un ricercatore della Cranfield University leader nello studio degli effetti dell’esposizione a sostanze tossiche che ha lavorato con il Ministero della Difesa della Gran Bretagna nel campo della guerra chimica.

I due esperti hanno raccontato:

Dan Kaszeta: “Nessuna delle persone che trattano le vittime o le fotografa indossa un qualche tipo di protezione verso i prodotti chimici denunciati. E nonostante questo, nessuno di loro sembra essere stato danneggiato” . Ciò porterebbe ad escludere l’uso della maggior parte dei tipi di armi chimiche di tipo militare, compresa la stragrande maggioranza dei gas nervini, perché tali sostanze non evaporano immediatamente, soprattutto se sono state utilizzate in quantità sufficiente per uccidere centinaia di persone (355, secondo alcune dichiarazioni di Médecins sans frontières accreditate dalla stampa ocidentale), ma lasciano un livello di contaminazione anche sui vestiti e sui corpi di chi, come i soccorritori, viene in contatto con loro nelle ore successive un attacco non adeguatamente protetto”.

Kaszeta aggiunge che ”non c’è nessuno degli altri segni che ci si aspetta di vedere in seguito di un attacco chimico, come ad esempio i livelli intermedi di vittime, gravi disturbi della vista, vomito e perdita di controllo dell’intestino”.

Steve Johnson: “Dai dati che abbiamo visto finora , un gran numero di vittime in un’ampia zona significherebbe un uso dei gas dalla dispersione molto invasiva. Con un tale livello di agente chimico ci si aspetterebbe di vedere un sacco di casi di contaminazione sulle vittime in arrivo e tra i soccorritori e coloro che li curano senza essere adeguatamente protetti . Noi qui non stiamo vedendo nulla di simile”.

Haaretz aggiunge che non ci sono risposte neppure alle domande se gli ordigni chimici siano stati usati altre volte, perfino quando gli ispettori dell’Onu erano già in Siria per indagare.

E chi ha sparato sul convoglio degli ispettori dell’Onu? A dire che può essere stato chiunque, modo elegante per dire che sono stati i ribelli mercenari, è in primis il New York Times.

Uno scenario complesso e difficile da decifrare, ma proprio per questo bisognerebbe agire con prudenza per poi non ritrovarsi con errori impossibili da riparare. Poniamo anche per un istante che sia tutto vero, che Assad abbia usato le armi chimiche, che quelle foto siano prove inconfutabili e che la popolazione abbia subito dalle forze governative un attacco chimico, combattiamo contro Assad? Lo uccidiamo mettendo a repentaglio ancora una volta la popolazione vittima di una guerra senza fine? Una nuova ondata di violenza? Bombardamenti senza sosta dalle forze ribelli, da Assad e dagli americani e i loro alleati? Uccidiamo Assad e poi diamo lo stato in mano ai ribelli che sono ideologicamente affini ai Fratelli Musulmani? Scateniamo nuovi attentati nel mondo e mettiamoa  repentaglio l’Europa geograficamente più vicina alla Siria?

Perché invece non si è tentata la mediazione? Perché Obama non ha incontrato Putin?  Perché rinnovare ancora una volta la guerra tra Usa e Russia? Forse c’è anche la volontà di far dimenticare il Datagate e mostrare che i nemici sono altrove, non sono dentro casa pronti a spiare ogni mail che riceviamo? 

Da “Yes we can” a “Yes, the war”: la parabola di Obama

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Obama ha preso le sue decisioni e, secondo il Presidente americano, gli Stati Uniti dovrebbero condurre un’ azione militare contro il governo siriano. Ombre, dubbi e sospetti di convenienza si sommano  su una figura che per l’Europa aveva incarnato il simbolo del cambiamento. E  oggi le parole del presidente americano sono risuonate come macigni nelle orecchie di chi aveva creduto non più nel sogno americano, ma in Barack Obama, prima che come presidente, come uomo. Oggi forse ha prevalso il politico quando ha dichiarato: ”Sono pronto a dare l’ordine di attacco” e poi ha aggiunto “Le atrocità di Damasco non vanno solo indagate, ma affrontate” e  ancora  ”Ho deciso di punire la Siria militarmente per l’uso dei gas, ma oltre che Commander in Chief sono anche il presidente della più antica democrazia parlamentare”. Quindi ora vuole l’autorizzazione del Congresso e se arriverà esporrà la popolazione civile siriana a ulteriori bombardamenti e pericoli. Stasera forse abbiamo un sogno in meno e un presidente che improvvisamente è ombra di se stesso, in rotta su quegli aerei di distruzione e morte, in viaggio sulla stessa traiettoria dei suoi predecessori. Che Dio salvi l’Europa e la Siria!

Attentato vicino la sede degli 007 a Damasco!

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Come riferisce la v panaraba Al Jazira, citando alcuni testimoni, un attentato oggi è avvenuto a Damasco nei pressi di una sede dei servizi segreti. In attesa dell’attacco degli Usa, la tensione in Siria è alle stelle. Già questa mattina fonti di Damasco dicevano di aspettarsi «un’aggressione in qualunque momento». Ora sembra che il momento sia sempre più vicino e se l’Italia si è chiamata fuori se non c’è un’autorizzazione specifica dell’Onu, la Francia e gli Usa sferreranno l’attacco nelle prossime ore.

Intanto per il presidente russo Vladimir Putin le accuse statunitensi al regime siriano riguardo l’uso di armi chimiche sono «sciocchezze assolute»: il presidente russo ha chiesto agli Usa presentare al Consiglio di Sicurezza dell’Onu le eventuali prove di un attacco chimico in Siria.

 

Erano davvero bombe al napalm quelle lanciate contro una scuola in Siria?

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La certezza non c’è, ma le tragiche immagini del video lasciano attoniti Secondo i testimoni, un aereo avrebbe sorvolato più volte una scuola e poi avrebbe lanciato delle bombe al napalm, o comunque armi chimiche. Tra uomini feriti, donne dal volto sfigurato e bambini dilaniati l’orrore della guerra si mostra in tutta la sua brutalità. La BBC lo h filmato e poi messo in rete proprio nelle ore antecedenti un possibile e sempre più probabile attacco militare da parte degli Usa. Chiunque di noi davanti a tali immagini vorrebbe giustizia, ma sembra davvero che la BBC abbia scelto il momento opportuno per diffondere il materiale che possa farci giustificare un attacco militare statunitense. Ma si può combattere l’orrore generando l’inferno a livello internazionale? Si può mettere a rischio la sicurezza europea con un escalation militare in territori già provati dalla guerra? Quando mai si è fermata una guerra iniziando una nuova guerra?

+++ VIDEO CONSIGLIATO A UN PUBBLICO ADULTO +++

Siria… solo questione di ore? La guerra per la guerra

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Ci ha riflettuto a lungo Obama, ma poi ha tratto le sue conclusioni e ora sembra che voglia cedere alle pressioni dei repubblicani e della Gran Bretagna che da giorni invocano l’intervento. A questo punto è già tutto pianificato e l’attacco sembrerebbe essere solo questione di giorni o di ore.

Ma c’è, chi, invece, in queste ore afferma che Obama non sembra intenzionato all’attacco, ma sta cercando di muoversi sulla diplomazia in una corsa contro il tempo. Sarebbe il portavoce della Casa Bianca Jim Carey a puntare sull’attacco in Siria insieme al ministro per la Difesa Chuck Hagel che ha annunciato che Forze armate americane sono pronte.

«Non c’è dubbio» che il regime abbia usato i gas. Lo ha detto ieri anche il vice-presidente degli Usa Joe Biden: «Sono state usate armi chimiche, e il regime di Damasco è il solo che le ha». L’uso del gas è provato dai rapporti di Medicine Sans Frontieres, dagli esami forensi di parte condotti subito dopo l’attacco e dalle testimonianze dei sopravvissuti. Prove ulteriori, come l’intercettazione dei segnali di comando per il lancio dell’attacco, saranno mostrate in un rapporto dell’intelligence americana, la cui pubblicazione è imminente, e potrebbe coincidere con la partenza dei missili Cruise alla volta di Damasco.

Ma chi ha dato le armi chimiche? Chi può affermare senza ombra di dubbio che solo il regime di Damasco le abbia? Chi può escludere che i ribelli, in vista degli ispettori Onu, non possono aver deciso di lanciare le armi chimiche per cercare l’appoggio di Gran Bretagna e Usa? Purtroppo negli occhi di tutto il mondo bruciano ancora gli errori di valutazione fatti in passato e che ancora oggi hanno lasciato alcuni Paesi di quell’area in condizioni inaccettabili.

Al momento sembra che ci sia una guerra in atto tra sostenitori dell’attacco e contrari, una guerra in cui il presidente Obama è centro nevralgico di ogni tensione. Una guerra per la guerra che avere esisti ancora più distruttivi per la popolazione siriana.

 

“Sono qui, sono con te”: il padre che ritrova il figlio in Siria

padre-siriano-riabbraccia-figlio-tuttacronacaIn mezzo all’orrore in Siria, come riporta l’HuffingtonPost nella sua edizione spagnola, emergono scene di speranza. E’ stato infatti pubblicato in Youtube un video che mostra l’incontro tra un padre e il figlio che l’uomo temeva fosse rimasto vittima dell’attacco chimico che ha avuto luogo a Damasco la settimana scorsa. L’offensiva, che sembra sia stata attuata dall’Esercito siriano in zone periferiche della città, causò la morte di circa 1.300 persone, stando a quanto raccontano gli oppositori. Le immagini potrebbero esser state registrate nella zona sudoccidentale di Zamalka mentre il video ha fatto la sua apparizione in rete il 25 agosto. Come si vede nel filmato, quando finalmente il padre può riabbracciare il piccolo, gli dice: “Sono qui, sono con te”.

Armi chimiche complotto per incolpare Assad? Daily Mail cancella l’articolo

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Un articolo pubblicato, a Gennaio dal quotidiano inglese Daily Mail e successivamente cancellato, è stato poi recuperato nella cache di archive.org., e ora sta shoccando il web. 

Il giornale inglese riportava la notizia di un piano, posto in essere con l’approvazione degli Stati Uniti, per lanciare un attacco chimico in Siria e poterne successivamente incolpare il leader siriano Bashar Al Assad e il suo governo. Come riporta Radio Bandiera Nera:

Grazie a un hacker che ha avuto accesso alla corrispondenza intercorsa tra il dirigente del Business Development di Britam Defence e il fondatore della stessa società, si è venuto a scoprire che il dirigente informava il suo superiore di aver ricevuto la proposta di consegnare ad Homs delle armi chimiche (Chimical Weapons) di origine sovietica. La proposta proviene dal Quatar, ed è, tiene a sottolineare il dirigente, approvata da Washington. Nella mail si precisa che tali armi sarebbero analoghe a quelle che si ritiene la Siria possa avere in dotazione, e che la somma offerta è enorme.

 

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