Non sa resistere al Parmigiano Reggiano: finisce in carcere

parmigiano-reggiano-tuttacronacaIl 57enne romano Franco Valente ha una strana “dipendenza” che l’ha condotto dritto al carcere di Rebibbia. L’uomo, semplicemente, adora talmente il Parmigiano Reggiano dall’aver accumulato 12 condanne per furto e dieci anni di reclusione. L’uomo, ex impiegato delle poste, in dodici anni ha sottratto dai supermercati della Città Eterna centinaia di pezzi del pregiato formaggio. Per lui sempre e solo Parmigiano: ha infatti disdegnato qualsiasi altro prodotto. La prima volta che venne scoperto con “le mani nel formaggio”, il giudice lasciò correre, ma all’ennesimo processo finì agli arresti domiciliari. Dai quali evase… per andare a far nuove scorte del formaggio. Nei market, toglieva i codici a barre riuscendo così a farla franca al momento del pagamento. L’uomo uscirà dal carcere ad aprile.

Nuova truffa a danno dell’italia: kit per fare “parmigiano” e “mozzarella”

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Volete il parmigiano? Ora esiste un kit venduto in Australia, Usa, ma anche in Gran Bretagna (cioè in Europa dove si dovrebbe tutelare il marchio). Il kit poi è facilmente acquistabile online quindi anche in Italia.  Le confezioni, che promettono di ottenere una mozzarella in appena 30 minuti e un parmigiano in appena due mesi contengono recipienti, colini, garze, termometri, piccole presse oltre a lipasi ed altre polveri, e garantiscono di ottenere prodotti caseari ben identificati che sono una chiara contraffazione dei nostri più celebri formaggi. “Un danno economico e soprattutto di immagine incalcolabile che – sostiene la Coldiretti – mette a rischio la credibilità conquistata di prodotti divenuti simbolo del Made in Italy di qualità, grazie al lavoro di intere generazioni di allevatori e casari impegnati a rispettare rigorosi disciplinari”. “Particolarmente grave – continua la Coldiretti – è il fatto che ad essere coinvolta sia una azienda della Gran Bretagna che fa parte dell’Unione Europea e che dovrebbe quindi intervenire direttamente per fermare questo scandaloso scempio”. Tramite questo kit è possibile fare anche una ricotta o un pecorino e falsificare i più famosi formaggi italiani.

I kit per la produzione di parmigiano, come riporta Libero, vengono messi in vendita da una ditta inglese e costano 102,38 sterline, pari a circa 120 euro mentre quello per la mozzarella 25 sterline, pari a 30 euro. Nella confezioni in vendita per i due prestigiosi formaggi a pasta dura è contenuta però anche una piccola pressa da formaggi. Si possono lavorare, con gli ingredienti a disposizione, circa 8 litri di latte per volta e, complessivamente, 40 litri di latte. “La mozzarella – si legge nelle istruzioni – non è il formaggio più facile da fare e richiede un po’ di pratica per perfezionare l’operazione di estensione della cagliata. Se i vostri primi due tentativi sono deludenti – si puntualizza – non fatevi scoraggiare. Sarete ricompensati”. Ad aggravare la situazione, nelle etichette non si fa cenno alla provenienza del latte, se ovino o bovino, che comunque deve essere pastorizzato e lavorato alla temperatura di 37 gradi centigradi. Con dovizia di particolari vengono fornite le istruzioni per la ceratura che non deve essere né troppo leggera né troppo spessa. 

“La contraffazione è un delitto, fa un grande danno ai nostri agricoltori onesti che lavorano duramente”ha affermato il ministro delle politiche agricole Nunzia de Girolamo a margine del Forum di Coldiretti a Cernobbio. “Abbiamo due linee da seguire – aggiunge De Girolamo – la repressione – e quindi ricontattare le autorità locali in modo che l’intervento che è stato fatto sul wine kit venga ripetuto, coinvolgendo anche il ministro degli esteri Bonino e portando il problema nella cabina di regia sull’internazionalizzazione – e poi avviare anche una campagna non solo di promozione ma di aiuto all’internazionalizzazione perché chiaramente dove c’è l’offerta buona viene meno quella cattiva”.

Grillo rischia l’accusa di procurato allarme per il parmigiano alla diossina?

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“Una giornata particolare con il pdl e il pdmenoelle che esultano per l’accensione dell’inceneritore di Parma contro cui il M5S si è battuto usando ogni forma legale. Esultano per le neoplasie future degli abitanti di Parma, per il cibo avvelenato della Food Valley. Chi mangerà in futuro parmigiano e prosciutti imbottiti di diossina? L’inceneritore è inutile e brucerà rifiuti provenienti da ogni dove, ma loro sono contenti”. Immediate arrivano le risposte di Nunzia De Girolamo, ministro delle politiche agricole “Grillo è un incosciente” e del presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi “Grillo evidentemente non conosce la materia”. Il presidente della Copagri Franco Verrascina dice: “crediamo che occorra fare molta attenzione per le potenziali gravissime ricadute economiche e sociali che l’accostare ipotetiche future neoplasie al consumo di Parmigiano o prosciutto potrebbero innescare”. In poche parole Beppe Grillo potrebbe, secondo alcuni, tra cui il quotidiano Il Giornale, anche rischiare l’accusa di procurato allarme per il parmigiano reggiano o il prosciutto alla diossina. La De Girolamo poi sottolinea anche che “l’agroalimentare italiano di tutto ha bisogno tranne che di affermazioni gratuite dai toni apocalittici che rischiano di screditare uno dei comparti più importanti della nostra economia e il duro lavoro dei nostri produttori che hanno saputo conquistare e mantenere in tutti questi anni una posizione di leadership e di grande reputazione internazionale”.

Ma diossina e inquinamento sono problemi drammatici… in altri territori d’Italia come la Terra dei Fuochi tumori e malattie respiratorie sembra che stiano lasciando segni indelebili nella popolazione, anche se non ci sono i dati per mettere in correlazione i due fenomeni. Non sarà il caso di preoccuparsi per Parma, ma prima di gridare solamente alle perdite economiche sarebbe opportuno un’attenta analisi scientifica sui timori lanciati da Grillo e dai M5S. Saranno eccessivi o strumentali, ma su queste cose è meglio non scherzare. Vogliamo seguitare a mangiare e commerciare il prosciutto e il parmigiano, ma in totale sicurezza per noi e per i clienti esteri!

Bufala sulla mozzarella campana e altre truffe alimentari.

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Come difendersi dalle truffe alimentari che stanno invadendo gli scaffali dei supermercati e stanno dilagando nei mercati rionali? E’ difficile la risposta e spesso non può essere univoca. Molto sicuramente dipende dalla professionalità dei commercianti e dai controlli eseguiti quotidianamente sulla tracciabilità e etichettatura dei prodotti alimentari su tutto il territorio nazionale.  Come scoprire la truffa del “made in Italy” quando sulla nostra tavola arrivano insaccati fatti con carne olandese e patate francesi vendute come un prodotto italiano?

Sono la lente delle verifiche ispettive sono cadute 147 aziende ed attività commerciali. Dai supermarket, ai mercati e per finire alla ristorazione i Nac (Nuclei antifrodi carabinieri) hanno individuato prodotti che illecitamente recavano scritte di  qualità DOP/IGP come «Parmigiano Reggiano», «Mozzarella di Bufala Campana», «Cipolla di Tropea» e «Pecorino Toscano».  Inoltre in provincia di Latina sono state tolte dal mercato 65 quintali di paste fresche che indicavano in etichetta l’utilizzo di «Grana DOP» mentre in realtà nei prodotti non veniva utilizzato alcun tipo di formaggio. In provincia di Verbania sono state sequestrate numerose confezioni di preparati alimentari che riportavano, senza la prevista autorizzazione, la denominazione d’origine «Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP».

 L’agropirateria è un danno per l’Italia che da sempre ha fatto del cibo una sua eccellenza e che rischia, anche a livello internazionale, di perdere mercato proprio a causa delle continue truffe che sempre più di frequente emergono sul nostro territorio. Sicuramente la crisi non fa bene neppure al settore alimentare, ma bisogna tutelare quei prodotti che tutto il mondo ci invidia garantendo che l’etichettatura corrisponda pienamente alla qualità e alla denominazione d’origine. 

Ammonterebbe ad oltre 1.600.000 euro il valore del circuito economico illegale individuato, che ha riguardato anche un gruppo di aziende zootecniche dell’agro nocerino-sarnese sottoposte a sequestro perché al centro di un’organizzazione dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e alle truffe sui contributi assistenziali e previdenziali. L’azione di controllo dei Nac di Roma, Parma e Salerno proseguirà nel mese di agosto nelle aree turistiche di maggior affluenza.

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