Verso Sochi 2014: minacce all’Italia

malagò-tuttacronacaI comitati Olimpici di Italia, Ungheria e Slovenia hanno ricevuto delle lettere di minacce terroristiche legate alle prossime Olimpiadi Invernali. Il Coni, in una nota, ha comunque dichiarato: “Siamo sereni. Il Comitato Olimpico Nazionale Italiano manifesta fiducia e serenità nelle misure di sicurezza che sono state garantite dagli Organizzatori al Cio, alle Federazioni Internazionali e ai Comitati Olimpici”. Anche il comintato ungherese ha confermato di aver ricevuto minacce terroristiche “serie” con l’Ungheria che prende posizione: “Ovviamente non spetta al comitato ungherese stabilire la gravità del gesto, ma non salteremo le Olimpiadi”. Il Daily Mail online riporta anche che Zsolt Borkai, numero 1 dello sport olimpico in Ungheria, ha rivelato di essere a conoscenza di altri episodi simili: “Purtroppo è vero che abbiamo ricevuto queste missive. Una email, scritta in russo e in inglese, è stata inviata all’indirizzo ufficiale del nostro comitato. Conteneva minacce terroristiche rivolte alla nostra delegazione a Sochi. Ci invitava a restare a casa. Ovviamente non spetta al comitato ungherese stabilire la gravità del gesto, ma non salteremo le olimpiadi”. Sia il comitato organizzatore russo che il Cio, a sua volta destinatario di una simile missiva, sono già stati informati dal comitato ungherese.

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Berlusconi emigra? Candidato in Bulgaria o Ungheria?

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Colpo di scena, ma con Berlusconi si è abituati a veder realizzato l’impossibile. Dal contratto con gli italiani firmato nello studio di Vespa alla fiducia al governo Letta dopo che era stata dichiarata guerra aperta all’esecutivo. Questa volta però il salvagente di Berlusconi arriverebbe dall’Europa, in particolare l’ex premier potrebbe essere candidato in Ungheria o in Bulgaria e lo scoop è arrivato nell’intervista a Radio Capital rilasciata questa mattina da Roberto Formigoni  «Una candidatura di Berlusconi alle europee in Ungheria o Bulgaria? Non si può escludere, anche se conoscendo Berlusconi non credo che la stia prendendo in considerazione» che poi ha aggiunto «Se ne parla da settimane, perché qualcuno si era premurato di far avere a Berlusconi delle analisi sulla fattibilità.C’è qualcuno che insiste su questa ipotesi, ma non credo che alla fine si candiderà. Ha detto chiaramente che vuole stare in Italia e, eventualmente, subire le pene in Italia».

Oltre che i cervelli in fuga avremo l’ex premier emigrante?

 

Matthäus torna dall’ al di là, morto e risorto, la leggenda continua!

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Una vicenda che ha dell’incredibile anche perché questa volta a sbagliare è stato un rigoroso tribunale germanico che con una lettera ha dichiarato morto la leggenda del calcio tedesco: Lothar Matthäus. Il disguido è stato generato dal fatto che il calciatore, secondo le autorità tedesche, si sarebbe reso irrintracciabile  e quindi data la sua irraggiungibilità è stato dichiarato morto. Il campione del mondo, come molti sanno, risiede da tempo in Ungheria. Lothar che avrebbe dovuto ricevere dei documenti dalla corte di Monaco di Baviera per stabilire gli alimenti da passare della ex moglie si è adirato e ha rilasciato una sua dichiarazione a Bild:

“Questo è scandaloso: tutti possono vedere che sono vivo, in TV o sul campo” ha detto Der Terminator adirato.

 

La grande delusione di Berlusconi? Napolitano

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«Napolitano è la mia più grande delusione, so bene che era un comunista ma pensavo che fosse un migliorista liberale come quelli che ho conosciuto a Milano tramite Craxi negli anni Ottanta. I Quercioli, i Cervetti, i Bordini. Invece è anche lui uno stalinista al servizio delle toghe rosse. Vogliono vedermi morto tutti i nemici di Bettino di allora e i miei di oggi».
Ieri Gianni Letta e Fedele Confalonieri avevano cercato una difficile mediazione, tra una richiesta di grazia da parte di Silvio Berlusconi e una concessione della stessa da parte di Napolitano che invece avrebbe chiuso ogni spiraglio.

Oggi Alfano andrà ad Arcore e cercherà di tenere ancora in piedi il governo «Silvio guarda che il Colle ti chiede responsabilità ma offre il disgelo». «Stiamo solo perdendo tempo e rischiamo di perdere l’ultima finestra elettorale utile», ribatte Ignazio Abrignani, responsabile elettorale del Pdl. Mentre colombe come Cicchitto, Gelmini e Saltamartini continuano ad appellarsi al Pd, chiedendo agli alleati di «non farsi accecare dai pregiudizi».

La partita sembra essere a un passo dallo scacco matto: arriverà prima la decadenza di Berlusconi o la crisi di governo? Sembra proprio che i giochi siano fatti e il Cavaliere è diventato l’alfiere che aggredirà il Re. Forse è l’assalto finale, forse un suicidio politico, forse l’ennesima battaglia di una guerra infinita. Chi perde? Gli italiani!

Berlusconi vs Napolitano: sarà guerra a suon di videomessaggi?

berlusconi-napolitano-discorsi-tuttacronacaNei computer dei direttori dei tg Mediaset è già presente un videomessaggio di Silvio Berlusconi, ma solo nelle prossime ventiquattr’ore arriverà, nel caso, la conferma definitiva per la messa in onda, che potrebbe avvenire domenica. Ma non c’è certezza: l’ultima valutazione prima della decisione è infatti legata alla reazione del Quirinale. Perchè stando a fonti pidielline, racconta l’Huffington Post, dal Quirinale sarebbe arrivato un messaggio a Villa San Martino e subito si è iniziato a tremare. L’intenzione di Napolitano, in caso di apertura della crisi, sarebbe quella di rivolgersi direttamente al Paese puntando il dito sui responsabili del disastro. Il mezzo sarebbe lo stesso, la televisione, che si trasformerebbe così in un campo di battaglia. Due gli schieramenti: da una parte le reti di Berlusconi che attacca governo e magistratura, dall’altro, a reti unificate, il Capo dello Stato che sottolinea come il leader del PdL sia il responsabile dello sfascio che apre una crisi che gli italiani sono destinati a pagare e proprio in un momento delicato. Senza contare che la caduta del governo sarebbe motivata da cause che esulano dal programma. Dal Colle non arrivano conferme, ma neanche si nega il possibile discorso. Fonti informate spiegano: “In questo momento non c’è nulla di deciso anche perché non si capisce che succederà. È chiaro che in caso di crisi Napolitano parlerà forte e chiaro, e tutte le ipotesi sono sul tappeto”. Del resto un discorso con il quale il Presidente si rivolge alla nazione non meraviglierebbe: lui stesso, al momento dell’insediamento, aveva avvertito infatti che, di fronte al mancato rispetto degli impegni presi, e di fronte alla “sordità” delle forze politiche, non avrebbe esitato “a trarne le conseguenze di fronte al paese”. Per Napolitano gli impegni presi riguardano proprio l’impianto di responsabilità che si è strutturato con la sua rielezione e con la nascita del governo Letta. Sul fronte opposto, per Berlusconi, c’è un impegno non rispettato nell’ambito del “pacchetto” che riguarda le garanzie sui suoi guai giudiziari.

La Polonia nazionalizza le pensioni private. Accadrà anche in Italia?

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La Polonia non è il primo Paese ad aver deciso di nazionalizzare la previdenza privata, prima di lei erano giunte alla stessa conclusione anche l’Argentina e l’Ungheria. La “mossa” permette di ridurre il debito pubblico e nel caso della Polonia questo verrà ridotto di ben l’8%.

Accadrà anche in Italia? Come si legge sul Sole 24 Ore:

La possibilità di individuare forme per annettere al bilancio dello Stato parte se non tutto il patrimonio della previdenza privata, è stata occasione di ipotesi anche nei corridoi dei palazzi italiani: si va dall’annessione dei titoli di debito sovrani, come accaduto in Polonia, alla creazione di vincoli di portafoglio, passando dall’imposizione – per gli strumenti di primo pilastro – di una tassazione da strumento speculativo, non conforme con gli obiettivi previdenziali…

I fondi pensione complementari italiani, in particolare, presentano costi particolarmente bassi se confrontati con quelli di analoghi strumenti europei e con rendimenti medi che negli ultimi otto anni – crisi compresa – hanno battuto quello dei Tfr, alternativo nelle scelte dei lavoratori italiani. Il fianco scoperto del sistema italiano di secondo pilastro è rappresentato dalla gestione prudente – che impedisce per esempio di investire in paesi considerati nel 1996, epoca della definizione del decreto che stabilisce i criteri di investimento – “rischiosi”; Cina, Brasile, Russia compresi; dall’altra l’alta esposizione in titoli di Stato in particolare italiani, per quasi 30 miliardi di euro: titolo il cui merito di credito è sceso complice i declassamenti delle agenzie di rating, tanto da spingere le autorità di vigilanza ad invitare a prendere “con le pinze” le indicazioni relativi alle soglie minime. E infine, oltre al “pericolo polacco”, sono da considerare le condizioni fiscali dei fondi pensione: divenuti particolarmente convenienti negli ultimi due anni a causa dell’inasprimento dell’imposizione fiscale di altri strumenti utilizzati analogamente come forma di risparmio di lungo termine: da una parte il recentissimo decreto 102 che taglia le detrazione per le polizze Vita e dall’altra l’imposta definita dal decreto Salva Italia dello 0,15% sul totale affidata in gestione a fondi comuni, Etf, gestioni finanziarie.

Gp d’Ungheria tra noia e caldo vince Hamilton

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Gara noiosa, disputatasi in un caldo torrido (quasi 51 gradi sull’asfalto),  che si è decisa solo ai cambi di gomma. Il Gp d’Ungheria ha incoronato Hamilton davanti a Raikkonen e a Vettel. Ancora una volta si deve registrare la delusione per la Ferrari arrivata solo 5° posto di Alonso e l’8° di Massa.

 

Shock in Ungheria: una via intitolata a Cécile Tormay

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Cécile Tormay, morta nel 1937, era molto nota nel periodo tra le due guerre, in in particolar modo aveva guadagnato notorietà anche per essersi vantata di essere fascista e vicina a Mussolini. Nel suo “Libro Prescritto”, dove descreveva la decadenza dell’Ungheria, la Tormay imputò agli ebrei la colpa della situazione . Ora è stato deciso di intitolare una via di Budapest proprio alla “scrittrice apertamente anti-semita”. L’annuncio è stato accolto con shock e sdegno da parte sia della  Federazione ebraica ungherese che del Congresso ebraico mondiale, che hanno vigorosamente protestato contro la scelta. Il sindaco, vicino al partito conservatore al potere Fidesz, ha ora chiesto di che venga aperto un dibattito al riguardo.

Uno sguardo a… il Dobos

La ricetta puoi trovarla QUI!

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Robert Capa… In Love and War

Robert Capa… le immagini dal fronte

Robert Capa… e la Guerra Civile Spagnola

Gente di Budapest… Robert Capa (Endre Ernő Friedmann)

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Uno sguardo a Budapest… Piazza degli Eroi

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Uno sguardo a Budapest… il Bastione dei Pescatori

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Terremoto in Ungheria, magnitudo 4.5

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Una scossa di terremoto di magnitudo 4.5 è stata registrata alle 00:28 nel nordest dell’Ungheria. Secondo i rilievi del Servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs), il sisma ha avuto ipocentro a 10,1 km di profondità ed epicentro 5 km a nordovest di Heves, piccolo centro situato nell’omonima provincia, 92 km a est della capitale Budapest. Non si hanno al momento segnalazioni di danni a persone o cose.

La tratta degli animali viene dall’Ungheria! Salvi 15 cuccioli.

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Stremati, quasi asfissiati e in precarie condizioni di salute. Li hanno trovati così i finanzieri e gli agenti della Polstrada di Amaro, in provincia di Udine, nascosti all’interno di un furgone: si tratta di una quindicina di cuccioli di cani e di un gatto, tutti di razze pregiate, sotto i tre mesi e venti giorni di età e in condizioni di salute precarie. I cuccioli provenivano dall’Ungheria e sono stati trasportati dai contrabbandieri in Italia per essere venduti.
I cuccioli erano nascosti in un furgone, e appartengono a razze pregiate tra cui Chihuahua, Pincher, Cavalier King, Cocker, Yorksire. Il gatto appartiene alla razza egiziana senza pelo, nota come Sphynx.
Per curarli è intervenuto un veterinario dell’Azienda sanitaria di Tolmezzo. I cuccioli, tutti di età inferiore ai tre mesi e 20 giorni previsti dalla normativa, sono stati affidati a dei volontari cittadini che se ne sono assunti l’affidamento temporaneo.
Il conducente del furgone, Andras Keszthelyi, 58 anni, e la figlia Diana Judit (35), sono stati denunciati per trasporto abusivo e maltrattamento di animali.

I capi di Stato alla Messa di Intronizzazione di Francesco! Tra le 200mila persone

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Sono arrivate 132 delegazioni a San Pietro: il presidente dell’Ungheria Janos Ader e la moglie Anita Hercegh, il principe d’Olanda Alexander e la principessa Maxima, Felipe di Spagna e la principessa Letizia, la presidente del Brasile Dilma Roussef, il presidente dello Zimbabwe Robert Mugabe e sua moglie, il primo ministro tedesco Angela Merkel, il re dei belgi Alberto II e la regina Paola, il presidente di Taiwan Ma Ying-Jeou con la moglie Chow Mei-Chin, Jose Manuel Barroso, Herman Van Rompuy, la presidente dell’Argentina Cristina Fernandez de Kirchner, Maria Grasso, Pietro Grasso, Clio Napolitano, Giorgio Napolitano.

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CONNAZIONALI INTRAPPOLATI NELLA NEVE IN UNGHERIA!

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Tre pullman con a bordo circa 150 italiani, in gran parte originari della Toscana, sono bloccati da oltre sei ore lungo l’autostrada ungherese M7 a causa di una bufera di neve. “Siamo in mezzo al nulla, non ci sono soccorsi”, racconta Walter Casarotto, uno degli autisti dei pullman contattato telefonicamente. “Siamo incolonnati con molti mezzi, soprattutto camion. Non sappiamo quando riusciremo a ripartire. A bordo ci sono diverse persone anziane”, aggiunge preoccupato.

950 operai licenziati, Bridgestone chiude a Bari!

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Bridgestone Europe avvia le procedure per la chiusura dello stabilimento di pneumatici per auto di Bari-Modugno. Bridgestone prevede la cessazione delle attività dello stabilimento non oltre la prima metà del 2014. La fabbrica di Bari è uno degli otto impianti di pneumatici del Gruppo in Europa: dà lavoro a 950 persone.

Bridgestone Europe, società con sede a Zaventem in Belgio, produce anche in Spagna, Francia, Polonia e Ungheria ma – si precisa in una nota aziendale – la decisione non ha alcuna conseguenza sulle altre strutture del gruppo presenti in Italia, uno dei mercati chiave in Europa, quali il Centro Europeo di Ricerca & Sviluppo di Roma e la struttura commerciale di Agrate Brianza a Monza.

Calo della domanda, con conseguente crisi del settore, e concorrenza dei Paesi emergenti per quanto riguarda la fascia di prezzo più bassa. Logistica penalizzante e i costi energetici. Sono queste le ragioni che hanno portato l’azienda a tagliare lo stabilimento di Bari, ritenuto non più conveniente.

“La decisione è il risultato di un’approfondita analisi condotta sui cambiamenti strutturali avvenuti nell’ultimo biennio nel mercato dei pneumatici, sia a livello europeo, sia globale. Secondo fonti e studi indipendenti, nel complesso il segmento dei pneumatici per autovetture è sceso dalle 300 milioni di unità del 2011 alle 261 milioni del 2012 (-13%), con previsioni che stimano un recupero dei volumi pre-2011 soltanto a partire dal 2020. Il segmento dei pneumatici di alta gamma è l’unico non previsto in contrazione nei prossimi anni. In aggiunta al calo strutturale della domanda di pneumatici per autovetture – si legge ancora – il settore soffre la crescente pressione esercitata dai produttori dei Paesi emergenti, che continuano a incrementare la propria quota di mercato nel segmento di bassa gamma a discapito dei maggiori produttori di qualità come Bridgestone, operando con significativi vantaggi sui costi di fabbricazione”.

 “Per rispondere a queste dinamiche – è spiegato – Bridgestone Europe ha ravvisato la impellente necessità di accelerare lo spostamento strategico della propria produzione verso il segmento dei pneumatici di alta gamma.  Lo stabilimento di Bari, a causa dei suoi processi, della sua struttura e dei suoi macchinari è sempre stato focalizzato su una produzione principalmente basata su pneumatici oggi considerati di uso generico ed è penalizzato dal punto di vista dei costi a causa di fattori sfavorevoli come la logistica e i costi energetici. Nonostante le diverse azioni intraprese, volte a supportare lo stabilimento di Bari alla luce di queste nuove sfide, elementi come il crollo strutturale della domanda e il necessario spostamento verso il segmento premium, combinati con i fattori già menzionati relativi alle altre fabbriche europee di Bridgestone Europe, non hanno permesso al Gruppo di optare per una scelta diversa dalla chiusura della struttura produttiva.

“Prima di giungere a questa conclusione, Bridgestone Europe ha preso in considerazione tutte le opzioni e le alternative possibili, nessuna delle quali si è rilevata percorribile. L’azienda è disponibile fin da subito a iniziare la discussione per individuare la migliore soluzione in grado di minimizzare il più possibile l’impatto sociale della decisione sui circa 950 dipendenti coinvolti, coerentemente con la cultura del Gruppo.  Auspica, inoltre, che dal dialogo possa scaturire un percorso condiviso per individuare i tempi, i termini e le modalità per la chiusura del sito produttivo. Tuttavia, Bridgestone Europe prevede la cessazione delle attività dello stabilimento non più tardi della prima metà del 2014”.

Le polpette di cavallo dell’Ikea!

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C’è, non c’è, c’è di nuovo! Le polpette dell’Ikea sono sotto stretta osservazione da alcuni giorni. Test che smentiscono e affermano. Alla fine c’è la conferma definitiva: tracce di carne di cavallo sono state trovate nelle polpette Ikea. Lo ha comunicato il produttore svedese delle polpette di Ikea, secondo quanto fa sapere l’Agenzia svedese della sicurezza alimentare. I test fatti dal fornitore, Dafgaard, hanno confermato la presenza di tracce di carne equina nei prodotti.La quantità rilevata sarebbe tra 1% e il 10%.

Dopo l’esplosione dello scandalo la compagnia svedese aveva deciso di ritirare i prodotti dagli store in 25 Paesi, Polonia, Austria, Ungheria, Repubblica dominicana, Gran Bretagna, Portogallo, Finlandia, Germania, Italia, Danimarca, Paesi Bassi, Belgio, Romania, Repubblica slovacca, Repubblica ceca, Svezia, Thailandia, Spagna, Bulgaria, Grecia, Hong Kong, Francia, Cipro, Irlanda e Malaysia.

Al di là del caso Ikea, nel solo Portogallo le autorità hanno requisito 79 tonnellate di prodotti a base di manzo che contenevano carne di cavallo negli ultimi giorni e hanno deciso di aprire un’indagine penale nei confronti di cinque aziende locali. I sequestri, rende noto l’Agenzia per la sicurezza alimentare portoghese, sono stati eseguiti in compagnie che lavorano, impacchettano e distribuiscono carne alle grandi catene della vendita al dettaglio. In un comunicato sul proprio sito web, l’Agenzia rende noto inoltre di avere anche richiamato dai negozi quasi 19mila confezioni di cibi precotti come lasagne, hamburger e polpette dopo avervi trovato carne equina.

Uno sguardo a Budapest… Rigo Jancsi

La ricetta puoi trovarla QUI! 47d6e29f4c97f453a0310c272e36b897

Budapest sulla scena di… Mission Impossible: Ghost Protocol di Brad Bird

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Budapest sulla scena di… Bel Ami di D. Donnellan e N. Ormerod

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Budapest sulla scena di… Il fantasma dell’Opera di Dario Argento

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Gente di Budapest… André Kertész!

Fotografo.

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Uno sguardo a Budapest… Riflessi!

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Uno sguardo a Budapest… La leggenda!

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Uno sguardo a… BUDAPEST!

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24 cuccioli sequestrati! Facevano parte di un traffico internazionale. 2 arresti!

 

Traffico tra Ungheria, Slovacchia e Torino! VERGOGNA!tumblr_mh0wrqj2vR1r5xm6oo1_500

Uno sguardo all’Ungheria! Porta in tavola il gulasch

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Vuoi saperne di più? Trovi la storia e la ricetta nella rubrica di cucina! Clicca qui!

Uno sguardo all’Ungheria… Il colonnello Redl di Istvàn Szabò

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Alfred Redl, quando nasce in Galizia, nessuno s’immagina che possa diventare colonnello dell’esercito austro-ungarico. Viene da una famiglia umile, ma grazie alla sua perseveranza e intelligenza riesce a entrare alla Scuola militare, per concessione dell’Imperatore Franz Joseph. A disagio con i nobili che frequentano l’istituto, cerca immediatamente un punto di riferimento che trova nel barone Christof von Kubinyi. Crescono insieme e la loro amicizia si consolida tanto che il barone lo introduce nella sua famiglia. Inizia ora l’ascesa del giovane che attraverso conoscenze, capacità di comando e compromessi riesce in breve tempo a diventare ufficiale dell’esercito austroungarico. Redl è uomo del suo tempo,  di un impero corrotto e in profonda crisi. Una crisi anche di identità, la stessa che prova Alfred e che lo porterà nel mondo decadente e gaio della Belle Époque, fatto di champagne, duelli, orge nel casino degli ufficiali, valzer di Strauss e corti marziali.

Il protagonista, segretamente innamorato di del barone von Kubinyi, cercherà di restare sempre in contatto con l’amico fin quando non sarà costretto a troncare l’amicizia quando Christof rivendicherà le sue origini ungheresi.  La paura di Alfred di perdere la sua reputazione come colonnello lo allontanerà anche dall’unico vero amore (impossibile) della sua vita. Tra grandezze e miserie di un uomo sempre più proiettato al potere e dissoluto nella vita privata, il colonnello Redl si riavvicinerà alla famiglia del barone von Kubinyi sposandone la sorella vedova.

Chiamato a Vienna a dirigere una rete di spionaggio, Redl si farà molti nemici a causa della sua accanita ambizione di primeggiare e di condannare senza risparmiare nessuno.  Saranno proprio i vessati dal colonnello che inizieranno a sparlare e lo coinvolgeranno in uno scandalo omosessuale che lo porterà alla pena di morte.

Un film da vedere non tanto per la ricostruzione storica che a volte si discosta dalla realtà storica dei fatti, ma da apprezzare per il dualismo di autoimplosione che coinvolge l’impero austroungarico e il colonello Redl. Entrambi per sono destinati alla morte perché corrotti all’interno. In stato di grazia anche Klaus Maria Brandauer che ritrae una figura del colonnello dalle molteplici sfaccettature.
 

Uno sguardo all’Ungheria… l’occhio di Capa sul campo di battaglia!

Chi non ha davanti agli occhi la foto scattata a Cordova, nel 1936, dove viene ritratto un soldato dell’esercito repubblicano colpito a morte da un proiettile sparato dai franchisti?

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Una foto che fece il giro del mondo e che proclamò Robert Capa (pseudonimo di Endre Ernő Friedmann), come il miglior fotoreporter di guerra. Ma quando la germania cade nella dittatura nazista Capa è costretto a scappare in Francia a causa delle sue origini ebraiche.

Nato in Ungheria, ma fu costretto a scappare giovanissimo a causa del suo coinvolgimento con il partito Comunista locale. Si rifugiò così a Berlino, dove trova lavoro in uno studio fotografico.  Qui fonda la Magnum Photos nel 1935, l’anno dopo partirà per la Spagna dove documenterà gli orrori della guerra civile fino al 1939.

Nel 1943 si paracaduta con gli Anglo-Americani sulla Sicilia per seguire le operazioni di sbarco in Italia nella seconda guerra mondiale. Il fotografo annota tutto nel suo diario, che diventa il testimone di una vera e propria avventura vissuta in prima linea.  E’ il 1943 quando Capa, al seguito degli Alleati, assiste alla battaglia di Troina e qui scatta le foto più famose di tutta la sua carriera. Tra cui che ritrae un soldato americano accovaciato e un contadino che gli indica la strada.

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Dopo lo sbarco in Normadia, di cui purtroppo molte foto sono andate perdute a causa di un errore tecnico nello sviluppo, decise di partire per la Prima Guerra d’Indocina.

Il 25 maggio del 1954, si avventura inavvertitamente in un campo minato e muore.

Capa è un esempio di reportage moderno, che imprime sulle foto la drammaticità della guerra senza retorica, con uno stile asciutto e neorealista, che emoziona anche a distanza di anni.

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Uno sguardo all’Ungheria… da “La camera sul Danubio”

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Ogni libro ha i suoi odori, sapori e… colori! Il libro di Laszlo Bus-Fekete è sicuramente blu, come le acque del Danubio, come quel senso di intimità che proviene dalla cameretta ammobiliata in cui vivono Joli, Zsuzsa e Agata. Blu perchè la primavera di Budapest è ancora fredda, poi prematuramente calda per ricadere in un tetro autunno. Blu come una giovinezza che sta per esplodere e invece implode lasciando scivolar via i pezzi di sogni irrealizzabili. E se il colore è il blu la musica non può essere che un valzer malinconico che accompagna le disillusioni delle ragazze. La miseria le emargina e ogni tentativo di riscatto si dissolve. L’amore, le porta a legarsi a uomini egoisti, superficiali ed egocentrici che alla fine sceglieranno compagne sicure con un posto nella società. Joli, Zsuzsa e Agata non si arrendono, cercano di vivere di quel poco che ricavano facendo le sarte o correndo dietro a qualche commediografo di provincia nel tentativo vano di farsi notare. Lottano con dignità alla disperata ricerca di una vita migliore che continua a sfuggire dalle mani. Sono perdenti sin dall’inizio e nonostante gli sforzi non avranno la possibilità di cambiare il loro destino. Alla fine, durante una notte di bilanci, dopo aver meditato il suicidio con un tuffo nelle acque del Danubio, sceglieranno la vita. Perché in fondo, anche se monotona e disillusa, è comunque un dono da portare a termine.

Un romanzo da scoprire, una letteratura malinconica e forte allo stesso tempo, una scrittura inarrestabile che traghetta le protagoniste dai sogni iniziali alle sconfitte finali senza nessun pietismo o falso sentimentalismo. Uno scrittore che descrive l’animo femminile con un tratto “vero” senza cadere negli stereotipi dell’epoca, senza abbandonarsi a quelle caricature femminili che hanno invaso le pagine anche di molti capolavori e che hanno sempre mostrato una donna fragile, sottomessa e superficiale. Qui le ragazze hanno delle ambizioni e cercheranno di giocarsi la partita fino alla fine… poi perderanno, ma sapranno di essersi giocate tutte le loro carte! 

Laszlo Bus-Fekete, il cui nome dice probabilmente poco al grande pubblico, ma dalla sua commedia Birthday fu tratto il celebre film di Lubitsch Heaven can wait.

Uno sguardo sull’… UNGHERIA!

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