Prove anticipate della chiusura dei Fori Imperiali? No, solo manifestazione

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Qualche romano avrà pensato a un’anticipazione della chiusura dei Fori Romani invece stamattina la strada è stata chiusa dopo che gru, camion e betoniere hanno occupato l’arteria che porta dal Colosseo a Piazza Venezia. La protesta iniziata questa mattina alle 7, con i lavoratori della Metro C che già ieri in una lettera avevano annunciato lo stop dei cantieri dal prossimo 9 agosto a causa del mancato pagamento da parte del comune di Roma, in poco tempo ha richiesto la chiusura dei Fori Imperiali e il relativo caos intorno alla zona interessata dalla protesta. I dimostranti hanno puntato il dito contro il Campidoglio:   «Il Comune non paga  e alcuni di noi non prendono lo stipendio da circa 3/4 mesi. Così non si può andare avanti. Nonostante tutto noi abbiamo continuato a lavorare nei cantieri della Metro C». La manifestazione si è poi spostata proprio sotto il Comune dove in centinaia, con caschi gialli e pettorine arancioni, si sono riuniti sotto l’entrata del Palazzo Senatorio per chiedere al Comune di Roma di «onorare il pagamento previsto dal contratto». Una delegazione dei lavoratori è salita in Campidoglio.

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Il sindaco Ignazio Marino al termine dell’incontro di stamani in Comune  con i lavoratori della Metro C ha detto: «Pur comprendendo le difficoltà che il Consorzio Metro C sconta da circa due anni, nella definizione di un contenzioso molto rilevante economicamente e complesso dal punto di vista giuridico, reiteriamo la richiesta – già avanzata ieri – di soprassedere alla decisione di sospendere i lavori fino al 30 settembre 2013. Ci aspettiamo un gesto di responsabilità. Entro tale data, ovvero il 30 Settembre – aggiunge Marino – ci impegniamo a definire la posizione dell’amministrazione di Roma Capitale, e di tutte le altre istituzioni coinvolte, in merito all’accordo transattivo del settembre 2011, mai formalmente sottoscritto da tutti gli enti finanziatori dell’opera».

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Quella divisione del PD che si accentua sempre più

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La deputata Pd Rosa Calipari fa sentire la sua voce in Transatlantico, dopo gli attacchi rivolti al suo partito dai pentastellati a seguito del voto con cui è stata accoltala richiesta del Pdl di sospendere i lavori parlamentari dopo l’anticipo a luglio della sentenza della Cassazione sul caso Mediaset. Ai deputati del M5S dedica un “Sti str***” a cui fa seguito “Farmi attaccare da questi no!”. Ma se la Calipari attacca un altro partito, sempre più accentuate sono le diversitò di vedute all’interno dello stesso gruppo Dem:  una ventina di deputati non ha accettato l’indicazione della dirigenza, c’è stato chi ha lasciato l’aula, chi si è astenuto, chi ha contestato e infine il litigio con i 5 stelle. I nervi sono sempre più tesi: la Bindi non ha partecipato al voto così come la presidente della commissione Giustizia, Donatella Ferranti, non ha votato, come spiegano i suoi “Per evitare di esporsi, proprio in quanto presidente di una commissione delicata”. Il bersaniano Lattuca si rivolge direttamente a Cicchitto: “Per colpa vostra, noi prendiamo gli schiaffi”. Gero Grassi, Paolo Gentiloni e Roberto Giachetti sono usciti dall’aula, con l’ultimo che ha spiegato come: “Il punto non è chiedere la sospensione per tre giorni o un giorno. Il punto è politico!” Mentre la prodiana Sandra Zampa, astenuta, attacca i pentastellati: “Ora attaccano ma sono stati loro a far fallire il tentativo di un governo di tipo diverso, di cambiamento”. Ormai il dissenso si ramifica e non è più confinato alla cerchia di Civati, tanto che anche alcuni renziani non hanno appoggiato la decisione del partito a cui anzi, come Faraone, lanciano accuse: “Ma come? Convocate il gruppo per questioni meno serie e per questo no?!”. Lorenza Bonaccorsi: “E’ l’ultima volta che accettiamo una cosa del genere”. E Zampa aggiunge: “Non ne abbiamo nemmeno discusso in una riunione di gruppo  ci hanno convocato in aula con un sms per ‘questioni procedurali’”. Ermini ha preferito invece condividere i suoi pensieri con la rete: “#opencamera ….continuiamo a farci del male…forse sarebbe l’ora di cambiare qualcosa…che ne dite?”. I subbugli partono anche da Firenze dunque, dove ci si lamenta per il ritardo con cui Epifani ha diramato la nota: “Tardiva. Arriva dopo il voto. Se ne poteva parlare prima”. Nardella chiosa: “Non ero in aula al momento del voto, certo tutto ciò è inaccettabile, non sono d’accordo con la scelta di accogliere la richiesta del Pdl”. Ma i fedeli al volere del partito attaccano chi si lamenta: “Se volevano la riunione del gruppo, potevano chiederla stamattina. In un partito si fa così. Lo sapevano cosa stava succedendo”, dice Matteo Orfini. “Invece non lo hanno fatto, perché nel gruppo si sarebbe discusso e sarebbe stata presa una decisione a maggioranza. Il che gli avrebbe impedito di lucrare in aula come poi invece hanno fatto per guadagnare uno 0,1 per cento al congresso… – continua – questo è da sciacalli: squallido opportunismo”. Quanto al merito, “può succedere che un gruppo chieda di sospendere i lavori per avere il tempo di riunirsi su una vicenda politicamente rilevante per loro. Non è un dramma, solo per mezza giornata…”. E se il bersaniano D’Attorre in un primo momento comprende le scelte fatte, dopo un consulto con Pier Luigi Bersani in Transatlantico è costretto ad ammettere: “Un problema politico c’è. O il Pd è in grado di gestirlo in maniera compatta oppure….”. “Oppure non tiene”, conclude Orfini. Il veltroniano Verini tenta invece un paragone, per giustificare il fatto di cedere una mezza giornata: “Le giornate di ostruzionismo del M5s hanno portato allo stesso risultato: i lavori sospesi…”. Dopo di che, si dirige verso la commissione Giustizia dove deve gestire la partita sulla legge contro il voto di scambio, che il Pdl osteggia: “Vado a vedere, chissà se facciamo seduta…”. Anche questa, rimandata.

LA VERGOGNA ITALIANA: larghe intese o intese dettate?

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Lavori sospesi, con parlamentari che sembrano proteggere casta e diritti, larghe intese che diventano un covo di protezionismo per partiti dilaniati e lasciano il paese allo sbando. Si perde tempo nei giorni in cui si doveva avviare la rimodulazione dell’Imu e trovare soluzioni sul fronte Iva, tra la disoccupazione dilagante e la perdita di potere d’acquisto, l’unica questione urgente è il processo Mediaset. Un blocco vergognoso che alza il telo su quella fragilità istituzionale che violentemente emerge ora dopo ora. Il governo andrà anche avanti, ma ancora una volta a pagare le riforme non fatte e decisioni rinviate saranno i cittadini italiani.

Guglielmo Epifani critica: “Chiedere di sospendere i lavori del Parlamento per tre giorni, a seguito delle decisioni della Corte di Cassazione, costituisce un atto irresponsabile e inaccettabile, che lega campi che vanno rigorosamente tenuti distinti, quello giudiziario e quello parlamentare”.

Ma allora, forse è il suo partito a essersi comportato in maniera irresponsabile e inaccettabile?

Aveva forse ragione M5S a gridare “Bravi, bravi, buffoni, buffoni”?

«La gestione del voto da parte della dirigenza del gruppo Pd Camera sulla sospensione delle attività parlamentari è stata incomprensibile, nessuno è stato informato, nessuno ha capito cosa è successo. È urgente che il gruppo si riunisca per capire se ci sono responsabilità e se i meccanismi decisionali sono efficaci oppure vadano ridiscussi». È quanto dichiarano i deputati renziani del Partito democratico Michele Anzaldi, Matteo Biffoni, Ernesto Carbone, Paolo Coppola, Filippo Crimì, Marco Donati, Silvia Fregolent, Federico Gelli, Ernesto Magorno, Ivan Scalfarotto.
«Abbiamo votato secondo le indicazioni del capogruppo – spiegano i deputati – rispettando la disciplina di gruppo, dopo un’accelerazione decisa senza spiegazioni. Non ci sono state riunioni prima del voto, per capirne le motivazioni, e non c’è stato confronto neanche dopo. È difficile chiedere ai deputati di rispettare la disciplina di gruppo se si verificano situazioni del genere, dove nessuno ha capito chi ha deciso e in base a quale valutazione. È opportuno che la vicenda sia chiarita al più presto».

I fatti sono sotto gli occhi di tutti: gli italiani fin quando tollereranno un governo che più che essere di larghe intese sembra essere di grandi inciuci e larghi interessi?

I deputati del Movimento 5 Stelle accusano: “Siamo stati aggrediti da Piero Martino e Nico Stumpo del Pd“. E pubblicano sulla pagina Youtube le immagini girate coi telefonini nell’aula di Montecitorio.

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