L’Europa interviene sulla Terra dei Fuochi!

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«Sono lieta di annunciarle che la commissione per le petizioni ha trovato rilevanti le sue denunce e che ha quindi chiesto alla commissione europea di aprire un’indagine sui pozzi nei campi coltivati di Acerra e sulle discariche abusive nei terreni». Questo il comunicato che Erminia Mazzoni, presidente della commissione petizioni del parlamento europeo ha spedito ad Alessandro Cannavacciuolo, leader ambientalista di Acerra. L’Europa quindi – dopo la denuncia firmata da 80 ecologisti in cui si faceva presente che nonostante il divieto comunale di utilizzo dei pozzi contaminati dell’agro acerrano fosse in vigore dal 2005 ma mai rispettato dagli agricoltori – ha deciso di aprire un indagine per appurare responsabilità e danni.

 

De Girolamo-Pascale: botta e risposta da lontano

de-girolamo-tuttacronacaDopo le dimissioni di Nunzia De Girolamo, Francesca Pascale aveva commentato le voci su un possibile ritorno dell’ex ministro in FI dicendo: “De Girolamo ha voltato le spalle a Berlusconi nel momento più difficile. Che segnale sarebbe se lei tornasse nel partito, soprattutto per quelli che sono rimasti in Forza Italia? La verità è che io, se penso a chi ha tradito, provo totale disgusto”. Ma non è stata tenera neanche la risposta della diretta interessata: “Da donna che ama, posso capire le scelte e le reazioni di una compagna, anche quando non nascono da fatti reali. Infatti, non ho sentito Berlusconi né prima né dopo le mie dimissioni da Ministro, come ho dichiarato stamani a Mix24. Da politico però ammetto di provare tristezza verso coloro che si affrettano a commentare il nulla solo per guadagnarsi un posto in Paradiso”. E ancora: “Ho parlato con Berlusconi dopo il mio intervento in aula del 17 gennaio. L’ho detto in tv davanti a milioni di italiani. Non ho paura delle mie azioni, dico quello che penso, qualche volta forse con troppa foga, e non mi sono mai vergognata né ho mai rinnegato la mia storia e il mio affetto verso Silvio Berlusconi”. Ma la Pascale ha lanciato una palla che le “amazzoni” di Berlusconi non si lasciano sfuggire. Tra queste la Biancofiore: “Questo è un pensiero condiviso nei gruppi parlamentari e che intercetta il comune senso di giustizia del popolo azzurro, direi degli italiani in generale. Nulla di personale contro Nunzia De Girolamo, anzi, ma la politica per tornare credibile dovrebbe essere soprattutto di esempio alla società e l’utilizzo del movimento come un autobus sul quale scendere e salire a piacimento non lo è”. Porta chiusa anche da parte della Bergamini: “Ognuno di noi – scrive su Facebook – ha deciso liberamente quale strada prendere e proprio per questo oggi è giusto ricordarlo. La decisione di chi nel momento di massima difficoltà del presidente Berlusconi ha ritenuto di allontanarsene rende oggi evidente l’inopportunità di tornare su passi che hanno lasciato un solco profondo e indelebile in quello che è stato a lungo un percorso comune. Ora più che mai è importante tenere scisse le vie politiche dalla solidarietà personale”. Da parte sua, la Gelmini chiede di tenere separate vicenda personale e politica: “A Nunzia De Girolamo ho espresso la mia solidarietà per il gesto dignitoso compiuto lasciando l’incarico di ministro. Se poi mi si chiede quali conseguenze possono derivarne sul piano dei rapporti politici con Forza Italia, allora la precisazione è d’obbligo: nessuna conseguenza.” Parere che la Rizzotti appoggia: “Condivido la linea politica espressa dal nostro capogruppo in Senato Paolo Romani e le dichiarazioni di oggi sulla stampa di Maria Stella Gelmini. Così come umanamente, da elettrice e da iscritta a Forza Italia, comprendo il pensiero di Francesca Pascale che esprime il sentire di tutti i nostri elettori sul territorio”.

La De Girolamo passa a Forza Italia? La Pascale chiude la porta

de-pascale-tuttacronacaSecondo il Corriere del Mezzogiorno, la first lady di Forza Italia Francesca Pascale non sarebbe proprio convinta dal rientro del ministro nelle fila del partito. “Da quando l’ex ministro ‘Boccia De Girolamo Nunzia’ ha tradito suo padre politico, Silvio Berlusconi, non ho avuto alcun contatto con lei. Le inviai indignata e delusa un lungo sms con il riassunto della sua carriera politica e di tutta la sua trafila il giorno stesso del tradimento e da allora non l’ho più sentita e non ho alcuna intenzione di sentirla in un futuro prossimo”. Dopo aver letto sui giornali di stamane di un possibile ‘rientro’ in azzurro della De Girolamo anche grazie al suo sostegno, Pascale avrebbe precisato con chi ha avuto modo di sentirla in queste ore che non sente l’ex ministro dal giorno in cui ha lasciato Forza Italia e Berlusconi, suo padre politico, per restare al governo per il bene del Paese, come aveva detto la stessa De Girolamo.

La Pascale è durissima con Nunzia e gli alfaniani: «Provai forte indignazione – avrebbe aggiunto – per le sue motivazioni: secondo lei e i suoi compagni di merenda restare al Governo significava volere il bene del paese. Secondo me invece significava da una parte dimostrare l’orgoglio presuntuoso dell’allievo che supera il maestro, e dall’altra seguire i propri interessi personali. Comunque da quel momento ho cancellato il suo numero dalle mie rubriche».

Nessun contatto, dunque, e nessuno sconto da parte della Pascale, che ha un’idea ben precisa sui transfughi del Nuovo Centro Destra: «Gli alfaniani sono stati peggio di Fini: farei fatica a votare la coalizione se all’interno ci fosse il Ncd. Quello che hanno fatto all’Italia e al presidente Berlusconi – avrebbe ribadito commentando le dimissioni – è gravissimo e non deve essere dimenticato: hanno usato l’Italia per i propri interessi personali e hanno accompagnato chi li ha creati politicamente fuori dal Senato».

Il governo perde i pezzi, si dimette la De Girolamo!

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“Voglio salvaguardare la mia dignità”, così il ministro dell’Agricoltura Nunzia De Girolamo ha annunciato le sue dimissioni. Questa la nota con cui il ministro ha reso pubblica la sua volontà di dimettersi su Twitter.

“Mi dimetto da Ministro. L’ho deciso per la mia dignità: è la cosa più importante che ho e la voglio salvaguardare a qualunque costo. Ho deciso di lasciare un ministero e di lasciare un governo perché la mia dignità vale più di tutto questo ed è stata offesa da chi sa che non ho fatto nulla e avrebbe dovuto spiegare perché era suo dovere prima morale e poi politico. Non posso restare in un governo che non ha difeso la mia onorabilità”.

L’annuncio è arrivato 24h dopo la notizia che la Guardia di Finanza e la magistratura hanno aperto un’indagine sulla gestione dei fondi Comunitari  da parte di Agea e del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali. Come scrive La Repubblica:

La Finanza di Roma che, ancora qualche giorno fa, per acquisire documenti, fatture, mandati di pagamento, verbali di gare d’appalto ha bussato alle porte del ministero dell’Agricoltura e dell’Agea, la società controllata al 51 per cento, che ha il compito di erogare proprio i fondi. L’genzia, cioè, dove la De Girolamo ha posizionato alcuni suoi collaboratori. Il sospetto è che per anni, e fino a oggi, un’associazione a delinquere abbia lavorato di nascosto per ingannare l’Unione europea e frodare milioni di euro. Il tema sono i Pac, i contributi destinati a sostenere chi in Italia coltiva la terra e alleva bestiame.

Sul suo sito il ministro aveva già scritto proprio ieri una nota: “L’indagine è in corso da tempo e riguarda vicende che precedono il mio insediamento al Palazzo dell’agricoltura, avvenuto nel mese di aprile 2013”.

Allarme ad Acerra tra i contadini, collina di rifiuti “tossici” di 200 metri

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Allarme tra gli agricoltori che hanno mobilitato gli ambientalisti i quali hanno poi chiamato la forestale in contrada Pagliarone, ad Acerra, per far esaminare una colina di rifiuti lunga 200 metri e alta 6 zeppa di scarti cimiteriali e amianto. La collina è stata sequestrata e si stimano almeno 300mila metri cubi di rifiuti pericolosi o speciali come gli scarti cimiteriali, bare o lapidi, ma anche materiali potenzialmente tossici. La discarica abusiva, utilizzata fino alla notte scorsa si erge tra una serie di frutteti, campi adibiti ad agricoltura e pioppeti. Gli agricoltori poi hanno dichiarato  “se denunciamo ci sparano”.

Tempesta di grandine a Sabaudia e la spiaggia diventa bianca!

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Una vera e propria tempesta di grandine si è abbattuta all’improvviso tra Sabaudia e Priverno. Venti minuti terribili. A terra sono rimasti dieci centimetri di ghiaccio creando notevoli disagi alla viabilità, ma anche danni all’agricoltura ancora tutti da quantificare. Le immagini inusuali che mostrano Sabaudia completamente imbiancata stanno già furoreggiando sui social.

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Il successo dell’Italia… sta in un bicchiere

vendemmia-tuttacronacaItalia batte Francia 45 a 44. Nessuna competizione sportiva: si parla della vendemmia 2013 la cui produzione stimata per il Belpaese è attorno ai 45 milioni di ettolitri a fronte dei 44 dei cugini d’Oltralpe. E’ la Coldiretti a rendere note le cifre e a festeggiare i dati sulle esportazioni che quest’anno segnano “un record storico”, “con un valore delle vendite che raggiunge per la prima volta i 5 miliardi di euro per effetto di un aumento del 9 per cento degli acquisti oltre confine”. La regione che più può alzare i calici è il Veneto, i cui vini occupano in valore una quota pari al 30,8 per cento del totale nazionale, pari a un miliardo 443 milioni di euro del 2012, quota confermata anche per i primi sei mesi dell’anno corrente con oltre 736 milioni di valore di vino esportato. E’ Assoenologi a sottolineare come la regione segna un +5 rispetto all’anno precedente, questo principalmente per merito dell’entrata in produzione di nuovi vigneti. Asso nella manica sembra essere lo spumante italiano la cui domanda, sempre secondo Coldiretti, è cresciuta del 19%.

Drosophilia, il moscerino è all’attacco del Veronese, sale la preoccupazione

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Si chiama Drosophilia e ha scatenato la preoccupazione degli agricoltori. Si tratta di un moscerino nipponico scoperto in Giappone nel 1916 e giunto in Italia nel 2009. Inarrestabile. Ha risalito la Val d’Alpone nel Veronese, e dopo aver flagellato quintali di ciliegie, ora si vuol annidare nei frutteti delle zone collinari, con conseguenze devastanti. Non ha antagonisti naturali, si riproduce in modo vertiginoso e, pur se piccolo, è  capace di distruggere in breve tempo quintali di succosi frutti preferibilmente «rossi». Mirtilli, lamponi, more, fragole, fichi, ma anche pomodori sono a rischio. La Drosophila entra  direttamente nella polpa, depone le uova e lì dà vita alle larve, riducendo il frutto in poltiglia. A lanciare l’allarme è Vanni Stanghellini, tecnico agrario in Val d’Alpone, «Non c’è tempo da perdere, bisogna assolutamente trovare una strategia di lotta per contrastare questo flagello, o quanto meno a contenerli» che poi ha aggiunto Anche nelle Valli Giudicariesi è in atto una strenua lotta alla drosofila», spiega. «Nonostante abbiano adottato una martellante difesa chimica, non sono riusciti a garantire una coltura completamente esente da attacchi di fitofagi».

Intanto ci si appella alla ricerca e alle istituzioni: «Bisogna comunque trovare una strategia in tempi brevi, per evitare che il problema si ripresenti l’anno prossimo, sia essa di carattere agronomico, con esche, reti, ma dalle tecniche praticabili, non impossibili. O di lotta chimica con nuovi prodotti, e all’università di Padova ci sono studi in corso; o di ritorno all’uso del dimethoato, anche in deroga».

Attacco massiccio del moscerino o guerra chimica?

Nube tossica a Sabaudia, intossicazione collettiva da diserbante.

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Erano circa le 22 quando alcune persone che risiedono a Bella Farnia, una frazione di Sabaudia hanno iniziato ad accusare sintomi da intossicazione: nausea, gonfiore agli occhi, vomito, disgusto. Se alcuni casi erano lievi, i malesseri più seri si sono invece verificati lungo la via Diversivo Nocchia dove alcuni abitanti si sono svenuti e hanno avuto problemi respiratori. Sul posto sono arrivate le ambulanze e una  quindicina di persone sono state trasportate al Goretti di Latina. Su posto carabinieri e vigili del fuoco. Si pensa che l’origine del fenomeno sia dovuto all’uso improprio di diserbanti o materiali chimici per l’agricoltura da parte di qualche agricoltore senza scrupoli che abbia prodotto una nube tossica. Ora le forze dell’ordine stanno indagando sull’autore che ha sparso eccessive quantità di pesticidi. Le persone soccorse non sono in gravi condizioni.

 

Grillo rischia l’accusa di procurato allarme per il parmigiano alla diossina?

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“Una giornata particolare con il pdl e il pdmenoelle che esultano per l’accensione dell’inceneritore di Parma contro cui il M5S si è battuto usando ogni forma legale. Esultano per le neoplasie future degli abitanti di Parma, per il cibo avvelenato della Food Valley. Chi mangerà in futuro parmigiano e prosciutti imbottiti di diossina? L’inceneritore è inutile e brucerà rifiuti provenienti da ogni dove, ma loro sono contenti”. Immediate arrivano le risposte di Nunzia De Girolamo, ministro delle politiche agricole “Grillo è un incosciente” e del presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori, Giuseppe Politi “Grillo evidentemente non conosce la materia”. Il presidente della Copagri Franco Verrascina dice: “crediamo che occorra fare molta attenzione per le potenziali gravissime ricadute economiche e sociali che l’accostare ipotetiche future neoplasie al consumo di Parmigiano o prosciutto potrebbero innescare”. In poche parole Beppe Grillo potrebbe, secondo alcuni, tra cui il quotidiano Il Giornale, anche rischiare l’accusa di procurato allarme per il parmigiano reggiano o il prosciutto alla diossina. La De Girolamo poi sottolinea anche che “l’agroalimentare italiano di tutto ha bisogno tranne che di affermazioni gratuite dai toni apocalittici che rischiano di screditare uno dei comparti più importanti della nostra economia e il duro lavoro dei nostri produttori che hanno saputo conquistare e mantenere in tutti questi anni una posizione di leadership e di grande reputazione internazionale”.

Ma diossina e inquinamento sono problemi drammatici… in altri territori d’Italia come la Terra dei Fuochi tumori e malattie respiratorie sembra che stiano lasciando segni indelebili nella popolazione, anche se non ci sono i dati per mettere in correlazione i due fenomeni. Non sarà il caso di preoccuparsi per Parma, ma prima di gridare solamente alle perdite economiche sarebbe opportuno un’attenta analisi scientifica sui timori lanciati da Grillo e dai M5S. Saranno eccessivi o strumentali, ma su queste cose è meglio non scherzare. Vogliamo seguitare a mangiare e commerciare il prosciutto e il parmigiano, ma in totale sicurezza per noi e per i clienti esteri!

In Cina si muore per le scorie chimiche, ma le autorità negano

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In Cina si muore per le scorie chimiche anche a distanza di anni. Per l’esattezza sono 4 anni che l’impianto chimico Xianghe nella cittadina agricola di Zhentou nella provincia cinese dell’Hunan ha chiuso, ma le persone continuano a morire di cancro causato da esposizione a metalli pesanti. Troppe morti e se i giovani cercano di fuggire altrove chi rimane davanti a se a poche speranze di rimanere in vita. Gli agricoltori hanno smesso di vendere i loro prodotti, che in quella zona della Cina, sono l’unica risorsa per vivere da quando l’impianto ha chiuso e molti sono stati licenziati. Quel terreno è inquinato e la pioggia è veleno, come si può vivere a contatto con un inquinamento così massiccio? Naturalmente le autorità locali negano, anzi ribattono che hanno speso 16 milioni di yuan per la pulizia del suolo e hanno fatto sapere che ora la terra è stata bonificata e può essere coltivata di nuovo. Ma la gente non ci crede. Lo scorso anno alcuni abitanti hanno sottoposto un campione di terreno ad una analisi presso un laboratorio privato. I test hanno rivelato un livello di cadmio di 93,8 milligrammi per chilogrammo laddove in base alle norme nazionali i terreni agricoli dovrebbero contenere non più di 0,3-0,6 milligrammi di cadmio per chilogrammo.

Ma i funzionari locali sostengono che tutte le prove addotte sono prive di scientificità. Il governo locale ha offerto un unico risarcimento di 3.800 yuan (circa 400 euro) per tutti i residenti che vivono in un raggio di 500 metri del sito incriminato indipendentemente dal loro stato di salute oltre ad un pagamento una tantum di 1.200 yuan per ogni pezzo da 667 metri quadrati di terreni agricoli di proprietà di abitanti del villaggio. Ma per ottenere tali somme i residenti hanno dovuto firmare un accordo promettendo di non aderire ad eventuali petizioni o proteste.

Pagati per rimanere in silenzio? Morire nell’assoluta indifferenza?

Per capire la gravità del fenomeno basta analizzare la popolazione presente in uno dei tre villaggi quando nel 2004, prima dell’apertura dell’impianto chimico destinato a produrre indio, un metallo utilizzato nei pannelli solari e negli schermi a cristalli liquidi, la popolazione raggiungeva circa le 1000 unità, oggi ne sono rimaste circa 300.

Si iniziò una dura lotta tra le autorità e la popolazione locale, tanto che la notizia non poté essere passata sotto silenzio ed ebbe rilievo nazionale. Nel 2009 l’impianto fu chiuso e allora le autorità furono costrette ad ammettere che alcune persone erano morte di cancro per esposizione a metalli pesanti ma da sempre gli abitanti della zona sostengono che il numero reale delle persone colpite è due o tre volte superiore al numero ufficiale. Ora gli abitanti hanno iniziato a compilare delle proprie liste: ogni volta che muore una persona viene appurata se la morte è stata causata dal cancro e a quel punto viene inserita nella lista.

La Cina naturalmente non vuole ammettere che probabilmente la bonifica che è stata fatta non è stata sufficiente e che i danni dell’impianto si propagano anche a distanza di tempo. Servirebbero davvero interventi risolutivi, ma naturalmente i prezzi potrebbero essere molto elevati e soprattutto far nascere il sospetto che l’industrializzazione cinese è stata pagata soprattutto in termini di vite umane da molti agricoltori che vivevano a ridosso di fabbriche inquinanti. Anche se la Cina ha iniziato un processo di disinquinamento quanti anni occorreranno per bonificare i terreni inquinati? Quante persone moriranno nell’indifferenza? Quanti si cercheranno di far tacere dando un magro contributo e chiedendo in cambio l’assoluta connivenza con questo disastro ambientale?

Shock per frutta e verdura di Fukushima: l’orrore è servito in tavola

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Potrebbe sembrare che qualche scienziato folle si sia divertito a creare nuove specie di frutta e verdura invece sono solo quelle che un blogger ha fotografato due anni fa intorno all’area dell’incidente nucleare di Fukushima. Dai pomodori deformi alle pannocchie unite, fino ad arrivare al mandarino di due colori. Una vera atrocità che lascia percepire il pericolo delle radiazioni sull’agricoltura e sul terreno. Tuttavia c’è anche chi non crede che questa sia un’analisi corretta Timothy Mousseau, un professore di biologia presso l’Università della Carolina del Sud, ha i suoi dubbi. Pur non negando che alcune mutazioni sulle piane ci possano essere state, la correlazione tra le trasformazioni di frutta e verdura come quelle delle fotografie e l’effetto delle radiazioni è ancora tutta da dimostrare.  Intanto la centrale nucleare continua ad avere perdite, l’ultima è di appena qualche ora fa.

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Mangiare è ormai un bene di lusso?

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Secondo gli esperti della Food and Agriculture Organization delle Nazioni Unite (FAO) e dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) nei prossimi 10 anni ci sarà un aumento per i generi alimentari che arriverà anche al 40%. Perché il cibo aumenta? Secondo la Fao e l’Ocse l’aumento sarebbe determinato dalla domanda dei redditi più elevati e dalla difficoltà di crescita delle scorte. Ma con redditi elevati la quota rivolta ai beni alimentari in proporzione diminuisce e si va ad attestare solo su cibi di lusso e non sui cibi di consumo quotidiano. Sembra quindi anomala questa analisi se poi si confronta con la soluzione auspicata dagli stessi esperti che auspicano investimenti in agricoltura. Il dato più importante che emerge  è la conseguente diminuzione della produttività che, nei prossimi anni, arriverà al 20% a causa del degrado dei suoli e della minore disponibilità di terreni. Forse non si sono fatte politiche agricole mirate? Forse l’Europa a suddiviso in maniera discriminante le quote latte? Forse abbiamo diminuito troppo i terreni agricoli a vantaggio dell’industria inquinante? Senza dubbio alcuni errori nel passato sono stati commessi e ora se ne pagano le conseguenze… arriveremo in tempo per un inversione di marcia?

Suini morti nel fiume Huangpu… l’acqua di Shanghai può essere contaminata! Allarme.

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Da sabato pomeriggio sono stati recuperati i corpi di più di 900 suini nel fiume Huangpu di Shanghai. L’allarme era scattato dopo che alcuni maiali morti erano stati visti galleggiare sulle acque. La situazione è grave, si teme un contagio per la popolazione perchè i corpi sono stati avvistati anche nella regione Songjiang, a monte del fiume Huangpu che è da sempre una fonte di acqua potabile per i residenti di Shanghai. L’autorità idrico della città ha lanciato l’allarme, ma immediatamente lo staff presidenziale ha rassicurato la popolazione dicendo che la qualità dell’acqua non è stata colpita. Tuttavia si apprende che l’autorità idrica ha avviato procedure speciali di disinfezione dell’acqua potabile e hanno rafforzato le analisi dell’acqua per monitorare la potabilità ed evitare epidemie.

La commissione dell’Agricoltura di Shanghai sta effettuando analisi anche sui suini morti e sta accertandone la provenienza, ma al momento non ci sono ipotesi che possano spiegare il fenomeno. Tuttavia, dato l’enorme numero di maiali morti, le autorità locali, stanno ancora provvedendo a recuperare i cadaveri dal fiume per evitare ulteriori contaminazioni.

Tsunami sulle banche del cibo Usa!

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Prima la crisi che ha stravolto l’America, oggi la morsa che stritola senza lasciare scampo ricade sulle «banche del cibo». I cittadini più poveri così non hanno più a chi rivolgersi.  La crisi che ha messo in ginocchio questi organi assistenziali prende il nome di “siccità”. Tra 2011 e 2012 la mancanza di precipitazioni  ha segnato il record negli Stati Uniti e ora ricade sui prezzi dei prodotti alimentari. Così si sono svuotati i forzieri delle “food bank” e ora scarseggia il cibo per tutti coloro che non possono permettersi neppure di fare la spesa al discount.

Le food bank operano nell’ambito di un programma federale chiamato «Emergency Food Assistance»: il governo acquista sui mercati, carne, frutta e verdura in eccedenza e la distribuisce alla banche del cibo nella forma di bonus. Così da una parte stabilizza il mercato ed evita cadute dei prezzi, dall’altra funziona come una banca centrale per le «Food bank». Queste ultime operano come filiali, distribuiscono i generi alimentari direttamente ai cittadini bisognosi o li smistano ai centri di assistenza, chiese e ricoveri ad esempio. Ma quando la domanda è elevata come è accaduto tra il 2011 e il 2012 a causa della siccità e dell’aumento della popolazione complessiva, il governo non ha interesse a intervenire.

Così le forniture per le banche del cibo si riducono, mentre queste devono far fronte a una richiesta sempre crescente a causa dell’impoverimento dettato dalla crisi, questa volta però quella finanziaria. Ancor più con l’emergenza causata dall’uragano Sandy che ha ulteriormente compromesso la situazione della banche del cibo nella regione del Nord-est degli Stati Uniti, e oltre che nell’area newyorkese. «Stiamo rimanendo con gli scaffali vuoti», spiega Peggy Taylor, gestore di una «food bank» della One Accord Baptist Church di Martinsville, in Virginia. Racconta che il numero di cittadini che si rivolgono a loro è raddoppiato in un anno a 500, mentre le forniture governative sono crollate da 200 casse di prodotti in scatola ad appena trentadue.

Il dipartimento dell’Agricoltura, che gestisce il programma, ha acquistato nel 2011 circa 235 milioni di dollari di prodotti agricoli destinati alla banche alimentari, contro i 347 milioni dell’anno precedente. E il dato parziale per il 2012 è fermo a poco più di 100 milioni. Un trend inversamente proporzionale a quello della povertà: dal 2008 in alcuni casi la «clientela» delle banche del cibo è triplicata, e solo quest’anno le «food bank» sono state costrette a spendere di tasca propria milioni di dollari, indebitandosi a ritmi insostenibili. Col rischio di assistere, oltre quattro anni dopo, al default di queste istituzioni, una catena di collassi tipo Lehman Brothers alimentari.

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