Paura a Yale: uomo armato nel campus!

yale-uomoarmato-tuttacronacaSono state le autorità dell’Università di Yale, che sorge a New Haven, in Connecticut, a circa 130 km a nord est di New York, a lanciare l’allarme per un uomo armato che si aggira all’interno del campus o nei suoi pressi. Stando a quanto riportano i media locali, le persone sono state invitate a trovare riparo e a chiamare la polizia se in possesso di informazioni utili. Nel messaggio pubblicato sul sito dell’università, viene inoltre riferito che le squadre della polizia accorse sul luogo sono alla ricerca dell’uomo armato. Sempre in rete, si legge che la segnalazione è giunta attraverso una telefonata anonima effettuata da una cabina telefonica e ricevuta dalla polizia di New Haven. L’area in cui sorge l’università è stata isolata e tutti gli accessi al campus sono stati bloccati mentre sul posto si trovano decine di agenti di polizia. Testimoni raccontano sui social network di poliziotti armati fino ai denti. Stando a quanto riporta Cnn, al momento nel campus ci sono pochissimi studenti, visto che per la maggior parte hanno fatto rientro a casa per il giorno del Ringraziamento mentre la ripresa delle lezioni è prevista per il prossimo due dicembre.

Canta (in coro) che ti passa… lo dice la scienza!

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Lo si intuiva ma ora arriva la conferma scientifica, grazie a una ricerca dell’università di Goteborg, in Svezia: cantare in coro allunga la vita, riduce lo stress e ha per l’organismo umano gli stessi benefici di una seduta di yoga grazie al controllo della respirazione che il canto lirico non amplificato da microfoni richiede. Gli scienziati, monitorando le reazioni dell’organismo di un gruppo di giovani coristi, hanno scoperto che il battito del cuore di ogni membro del gruppo si sincronizza con gli altri già dopo le prime note. Il responsabile della ricerca, il professor Bjorn Vichoff, ha spiegato: “Il canto è una forma di respirazione controllata, che in sostanza come lo yoga insegna ai polmoni a respirare meglio”. Grazie a una buona ossigenazione si riduce lo stress, ci si rilassa, si rafforza il sistema immunitario, si attenua la fatica, si migliora l’umore e persino gli inestetismi della pelle vengono combattuti con efficacia. Era il 2004, del resto, quando il “Journal of Music Therapy” elencava diverse terapie musicali che si potrebbe adottare in ospedali e ospizi facendo cantare insieme i pazienti. Vi sono anche alcune malattie senili, tra le quali la demenza, che si possono combattere un coro serale, abituando i pazienti a ricordare sia le parole che i tempi dei brani. Una ricerca della Yale University, inoltre, ha svolto una ricerca nel Connecticut grazie alla quale ha dimostrato che nelle cittadine dov’era presente un coro l’età media della popolazione era più alta.  Ma il canto corale apporta anche benefici psicologici: non solo viene bandito il narcisismo, ma stare in gruppo fa percepire un senso di rilassamento e protezione: in genere, infatti, grazie al coro si crea un gruppo tanto omogeneo quanto solidale. E forse questo è il motivo per il quale s’instaura uno stretto legame tra l’abitudine a cantare insieme e la coesione dei cittadini di un Paese: dove lo si fa, l’identità nazionale è molto forte. Come dimostrano Irlanda e Inghilterra.

Riporta la Stampa: “Per averne una prova, basta andare una volta alla serata finale dei Proms della BBC, alla Royal and Albert Hall di Londra. I Proms sono la stagione concertistica che si tiene tutte le estati a South Kensington con l’orchestra filarmonica della BBC, e l’ultima giornata, il secondo sabato di settembre, è quella dedicata ai canti patriottici e tradizionali. Niente mette i brividi e fa venire la pelle d’oca più del vedere decine di migliaia di persone, all’interno della Albert Hall e sul prato di Hyde Park, dove il concerto finale viene trasmesso su grandi schermi, cantare «Land of Hope and Glory», «Jerusalem» e «Rule Britannia». Si tengono tutti per mano, hanno le lacrime agli occhi, sventolano orgogliosi la Union Jack e sono meravigliosamente intonati. Mescolandosi alla folla, uno storico potrebbe finalmente capire come questa gente abbia trovato nei secoli la forza per sconfiggere l’Invincibile Armada, Napoleone, il Kaiser Guglielmo II e Hitler: cantando insieme.”

Ricchezza e futuro son problemi di lingua!

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Secondo una ricerca fatta dall’Università di Yale e portata avanti dallo studioso di finanza comportamentale Keith Chen, sembra proprio che la nostra lingua influenzi la nostra vita più di quanto noi pensiamo.  Così in quelle lingue, come l’inglese, in cui i tempi verbali sono nettamente divisi c’è una propensione a vedere il futuro come qualcosa di molto distante e non preoccupante… forse qualcosa che neppure ci riguarderà mai! Ci sono invece lingue, come mandarino, malese o yoruba, che il futuro lo esprimono con il presente e quindi cercano di tutelare quel domani sin dall’oggi!

E l’italiano? Beh gli italiani sono grandi risparmiatori. La nostra lingua ci concede anche di pensare il futuro al presente come ad esempio “domani vado lavoro!” Questo, secondo Chen, ci porta a prendere in considerazione alcune misure per tutelarci il domani (come ad esempio investire in titoli sicuri, risparmiare o comprare case).

Ma su questa filosofia lo studioso è stato a lungo criticato inq uanto si ritiene che non sia un problema di lingua, ma intervengono fattori culturali o sociali. A tutte queste critiche Chen ha risposto così: “Ci sono famiglie che vivono una in fianco all’altra, con stessi livelli di educazione, stesso reddito, e anche stessa religione. Ma se c’è una differenza di madrelingua, si trova un atteggiamento completamente diverso di fronte al futuro”.

 

Yale sotto accusa per il nuovo campus a Singapore

Molti sono contrari all’apertura di un campus a Singapore, poiché alcuni docenti hanno sollevato il problema che  in un regime totalitario come quello che regna a Singapore non è possibile insegnare il libero pensiero. Sono sorte polemiche sul progetto multimilionario dell’Università di New Haven!

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