Massimo e Matteo ovvero il Pd a confronto che isola Bersani!

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Il sindaco di Firenze aveva postato un messaggio su Facebook questa mattina nel quale dichiarava chiuse le ostilità e mostrava invece il suo operato:

«La politica nazionale in questi giorni discute di tante cose, molte inutili, che riguardano solo gli addetti ai lavori. Da Firenze rispondiamo lavorando sulle cose concrete: edilizia sostenibile, risparmio energetico, risposte ai cittadini. Oggi in viale Guidoni ho inaugurato 18 alloggi popolari innovativi in legno a impatto zero dando una risposta sociale e ambientale alla città. Voglio che la mia amministrazione sia sulla frontiera dell’innovazione ambientale e culturale».

Poi era tornato a Palazzo Vecchio dove poco prima delle 15 era arrivato Massimo D’alema per un incontro proprio con il sindaco di Firenze.  Lo stesso D’alema ha affermato che è stato “un errore non mandare Renzi a Roma.” Si rompono così gli instabili equilibri bersaniani e ora il leader del Pd sembra sempre più isolato all’interno del suo partito.

 

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OCCUPATA LA SALA MAPPAMONDO!

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Nel giorno del P-day il M5S torna a mobilizzarsi e occupa la sala Mappamondo. Intanto Beppe Grillo dal suo blog grida all’inciucio per l’elezione del Presidente della Repubblica: “La coppia Bed & Breakfast, Bersani e Berlusconi, decide nelle segrete stanze il Presidente dell’inciucio escludendo di fatto ogni partecipazione popolare mentre il M5S avvia una consultazione pubblica e democratica attraverso i suoi iscritti. Chi tra i due ha un deficit di democrazia interna?”

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La candidatura shock di Berlusconi… Bersani al Colle?

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Berlusconi ci ha abituato alle sue “sorprese” dal condono tombale proposto in campagna elettorale (e subito ritirato) alla restituzione dell’Imu. Oggi c’è l’ennesima notizia shock che sarebbe emersa dopo l’incontro tra il leader del Pd e Il Cav. Una delle ipotesi portate avanti da Berlusconi sarebbe di candidare al Colle Bersani, poi attuare un governo di scopo e riportare gli italiani alle urne il 7 luglio.

“Dal colloquio avuto con Pierluigi ho avuto la sensazione che non escluda affatto di finire lui stesso al Colle e a quel punto, vi dirò, potrebbe pure servire a sbloccare la situazione”, commenta il Cavaliere, durante la cena di martedì sera con Alfano, Verdini, Brunetta, Schifani, Gasparri, Cicchitto, a Palazzo Grazioli.

Un modo come un altro per far fuori il suo avversario! Peccato che sia già occupato il posto da Papa altrimenti avremmo avuto anche Pier Luigi Pontefice? Ma un posto da Papa Emerito per Bersani, non si trova?

Lo sceriffo rintronato? Che povertà di linguaggio De Luca!

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“Crimi e la Lombardi? Hanno arricchito la galleria delle coppie famose del cabaret, sono come Gianni e Pinotto, camminano sempre appaiati. Lui assomiglia in modo impressionante a un procione lavatore, lei è un po’ pipì e molto irritante“. Esordisce così Vincenzo De Luca ai microfoni de “La Zanzara”, su Radio24. Il sindaco di Salerno del Partito democratico si rende ridicolo assumendo un linguaggio che sarebbe indegno e imbarazzante anche per gli esponenti della Lega Nord che nel corso degli anni ci hanno abituato a dover assistere alle loro uscite volgari e qualunquiste.

In bocca a un sindaco democratico certe frasi suonano ancora più irritanti. Ma Vincenzo De Luca non si ferma a  questi stereotipi banali e irriverenti, rincara la dose: “Questi dovevano cambiare l’Italia e ci hanno dato Crimi e Lombardi. Adesso discutono delle indennità, sono partiti da 2500 euro e ora sono arrivati a 6000 euro. Fra qualche mese arriveranno ai diamanti di Belsito. La Lega è partita col cappio ed è finita coi diamanti, Di Pietro è partito con la palingenesi universale e si è arenato su un po’ di appartamenti. Il web, la rete, tutte grandi palle, imbecillità. Facciamola finita, basta col cabaret.”  Veramente chi sta mostrando uno spettacolo indegno è propri il sindaco di Salerno.

Poi si accanisce contro Renzi: “L’ho apprezzato quando si è fatto da parte, ma ha fatto il furbo. Diceva che non voleva poltrone e poi ha contrattato 50 posti per i suoi in parlamento. Altro che poltrona, si è fatto dare tutto il mobilificio”.

Ecco gli uomini anziani della politica, quei miseri “politicucci” destinati all’estinzione che stanno gridando la loro rabbia e il loro livore per non riuscire più a essere al passo con i tempi. Rintanati dentro le loro case dorate fatte di privilegi pagati con i rimborsi elettorali, ormai distanti dal mondo così tanto da non riuscire neppure a vedere il malessere che li circonda. Come può un sindaco del genere amministrare una città come Salerno se è totalmente incapace di comunicare un progetto o un’idea? Alla radio si va solo per fare la guerra agli altri partiti e alle correnti interne al proprio? Quando spazziamo via questi “omuncoli ancestrali”?

Chi farà “gol” nelle urne? Previsioni e tattiche delle Quirinali!

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Tra qualche ora sarà possibile votare online il candidato del M5S. E’ stato indetto infatti per 11 aprile il P-day. Ci saranno 10 candidati nella rosa dei nomi da scegliere come personalità da presentare poi alla votazione ufficiale in Parlamento. I risultati del P-day si sapranno solo il 16 aprile, due giorni prima della votazione alla Camera. Ma quali sono i candidati più probabili? Girando fra forum e meetup si scorgono i nomi di Ferdinando Imposimato e Gino Strada. Nonostante la gaffe fatta al La Zanzara, il medico è ancora in testa ai sondaggi e potrebbe essere proprio lui che i grillini presenteranno il 16 aprile come nome da votare come Capo di Stato. Ma le sorprese potrebbero non mancare anche perchè la top-ten dovrebbe annoverare figure come quella di Milena Gabanelli, Dario Fo, Paolo Becchi, Loretta Napoleoni, Gustavo Zagrebelsky, Stefano Rodotà e Salvatore Borsellino.

Mentre Pd e Pdl stanno chiusi nei palazzi a trovare convergenze sui nomi da presentare, l’outsider della politica è pronto a dare battaglia con una lista di personalità molto vasta e di sicuro richiamo popolare. Poi il nome sarà portato in aula e lì inizierà il tatticismo e potrebbero essere proprio i voti dell’M5S a fare la differenza.

Per le prime tre votazioni l’M5S voterà il proprio candidato, poi, se ancora non ci fosse il Presidente allora i giochi cambierebbero. Al centrosinistra mancano 9 voti per raggiungere il numero magico, che diventeranno per lo meno una trentina mettendo in conto assenze e franchi tiratori e saranno i grillini a puntare il dito su un candidato o a ritrarlo e fare ostruzionismo.

La partita è aperta… ora si aspetta solo il fischio dell’arbitro e poi vedremo chi farà gol nelle urne.

  

Vendola si dimette da deputato!

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Vendola si dimette da deputato.

“Mi sto recando a Montecitorio per formalizzare un atto che gia’ esiste: gia’ in campagna elettorale avevo detto che intendevo restare governatore e vado a formalizzare questo atto”. Lo ha detto il leader di Sel Nichi Vendola lasciando la sede del Pd dopo un incontro di oltre un’ora con Pier Luigi Bersani. Vendola critica il Fatto Quotidiano che oggi è uscito con un articolo che condannava chi avesse un doppio incarico sommando così stipendi e potere.

 

Guerra del Pd… da Trieste a Roma.

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Matteo Renzi fa sentire la sua voce da Trieste, dove si è recato per sostenere la candidatura di Debora Serracchiani a governatrice della regione: «Se ci sono nuove elezioni vedremo cosa accadrà. Ora sono fuori dai giochi della politica romana. Ora sto facendo il sindaco della mia città. Spero si vada alle elezioni il prima possibile. Se dovesse dipendere da me tornerei alle elezioni domani mattina. Se Bersani e Berlusconi riterranno più opportuna qualche forma di accordo nell’interesse del Paese, spero facciano il più veloce possibile».

 Poi torna sulla questione dei grandi elettori:

«Mi avevano detto vai avanti tranquillo ti votiamo, ma poi è arrivata qualche telefonata da Roma per fare il contrario. Mi avrebbe fatto piacere rappresentare la mia Regione»

Secca la replica di Bersani: «Nella sequela di quotidiane molestie mi vedo oggi attribuiti non so quali giochini tesi ad impedire la nomina di Renzi a grande elettore per la  Toscana. Smentisco dunque di aver deciso o anche solo suggerito, o anche solo pensato alcunchè, a proposito di una scelta che riguarda unicamente il consiglio regionale Toscana»

 

L’incomunicabilità a confronto! Bersani e Berlusconi dopo l’incontro.

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L’incomunicabilità a confronto! Bersani e Berlusconi dopo l’incontro o forse lo scontro.  Il cavaliere va via insieme ad segretario Angelino Alfano preannunciando che si sarà una nota congiunta sull’incontro svoltosi oggi a Montecitorio.

Un’anticipazione resa necessaria anche dalle parole di ieri di Giorgio Napolitano che sicuramente ha accelerato i tempi dell’incontro.

Intanto i grillini occupano il Parlamento mentre Bossi esorta Berlusconi a fare un accordo con Bersani, perchè poi il leader del pd si schianta da solo… ma è proprio Bersani a non volere accordi… parole al vento, incontri a vuoto e confusione istituzionale, mentre Letta ribadisce che si è trattato di un buon incontro… (bevuto bene?)  poi senza pudore aggiunge…” ma siamo solo all’inizio!”

Intanto Renzi da Vinitaly bastona Bersani “Non ho vinto le primarie, ha vinto Bersani. Il problemino è che poi Bersani non ha vinto le elezioni. Mi hanno dato del qualunquista perché ho detto che si sta perdendo tempo. Prometto di non dirlo più, ma voi potreste per favore smettere di perdere tempo? Bisogna, elezioni o no, che vi mettiate d’accordo, che si decida”.

Poi arriva, con un twitter di Mentana, la replica che smentisce Letta: “E’ durato un’ora e un quarto l’incontro Bersani-Berlusconi. E secondo le prime voci non è andato affatto bene.”

2 versioni, 2 facce, 2 partiti in un incontro perso in partenza. L’Italia ha tempo per continuare ad agonizzare.

Dibattito in aula ed emergono 30 dissidenti Pd!

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30 disertori? 30 delatori? 30 deputati Pd. L’unanimismo è finito e le divisioni del partito sono sorte prepotentemente in aula. Le commissioni parlamentari hanno spezzato le maglie del Pd e questa volta a fare lo strappo non ci sono solo i renziani ma anche la prodiana Sandra Zapa e la veltroniana Marianna Madia, solo per fare due nomi. Proprio nel giorno in cui Berlusconi e Bersani si incontrano, la coalizione di centro sinistra sembra più fragile del solito.

La questione delle commissioni viene alla fine risolta con l’annuncio del capogruppo Roberto Speranza che anche il Pd farà i nomi dei suoi commissari. Tanto le commissioni non partiranno mai senza un governo, è la convinzione dei più. “Capisco la volontà di protagonismo di ciascuno. Invieremo nei prossimi giorni i nostri nomi per le commissioni dopo aver discusso con l’ufficio di presidenza del gruppo e con i colleghi del Senato”, dice Speranza. In Transatlantico arrivano gli echi della discussione. C’è Beppe Fioroni che se la prende con i renziani e gli altri ‘critici’: “Abbiamo finito di dare interviste sul governissimo e ora iniziamo con la questione delle commissioni. Mai che si discutesse della vera questione attuale, cioè l’elezione del presidente della Repubblica. Hanno detto che sulle commissioni ci insegue Grillo… Ai grillini gli farei pagare la luce e il surplus dei consumi causati dalla loro scelta di occupare l’aula fino a mezzanotte…”. Gli animi sono agitati, come si vede.

Dopo le 18 scatta l’ora X!

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Dopo le 18 scatta l’ora X! L’incontro tra i B.B. della politica italiana è fissato per oggi. Contro ogni pronostico e a sorpresa trapela da palazzo Grazioli la notizia che tanti attendevano.

Con il Cavaliere ci sarà il solo Angelino Alfano e con il segretario del Pd Enrico Letta. Non alla Camera, ma a palazzo Giustiniani. Il Cavaliere, rientrato a Roma, ieri sera, ha riunito i fedelissimi a palazzo Grazioli per imbastire il canovaccio della trattativa col segretario del Pd. E a Gianni Letta ha dato mandato di tenere i contatti col Quirinale per informare il capo dello Stato sull’andamento del negoziato col Nazareno.

Ed è per questo che l’ex premier ha spiegato ai suoi che ha intenzione di chiedere anche un colloquio con Napolitano, anche per la giornata di domani, se possibile. E non per cortesia. Ma per investire l’attuale inquilino del Quirinale del ruolo di notaio del patto sulla sua successione.

Prima, però, c’è il faccia al faccia con segretario del Pd. Che il Cavaliere sta preparando nei dettagli, con l’obiettivo di raggiungere un’intesa sul prossimo capo dello Stato. Due le ipotesi di accordo che sottoporrà al leader del Pd: un via libera a un governo Bersani, anche con personalità di centrosinistra – certo non ostili su Comunicazione e Giustizia – in cambio di un moderato al Quirinale. Una sorta di “non sfiducia” modello 1976 che comunque garantirebbe al Cavaliere di staccare la spina in ogni momento. Oppure, è la seconda ipotesi, un governissimo con un nome condiviso e di garanzia al Colle.

#CommissioniSubito è golpe?

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“Il M5S vuole un Parlamento in pieno esercizio da ora. Paese al collasso e attività legislativa bloccata. Commissioni subito o partiti commissariati”. Così Beppe Grillo sul suo blog in un post dal titolo “I golpisti” con un foto dei “colonnelli” protagonisti del colpo di stato greco ma con i volti di Monti, Bersani e Berlusconi.

“Il golpe è iniziato da anni. Un golpe alla luce del sole per delegittimare e svuotare il Parlamento. L’Italia non è più una repubblica parlamentare, come previsto dalla Costituzione, ma una repubblica partitica. I partiti hanno sostituito la democrazia. La volontà popolare è diventata una barzelletta”, scrive Grillo. 

Intanto, al termine della riunione dei capigruppo a Palazzo Madama Zanda ha spiegato: “Si è convenuto a larga maggioranza che l’intreccio del meccanismo regolamentare e della prassi suggerisce di costituire le commissioni solo dopo la formazione del governo”. Non si esclude comunque che si possano formare altre commissioni speciali, come quella sulla relazione del governo a proposito delle variazioni al quadro macro.

D’altra parte, la composizione delle commissioni permanenti rispecchia l’equilibrio tra maggioranza e opposizione, mentre i loro presidenti sono normalmente espressione della maggioranza. Ma l’attuale stallo politico, dove non esiste alcun accordo tra i partiti per dare vita a un governo, impedisce una spartizione di questo tipo.

L’unica commissione parlamentare già in funzione è quella speciale che ha competenze limitate, che dovrebbe ricevere dalla Camera il mandato ad esaminare il decreto legge sul pagamento dei debiti della Pubblica amministrazione.

Il movimento di Beppe Grillo protesta per questo stallo e sostiene, con il parere favorevole di alcuni costituzionalisti, che si possa comunque procedere alla formazione delle commissioni permanenti.

“Il M5S sbaglia bersaglio, dovrebbe occupare il Pd di Pier Luigi Bersani, perché è lui che blocca la formazione di un governo”, ha detto il capogruppo alla Camera del Pdl, Renato Brunetta, polemico con la decisione del segretario del Pd di non aderire all’idea di un governo di larghe intese. Ma sulla questione delle commissioni, il Pdl la pensa come il Pd: “I nostri nominativi per le varie commissioni sono già pronti. Li presenteremo non appena un governo avrà ottenuto la fiducia in Parlamento”.

Dopo #OccupyParlamento arriveremo a #OccupyPd e #OccupyPdl?

Bersani ad Agorà…

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Bersani ad Agorà, prima della piazza di sabato!

Pier Luigi Bersani questa mattina è ospite del programma televisivo Agorà su Rai3 e ha risposto a una serie di domande che non solo fanno il segno della situazione nel nostro Paese, ma che si proiettano anche nel futuro. Il leader del Pd ha confermato anche la manifestazione di sabato contro la povertà, mentre Berlusconi sarà in piazza per esporre con forza i suoi 8 punti programmatici di un possibile governo di scopo.

Si è fermi perché si deve eleggere il nuovo Capo di Stato?

“A mio modo ho una proposta di larghe intese. Non sottovaluto responsabilità democratica comune. Si consenta un governo di cambiamento su 8 punti. Si ricerchi un presidente della Repubblica condiviso, Nel 1976 c’era uno che governava e gli altri lo consentivano. Era una specie di governo di minoranza che la nostra Costituzione permette. Pdl e M5s hanno detto no.”

Bersani apre quindi l’intervista con una puntualizzazione sulle differenze tra il 1976 e oggi. Dopo che il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitan, ieri durante la commemorazione per il 20° anniversario dalle morte di Gerardo Chiaromonte, aveva richiamato i partiti a trovare delle larghe intese sul modello di ciò che avvenne alla fine degli anni ’70, oggi Bersani spiega le differenze che lo hanno portato in un vicolo cieco in cui non è possibile pensare a un governo di minoranza.

Quindi no a un governissimo di larghe intese tra Bersani, Berlusconi e Monti?

“Il nuovo presidente della Repubblica considererà la situazione. Soluzione di governissimo con me, Berlusconi e Monti è formula che paralizza. Poi vedrà il nuovo capo dello Stato. Io sono affezionato alla mia idea, ma non vuol dire non essere disponibile ad altre ipotesi. Io sono preoccupato per questa situazione sociale allarmante”.

Nonostante la situazione sia socialmente allarmante Bersani si dichiara affezionato alla sua idea, ma disponibile ad altre ipotesi. Ma se la situazione è allarmante perchè Bersani continua a riflettere sulla sua idea quando ormai non è stata accettata da altre forze politiche? Pensa ancora di portare la sua proposta alle Camere per poi vedere se riesce a mettere in piedi una maggioranza bulgara?

L’incontro con Berlusconi?

“Incontrerò Berlusconi per discutere del metodo per eleggere insieme il presidente della Repubblica. Attenti a non fare meccanismi di scambio su elezioni capo Stato. Io non sono disponibile. Non si possono fare improvvisazioni. Non voglio tirare paragoni oltre il lecito. Cerchiamo una larga maggioranza, con soluzioni che hanno anche un tratto di fantasia. Per Quirinale mi tengo testa aperta per varie soluzioni.”

Quindi sul tavolo non c’è un idea di governissimo, come smentita già in apertura del suo intervento ad Agorà, ma solo trovare dei nomi che possano andare bene per la destra e la sinistra. Ma sopratutto un nome che possa essere un ponte anche con l’Europa?

Quale sono le sue priorità?

“Voglio fare partire governo con qualche decisione di terapia d’urto. Affrontare emergenza sociale e moralizzazione della vita pubblica”.

Quindi emergenza sociale e vita pubblica. Ma sembra nebbiosa la risposta sul finanziamento ai partiti:

“Nell’incontro coi grillini c’è stato un fuorionda. Io mi sono detto pronto a discutere del superamento del finanziamento pubblico ai partiti. Io poi ho chiesto loro se sono pronti a ragionare nella stessa legge sulla democrazia interna. La risposta è stata molto interlocutoria”.

Il governo Monti?

“Il governo Monti si è paralizzato sulla corruzione: non è possibile”

Si è anche rivelato incapace di trattare sul piano internazionale nela questione dei Marò.

Bersani su prossime primarie per premiership:

“Io candidato? Ci devo ancora pensare”.

 

Il Paese da spartirsi… incontro Berlusconi – Bersani!

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“Finalmente l’onorevole Bersani si e’ aperto e reso disponibile a un incontro” anche se “la data di questo incontro non e’ stata ancora fissata. La posizione del Pdl e la mia posizione ormai la conoscono tuti gli italiani: dare subito un governo forte e stabile al Paese per assumere provvedimenti urgentissimi che si impongono per rilanciare l’economia”, lo spiega Silvio Berlusconi al Tg4, in merito all’incontro con Pier Luigi Bersani, sottolineando che “e’ necessario abbassare la pressione fiscale”.

Quindi l’incontro si farà! Alla vigilia dell’occupazione del Parlamento da parte del M5S arriva l’annuncio di Berlusconi. I tempi per il tatticismo sono finiti, ora resta solo da fare un accordo ed eliminare il M5S che altrimenti può trovare l’alleanza di altre forze politiche e diventare veramente una forza determinante all’interno della nuova formazione dell’esecutivo. L’obiettivo è chiaro: isoliamo chi tenta di sopprimere la casta e veniamo a patti per salvare i privilegi. Sicuramente sul tavolo ci sarà la giustizia, il Capo dello Stato, la pressione fiscale… l’Italia un paese in vendita da spartirsi.

Renzi, Facebook e Amici!

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Renzi, forse stanco delle  polemiche sulla sua partecipazione ad Amici, ha deciso di postare il video sul suo profilo Facebook e di chiedere alle persone di commentare. In due ore sono piovuti 1856 messaggi.

C’è chi scrive: «Matteo amico-di-Maria: ero molto perplessa sulla sua partecipazione, in realtà ascoltando quello che poi ha detto capisco la necessità di parlare anche a quel pubblico, senza snobbismi inutili. Discutibile il chiodo e il jeans-avvolgipacco». Ma anche: «Fantastico e grande come sempre».  Poi ci sono state le critiche: «No, non ho davvero apprezzato! La partecipazione in sè, le cose dette( un pò troppo slogan) nè il look (quel chiodino inguardabile). Peccato perchè io in Renzi ci credo, mi piace come sta facendo il sindaco e mi piace il suo progetto politico». Quindi elettorato diviso come al solito.  Il problema come al solito però non viene centrato. E’ importante andare in qualsiasi trasmissione, parlare con ogni elettore, avvicinarsi ai “nemici politici” senza fare le guerre tattiche a distanza… il problema semmai è se si riesce a far tutto questo senza cadere nel “compiacere il pubblico che si ha di fronte”. La linea di Renzi per lo più riesce sempre a uscirne indenne dalla mannaia mediatica che estrapola frasi e condanna su singole parole e anche in questo caso sembra che il Sindaco di Firenze (eccezion fatta per quel chiodo)  ne è uscito a testa, piuttosto sono i suoi colleghi di partito ad essere a disagio a parlare ai sogni dei giovani. E’ quella parte di “apparato” che si forgia di avere un linguaggio e una comunicazione semplice e di comunicare con il “popolo” a non capire che non basta un intercalare dialettale o un luogo comune per sintonizzarsi con le persone. Serve parlare al “loro futuro, ai loro sogni, alle loro prospettive”. Che dire giovane non significa nulla, che la complessità è più ampia di quello che loro possono immaginare e quindi come possono comunicare con ciò che non conoscono?

Matrimonio gay sancisce le nozze fra Sel e M5S?

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Grillo il fascista? Grillo l’omofobico? Grillo contro i diritti civili? Secca smentita e svolta a sinistra, così a sinistra da superare il Pd e allearsi con il Sel per i diritti degli omosessuali. Il ddl presentato dai grillini, che troverà sicuramente l’appoggio del Sel, è una bomba a orologeria all’interno del Pd che potrebbe anche scindersi. Sì, perché la legge presentata dal M5S andrebbe a modificare “il codice civile in materia di eguaglianza nell’accesso al matrimonio in favore delle coppie formate dallo stesso sesso”.

L’M5S propone l’introduzione dell’art 91 che riconosce “il matrimonio egualitario” quindi non più solo uomo-donna, ma come succede già in Spagna, Portogallo, Olanda e Belgio, un matrimonio che sia aperto anche a persone dello stesso sesso.

Grande svolta anche sui figli. I figli di un “coniuge” – termine che sostituirebbe sempre i classici “marito e moglie” –  saranno riconosciuti come figli dell’altro coniuge “anche quando il concepimento avviene mediante il ricorso a tecniche di riproduzione medicalmente assistita, inclusa la maternità surrogata”.

Anche se nel programma M5S i diritti civili non erano tra le priorità, ora c’è una grande attenzione da parte del Pd a questa norma che potrebbe far carta straccia del “surrogato” proposto con le “coppie di fatto” sul modello tedesco avanzato da Bersani in campagna elettorale.

I grillini va ben oltre e accogliendo le proposte della Rete Lenford, associazione di di avvocati per i diritti lesbiche, gay, bisessuali e transgender, stilano un ddl che potrebbe veramente ribaltare la coalizione del centro sinistra.

Gli altri due disegni di legge, presentati dai grillini, riguardano poi il contrasto all’omofobia e alla transfobia, reati penali punibili fino a quattro anni di carceri.

Svolta anche sulle modificazioni di attribuzione di sesso. Quest’ultima proposta parte da un principio: ogni persona può sentirsi di non appartenere più al sesso attribuitole dalla nascita e, di conseguenza, una legge deve favorirne il cambio di identità.

Con rabbia dei più ferventi Bersaniani, Grillo stavolta sorvola ad alta quota il Parlamento e va a “sedersi” a fianco dell’area più estremista. Un vero cambiamento che non ha nulla a che vedere con la vecchia politica pronta a un minimo compromesso con un “modello tedesco”, tanto sbandierato in campagna elettorale e visto come vero faro nella notte di una politica disattenta al fenomeno gay.

La Bindi sussulta sulla sedia, Bersani è affranto, Veltroni chiama a raccolta tutto il Pd nell’ultimo strenuo tentativo di tenere unite anime contrapposte di una sinistra dalle mille contraddizioni e Renzi spopola tra i giovani.

Brutto risveglio per quella sinistra mascherata che tenta inutilmente il gioco delle poltrone in parlamento senza voler cedere al governissimo che vedrebbe compromessa la leadership di Bersani… Ma niente paura l’Italia è in buone mani… i saggi stanno pensando!

Vendola parla all’Unità…

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Vendola sa di dover uscire fuori dall’angolo buio in cui è stato condotto da Bersani. Così lancia l’idea del “rimescolamento”, anche in risposta all’invito di Matteo Orfini che chiedeva un superamento della visione Pd. Il governatore della Puglia sa perfettamente i rischi che corre con questa nuova proposta e si affretta a chiarire che non si tratta di una “cosa” ma bensì di «ripartire dall’analisi della crisi, recuperare un giudizio condiviso sugli ultimi trent’anni di rivoluzione liberale nella prospettiva di un socialismo del futuro, keynesiano e ambientalista, che non sia una variante effervescente dell’egemonia dei mercati finanziari»

Ma quando il giornalista chiede se si può definire un socialismo epurato dal blairismo, la risposta di Vendola è secca:

«Non voglio sfregiare gli album di famiglia, però quel ciclo si è concluso e il problema ora è: può esistere la prospettiva di Stati Uniti d’Europa, cioè di una forte democrazia europea, mutilando il Vecchio continente del suo welfare? O si può intendere che le politiche economiche e sociali delle destre europee hanno spinto le nostre società entro un precipizio recessivo che oggi mescola drammaticamente la crisi sociale con la crisi democratica, povertà, violenza razzista, nazionalismo, localismi, corporativismo. Siamo di fronte al pulviscolo di quello che fu una narrazione civile e una proposta politica».

Allora il giornalista devia il discorso e lo allarga all’Europa “La casa comune dei progressisti in cui Sel potrebbe occupare una stanza, in Europa avrebbe come riferimento i socialisti?”

«Dove si gioca la partita? Lo vorrei dire anche ai compagni delle formazioni della sinistra radicale: dove si combatte? Noi sappiamo che è globale il problema della ricostruzione della sinistra. E coincide con il tema della ricostruzione dell’Europa. Di una sua anima, del suo essere un paradigma di civiltà. Penso che le forze del socialismo europeo siano il luogo in cui far convivere le tante culture politiche, che lì possano competere sul piano delle idee invece che sul piano elettorale. C’è una tendenza minoritaria, chiusa in un minimalismo di partito che rischia di essere mero fenomeno ornamentale. Ma anche una cultura minoritaria in un contenitore grande diventa contaminazione e lievito. Del resto chi, su quale atollo di questo universo frastagliato, può dirsi sicuro di avere gli strumenti adeguati per rappresentare la politica del futuro? Più utile che suddividerci in tanti comitati elettorali, può essere alimentarci reciprocamente come parte di una intelligenza collettiva. Pensando ai grandi partiti progressisti nel mondo e non solo in Occidente, anche in America latina dove una sinistra iperideologica e vissuta per tanto in clandestinità è stata in grado di smetterla di essere prigioniera di formazioni ideologizzate, creando partiti post ideologici in cui la cultura politica si è arricchita. È preferibile l’ininfluenza piuttosto che giocare in mare aperto? Certo, a determinate condizioni».

E se fondamentalmente il discorso di Vendola ha una sua logica e un suo preciso obiettivo da raggiungere è sulla pratica che sembra fallire ancor prima di iniziare.

Anche se non la definiamo “Cosa” per pura speculazione terminologica, in realtà quello che propone il Governatore della Puglia è un “reimpasto” che potrebbero fare diversi candidati provenienti da diverse forse politiche e che pongano al centro la crisi sociale e la crisi democratica. Quindi un apertura al M5S, soprattutto a quei deputati che sono favorevoli al dialogo con le altre forze politiche. Poi l’altra questione dell’Europa. I socialisti europei hanno anime profondamente diverse che difficilmente possono trovare un accordo con la sinistra/non sinistra italiana dilaniata a sua volta da correnti diverse. Il Sel di vendola come può dialogare con il partito socialista di Hollande dilaniato tra paradisi fiscali e fondi neri? Come può il Sel trovare dei punti d’incontro con la nuova linea  liberal-democratica del Spd tedesco?

I politici in piazza contro loro stessi!

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All’inizio c’è stato l’annuncio del Cav: grande manifestazione di piazza a Bari, il 13 aprile, per promuovere gli 8 punti che diano un segnale forte al Paese.

E Bersani che fa? riunisce i suoi militanti, nello stesso giorno, “contro la povertà e per il governo di cambiamento”. La manifestazione sarà promossa dai circoli Pd di Scampia, San Salvario, Corviale, Torbellamonaca, Laurentino e San Basilio, quartieri poveri della Capitale, di Napoli e Torino.

 Quello che ci si chiede, se già sembra strano che senza un governo una forza politica scenda in campo per protestare, perché di solito è l’opposizione che va contro la maggioranza, almeno lo era fino a quando c’è stata una vecchia politica (che almeno era ancora un politica).  Ma è ancora più strano che vada in piazza colui al quale è stato dato il mandato per formare il governo e non è riuscito a portare al Presidente della Repubblica una maggioranza. Bersani protesta contro se stesso?

Vogliamo Renzi, dateci Renzi… anche ad Amici!

Dagli 8 punti di Bersani alle 8 proposte di Berlusconi…

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“Mentre le altre forze politiche sembrano impegnate a perdere tempo”, il Pdl “dal 15 aprile, presenterà in Parlamento quelle ‘8 proposte shock che hanno portato la coalizione a un soffio dalla vittoria”: Lo ha detto il leader del Popolo della Libertà, Silvio Berlusconi. Tra queste ci sono “rimborso Imu, abolizione finanziamento pubblico, revisione Equitalia, riforma fisco-giustizia”.

“Per questo motivo, sabato 13 aprile a Bari, illustreremo il contenuto di questi otto disegni di Legge, già pronti per essere presentati al Senato della Repubblica. E che riguarderanno:
1) l’abrogazione dell’Imu sulla prima casa, sui terreni e sui fabbricati funzionali alle attività agricole e la restituzione degli importi versati nel 2012;
2) la revisione dei poteri di Equitalia, con particolare riferimento alle sanzioni, alle maggiorazioni di interessi e ai meccanismi di rateizzazione;
3) il riconoscimento alle imprese – per le nuove assunzioni a tempo indeterminato di giovani, disoccupati e cassintegrati – di una detrazione (sotto forma di credito d’imposta) per i primi 5 anni dei contributi relativi ai lavoratori assunti, nonché l’esenzione, per questi ultimi, dall’IRPEF sul salario percepito;
4) il passaggio dalle autorizzazioni burocratiche ex ante ai controlli ex post, per quanto riguarda lo svolgimento di ogni attività di impresa;
5) l’abolizione dei contributi pubblici per le spese sostenute dai partiti e dai movimenti politici;
6) le norme per la riforma del sistema fiscale;
7) le disposizioni di revisione della Costituzione per quanto riguarda l’elezione diretta del Presidente della Repubblica e il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio dei Ministri;
8) le disposizioni per la riforma della giustizia.

Queste nostre proposte hanno in sé la forza di un cambio di passo, di uno shock istituzionale ed economico, che tende da un lato, allo sviluppo e al rilancio della nostra economia e, dall’altro, al ritorno della fiducia nello Stato, il cui compito resta quello di creare le condizioni adatte perché i cittadini possano realizzare le proprie ambizioni e i propri progetti”. Così il leader del Pdl.

IL PEGGIO DEL PALAZZO!

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Ecco cosa hanno detto nelle ultime due settimane i politici italiani:

“Ci affidiamo completamente a Lei, Presidente Napolitano, con lo stesso trasporto di Papa Francesco quando si rivolge all’Altissimo” di Enrico Letta.

“Ammettiamo che abbia frequentato questi individui, pure il capo mandamento, ammettiamo che io abbia conosciuto Bontate, Teresi, Mangano, Cinà, Graviano… ma il reato, dove sta? Il reato, dov’è?!” di Marcello Dell’Utri

“Se gli italiani potessero scegliere un presidente della Repubblica, sceglierebbero sicuramente Silvio Berlusconi”  di Daniela Santanchè

“L’analisi demografica delle adesioni alla mia pagina facebook mi da un segnale chiaro: le donne non sono attratte dal mio messaggio politico. Perché?” di Manlio Di Stefano, M5S.

 

 

Rosy Bindi attacca Bersani!

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Il Pd è ostaggio del suo segretario. Tutti contro Pierluigi e la sua lotta persona, personalissima contro Berlusconi, Grillo e chiunque voglia avere parola o idea su come gestire la crisi italiana. Lui ha la strada e la vuole intraprendere… ma non ha i numeri! E così la Rosì Bindi attacca.

«È così purtroppo, Bersani non sa più che fare e il partito è fermo, senza prospettiva. Se avessimo proposto un nome autorevole e non strettamente partitico – aggiunge Bindi sul prossimo presidente della Repubblica, – come poteva essere Rodotà, ma ce n’erano molti altri, avremmo forse potuto contare su un atteggiamento più morbido da parte dei grillini. Non dico sull’appoggio, questo no, ma su un certo malessere interno, questo sì». Perchè non è stato fatto? La Bindi lo spiega così: «semplice, perchè Bersani non ha rinunciato, non ha voluto rinunciare, ha addirittura fatto un comunicato in cui lo ribadiva con convinzione».

Si lavora per lo Stato che non paga e non conosce neppure i suoi debiti!

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Oggi arriva la prima tranche della P.A. alle imprese per un ammontare di circa 40 miliardi per il biennio 2012-2013 che sarà coperto dall’emissione di titoli di Stato, quindi il Paese contrarrà un nuovo debito.

Il vero problema è a quanto ammonta il debito?

Secondo la Cgia di Mestre, non sono conteggiati quelli spettanti alle piccole e medie imprese che porterebbero ad un importo complessivo tra i 120-130 miliardi di euro. La Cgia, dopo aver analizzato la Relazione della Banca d’ Italia presentata nei giorni scorsi alla Camera, ha scoperto che i 91 mld di euro che l’Istituto ha stimato in questo rapporto sono stati calcolati attraverso un’indagine campionaria condotta solo sulle imprese con più di 20 addetti, quindi sono rimaste fuori tute le piccole aziende che in Italia rappresentano il 98% delle imprese presenti sul territorio.

Oltre al mancato monitoraggio delle aziende con meno di 20 addetti, la Cgia sottolinea che nella indagine redatta dalla Banca d’Italia non sono incluse neppure le imprese operanti nei servizi sociali e sanitari che, come sottolinea la Relazione stessa, sono attività che intrattengono scambi commerciali intensi con le amministrazioni pubbliche. Inoltre, l’indagine è relativa al 31 dicembre 2011, quindi è presumibile che ad oggi l’importo complessivo del debito sia cresciuto di qualche miliardo.

“In un Paese civile – conclude Bortolussi – che credibilità può avere un debitore se non conosce nemmeno l’ammontare esatto dei soldi che deve ai suoi creditori?”

Intanto però veniamo a scoprire che sale la pressione fiscale. Nel quarto trimestre del 2012 ha toccato il 52%, un valore record assoluto, con un balzo di 1,5 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Lo rileva l’Istat nel conto economico trimestrale della P.a. La media annua, sempre da record, si attesta invece al 44%, +1,4 punti sull’anno precedente.

Ora però sono previste altre tasse come la Tares che dalle prime stime della Uil peserà più di quella sulla casa.

Paghiamo debiti contraendo debiti, sottostimiamo i debiti del Paese non iscrivendo quelli delle imprese con meno di 20 operai e strangoliamo i cittadini con le tasse. Gli esodati ancora non hanno certezze, i disoccupati rinunciano a cercare lavoro, il governo non si forma, il Presidente della Repubblica abbandonerà il suo incarico fra pochi giorni scatenando la bagarre in Parlamento… Cosa resta dell’Italia? I debiti e le tasse?

Il Pd, il Quirinale e il Parlamento secondo Franceschini!

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Dopo Renzi arriva Franceschini a proporre il dialogo con il Pdl. Il democratico afferma ” Chiusa la possibilità di un rapporto con Grillo  non resta che una strada: uscire dall’incomunicabilità. E abbandonare questo complesso di superiorità, molto diffuso nel nostro schieramento, per cui pretendiamo di sceglierci l’avversario. Ci piaccia o no, gli italiani hanno stabilito che il capo della destra, una destra che ha preso praticamente i nostri stessi voti, è ancora Silvio Berlusconi. E’ con lui che bisogna dialogare. So che è altamente impopolare, so che si rischia di scatenare le reazioni negative del proprio stesso campo, ma voglio dirlo: se noi intendiamo mettere davanti l’interesse del Paese, dobbiamo toglierci di dosso questo insopportabile complesso, la sconfitta di Berlusconi deve avvenire per vie politiche. Non per vie giudiziarie o legislative.” Poi Franceschini passa a spiegare quello che davvero serve al Paese in questo momento “un esecutivo di transizione, che prenda le misure necessarie per dare ossigeno all’economia mentre in Parlamento si fanno le riforme istituzionali: Senato federale, con conseguente riduzione dei parlamentari, e legge elettorale”. Mentre per il il Quirinale, secondo Franceschini, serve “una persona con un’esperienza politica e parlamentare”.

Ma non risparmia neppure un attacco a Matteo Renzi “Ognuno si morda la lingua e si metta in testa che il Partito democratico deve restare unito e stringersi attorno a chiunque vinca le primarie, quando ci saranno”.

Renzi così berlusconiano da essere rottamato dal Cav?

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Una nuova campagna elettorale significherebbe tante energie in campo, tanta fatica, tanto stress e Berlusconi ha ancora da smaltire quello di febbraio. Quella rinascita della destra che sembrava incredibile e che Bersani ha reso possibile. Il Cavaliere è preoccupato dai disequilibri di un Paese sempre più difficile da prevedere. Il fattore Grillo, la crisi economica, i mercati sempre più oscillanti e le agenzie di rating che stringono la corda intorno all’Italia. I fattori sono tanti e anche i processi ceh pesano sulle spalle di Silvio Berlusconi… quindi la soluzione è il governissimo! Quell’inciucio-accordo assolutamente osceno tra Pd e Pdl con gli elettori di destra che si troverebbero Bersani come premier sostenuto da Berlusconi e quei “comunisti ormai annacquati” che si troverebbero alleati del Cavaliere… cosa augurarsi quindi da una tale alleanza? Cosa può essere generato dal governissimo? Un bunga bunga in Parlamento o una serata a stracotto di manzo? Sempre meglio che affrontare il temuto Matteo Renzi! Ecco così che potrebbe scattare l’alleanza… ecco il terreno su cui Pier Luigi e Silvio potrebbero iniziare a dialogare: la rottamazione del rottamatore. Creare una alleanza di ferro Pd e Pdl e impedire il ritorno alle urne, così Bersani potrebbe essere Premier e Berlusconi non doversi scontrare in campagna elettorale con il Sindaco di Firenze… insomma la vecchia politica che schiaccia la nuova e trova un accordo in extremis lasciando fuori dai giochi sia i grillini che Renzi.

Forrest Gump… Grasso, senza governo nessuna commissione!

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”Non si potranno convocare le commissioni se prima non ci sara’ la possibilita’ di distinguere tra maggioranza e opposizione. Questo non e’ possibile fino a quando non ci sara’ un governo che ha la fiducia del Parlamento”. Lo dice il presidente del Senato Pietro Grasso che parla di un ”ostacolo all’avvio dei lavori delle commissioni”.

E Grasso lo vogliamo come Capo del Governo o anche Capo di Stato? Ci fermiamo davanti a maggioranza e opposizione mentre le persone si suicidano perché non hanno risposte dallo stato che è indeciso su chi sta più a sinistra e chi a destra? Fino a quando dobbiamo soffrire la crisi d’identità della politica? Quello prospettato da Grasso non è un ostacolo semmai è una “irritualità” nella costituzione delle commissioni.

Far partire subito il lavoro delle commissioni parlamentari permanenti. Per dare un segnale forte al Paese, che merita di uscire dalla crisi era l’appello gridato a gran voce dai parlamentari Pd: Boccuzzi, Bonafè, Bragantini, Capozzolo, Carrozza, Civati, Cominelli, D’Ottavio, De Caro, Di Maio, Fiorio, Gandolfi, Ginefra, Giuliani, Gribaudo, Iori, Madia, Nardella, Nardelli, Orfini, Paris, Pastorino, Piccoli, Pini, Raciti, Rocchi, Rotta, Rughetti, Zampa.

Per il via libera ai lavori delle commissioni si battono, da settimane, anche i deputati Cinque Stelle. E i colleghi di Sel sono mobilitati sullo stesso tema da alcuni giorni. I firmatari dell’appello, però, prendono le distanze dalle motivazioni del M5S: “Questa richiesta non vuole assecondare velleitarie teorie costituzionali – come quella del Parlamento senza governo – ma rilanciare il ruolo della rappresentanza popolare e democratica in una fase estremamente complicata. La proposta punta a valorizzare l’iniziativa parlamentare, anche perché, mai come questa volta in Parlamento, a partire dalla Camera dei Deputati, il PD ha un gruppo parlamentare giovane, competente, rinnovato con le primarie e con il giusto mix di competenze”.

La società segreta stringe gli adepti: la gente prenderà i bastoni!

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Se si verificherà ‘l’inciucio’ delle larghe intese «la gente, che è stufa, prenderà i bastoni». Così Beppe Grillo, parlando ai parlamentari del M5S nella riunione in corso in un agriturismo fuori Roma. «Dobbiamo arrivare calmi e sereni all’elezione del presidente della Repubblica che sarà molto diverso da questo», ha detto Grillo.
«Si stanno dividendo gli altri, non noi. Non mi aspetto totale condivisione nel movimento, è leggittimo che qualcuno la pensi in maniera diversa», ha detto. «Non siamo noi che ci stiamo dividendo, sono gli altri», ribadisce.
«Ho detto a Napolitano di darci l’incarico» di formare un governo e solo dopo «gli faremo un nome» per la sua guida. «Ora il nome è il Movimento nel suo insieme». «Abbiamo a che fare con gente incredibile. Fanno dossier e controdossier di tutti i tipi contro di me», ha detto il comico genovese. «Secondo questi dossier – aggiunge – avrei 13 ville in Costa Rica».

«Non fidatevi dei partiti. Non hanno nemmeno cambiato la legge elettorale», ha aggiunto Grillo. Nel suo intervento il leader del M5S ha ricordato a deputati e senatori le ragioni della dura critica del Movimento ai partiti. «Non stiamo per caso fornendo un pretesto ai partiti per fare un governissimo?», è la domanda posta da un parlamentare del M5S durante la riunione in corso. Grillo sta parlando quando una voce dalla sala lo interrompe, e lui risponde: «L’hanno già fatto da un mese. No, non gli stiamo fornendo nessun pretesto».

In linea di massima, le indiscrezioni che trapelano dall’agriturismo affittato dai grillini è di una linea dura, ma logica. La legge di Grillo non mira a individuare i colpevoli nel suo Movimento, non punta il dito contro Currò, ma piuttosto cerca di far apparire demoni gli altri. Probabilmente queste indiscrezioni sono ciò che il leader del M5S vuol far sapere ai cittadini, cosa in realtà sta avvenendo tra quelle mura non lo sapremo mai… o forse, nei migliore dei casi, uscirà fra anni qualche filmato d’epoca ripreso con un cellulare!

Il problema più evidente è questa doppia faccia messa in campo da Grillo… una comunicazione cristallina che immediatamente s’interrompe quando c’è bisogno di stringere le redini… un voler andare verso i cittadini, chiudendosi nelle mura di un agriturismo che assume le fattezze del Pentagono… il movimento che prende le fattezze di una setta e si rinchiude in una società segreta i cui rituali sono sconosciuti!

Il pressing di Renzi piace al Financial Times

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Il ritorno sulla scena di Matteo Renzi scuote il Partito democratico e potrebbe sbloccare lo stallo politico che perdura in Italia dalle elezioni dello scorso febbraio. E’ quanto scrive oggi il Financial Times, in un articolo che analizza i rapporti di forza all’interno del Pd e la nuova corsa alla leadership che il sindaco di Firenze è pronto a lanciare.
«Renzi raccoglie i consensi piu’ alti nei sondaggi fra i potenziali primi ministri – si legge nell’articolo – anche se la sua candidatura alla guida del partito, sostenuta anche da alcuni imprenditori, potrebbe dividere il Pd». Il Financial Times rileva anche gli errori compiuti dal leader democratico, Pier Luigi Bersani, che avrebbe, dopo la vittoria alle primarie, «snobbato» Renzi e spostato il partito su posizioni ancor piu’ a sinistra. Forse più che a sinistra Bersani forse  ha solo spostato la sedia dando le spalle al Paese?

Parla la Hack… quella vera!

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La burla della Zanzara al costituzionalista Valerio Onida è ‘da denuncia: se l’avessero fatto a me, un giochetto così forse ci avrei pensato, scherzi da prete del genere non si fanno e non vanno fatti a nessuno, non si puo’ spacciarsi per qualcuno con le persone cercando di far uscire loro di bocca cose che mai si sarebbero sognate di dire’. Cosi’, oggi, l’astrofisica Margherita Hack interviene sulla vicenda, osservando pero’ anche, come ‘la sua imitazione fosse buona, hanno replicato la mia voce abbastanza bene’.

La professoressa ha poi difeso il ruolo della commissione di saggi istituita dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: ‘potrebbe essere utile, serve una mano da parte di teste brillanti in questo momento di impasse, al posto di Napolitano l’avrei creata anch’io’. L’astrofisica ha anche lanciato un appello ‘ai politici perche’ usino il buonsenso e ci facciano uscire dal vicolo cieco in cui siamo finiti’, ha detto. ‘Basterebbe che Grillo e Bersani si mettessero d’accordo per fare un governo di scopo con tre obiettivi comuni prima di tornare alle elezioni: legge elettorale, conflitto d’interessi e riduzione degli scandalosi costi della politica. Sarebbe necessario che Pd ed M5S si assumessero questa responsabilita’; serve trovare lavoro ai giovani, serve che gli enti paghino le imprese, bisogna far ripartire l’economia e non si puo’ piu’ aspettare o si finisce diritti nel baratro’.

Non è Fregene, ma a Fiumicino la gita dei grillini! Gallery.

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Un casale in aperta campagna, “una location che fa eventi” e che ospita ricevimenti e matrimoni. E’ la sede scelta da Beppe Grillo per l’incontro con i parlamentari del M5s. Deputati e senatori sono giunti con due autobus e hanno incontrato Grillo all’ingresso di Villa Valente che si trova in località Tragliata , vicino Fiumicino. Grillo non ha voluto rispondere a nessuna domanda dei giornalisti.

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I grillini al mare… Tutti a Fregene da Beppe!

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Da Piazzale Flaminio a Fregene, un pullman pieno di grillini in marcia dal grande “saggio”… ops non si può più usare la parola saggio… dal grande “illuminato”? Dopo il tentativo di depistamento che li voleva all’Aquila, sembra che il luogo prescelto dal leader Beppe Grillo per il suo incontro segreto sia proprio la località balneare sulla costa romana.

Crimi spiega poi che con l’incontro di oggi “non c’entra Currò“, il deputato siciliano che in un’intervista si è detto favorevole all’apertura al Pd, sottolineando di non essere “uno schiaccia bottoni per conto terzi”. Sempre dal capogruppo al Senato si apprende che “L’incontro era previsto. Il dibattito c’è, non ho mai detto che non c’era, altrimenti ci sarebbe l’unanimità di 8 milioni di elettori… Andiamo a passare una giornata in allegria, né più né meno. Due chiacchiere poi torniamo a casa. Gli autobus li paghiamo noi – aggiunge – 10 euro per l’autobus più una cifra variabile tra i 18 e 20 euro per il pranzo”

Boldrini… al lavoro per il Paese!

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“Penso ci siano dei tempi della politica e non voglio entrare in questo confronto, non sta a me. Stiamo lavorando sodo con una tabella di marcia molto fitta e per quanto mi riguarda non stiamo perdendo tempo”. Così la Boldrini risponde, dallo studio di otto e mezzo, a Matteo Renzi che oggi criticava la “perdita di tempo”. La Presidente della camera prosegue “Non sta a me dare dei contributi alla soluzione dello stallo. Ci sono i partiti, sto lavorando con altre figure per portare avanti degli impegni. Abbiamo fatto una commissione speciale per sbloccare i pagamenti della P.A., questo significa non essere sordi e in questi limiti stiamo facendo la nostra parte”.

Altro nodo dolente sono le commissioni e la Boldrini sicuramente sta facendo quanto è in suo potere: ”Ci sono due scuole di pensiero: alcuni partiti dicono che non si può fare, altri sì. Prendo atto di questa posizione, mi è stato chiesto di fare indicare i nomi dei componenti ma oltre questo non posso andare. Ho inviato una lettera ai gruppi per dire di pensare i componenti delle commissioni”.

Sulla credibilità della politica? “E’ doveroso da parte di chi riveste ruoli istituzionali fare in modo che i cittadini guardino con rispetto alle istituzioni. Chi ha ruoli istituzionali deve essere rispettabile, conquistarsi il rispetto con lo stile di vita, con la sobrietà. E’ dal Palazzo che bisogna dare il buon esempio. In Italia prevale il cinismo, ma la politica deve avere al centro i valori, i principi. La politica senza valori è fare solo gli interessi privati. Dobbiamo dare il segnale che, in un periodo di sacrifici per tutti, anche noi siamo pronti a rinunciare a qualcosa. Solo così la politica riacquista credibilità agli occhi delle persone”. Ma poi sui tagli agli stipendi dei parlamentari c’è un freno. Proprio lei che insieme a Grasso erano stati i precursori dimezzandosi lo stipendio afferma “Arriveremo a tagliare gli emolumenti dei parlamentari per poi passare a considerare la condizione dei dipendenti della Camera. Non indebolire l’istituzione ma rafforzarla. Sarà tutto graduale e assorbibile, la Camera in generale funziona benissimo, con professionalità. Non vogliamo intaccare la qualità di chi lavora, ma salvare più risorse possibili”. Sembra quindi che per il futuro prossimo venturo, qualche generazione potrà vedere queste somme diminuite, ma non è certo per ora. Il problema di fondo è sull’istituzione che si potrebbe indebolire se viene ridotto l’emolumento… ma un professore quindi non ha nessuna autorevolezza e non rappresenta nessuna “istituzione”? Non è forse il braccio operativo del ministero della pubblica istruzione, oltre ad essere colui a cui è affidato il futuro di una nazione? Sembra si no se l’istituzione per essere tale ha bisogno di uno stipendi a diversi zeri!

L’intervista-confessione di Onida… L’Italia dalle urne alle bare!

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Il Grande Saggio era pronto a dimettersi, ma il Presidente della Repubblica ha fatto cambiare idea a Valerio Onida. Secondo Giorgio Napolitano alle provocazioni si risponde con la responsabilità. Così arriva quella nota che dovrebbe togliere Napolitano dall’imbarazzo, ma che probabilmente ne crea ancor di più, anche perchè si continua a parlare del caso e quello che era evidente a tutti gli italiani ora è stato confermato. Far scorrere il tempo e poi passare il testimone. Un’ intervista-confessione  quella di Onida che arriva poche ore dopo che Renzi rimproverava al suo partito lentezza e immobilismo… esattamente quello che si evince nelle parole del Grande Saggio… Nemo Propheta in patria è anche vero che il Sindaco di Firenze può essere l’eccezione.

Sicuramente c’è chi avrebbe voluto le dimissioni di Onida e c’è chi invece preferisce perdonare… dall’altra parte c’è il popolo che si suicida, le aziende che chiudono e la crisi che avanza, mentre la ripresa si allontana sempre di più insieme alla speranza di un governo… Dalle urne alle bare, questo è il futuro dell’Italia?

L’audio del Grande Saggio… poi le scuse a Napolitano e Berlusconi!

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“C’è possibilità di cambiare la legge elettorale?”, chiede sempre la finta scienziata. ”Cercheremo di fare una proposta – risponde Onida – quello sarebbe un bel risultato. Penso che andremo a votare ancora, presto o prestissimo. E’ un parlamento bloccato, Grillo non ne vuol sapere, il Pdl vuole solo garantirsi di essere in campo, Berlusconi naturalmente spera sempre di avere qualche vantaggio o protezione, il Pd ha fatto questo tentativo di buttarsi con Grillo e non ce l’ha fatta. E c’è il blocco” .

E per il Quirinale che succede? “Si fanno tanti nomi, ma non c’e’ accordo – risponde il costituzionalista – personalmente dico che Amato sarebbe un ottimo presidente della Repubblica, fosse per me lo farei subito…”. Quindi ancora una critica a Berlusconi: “E’ anziano, speriamo si decida a godersi la sua vecchiaia, è un mio coetaneo. Potrebbe andare a godersi la sua vecchiaia e lasciare in pace gli italiani”.

”Esprimo il mio rammarico per l’imbarazzo che la pubblicazione può aver creato al Presidente, e le mie scuse a Berlusconi perché un mio giudizio privato, espresso in chiave ironica e autobiografica – ho detto che sono un suo coetaneo – diventando pubblico potrebbe averlo ingiustamente offeso”. Così Valerio Onida in una nota, in cui precisa: “Rimango al mio posto, a dimostrazione che il lavoro dei saggi non è inutile”.

“Sono stato ingenuo nel pensare che l’autrice della telefonata provocatoria fosse davvero la professoressa Hack. La pubblicazione del contenuto di una conversazione privata, nella quale l’interlocutore falsifica la propria identità, costituisce una grave violazione della libertà e segretezza delle comunicazioni garantita dalla Costituzione”, prosegue. “Ciò detto, che non sia inutile il lavoro che stiamo facendo, lo dimostra il fatto che sono qui con gli altri colleghi a lavorare. Esprimo il mio rammarico per l’imbarazzo che la pubblicazione può aver creato al Presidente della Repubblica, e le mie scuse al Presidente Berlusconi perché‚ un mio giudizio privato, espresso in chiave ironica e autobiografica – ho detto che sono un suo coetaneo – diventando pubblico potrebbe averlo ingiustamente offeso”.

La casta si riunisce e trova posizioni condivise: Bersani-Monti

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“A giudizio di entrambi, soluzioni in merito alle scadenze politico-istituzionali vanno tempestivamente ricercate, nella chiarezza e trasparenza dei percorsi, attraverso la piu’ ampia condivisione possibile fra le forze parlamentari”. E’ quanto si legge in una nota redatta al termine dell’incontro Monti-Bersani a Palazzo Chigi.

I saggi sono inutili… parola di Grande Saggio!

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I saggi? Inutili, servono a coprire questo periodo di stallo. Andremo a votare presto. Parola di “saggio”: Valerio Onida, uno dei “facilitatori” nominati dal presidente della repubblica Giorgio Napolitano. Intercettato da una finta Margherita Hack per il programma “La zanzara” su Radio 24, l’ex presidente della consulta si lancia a viso aperto: “Berlusconi vuole solo protezione, è anziano e speriamo decida di godersi la vecchiaia lasciando in pace gli italiani. Poi, per il Quirinale: “Fosse per me metterei Giuliano Amato”.

“Questa cosa dei saggi, a me sembra sinceramente una cosa inutile”, esordisce l’imitatore dell’astrofisica toscana, come riporta un comunicato dell’emittente. “Ma guardi, sì – conviene Onida – è probabilmente inutile… Serve a coprire questo periodo di stallo, dovuto al fatto che dal parlamento non è venuta fuori una soluzione mentre l’elezione del nuovo Presidente è tra quindici giorni… Allora il nuovo presidente potrà fare nuovi tentativi o al limite sciogliere le camere, cosa che Napolitano non può fare. Dunque questo periodo di stallo è un po’ coperto, diciamo così, da questo tentativo (ride)..Questa cosa…Sono d’accordo che non servirà nella sostanza…”.

Un grande saggio che non ha saputo riconoscere la voce di Margherita Huck?

Pro e contro Currò!

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MoVimento 5 Stelle in subbuglio. Le dichiarazioni rese a “La Stampa” da Tommaso Currò, deputato M5S, in cui invitava i grillini ad un confronto col Pd hanno spaccato la base. L’apertura ai democratici affidata al quotidiano di Torino era una risposta al post in cui Grillo chiudeva definitivamente la porta a Bersani e si basava sulla considerazione che il modello siciliano di collaborazione tra Pd e M5S potesse essere esportato a Roma. Ipotesi che il gruppo dirigente a 5 Stelle ha rifiutato nettamente.

Sulla pagina Facebook di Tommaso Currò i militanti discutono dell’ipotesi di apertura al Partito Democratico. I militanti, da quello che si può’ intuire leggendo i commenti alle parole di Currò, sono divisi.

C’e’ chi lo attacca: “Tommaso ma lo spirito, l’obiettivo del Movimento e’ buttare fuori questa gente, non metterci d’accordo con loro… – scrive un utente che si firma Victor Hugo – Non è che il problema del PD e’ Bersani, ma e’ esso stesso il problema. Idem Pdl. Non facciamo i RESPONSABILI come Scilipoti”. ”Tommaso ma che cosa combini?”, scrive Maria Luisa.

Di diverso avviso, invece, Nino Ragusi: “Grande scelta Tommaso, non sarai solo”, posta sul profilo del deputato siciliano. “Fiera di te”, fa eco Roberta Viola.

La linea “aperturista” era stata bocciata dalle varie riunioni parlamentari dei 5 Stelle ed è stata anche smentita dal leader Beppe Grillo.

Renzi si rimbocca le maniche e lancia l’aut-aut: o l’accordo con il PdL o le urne!

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Matteo Renzi rilascia un’intervista al Corriere ed entra subito nella questione: “Pensiamo a cos’è successo nel mondo dal 25 febbraio a oggi. In Vaticano c’era ancora Ratzinger; in un mese è stata scritta una pagina di storia. Il pianeta corre. E l’Italia è totalmente ferma. Le aziende chiudono. La disoccupazione aumenta. E la politica perde tempo. La tempistica prevista dalla Costituzione va rispettata. Ma qui si sta facendo melina. Si rinvia tutto alla scelta di un presidente della Repubblica più sensibile a dare l’incarico a Tizio o a Caio. Ma questo alimenta l’antipolitica. La vera moralità non è solo tagliare i costi; è rendere efficiente quel che fai”.

Nell’intervista fiume, il sindaco di Firenze ha tenuto a sottolineare che per, quel che concerne Berlusconi, il Pd deve sbrigarsi a prendere una decisione: se è il capo degli impresentabili, allora si torna al voto subito, altrimenti è un interlocutore forte di 10 milioni di elettori: “In un momento si vagheggia Berlusconi in manette, in un altro ci si incontra di nascosto con Verdini. Non si può stare così, in mezzo al guado.” Quello contro cui si batte al momento, infatti, è l’atteggiamento del Pd che “punta a prendere tempo e a eleggere un capo dello Stato che ci dia più facilmente l’incarico di fare il nuovo governo”. Se non si sbilancia facendo nomi su chi vedrebbe al Quirinale (“l’importante è che sia una personalità autorevole”), ha ben chiare le cose che andrebbero fatte, a partire da oggi stesso: “Anziché vivacchiare, rendiamo utile questo tempo. Bersani riunisca fin dalla prossima settimana i gruppi parlamentari. Non l’ennesima direzione che diventa una seduta di autocoscienza; i gruppi parlamentari, che tra l’altro sono quasi tutti bersaniani. Giovani in gamba, persone di valore, che però si sono riuniti finora, credo, solo tre volte. Lanciamo una proposta forte. Il sindaco d’Italia: una nuova legge elettorale, grazie a cui si sa subito chi ha vinto. Abolizione del Senato, che diventa la Camera delle autonomie, con i rappresentanti delle Regioni e i sindaci delle grandi città che vanno a Roma una volta al mese e lavorano senza ulteriori indennità; così il Parlamento è più efficiente e costa la metà”. L’importante è poi smettere di farsi umiliare dall’arroganza e la tracotanza del MoVimento ma reagire applicando i tagli alla politica e abolendo il finanziamento pubblico ai partiti. L’intervista fiume prosegue toccando il tema “dieci saggi”: “Cosa ci possono dire di nuovo Violante e Quagliariello? Non sono certo la soluzione, al più possono essere concausa della crisi. Lo dico con grande rispetto per il presidente Napolitano: dare la colpa a lui per l’impasse è come dare la colpa al vigile se in città c’è traffico. Ma ora il Pd deve avere un sussulto di orgoglio: via il Senato, via le province, legge elettorale dei sindaci. Una gigantesca operazione di deburocratizzazione, con una grande scommessa sull’on line. E un piano per il lavoro, che dia risposte al dolore delle famiglie e alle sofferenze delle imprese. Vedo invece che hanno ancora rinviato il decreto per pagare i debiti della pubblica amministrazione, e mi chiedo: ma questi da quanto tempo non vanno in un’azienda?”. Se per ora non si pone il problema delle primarie, che comunque chiederebbe in caso di ritorno alle urne, su Berlusconi le idee le ha ben chiare: “Io non voglio Berlusconi in galera. Voglio Berlusconi in pensione”.

Trattative in corso Pd-Pdl… Mara Carfagna getta l’asso Bonino!

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La linea ufficiale del Pdl resta quella dettata da Silvio Berlusconi all’indomani delle ultime consultazioni con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Ma nei ragionamenti privati, il Cavaliere e diversi big di via dell’Umiltà iniziano concretamente a valutare la possibilità di sedersi al tavolo e testare con mano l’effettiva disponibilità del Pd a “trattare” sul prossimo inquilino del Colle. Da qui l’ipotesi, ancora allo stato embrionale, di poter ragionare su una rosa di nomi, non solo di centrodestra, ma non ritenuti “ostili”. “Mi piacerebbe molto Emma Bonino è una figura di garanzia e sarebbe un segnale di grande cambiamento. Mi sentirei garantita da una donna come lei, anche se su alcune posizioni è distante da me”, così l’ex ministro Mara Carfagna in un’intervista a SkyTg24.  Nel corso della giornata si fanno insistenti le voci su nuovi contatti in corso tra gli ambasciatori dei due partiti per verificare se sussistono le condizioni per un faccia a faccia tra Bersani e Berlusconi. I “mediatori”, riferisce più di una fonte sia pidiellina che democratica, sarebbero stati all’opera anche ieri, mentre l’ex premier era riunito ad Arcore con lo stato maggiore del partito. E c’è chi ipotizza che l’incontro possa avvenire all’inizio della prossima settimana, anche se al momento – viene spiegato – non c’è nulla di deciso né tanto meno di ufficiale.

Verso il grande inciucio? Incontro dei B.B.?

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Potrebbe essere un incontro a quattr’occhi fra Bersani e Berlusconi a sbloccare lo stallo della scena politica? Nel quartiere generale di Arcore è tema di intense riflessioni nelle ultime ore: il Cavaliere avrebbe confidato ai suoi più stretti collaboratori l’intenzione di vedere di persona il segretario del Pd per provare ad aprire direttamente una trattativa capace di dare il via a governo e riforme, che sono le prime urgenze del Paese.

Bersani ieri in una conferenza stampa aveva ribadito la sua offerta del “doppio binario”, cioè dialogo con il Pdl per la Convenzione per le riforme e per l’elezione del Quirinale in cambio di un appoggio esterno a un governo del Pd. Sicuramente Berlusconi alzerà la posta in gioco, non si accontenterà dei lavori “laterali”, ma vorrà una condivisa operatività sul governo. Insomma si delinea il grande inciucio?

M5S diventa un documentario!

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Qualunquista o fustigatore? Demagogo o rivoluzionario? Chi è veramente Beppe Grillo, il vincitore morale delle elezioni politiche più incerte della storia repubblicana? E cos’è il Movimento 5 stelle? Un semplice movimento di protesta? O una vera e propria rivoluzione culturale? Prodotto dalla Todos Contentos y yo tambien e in sala solo mercoledì 10 aprile, Tsunami Tour (di Gianluca Santoro e Chiara Burtulo, con la regia di Francesco G. Raganato) racconta con una prospettiva inedita ed immagini esclusive il viaggio “on the road” al seguito del comico genovese: 40 giorni, 77 piazze, da nord a sud della penisola, un lungo itinerario attraverso un paese in crisi di identità, disincantato e deluso dalla politica tradizionale e dai partiti.

Un instant-movie inedito che parla attraverso i palchi dei comizi di Grillo, che si racconta in prima persona nel corso di un’intervista inedita arricchita dalle opinioni di cittadini, analisti e firme del giornalismo italiano ed internazionale. Un racconto dietro le quinte della campagna elettorale che ha cambiato per sempre il volto della politica italiana. Luci e ombre, proposte e contraddizioni, emozioni e sentimenti del Movimento che è diventato la prima forza politica nazionale e che ha portato in Parlamento 163 tra deputati e senatori finora sconosciuti: un esercito di impiegati, casalinghe, studenti e pensionati decisi a “mandare a casa” la vecchia classe dirigente.

Se hai votato M5S per questi motivi… hai sbagliato!

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Beppe Grillo ribadisce ancora una volta di non volere accordi con il Pd e lo fa dal suo blog. “Perché hai votato il M5S? Per fare un governo con i vecchi partiti? Per discutere con il ‘pdmenoelle’ di programma quando quello del M5S è il suo esatto contrario? Per votare in Parlamento i meno peggio? Se hai votato per il M5S per uno di questi motivi – scrive Grillo – allora hai sbagliato voto. Mi dispiace. La prossima volta vota per un partito”.

Grillo fa un lungo elenco di motivi per cui non bisognava votare il movimento. “Perché hai votato il M5S? Per spartire poltrone e posti di comando a partire dalle presidenze di Camera e Senato? Per autorizzare l’esproprio del Parlamento che, dopo un mese, non ha ancora nominato le commissioni?”.
E ancora: “Per fare la Tav, la Gronda e gli inceneritori di Bersani? Per legittimare una classe dirigente che ha fatto fallire il Paese? Per seppellire MPS sotto il tappeto pdimenoellinno, il più grosso scandalo finanziario della Repubblica? Per delegare qualcuno a tuo posto e stare alla finestra e vedere l’effetto che fa? Per mantenere i finanziamenti elettorali ai partiti? Per erogare i contributi diretti e indiretti ai giornali di propaganda che infettano il Paese? Per mantenere il segreto su chi ha usufruito dello Scudo Fiscale? Per non fare nessuna legge anti corruzione? Per non fare nessuna legge contro il conflitto di interessi?”.
“Per non mandarli tutti a casa? – prosegue Grillo – . Per mantenere una televisione pubblica indecente e mantenuta dalle tasse degli italiani, controllata dai partiti e in perdita di 250 milioni di euro? Per permettere l’ingresso nel Tribunale della Repubblica di Milano dei parlamentari del Pdl a difesa di Berlusconi, un atto inaudito non sanzionato dalle Istituzioni? Per vedere ogni giorno le solite facce degli esponenti dei partiti che hanno rovinato il Paese?”.

Dopo l’elenco delle domande, la conclusione: “Se hai votato per il M5S anche soltanto per uno di questi punti, allora hai sbagliato voto. Mi dispiace. La prossima volta vota per un partito”.

Ravetto e la guerra per il Capo dello Stato!

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“Il presidente della Repubblica deve essere una figura non solo largamente condivisa dalle forze politiche, ma anche largamente rappresentativa del paese e unificante. Non ci vuole una persona divisa perché il paese di tutto ha bisogno meno che di divisioni e Romani Prodi di tutta evidenza lo sarebbe, perché rappresenta una parte in modo eclatante. La candidatura di Prodi al Quirinale da parte del Pd mi dà anche l’impressione dell’ennesima rincorsa ai grillini affinché tornino a patti tra loro, dato che rumors indicano sia gradito a Grillo: sarebbe quindi una tattica, quasi golpistica”. Lo dichiara Laura Ravetto del Pdl ospite a Omnibus su La7 a proposito dell’elezione del prossimo Capo dello Stato.

“Perdiamo tempo”! Ecco la sintesi di Matteo

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Mentre “il mondo ci chiede di correre a velocità doppia”, in Italia “stiamo vivendo una situazione politico istituzionale in cui stiamo perdendo tempo”. Ne è convinto il primo cittadino di Firenze, Matteo Renzi, che porta a esempio le amministrazioni locali: “Noi sindaci sappiamo bene quanto stiamo soffrendo per il patto di stupidità-stabilità. La politica che non sa correre produce soluzioni che non riesce a concretizzare”.

Quello che oggi manca in Italia è proprio la concretezza nella risoluzione dei problemi… Lo stesso Presidente della Repubblica sceglie una strada “filosofica” appellandosi ai saggi, invece di trovare strade pratiche per risolvere la crisi politica. Nessuno cede, nessuno di fatto ha idee, tutti sanno riversare parole che servono a nascondere l’immobilità. La politica nasce per “produrre” servizi, che “Pil” sta realizzando con la filosofia e le parole? Perché non analizziamo i “prodotti finiti” cioè i risultati raggiunti dalla politica italiana negli ultimi mesi? I bilanci sono sicuramente in rosso!

Matteo Renzi e Andrea Serra!

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C’è chi prova a cambiare la politica e chi la finanza. Matteo Renzi ha provato con il suo Pd, Andrea Serra ha cercato, anni fa, di smantellare le Assicurazioni Generali, “l’Istituzione” finanziaria più importante d’Italia, e ha contestato il presidente Antoine Bernheim. Le accuse più dirette sono che Bernheim è vecchio e guadagna troppo. Quelle più argomentate sono che il gruppo dirigente si garantisce la riconferma non per i risultati che ottiene, ma grazie al vecchio schema delle relazioni. Il forziere Generali investe nelle società indicate dei suoi azionisti più importanti (Mediobanca, Unicreditoe alcune fondazioni amiche delle prime due) e nel solito circolo dei salotti buoni (Rcs, Italmobiliare, Telecom, Pirelli). Risolvere i problemi agli imprenditori amici è più importante che ottenere rendimenti positivi per i propri azionisti.

Matteo Renzi si è trovato sulla strada Pierl Luigi Bersani e un apparato per molti versi simile a quello che può essere appunto una struttura complessa come possono essere le Assicurazioni generali. Si è trovato a competere, non con le scatole cinesi dell’alta finanza, bensì con i rapporti di casta. Si è trovato di fronte ai muri di una sovrastruttura così antica da poter essere annoverata come una associazione segreta in cui i legami “di sangue” sono così vincolanti che l'”intruso” può e deve essere annientato. Come? Con il vecchio e buon metodo democristiano… la diffamazione. Era complicato trovare le ombre in Matteo Renzi, ma con un abile tattica denigratoria, appresa da tanti anni di politica, il Pd non ci ha impiegato molto a “creare” il granello di sabbia nero… lo ha importato direttamente dalle Cayman. Ecco quindi sì, che Andrea Serra non è più il rottamatore dell’Alta finanza, ma il proprietario di conti nei paradisi fiscali!

E la parola Cayman funziona sull’elettore di sinistra… funziona perché richiama immediatamente un arricchimento illecito che è proprio della “destra”. Sì, perché l’elettore di sinistra, in fondo, può anche sottostare allo scandalo Mps, può credere che il Pd, nonostante le foto di Bersani con i più alti vertici dell’Istituto bancario, sia profondamente estraneo dalla politica dei derivati… Ma se si parla di paradisi fiscali, ecco l’elettore di sinistra, almeno di una certa sinistra quella più retrograda e con la paura costante di rinunciare a quelle posizioni “sicure” e “retrograde”  in nome di un’ideologia di cui ormai  restano, molto spesso,  solo i luoghi comuni.

E ora che i finanziamenti di Renzi sono stati pubblicati, che l’alone di mistero e di diffamazione è stato raso al suolo (forse troppo tardi) cosa resta da fare al Sindaco di Firenze?

Forse è ora di una nuova Carboneria!

Partiti italiani: chi va alla guerra, chi costruisce il fortino, chi non lo sa…

berlusconi - tuttacronaca

Berlusconi sente l’acqua alla gola e ad aspettare di vedere che tipo di lavoro svolgeranno i “saggi” no, non ci sta. Se si guarda attorno vede solo nemici pronti a saltargli alla gola e, è risaputo, la miglior difesa è l’attacco. Ecco quindi che raduna i suoi nel quartier generale, più agguerrito che mai: ultimatum a Giorgio Napolitano! Può attendere massimo fino a venerdì il Cav, dopodichè è necessario costringere il Capo dello Stato a riaprire le consultazioni, perchè ad Arcore hanno paura che i nemici stiano tramando e quindi: “Adesso basta, non possiamo farci cucinare a fuoco lento, e stare a guardare che si eleggono uno dei loro al Quirinale”. Ma come far scoppiare il gruppo dei dieci? Si potrebbe far “ritirare” Quagliarello e Giorgetti e dimostrare quindi l’estraneità di Pdl e Lega all’operazione, oppure gli stessi potrebbero dichiarare che una siffatta commissione è inutile. Quello che preme maggiormente è non permettere che “qualcuno” prenda tempo, perchè sarebbe “un modo per aiutare il Pd e farlo arrivare compatto all’elezione del prossimo capo dello Stato”, stando alle parole di un azzurro di rango. La questione del governo è diversa, visto che Berlusconi è certo che il Pd sia una polveriera pronta ad esplodere. Perchè il Cavaliere non ascolta Letta che tenta di spiegargli che il capo dello Stato ha circoscritto i tempi della commissione a 8-10 giorni e segna come deadline il prossimo venerdì, altrimenti sarà “Golpe”? E’ certo che si stiano già effettuando le grandi manovre per far salire al Colle gli avversari e l’unica possibilità che gli resta è far saltare le sedie sotto i saggi, di certo colpito anche dalle parole di Bersani che nega ogni possibilità di apertura e continua a fare la stessa offerta al Pd sapendo che è ritenuta inaccettabile, ossia quella del doppio binario, governo e riforme. Insomma, si teme che al quarto scrutinio Napolitano e Bersani si coalizzino per proporre Prodi o qualche altro “nemico”, fossero anche Zagrebelsky o Rodotà. Serve riaprire la corsa sia per il Governo che per il Quirinale, perchè: “Se Bersani vuole occupare tutte le istituzioni, non c’e’ alcuno spazio per il dialogo. E ovviamente, se questo stallo prosegue perché il Pd pensa più alla fazione che alla nazione, c’è solo la strada delle urne già a giugno prossimo”. L’incubo peggiore? La salita al Colle di un’espressione del partito dei giudici, che non terrebbe a bada nè le procure nè la Csm. Come potrebbe non tremare? visto che tra il 20 e il 22 riprenderanno i due processi più temuti: Ruby e Mediaset? In concomitanza con la settimana calda al Quirinale. E in caso di sentenze di condanna? Arriverebbe l’interdizione dai pubblici uffici. Berlusconi no, non può attendere oltre: serve il potere, subito, per tornare a sorridere e dormire sonni sereni.

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Mentre ad Arcore fantasmi di Natali futuri fanno tremare, al Largo del Nazareno Bersani sembra esser diventato lui il novello immortale. Caduta dopo caduta, eccolo sempre al suo posto, più convinto che mai della sua linea e pronto a pararsi dietro frasi ad effetto come: “La cosa può apparire esoterica, ma noi siamo partiti dalle condizioni reali del paese…”. L’uomo che arriva dalla pompa di benzina è saldo come un paracarro che rimbalza i colpi e continua a ripetere che la sua proposta di “convenzione per le riforme istituzionali aperta a tutti” (anche al Pdl) e “governo di cambiamento” (chiuso al Pdl) è ancora in campo. Forse il sorriso è dovuto a quella birretta al solito bar con cui finalmente potrà brindare, perchè il suo obbiettivo, che ora probabilmente percepisce come più vicino, è l’elezione del prossimo Presidente della Repubblica e, possibilmente, sotto quell’egida per mettere ai voti la sua proposta di governo. Nel suo stesso partito, tra le divisioni interne di chi auspica l’apertura all’uno o all’altro dei principali concorrenti, non si capacitano di come il segretario abbia fatto a riprendere il suo ruolo in soli tre giorni: la batosta di Napolitano non l’ha intaccato e anzi, la decisione di far sedere i “saggi” sembra giocare a suo favore. Quindi tiene in mano le sue carte, senza effettuare nessun cambio ed attende la giocata del Pdl.  Perchè in fondo: “Un gruppo tratta di economia, l’altro di riforme istituzionali. Credo voglia dire qualcosa…”. Ossia che Napolitano ha separato “riforme sociali da riforme istituzionali”e in questo vede una conferma della sua proposta: quindi perchè cambiare qualcosa? In fin dei conti il “semestre bianco” limita molto la possibilità di minacciare qualcuno con una possibile perdita del posto visto che nessuno ha la facoltà di sciogliere le camere. Quindi non resta che trovare il modo di far eleggere la persona più adatta ai suoi scopi, magari strizzando l’occhio ai grillini, che da parte loro  mostrano disponibilità a non arroccarsi sul loro candidato scelto online e piuttosto a riproporre un’altra votazione in caso di testa a testa. Quindi il segretario taglia definistivamente (per ora) con il Pdl, ma chiede anche di non essere raffigurato “come il Bersani ostinato: non ho nemmeno messo il mio nome sul simbolo…”. Si sfrega le mani soddisfatto: il Pdl non può fare giochi sul Colle perché non ha i numeri e Franceschini ci tiene a rimarcarlo: “Vanno tenuti distinti il governo dal Quirinale, è dal 1994 che funziona così, ha iniziato il Pdl e questo non è occupare tutto”. Certo però ora sono in gioco anche i saggi, e non tutti escludono una possibilità per Onida e Violante.

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Due posizioni contrastanti quindi quelle assunte da centrodestra e centrosinistra riguardo la formazione della commissione, chi invece ancora appare non del tutto convinto della situazione è il MoVimento 5 Stelle: prima hanno approvato, ora rifiutano in toto la situazione però si rendono conto che negare per partito preso il dialogo potrebbe essere una scelta da pagare in un prossimo futuro. Quindi anche i grillini oggi si sono riuniti, valutando la necessità di presentare proposte concrete ai saggi e quella di tener ancora celati i nomi per il futuro esecutivo. Del resto “molti nomi li abbiamo pronti da tempo – spiega un onorevole a 5 stelle – e non sono quelli che circolano sulla stampa”. E aggiunge: “Abbiamo in testa molti ministri, mancherebbe solamente il premier”. Quindi per ora le idee le hanno chiare per quel che concerne un possibile governo, ma non è detto che non prendano un’altra direzione alle prossime consultazioni. Del resto c’è anche chi ha da ridire sul modo in cui si esprime il loro capogruppo Crimi: “Non si possono fare riunioni su riunioni e poi, invece di un resoconto, ritrovarsi un lunghissimo post su Facebook pieno di elucubrazioni al posto di un asciutto resoconto”. Ancora, non si sa se una loro delegazione accetterà un incontro con i gruppi dei saggi, sempre che questi non accettino il loro “piano di dialogo”. Insomma, non c’è fiducia verso il Pd, sentono che gli altri partiti giocano con loro e non vogliono prestarsi, senza contare che i saggi non hanno attinenza con la Costituzione. In mezzo a questo atteggiamento a metà tra la sfida e la difesa, che anche un gruppo che però sta cercando di combattere la posizione di chiusura a tutti i costi che mette a rischio un dibattito futuro. In quest’incertezza generale, attendono che venga convocato l’incontro con Grillo, sperando che con lui arrivino finalmente delle risposte… anche se forse un po’ temute.

Ratificato il trattato contro le armi all’Onu!

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Il trattato definisce per la prima volta gli standard internazionali per la compravendita di armi, legandoli al rispetto dei diritti umani: non controlla l’uso domestico delle armi, ma richiede che i membri si dotino di normative nazionali sul trasferimento delle armi e delle loro componenti. È previsto inoltre il divieto, per gli Stati che ratificano il trattato, di trasferire armi convenzionali in caso di violazione di un embargo, atti di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra. Per autorizzare o meno l’esportazione, il testo prevede che siano i Paesi a valutare se le armi potrebbero essere usate per violare i diritti umani o essere utilizzate da terroristi o dalla criminalità organizzata.

Lo storico via libera odierno al trattato da parte degli Usa è arrivato in particolare grazie alla svolta impressa dal presidente Barack Obama. I Paesi che hanno votato contro sono, senza sorprese, Siria, Iran e Nord Corea, gli stessi cioè che la settimana scorsa hanno bloccato il via libera unanime, per alzata di mano.
Tra gli astenuti ci sono Russia, Cuba, Venezuela e Bolivia. Nella sala dell’Assemblea Generale dopo il voto è scattato un applauso per sottolineare l’ampio sostegno al primo trattato per regolare il multimiliardario commercio delle armi.

Meglio tardi che mai!

David Thorne incontra il M5S

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“Fa parte della nostra linea, sono normali consultazioni” con le nuove forze politiche italiane, “ma di sicuro – filtra dall’ambasciata – s’è registrata reciproca cordialità”. Più volte annunciato e rimandato, si è finalmente svolto l’incontro all’ambasciata Usa tra gli esponenti del M5S e David Thorne.

Durata almeno un’ora, presenti i capigruppo Vito Crimi e Roberta Lombardi, oltre ai portavoce Massimo Enrico Baroni e alla senatrice Michela Montevecchi, che non hanno nascosto, a quanto s’apprende, soddisfazione per l’esito dell’incontro.

“Ambientalismo, sanità pubblica, inquinamento. Rapporto tra politica e web”, i temi trattati, raccontano dal M5S. Particolare curiosità per l’esperimento dei meet up, che negli stati Uniti sono stati presto abbandonati perché troppo politicizzati.

“Si è trattato di un incontro conoscitivo”, in cui Crimi e gli altri M5S “hanno illustrato le dinamiche interne del movimento in modalità 1.0”. “Loro ci guardano con interesse – riferiscono dal M5S – ci considerano una novità assoluta in un momento di stallo, che comunque li preoccupa”.

David Thorne pochi giorni prima in un prestigioso liceo romano aveva senza mezzi termini manifestato apprezzamento per i grillini. “Voi giovani siete il futuro dell’Italia. Voi potete prendere in mano il vostro Paese e agire, come il MoVimento 5 Stelle, per le riforme e il cambiamento”, furono le parole che avevano causato una mezza rivolta degli altri esponenti dei partiti.

Dal Pd al Pdl, si era parlato di ingerenza a stelle e strisce sul post voto. Il leader M5s non aveva mancato di rivendicare il successo. “Washington spieghi a Giovanardi cosa ha voluto dire il suo ambasciatore”, scrisse su Twitter, abbinando al tweet una foto di David Thorne con una delle frasi sul Movimento 5 stelle.

Si sbloccano i pagamenti alle imprese… firma anche M5S!

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Risoluzione unica alla Camera in occasione dell’esame dell’aggiornamento dei conti pubblici e quindi del Def (documento di economia e finanza). Superati i dubbi degli ultimi giorni, infatti, anche il M5S ha firmato, insieme agli altri gruppi, la risoluzione che consente di sbloccare i pagamenti dei crediti delle imprese nei confronti della pubblica amministrazione.

La posizione di Pier Luigi… Guardatela meglio!

bersani-conferenza-stampa“Abbiamo iniziato dal nostro programma e dalla profonda preoccupazione per il Paese. Il messaggio è di allarme e un’esigenza di cambiamento. Abbiamo solo la maggioranza alla Camera e al senato abbiamo la maggioranza relativa. Noi vogliamo una corresponsabilità delle forze politiche e parlamentari, ma il problema è sul come. La si realizza chiudendo la politica in un fortino? O con il Pdl e Scelta Civica? Noi non vogliamo una politica che si autoprotegge e non guarda le esigenze di cambiamento. E abbiamo quindi avanzato un’altra proposta. Guardatela meglio! Una riforma della seconda parte della Costituzione e un’esigenza di punti programmatici. Le altre forze non devono impedire la partenza della legislatura. Ci siamo trovati di fronte a un disimpegno conclamato dei 5 Stelle e con 8 milioni di voti li ha messi in frigorifero. Dal lato del Pdl e dei suoi alleati abbiamo registrato un accoglimento del nostro programma, ma poi mette il veto sul Presidente della Repubblica, la destra designa il Presidente e il Pd lo vota. Il Presidente ha fatto quello che poteva e doveva fare e ha garantito all’Europa e all’Italia di continuità istituzionale. I gruppi sono per l’economia e l’altro è per le istituzioni.” Cioè le stesse scelte del Pd?

Bersani prosegue “Non si può andare a nuove elezioni. Quella che ho illustrato è la strada, Bersani c’è se può aiutare altrimenti è a disposizione”.

 Alla stampa “prendete sul serio quello che dicono le persone serie, quando ci sarà il Congresso poi girerà la ruota. Inoltre noi siamo ligi alla Costituzione, lavorare onestamente perchè la Repubblica abbia un presidio per la più ampia rappresentanza, fin quando ci sarà la possibilità di trovare soluzioni anche con l’altra parte del parlamento”

Il leader del Pd risponde su l’esigenze del paese e sulla sua proposta”Oggettivamente, l’Italia è di fronte alla crisi più grave del dopoguerra, dall’altro ha bisogno di darsi il tempo per le riforme della Costituzione. La si guardi meglio questa cosa. La crisi deve essere una occasione per le riforme.”

L’incarico di Bersani “immagino che il mio incarico sia assorbito in questa nuova fase. Io ci sono. C’è qualche problema che riguarda me? Ma io non l’ho sentito”

Pd e Pdl? “Sarebbe un governo immobile, finirebbe su una zattera dal mare sempre più mosso. Noi abbiamo già l’esperienza del Governo Monti. C’è anche un problema di credibilità su Berlusconi… hanno scritto anche il Golpe del Pd. Poi io sono disponibilissimo a incontrare Berlusconi nelle sedi istituzionali… e non credo che un governo Monti senza Monti sia la risposta per il Paese”

Bersani sul Pd che si spacca “Preoccupazioni di questo genere non le temo proprio. Su le scelte fondamentali ci siamo espressi con una voce sola… ma non ci si detti il compito, noi discutiamo sugli otto punti, ma la linea è quella”

Semestre bianco “è una fase che può mettere in atto dei tatticismi. Io sono preoccupatissimo per la situazione economico-sociale, ma non pessimista sulla formazione del governo”.

Bersani ribatte su le questioni delle commissioni parlamentari: “le commissioni che servono per gli interventi urgenti sono istituite. Ma qui ci vuole un governo, le commissioni non possono lavorare senza un governo”

La credibilità di Bersani sul cambiamento: “Non intendo fare un governo con le mani legate per le riforme. Perchè le ho pronte? Perché le voglio fare… Non è stato inutile mettere queste nuove forze politiche davanti alla loro responsabilità. Perfino Berlusconi ha riconosciuto la correttezza istituzionale di dare l’incarico a chi aveva la maggioranza in Parlamento e io ho fatto quello che dovevo fare, cioè fare il mio tentativo, il rischio nel semestre bianco era evidente… ma uno fa quello che deve fare, non quello che conviene fare. “

 A quando la formazione del governo: “10 giorni, alluda al fatto che la ripartenza venga data poi al nuovo Presidente, ma lo evinco dalle parole di Napolitano”

La lenta marcia indietro…

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“Sabato ho proceduto in condizioni di particolare urgenza e difficolta”’ alla scelta di persone che ”potessero dare il contributo richiesto. L’indubbio valore dei nomi da me subito resi noti, non mi ha messo al riparo da equivoci e dubbi circa i criteri della scelta o la non presenza di altri nomi certamente validi”: lo afferma Giorgio Napolitano.

“Per essere utili, il tempo giusto e’ tra otto e dieci giorni”.Lo dice il capo dello Stato Giorgio Napolitano in un lungo messaggio.”Spero di aver chiarito cosi’ anche la questione della durata temporale dei gruppi di lavoro.

“Essa e’ segnata intanto dal fatto che sono gruppi che ho preso l’iniziativa di creare avendo io stesso un tempo segnato, come tutti sanno, e non pensando che siano gruppi di lavoro che scavalchino il tempo della mia presidenza”.

Napolitano precisa poi che i gruppi di lavoro non “indicheranno soluzioni di governo, ma le questioni da affrontare”, misurando divergenze e convergenze. Le questioni da affrontare e le divergenze e le convergenze sono sotto gli occhi di tutti… oppure no? L’emergenza disoccupazione e le modalità per risolverla devono passare per i saggi? La liquidità alle imprese, sarebbe bastato mettere in stand by le liquidazioni degli ex parlamentari e iniziare a pagare le imprese?  E’ qualunquismo tentare di non far suicidare altri imprenditori, mentre si aspetta che i saggi deliberino?

Le aziende aspettano, i parlamentari prendono la liquidazione!

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Gli imprenditori aspettano mentre i mandati per le liquidazioni degli ex parlamentari sono già pronti. Sono 600 che stanno per ricevere l’accredito e si parla di una spesa di circa 3 milioni di euro! Mentre i lavori del Parlamento vanno a rilento per mancanza di materia prima, tipo un governo, i contabili stanno completando i calcoli di quanto spetti ai “trombati” dall’ultima legislatura. Naturalmente questa è solo la seconda tranche perché i vitalizi sono separati e sono già stati erogati.

In cima alla lista c’è Gianfranco Fini: il suo detassato trattamento di fine rapporto, vale 250mila euro. Ma a dimostrare che l’unica cosa davvero trasversale a tutti gli schieramenti sono i privilegi, sul podio sale Massimo D’Alema con 217mila. Stessa cifra per Livia Turco (Pd) e Domenico Nania (Pdl). Ma non trascurabili anche i gruzzoletti di Roberto Maroni (175mila euro), Franco Marini (Pd) 174mila euro, Beppe Pisanu (Pdl) (157mila euro) e Antonio Di Pietro (58mila euro). Non fatevi ingannare dalle cifre “modeste” di questi ultimi: avevano già ricevuto una liquidazione al tempo dell’interruzione del loro mandato.

Nessuno ha rinunciato alla propria liquidazione, ma a cosa serve la liquidazione del parlamentare? Bisogna sottolineare che la cifra viene costituita dalle trattenute che ogni parlamentare ha versato durante il suo mandato. Soldi, comunque, stanziati dal popolo italiano per creare un “assegno di reinserimento“. Sì, perché la liquidazione venne pensata per permettere al parlamentare di tornare alla società civile dopo aver prestato la sua opera al servizio del suo Paese. Pensiero stupendo, direbbe Patty Pravo, ma del tutto ipocrita nel momento in cui il parlamentare diventa politico di professione e smette di “esercitare” in tempo per la pensione (o per il vitalizio). Oppure passa da un incarico all’altro, come Maroni, già comodamente reinserito sulla poltrona di presidente della Regione Lombardia.

E così mentre imprenditori e professionisti aspettano diligentemente che, dopo aver eletto un Parlamento, si proceda con lo scegliere un governo che tra le prime cose sblocchi i pagamenti per lavori che hanno già svolto (e per cui hanno il più delle volte anticipato le tasse), i vecchi della Casta passano all’incasso. Perché sotto il cielo di Roma, il tempo scorre un po’ così. E l’ora della busta paga scocca puntuale per tutti, ma per qualcuno un po’ di più.

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