Riforma pensioni: parla Giuliano Poletti, ministro del Lavoro

giuliano_poletti-pensioni-tuttacronacaHa una priorità il governo Renzi: il lavoro. Con il pacchetto che verrà presentato già in questo mese. Sui binari paralleli al piano per il rilancio del mercato dell’occupazione viaggia la riforma delle pensioni, che è in fase di realizzazione. Ilministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Giuliano Poletti, ha spiegato che si prevedono numerose misure tra le quali l’allargamento della platea dei beneficiari del sussidio di disoccupazione e l’offerta di un’opportunità di impiego entro 4 mesi a ciascuna persona, giovane, adulta o anziana, che abbia perso il lavoro. Il ministro ritiene infatti che “nessuno deve essere lasciato a non fare nulla, perché si traduce in una gravissima condanna. Su questo si giudica pure il grado di civiltà di un Paese”. Va notato che il ministro, tuttavia, nonostante abbia rilasciato numerose interviste, ha toccato i temi delle pensioni e degli esodati solo di sfuggita, mentre non ha ancora fissato un incontro con le parti sociali, seppur richiesto dai sindacati. Ma non è il caso di allarmarsi perchè lo stesso Poletti ha spiegato: “Ho bisogno di fare una ricognizione dello stato dell’arte, ho da scegliere delle figure importanti all’interno del ministero”. I sottosegretari arrivano in tre dal Pd: Teresa Bellanova, Franca Biondelli e Luigi Bobba mentre Massimo Cassano è del Ncd. Ma il ministro ha sottolineato anche che la sua metodologia di lavoro “non può prescindere dall’incontro delle parti sociali e anche dell’associazionismo impegnato nel terzo settore: non dimentichiamo che il ministero ha anche la delega al welfare. E per me il terzo settore è una leva essenziale allo sviluppo del Paese”. Su Webmasterpont.it, Marcello Tansini si chiede: “Si possono ridurre gli oneri sociali?” E risponde:

Anche se l’incidenza dei contributi è rilevante, i margini di intervento su questa sono limitati perché si tratta in larghissima parte di contributi previdenziali. La quota residua di oneri impropri, che potrebbero essere fiscalizzati ossia posti a carico dello Stato, è molto limitata. Tagliare la contribuzione previdenziale avrebbe l’effetto indesiderato di ridurre le pensioni future dei lavoratori visto che ormai dal 2012 tutti sono passati al sistema contributivo. Nonostante un’aliquota contributiva effettiva del 33% (circa il 9% a carico del dipendente e il resto del datore di lavoro) le pensioni contributive proiettate nei prossimi decenni risultano…

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Pensioni shock! Che fine hanno fatto i contributi?

contributi-pensioni-tuttacronacaSono stati alcuni insegnanti della provincia di Milano a fare una scoperta a dir poco shock: dei loro contributi previdenziali non si trova traccia nei terminali dell’Inps. I docenti, per i quali si avvicina il tempo della pensione, si sono infatti recati all’Istituto per richiedere i conteggio dei versamenti. A quel punto la scoperta: nessun contributo per alcune supplenze effettuate all’inizio della carriera presso scuole pubbliche dell’area metropolitana. Come spiega il Sole 24 ore, si tratta di supplenze temporanee (per periodi brevi ma anche incarichi annuali) effettuate in periodi lontani nel tempo: in particolare tra l’inizio degli anni Settanta e il 1987. Il caso, a Milano, “interessa centinaia di docenti”, conferma il direttore scolastico provinciale, Giuseppe Petralia, ma il numero “potrebbe lievitare nei prossimi mesi, quando altri docenti si troveranno a fare i calcoli in vista del pensionamento”. In ogni caso, tiene a precisare l’ex provveditore, “il problema va ben oltre la dimensione locale: si tratta di una questione nazionale che dunque può riguardare un numero ben più ampio di docenti”. Spiega Silvia Sperandio sulle pagine del quotidiano:

A lanciare l’allarme è stata la a Cgil di Milano che – basandosi su segnalazioni pervenute direttamente al sindacato e sui dati del patronato Inca Cgil – ha rilevato un preoccupante crescendo di casi in provincia di Milano. «Abbiamo riscontrato buchi contributivi, anche consistenti, relativi al periodo compreso tra il 1970 e il 1987», spiega Caterina Spina, segretaria generale Flc Cgil di Milano. Il problema «è stato subito segnalato all’Ufficio scolastico regionale, e l’ex provveditorato ha riconosciuto effettive difficoltà a trovare la copertura contributiva. Ora il fenomeno è in crescita, urge una soluzione», incalza Spina. La casistica è varia, ma il leitmotiv è lo stesso. Tra i prof che si sono trovati in difficoltà c’è ad esempio chi è già in pensione, e ha riscattato – pagando di tasca sua – più di un anno di contributi che non risultano all’Inps, e insegnanti che hanno presentato la domanda di pensionamento tre o quatto anni fa ma sono ancora in attesa della pensione: nessuna erogazione dall’Inps a causa di “buchi” riscontrati nel ’78 e ’79, non giustificati dall’amministrazione. «Il problema esiste, sappiamo che è urgente e stiamo cercando di risolverlo: abbiamo già chiesto un incontro con l’Inps», dichiara il direttore dell’Ufficio scolastico provinciale Giuseppe Petralia, tra l’altro prossimo alla pensione, raccontando che già centinaia di insegnanti si sono recati all’ex Provveditorato per chiedere conto dei loro versamenti Inps attestati dal modello «01 M». «Si tratta, nella maggior parte, di docenti che oggi sono di ruolo, ma che hanno cominciato la loro carriera scolastica facendo supplenze nelle scuole, anche con incarichi annuali». E sono in molti anche gli insegnanti che si rivolgono alle segreterie delle scuole milanesi dove hanno lavorato in passato, per chiedere che vengano loro rilasciati gli attestati di servizio e i modelli “01 M” che attestano i versamenti all’Inps.
Secondo l’Ufficio scolastico provinciale, inoltre, «è scontato il pagamento dei contributi da parte delle scuole». In ogni caso, il consiglio rivolto ai docenti è quello di controllare prima possibile la propria situazione previdenziale: in caso di «buchi» contributivi è necessario dotarsi dei certificati di servizio, o dei cedolini che attestano i versamenti delle scuole, prima di andare nuovamente agli sportelli Inps.
Secondo i vertici dell’Istituto nazionale di previdenza di Milano, c’è innanzitutto l’esigenza di fare una verifica per capire l’entità e la consistenza di questo fenomeno: se la questione dovesse riguardare i contributi versati fino al 1987, per le cosiddette supplenze brevi, si tratterebbe di versamenti che rientrano nella gestione previdenziale privata (Ago, assicurazione generale obbligatoria) dell’Inps. Contributi per i quali – tra l’altro – scatta la precrizione dopo un periodo di dieci anni. Infatti, fino al 1987, i contributi degli insegnanti per le supplenze brevi venivano versati direttamente all’Inps, poi queste pratiche sono divenute di competenza dell’Inpdap. Intanto, l’Inps conferma che è in programma a breve un tavolo con l’Ufficio provinciale scolastico di Milano, nel corso del quale verrà affrontato questo tema.

I sindacati, il ministro del Lavoro e le pensioni

sindacati-pensioni-tuttacronacaVera Lamonica, Maurizio Petriccioli e Domenico Proietti, Segretari confederali di Cgil, Cisl e Uil, hanno firmato una nota unitaria con la quale si rendere noto che “Le segreterie confederali di Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto un incontro al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti per affrontare alcune fra le principali questioni inerenti il sistema pensionistico sulle quali le organizzazioni sindacali si stanno battendo da tempo”. La nota prosegue precisando che “Gli interventi del dicembre 2011 hanno provocato ricadute sociali gravissime, dovute all’eccessivo irrigidimento dei requisiti di accesso al pensionamento, generando iniquità e problematiche che ancora oggi aspettano una soluzione definitiva. Sul piano della sostenibilità sociale vanno prese, poi, decisioni che possano, nel lungo periodo, assicurare l’obiettivo di una pensione dignitosa, da conseguire attraverso un pilastro pubblico equo e solidale e una previdenza complementare ampiamente diffusa e accessibile a tutti. Inoltre, anche alla luce delle recenti vicende che hanno interessato l’Inps, va accelerata la riforma del modello di governo degli enti previdenziali e assicurativi, assumendo i contenuti dell’Avviso comune sottoscritto da Cgil, Cisl, Uil e Confindustria il 26 giugno 2012”.

Governo Renzi e pensioni: a che punto siamo?

pensioni-governo-renzi-tuttacronacaIl nuovo presidente del Consiglio Matteo Renzi ha annunciato che a marzo verrà presentato il nuovo piano lavoro e ci si aspetta che, con esso, arrivino anche le modifiche per le pensioni che finora sono state attese invano nonostante le molte richieste. Sono infatti necessari interventi per risolvere situazioni cruciali, come quelle di esodati e Quota 96, e per un’uscita anticipata dal lavoro per precoci e usuranti. E’ il sito businessonline.it che ci aggiorna sulla situazione attuale spiegando che sembrano tornare in voga due precedenti proposte: quella del prestito pensionistico e l’ipotesi di uscita flessibile dal lavoro.

Sembra si possa tornare a rivalutare o l’idea del prestito pensionistico dell’ex ministro Giovannini, o l’ipotesi di uscita flessibile dal lavoro, avanzata mesi fa da Cesare Damiano, che prevedeva la possibilità di uscita anticipata dal lavoro, a 62 anni, con 35 anni di contributi ma accettando un sistema di penalizzazioni, o anche incentivi se si decidesse di rimanere a lavoro fino all’età di 70 anni.

L’idea del prestito pensionistico, invece, offre la lavoratore la possibilità di andare prima in pensione rispetto alla soglia fissata dei 66 anni, accettando un prestito da parte dell’Inps, dello Stato o dell’azienda stessa, che dovrà poi però essere restituito una volta maturati i requisiti pensionistici richiesti, attraverso decurtazioni dall’assegno finale.

Questo sistema permetterebbe, dunque, a precoci e usuranti di lasciare prima il lavoro, ad altre categorie di lavoratori di decidere, su base volontaria, di andare in pensione prima, permettendo anche un turn over e facilitando l’accesso nel mondo del lavoro dei più giovani.

E proprio l’occupazione giovanile è una delle sfide che si trova ad affrontare il nuovo governo Renzi mentre i dati Istat parlano di una disoccupazione record. Il nuovo governo Renzi punta inoltre ad allargare le tutele economiche e sociali per chi lavora e, per chi dovesse perdere il posto, pensare al cosiddetto reddito minimo garantito, garanzia per i disoccupati. Si tratta comunque di un sostengo al reddito che dovrebbe interessare tutti, lavoratori dipendenti, autonomi a progetto o con partita Iva.

Pensioni: ulteriori penalizzazioni in vista? La nota della Cgil

pensioni-tuttacronaca-cgilVera Lamonica, segretario confederale della Cgil, ha redatto una nota per denunciare che ”I lavoratori e le lavoratrici che in questi giorni stanno presentando domanda di pensionamento anticipato rischiano di trovarsi ulteriori penalizzazioni che, come nel caso della scuola, li costringerebbero ad allungare di un altro anno il loro lavoro”. E spiega: ”Questa penalizzazione è il portato delle previsioni assurde della legge Fornero e anche delle successive interpretazioni date dall’Inps e soprattutto dall’ex Inpdab”. Ancora, la dirigente sindacale prosegue sottolineanche che la legge Fornero ”prevede il mancato calcolo nell’anzianità contributiva utile per non incorrere nelle penalizzazioni previste per chi va in pensione anticipata prima dei 62 anni, di una serie di periodi quali ad esempio la cassa integrazione straordinaria, la disoccupazione, la mobilità o la partecipazione agli scioperi. Successivamente un parzialissimo intervento del Parlamento ha corretto ma non risolto il problema”. La Cgil, quindi, conclude Lamonica, chiede ”all’Inps e al Ministero del lavoro di impedire un ulteriore pesante effetto sulla vita delle persone, correggendo innanzitutto interpretazioni che appesantiscono norme inique che vanno comunque cancellate”.

Le pensioni pagate… a chi è vissuto ed è morto all’estero!

pensioni-emigrati-tuttacronacaSi parla molto delle pensioni, sempre in attesa di qualche risposta. E diversi sono i casi di cronaca che parlano di morti celate per continuare a percepire quella di un familiare. Ma non solo: la Guardia di finanza di Tropea, come riporta l’Ansa, ha condotto una verifica su alcune posizioni di cittadini emigrati che, pur avendo mantenuto la residenza in Italia, potevano essere deceduti all’estero. Si è così scoperto che l’Inps, non avendo cognizione dei possibili decessi, aveva continuato ad erogare le provvidenze con danni per l’erario. Gli accertamenti proseguono per scoprire casi analoghi ma nel frattempo l’Istituto ha recuperato quasi 90 mila euro.

Governo Renzi e pensioni: le novità del ministro Poletti

pensioni-poletti-tuttacronacaL’attesa è alta per quel che riguarda i primi interventi del neo ministro Giuliano Poletti sul tema pensioni ma nel frattempo possiamo provare a capire che linea seguirà il governo Renzi per quel che riguarda la pensione anticipata 2014 e il prepensionamento Giovannini. E’ possibile grazie a una recente intervista rilasciata dallo stesso Poletti all’Unità. Anche se il ministro non parla direttamente di pensione anticipata e del prepensionamento con prestito, spiega di mirare a costruire e non a demolire, aggiungendo di essere intenzionato a lavorare in un’ottica di continuità con il suo predecessore. “Io lo ringrazio per il lavoro svolto e mi auguro che possa collaborare con noi per il futuro. In generale le cose fatte mi sembrano importanti, come per l’appunto la Garanzia Giovani. Sarebbe un errore fermarsi per smontare tutto. Noi dobbiamo andare avanti”. Da queste parole è lecito ipotizzare che, per quel che riguarda la pensione anticipata 2014 con prestito, la propostà continuerà a venire discussa. Certo, si tratta comunque di un’ipotesi. Proseguendo su questa linea: se tale possibilità venisse estesa a una platea più ampia di quella prevista, di conseguenza si aprirebbero anche le porte per l’accesso al mondo del lavoro per molti giovani. Proprio a questo tema sembra particolarmente legato Poletti: “Bisogna metterci tutti nella condizione di produrre almeno un’offerta per chi non ha ancora trovato una collocazione”. Nel frattempo Damiano comunque continua a parlare della bontà della flessibilità: resta da vedere se verrà ascoltato.

Cosa aspettarsi sul tema pensioni dai neo ministri del Lavoro e dell’Economia

pensioni-governo-renzi-tuttacronacaIeri Matteo Renzi ha chiesto, ottenendola, la fiducia al Senato ma nel suo discorso non ha parlato del tema pensioni. Questo tuttavia non dovrebbe allarmare, visto che le innovazioni per quel che riguarda il mercato del lavoro potrebbero offrire aperture proprio sul tema pensionamento. Le risposte che ci si attende sono, tra le altre, quelle alla questione esodati per risolverla una volta per tutti. Come spiega businessonline.it:

gli esodati continuano ad aumentare per effetto delle norme pensionistiche entrate in vigore con la legge Fornero e si tratta di un errore a cui è necessario porre fine. La legge previdenziale in vigore infatti, quando elaborata, non ha tenuto conto della specificità di alcuni comparti, come quello della scuola, nè di accordi stipulati da lavoratori con le proprie aziende per andare in pensione prima. Tutto questo ha creato una discrepanza di tempi dando vita ai cosiddetti esodati, coloro cioè che si ritrovano senza reddito e senza pensione, costretti a vivere ai margini e in condizioni di grave precarietà. Nonostante poi i tre decreti di salvaguardia dell’ex governo Monti, che hanno coinvolto 130mila persone, e quelli dell’ex governo Letta, sono ancora pochissimi coloro che effettivamente ricevono l’assegno pensionistico. Motivo per il quale è stata innanzitutto richiesta una ricognizione puntuale di coloro che ancora necessitano della tutela stabilita e per cui il nuovo premier incaricato, Matteo Renzi, sin dal suo discorso in virtù delle primarie, ha posto gli esodati come ‘situazione fondamentale’ da risolvere. Nonostante, dunque, ieri, nel suo discorso al Senato per la fiducia non abbia fatto accenno a questa categoria di persone, sembra scontato un impegno per scongiurare che la situazione diventi ancor più grave, che probabilmente potrebbe essere collegato ad una riforma del lavoro già nei piani del nuovo governo.

Anche pensioniblog.it parla dell’attuale esecutivo ricordando che, in un primo momento, per quel che riguarda le cariche di ministri del Lavoro e dell’Economia, si erano fatti i nomi di Guglielmo Epifani, ex segretario Cgil, e Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro. Entrambi  facevano ben sperare su possibili modifiche, mentre ora, al constrario, nascono dubbi dalla nomina di Pier Carlo Padoan e Giuliano Poletti che dovranno, una volta per tutte, sciogliere il nodo esodati, risolvere la questione dei pensionandi appartenenti alla cosiddetta Quota 96 e pensare a piani di uscita flessibile per le pensioni di vecchiaia e anzianità. Perchè l’insorgere dei dubbi? Si legge:

Sono due ministri che, sulle pensioni, non hanno mai criticato apertamente la Legge Fornero, ma hanno manifestato intenzioni di cambiamenti sul lavoro. Ma, proprio modificando il lavoro, potrebbero arrivare modifiche anche sul fronte delle pensioni, a partire dalla possibilità di uscita flessibile – anche con penalizzazioni – per permettere ai più vecchi di uscire, cercando di arginare la formazione dell’esercito degli esodati, e far assumere i più giovani; sino ad arrivare a misure che possano risolvere le iniquità sociali per precoci e usuranti.

Per quel che riguarda il neo ministro del Lavoro,

appartiene all’area della Sinistra italiana, proviene da una lunga militanza nel partito Comunista ed è Presidente della Lega cooperative Nazionale; I lavoratori in toto attendono molto da lui nella speranza che possa essere impressa una decisa accelerata in tema di riforma delle pensioni entro questo 2014. A tal proposito Poletti si muove principalmente verso un risveglio delle imprese e propone, infatti, incentivi all’imprenditoria dei giovani e delle donne, agevolazioni fiscali alle aziende che assumono, e un rilancio generale delle piccole-medie imprese.

Diversamente, il neo ministro all’Economia Padoan,

sostanzialmente avanza l’ipotesi della tassazione sul patrimonio e la detassazione del lavoro, che è quella, a suo parere, che maggiormente blocca la crescita del paese. Ricordiamo – purtroppo – che Padoan si trova favorevole all’allungamento dell’età pensionabile a beneficio dei conti pubblici, poiché, a suo dire, è così che si stabilirebbero le possibilità di lavoro e risalirebbe il livello dei consumi italiani.

Padoan ha recentemente affermato, nel corso di un’intervista rilasciata al Wall Street Journal: “Il risanamento è efficace, il dolore è efficace”, intendendo così la via dell’austerity sia la sola al momento percorribile per uscire dall’impasse nel quale l’intera nazione si trova.

Se l’austerity di cui parla Padoan dovesse servire a recuperare i fondi necessari a ricreare, a distanza di anni, una rinnovata sostenibilità del sistema previdenziale (finalità che a conti fatti ispirò anche la riforma Fornero), il sistema previdenziale potrebbe trovare una soluzione definitiva… ma a che prezzo? Oltre alle questioni prettamente economiche ne entrano poi in gioco altre di natura evidentemente sociale, civile e politica; è diventato impensabile che si continui a negare il diritto alla pensione a tutta una serie di lavoratori che a causa degli errori tecnici contenuti in una riforma, risultano impossibilitati ad accedere al trattamento pensionistico, ecco che un primo intervento potrebbe essere proprio quello di modificare il dispositivo normativo della stessa Legge Fornero. Ne va dell’onorabilità del patto cittadini-Stato già pesantemente incrinato dalle ultime vicende. Dall’altra parte, precoci e usuranti hanno già raggiunto il massimo degli anni di contributi ma non possono accedere alla finestra pensionistica per via del mancato raggiungimento dell’età pensionabile, ecco che una riforma delle pensioni che consenta di attribuirgli il diritto all’uscita dal lavoro (magari tramite una forma di prepensionamento) rappresenterebbe la chiave non solo per sbloccare la loro situazione ma anche per creare nuovi posti di lavoro e dunque per fomentare un ricambio generazionale ormai indispensabile per il tessuto lavorativo italiano.

Non resta quindi che attendere e scoprire quali saranno le linee scelte dal nuovo governo.

La rottamazione di Renzi è prendersela con i pensionati?

babyrenzi-tuttacronacaE’ Mario Giordano, in un articolo dal titolo “Governo, Renzi vuole tassare i pensionati”, apparso su Libero, ad attaccare il neo premier Matteo Renzi sottolineando che “Tra gaffe e minacce è partita la vera rottamazione: quella dei vecchietti. A colpi di imposte e tagli alle pensioni”. Il giornalista è infatti certo che il nuovo presidente del Consiglio ce l’abbia con gli anziani, quelli che in genere i boy-scout cercano di aiutare ad attraversare la strada. Il neo premier, al contrario, darebbe l’impressione di volerli far mettere sotto.

In mancanza dell’auto pirata, ci pensa direttamente lui: qualche tempo fa aveva proposto l’abolizione delle pensioni di reversibilità, adesso propone di aumentare i balzelli sui Bot della pensionata. Ci manca solo un’imposta speciale sui nonni, l’obbligo di ospizio coatto e la geronto-tassa per tutti coloro che hanno inspiegabilmente superato i 70 anni di età, e poi il gioco è fatto: avremo il governo più antianziani che si possa immaginare. Anziché aiutarli, punta a tartassarli. Alla faccia del premier boy scout.

Ancora, scrive Giordano:

Che ci volete fare? Renzi deve essersi fatto prendere la mano dalla rottamazione. Rottama di qui, rottama di là, baby è bello, ci vogliono facce nuove, eliminiamo il vecchio… Il giovanilismo è una brutta malattia: fa pensare che tutto ciò che sta al di sotto di un’età anagrafica sia per forza buono, e che tutto quello che sta al di sopra sia da buttare. O, in mancanza di pattumiera, da bastonare. Il discorso con cui il presidente del Consiglio ha chiesto la fiducia al Senato era più vuoto del sottovuoto, si faticava a trovare un elemento di concretezza che non fosse la mano in tasca e una serie di faccette che nemmeno Barbara D’Urso quando è in forma. Ma forse è stato così proprio perché Renzi ha voluto trattenersi un po’. Altrimenti che cosa avrebbe detto contro gli anziani?

LA FIGURACCIA Domenica, parlando da Lucia Annunziata su Raitre, il suo braccio destro, plenipotenziario e sottosegretario, Graziano Delrio, si era già portato avanti, puntando il dito contro il vero bersaglio del governo del cambiamento: «Se una signora anziana ha messo da parte 100mila euro in Bot non credo che se le togli 25 o 30 euro avrà problemi di salute…», ha detto. Ora voi capite che se il buon giorno si vede dal mattino, siamo fregati: quando hanno annunciato l’abolizione dell’Imu, ci hanno raddoppiato la tassa sulla casa, ora che cominciano ad annunciare che tassano i risparmi, dove arriveremo? Il punto chiave però è che Delrio poteva dire genericamente: un risparmiatore, un cittadino, un italiano. Invece no: ha detto proprio «un’anziana signora». Evidentemente hanno già individuato dove andare a colpire. Nelle ore successive a Palazzo Chigi hanno cercato di dissimulare con uno di quei comunicati che, fingendo di smentire, confermano. Infatti si parla di «rimodulazione delle tasse». Un nuovo eufemismo: ti stangano e la chiamano «rimodulazione», così è più morbido. Più chic. Si può vendere con un tweet. Gli anziani, che non forse non sanno usare i tweet, però hanno già capito bene che cosa sta per succedere: verranno rimodulati pesantemente. Senza possibilità di ribellarsi. Del resto Matteo non è nuovo a impulsi anti-vecchi. Nel novembre scorso a Servizio Pubblico su La7 se la prese con la sua nonna materna, 93 anni. «E chi l’ammazza?», disse con il solito tatto. «Ha perso il marito 41 anni fa, aveva 6 figli. Giustamente è scattato il meccanismo della reversibilità. Ma è giusto che continui a prendere ancora oggi quella pensione da 3mila euro al mese?». Non sappiamo come reagì all’attacco diretto la povera nonna, che pure in precedenza si era spesa per parlare bene di lui da Bruno Vespa (nipote ingrato). Ma sappiamo come reagirono tutti gli altri anziani per cui la pensione di reversibilità è l’unica fonte di sostentamento: si sentirono rimodulare profondamente l’intestino. In altre parole: se la fecero sotto (…)

Governo Renzi al lavoro: il punto su pensioni e mercato del lavoro

Lavoro-pensioni-tuttacronacaIeri il nuovo governo Renzi ha prestato giuramento nelle mani del Presidente della Repubblica e la squadra è già al lavoro. Molti sono i nodi da risolvere ma chiaramente un occhio di riguardo sarà per la crisi economica che attanaglia l’Italia. Al riguardo, due sono i temi da trattare ora che c’è stato un cambio della guardia anche per quanto riguarda i ministri del Lavoro (Poletti) e dell’Economia (Padoan): quello delle pensioni e quello del mercato del lavoro, tra loro strettamente connessi. Entrambi i ministri interessati hanno già rilasciato, in passato, dichiarazioni secondo le quali la riforma delle pensioni targata Fornero non necessitasse di cambiamenti nell’impianto generale ma che andava soltanto razionalizzata attraverso norme che risolvessero la questione degli esodati, delle uscite anticipate, rivedendo leggermente i coefficienti e i requisiti per le pensioni di vecchiaia e anzianità. Molto, quindi, dipenderà dalle politiche del lavoro che il governo Renzi realizzerà. La riforma Fornero ha l’handicap di bloccare il turn over nel mercato del lavoro a causa dell’allungamento dell’età pensionistica, quindi sarà necessario trovare gli strumenti adatti per permettere un’uscita anticipata. In precedenza si era parlato del prestito pensionistico, ma questo non sembra essere una delle priorità del nuovo esecutivo, quindi non resta che attendere le eventuali alternative. Ma già è possibile tentare di capire la direzione assunta dal mercato del lavoro analizzando il programma del neo ministro Poletti. Vi sono alcune priorità: 1) contratto a tempo indeterminato per i neoassunti anche se, per i primi tre anni, non vi saranno le coperture dell’art. 18; 2) contratti flessibili ammessi soltanto per esigenze di produzione; 3) nuovo sussidio di disoccupazione, universale e uguale per tutti con obbligo di frequenza di corsi di formazione in vista del reinserimento nel mercato del lavoro; 4) riforma di tutte le agenzie del lavoro e dei centri per l’impiego, che andranno subordinati a una Agenzia unica; 5) riforma della legge sulla rappresentanza sindacale.

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