Scritte contro il Papa… è polemica a Roma!

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Tanti fedeli lo amano, ma spuntano anche scritte offensive. Una scritta contro papa Francesco è comparsa stamani su un muro in via Tuscolana, a Roma: ne dà notizia il Comune, che ha subito provveduto a farla cancellare. ‘W Bergoglio boia!!!’, questa la frase, con l’ultima parola parzialmente cancellata, seguita da una falce e martello con sotto la sigla P.Carc, che dovrebbe significare Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo. Si tratta di un movimento extraparlamentare di estrema sinistra coinvolto in diverse vicende giudiziarie. Un’altra scritta sempre su un muro in via Tuscolana, anch’essa firmata P.Carc, recitava: ‘Fuori la chiesa dai consultori. Anche questa scritta è stata cancellata. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno ha condannato l’atto.

L’iniezione letale per la pena capitale!

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Anche il Maryland dice basta con la pena di morte: La Camera dei rappresentati dello stato ha oggi approvato una legge che la mette al bando, e la sostituisce con l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionata, diventando così il 18 stato dei 50 dell’Unione a decidere di mandare in pensione il boia. La legge, già passata al Senato la settimana scorsa, è stata approvata con 82 voti a favore e 56 contrari. Per renderla operativa, manca ora solo la firma formale del governatore Martin O’Malley, che da anni si batte contro la pena capitale ed è stato uno degli autori del testo approvato oggi, dopo che già nel 2009 aveva fatto un primo tentativo del genere. L’ultima esecuzione di una condanna a morte in Maryland risale al 2005.
Attualmente sono cinque i detenuti nel braccio della morte nelle carceri dello stato. La nuova legge non ha carattere retroattivo, ma sono in molti a ritenere che con ogni probabilità il governatore O’Malley, che ne ha il potere, ora convertirà la loro condanna in ergastolo. Da tempo ormai in tutti gli Stati Uniti il sostegno alla pena capitale sembra calare sensibilmente. Il numero delle condanne eseguite nel 2011 e 2012 ha raggiunto il record più basso, in calo del 75 per cento rispetto al 1996, secondo i dati del Centro di informazione sulla condanna a morte. Un fenomeno dovuto anche al fatto che tecniche di investigazione sempre più moderne hanno svelato errori giudiziari e salvato innocenti già condannati e in attesa dell’ esecuzione. Ma anche al fatto che molti ne mettono in dubbi il potere deterrente, la giudicano molto costosa, e in molti casi anche venata di motivi razziali. Secondo uno studio diffuso in questi giorni dal criminologo Ray Paternoster, dell’università del Maryland, gli afroamericani hanno il doppio delle probabilità rispetto ai bianchi di essere condannati a morte. «Anno dopo anno – sottolinea invece da tempo il governatore O’Malley – gli stati in cui c’è la pena di morte hanno avuto un numero di omicidi maggiore degli stato dove invece la pena capitale non c’è». Con il Maryland sono sei gli stati che negli ultimi sei anni hanno detto basta: il Connecticut, l’Illinois, New Mexico, New York e New Jersey.

Cosa si prova a uccidere una persona? Parla il boia pentito

pena di morte - usa - boia

Gli rasava la testa, gli prendeva le mani e pregava insieme a loro. Poi, un arto alla volta, li legava stretti alla sedia. Usciva dalla stanza e aspettava l’ok per premere il bottone che faceva partire l’elettricità così potente da friggerli in pochi secondi, quasi sempre.

Jerry Givens è stato uno dei boia della Virginia State Penitentiary di Richmond, dal 1982 fino al 1999, tra sedia elettrica e iniezioni letali ha eseguito la condanna a morte di 62 persone.

Cosa si prova ad avere il potere d’interrompere una vita per sempre? Givens non sa rispondere a queste domande. «Perché mi estraniavo totalmente dall’atto, mi concentravo su tutto quello che di meccanico c’era da fare. Pensavo che il loro fosse una sorta di suicidio: se uccidi o violenti una donna in uno stato dove esiste la pena di morte te la sei cercata, mi dicevo. A 14 anni ho assitito all’omicidio di un’amica e da lì mi sono convinto che la pena di morte fosse giusta». Ma se prima era un sostenitore della pena capitale, da 10 anni Givens lotta in prima linea per la sua abrogazione. A fargli cambiare idea sono stati i 4 anni di prigione con l’accusa di riciclaggio. Nonostante si sia sempre dichiarato innocente, quel tempo dietro le sbarre gli ha fatto ripensare ai momenti passati a schiacciare bottoni mortali, o a premere siringhe al veleno. Spesso ripensa alla sua prima esecuzione, alla paura e al freddo di quel sotterraneo dove per la prima volta ha ucciso un uomo.

Ma oggi, Givens viaggia per gli stati in cui è ancora in vigore la pena di morte e racconta la sua storia, sperando che l’America capisca la brutalità di certe leggi.

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