Buon San Faustino ai single: per loro la vita è più cara

san-faustino-tuttacronacaDopo la festa degli innamorati, ecco che arriva puntuale anche quella per i single. Ma appartenere al gruppo che celebra San Faustino non è certo una gioia per i portafogli. In Italia sono 7.7 milioni i single e tutti loro, per vivere da soli, si trovano ad affrontare in media un costo superiore del 66% rispettoa quello di un componente di una famiglia tipo. A far emergere un simile dato è un’analisi della Coldiretti, sulla base dei dati Istat, dalla quale si evidenzia che a festeggiare il giorno successivo a San Valentino è quasi un italiano su tre (31 per cento) che vive nelle cosiddette “famiglie unipersonali”. La stessa Coldiretti sottolinea che, per effetto dei profondi mutamenti demografici e sociali che si sono verificati in dieci anni, sono aumentati del 41 per cento gli italiani che vivono da soli. Tutti loro, oltre a fare i conti con la solitudine, si trovano a fare i conti con la difficoltà di far quadrare il bilancio, visto che la spesa media per alimentari e bevande per loro è di 332 euro al mese, il 62 per cento superiore a quella media di ogni componente di una famiglia tipo di 2,3 persone che è di 204 euro. Ancora Coldiretti riporta che per i single l’aumento di costi è più del doppio (101 per cento) per l’abitazione, del 76 per cento per i combustibili e per l’energia e del 29 per cento per i trasporti rispetto alla media per persona di una famiglia tipo. Per quel che riguarda l’alimentazione, spesso i single si trovano ad acquistare quantità maggiori di cibo visto che mancano formati adeguati e che, quand’anche sono disponibili, risultano molto più cari di quelli tradizionali. D’altra parte gli appartamenti e le case piu piccole hanno prezzi più elevati al metro quadro, sia in caso di acquisto che di affitto e usare l’automobile da soli costa di più, come pure riscaldare un appartamento.

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I segni della crisi: in Italia sempre più under 35 vivono con i genitori

bamboccioni-tuttacronacaAll’ultimo Rapporto sulla coesione sociale sono state allegate delle tabelle elaborate in base a dati Istati che hanno rilevato come 6 milioni 964 mila i giovani tra i 18 e i 34 anni vivano con almeno un genitore. Si tratta del 61,2% degli under 35 non sposati. Una percentuale che nel 2012 risulta in crescita di due punti sul 2011. L’indagine ha emergere che è in crescita il numero di under 35 non ancora indipendenti ma che si devono appoggiare ai genitori e che non sono ancora in grado di progettare un futuro. Si tratta di 31mila giovani in più rispetto all’anno precedente, che ancora mangiano e dormono con la mamma e il papà. E soprattutto non sono solo ventenni: se tra i 18 e i 24 anni vivono a casa con i genitori in 3 milioni 864 mila, la cifra non si abbassa più di tanto andando a guardare tra i 25-34enni (3 milioni 100 mila). In altre parole a cavallo tra i 20 e 30 anni chi ancora non si è sposato in quasi la metà dei casi se ne sta con i suoi piuttosto che andare a vivere per conto proprio. Tornando alle percentuali, riferite alle persone celibi e nubili under 35, si scopre come il fenomeno sia più accentuato al Sud (68,3%, pari a 2 milioni 36 mila ragazzi).

Il Veneto commosso per la storia del cervo smarrito

cervo-smarrito-neve-tuttacronacaSono innumerevoli i disagi che negli ultimi giorni stanno piagando il Veneto a causa del maltempo. Ma non sono solo le persone a dover fare i conti con acqua, alluvioni e neve. Anche gli animali si trovano in difficoltà Tra gli altri, anche un cervo che si era smarrito tra la neve di Belluno e che poi ha trovato rifugio nella stalla dell’allevatore Stefano Ghedina, non molto distante da Cortina.  L’animale ora si trova in compagnia di mucche e polli e riceve le attenzioni e le cure necessarie nella stessa azienda il cui fienile è quotidianamente visitato anche da altri trenta capi. Come sottolinea IlMondo:

Un’insolita convivenza tra animali domestici e selvatici dettata dal disagio, ma anche una situazione che fa pensare al valore della presenza delle fattorie a ridosso dei centri abitati e nelle aree marginali in termini di solidarietà e sussidarietà nonostante i problemi di frane e crolli siano costanti. “Agricoltori a presidio di un territorio sempre più fragile – commenta Coldiretti – ma che grazie alle buone prassi e i servizi alla collettività continuano a rimanere una delle poche garanzie di salvaguardia ambientale”. Da circa una settimana, infatti, gli imprenditori di Coldiretti stanno provvedendo con mezzi propri e trattori a sgombrare strade e piazzali degli ospedali oltre che centri di soccorso alpino. Un’attività ritenuta prioritaria quanto l’emergenza di spalare i tre metri di neve sui tetti degli annessi rustici e delle loro abitazioni che fino ad ora han fatto registrare danni ingenti alle piccole cooperative di trasformazione di latte.

Gli italiani, la crisi economica e i cibi scaduti

cibi-scaduti-tuttacronacaLa Coldiretti, dopo aver condotto un sondaggio online tramite il suo sito, ha affermato che il 59% degli italiani, ossia sei italiani su dieci, ha consumato, nell’ultimo anno, cibi scaduti.  Il 34% degli interpellati ha portato in tavola alimenti fino a sette giorni dopo la data di scadenza; il 15% addirittura oltre un mese. Ancora, l’8%, sono andati persino oltre tale limite. Senza contare che, come sottolinea ancora Coldiretti, il 2% degli italiani non controlla mai la data di scadenza. Il consumo di prodotti alimentari oltre la data di scadenza puo’ esporre a rischi rilevanti per la salute o nel migliore dei casi significa portare in tavola alimenti che hanno perso le proprie caratteristiche di gusto o aroma, ma anche nutrizionali. Secondo l’organizzazione, ”Si tratta di una tendenza preoccupante che conferma gli effetti negativi della crisi sulla qualità dell’alimentazione degli italiani che hanno dovuto tagliare la spesa, ridurre gli acquisti di alimenti indispensabili per la dieta e rivolgersi a prodotti low cost che non sempre offrono le stesse garanzie qualitative”. Affermazione confermata dai dati, con gli acquisti di frutta e verdura che nel 2013 sono scesi al minimo da inizio secolo con le famiglie che hanno messo nel carrello appena 320 chili di ortofrutta nel corso del 2013, oltre 100 chili in meno rispetto al 2000 mentre il 16,8 per cento degli italiani non possono permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni. L’organizzazione agricola sottolinea ancora che ad aumentare sono solo le vendite di prodotti alimentari low cost nei discount, le uniche strutture di vendita a segnare un aumento nel corso del 2013 (+1,7 per cento) mentre le gli acquisti alimentari degli italiani scendono complessivamente del 3,9 per cento.

E i maiali raggiungono il Parlamento…

maiale-parlamento-tuttacronacaIeri la Corte Costituzionale ha bocciato la legge elettorale soprannominata “Porcellum” perchè incostituzionale e oggi, caso o coincidenza cercata, hanno fatto la loro apparizione davanti a Montecitorio i maiali. L’occasione è la manifestazione degli allevatori di suini di tutte le regioni, che hanno portato decine di maiali davanti al Parlamento. L’iniziativa, organizzata dalla Coldiretti nell’ambito della mobilitazione “La battaglia di Natale: scegli l’Italia” ha per scopo il chiedere alle istituzioni di “adottare” gli animali per salvare le stalle italiane e combattere le imitazioni che fanno concorrenza sleale ai produttori italiani.

Sfidano il freddo per dire STOP al FALSO MADE IN ITALY!

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Non li ha fermati neppure il freddo, la Coldiretti con le mantelle gialle sfida anche le temperature rigide per far arrivare la loro voce dalla frontiera del Brennero a Roma. Il messaggio è chiaro: “No al falso cibo Made in Italy”. La mobilitazione «La battaglia di Natale: scegli l’Italia» è iniziata e vuole difendere il settore dalle importazioni di bassa qualità spacciate come italiane.

Nell’area di parcheggio «Brennero» al km 1 dell’autostrada del Brennero – direzione sud (Austria-Italia) scelta come campo base della protesta, con tanto di megatenda per preparare pasti e bevande calde, ci sono trattori e decine di pullman che nella notte hanno portato al valico gli imprenditori agricoli provenienti da tutta Italia.

I tir sono stati bloccati dagli agricoltori che personalmente si sono  schierati attorno al tracciato stradale e hanno iniziato a fermare i camion per sapere quale merce arriva e dove va a finire, mentre sono sollevati cartelli, indirizzati agli automobilisti in transito, per chiedere di sostenere la proposta di etichettatura obbligatoria per tutti i prodotti alimentari. Gli striscioni sono piuttosto espliciti: «615mila maiali in meno in Italia grazie alle importazioni alla diossina dalla Germania», «1 mozzarella su 4 è senza latte», «Il falso prosciutto italiano ha fatto perdere il 10% dei posti di lavoro», «Fuori i nomi di chi fa i formaggi con caseine e cagliate».

Cosa mangiamo? I nostri cibi per circa un terzo cioè il 33% vengono confezionati con materie prime straniere e poi esportate  con il marchio Made in Italy, con i consumatori che peraltro sono all’oscuro di tutto ciò. Questo è il dato che emerge dal dossier presentato dalla Coldiretti nell’ambito della mobilitazione che l’organizzazione agricola sta svolgendo al valico del Brennero contro le importazioni di bassa qualità spacciate come italiane. «Gli inganni del finto Made in Italy sugli scaffali – denuncia il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo – riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani ma fatti con maiali allevati all’estero. Inoltre tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro sono stranieri senza indicazione in etichetta; oltre un terzo della pasta è ottenuta da grano non coltivato in Italia e la metà delle mozzarelle sono fatte con latte o addirittura cagliate straniere».

La presenza di ingredienti stranieri nei prodotti alimentari realizzati in Italia – spiega Coldiretti – è dovuta alla ricerca del rifornimento a basso costo e senza preoccupazioni per le conseguenze sulla salute: perciò finisce nel piatto dal concentrato di pomodoro cinese all’olio di oliva tunisino, dal riso vietnamita al miele cinese. Solo nell’ultimo anno – cita tra i vari esempi l’organizzazione agricola – sono scomparsi in Italia 615mila maiali per lasciare spazio alle importazioni di carne do bassa qualità dall’estero. «È anche necessario – conclude il presidente Moncalvo nel richiedere la completa attuazione delle leggi sulla etichettatura obbligatorie d’origine – che sia resa trasparente l’indicazione dei flussi commerciali con l’indicazione delle aziende che importano materie prime dall’estero, venga bloccato ogni finanziamento pubblico alle aziende che non valorizzano il vero Made in Italy dal campo alla tavola e diventi operativa la legge che vieta pratiche di commercio sleale, tali da permettere di pagare agli allevatori e agli agricoltori meno di quanto spendono per produrre».

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La crisi getta un italiano su 5 al freddo e al gelo

riscaldamento-tuttacronacaL’inverno ha bussato alle porte degli italiani e ora scatta il nuovo allarme, lanciato dalla Coldiretti sulla base dei dati Istat. A causa della crisi, è quasi raddoppiato il numero di italiani che si trova in condizioni di disagio tali da dover soffrire il freddo. E così non solo tornano in voga stufe e camini, ma anche cresce il numero dei furti di legna.  E’ il 21.2% degli italiani, più di 1 su 5 quindi, che lamenta di non potersi permettere di riscaldare adeguatamente la propria abitazione. All’inizio della crisi, nel 2007, a vessare in simili condizioni era il 10,7%.  Tra crisi e presso insostenibile dei combustibili, sono infatti sei milioni le stufe e camini pronti ad accendersi sul territorio nazionale, con un aumento record delle importazioni di legna da ardere: + 15% nei primi sette mesi del 2013 rispetto allo scorso anno. Vista una simile escalation, stima la Coldiretti, il nostro Paese è diventato il primo importatore mondiale e in tutto il 2013 saranno importati circa 3,5 miliardi di chili di legna da ardere per garantire il caldo nelle case degli italiani. Una tendenza dovuta in parte alla riapertura dei camini nelle vecchie case ed alla costruzione di nuovi ma anche ad una forte domanda di tecnologie più innovative nel comparto delle stufe a legna, delle caldaie e pellets. E sempre la Coldiretti sottolinea anche come sono aumentati anche i furti di legna tanto che il Corpo forestale parla di nuova realtà criminale con più di 800 illeciti penali, 20 arresti, e 4.000 illeciti amministrativi rilevati nel 2012 per un importo di oltre 3 milioni di euro ma con sensibili incrementi quest’anno. Sul territorio nazionale sono presenti 10 milioni e 400 mila ettari di superficie forestale, in aumento del 20 per cento negli ultimi 20 anni, di cui viene utilizzato meno del 15% della ricrescita annuale a fronte di un 65% ad esempio della Germania.  Con una più corretta gestione delle foreste può essere prelevata, quasi senza alterarne la sostenibilità, una quantità di 23,7 milioni di tonnellate/anno di combustibile che riduce i consumi attuali di petrolio di ulteriori 5,4 milioni di tonnellate. La Coldiretti conclude quindi spiegando che appare evidente l’importanza di rilanciare la gestione dei boschi che, oltre alle valenze economiche, territoriali, sociali e paesaggistiche avrebbe anche un impatto ambientale.

Ancora “pane tossico”: sequestrati 9 forni a Napoli e provincia

pane-tossico-tuttacronacaAncora “pane tossico” in Campania, tra Napoli e provincia. Dopo il blitz dello scorso ottobre durante il quale i carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno sequestrato 17 forni e depositi di prodotti, oltre a 3,2 tonnellate di pane “illegale”, ora sono stati sequestrati altri 9 forni e diversi quintali di pane. Ancora una volta, si trattava di forni abusivi con condizioni igieniche precarie e scarti di rifiuti. “E noi li ringraziamo – commenta il presidente dei panificatori campani dell’Unipan, Mimmo Filosa -. Il pane tossico della camorra avvelena più del cibo contaminato della Terra dei fuochi”. Il leader degli ecorottamatori campani Verdi, Francesco Emilio Borrelli, aggiunge: “Questo pane avvelena di più perché lo mangiamo tutti e tutti i giorni e rischia di generare tumori. Ed è prodotto in condizioni igieniche allucinanti”. Filosa e Borrelli sottolineano ancora: “Infatti viene cotto in forni con scarti di rifiuti legnosi, legno verniciato e pieno di chiodi, addirittura in alcuni casi anche con quello delle bare. Come per tutti i legnami trattati, compresi i gusci di nocciola, le sostanze tossiche delle tinture presenti sul legno, con il calore si sciolgono e si trasformano in resine che si depositano sulle pareti del forno. Poi con le altissime temperature di cottura, la resina velenosa e cancerogena si scioglie nuovamente e viene assorbita da pane, pizze e dolci e finisce nelle nostre tavole per poi essere mangiata generando in diversi casi gravi malattie anche di carattere tumorale”. “Mentre le coltivazioni tossiche nell’area della Terra dei fuochi – concludono – per fortuna rappresentano una minima parte del mercato ortofrutticolo regionale, la criminalità gestisce la produzione e la vendita di circa il 50 per cento del pane in provincia di Napoli con una posizione di quasi monopolio il sabato e la domenica. Attualmente sono circa 1500 i forni abusivi presenti sul napoletano che i carabinieri gradualmente stanno smantellando”.

Gli italiani non ce la fanno! Il 37% chiede aiuti economici ai genitori

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La famiglia come principale ancora di salvataggio in questa burrasca che è la crisi economica che affligge l’Italia. A rivelarlo è Coldiretti secondo la quale il 37% degli italiani si è visto costretto a rivolgersi ai genitori per un aiuto economico. Il 14% ha preferito chiedere ai parenti mentre l’8% si è fatto aiutare dagli amici. Per quel che riguarda le banche, ha ricevuto richieste dal 14% degli italiani in difficoltà, questo a causa di costi elevati, mancanza di garanzie o per altri ostacoli opposti all’accesso al credito. Sempre secondo l’indagine, se appena il 45% dei nostri concittadini riesce a far fronte appena alle spese, ben il 10% delle famiglie non arriva a fine mese. Un 42% degli italiani, tuttavia, riesce a salvare qualcosa del reddito mensile e ad alimentare il risparmio familiare. Tutto questo porta a un netto calo dei consumi, con il 68% degli italiani che ha ridotto la spesa o rinunciato all’acquisto di nuovi capi d’abbigliamento, il 53% che evita spese per viaggi e vacanze e il 52% per la tecnologia. Anche la vita sociale ne risente, con il 49% che rinuncia a bar, discoteche o ristoranti nel tempo libero. Inoltre il 42% preferisce rinviare la ristrutturazione della casa, il 40% non cambia l’auto o la moto mentre un 37% risparmia sull’arredamento. Tagli anche per quel che riguarda la cultura e lo sport: alle prime attività ha detto addio il 35%, alle seconde il 29%.

Gli aeroplanini radiocomandati stressano le pecore

pecorelle-stressate-tuttacronacaPecore stressate in Toscana. La Coldiretti di Massarosa, in Versilia, provincia di Lucca, sostiene che le oltre mille pecore dei pastori residenti nella zona di Pioppogatto non riescono più a pascolare tranquille. Questo a causa dell’intenso traffico di aeroplanini radiocomandati nella zona. Proprio qui, infatti, sorge un campo volo per deltaplani e parapendii.

Il successo dell’Italia… sta in un bicchiere

vendemmia-tuttacronacaItalia batte Francia 45 a 44. Nessuna competizione sportiva: si parla della vendemmia 2013 la cui produzione stimata per il Belpaese è attorno ai 45 milioni di ettolitri a fronte dei 44 dei cugini d’Oltralpe. E’ la Coldiretti a rendere note le cifre e a festeggiare i dati sulle esportazioni che quest’anno segnano “un record storico”, “con un valore delle vendite che raggiunge per la prima volta i 5 miliardi di euro per effetto di un aumento del 9 per cento degli acquisti oltre confine”. La regione che più può alzare i calici è il Veneto, i cui vini occupano in valore una quota pari al 30,8 per cento del totale nazionale, pari a un miliardo 443 milioni di euro del 2012, quota confermata anche per i primi sei mesi dell’anno corrente con oltre 736 milioni di valore di vino esportato. E’ Assoenologi a sottolineare come la regione segna un +5 rispetto all’anno precedente, questo principalmente per merito dell’entrata in produzione di nuovi vigneti. Asso nella manica sembra essere lo spumante italiano la cui domanda, sempre secondo Coldiretti, è cresciuta del 19%.

Castagna in crisi? Diminuisce la produzione nelle Marche

castagna-tuttacronacaE’ la Coldiretti che lancia un allarme che riguarda le Marche dov’è crollata la produzione di castagne. Le stime prevedono per quest’anno un raccolto più che dimezzato rispetto a quello del 2011 e che dovrebbe attestarsi sotto i 3mila quintali. Il calo non è tanto imputabile alle condizioni meteo, che comunque hanno ritardato la maturazione di circa 10-15 giorni, quanto alla grandine e agli attacchi del cinipide del castagno, l’insetto proveniente dalla Cina che sta distruggendo gli alberi, aggrediti anche dal mal d’inchiostro, un fungo che prende di mira il fusto e le radici. Ma non sono solo le Marche a lamentare il fenomeno che, al contrario, si dirama lungo il territorio nazionale. Nei primi sette mesi del 2013 le importazioni sono cresciute del 20 per cento, importazioni che erano già raddoppiate l’anno scorso rispetto al 2011 e quasi triplicate rispetto il 2010. Il rischio è che per la mancanza di un sistema trasparente di etichettatura le castagne importate vengano spacciate come nazionali mettendo a rischio anche le produzioni nazionali sopravvissute fino ad ora. Il consiglio che Coldiretti impartisce, vista la situazione, è rivolgersi agli agricoltori di Campagna Amica o recarsi alle sagre in programma in questi giorni sul territorio regionale dove è possibile fare buoni acquisti di alta qualità, oppure rivolgersi alle imprese agricole.

Il suo forno aveva i sigilli: li toglie e riprende a sfornare pane

pane-abusivo-tuttacronacaIl suo era uno dei tanti forni sequestrati la scorsa domenica, ed era la seconda volta che incappava in una simile misura, ma  V.G., 50 anni, di Casandrino, nel Napoletano, ha riaperto il suo esercizio e si è rimesso al lavoro. I carabinieri, accortisi di quanto accaduto, sono intervenuti in via Annunziata, in pieno centro storico, ed hanno provveduto a chiudere nuovamente il forno e sequestrato 120 kg di pane già sfornato, oltre a una cinquantina di chili d’impasto. I militari hanno riscontrato le stesse pessime condizioni igienico-sanitarie della volta precedente, con tante pedane di legno, impregnate di vernice e altre sostanze oleose.  Questa volta per titolare è scattata la denuncia oltre che per panificazione abusiva, anche per violazione di sigilli e, in quanto custode giudiziario, anche per violazione degli obblighi della custodia.

Pane “illegale”: sequestrate 2.3 tonnellate nel Napoletano

pane-napoli-tuttacronacaI carabinieri del comando provinciale di Napoli hanno sequestrato 17 forni e depositi di prodotti, oltre a 3,2 tonnellate di pane “illegale”, nel corso di un blitz contro la panificazione illegale e a tutela della sicurezza alimentare. In alcuni forni è anche stata rinvenuta legna verniciata e con chiodi. Nel mirino dei carabinieri sono finiti i venditori abusivi che, soprattutto la domenica, commerciano lungo le strade, i negozi di alimentari e anche i supermercati. Una cinquantina sono state le persone denunciate per inosservanza alle discipline inerenti all’igiene e alla produzione e commercializzazione dei prodotti. Ma molte sono state anche le sanzioni amministrative comminate che, finora, ammontano a circa 40mila euro. Per quel che riguarda i forni sequestrati, abusivi e in condizioni igeniche pessime, si trovano a Frattamaggiore, Arzano, Pomigliano d’Arco, Sant’Anastasia, Acerra, Brusciano, Castello di Cisterna, Giugliano in Campania, Villaricca, Sant’Antimo, Somma Vesuviana e Torre Annunziata. A Napoli, in quartiere della sanità, è stato invece scoperto un deposito abusivo: qui le pagnotte venivano conservate infrangendo le norme igenico sanitarie. Il pane era destinato a clienti ignari, tra cui anche alcuni ristoratori della zona. Secondo quanto emerso da un’indagine della Coldiretti, che ha utilizzato come base l’attività svolta svolta dai carabinieri dei Nas dal 2007 al 2013, a causa della crisi sono aumentate le frodi alimentari con un incremento del 170% del valore di cibi e bevande sequestrate perché adulterate, contraffate o falsificate. Nei primi nove mesi del 2013 sono stati sequestrati beni e prodotti per un valore di 335,5 milioni di euro soprattutto con riferimento a prodotti base dell’alimentazione come carne (24%), farine pane e pasta (16%), latte e derivati (9%), vino e alcolici (8%), ma anche in misura rilevante alla ristorazione (20%).

McDonald’s chiama Italia: arriva l’hamburger alla Chianina

mcdonalds-chianina-tuttacronacaAl Forum dell’alimentazione di Coldiretti a Cernobbio, è stata presentata la nuova proposta di McDonald’s: un panino con l’hamburger a base esclusivamente delle pregiate carni Piemontese e Chianina. La nuova specialità è frutto della partnership con Inalca del Gruppo Cremonini e con Coldiretti (i cui allevatori riuniti nella Filiera agricola italiana garantiranno la carne certificata). Quello che prevede l’accordo è la fornitura di carne di alta qualità e proveniente dagli allevamenti italiani di vitelloni di queste due razze autoctone del Centro e del Nord Italia. L’attesa non sarà lunga: già il 13 novembre, infatti, sarà possibile assaggiare i nuovi panini. Ha spiegato il presidente della Coldiretti Sergio Marini: “L’accordo per noi rappresenta una occasione per far conoscere anche ai più giovani la straordinaria qualità delle carni delle razze autoctone italiane che sono un patrimonio di biodiversità, di sicurezza alimentare e di valori nutrizionali, unici ed esclusivi del nostro Paese” . L’amministratore delegato di McDonald’s Italia, Roberto Masi, ha poi aggiunto: “McDonald’s ha iniziato nel 2008 un percorso di valorizzazione dei prodotti italiani, ma è la prima volta che utilizziamo per i nostri hamburger carne chianina e piemontese. La volontà è quella di far assaggiare due grandi eccellenze a tutti gli italiani, grazie ai nostri prezzi accessibili e alla capillarità dei nostri ristoranti”. Ha osservato infine Luigi Scordamaglia, ad di Inalca: “Il nostro Gruppo è particolarmente orgoglioso di poter in questo modo contribuire al riconoscimento delle eccellenze italiane sui mercati nazionali ed internazionali ed alla valorizzazione del lavoro non semplice degli agricoltori italiani”.

Nuova truffa a danno dell’italia: kit per fare “parmigiano” e “mozzarella”

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Volete il parmigiano? Ora esiste un kit venduto in Australia, Usa, ma anche in Gran Bretagna (cioè in Europa dove si dovrebbe tutelare il marchio). Il kit poi è facilmente acquistabile online quindi anche in Italia.  Le confezioni, che promettono di ottenere una mozzarella in appena 30 minuti e un parmigiano in appena due mesi contengono recipienti, colini, garze, termometri, piccole presse oltre a lipasi ed altre polveri, e garantiscono di ottenere prodotti caseari ben identificati che sono una chiara contraffazione dei nostri più celebri formaggi. “Un danno economico e soprattutto di immagine incalcolabile che – sostiene la Coldiretti – mette a rischio la credibilità conquistata di prodotti divenuti simbolo del Made in Italy di qualità, grazie al lavoro di intere generazioni di allevatori e casari impegnati a rispettare rigorosi disciplinari”. “Particolarmente grave – continua la Coldiretti – è il fatto che ad essere coinvolta sia una azienda della Gran Bretagna che fa parte dell’Unione Europea e che dovrebbe quindi intervenire direttamente per fermare questo scandaloso scempio”. Tramite questo kit è possibile fare anche una ricotta o un pecorino e falsificare i più famosi formaggi italiani.

I kit per la produzione di parmigiano, come riporta Libero, vengono messi in vendita da una ditta inglese e costano 102,38 sterline, pari a circa 120 euro mentre quello per la mozzarella 25 sterline, pari a 30 euro. Nella confezioni in vendita per i due prestigiosi formaggi a pasta dura è contenuta però anche una piccola pressa da formaggi. Si possono lavorare, con gli ingredienti a disposizione, circa 8 litri di latte per volta e, complessivamente, 40 litri di latte. “La mozzarella – si legge nelle istruzioni – non è il formaggio più facile da fare e richiede un po’ di pratica per perfezionare l’operazione di estensione della cagliata. Se i vostri primi due tentativi sono deludenti – si puntualizza – non fatevi scoraggiare. Sarete ricompensati”. Ad aggravare la situazione, nelle etichette non si fa cenno alla provenienza del latte, se ovino o bovino, che comunque deve essere pastorizzato e lavorato alla temperatura di 37 gradi centigradi. Con dovizia di particolari vengono fornite le istruzioni per la ceratura che non deve essere né troppo leggera né troppo spessa. 

“La contraffazione è un delitto, fa un grande danno ai nostri agricoltori onesti che lavorano duramente”ha affermato il ministro delle politiche agricole Nunzia de Girolamo a margine del Forum di Coldiretti a Cernobbio. “Abbiamo due linee da seguire – aggiunge De Girolamo – la repressione – e quindi ricontattare le autorità locali in modo che l’intervento che è stato fatto sul wine kit venga ripetuto, coinvolgendo anche il ministro degli esteri Bonino e portando il problema nella cabina di regia sull’internazionalizzazione – e poi avviare anche una campagna non solo di promozione ma di aiuto all’internazionalizzazione perché chiaramente dove c’è l’offerta buona viene meno quella cattiva”.

La tassa in tavola… ecco pronto il pesce fritto!

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Lo denuncia la Coldiretti:

Senza interventi normativi, infatti, scatterà una norma, introdotta furtivamente nella Finanziaria del dicembre 2006 dal governo Prodi, che moltiplica per mille gli attuali canoni demaniali per gli impianti (sostanzialmente le gabbie a mare dove vengono tenuti ad ingrassare i pesci). E visto che le imprese del settore non avranno altra strada che chiudere i battenti, o migrare. i pescatori (o meglio allevatori del mare), come estremo gesto di protesta hanno pensato di incatenarsi alle strutture in mare aperto per tentare di sventare il boom insostenibile dei canoni demaniali marittimi.

Sempre secondo la Coldiretti:

La tassa sul fritto di pesce – secondo le stime della Coldiretti – per come è stata impostata probabilmente costringerà le imprese di acquacoltura italiane a chiudere i battenti. Condannando così un settore – che vale oggi circa 400 milioni di euro di fatturato complessivo – a morte certa e lasciando mano libera ai grandi operatori internazionali che possono piazzare le gabbie di accrescimento in acque territoriali meno esose fiscalmente. La protesta – promossa da Coldiretti Impresa pesca nel Golfo di Alghero, in Sardegna – ha il volto di un imprenditore, Mauro Manca, titolare di un impianto di acquacoltura che giorni fa si è letteralmente incatenato a una delle gabbie per l’allevamento del pesce, a un km e mezzo dalla costa.

In definitiva sedersi a un ristorante e mangiare un piatto di pesce fritto diventerà davvero un lusso tra l’Iva che aumenta e le tasse “nascoste” che ricadono sui consumatori.

L’Aquila Made In, quando i prodotti del territorio arrivano in America

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Vino, olio, legumi, zafferano, tartufo,dolci, mieli, marmellate e pasta pronta, cucinata secondo la migliore tradizione regionale il tutto pronto per essere imbarcato sul primo aereo diretto in America. Sono una ventina le aziende agroalimentari, aderenti al marchio “L’Aquila Made In”, che distribuiranno i loro prodotti sul mercato statunitense, grazie alla società “Cortellessa e Telli”, promotrice di una catena di punti vendita solidali in America. Una vetrina di eccezione per le imprese alimentari aquilane e per il rilancio della città colpita dal sisma del 2009.

“L’associazione L’Aquila Made In, a cui hanno aderito Confindustria, il Consorzio per lo Sviluppo del Nucleo Industriale, Confcommercio, CNA, Coldiretti e One Group”, dichiara il presidente, Lorenzo Di Marzio, “è sorta nel 2011 allo scopo di favorire la ripresa economia del territorio nella fase post-sisma, creando un marchio collettivo che potesse identificare i prodotti tipici locali e favorirne la promozione e la diffusione sui mercati internazionali. L’accordo con la società newyorkese è frutto di mesi e mesi di lavoro e incontri con i produttori e gli importatori americani e asiatici”.

Si alza ancora il prezzo del latte, nuovo record a 51,55 cent al litro

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Lo denuncia la Coldiretti che rileva un aumento del latte del +25% rispetto allo scorso anno che arriva a toccare i 51,55 centesimi al litro.

“Le quotazioni continuano dunque a crescere e – ha affermato la Coldiretti – arriva a circa 100 milioni di euro il valore della speculazione che le industrie possono realizzare sottopagando il latte agli allevatori ad appena 42 centesimi al litro, secondo l’ultimo accordo siglato con alcune organizzazioni di settore per il semestre agosto 2013 – gennaio 2014 in Lombardia, dove si produce il 40 per cento del latte italiano”.

La Coldiretti quell’accordo non lo ha mai firmato e ha sottolineato che è proprio questo che “sta costando caro agli allevatori costretti ad affrontare un aumento stellare dei costi energetici e dell’alimentazione del bestiame che ha fatto chiudere le stalle. Con questi prezzi alle industrie conviene comprare il latte italiano sulla base dell’accordo a 42 centesimi al litro, visto che costa meno. Poi c’è anche chi lo rivende, lucrando sulla differenza di quasi 10 centesimi al litro con le quotazioni dello spot. E’ un fiume di soldi nelle tasche di pochi, mentre gli allevamenti resistono a fatica e diversi chiudono”.

Come poi rilevato dall’Ansa su dati Agea: “Dall’inizio della crisi nel 2007 ad oggi in Italia hanno cessato l’attività oltre seimila allevamenti con la produzione di latte che nei circa 38mila allevamenti rimasti nei primi sei mesi del 2013 si è ridotta in media di oltre il 3% rispetto allo scorso anno, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Agea, ma è possibile che il deficit possa ulteriormente aggravarsi. Il taglio della produzione – conclude la Coldiretti – è stato del 2,45%, in Lombardia, 2,15% in Emilia Romagna, del 2,73% in Piemonte, del 5,86% in Friuli, del 4,70 in Veneto, del 7,86% nel Lazio, del 5,40% in Puglia, del 4,89% in Campania e del -4,76% in Sardegna, con il record negativo fatto segnare nelle Marche (-10,32%)”

Sembra proprio che l’Italia stia in un collo di bottiglia!

Vicentino sotto assedio… delle cavallette!

cavallette-vicenza-tuttacronacaEra stato lanciato qualche giorno fa dalla Provincia l’allarme dell’invasione di cavallette che ha colpito il Vicentino e ieri la popolazione ha potuto constatarlo con i propri occhi quando cercando un po’ di refrigerio a Fiom hanno dovuto far i conti con gli animali, che nelle ultime settimane hanno letteralmente invaso campi ed orti, in particolare nel Basso Vicentino, divorando tutto ciò che è verde. La zona più colpita è la Val Liona, ma i problemi si registrano anche nella zona pede-collinare della Riviera Berica fino ad Albettone e persino ad Altavilla Vicentina. Il presidente di Coldiretti Vicenza, Martino Cerantola, ha spiegato: “A questo punto dell’anno, considerando che la schiusa delle uova avviene ad aprile ed il periodo in cui fanno più danni alle colture è tra agosto e settembre, non si può fare granché, specie se consideriamo che non esistono sostanze difensive registrate”. L’appello dunque è rivolto ai sindaci:  “Con la collaborazione delle amministrazioni del territorio si può studiare un’adeguata azione preventiva, da compiere tra inverno ed autunno, per prevenire questo fenomeno che interessa il territorio già da qualche anno. Un’azione analoga a quella da molti anni condotta per le zanzare”.  Anche l’Istituto di genetica e sperimentazione Agraria Strampelli di Lonigo era impreparato all’evento: “Questa invasione è del tutto inaspettata, soprattutto considerando la primavera, che avrebbe dovuto ridurre la proliferazione degli insetti”. Si adottano quindi misure tampone, ma si cerca anche aiuto esterno. Per questo si è fatto ricorso all’Università di Padova. Spiega il Capo di Gabinetto Dino Secco: “Al di la dell’uso di prodotti con la deltametrina non vi sono soluzioni. La prevenzione è l’unica strada percorribile, perciò abbiamo contattato l’Università di Padova, per approfondire le soluzioni già adottate nei Colli Euganei”.

La pasta italiana utilizza grano duro d’importazione

grano-tuttacronaca-divella

Il marchio con il tricolore di Divella, società leader della pasta, potrebbe scomparire dopo che sembrerebbe essere emerso che l’azienda utilizza per circa un 30% grano duro d’importazione. Sicuramente non è l’unica marca di pasta a utilizzare grano importato, visto che altri marchi utilizzano grani non coltivati su terreni italiani, fra questi ci sono: De Cecco,Buitoni, Barilla, Voiello.

Fabio Savelli spiega sul Corriere della Sera che la bandiera italiana, orgoglio del marchio Divella,  fondato nel 1890 e che oggi vanta 280 dipendenti e non risente della crisi, potrebbe comunque scomparire:

“Il motivo è presto detto: Divella, come altri marchi, utilizza un buon 30% di grano duro d’importazione estera (proveniente in gran parte da Canada e Ucraina) perché – secondo quanto afferma Aidepi (l’associazione dell’industria del dolce e della pasta italiane aderente a Confindustria) – il consumo italiano di pasta è talmente alto che il nostro Paese è costretto ad importare grano da oltre-frontiera.

Ma una legge sull’etichettatura emanata nel 2011 le vieterebbe, usando grano d’importazione, di definire i suoi prodotti Made in Italy:

“Così – secondo una recente legge in materia di etichettatura di prodotti alimentari licenziata dal Parlamento nel 2011 – quel vessillo tricolore presente nel logo potrebbe fuorviare il consumatore all’atto dell’acquisto, dato che il grano utilizzato non sarebbe 100% italiano. Di più: sarebbe persino in atto un’attività ispettiva da parte del Corpo Forestale dello Stato — competente per le frodi alimentari — che avrebbe «attenzionato» proprio il logo di Divella per accertare o meno l’applicazione della legge circa l’effettiva origine dei prodotti alimentari”.

Paolo Barilla, presidente dell’Aidepi, si è detto contrario a questa normativa:

«le normative nazionali apparse intempestive rispetto alla legge comunitaria. Soprattutto perché non vendiamo solo prodotti, ma vendiamo lo Stile Italia, in cui il concetto di made in Italy s’identifica nel saper fare e non nell’origine della materia prima».

Sergio Marini, presidente della Coldiretti, parla invece di “lobby” da parte dei pastai e chiede più trasparenza per i consumatori, che hanno

“il diritto di veder segnalato da dove arriva il grano duro utilizzato dalle aziende”.

Marini parla poi delle etichette e delle piccole realtà della produzione e chiede giustizia per gli agricoltori:

“Le attività ispettive dovrebbero verificare o meno l’esistenza di eventuali cartelli sul prezzo del grano, con l’acquisto da parte di alcune aziende di ingenti quantitativi oltre-frontiera, che provocano un’eccesso di offerta tale da abbatterne il prezzo e mandare sul lastrico migliaia di agricoltori”.

Ecco i choosy e i bamboccioni italiani… una generazione bruciata!

bamboccioni-italiani-choosy-tuttacronaca

Vivono con i genitori perché non possono permettersi un alloggio, devono a 40 anni ancora ricevere la “paghetta” perché non hanno un lavoro, sognano di fare lo spazzino per avere un posto fisso. Questo è il ritratto di una gioventù bruciata dall’incapacità e dalla corruzione politica. Una generazione che oggi si sente anche dimenticata dalla classe politica che parla solo di lavoro ai giovani e li emargina ulteriormente con scelte di sgravio fiscale solo per i lavoratori assunti sotto i 29 anni. Che futuro hanno?

Le prospettive negative sul futuro fanno sì che la situazione non cambi di molto tra gli studenti che nel 39% sono disponibili ad accettare uno stipendio ridotto a 500 euro al mese e nel 35% a lavorare più a lungo a parità di compenso. La situazione è profondamente diversa per i giovani occupati che solo nel 7% dei casi sono disponibili ad accettare lo stipendio ribassato mentre nel 23% dei casi sono pronti a lavorare più a lungo.

Questo è purtroppo il quadro che emerge dalla prima analisi Coldiretti/Swg su ‘I giovani e la crisì, presentata all’Assemblea di Giovani Impresa Coldiretti alla vigilia della presentazione del piano giovani del Governo, dalla quale si evidenzia che il 28% dei giovani tra i 35 ed i 40 anni sopravvive con i soldi di mamma e papà cosi come anche il 43% di quelli tra 25 e 34 anni e l’89% dei giovani con età tra 18 e 24 anni. “Da segnalare che – sottolinea la Coldiretti – l’aiuto economico dei genitori continua anche per più di un giovane occupato su quattro (27%) che non è comunque in grado di rinunciare al supporto finanziario dai familiari. La famiglia è diventata una rete di protezione sociale determinante che opera come fornitore di servizi e tutele per i membri che ne hanno bisogno”, ha affermato il presidente della Coldiretti Sergio Marini nel sottolineare che «la struttura della famiglia italiana in generale, e di quella agricola in particolare, considerata in passato superata, si è invece dimostrata, nei fatti, fondamentale per non far sprofondare nelle difficoltà della crisi moltissimi cittadini».
Lo conferma il fatto che il 51% dei giovani vive con i propri genitori e, di questo, solo il 13% per scelta, mentre il 38 perché non può permettersi un alloggio proprio. In particolare abita con mamma e papà addirittura il 26% dei giovani tra 35 e 40 anni, il 48% di quelli di quelli tra 25 e 34 anni e l’89% dei giovani con età tra i 18 e i 24 anni. La situazione è profondamente diversa per i giovani agricoltori che nel 32% dei casi vivono con i genitori perché non possono permettersi un alloggio alternativo, ma nel 31% dei casi lo fanno per scelta. Un atteggiamento che conferma i forti legami famigliari che caratterizzano l’impresa agricola dove è particolarmente solido il rapporto intergenerazionale.

Chi parlerà ancora di choosy e bamboccioni?

Giù i surgelati -30%. Troppe truffe!

surgelati-tuttacronaca

Lo scandalo della carne di cavallo spacciata per manzo avrebbe provocato un crollo del 30% degli acquisti in Italia di primi piatti pronti, surgelati e ragù. E’ quanto emerge da una stima della Coldiretti sugli effetti di una emergenza che ha portato al ritiro di circa 200 diversi tipi di confezioni di prodotti alimentari in 24 diversi Paesi sulla base del monitoraggio effettuato dal portale eFoodAlert.net. Per evitare il ripetersi in futuro di altre emergenze e dipanare ogni dubbio sulle effettive caratteristiche del cibo che si porta a tavola occorrono – continua la Coldiretti – interventi strutturali come l’obbligo di indicare la provenienza degli alimenti in etichetta per farla conoscere ai consumatori e scoraggiare il proliferare di passaggi che favoriscono le truffe.

32% degli italiani ridotto solo alla pasta!

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La Coldiretti lancia l’allarme crisi affermando, con dati alla mano che è il 32% degli italiani ad aver sostituito un piatto di pasta a pranzo invece che il classico primo, secondo contorno e frutta. Ma quando mai chi lavora si è messo a tavola per un pranzo completo? Spesso è un panino o una pasta a costituire il pranzo degli italiani. Non è indice di crisi ma di abitudini che cambiano. Il lavoro si prolunga anche nel pomeriggio per permettere a molti di avere il sabato libero, quindi è impensabile che la pausa pranzo diventi un banchetto nuziale! ALLARMISMI IMMOTIVATI!

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