Venezia vittima dei writers, sfregiati i palazzi storici e religiosi

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Venezia e la lotta contro i writers scatenati. Disegni e scritte che imbrattano i più bei palazzi storici e i monumenti religiosi della città che regala a milioni di turisti la magia dei suoi canali e il fascino dei riflessi degli edifici sull’acqua. Il degrado ha stretto in una morsa Venezia che si trova attraversata dalle navi da crociera sull’acqua e dalla vernice nelle strade.  È una battaglia fra chi di giorno pulisce e chi di notte imbratta, ma è anche una battaglia contro il portafoglio: per cancellare i graffiti servono soldi e non pochi. Basta vedere l’elenco dei monumenti danneggiati dai writers per capire il danno ingente che sta subendo notte dopo notte la città:

Graffiti sulle mura perimetrali di San Cassiano e a Santa Maria Mater Domini: le scritte sono state ripulite, così come quelle a Santa Maria Mater Domini, ma qui solo in parte: sono finiti i soldi. I 14mila euro investiti non sono bastati.

Oggi in soccorso dei parroci, ma anche dei cittadini che vedono le proprie case imbrattate, arriva il Comune: «Punteremo a sistemare delle telecamere in modo da difendere i luoghi di culto e gli edifici storici da chi vuole sporcarli», afferma l’assessore ai Lavori pubblici, Alessandro Maggioni. Maggioni va anche oltre ipotizzando in tempi brevi anche una sorta di mobilitazione sul tipo delle giornate “ambientaliste” organizzate per raccogliere i rifiuti e i detriti sulla spiaggia o nei parchi.

Chi non ricorda la questione degli scuri dei negozi nelle parti posteriori del Ponte di Rialto insozzati dai writers? Solo pochi mesi fa il Comune insieme ai negozianti del posto, grazie al progetto di restauro del Ponte, è riuscito a pulire piazzando anche delle telecamere a circuito chiuso.

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Il preside che balla il Gangnam Style… per far studiare gli alunni!

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Aveva lanciato una sfida ai suoi studenti, il preside del liceo Penketh, nei pressi di Manchester e ora ha “pagato pegno”. Jeff Hughes è riuscito come nessuno prima a combattere la demotivazione dei suoi studenti ed ora è apparso in un video in Youtube: “In dicembre vi avevo promesso che, se aveste raggiunto gli obiettivi scolastici prefissati, avrei ballato per voi. Bene, vi siete impegnati in modo incredibile, raggiungendo risultati senza precedenti nella storia del nostro istituto”. Dato che s’insegna anche a rispettare gli impegni presi, l’uomo si è calato negli stravaganti panni di Psy, riproponendo per i suoi ragazzi la sua versione del ‘Gangnam Style’. Se dovesse vincere un premio come preside dell’anno, nessuno avrebbe da ridire!

Upfest: sulle orme di Bansky

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Nei giorni scorsi si è tenuta a Bristol, in Inghilterra, la sesta edizione dell’Upfest, il più grande festival europeo che riunisce street artist da tutto il mondo. La reunion degli “imbratta muri” nella città di Banksy è ormai una parte importante della vita cittadina: “Gli abitanti ci ospitano molto volentieri – spiega Stephen Hayles, uno degli organizzatori dell’Upfest – con tutta questa gente che entra nei negozi e spende…”. 342 street artist provenienti da tutto il mondo e oltre 20mila visitatori, tutti radunati in North street, cuore pulsante della manifestazione, per fare arte in piena libertà. Ma non è l’unica manifestazione cittadina, ad agosto, poco distante, si terrà il See No Evil, un evento simile e parimenti apprezzato dal pubblico. “Le istituzioni? Qui non creano troppi problemi quando le cose sono organizzate – spiega Stephen – il sindaco di Bristol, George Ferguson, ha fatto dipingere sui muri della Tobacco Factory, un palazzo che è di sua proprietà”. Anche gli italiani accorrono e come spiefa Frode, writer milanese in trasferta: “Venire qui per noi è come respirare aria pulita e basta guardarsi intorno per vedere che i muri non sono imbrattati, ma anzi sono più belli. Credo che la repressione che c’è in paesi come il nostro in realtà finisca per aumentare le tag”. Ovvero le “firme” che si diffondono di notte sui muri. Qui non corrono questo rischio: in giro solo i nomi più celebri della street art, con in vetta Bansky, di cui ancora si possono ammirare una decina di lavori. Ecco cos’è successo a l’ultimo Upfest!

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Carcere per il writer? No, basta una multa

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Un writer di Massa, che imbrattava cartelli stradali, ha presentato ricorso dopo esser stato condannato a sei mesi di reclusione. La Cassazione ha deciso per una linea morbida, infatti il suo non sarebbe stato un reato ma un illecito amministrativo e, in quanto tale, punibile con una multa. La Seconda Sezione Penale della Suprema Corte gli ha quindi imposto il pagamento di seimila euro per il danneggiamento. Ribaltata, quindi, la decisione presa dalla Corte d’appello di Genova che, nel luglio 2011, aveva optato per la linea dura nei confronti del ragazzo, evidenziando  come “la vernice aveva reso inutilizzabili i cartelli tanto da determinarne la sostituzione”. All’epoca, aveva pesanto anche la “personalità negativa” del writer desunta dal certificato penale, che escludeva la sussistenza di riconoscimento di uno sconto di pena. Nel ricorso in Cassazione, la corte ha dato ragione al writer, annullando la ”sentenza impugnata perchè il fatto non è previsto come reato”, ma ”costituisce illecito amministrativo” in base al codice della strada.

In Germania si testano i droni anti-graffiti

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La lotta ai writers, in Germania, inizia nelle stazioni ferroviarie, che subiscono danneggiamenti per 7 milioni di euro l’anno. L’idea è di testare dei droni, muniti di telecamere ad infrarossi, che spiino gli “artisti della bomboletta” e registrino prove che inchiodino chi la notte imbratta i treni. La notizia è stata data da un portavoce delle Deutsche Bahn, che ha spiegato che i droni “intelligenti” saranno utilizzati esclusivamente nelle grandi stazioni, per poter raccogliere prove suffi cienti per citare in giudizio i grafittari. I droni saranno consentiti solo nelle aree di proprietà delle ferrovie tedesche, senza ledere il diritto alla privacy delle persone che transitano al di fuori della proprietà privata di “Deutsche Bahn”. Ma vediamo in giro per il mondo che accade…

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