RIP Laura Pausini… ma è una bufala! E lei risponde con un #VivaLauraPausini

Laura-Pausini-tuttacronacaLe bufale prosperano su Internet e oggi è stato il turno della presunta morte di Laura Pausini. Ha infatti fatto il giro della rete la notizia di un incidente mortale che avrebbe vista coinvolta la cantante. E’ stata lei stessa smentirla con ironia, tramite la sua pagina Facebook:

“Carissimi…ebbene si, sono ancora viva…! ahahhaha chi si inventa ste cose non ha proprio nulla da fare. La cosa che mi fa più impressione è che sono entrata nelle tendenze mondiali perchè mi davano per morta… come minimo vorrei entrare come #VivaLauraPausini”.

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La bufala di Matteo Renzi e i gesti massonici

gesti-massonici-renzi-monti-tuttacronacaMolte sono le foto scattate al neo premier Matteo Renzi in occasione della cerimonia della Campanella con Enrico Letta, gesto che sancisce la tradizionale “consegna” del governo da un premier all’altro. Tra le immagini catturate lo scorso sabato, una in particolare ha colpito l’attenzione della pagina Tu Lo Chiami Dio Ma Io Non Lo Conosco II. Pubblica infatti uno scatto che mette a confronto la posizione delle dita della mano sinistra di Matteo Renzi con la mano sinistra di Giorgio Napolitano, in una foto scattata il giorno del giuramento del governo Letta. L’immagine è apparsa anche su un’altra pagina Facebook, Protesi di complotto, che commenta ironicamente l’idea del gesto massonico: “In effetti non riesco a pensare a problemi più gravi dei gesti massonici, in Italia. Forse giusto l’impennata dei prezzi del bario.” Quel gesto, in effetti, non sarebbe neanche codificato dagli esperti di massoneria come un segnale di riconoscimento come sarebbero, ad esempio, la mano sotto al mento o la mano al nodo della cravatta.

L’incredibile storia del crostaceo gigante, rimasto a digiuno per 5 anni

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Una storia incredibile, che ha quasi il sapore di una bufala, ma che invece ha trovato largo spazio sui media giapponesi, il che potrebbe davvero far credere che si tratti di un caso reale più unico che raro. Un vero e proprio record quello sostenuto da un isopode, un grosso crostaceo, che ha rifiutato per cinque anni ogni tipo di cibo. L’esemplare di “Bathynomus giganteus” di cui stiamo parlando fu catturato nel Pacifico, in acque messicane – sulla costa della Baja California – nell’estate del 2007 e poi da lì fu portato nell’acquario di Toba, in Giappone. L’isopode fu chiamato semplicemente “N.1” e fino al 2 gennaio del 2009, il crostaceo abissale di grandi dimensioni si è nutrito normalmente mangiando pesci morti che fanno aprte della sua dieta abituale. Poi all’improvviso decise di non mangiare, fino al 14 gennaio scorso quando l’animale è stato trovato morto agli addetti dell’acquario. Ora il crostaceo sarà congelato “perché la scienza possa studiare le ragioni di un digiuno così lungo”.

La bufala delle lacrime di Balo per razzismo rimbalza fino alla Casa Bianca!

lacrime-balotelli-tuttacronacaI tifosi napoletani sono stati accusati da un sito quasi ufficiale vicino alla Casa Bianca di aver fatto sgorgare le lacrime a SuperMario nel corso del match dello scorso sabato Napoli-Milan. Le immagini di Balotelli in lacrime sono rimbalzate ovunque e in Rete, per alcune ora, hanno viaggiato i messaggi più duri, che accusano il comportamento razzista dei tifosi napoletani  inondando il sito ufficiale della squadra del Napoli. Alla fine, il club partenopeo si è visto costretto a smentire: nessun coro razzista al San Paolo durante la partita. La domanda è una: come ha fatto la notizia delle lacrime di Balotelli ad arrivare fino in America, da dove sono partiti innumerevoli attacchi per quella che è una bufala, non tanto per le lacrime ma per i cori razzisti? Lo spiega il Corriere della Sera:

Da Twitter a Facebook, parole di fuoco (inviate anche al giocatore partenopeo Inler) con relativi messaggi di autodifesa (soprattutto) da parte di napoletani indignati. Chi ha fatto partire la bufala sulle «lacrime e il razzismo»? Come spesso accade tra i mille incroci dei social network è difficile risalire il filo della corrente. Ci ha messo del suo l’ex giocatore della Juventus Felipe Melo, oggi al Galatasaray di Istanbul, con questo tweet: «Un peccato vedere Balotelli fischiato negli stadi italiani. Doloroso vederlo triste e in lacrime. Forza Mario sei un campione!».

Se sono stati i turchi a cominciare, come ci è arrivata la storia nell’anticamera della Casa Bianca? È vero che Balotelli è uno degli italiani più conosciuti all’estero (come testimoniava qualche tempo fa la copertina di Time magazine) e che la sfida Napoli-Milan è stata vista in tutto il mondo. Ma chi segue in tempo reale «i dolori del giovane Mario» tra i fedelissimi del presidente Usa?

In realtà @TheObamaDiary ha ritwittato un messaggio dell’influente Mona Eltahawy (200 mila follower), giornalista e blogger egiziana con base a New York: «Vergogna Napoli. Non c’è posto per il razzismo nel calcio. Mario Balotelli in lacrime per il dileggio razzista allo stadio San Paolo», così Mona ha commentato un’immagine del giocatore affranto in panchina.

La Eltahawy è un’ascoltata editorialista di politica (appassionata di calcio): nel 2011 al Cairo, dopo essere stata arrestata in piazza Tahrir, è stata rilasciata con le braccia rotte. E ha accusato la polizia di torture. Una blogger battagliera che neanche questa volta batte in ritirata: «Sapete quanto amo Napoli – twitta – Leggete il rapporto su Balotelli e il razzismo redatto dalla Federcalcio italiana» (…)

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Napolitano si fa lo yatch? Per la Marina è una bufala

Sanjir-yatch-tuttacronacaIl suo nome è russo, “Sanjir”, come l’uomo che lo ha fatto costruire prima di finire in mezzo a un mare di guai giudiziari per una presunta evasione fiscale di quasi 2,2 milioni di euro. Per questo l’Agenzia delle Dogane e la Finanza ha sequestrato l’imbarcazione: come spiega il Tirreno, oltre 38 metri di lusso galleggiante in vetroresina costata 12,5 milioni di euro.L’imbarcazione verrà quindi trasferita all’Arsenale di La Spezia, dove gli uomini della Marina Militare dovranno realizzare i lavori di trasformazione per renderla conforme alle esigenze alle quali dovrà fare fronte. L’imbarcazione, infatti, farà anche da indroambulanza, una barca soccorso per recuperare i feriti. Dopo di che, prenderà il posto dell’attuale yacht presidenziale, il 24 metri in legno “Argo”, l’ex nave spia sulla quale hanno viaggiato sia Carlo Azeglio Ciampi che Giorgio Napolitano. La vicenda, com’era prevedibile, ha sollevato molto clamore. Il Giornale scrive: “L’operazione andrà in porto una volta superate le ultime obiezioni sollevate davanti al tribunale di Livorno dai legali di Alexander Besputin, il milionario moscovita che nel 2006, attraverso una società con sede ai Caraibi, aveva incaricato i cantieri navali di Pisa di forgiare la regina del lusso”. Del resto, oltre alle 35 auto di rappresentanza, i 228 milioni l’anno per il funzionamento del Quirinale, i 240mila euro annui di stipendio, forse non si sentiva troppo la mancanza di uno yatch a disposizione del capo dello Stato. Il Giornale, inoltre, aveva sottolineato:

“Che se ne farà il presidente d’un Paese dilaniato da precarietà, disoccupazione e disperazione di un mini transatlantico il cui valore è stimato attorno ai 12 milioni di euro? Lo userà per assolvere funzioni pubbliche. Perché la Repubblica italiana possa continuare a essere degnamente rappresentata anche tra le onde, la vecchia Argo, ex spy boat riconvertita in nave presidenziale e utilizzata sia da Re Giorgio II sia dal suo predecessore Carlo Azeglio Ciampi I, andrà in pensione: coi suoi 24 metri in legno, e il peso di un incendio che nel 2009 ne danneggiò la sala macchine, rischia di non riuscire più a reggere la forza dei mari”.

A stretto giro di posta però, stando a quanto riporta GrNet.it, è arrivata la smentita della Marina: «In merito a quanto riportato in data odierna dal quotidiano “IL GIORNALE”, relativamente al Motor Yacht “SANJIR”, si rappresenta quanto segue:

  • Il Motor Yacht in oggetto, con atto del Tribunale Penale di Livorno, è stato affidato in custodia giudiziale alla MM su proposta del Dipartimento Marittimo di La Spezia “con facoltà d’uso su tutto il territorio nazionale, acque territoriali ed alto mare, per il perseguimento della propria missione istituzionale, con particolare riferimento alla salvaguardia della vita umana in mare ed al controllo e tutela dei cetacei”;
  • Al momento lo SMM sta valutando l’opportunità di una sua eventuale acquisizione per gli scopi di cui sopra;
  • Attualmente non sono programmati, né finanziati, né in atto interventi lavorativi di alcun genere;
  • Eventuali proposte/comunicazioni in merito verso le Superiori Autorità saranno conseguenti alle determinazioni che verranno assunte;
  • Per quanto attiene Nave ARGO l’unità è classificata e normalmente impiegata come “unità servizi vari”, tra i quali rientra il compito di “idro ambulanza”.

Si precisa infine – conclude la nota dello stato maggiore Marina – che nessuna imbarcazione della Marina Militare è stata mai assegnata al Capo dello Stato, né adibita, né proposta come “nave presidenziale” e pertanto le affermazioni riportate nell’articolo, riconducibili alla persona del Presidente, sono destituite di ogni fondamento».

La rissa Facchinetti-Balotelli… nuovi aggiornamenti!

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Rissa sì o no? Oggi arriva il nuovo capitolo sulla “presunta” lite tra Facchinetti e Balotelli che sarebbe avvenuta al Byblos di Milano, lunedì scorso alla quale avrebbe preso parte anche il fratello di Supermario, Enoch. Questo scrive oggi la Gazzetta dello Sport:

Qualcuno ha anche parlato di accanimento verso Balotelli: proprio la Gazzetta, che ha sempre esaltato le sue qualità di calciatore… Con la complicità di molti media compiacenti che non ci hanno interpellato per niente accreditando soltanto la versione della smentita, è partito un linciaggio mediatico su Tiki-Taka (Italia 1) lunedì sera, proseguito su Rtl 102,5 e Radio Kiss Kiss martedì, concluso con un magistrale crescendo da Paola Perego ieri pomeriggio a “La vita in diretta su Rai 1”. Facchinetti ha definito “dopato” il nostro giornalista autore del pezzo, tutti i conduttori hanno esercitato alla perfezione il ruolo di trombettieri del personaggio famoso. “Una bufala” ha concluso ieri pomeriggio con un radioso sorriso la bella Paola.

Ecco perché qui vi ribadiamo che Mario ed Enoch Balotelli erano a un tavolo a fianco di quello di Francesco Facchinetti e alcuni suoi amici e a un certo punto sono volate spinte, calci e pugni, tanto che sono intervenuti 4 (quattro) bodyguard del locale. Una ragazzata, come abbiamo scritto, finita in 5 minuti senza danni. Ma questo non giustifica il patetico tentativo di negare quello che è realmente accaduto. O, peggio, le falsità e gli insulti, a cui la Gazzetta è pronta rispondere in ogni sede. Eravamo in tre domenica sera al Byblos e tutti perfettamente lucidi. Guarda caso lunedì, poco prima che la notizia fosse lanciata sul nostro sito, abbiamo ricevuto più di una telefonata di pressione. “Ma è vero che scrivete un pezzo sulla rissa? Ma dai, non è successo niente…”. Proprio così, una ragazzata. Ma gli insulti sono un’altra cosa (…)

Balotelli festeggia la vittoria… con una rissa in discoteca con Facchinetti?

balotelli-rissa-facchinetti-tuttacronacaStando a quanto riporta Gazzetta.it, la vita notturna di Milano è stata animata da una rissa alla discoteca Byblos a cui avrebbero preso parte Mario Balotelli e Francesco Facchinetti. Stando a quanto riporta, dopo la trasferta a Cagliari, e la vittoria, SuperMario, atterrato alle 20.30 nel capoluogo lombardo con il charter del Milan, si è prima recato a cena con il fratello Enoch e alcuni amici per poi raggiungere la discoteca. Qui, dov’è arrivato a bordo della sua Ferrari F12, avrebbe parcheggiato accanto alla Rolls Royce di Facchinetti. All’interno del locale, poi, le presunte scintille, per motivi sconosciuti, tra il gruppo di amici di Balotelli e quelli di Facchinetti. A smentire la notizia c’ha pensato lo stesso Facchinetti, con dei post in rete:

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L’isola di Gonorrea che nasce in Sicilia… ma non è vero!

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Sul web se ne parla moltissimo: una nuova isola nata nel mar Tirreno che farà parte dell’arcipelago delle isole Eolie in Sicilia. L’isola sarebbe una conseguenza dell’attività vulcanica di cui è soggetta la zona e sarebbe stata chiamata “Gonorrea”, come la malattia sessualmente trasmissibile… ma è solo una bufala! Non c’è nulla di vero, tanto che associata a questa notizia sul web circola una foto che è quella relativa alla nascita di un’isola – nel Novembre scorso – nel cosiddetto “anello di fuoco” a sud di Tokyo in Giappone, a largo del litorale di Nishinoshima. Nulla di vero insomma, anche se la notizia continua a rimbalzare in rete.

La clamorosa notizia: arrivano le Marlboro M, le sigarette con la marijuana

marlboro-m-cannabis-tuttacronacaLa clamorosa notizia arriva dagli Stati Uniti e segue di poco quella sulla legalizzazione della marijuana in Colorato: la Philip Morris, il più grande produttore di sigarette al mondo, ha annunciato che produrrà sigarette alla cannabis. Come si legge su ArticoloTre: verrà  commercializzato  il marchio ” Marlboro M” , nei punti vendita di marijuana con licenza nello stato del Colorado, e nello stato di Washington. Serafin Norcik , Sr. Vice President Phillip Morris ‘ per il Marketing ha dichiarato in un’intervista che il marketing cannabis è ritenuto strategico dall’azienda. Dal momento che solo i prodotti derivati dal tabacco sono attualmente vietati in pubblicità e promozioni negli Stati Uniti , Phillip Morris avrebbe stanziato un enorme budget pubblicitario proprio per promuovere il nuovo ” Marlboro M”. Le azioni Phillip Morris hanno raggiunto il massimo storico a seguito delle notizie sulla  marijuana, con il sito americano “Abril Uno” che ha diffuso la notizia.

Le “Marlboro M”, secondo il sito americano “Abril Uno” – che ha un motto significativo: “Vi teniamo aggiornati” – verranno vendute nei punti di vendita autorizzati, inizialmente in Colorado e lo Stato di Washington, nella costa East. Da un punto di vista legale, si dovrà aspettare il “via libera” delle autorità federali e di quelle statali. Insomma, una notizia eclatante. Poi però cercando maggiori informazioni s’incappa sul sito The Horsemoon Post che spiega:

 La pubblicità delle sigarette è vietata negli Stati Uniti, ma sulla marijuana si aprirebbero scenari interessanti di marketing, visto il campo ampiamente inesplorato. La legalizzazione della marijuana starebbe peraltro sortendo effetti sul recupero sociale dei trafficanti, se verranno confermate le notizie anticipate da dirigenti del gruppo statunitense, secondo i quali sono stati già contattati ex produttori internazionali di droga in Messico e Paraguay, per allacciare interessanti partnership, utili a fare uscire dalla clandestinità economica questi ex criminali, reinserendoli nella società civile attraverso l’organizzazione di una rete di distribuzione legale in tutto il continente americano, da Nord a Sud.

L’avvio della commercializzazione è prevista dal 2015, inizialmente dal Colorado e dallo Stato di Washington, poi in tutti gli Stati Uniti. La notizia – come è immaginabile – ha destato profondo interesse nei consumatori europei, che ora rivendicano il diritto di seguire gli americani in questo processo di legalizzazione.

In effetti, la notizia è scioccante. Tanto scioccante da essere infondata, perché il sito Abril Uno è un sito satirico, che ha voluto ironizzare sul processo di liberalizzazione della marijuana in corso negli Stati Uniti. Non ci sarà alcun pacchetto di “Marlboro M” in commercio e la Phillip Morris non avrà alcun contatto con ex trafficanti di droga messicani e paraguaiani. È una fandonia, ma una fandonia visibile, riscontrabile, verificabile: chi non lo fa scambia l’informazione per un recinto di maiali, in cui ogni grugnito è considerato degno di nota e meritevole di un editoriale. Non è così.

Una  notizia che rimbalza (c’a rimbalza, direbbero a Roma…) dagli Stati Uniti sta mettendo in subbuglio il mondo della finanza, per le enormi ricadute che avrà la decisione della Philip Morris, il più grande produttore di sigarette al mondo, che ha annunciato qualche giorno fa la decisione di sfruttare il nuovo orientamento impresso dalla legalizzazione della marijuana. Con il brand “Marlboro M” sarà prodotta una sigaretta con base la nota “erba” con cui molti usano trastullarsi e tal’altri si curano, sfruttando le note proprietà della marijuana in serissimi procedimenti medici soprattutto in oncologia.

Le “Marlboro M”, secondo il sito americano “Abril Uno” – che ha un motto significativo: “Vi teniamo aggiornati” – verranno vendute nei punti di vendita autorizzati, inizialmente in Colorado e lo Stato di Washington, nella costa East. Da un punto di vista legale, si dovrà aspettare il “via libera” delle autorità federali e di quelle statali.

La pubblicità delle sigarette è vietata negli Stati Uniti, ma sulla marijuana si aprirebbero scenari interessanti di marketing, visto il campo ampiamente inesplorato. La legalizzazione della marijuana starebbe peraltro sortendo effetti sul recupero sociale dei trafficanti, se verranno confermate le notizie anticipate da dirigenti del gruppo statunitense, secondo i quali sono stati già contattati ex produttori internazionali di droga in Messico e Paraguay, per allacciare interessanti partnership, utili a fare uscire dalla clandestinità economica questi ex criminali, reinserendoli nella società civile attraverso l’organizzazione di una rete di distribuzione legale in tutto il continente americano, da Nord a Sud.

L’avvio della commercializzazione è prevista dal 2015, inizialmente dal Colorado e dallo Stato di Washington, poi in tutti gli Stati Uniti. La notizia – come è immaginabile – ha destato profondo interesse nei consumatori europei, che ora rivendicano il diritto di seguire gli americani in questo processo di legalizzazione.

In effetti, la notizia è scioccante. Tanto scioccante da essere infondata, perché il sito Abril Uno è un sito satirico, che ha voluto ironizzare sul processo di liberalizzazione della marijuana in corso negli Stati Uniti. Non ci sarà alcun pacchetto di “Marlboro M” in commercio e la Phillip Morris non avrà alcun contatto con ex trafficanti di droga messicani e paraguaiani. È una fandonia, ma una fandonia visibile, riscontrabile, verificabile: chi non lo fa scambia l’informazione per un recinto di maiali, in cui ogni grugnito è considerato degno di nota e meritevole di un editoriale. Non è così.

– See more at: http://www.horsemoonpost.com/2014/01/25/clamorosa-notizia-dagli-usa-la-phillip-morris-produrra-sigarette-alla-marijuana/#sthash.4AuLhpcU.dpuf

La bufala cinese!

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Sarebbe una bufala la storia dello zio del dittatore della Corea del Nord Kim Jong-Un sbranato dai cani tenuti a digiuno per tre giorni. A rivelarlo sarebbe stato l’Huffington Post Usa ricostruendo la vicenda nei dettagli. Lo zio del dittatore sarebbe stato ucciso con una fucilazione in quanto accusato di essere un traditore. Mentre la Corea del Nord annunciava la morte dello zio del dittatore, la storia parallela dei 120 cani prendeva piede sul web, messa di proposito da Tencent Weibo, il Twitter cinese. E’ stato un ingegnere informatico di Chicago ha individuare la bufala risalendo al post originale che non era altro che un post satirico che poi hanno ripreso tutte le testate del mondo diffondendo un’errata versione della storia!

 

Pesca “miracolosa” nel Golfo di Napoli? La bufala dello squalo

 

squalo_portici-tuttacronacaIl popolo della rete è impazzito davanti all’incredibile notizia: un grosso esemplare di squalo sarebbe finito nella rete di un peschereccio all’opera nel golfo di Napoli e sarebbe poi stato portato sul molo del porto del Granatello a Portici divenando così un’attrazione per le persone della zona.  Qualche anziano è subito corso al banco del lotto per giocare i numeri: 17, il pesce, 69, la pesca in mare e 72, la meraviglia. Peccato che l’immagine del “mostro” condivisa con gran clamore sui social in realtà mostrasse, come sapevano bene i pescatori vesuviani, che si trattava di un comune pesce pavone. Come ha spiegato al Corriere il maresciallo Ferrara della Capitaneria di porto: “Comune, almeno, per lo specchio d’acqua di fronte al vulcano preso dall’entusiasmo qualcuno deve aver postato su Facebook la foto e la cosa ha fatto subito il giro del web. In realtà però quello non era uno squalo bensì un pesce pavone, nonostante le dimensioni e commercializzabile”. Il pesce pavone, lungo circa due metri, presenta alcune somiglianze con lo squalo ma, oltre a essere meno pericoloso, denota molte differenze: la coda più larga (da cui il nome pavone) e la pinna triangolare. E soprattutto il fatto di poter essere facilmente venduto e mangiato senza infrangere alcuna legge. Continua Ferrara: “Ogni due o tre mesi vengono pescati esemplari come questo. Non c’è niente di preoccupante o straordinario se non il giro rapidissimo della bufala sul web”.

Il carciofo che esplode: bufala tra i fornelli?

carciofo-esplosivo-tuttacronacaMaggiori agenzie e quotidiani ne hanno parlato: a Olginate, in provincia di Lecco, una donnaaveva tagliato un carciofo appena acquistato al supermercato e questo era esploso”. Stando alla versione che circolava ieri, la sfortunata acquirente non ferita ma piuttosto spaventata, avrebbe chiamato i carabinieri che, una volta arrivati sul posto, avrebbero constatato come le foglie dell’ortaggio fossero “lesionate e bruciacchiate”.  Una prima spiegazione fornita parlava di una possibile reazione chimica di un fertilizzante. Dopo tanto clamore, tuttavia, la notizia sembra essersi risolta in un nulla di fatto, o almeno in una bufala, come riporta il sito Bufale un tanto al chilo che ridimensiona l’intera faccenda e smentisce la ricostruzione operata da agenzie di stampa e quotidiani: telefonando ai carabinieri di Olginate il sito ha scoperto che sì, è effettivamente successo “qualcosa” al carciofo della signora, ma il tutto sarebbe accaduto in modo molto meno drammatico di quanto descritto:

Il carciofo non è esploso, la signora l’ha acquistato il 17, portato a casa, lavato, e nel mentre si accingeva a tagliarlo il carciofo ha fatto PUFF, e si è come sgonfiato, la signora per nulla preoccupata ha continuato ciò che stava facendo, ha cucinato e mangiato il carciofo e solo il giorno dopo (il 18) ha raccontato il fatto al supermercato da dove l’aveva comperato…il titolare solo allora ha avvertito i carabinieri e l’ASL che hanno potuto ritirare gli altri carciofi per controllare andasse tutto bene

Insomma, ci sarebbe stato del fertilizzante o meglio, di una piccola quantità di fertilizzante rimasta intrappolata in una sacca d’aria formatasi all’interno dell’ortaggio e che sarebbe fuoriuscita nel momento in cui la signora lo ha tagliato. Ma nessuna esplosione o fiammata. Anzi, l’ortaggio sarebbe proprio stato mangiato. Scrive ancora Bufale un tanto al chilo:

Si, le foglie del carciofo DOPO la cottura  forse erano bruciacchiate, ma non per l’esplosione (che non c’è stata) ma perché era stato cotto, e comunque nessuno lo sa, visto che il carciofo è stato comunque mangiato con gusto…non vi erano ordigni di sorta all’interno!

Siani rapinato e ferito… “per bufala”!

siani-bufala-tuttacronacaE’ ribalzata ovunque la notizia che il comico napoletano Alessandro Siani era stato scippato di una catenina al Centro Centro Commerciale Campania di Marcianise e poi ricoverato all’ospedale di Caserta per le ferite riportate nell’azione violenta. In realtà, come ha accertato il Mattino di Napoli, si tratta di una bufala partita da un tweet e poi rimbalzata a valanga sul web nel giro di pochi minuti. Siani, mentre la notizia circolava, si trovava a Bari per lavoro e non aveva subìto alcuno scippo in provincia di Caserta, nè domenica nè sabato.  La stessa direzione del Centro Commerciale Campania di Marcianise si è affrettata a fare chiarezza nel pomeriggio di domenica 1 dicembre.  “Nell’arco dell’intera giornata di sabato 30 novembre, all’interno delle gallerie della nostra struttura, non sono stati segnalati problemi di questo tipo. Non si è verificata alcuna rapina o aggressione, così come confermato dalle forze dell’ordine che operano sul territorio e dallo stesso manager di Alessandro Siani”. La reazione di molti? Hanno interpretato la notizia e hanno giocato i numeri al lotto!

Si evira per depressione, poi va in ospedale ma dimentica il membro

Yang Hu-tuttacronaca

Una storia incredibile quella raccontata dal Daily Mail, tanto che per non essere tacciati di aver tirato fuori la leggenda metropolitana del momento o una bufala da web, il giornale ha corredato l’articolo con una foto che dimostrerebbe quanto l’assenza di amore e la depressione profonda che ne deriva possa portare le persone anche a compiere atti folli come quello del giovane, 26enne, Yang Hu. Il ragazzo, secondo quanto riporta il Daily, avrebbe afferrato un paio di forbici e si sarebbe evirato. Hu soffriva da tempo per la mancanza di una fidanzata e si sentiva molto solo. Dopo la follia avrebbe deciso di recarsi in ospedale, ma arrivato alla struttura di Jiaxing, nella Cina orientale, avrebbe scoperto di essersi dimenticato il membro. Così i medici sono stati costretti ad attendere il recupero, ma quando l’organo sarebbe arrivato ormai era troppo tardi, aveva perso troppo sangue e risultava impossibile un’operazione, quindi addio virilità.

L’Atm di Pisapia… e la bufala del leghista!

pisapia-morelli-tuttacronacaUn tempismo notevole quello del capogruppo della Lega in Comune a Milano, Alessandro Morelli, che ha fatto notare ai suoi concittadini una foto… scattata anni fa. Tutto è iniziato quando il leghista ha messo sull’attenti il popolo di Facebook chiedendo loro di “aspettare il suo segnale”:

atmQuello che andava condiviso non era altro che una foto in cui appare un autobus della linea 90-91 in panne sulla circonvallazione in viale Tibaldi, nel capoluogo lombardo con i passeggeri che scendono e lo spingono. Morelli aggiunge anche la scritta “l’Atm Pisapia” e una foto del primo cittadino in versione tranviere. Peccato che l’immagine risalga al 2008, quando il sindaco di Milano era Letizia Moratti. La svista del capogruppo della Lega, però, è stata segnalata da numerosi utenti che hanno segnalato la bufala.

Ping pong sì… ma con coltelli al posto della pallina!

coltelli-ping-pong-tuttacronacaArriva dalla Svezia un video che sta spopolando in rete facendo sorgere l’amletico dubbio: fake o non fake? Nel filmato si mostra l’abilità di due quantomeno originali giocatori di ping pong che, al posto delle palline, usano degli affilati coltelli da cucina. Un ragazzo alla battuta, una ragazza che riceve, parando i lanci ancora una volta con le palette. I dubbi sorgono a causa della precisione millimetrica dei lanci mentre il sito “tumba ping pong show”, la performance sarebbe stata eseguita da un gruppo di “acrobati” della racchetta.

Licheni e tumore. La scienza finisce nel mirino: inesattezze e bufale

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Oggi il web si riempie di quelle annoverate ormai sotto il nome di “bufala”. Spesso tale epiteto viene gettato in rete con la stessa facilità con cui circolano le vere notizie errate. Sembra quasi che ci sia una “guerra virtuale” tra coloro che mettono sul web notizie pseudo-scientifiche e coloro che prontamente le smentiscono. Ma se da una parte è vero che la divulgazione di alcune notizie a volte si basa su elementi non scientifici o errati, è anche vero che alcuni invece vogliono smentire a tutti i costi notizie che potrebbero essere scomode o sconvenienti e non si soffermano a leggere neppure la discussione nata intorno a determinate tematiche.

Ma forse la colpa non è dell’open access o, meglio, possiamo dire che la responsabilità di alcune divulgazioni non sia solo attribuibile alla possibilità di accesso gratuito alle informazioni, ma piuttosto bisogna verificare come mai sia in atto questa vera e propria “guerra virtuale” tra i presunti autori di bufale e i presunti “puri” antibufale. Se è vero infatti che una bufala può portare lucro e “notorietà” a chi la mette in circolo, non avviene lo stesso per chi sconfessa anche senza vagliare i dati spesso discordanti sull’argomento?

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Non è questo il caso però della bufala scientifica fatta emergere da La Repubblica, che invece sembrerebbe essere stata postata e ripostata anche su autorevoli giornali specializzati e in realtà si basa su uno studio scientifico privo di fondamento, secondo quanto riportato dal quotidiano.

Un autentico Far West fra le riviste accademico-scientifiche online cosiddette open access. I cui contenuti sono cioè disponibili più o meno gratuitamente al pubblico, specializzato o meno. Una situazione in mano al lucro, fatta di tante ombre e pochissime sicurezze, portata alla luce da un’inchiesta basata su uno studio scientifico del tutto privo di fondamento. A firmare sia l’inchiesta che l’operazione sotto copertura, il collaboratore di Science e biologo molecolare John Bohannon. La finta ricerca, dedicata al presunto effetto di alcune molecole estratte dai licheni sulle cellule tumorali, è stata volontariamente costellata di errori elementari. Tanto che qualsiasi recensore “con non più di una conoscenza in chimica da scuola superiore e l’abilità di capire lo sviluppo dei dati” avrebbe dovuto cestinarla in un batter d’occhio. Peccato non sia andata così: negli ultimi otto mesi, fra gennaio e agosto, ben 157 riviste online su 304 hanno accettato di pubblicare la clamorosa bufala scientifica. Spesso senza richiedere alcuna modifica al misterioso autore. La ricerca fittizia architettata dal cronista del magazine è stata infatti respinta da soli 98 comitati scientifici mentre devono ancora rispondere all’appello 49 testate. Di queste, 29 sembrano abbandonate a sé stesse e la restante ventina ha fatto sapere al giornalista di essere ancora in fase di valutazione.

L’inchiesta, pubblicata su Science, non ha lasciato nulla al caso. Bohannon ha realizzato versioni superficialmente diverse dello stesso paper  –  così si chiamano i documenti scientifici che vengono sottoposti all’approvazione delle riviste specializzate  –  pur tenendo fermi i contenuti, le conclusioni e i dati. “Il paper  –  spiega nel suo lungo servizio  –  ha preso questa struttura: la molecola X estratta dalle specie Y di licheni inibisce la crescita delle cellule tumorali Z. Per sostituire queste variabili ho creato un database di molecole, licheni e cellule cancerogene e ho scritto un programma per computer al fine di generare documenti diversi fra loro. A parte queste differenze, il contenuto scientifico di ogni paper è identico”. Il documento contiene in particolare un paio di esperimenti segnati da stravaganti inesattezze: uno è pieno di errori, l’altro, in teoria dedicato ad approfondire come l’uso di quelle molecole renda più sensibili le cellule alla radioterapia, perfino privo di conclusioni. Fra l’altro, Bohannon ha curato nel dettaglio ogni aspetto dell’operazione, visto che ha inoltrato le centinaia di proposte di pubblicazione, al ritmo di una decina a settimana, sotto falsa identità. Ha ideato infatti un ricercatore africano di fantasia, battezzato  Ocorrafoo M. L. Cobange, in forze all’altrettanto fantomatico Wassee Institute of Medicine. Come se non bastasse ha curato anche l’aspetto linguistico, dando al documento  –  grazie a una serie di risciacqui su Google Translate  –  un tono grammaticalmente corretto ma che desse l’idea di un autore non madrelingua inglese. Insomma: c’erano tutti i segnali per sbugiardarlo a una prima e perfino parziale lettura della sua proposta.

Quanto ai destinatari, sono finite nel mirino riviste formalmente dedicate alle scienze farmaceutiche o alla biologia, alla medicina generale e alla chimica. Nomi come European Journal of Chemistry o Journal of International Medical Research. Testate all’apparenza affidabili e spesso legate, a scorrere la catena di controllo, a titanici gruppi industriali come Elsevier,  il più grande editore mondiale in ambito medico, Sage o Wolters Kluwer. E invece spesso contraddistinte da board scientifici piuttosto oscuri, sedi misteriose e magari localizzate nei Paesi del Terzo mondo. Un terzo addirittura in India, che sembra il vero motore di questo genere di business della bufala, o almeno dell’imprecisione. Uffici e persone con cui è difficile entrare in contatto. Se non, questo il dato che accomuna il settore, nel caso del pagamento della tassa di pubblicazione. Quando una ricerca viene ritenuta affidabile e ne viene dunque deliberata la pubblicazione, il ricercatore è infatti tenuto a pagare un obolo che, nel caso di Bohannon, oscilla fra i 150 e i 3100 dollari. D’altronde è il modello finanziario sul quale si regge la Babele della scienza open access: “Dalle umili e idealistiche origini, circa un decennio fa, le riviste scientifiche open access si sono trasformate in un’industria globale, sorretta dalle tasse di pubblicazione richieste agli autori piuttosto che dai tradizionali abbonamenti  –  ha scritto Bohannon  –  molte di queste sono torbide. L’identità e la residenza dei direttori e dei revisori, così come i finanziamenti dei loro editori, sono spesso appositamente oscurati”. In sostanza, mentre le riviste scientifiche tradizionali si affidano a salati e spesso inaccessibili abbonamenti, quelle a libera consultazione vivono di questo scivoloso meccanismo. Che conduce a una facile equazione: più pubblicazioni uguale più guadagni.

“Se fossero finite nel mirino le classiche riviste in abbonamento  –  ha detto David Ross, biologo dell’università della Pennsylvania che più di un anno fa ha dato a Bohannon lo spunto per l’indagine  –  credo fortemente che si sarebbero ottenuti gli stessi risultati. Ma senz’altro l’open access ha moltiplicato questa sottoclasse di riviste e il numero delle ricerche che pubblicano. Tutti pensiamo che la consultazione libera sia un’ottima cosa, la questione è come arrivarci davvero”. Risultati sconfortanti, dunque, dal test: per il 60 per cento dei paper sottoposti al giudizio delle varie riviste non sembra esserci stata infatti alcuna revisione collettiva. In caso di rigetto la notizia può essere magari letta positivamente, ma nei tanti via libera collezionati  –  la regola, non l’eccezione  –  significa davvero che nessuno ha neanche letto lo sconclusionato documento. Anche quando qualche modifica è stata richiesta, ha raccontato il biologo, si è trattato spesso di spicciole questioni di formattazione, modifiche testuali, allungamento dell’abstract o di fornire qualche immagine in più. Appena 36 comitati hanno mosso obiezioni sulla sostanza scientifica della ricerca firmata dal professor Ocorrafoo Cobange.

A volte anche le bufale aiutano a far riflettere…

Facebook-bufala-tuttacronacaSta girando in rete la notizia di un 26enne francese, Antoine Garrot, giovane infermiere di Rennes, che ha deciso di fare un esperimento: essere sincero in Facebook per 24 ore. In quest’arco di tempo avrebbe commentato tutti i post che apparivano sulla sua bacheca dicendo esattamente quello che gli passava per la testa. Bando alla diplomazia quindi e alle gentilezze di rito. La “notizia” è stata fatta girare con tanto d’immagine che ne attestasse la veridicità. Una foto con i cognomi cancellati e le foto oscurate. A quanto si legge, quello che è accaduto in seguito è anche stato “largamente ritrasmesso dalla stampa locale”. Solo che leggendo qualche commento sui blog francesi che hanno riportato la notizia, il sospetto che sia tutta una montatura ad arte viene. Anche perchè di Antoine Garrot sul social blu se ne trovano, ma nessuno si è visto dimezzare le amicizie dopo un’intera giornata di “sincerità”. Quello che fa riflettere è che la foto riproposta più che a “commenti sinceri” fa pensare a offese gratuite (difficile tenersi gli add in questo modo), e nonostante questo fa riflettere. Quanti di noi sui social, ma anche nella quotidianità, riesce ad essere completamente sincero nell’arco di 24 ore? Quanto diciamo agli altri? Quanto ci facciamo conoscere? A partire dai personaggi pubblici che calibrano e studiano ogni parola e foto pubblicata, fino al ragazzino che cerca quanta più approvazione per ricevere “like” e sentirsi accettato dagli altri. E quanto siamo anche sinceri con noi stessi, riconoscendo quali idee e convinzioni ci appartengono e quali invece abbiamo mutuato da altri, magari per quel senso di protezione che ci dona il “sentirci uguali agli altri”?

La bufala dei francesi che scambiano il clitoride per la Yaris

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Le false notizie fanno il giro del mondo, così gran parte della stampa italiana, il 24 settembre, riporta la notizia di un sondaggio secondo il quale l’89% dei francesi confonderebbe il clitoride con il modello di auto della Toyota, ovvero la Yaris.

Ma la fonte da cui ben 6 agenzie di stampa hanno ripreso la notizia era tratta dal sito transalpino di informazioni false e bizzarre Le Gorafi.

Digitaljournal.com, oggi 30 settembre, sottolinea come i giornali italiani non si siano “preoccupati di leggere attentamente l’articolo di Le Gorafi e si siano subito avventurati nel rilanciare la notizia sfidando gli storici rivali in amore”.

Quelle masturbatrici cinesi… che appaiono solo in un film hard!

fake-masturbatrici-cinesi-tuttacronacaIeri la notizia che in Cina sarebbe stato possibile diventare una masturbatrice di professione. Si sarebbe trattato di un’infermiera specializzata che avrebbe guadagnato 1200 euro al mese per masturbare gli uomini che si sottopongono a una terapia. In molti hanno anche detto che una foto, allegata alla notizia e che è rapidamente diventata virale in Facebook, ritraeva invece infermiere che masturbano volontari nella banca del seme di Shangai. La bufala, oggi, è stata svelata: si tratta di uno scherzo del 2008 e costruito sui fotogrammi di un film porno del genere orientale. Già allora i vertici della banca dello sperma di Shangai si erano visti costretti a emettere un comunicato di smentita nel quale hanno specificato  che i volontari svolgono la raccolta da soli, in apposite stanze. Del resto, sottolineano, non sarebbe mai stato permesso di scattare fotografie come quelle apparse in rete: avrebbe significato violare la privacy dei donatori e delle (inesistenti) operatrici.

Bufala sulla mozzarella campana e altre truffe alimentari.

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Come difendersi dalle truffe alimentari che stanno invadendo gli scaffali dei supermercati e stanno dilagando nei mercati rionali? E’ difficile la risposta e spesso non può essere univoca. Molto sicuramente dipende dalla professionalità dei commercianti e dai controlli eseguiti quotidianamente sulla tracciabilità e etichettatura dei prodotti alimentari su tutto il territorio nazionale.  Come scoprire la truffa del “made in Italy” quando sulla nostra tavola arrivano insaccati fatti con carne olandese e patate francesi vendute come un prodotto italiano?

Sono la lente delle verifiche ispettive sono cadute 147 aziende ed attività commerciali. Dai supermarket, ai mercati e per finire alla ristorazione i Nac (Nuclei antifrodi carabinieri) hanno individuato prodotti che illecitamente recavano scritte di  qualità DOP/IGP come «Parmigiano Reggiano», «Mozzarella di Bufala Campana», «Cipolla di Tropea» e «Pecorino Toscano».  Inoltre in provincia di Latina sono state tolte dal mercato 65 quintali di paste fresche che indicavano in etichetta l’utilizzo di «Grana DOP» mentre in realtà nei prodotti non veniva utilizzato alcun tipo di formaggio. In provincia di Verbania sono state sequestrate numerose confezioni di preparati alimentari che riportavano, senza la prevista autorizzazione, la denominazione d’origine «Cipolla Rossa di Tropea Calabria IGP».

 L’agropirateria è un danno per l’Italia che da sempre ha fatto del cibo una sua eccellenza e che rischia, anche a livello internazionale, di perdere mercato proprio a causa delle continue truffe che sempre più di frequente emergono sul nostro territorio. Sicuramente la crisi non fa bene neppure al settore alimentare, ma bisogna tutelare quei prodotti che tutto il mondo ci invidia garantendo che l’etichettatura corrisponda pienamente alla qualità e alla denominazione d’origine. 

Ammonterebbe ad oltre 1.600.000 euro il valore del circuito economico illegale individuato, che ha riguardato anche un gruppo di aziende zootecniche dell’agro nocerino-sarnese sottoposte a sequestro perché al centro di un’organizzazione dedita al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e alle truffe sui contributi assistenziali e previdenziali. L’azione di controllo dei Nac di Roma, Parma e Salerno proseguirà nel mese di agosto nelle aree turistiche di maggior affluenza.

Benvenuti a Mozzarella-Land!

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Countdown Paestum: con l’avvicinarsi dalla tre giorni dedicata alla Mozzarella di Bufala Campana DOP, dal 6 all’8 maggio nella localita’ campana, ‘Le Strade della Mozzarella’ fa tappa a Roma, con una conferenza stampa in uno dei nuovi indirizzi cult per i per i gourmet capitolini, Romeo.

La sezione ‘pizza’ delle Strade della Mozzarella diventa un evento nell’evento per raccontare uno dei prodotti più amati dagli Italiani, e una assoluta protagonista della ristorazione nazionale e internazionale. Tre testimonial d’eccellenza, insieme a Domenico Raimondo e Antonio Lucisano, rispettivamente Presidente e Direttore del Consorzio della Mozzarella di Bufala Campana Dop, hanno infatti presentato il programma del focus interamente dedicato alla pizza. Ed e’ cosi’ che maestri dell’arte bianchi come Franco Pepe, Lello Ravagan e Pierluigi Roscioli, coadiuvati dalla chef Cristina Bowerman, hanno raccontato tre storie differenti di pizza e tradizione, legate da un denominatore comune, la mozzarella, con omaggi allo street food di tradizione romana.

In programma per i giorni 6, 7 ed 8 maggio, ‘Le Strade della Mozzarella, si svolgera’ all’interno della tenuta Le Trabe, a Paestum e vanta un calendario ricco di eventi che si concludera’ proprio con un approfondimento su farine, lieviti, impasti e cotture di uno dei prodotti simbolo della cultura partenopea prima e italiana poi. Tre sessioni specifiche (impasto, farcitura e cottura) ripercorreranno, nell’arco dell’intera giornata, tutta la filiera produttiva della pizza, dal campo di grano sino al forno della pizzeria.

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