Muore volontario in Brasile, coinvolto in un incidente stradale. E’ giallo.

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Diego Baronio, era un volontario 43enne di Manerbio (Brescia), che era in Brasile per portare aiuto e solidarietà. L’incidente sarebbe avvenuto una settimana fa sul litorale di Ipanema, ma tutto è ancora avvolto nel mistero. Non si conosce l’esatta dinamica dell’incidente, non si sa se Diego sia stato investito oppure sia finito fuori strada su un’auto guidata da un amico. Il padre Giovanni è stato contattato dal consolato italiano il 20 settembre per dare la tragica notizia, ma non ha saputo dettagliare come Diego sia morto.

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Diego, sin dai primi anni dell’adolescenza aveva rivolto la sua attenzione al volontariato e si era avvicinato al movimento dei focolarini per poi passare anni come educatore di strada nel suo paese. Durante la guerra in Bosnia è stato per due anni volontario per i Beati i costruttori di Pace a fianco delle popolazioni dilaniate dal conflitto. Poi si è occupato dei carcerati di Canton Mombello e da 4 anni lavorava in una favela a Rio de Janeiro dove aveva aperto un bed & breakfast a sfondo sociale, per cercare di recuperare i giovani emarginati della favela Cantagalo.

La sua morte al momento rimane un giallo.

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Girone e Latorre indagati dalla procura militare per violata consegna!

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Il fuciliere Salvatore Girone è stato interrogato dalla procura militare di Roma e risulta indagato assieme a Massimiliano Latorre per i reati di “violata consegna aggravata” e “dispersione di oggetti di armamento militare”. In procura si è presentato anche Latorre, non ascoltato perché già sentito una decina di giorni fa. L’iscrizione dei marò nel registro degli indagati risale al febbraio 2012, subito dopo la morte dei due pescatori indiani. La procura militare sta valutando la trasmissione degli atti alla procura ordinaria di Roma, che indaga per il ben più grave reato di omicidio volontario. Lo ha confermato all’Ansa lo stesso procuratore militare di Roma, Marco De Paolis.

A margine dell’interrogatorio, fonti di governo hanno ribadito che “l’Italia è sicura di avere la giurisdizione sul caso”, pur auspicando “l’apertura di un arbitrato internazionale” per la soluzione della controversia. Le stesse fonti ricordano che:

– l’incidente è avvenuto in acque internazionali, a 20,5 miglia dalla costa
– quando il comandante della Enrica Lexie ha accettato l’invito della Guardia Costiera locale a rientrare nelle acque territoriali indiane si trovava a 30 miglia dalla costa
– il comandante del Saint Anthony non ha visto chi ha sparato perché stava dormendo e non è in grado nemmeno di dire da quale imbarcazione siano arrivati i colpi, sebbene fosse pieno giorno
– una perizia balistica indiana ha accertato che i fucili che hanno sparato non erano quelli assegnati a Latorre e Girone
– la Corte Suprema indiana non ha riconosciuto ai due marò l’immunità funzionale formalmente dichiarata anche dalla Corte internazionale di giustizia dell’Aia.

I due marò Latorre e Girone sono accusati dalle autorità indiane di omicidio in relazione alla morte di due pescatori del Kerala. I fucilieri sono tornati in Italia con un permesso elettorale concesso dalla Corte Suprema indiana che scade venerdì prossimo. Dopo aver dato la parola, attraverso l’ambasciatore Daniele Mancini, che i militari sarebbero tornati in India, il governo italiano ha annunciato che Latorre e Girone resteranno in Italia, decisione che ha innescato la dura crisi diplomatica tra i due paesi.

Gli inquirenti della procura di Roma hanno disposto una consulenza tecnica sul computer e sulla macchina fotografica di bordo della petroliera Enrica Leixe, sulla quale erano imbarcati i due fucilieri in servizio anti-pirateria. Il computer di bordo e la macchina fotografica saranno esaminati in regime di contraddittorio tra le parti, ossia alla presenza di esperti in rappresentanza dei marò indagati.

“L’accertamento proverà a ricostruire quanto avvenuto – fa sapere la procura di piazzale Clodio – ma al tempo stesso molti dei controlli sono mancanti degli atti che non sono mai stati inviati dall’india. A cominciare dagli esami autoptici eseguiti sui cadaveri dei due pescatori; le perizie balistiche; le prove di sparo sulle armi prese a latorre e girone, e i resoconti dei testimoni indiani”.

La Corte suprema indiana ha negato la piena immunità all’ambasciatore di Roma a Nuova Delhi, Daniele Mancini, che si era fatto garante del ritorno dei due marò. L’alta istanza indiana ha inoltre esteso fino a nuovo ordine il divieto imposto al diplomatico italiano di lasciare il paese.

L’Italia contesta la posizione indiana, ritenendo il ritorno dei due marò in india “in contrasto con le nostre norme costituzionali” che prevedono il rispetto del giudice naturale precostituito per legge e il divieto di estradizione dei propri cittadini in paesi in cui vige la pena capitale per i reati contestati.

Pistorius è impotente?

 

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Forse non era un prodotto utile a fini del doping, ma sicuramente neanche un innocuo prodotto a base di composti vegetali. Il testosterone che gli inquirenti dicono di aver trovato a casa di Oscar Pistorius, il quattrocentista disabile accusato di aver ucciso a colpi di pistola la sua fidanzata, sarebbe uno «stimolante sessuale»: lo scrive il settimanale sudafricano City Press, citando un medico sportivo. Hilton Botha, il detective poi rimosso dall’incarico, aveva affermato mercoledì in tribunale a Pretoria che «due scatole di testosterone» ed alcune siringhe erano state trovate a casa dell’atleta, incriminato per aver ucciso la fidanzata Reeva Steenkamp.

L’avvocato di Pistorius, Barry Roux, aveva spiegato che si trattava di un rimedio a base vegetale, il testo compasutium coenzyma, che l’atleta «aveva il diritto di utilizzare». Il medico sportivo Jon Patricios, intervistato da City Press, ha spiegato che questo prodotto, che si assume tramite iniezioni – composto da pezzi di cuore e di testicoli di animali, nonché‚ da piante medicinali e vitamine – serve di norma a combattere problemi di erezione. È però sconsigliato agli sportivi perché‚ li può far risultare positivi ai test antidoping.

 

Investigatore privato per la famiglia di Reeva!

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La famiglia di Reva Steenkamp, uccisa dal fidanzato Oscar Pistorius la notte di San Valentino, ha deciso di assumere un detective privato che li tenga aggiornati sull’andamento delle indagini. Lo riferiscono i media sudafricano. Lance Esptein, questo il nome delle’investigatore, era presente in tribunale venerdi’, quando a Pistorius e’ stata concessa la liberta’ su cauzione. L’agenzia di Epstein si definisce “una delle agenzie leader in Sudafrica con oltre 100 anni di esperienza.

CI SARA’ GIUSTIZIA PER REEVA?

La famiglia Pistorius… anche il fratello accusato di omicidio volontario!

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Carl, il fratello del campione Oscar Pistorius che rischia l’ergastolo per la morte della fidanzata Reeva, e’ accusato di ‘omicidio volontario’ per la morte di un motociclista in un incidente da lui causato nel 2010. Lo ha riferito la radio sudafricana Ewn spiegando che la prima udienza del suo processo era prevista per lo scorso giovedi’, giorno in cui era ancora in corso il procedimento a carico di Oscar. L’udienza del fratello Carl e’ stata rinviata al mese prossimo. Kenny Oldwage, il legale, si sarebbe detto fiducioso sull’assoluzione del suo cliente.

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