L’emedamento che propone una tassa sui cani non sterilizzati

cani-sterilizzazione-tuttacronacaIl deputato Paolo Cova, del Pd, ha presentato in commissione Affari Sociali alla Camera  un emendamento che propone una tassa sul proprio cane non sterilizzato e che di fatto aiuterebbe non poco a combattere il randagismo nelle strade, evitando così il moltiplicarsi di cuccioli nati da amici a quattro zampe abbandonati nelle strade:

1.)Alla legge 14/08/1991 n. 281, sono apportate le seguenti modifiche: art 6, abrogato dall’art. 10 dl 18/01/2003 n.8, è sostituito dal seguente:
“ 1. i proprietari o detentori di cani non sterilizzati sono tenuti al pagamento di una tassa comunale annuale, istituita da ciascun comune con propria delibera con previsione di esenzioni, riduzioni, detrazioni in favore di determinate categorie di soggetti.
2.) La certificazione di sterilizzazione chirurgica definitiva è rilasciata da medici veterinari libero professionisti abilitati ad accedere all’anagrafe regionale degli animali d’affezione, i quali contestualmente provvedono alla registrazione della sterilizzazione dell’animale presso l’anagrafe.
3.) Sono esentati dall’imposta: a) i cani di proprietà di allevatori professionali di cui alla Legge 23/08/1993 n.349; b) i cani esclusivamente adibiti alla guida dei ciechi e alla custodia degli edifici rurali e del gregge; c) i cani adibiti ai servizi dell’Esercito ed a quelli di pubblica sicurezza; d) i cani appartenenti a categorie sociali eventualmente individuate dai Comuni

La nota di accompagnamento spiega: “Il fenomeno del randagismo sta creando ingenti problemi alle amministrazioni comunali e la continua presenza di cani randagi necessita di forme di prevenzione più efficaci. Promuovere la sterilizzazione dei cani di proprietà consente di limitare il numero dei cuccioli che possono diventare potenziali ‘cani abbandonati'”. Senza contare che andrebbe ad arricchire le casse comunali: “Il contributo dei proprietari di cani ‘non sterilizzati’ sostiene le amministrazioni a prevenire il randagismo con una piena vigilanza sui cani e incentiva l’attuazione dell’anagrafe canina con l’inserimento dei microchip”. Giornalettismo ha chiesto ad Angelo Troi, Segretario nazionale SIVELP (sindacato italiano veterinari liberi professionisti) se un emendamento simile sia utile. “In realtà non sono solamente gli animali senza padrone che alimentano il numero impressionante di randagi. I cani allo stato brado hanno una bassa efficienza riproduttiva perchè sottoposti alla selezione naturale. Malattie, fame, eventi atmosferici, distruzione delle cucciolate da parte di conspecifici ed altri animali ecc., rendono piuttosto difficile la sopravvivenza dei cuccioli in natura. Vi è dunque un continuo apporto di nuovi cuccioli dall’ambiente domestico. Il randagismo rappresenta un problema in primo luogo per i cani stessi, che hanno perso nei secoli l’efficienza predatoria del lupo ma riuniti in branco fanno seri danni all’ecosistema, costituiscono un rischio per gli altri animali e per l’uomo, danneggiano le addività zootecniche, rappresentano serbatoi di zoonosi, sono spesso coinvolti in incidenti stradali e nell’ipotesi che siano catturati, curati e sfamati, passano troppo spesso la loro esistenza in un canile”. In caso di approvazione, l’emendamento diventerebbe rilevante, come spiega ancora Troi: “Per la prima volta da quando è uscita al legge sul randagismo (1991), legge che alla prova dei fatti ha determinato un’esplosione del fenomeno, si cerca di fare qualcosa di più di una campagna di informazione. Si propone, con un emendamento, un provvedimento innovativo, più volte invocato dal sindacato dei veterinari liberi professionisti: un tassa sui cani non sterilizzati che esenta in partenza gli animali sterilizzati. La sterilizzazione rende impossibile la riproduzione e quindi la nascita di nuovi, potenziali, randagi. Agisce cioè alla fonte del problema”. Il randagismo pesa circa 10 mila euro l’anno in media alle casse dei comuni italiani. “Si cerca in tal modo di introdurre, con un criterio di convenienza nel possedere un cane sterilizzato, una consuetudine del tutto normale nei paesi privi di randagismo, dove la popolazione di cani di proprietà conta 8 cani su 10 privi di capacità riproduttiva”, spiega Troi. Non solo, gli amici a quattro zampe ne guadagnano sulla salute: “Questo, lo si è dimostrato con vari studi scientifici, aumenta la longevità media dei cani, riduce la possibilità di fuga ed il vagabondaggio -tipico della stagione degli amori- e di contrarre patologie ed infestazioni parassitarie; minimizza certi comportamenti inopportuni come la marcatura del territorio e rende di fatto più agevole l’ingresso degli animali in hotels, locali e trasporti pubblici”. Per quel che riguarda i costi, “Questo provvedimento è a costo zero per le casse pubbliche e per i proprietari che sterilizzano i loro animali. Offre una convenienza, un incentivo ai sindaci nell’effettuare i controlli (la tassa va ai comuni), si raccolgono fondi da poter destinare ad una decorosa gestione dei canili e dei loro ospiti. Permette di costituire dei fondi di solidarietà in ambito comunale per aiutare le persone meno abbienti a sterilizzare il proprio animale, ad esempio attraverso un bonus-sterilizzazione da spendere presso il proprio veterinario di fiducia”. E alla domanda se ridurrà le adozioni prosegue ancora Troi: “No, perchè la legge impone di sterilizzare gli animali fin dall’ingresso nei canili, con costi a carico del sistema sanitario nazionale. Incentiverà anzi queste sterilizzazioni che troppo spesso sono rimaste solamente scritte sulla carta”. Avrà ripercussioni sugli allevatori? “No perchè è prevista l’esenzione per questa categoria, già sottoposta al versamento delle imposte previste per il settore. Se non sarà disattesa potrebbe svuotare i canili e responsabilizzare i proprietari contro l’abbandono. Molto starà al senso civico di chi muove l’opinione pubbica; siamo consapevoli che il randagismo muove interessi giganteschi ed un giro impressionante di fondi neri”. Ovvero? Troi parla del problema delle non adozioni ovvero la tendenza di alcune strutture nel “rifiutare” l’affidamento verso nuovi padroni per non perdere il profitto elargito dai fondi comunali. “Spesso – racconta – molti clienti dei veterinari ci raccontano che il canile (stra-pieno) non aveva animali “adatti a loro” e li invitava ad attendere l’arrivo di cuccioli che, guarda caso, sono sempre pronti (provengono da altre regioni e persino da altri Stati). Avrebbe un senso stabilire una specie di meccanismo “a cascata” che non permetta alle strutture finanziate con fondi pubblici di dare in adozione animali di diversa provenienza, prima di aver esaurito quelli ricoverati. Ma un passo per volta”.

In Svezia si sterilizzavano i trans: chiesto risarcimento

trans-svezia-tuttacronacaNon è passato molto da quando in Svezia, per essere riconosciuti dal governo, i transessuali erano obbligati a sottoporsi a sterilizzazione. Ora, lo riporta il sito queer.de, 142 vittime di questa legge, che dal 1972 prevedeva che venisse concesso lo stato di cittadine alle trans solo se accettavano di non essere in grado di riprodursi, hanno presentato denuncia al ministero della giustizia per quanto accaduto tra il 1972 e il 2012. Il movimento LGBT riporta che i querelanti chiedono un risarcimento di 300 mila corone a testa (circa 34 mila euro) per un totale di 4,8 milioni di euro. Oltre a questo, sono richieste le scuse ufficiali da parte dello stato. Già negli anni passati il dibattito riguardo la legge era stato molto acceso, ma la legge è stata abolita solo l’anno scorso, a causa di un piccolo partito cristiano che fa parte della coalizione guidata dal primo ministro Reinfeldt. E’ stato lo stesso premier conservatore a rifiutare però di porgere le scuse: “Il governo non può porgere le porprie scusa ogni volta che gli viene chiesto”. Pronta la risposta dell’attrice Aleksa Lunderberg, una delle vittime di questa legge e che lunedì si è unita al gruppo dei querelanti: “Onestamente,  qual è il problema?”. Solo nel dicembre 2012 il governo ha abolito tale pratica disumana, a seguito di quanto stabilito da un tribunale di Stoccolma secondo il quale la legge che regolava la sterilizzazzione forzata andava contro tutti i diritti garantiti dalla costituzione svedese e contro la convenzione europea de idiritti dell’uomo. Il movimento LGBT riporta che, in circa 30 anni, sono stati sterilizzati forzatamente almeno 500 transessuali. Ma tra il 1934 e il 1976, in questo stato, l’obbligo di sterilizzazione era allargato anche a chiunque presentasse difetti genetici, come i down, così come per i cirminali e addirittura per quelle ragazze che, stando alle autorità, avevano dei comportamenti asociali, come per esempio poteva essere andare in discoteca troppo spesso. In totale, simile legge ha mietuto 63mila vittime e solo nel 1999 il governo ha risarcito ognuna di loro con 175 mila corone.

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Sterilizzazione di massa in India!

Sempre più sottomessa la condizione femminile in India. Oltre  100 donne abbandonate su un campo dopo una sterilizzazione di massa in un ospedale nel distretto di Malda nel Bengala occidentale. Le donne sono state adagiate sul campo sopra a delle barelle fatte di stoffa. Molte di loro erano ancora in stato di incoscienza. I “dottori”, fa sapere Agence France-Presse, si sono giustificati con la carenza di spazio all’interno della struttura ospedaliera.  Secondo l’emittente locale, i dottori hanno infranto le regole superando il numero di procedure mediche che possono essere eseguite in un solo giorno. Il limite massimo previsto infatti è di sole 25 procedure, mentre le donne sterilizzate erano più di 100. Non è ancora chiaro quanti medici abbiano partecipato agli interventi. La sterilizzazione viene eseguita per impedire alle donne di restare incinte .In India, le politiche del governo incoraggiano le donne a sottoporsi al trattamento per contribuire al controllo delle nascite. Il problema però non riguarda solo l’abominio della procedura in sè, ma anche la totale assenza di cure post operatorie e della totale assenza di igiene.

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