Legge elettorale in Aula entro il 30 gennaio?

camera_dei_deputati-tuttacronacaRoberto Speranza, presidente dei deputati Pd, al termine della conferenza dei capigruppo, riguardo l’esame della Camera della legge elettorale ha fatto sapere: “Il 30 gennaio è il termine massimo per andare in Aula”. E mentre diversi gruppi parlamentari hanno chiesto uno slittamento. Ignazio La Russa si chiede: “Tutta ora gli è venuta la fretta?” mentre Federico D’Incà di M5S ha rilevato che “ci vuole del tempo per esaminare il testo in commissione”. Ma Fi e Pdl chiudono la porta: “Non si può più aspettare. La commissione faccia la sua parte, non ci opporremo a qualche ora in più in commissione, ma non si può andare oltre il limite del 30 gennaio”, ha puntualizzato Roberto Speranza del Pd. Possibile quindi a un rinvio ma entro il 30 gennaio. Nel frattempo il segretario dem Matteo Renzi ha scritto su Facebook: “Tutto è migliorabile, ma l’accordo sulla legge elettorale dopo anni di immobilismo adesso c’è, corrisponde al dettato costituzionale, può far uscire l’Italia dalle sabbie mobili”. E ancora: “Rispetto le motivazioni di chi in queste ore sta disperatamente cercando di bloccare tutto qualcuno persino in buona fede. Ma fuori dalle stanze dei palazzi c’è un Paese che ha bisogno di gesti concreti di cambiamento. Ora, non tra qualche anno. E una politica che non decide neanche sulle regole del gioco, non è più credibile su niente”. E aggiunge: “Il PD ha fatto la sua parte coerente con le primarie e con il voto della direzione. Abbiamo dato la disponibilità a ridurre il premio di maggioranza per accogliere il rilievo di parlamentari e costituzionalisti. Ieri ho chiesto ai nostri deputati di ritirare gli emendamenti per evitare ogni alibi sulle divisioni interne”.Restano comunque tre emendamenti del Pd. Si tratta di proposte di modifica che riguardano la delega al governo per definire i collegi, l’innalzamento della soglia per il premio di maggioranza dal 35 al 38%, e le primarie facoltative ma definite per legge.

“Chiamatelo Italicum”: la proposta di legge elettorale di Renzi

italicum-tuttacronacaQuello che propone Matteo Renzi, nel testo di legge elettorale, è il doppio turno di coalizione. “È arrivato il momento di far vedere che la politica non è solo discussione” perché se la politica smette di fare politica a si mette a “discutere, discutere e discutere smette di essere politica e diventa bar sport. Dobbiamo decidere se essere politica o bar dello sport”, ha esordito il segretario del Pd lanciando poi la sua proposta di legge elettorale. “Chiamatelo ‘Italicum’ senza problemi”, ha sottolienato, aggiungendo: “L’Italicum consente al Pd di potersi giocare la partita per il governo. E non esclude le alleanze ma che siano alleanze per governare, non servano solo vincere per vincere”. Quello che prevede la proposta presentata al Pd è “l’assegnazione di un premio di maggioranza” a chi abbia preso “almeno il 35%” dei voti “che porti al 53% minimo e al 55% al massimo”. Il premio dunque sarà “al massimo del 18%”, in modo da evitare profili di incostituzionalità. Il tutto per evitare il ritorno a un governo delle larghe intese. Se nessuno ottiene il 35% “c’è la possibilità di un doppio turno, più precisamente un ballottaggio non tra due candidati premier ma tra due coalizioni, simboli o agglomerati di simboli che senza apparentamento rigiochino la partita di fronte elettori”.  Stando a quanto anticipato, resterebbero le mini liste bloccate di sei candidati per circoscrizione e gli sbarramenti: al 5% per i partiti in coalizione e quello dell’8% per le forze che si presentano da sole. Inoltre, proponendo il ballottaggio Renzi punta a fare in modo che non si ripeta ciò che è accaduto a febbraio scorso: un Parlamento senza maggioranza e l’obbligo di ricorrere alle larghe intese. Il premio di maggioranza non sarà del 15% secco, ma “graduato” in modo da permettere che il vincitore raggiunga sempre una maggioranza di almeno il 53-55% dei seggi per governare senza dover stringere alleanze.  “Chi oggi immagina, non sempre forte di un bagaglio di preferenze, le preferenze per avere eco mediatica significativa lo può fare ma nell’accordo le preferenze non ci sono. Se toccherà a me due sono gli impegni: le primarie e il vincolo assoluto della rappresentanza di genere”, spiega ancora il sindaco fiorentino. Il segretario del Pd aggiunge che nel modello ci saranno “120 circoscrizioni, 4 volte più grandi del Porcellum, di fatto sono collegi plurinominali di circa 500mila persone con il nome che si può mettere sulla scheda. Ci sono diverse ipotesi su questo punto e ne discuteremo, ma se nella circoscrizione ci sono 4 candidati, 4 posti da assegnare, il Pd presenterà 4 candidati’”. Il segretario del Pd parla anche dei tempi della riforma: “Il 15 febbraio la segreteria andrà a chiudere il pacchetto della proposta sul superamento del Senato e avremo 20 giorni per discutere con altri partiti. Nella seconda meta di febbraio presenteremo il ddl costituzionale per arrivare all’ok in prima lettura al Senato entro il 25 maggio”. E spiega: “Sul Senato mettiamo paletti condivisi con il principale partito dell’opposizione, Fi, e sono il superamento del bicameralismo perfetto, ovvero la fiducia spetta solo ad una Camera e c’è l’eliminazione dell’elezione diretta dei membri e l’indennità. E questo ha ricadute evidenti nel numero dei parlamentari ed è un segnale nella battaglia contro l’antipolitica perché Grillo non lo asciughi con gli algoritmi ma con la politica. Potremo dire agli italiani che la prossima volta non voteranno più per il Senato”.  Renzi ha spiegato alla Direzione del Pd i motivi dell’incontro con Berlusconi. “Esprimo a Silvio Berlusconi gratitudine per aver accettato di venire alla sede del Pd. Quelli che mi dicono dovevi parlare con Fi ma non con lui dico che è una contraddizione in termini” perché parlare con Fi significa parlare con lui, “con chi dovevo parlare con Dudu’?” E sottolinea: “Pensare che io ho resuscitato Berlusconi fa a cozzi con la teologia e con la realtà perché lui è il capo del centrodestra, riconosciuto da chi sta in alleanza con lui in tutte le città. Posso non pensarla come Berlusconi ma quando lui condivide le mie idee io non ho paura, non sono subalterno al punto da cambiare le mie idee”.  

Il braccio di ferro tra Letta e Renzi

braccio_di_ferro_tuttacronacaAcque agitate in casa Pd con il premier Letta che ieri non si è presentato in direzione e il gesto non è stato gradito al segretario Renzi che ha voluto sottolineare i “Dieci mesi di fellimenti”. Solo in serata il faccia a faccia tra i due, con il premier che ha voluto avvertire il sindaco di Firenze sul fatto di avere un incontro con Berlusconi per parlare della legge elettorare: “Attento, così aiuti Berlusconi”. Ma l’incontro di sabato, nel frattempo, è stato confermato. In poche parole: Renzi vuole le urne per vincere e Letta teme che così facendo rinforzi gli avversari. Il premier ha avvertito il sindaco: “La legge elettorale va fatta a partire dalla maggioranza di governo e bisogna ragionare sul doppio turno. Altrimenti vai a sbattere. Al Senato non hai numeri e si va a votare col proporzionale”. Che significa che o il sindaco accetterà il consiglio o sarà guerra aperta.L’incontro tra i due leader delle principali forze in campo sta davvero alimentando la tensione, soprattutto nel Pd. Renzi intende andare fino in fondo. “Faccio sul serio e lo dovete capire. Su questo mi gioco tutto” ha detto il sindaco a Letta durante il loro incontro. Su che basi sarà l’accordo? O il sistema spagnolo o il Mattarellum. No al doppio turno, il sistema preferito di Alfano e, appunto, Letta.

E se si dimettessero tutti i pentastellati..?

legge-elettorale-dimissione-grillini-tuttacronacaSi continua a parlare della Legge Elettorale, con Renzi che cerca accordi e Grillo che indice le consultazioni sul web, ma ancora si attendono le motivazioni della sentenza con cui la Corte Costituzionale ha bocciato il Porcellum. E’ il Corriere della Sera a scrivere che, quando saranno rese pubbliche, tra una decina di giorni, il M5S potrebbe decidere di protestare con le dimissioni di massa dei parlamentari.

Tra le righe del messaggio serpeggia l’idea che serva un gesto di rottura estremo una volta che saranno rese note le motivazioni della Consulta. Si fa largo anche l’ipotesi di dimissioni di massa da parte dei parlamentari del Movimento — «una suggestione più che un’intenzione », dicono alcuni Cinque Stelle —, uno spunto che però viene preso in considerazione. «Nel caso in cui dalle motivazioni della Corte dovesse trasparire che il Parlamento è illegittimo, le dimissioni di tutti i deputati e senatori del Movimento sarebbero a mio avviso un atto radicale e coerente», dice Paolo Becchi.

Emanuele Buzzi, autore dell’articolo, spiega che a questo punto potrebbe arrivare la sorpresa:

Il professore, indicato più volte come ideologo dei Cinque Stelle, vede nel post di Grillo «una risposta implicita » alle sollecitazioni di Renzi («Come è possibile fare riforme con un’Aula delegittimata? », si chiede) e lamenta il fatto che «la Consulta la stia tirando alla lunga per le motivazioni: la situazione è già insostenibile ». Ecco, quindi, «la necessità » di una prova di forza, che però non convincerebbe tutti i vertici del Movimento. A partire proprio da Gianroberto Casaleggio. La conseguenza di un atto simile «sarebbe solo quella di far subentrare i primi non eletti alle Politiche», afferma un pentastellato. «Meglio puntare sull’impeachment nei confronti di Giorgio Napolitano », ripetono alcuni esponenti. E anche Becchi condivide la linea: «Nel caso si arrivasse al voto in Aula, per il capo dello Stato sarebbe già una sconfitta: non rappresenterebbe più l’unità del Paese, a maggior ragione se la nostra proposta venisse appoggiata da qualche altra forza politica».

La legge elettorale per Grillo passa attraverso la consultazione online

beppe-grillo-legge-elettorale-tuttacronacaBeppe Grillo scende in campo e affronta di pieno petto il tema della legge elettorale annunciando: “La legge elettorale del Movimento 5 Stelle sarà sviluppata on line a partire dalla prossima settimana insieme agli iscritti certificati (ad oggi circa 100.000)”. Quello che rifiuta a priori è la proposta del segretario del Pd di elaborare un sistema di voto condiviso da tutte le forze politiche. Del resto già ieri i parlamentari Cinquestelle, con un post pubblicato sul blog ufficiale del partito, avevano invitato eletti e sostenitori a non rispondere a quella che definiscono una ‘provocazione’, per non prestare il fianco al Pd e ai suoi alleati. Per Grillo, del resto, l’attuale Parlamento non è degno di discutere di riforme in quanto “incostituzionale”. E sottolinea: “In parlamento siedono 150 abusivi eletti grazie al premio di maggioranza del Porcellum. Gli abusivi sono di Pd, Sel, Centro democratico e Svp. I suoi eletti sono stati nominati, il premio di maggioranza è abnorme. La loro elezione non è neppure stata convalidata. E questa gente, responsabile e fruitrice del Porcellum, dovrebbe occuparsi di legge elettorale e magari di riforma della Costituzione? Al massimo può andare a casa”. E per questo motivo lancia un appello a Giorgio Napolitano, affinchè la decisione della Corte costituzionale, con cui ha dichiarato illegittimo l’attuale legge elettorale, venga applicata: “Napolitano dopo la pubblicazione delle motivazioni della Consulta, attesa per fine gennaio, deve sciogliere le Camere”. Si prevede che la legge elettorale dei pentastellati dovrebbe essere completata per il mese di febbraio e sarà la posizione ufficiale del Movimento quando si tratterà di discutere la riforma in Parlamento, “quando un Parlamento legittimo sarà insediato”. La risposta della maggioranza non si è fatta attendere. Francesco Nicodemo, nuovo responsabile comunicazione della segreteria Pdha twittato: “Via Beppe Grillo scopriamo che il M5S si farà da sè una legge elettorale diciamo fatta in casa, come le tagliatelle di nonna Pina”. Mentre per il parlamentare ‘democratico’ Danilo Leva “Grillo non vuole riformare la legge elettorale ma solo tirarla alle lunghe per poi accusare la politica di immobilismo. E’ sempre più un grillo parlante e soprattutto nulla facente sulle riforme che servono al Paese”.

Taglio di 50 milioni in 3 anni: il bilancio approvato alla Camera

aula-camera-tagli-tuttacronacaTaglio alle spese di circa 50 milioni. E’ quanto approvato con il Bilancio previsionale per il 2014 per il triennio 2014-2016 dalla Camera. Entusiasta la reazione della Presidente Laura Boldrini:

“La Camera prosegue nella linea dei risparmi e della sobrietà. Misura dopo misura, dobbiamo continuare a dare risposte che siano rispettose del diffuso malessere sociale”.

Per quel che riguarda il taglio delle risorse, si è mirato un po’ ovunque, dal costo delle spese di funzionamento, fino agli stipendi dei funzionari. Ufficio di Presidenza, su proposta del Collegio dei Questori, ha approvato oggi il bilancio di previsione per il 2014, unitamente al bilancio triennale 2014-2016. Questi i dati più significativi:

Si conferma anche per l’anno 2016 la riduzione di 50 milioni di euro della dotazione rispetto al 2012. Nel triennio 2014-2016, il bilancio dello Stato risparmierà dunque complessivamente, per il funzionamento della Camera, 150 milioni di euro.

Per il terzo anno consecutivo la spesa di funzionamento della Camera diminuisce. In particolare, nel 2014 si registra una riduzione rispetto al 2013 di 17,4 milioni (l’1,65 %). Nel 2013 la spesa era diminuita di 32,7 milioni di euro rispetto al 2012 (3,01%). Rispetto al 2012, dunque, la spesa prevista per il 2014, grazie alle significative e consistenti misure di risparmio adottate in questa legislatura, si riduce di 50,1 milioni di euro (4,61%).

In particolare, confrontando il 2014 con il 2013:
– la spesa per i deputati diminuisce di 1,9 milioni di euro, pari all’1,3 per cento;
– la spesa per le retribuzioni del personale in servizio si riduce di oltre 14 milioni di euro, dunque del 5,3 % (nel 2013 si era già ridotta di 16,4 milioni di euro, segnando un – 5,79 %).
– la spesa per beni e servizi diminuisce di 8,4 milioni di euro (il 5,5 % in meno). Nel 2013 la spesa per beni e servizi era diminuita di 8,9 milioni di euro rispetto al 2012 (il 5,47% in meno).

L’Ufficio di Presidenza ha inoltre prorogato sino a tutto il 2016 le misure di contenimento oggi vigenti in tema di indennità parlamentare e di rimborsi ai deputati, che sarebbero venute a scadenza nel 2015. L’effetto di risparmio di tali misure, unitamente a quelle operative già dal 2014, è pari a 50 milioni di euro.

In particolare, anche per il 2016 non si procederà all’adeguamento dell’indennità parlamentare – corrisposto per l’ultima volta nel 2006 – e continueranno ad applicarsi le misure di riduzione già adottate dall’ottobre 2011; parimenti, sarà applicato sino a tutto il 2016 il taglio di 500 euro degli importi mensili della diaria e del rimborso delle spese per l’esercizio del mandato.

Per altro, i documenti approvati oggi costituiscono solo una prima tappa dell’azione di contenimento degli oneri per il triennio 2014-2016. Entro il prossimo mese di marzo – prima di sottoporre il progetto di bilancio all’esame dell’Assemblea – gli organi di direzione politica intendono individuare nuove misure di razionalizzazione della spesa, con l’ambizioso obiettivo di realizzare un’ulteriore restituzione di somme al bilancio dello Stato grazie agli sforzi compiuti nella revisione e nel contenimento dei costi della Camera nel corso del 2013.

Austerity versione natalizia: i dipendenti possono accettare solo doni economici

regali_natale-tuttacronacaI dipendenti di Palazzo Chigi avranno a che fare con l’Austerity anche per quel che riguarda i regali: si potranno accettare solo quelli non costosi. A chiederlo è stato Roberto Garofoli, Segretario Generale della Presidenza del Consiglio, tramite una circolare che richiama la necessità che i dipendenti della Presidenza si attengano scrupolosamente al “Codice di comportamento” in cui si vieta ai funzionari pubblici di ricevere doni se non di modico valore.

 “Il Segretario Generale della Presidenza del Consiglio dei Ministri Roberto Garofoli – si legge nella nota – ha firmato una circolare volta a richiamare la necessità che i dipendenti della Presidenza si attengano scrupolosamente al ‘Codice di comportamento’ di recente approvato nella parte in cui vieta ai funzionari pubblici di rivedere doni”. “Nello specifico – si prosegue – in occasione dell’avvicinarsi delle festività natalizie, la Presidenza ha ritenuto di sottolineare quanto stabilito dall’articolo 4 dello stesso ‘codice’ che vieta ai funzionari pubblici di ricevere regali o altre utilità eccettuati quelli di modico valore”. “Lo stesso articolo – si legge ancora – precisa inoltre che i regali e le utilità comunque ricevuti fuori dai casi consentiti dovranno essere, a cura dello stesso dipendente cui siano pervenuti, messi immediatamente a disposizione dell’Amministrazione per la restituzione o per essere devoluti ai fini istituzionali. In particolare essi dovranno essere consegnati al Dipartimento per le politiche di gestione, promozione e sviluppo risorse umane e strumentali che, in base alla tipologia, provvederà alla successiva destinazione. Un richiamo che – come evoca la nota del Segretario Generale – è “quanto mai necessario interpretare ed applicare in senso particolarmente restrittivo con tutto il rigore imposto dalla delicatezza e difficoltà del momento”.

Legge elettorale: “La maggioranza farà una proposta unica”

LEGGE-ELETTORALE-tuttacronacaE’ il ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi a tentare di mettere un limite all’impegno di Renzi sul fronte della riforma elettorale spiegando che “E’ giusto il dialogo con tutti, ma la maggioranza, sulla legge elettorale farà una proposta unica”. “Proposta di maggioranza”, dice Lupi. Ma il neosegretario Democrati rilancia: “Per cambiare le regole parliamo con tutti” e propone a Fi e a Ncd un Mattarellum corretto con un doppio turno. Ancora Lupi: “Vedo tante ipotesi: il ‘Mattarellum’ non mi sembra che abbia funzionato, come non ha funzionato il ‘Porcellum’. I paracadutati c’erano anche lì. Con un tripolarismo, come quello che si sta presentando, anche il ‘mattarellum’ non funziona”. E continua l’alfaniano: “non mi sembra che le posizioni di Ncd e di Renzi siano lontane. Noi siamo per il bipolarismo e per un modello tipo quello per l’elezione del sindaco. E’ giusto il dialogo con tutti, ma la maggioranza, sulla legge elettorale, farà una proposta unica”. Nei “tutti” è compresa anche Forza Italia e al riguardo afferma Denis Verdini, che segue la riforma della legge elettorale su incarico di Belrusconi, “Vince chi prende un voto in più indipendentemente da quanti elettori votano, un premio di maggioranza e una legge che sia chiaramente bipolare o meglio ancora che punti al bipartitismo”. Verdini ha ribadito che le modifiche istituzionali allo studio “sono tutte utili ma che l’unica capace di cambiare veramente il Paese è la riforma elettorale, una legge che faccia sì che il giorno in cui si vota si sappia chi vince e chi governa, perché le coalizioni – ha aggiunto lanciando un messaggio anche al Nuovo Centro Destra – nel nostro Paese non funzionano”. Nel dibattito s’inserisce anche Sandro Bondi, che non manca di attaccare il Capo dello Stato: “Non voglio credere – dice l’ex coordinatore del Pdl – che il presidente della Repubblica intervenga nel dibattito interno alle forze politiche per assecondare la richiesta di Alfano, il quale, secondo quanto riferisce la stessa Repubblica, avrebbe chiesto al Pd di ‘non arrivare all’approvazione definitiva della riforma fino ad aprile, in modo da avere la garanzia che si arrivi al 2015′”.

Renzi centra il primo bersaglio: la legge elettorale passa alla Camera

legge-elettorale-tuttacronacaIl neo segretario del Pd, Matteo Renzi, giorni fa aveva affermato sulla riforma: “Basta lasciarla a Palazzo Madama a lievitare manco fosse una pizza. Siamo d’accordo tutti che si porti a Montecitorio”. Non è passato molto tempo e oggi i presidenti Laura Boldrini e Pietro Grasso hanno annunciato che la legge elettorale dal Senato passa alla Camera mentre il primo si occuperà, invece, della riforma costituzionale sul bicameralismo. Serve “una chiara assunzione di responsabilità da parte dei gruppi politici”, hanno spiegato Boldrini e Grasso, promettendo che vigileranno “affinché le due Commissioni Affari costituzionali procedano parallelamente per assicurare un più spedito iter”. Pronte le reazioni dei principali esponenti degli altri partiti, come Mara Carfagna che, su Twitter, ha scritto: “La legge elettorale è passata alla Camera. Il peso specifico dei cespugli del Pd al Senato è quindi pari a zero. Adesso, noi di Forza Italia, siamo pronti a un confronto franco e decisivo con Matteo Renzi”. Chi non c’è andato leggero è stato il ministro delle Riforme, Gaetano Quagliarello, in forza al Nuovo Centrodestra: “Ma cosa può interessare al cittadino se la legge elettorale va alla Camera o al Senato? La riforma si può fare solo se diventa parte di un accordo di governo: nessuno può fare le riforme prescindendo dal governo”. L’intesa, aveva sottolineato a più riprese il ministro delle Riforme, va cercata innanzitutto tra chi sostiene il governo: “Dopo quello che è accaduto e che abbiamo fatto, con una scissione dolorosa di percorsi nel centrodestra, dovremmo partire dalla maggioranza e dire ai cittadini che in un anno diminuiamo i parlamentari, facciamo in modo che abbiamo una sola camera politica e facciamo una buona legge elettorale”. La mossa di Palazzo Madama arriva dopo che Renzi, fresco di colloquio con il Colle, aveva fatto capire chiaramente al vicepremier Angelino Alfano che era necessario accellerare i lavori parlamentari per superare il cosiddetto ‘Consultellum’, quello che rimane della legge Calderoli dopo la sentenza della Corte Costituzionale. La posizione ‘dilatoria’ di Ncd, però, ha spinto il segretario del Pd a lanciare oggi un pesante avvertimento: “Temo che Alfano voglia perder tempo e menare il can per l’aia” ma “io non mi lascerò incantare e nemmeno rallentare: ho una mia exit strategy, un canale aperto anche con Berlusconi e Grillo, che la riforma adesso la vogliono davvero. E se il Nuovo centrodestra divaga, vuol dire che lavoreremo con qualcun altro”.

Si apre l’istruttoria contro Crimi e il post di Facebook

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“Come ho detto è iniziata un’istruttoria che cercherà di chiarire come si sono svolti i fatti, dopo di che si convocherà il consiglio di presidenza”, così Pietro Grasso a margine di un convegno Amintore Fanfani a palazzo Giustiniani parlando con i giornalisti a proposito del post su Facebook di Crimi, apparso nel giorno della seduta pubblica della giunta delle Elezioni e delle Immunità del Senato.

 

Chi è fascista?

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Lucia Annunziata nel suo editoriale sull’Huffington Post scrive “Non infierirò sul destino di Berlusconi”. Il motivo è profondo e trova le sue radici in quell’atteggiamento che la giornalista definisce da “fascistello”. Con tale termine l’Annunziata punta il dito contro chi “ci induce a sfoggiare i muscoli, a esercitarci contro quelli più deboli di noi – i vecchi, gli stupidi, i brutti, i poveri, i neri, le donne, i gay… la lista è infinita”.

E possiamo condividere il senso profondamente civico della frase, in fondo infierire su un uomo e sul suo declino è sempre un segno di arcaico e inutile machismo. Oggi però sorge il problema, che su posizioni come quelle dell’Annunziata o a esse simili, si sta costruendo la figura del personaggio-vittima che sta sostituendo il pregiudicato Berlusconi.  Dobbiamo, dunque, bilanciare il giudizio, anche per rispetto a quanti non sono “fascistelli” ma invece sono state “vittime di una politica scellerata”: cioè le generazioni bruciate. I quarantacinquenni e i trentenni senza lavoro, l’immagine della donna mercificata fra la pubblicità e gli spettacoli di intrattenimento, la mancanza di etica civica, le lacune nelle politiche per gay e coppie di fatto, l’eutanasia, etc…

Ancora l’Annunziata scrive:

“Il fascista più fascista di tutti è a mio parere quella pulsione interiore che ci fa infierire sui nemici vinti. Credo di non avere bisogno di patenti per dimostrare da che parte sono stata in questi venti anni, ma davanti alla conclusione giudiziaria e politica di questo periodo non mi metterò fra chi affonda la lama dell’insulto, della soddisfazione, e ancor meno della volgarità,contro Silvio Berlusconi. Non trarrò piacere dalla condanna di nessuno”.

Non vogliamo infierire quindi, ma non dobbiamo permettere la strumentalizzazione che si può fare del nostro senso etico nel momento in cui non sferriamo l’ultimo colpo fatale… Non dobbiamo permettere che il Cavaliere diventi vittima, ma che sia, lui come altri, solo il soggetto di una condanna per un reato che la magistratura ha ritenuto di dover punire. Per questo, in nome di quanti invece vittime sono, la decadenza dalla carica di Senatore è un atto dovuto. E’ giusto ricordare che avendo completamente ignorato quelle che erano politiche del lavoro o diritti sociali abbiamo costretto una generazione a rimandare forse per sempre la possibilità di costruirsi un avvenire o una famiglia e abbiamo invece favorito un’emigrazione disperata portando via dall’Italia risorse e intelligenza.

Vito Crimi rischia di salvare Berlusconi. Schifani accusa l’M5S

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Un errore ingenuo, troppo! Il regolamento della giunta delle immunità che giudica Silvio Berlusconi vieta di postare e mandare messaggi. Vito Crimi lo ha infranto e ha pubblicato sul suo profilo Facebook:

un commento di alcuni manifesti a firma “cuore azzurro” a difesa del Cav, comparsi questa notte a Roma.

Una scelta che ha scatenato le reazioni del Pdl. Il capogruppo al Senato Renato Schifani ha chiesto la sospensione della Giunta: “Denunciamo – spiega in una nota – al presidente Grasso un fatto gravissimo: mentre la Giunta delle Elezioni è in Camera di Consiglio, l’esponente del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, sta esprimendo su Facebook giudizi volgari e offensivi contro il presidente Berlusconi, violando il regolamento del Senato. Un comportamento intollerabile che conferma la bontà della nostra richiesta di ricusazione di alcuni membri della Giunta ed inficia gravemente la legittimità dei lavori del collegio”.

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“A Silvio”: Vito Crimi e la lirica per Berlusconi

a-silvia-crimi-tuttacronacaE’ stata imparata a memoria da intere generazioni di studenti la poesia A Silvia di Giacomo Leopardi. Il Risorgimento era finito da poco quando il poeta compose i suoi immortali versi. Ora, dopo 185 anni, ne arriva una rilettura a firma Vito Crimi. Il Cittadino pentastellato, infatti, ha dedicato un poema proprio a Silvio (Berlusconi) sulla sua pagina Facebook.

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La protesta della cravatta: M5S si spoglia in aula

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Il M5S non ci sta all’ultima provocazione e così attacca con Manlio Di Stefano che scrive su Facebook:  “Il Pdl è in assemblea permanente come al liceo. L’Aula è ferma per volere del Pdl e la connivenza del Pd. Il Paese muore e questi politicanti da strapazzo pensano solo al loro padrone Silvio Berlusconi e alle sue sorti giudiziarie. Il Pdl si dichiara in assemblea permanente come si faceva al liceo…Ma come, i ragazzini non siamo noi? Gli irresponsabili non siamo noi? Il Pd in capigruppo avrebbe potuto defilarsi da questa scelta creando la maggioranza e quindi il ritorno all’attività parlamentare, ma non lo ha fatto perchè è schiavo di Brunetta. La magistratura non si pieghi a questi immondi ricatti, il M5S le dà tutto il suo supporto. Anche oggi, se ce ne fosse ancora bisogno, ribadisco che Pd e Psl sono la stessa identica cosa…Comitati d’affari!”

In Aula intanto si assiste alla protesta della cravatta, i M5S si spoglia in aula:  ”Non è una forma di mancanza di rispetto nei suoi confronti – ha detto il senatore Vito Crimi rivolgendosi al presidente Grasso – ma vogliamo protestare per la mancanza di rispetto nei confronti del Parlamento a favore di chi tra l’altro non è mai presente in questa Aula”.

Alla protesta dei senatori M5S il presidente del Senato, Pietro Grasso ha risposto: ”Abbiamo colto il segno di protesta. Oggi è una giornata particolare. Invoco il senso di responsabilità ed equilibrio di tutti. Vi invito cortesemente a reindossare le giacche e le cravatte per la dignità di quest’Aula”.

All’invito del presidente Grasso, Crimi ha risposto annunciando l’uscita dall’Aula dei senatori M5S per reindossare solo fuori dall’emiciclo le loro giacche e le loro cravatte.

Il Quirinale risponde a Grillo: vizio procedurale!

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”Il presidente non ha ricevuto nessuna richiesta di incontro nei modi necessari perché potesse prenderla in considerazione”. E’ quanto fanno sapere fonti del Quirinale interpellate sulle ultime dichiarazioni di Beppe Grillo che ha chiesto, parlando sul suo blog, un incontro con il Capo Dello Stato. C’è un vizio procedurale nella richiesta di incontro con il Presidente della Repubblica invocata da Beppe Grillo, quindi è come se non fosse stata ricevuta nessuna richiesta.

L’altra faccia di Grillo e il faccia a faccia con Napolitano.

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Grillo chiede un incontro al Capo dello Stato, poi riesuma il Re e il fascismo per un attacco diretto a Berlusconi e al governo in  carica.  un lungo post indignato e forte per dimostrare la sua insofferenza alla situazione politica e soprattutto chiede chiarezza verso il popolo italiano “Napolitano vada in televisione, in prima serata e parli alla Nazione. Dica la verità sullo stato dell’economia, sulle misure che dovremo prendere, sui sacrifici enormi che ci aspettano. Imponga la cancellazione del Porcellum, contro cui alla Camera ha votato soltanto il M5S e un solo deputato del pdmenoelle e sciolga il Parlamento”. Perché dice il leader M5s: “Questa agonia non può durare”.

Poi altre parole violente che toccano i temi caldi degli ultimi giorni:

Oggi, 2 luglio 2013, il tempo è sereno su quasi tutta l’Italia, isole comprese. La disoccupazione ha toccato il record storico dal 1977, da quando viene misurata, la produzione industriale precipita, le aziende chiudono o espatriano, il debito pubblico aumenta, qualcuno si suicida, ma è ormai un dettaglio. Il Governo, nel frattempo, fa solo annunci e tira a campare per non tirare le cuoia sotto l’attenta regia di Napolitano che dal Colle, elargisce segni di sostegno quotidiano ai ministri. Tutto secondo la norma. Nessuna nuova, pessima nuova. Ci si avvia verso la catastrofe economica senza che nessuno nel Governo, nei partiti, nelle istituzioni abbia il coraggio di denunciarlo, di fare qualcosa. Con questi non cambieremo mai. Il loro unico obiettivo è di guadagnare tempo, come i condannati nel braccio della morte. Il loro tempo e il nostro sono però asimmetrici, più tempo guadagnano loro, più ne perdiamo noi, più l’Italia sprofonda. Persino il fascismo ebbe il pudore di far cadere Mussolini, e indirettamente di condannarsi, il 25 luglio 1943, giorno del Gran Consiglio. Questi resistono come delle cozze. Sono la malattia e vogliono essere anche la cura. Neppure il fascismo o il re avrebbero tollerato un esecutivo sorretto da Berlusconi. Gli italiani stanno avviandosi verso la miseria, verso anni di ricostruzione nazionale con un Letta, nuovo Romolo Augustolo, l’ultimo insignificante imperatore romano. Il popolo italiano si è espresso per un cambiamento alle elezioni politiche di febbraio. Il M5S è risultato primo in 50 province e secondo in 42 su un totale di 108, primo in assoluto nel Paese. Da allora è iniziato un tiro al bersaglio da parte di tutti i media, incluse le televisioni pubbliche (una vergogna!). Una delegittimazione continua da parte del Sistema che ha colpito chiunque facesse parte del M5S o che solo osasse dichiararsi a favore. Non vorrei essere nei panni di questi politici, di questi pennivendoli quando il popolo italiano capirà di essere stato ingannato. L’italiano viene descritto come “brava gente“, ma può diventare feroce, come dimostrato dalla Storia, anche recente. Napolitano vada in televisione, in prima serata e parli alla Nazione. Dica la verità sullo stato dell’economia, sulle misure che dovremo prendere, sui sacrifici enormi che ci aspettano. Imponga la cancellazione del Porcellum, contro cui alla Camera ha votato soltanto il M5S e un solo deputato del pdmenoelle e sciolga il Parlamento. Quest’agonia non può durare. Chiedo un incontro con Napolitano.

Alla luce del Datagate smantelleremo le basi Usa in Italia?

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Lo chiedono a gran voce i parlamentari del M5S. In particolare è  Massimo Artini, deputato MoVimento e vicepresidente della Commissione Difesa della Camera a dichiarare all’Adnkronos:

“Se tutto fosse vero” e il caso Datagate “venisse confermato”, “si potrebbe anche valutare una smilitarizzazione delle basi Usa in Italia. Del resto, non puoi pretendere aree ad hoc nei nostri territori o imporre all’Italia l’acquisto di F35 e poi spiare in casa il tuo alleato”.

Il deputato pentastellato ha anche ricordato come l’M5S fu tra i primi partiti a interessarsi del caso quando chiese all’esecutivo spiegazioni sulla vicenda:
“Il 19 giugno scorso – ha ricordato Artini – Mirella Liuzzi”, deputata pentastellata, “fece una richiesta di informativa urgente al governo. Ad oggi dall’esecutivo non abbiamo avuto risposte, dunque oggi risolleciteremo il governo ad intervenire in Aula per fare il punto della situazione”.

L’ultima provocazione di Grillo: Letta come la Cannulli

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Beppe Grillo continua il suo attacco a Letta. A quel governo, che secondo il Semplice Portavoce del M5S  è “fermo come un paracarro.” e dove “Letta, dedito al gioco del Subbuteo, annuncia, annuncia, annuncia”. Ecco che nel messaggio provocatorio di Grillo “Capitan Findus” si trasforma nella “versione aggiornata e minimalista della presentatrice televisiva Mariolina Cannuli (che prego di scusarmi per l’irriverente, per lei, confronto)”.

Grillo chiede a Letta di adottare “una economia di guerra”, auspica il taglio delle province e incalza dicendo “c’è una calma piatta come in mare quando non vedi un gabbiano, non c’è un’onda, un refolo di vento prima della tempesta. Che aspettiamo? Siamo falliti e lo neghiamo e affossiamo le imprese con carichi insostenibili come l’aumento dell’anticipo dell’Irap, dell’Ires e dell’Irpef definiti dal ministro dell’Economia Saccomanni Un prestito dei contribuenti che a livello individuale ha un peso molto soft. Un peso di 2,3 miliardi di euro, soft- soft, una piuma”.

Poi attacca i pensionati d’oro: “Qualcuno obietterà che si vanno a toccare diritti acquisiti, come nel caso delle pensioni d’oro – osserva ancora Grillo – I diritti acquisiti non sono contemplati più da un pezzo per gli esodati, per i precari, per chi non prenderà mai la pensione. In un’economia di guerra i diritti acquisiti non esistono più”.

Quindi invece di lottare per il ripristino dei diritti ora la lotta si sposta per eliminare i diritti acquisiti? Colpo di caldo, provocazione o propaganda di un partito che perde pezzi forse proprio per la violenza verbale con cui si è posto negli ultimi mesi? Perché distruggere i diritti acquisiti invece di estendere i diritti ai lavoratori che ne sono privi? Non è una politica di “disfacimento” invece che un percorso di risanamento dello stato sociale?

Il parlamentare del M5S a cui non bastano 5000 euro al mese

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Alessio Tacconi sembra che abbia davvero superato il limite, almeno per i suoi colleghi di partito che oggi hanno affollato il suo profilo Facebook e lo hanno attaccato. Al centro del dibattito ci sarebbe una discussione iniziata dopo una sua dichiarazione. Secondo il parlamentare pentastellato, in odore di lasciare il MoVimento, la diaria da 5000 euro non sarebbe sufficiente per arrivare a fine mese. Il parlamentare infatti rivendica la sua cittadinanza svizzera e ha affermato che quella somma non gli è sufficiente per vivere.

Ecco i commenti che sono piovuti a raffica sul profilo Facebook di Alessio Tacconi:

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E ancora:

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E inoltre:

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E poi:

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Per concludere:

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L’ennesima stella caduta… Fabiola Anitori lascia il M5S

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L’ennesima stella caduta dal M5S si chiama Fabiola Anitori. La senatrice pentastellata ha infatti deciso di passare al gruppo Misto e ha motivato così la sua decisione: “Non riconosco più l’impostazione iniziale del Movimento che è diventato proprio quel ‘partito personale’ dallo stesso tanto criticato, con un sistema feudale di fedeltà che respinge o espelle chi dissente, chi non si allinea”.

Poi ha aggiunto:

“Gli avvenimenti registrati all’interno del M5S negli ultimi mesi mi hanno profondamente segnata, peraltro in un periodo molto delicato della mia vita”.

Fabiola Anitori è la quarta ha lasciare il MoVimento. prima di lei c’era stata l’espulsione di Marino Mastrangeli e Adele Gambaro e seguito poi dalla decisione di dire addio ai pentastellati di Paola De Pin. Alla Camera invece sono tre deputati – Alessandro Funari, Vincenza Labriola e Adriano Zaccagnini – che erano “fuoriusciti” a vario titolo dal MoVimento.

La senatrice ha poi continuato “Ogni tentativo di costruzione di una scelta politica, sulla base del confronto inteso come ricerca di punti di incontro, viene etichettata come tradimento o ‘inciucio’ e ciò costringe ad un immobilismo ed una stagnazione che non porta da nessuna parte… Io credo e ho creduto al messaggio politico del ‘cambiamento’ da attuare, però, attraverso il ‘confronto democratico’, sia interno che esterno, che ritengo un valore, una virtù repubblicana irrinunciabile e che non ritrovo nel Movimento. Per questo, nella profonda convinzione di continuare a portare avanti le idee e i principi condivisi con i miei elettori nel rispetto della Costituzione, annuncio la decisione di lasciare il gruppo parlamentare M5S per passare al gruppo Misto”.

Adriano Zaccagnini lascia il M5S.

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Durante la sentenza di condanna di Berlusconi arriva l’ennesimo scossone nel M5S, Adriano Zaccagnini, deputato eletto con il MoVimento, lascia il suo partito. Poche parole quelle del parlamentare che ha solo dichiarato: “Vado al gruppo misto, ma i soldi li restituisco”. Il gruppo misto si sta trasformando nel gruppo 5 Stelle Cadute?

I 5 Stelle trionfano a Ragusa…

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L’affluenza è stata in caduta libera, ma Federico Piccitto, candidato del M5S è riuscito a portare a casa la vittoria con un ampio margine di distacco sul candidato di centrosinistra Giovanni Cosentini. Una vittoria netta che non lascia ombre di dubbi e che aprirà il dibattito che da sempre ruota intorno alle amministrative: quanto e quale peso può avere sul governo nazionale? Sicuramente i pentastellati, dopo un periodo di problematiche interne, potranno tornare ad alzare la voce.

La lunga intervista di Casaleggio

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E’ Gianroberto Casaleggio, l’ “uomo dietro le quinte” del M5S, ad affrontare diversi temi in un’ampia intervista rilasciata al Corriere della Sera. La prima domanda naturalmente verte sulla democrazia diretta e sul confronto con il web:

“La democrazia diretta, resa possibile dalla Rete, non è relativa soltanto alle consultazioni popolari, ma a una nuova centralità del cittadino nella società. Le organizzazioni politiche e sociali attuali saranno destrutturate, alcune scompariranno. La democrazia rappresentativa, per delega, perderà significato. È una rivoluzione prima culturale che tecnologica, per questo, spesso, non viene capita o viene banalizzata”.

I video di Gaia e Prometeus e l’ieda politica di Casaleggio:

“Un gioco la creazione del video, come è avvenuto per il video Prometeus che ipotizza il futuro dei media. Comunque che in futuro sia possibile una guerra mondiale — che non auspico — per le risorse come il gas, l’acqua e il petrolio, non sono certo l’unico a dirlo, e un governo mondiale con forti autonomie nazionali può essere nell’ordine delle cose”.

Ma quali sono le fonti da cui trae ispirazione “il guru” del M5S?

“Tra i testi che considero di riferimento vi sono Emergence di Steven Johnson, Six Degrees di Duncan Watts, Smart Mobs di Howard Rheingold, The Tipping Point di Malcom Gladwell, Free Culture di Lawrence Lessig e Linked di Albert-Laszlo Barabasi”.

Il ruolo dei social network  e dei grandi colossi di internet?

“Facebook e Google e altri colossi del web conoscono di noi più dei nostri amici e in futuro sapranno ancora di più. Queste informazioni possono essere utilizzate per vari scopi, non solo per proporci dei prodotti o dei servizi, come è stato evidenziato dal cosiddetto “Datagate”. È opportuno un controllo più stretto sulla gestione dei dati personali da parte dei governi, un nuovo sistema di regole”

M5S e i dibattiti in tv:

“Il M5S ora è in Parlamento e la sua visibilità sarà necessariamente maggiore anche nelle televisioni che vanno considerate, comunque, un media in via di estinzione, anche per motivi economici legati alla diminuzione del gettito pubblicitario. Nel 2012 le sette principali emittenti nazionali hanno perso mezzo miliardo di euro e il 2013 è tutt’altro che incoraggiante.”

Gli errori e gli sbagli sono l’unica cosa su cui Casaleggio non sembra aver dubbi e risponde senza molti giri di parole a Serena Danna:

“La mia vita è piena di errori, scegliere è molto difficile”.

 

Espulsa la Gambaro! Cosa succede al M5S ? Oggi la manifestazione

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Sono stati 79 parlamentari ha decidere per l’espulsione di Adele Gambaro, mentre 42 erano contrari. Ora il verdetto finale è nelle mani degli iscritti al movimento, in quella base che sembra ormai essersi colorata di mille sfumature diverse come lo è, nell’ultimo periodo, anche il M5S. Come mai si è persa la coesione? Dove è l’unità dei pentastellati? Al centro vi è sempre lui, Grillo. C’è chi lo ama e lo segue, chi lo odia e diventa dissidente… La decisione di espellere la Gambaro appare oggi una summa di quelle tensioni che si respirano all’interno. Lo streaming annunciato alla fine non si è fatto: si è preferito gestire la questione in “privato” piuttosto che darla in pasto al web. Molti sono i nodi da sciogliere, ma tutto ruota sempre e comunque sull’idea di “democrazia”. C’è chi sostiene la linea del Semplice Portavoce del Movimento e c’è invece chi vuole affermare il proprio protagonismo. Si può attribuire al colpa a Beppe Grillo per il deludente risultato delle amministrative? E’ possibile che qualcuno abbia minato dall’interno il movimento oppure c’è solo l’insofferenza di dover obbedire a una linea non più condivisa?

“Chi vuole stare in Parlamento e cambiare il Paese e’ il benvenuto, chi vuole fare bar sport e’ fuori”. Così Roberta Lombardi, ex capogruppo del M5s alla Camera, parlando in piazza Montecitorio, alla manifestazione che i pentastellati stanno portando avanti per supportare Grillo e la sua linea. La Lobardi ha poi aggiunto “Adele Gambaro non e’ stata espulsa” per le sue dichiarazioni, secondo l’ex capogruppo dei pentastellati, ma “l’espulsione decisa perche’ lunedi’ scorso c’e’ stata un’altra assemblea congiunta tra i due gruppi in cui e’ stato detto siccome sono tre mesi che non riusciamo a fare venire fuori quello che stiamo facendo come lavoro in Parlamento ma viene fuori solo ed esclusivamente il chiacchericcio da bar, mettiamoci alla prova. Evitiamo questa settimana di fare i commenti da vecchia politica da salotto televisivo, parliamo solo di contenuti. Il giorno dopo la signora Adele Gambaro invece ha riparlato di nuovo di commenti da bar sport. E quindi ha violato una decisione presa a maggioranza 24 ore prima”. Le fa eco la deputata del Movimento Carla Ruocco “Gli italiani si stanno suicidando” a causa della crisi economica “e voi parlate di Adele Gambaro, che e’ solo fuffa”.

Adele Gambaro: il giorno della votazione

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Il senso delle parole di Adele Gambaro davanti ai parlamentari del suo gruppo è chiaro: si dice dispiaciuta perchè non aveva intenzione di nuocere al gruppo che lavora in Parlamento ma non ha intenzione di scusarsi nè di dimettersi. Già in precedenza aveva parlato a Palazzo Madama: “Vi concentrate sulle mie parole, ma nessuno parla delle reazioni di Beppe Grillo, che sul blog contro di me ha scritto tre post violentissimi”. E rivolta a Crimi: “Un mio sms indirizzato a te è stato pubblicato, è venuto a mancare il rapporto di fiducia”. L’ex capogruppo respinge l’accusa: “Sul blog di Beppe non c’è nulla di quello che mi hai scritto”. Non si alzano i toni durante la riunione, rigorosamente trasmessa in diretta streaming. Ma le discussioni interne comunque persistono: Sara Paglini: “Adele è solo la punta di un iceberg di un gruppo di persone che ci stanno sparando dall’interno”. Il riferimento più immediato è a Paola Pinna, che aveva già dichiarato il suo essere pronta a confluire in un altro gruppo in caso la Gambaro venisse espulsa. Elisa Bulgarelli presenta la sua critica a quanto accaduto in questi giorni: “Non sono stata d’accordo con quel che ha detto Adele, ma nemmeno con le reazioni di Crimi, di Nicola Morra e di Riccardo Nuti. C’è stata un’escalation di toni che non ci ha fatto bene”. La domanda che viene posta alla senatrice è perchè si sia rivolta alla stampa. Lei chiarisce: “Ho chiamato più volte Beppe gli ho mandato sms. Mai nessuna risposta. Alessandra Bencini cita il centralismo democratico e si domanda: “Uno vale uno, ma in questo momento qualcuno vale un po’ di più e qualcuno un po’ di meno?”. Maurizio Romani: “Sono contrario alla gogna mediatica, e non mi fido della rete, c’è molto risentimento”. Il dibattito si sposta poi sul termine “espulsione”. Crimi prova ad alleggerire l’importanza del loro voto: “Non voteremo l’espulsione, voteremo se rimettere alla rete la decisione, altrimenti tradiamo uno dei nostri principi fondamentali”. Ma c’è anche chi non ci sta a far passare il messaggio che chi vota per la collega lo faccia contro la rete e spiega che si tratta solo di un primo voto, poi ci dev’essere quello del web, ma sempre di espulsione si tratta. Perplesso Luis Orellana: “Mi sembra una forzatura clamorosa – dice uscendo – si vota sull’espulsione, non sul rimettere la decisione alla rete. E anche i tempi mi sembrano forzati. Si poteva aspettare la solita assemblea congiunta di fine mese, magari la vicenda si sarebbe sgonfiata da sola”. Dopo le tante parole si passa ai voti: la Gambaro esce e le telecamere si spengono: la trasparenza in questo caso non detta legge. Ad essere contrari all’espulsione sono più o meno una cinquantina e la Bencini difende la collega: “Quale punto del codice ha violato per poter essere espulsa?”. La risposta arriva da Crimi e dalla Bottici: “Abbiamo perso tre mesi a parlare di questioni interne, bisogna dire basta”. Tancredi Turco prova a ribadire: “Adele non ha infranto nessuna regola, non vedo di cosa stiamo parlando, mi verrebbe da andarmene via”. Manlio Di Stefano difende la posizione opposta: “Invece di stare a parlare ogni giorno di dissidenti se c’e’ qualcuno che non e’ d’accordo con il movimento si alzi ora, lo dica, faccia il suo percorso lontano da noi”. E non è detto che qualcuno non colga l’invito. Intanto, in forma ufficiosa, a Quinta Colonna avvisano che in 79 avrebbero votato per l’espulsione, rimandando quindi la decisione alla rete, mentre sarebbero 42 i voti pro-Gambaro.

Ingroia lascia la magistratura e lancia le accuse al Csm

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Ingroia lascia e lancia le sue accuse contro il Consiglio superiore della magistratura: “Il provvedimento del Csm è stato politico, non c’è spazio per me e il mio modo di fare magistratura. Chi tocca certi fili muore. Non potevo aspettare le decisioni di merito della giustizia amministrativa che si sarebbe pronunciata a febbraio del 2014. Non potevo aspettare così tanto tempo. Lascio con un sentimento misto: amarezza perché abbandono la magistratura dopo 25 anni; entusiasmo per questa nuova avventura politica”. Ingroia aggiunge: “Firmerò le mie dimissioni il 18 ad Aosta dove restituirò le chiavi del mio ufficio al mio capo, Marilinda Mineccia”.

Poi rilancia a Grillo: “Chiedo al Movimento 5 Stelle di cessare di essere autoreferenziale perché è lo stesso errore che ha portato la sinistra alla sconfitta. Ci si impegni per evitare l’assalto alla Costituzione che si profila”.

Ora l’ex magistrato sarà solo il leader di Azione Civile e si occuperà esclusivamente di politica. Nel frattempo auspica che oltre a lui altri magistrati e alcuni dissidenti del Pd scendano in campo affianco a lui e alla nuova forza politica: “Ho invitato Zagrebelsky, Rodotà, Pace, Sottis, Cofferati, Civati, Barca e Puppato, sono stati inviti formali. Adesso saranno più stringenti e personali”.

Arriva Fareilpd.it, Bersani all’attacco contro Renzi e Grillo

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Bersani presenta un nuovo sito e inizia una nuova contesa per provare ancora una volta a dare la sua personale impronta al partito. Nei mesi scorsi è uscito il libro di Veltroni, quasi in concomitanza con quello di Renzi. Barca aveva già più di una volta chiarito il suo pensiero e una proposta per riformare il partito. Sono tante le idee e tanti i modi di riformulare un partito, ecco l’idea di Bersani:

 

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Chi compra i parlamentari M5S?

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Riccardo Nuti,  capogruppo M5s alla Camera, lancia l’allarme “Il livello di attacco al M5S si e’ alzato, e mira diritto al cuore del MoVimento. Sta succedendo qualcosa di grave, davanti a cui nessuno puo’ rimanere immobile. Sappiamo con certezza- aggiunge Nuti – che c’e’ in atto una compravendita morale e politica dei nostri parlamentari ad opera di persone esterne al MoVimento. Abbiamo ogni giorno il coraggio di fare i nomi del malaffare in aula, non avremo timore di fare i nomi di chi, da tempo fuori dal MoVimento, tenta di colpirlo per antichi rancori e oscuri interessi. E questo  vale anche per coloro che, con la scusa della ‘libertà di critica’, già indagano su quanti soldi pubblici spetterebbero loro in caso di formazione di un nuovo gruppo. Non taceremo. Il MoVimento non tacerà”.

Il grido di Grillo risuonerà tra folla o andrà perso nel deserto?

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«Fate sentire la vostra voce! L’Italia sta crollando. Non è una previsione, è una certezza». Beppe Grillo dal suo blog chiama gli elettori M5S e chiede aiuto: «Non potete credere che io, con l’aiuto di una srl e con un pugno di ragazzi in Parlamento, possa combattere da solo».
Il paese è «tenuto sotto sedazione da giornali e tv che fanno impallidire la censura sotto il fascismo» scrive Grillo che continua: «Nessuno di questi predatori impuniti e dei loro lacchè nei media vi può dare lezioni».
«L’Italia potrà cambiare solo grazie a voi, alla vostra partecipazione, al vostro sdegno. Non perdete la capacità di i********i, non dovete» scrive ancora Grillo, che continua: «Io ho una voce sola, ora roca, dopo centinaia di comizi. I media, portavoce del Sistema, hanno attaccato con una violenza inaudita il Movimento. Le grandi firme, i grandi registi, cantanti pataccari, conduttori e artisti di partito, si sono scatenati contro chi li avrebbe spazzati via dalle poltrone del Regime».
Nessuno, avverte Grillo, «verrà a salvarvi se non cercherete di salvarvi da soli. Siete nove milioni di voci a cui è stata negata la democrazia, esclusi da qualunque decisione parlamentare, come dei paria»

Grillo cerca di alzare la voce, di gridare al suo popolo che sembra essersi dissolto nelle ultime amministrative, di richiamare i concetti di censura e di democrazia negata… dove arriverà l’urlo di Grillo? Raggiungerà ancora la folla o andrà perso nel deserto?

La senatrice fantasma chiede l’indennità?

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Tiziana Pittau, M5S, è la parlamentare che ha seduto in Senato per appena due mesi dovendo sostituire Giovanna Mangili che per ben due volte aveva rassegnato le sue dimissioni che regolarmente sono state respinte. Così la Pittau ha dovuto restituire il posto alla Mangili, ma  ora rivendica l’indennità: «Ho lasciato la mia attività, un’agenzia turistica online, affidandola a un’altra persona – racconta la 45enne  sarda trapiantata a Varese – perché la nostra filosofia è chiara: impegno politico a tempo pieno». E infatti Tiziana dedica anima e corpo all’attività parlamentare: le riunioni del gruppo a Roma, le votazioni, la mailing list. «Ero inglobata in tutto e per tutto nel gruppo e nelle decisioni». Poi la doccia fredda delle dimissioni rifiutate e il ritorno alla vita quotidiana… che cosa chiede ora la non-senatrice? «Che mi venga restituita la dignità di normale cittadina», questo è uno dei punti della Pittau, ma poi arriva il secondo «l’indennità da parlamentare e il rimborso delle spese sostenute»

Chi le ha levato la dignità di normale cittadina? La politica è indennità o rimborso delle spese sostenute? Quanto potrebbe costare ai cittadini la sostituzione di due mesi di un parlamentare?

 

Il contestatore contestato? Beppe taglia il video di Pomezia

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Da contestatore a contestato. Beppe Grillo disturbato da una decina di giovani che disturba  il comizio che il “Semplice Portavoce” del M5S sta tenendo a Pomezia, passa il microfono a uno dei ragazzi che lo stava contestando e lo invita sul palco:  “Vieni qui, se devi dire qualcosa ti do il microfono”.  Stefano, il contestatore, attacca l’M5S “A Parma hai detto che non facevi costruire centri commerciali, ne hanno realizzati tre” poi l’altra accusa “guadagni dal blog da dieci milioni all’anno” e poi il giovane denuncia anche come il M5S si sia “dimenticato” della questione del reddito di cittadinanza in Parlamento. Grillo risponde con ironia: “Se fosse questa la nostra opposizione, saremmo al 99 per cento”, e poi ribatte  “Se avessi dieci milioni di euro non sarei certo qui”.

 Ma l’ira del web contro il contestatore non tarda ad arrivare e in molti scrivono sul blog del leader del M5S:  ”L’arrivo di Beppe Grillo è sempre filmato dalle telecamere, questa volta manca”

Molti gridano alla censura, altri invece ritengono che la contestazione fosse così “flebile” che non c’era motivo per dargli voce, forse ometterla sarebbe stato quasi fare un favore a chi contestava il movimento piuttosto che voler invece nascondere chi la pensasse in modo diverso. Il dibattito in rete continua.

 

Al Senato non si “suonerà” più? M5S denunciano in aula i “pianisti”

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E’ scontro in aula… al Senato l’M5S denuncia che ci sono i “pianisti” e quella “musica” ai pentastellati non piace affatto. Sotto accusa finisce, oltre ad alcuni senatori che effettivamente hanno fatto i pianisti, anche Lucio Malan che invece aveva votato correttamente. Stamattina finisce in Aula la protesta di Malan che lamenta la mancata rimozione del video sul web e annuncia «ho chiesto di essere messo in congedo e non potrò votare fino a quando un organo di questo Parlamento può permettersi di dire che i voti al Senato sono irregolari».

Ma non ci dovrebbe essere trasparenza? Non dovrebbe essere informato il cittadino di ciò che avviene in aula? Perchè si chiede dunque di rimuovere un video? Qualcuno è irregolare e chi vota regolarmente decide di non votare più? Non è una protesta controsenso? Chi è regolare non dovrebbe essere fiero di esserlo?

Il presidente del Senato, Pietro Grasso, comunque, accoglie la protesta del Senatore Malan e invita «gli autori del documento che viene riprodotto sul web a eliminare questa evidente, e uso di eufemismo, anomalia». Ma l’M5S non ci sta e insiste con Luis Alberto Orellana sui ‘pianisti’: «Ci sono dei rei confessi come Giovanardi e Formigoni e si vede bene anche sui siti». Grasso lo interrompe e con fare conciliante e mezzo sorriso chiede: «È così difficile ammettere che il caso del senatore Malan è diverso e che ha votato dal suo posto non commettendo nessuna infrazione?».

Subito dopo prende la parola Alessandra Mussolini che rincara la dose sostenendo che «sui siti dei grillini ci sono video fatti in aula e la pubblicità collegata coi siti va nelle tasche di Grillo e Casaleggio». «Loro – aggiunge Mussolini tra le proteste dell’M5S – si fanno i soldi sulla nostra pelle». Sbotta il senatore M5S Santangelo che difende le denunce dei pianisti tramite i video. «Non accettiamo – dice Santangelo – lezioni di comportamento da nessuno, quando si vota si sta seduti» . Santangelo replica anche alla Mussolini: dice: «M5s non percepisce nessun contributo da nessuno, è una falsità».

Ed è Scilipoti, condannato tra l’altro in Cassazione nel novembre 2011 per debiti e plurindagato, a chiedere all’ex magistrato  Grasso, presidente del Senato,  di avere «maggior energia» nel sanzionare certi comportamenti dei pentastellati e ad affermare che  «si tratta di siti che qualcuno mette in rete e quel qualcuno è in questa Aula». Schifani interviene per contestare che si definiscano ‘pianisti’ senatori che stanno in Aula e, al momento di una votazione, sono lontani dal loro banco e il compagno di banco vota per lui come è stato il caso di Giovanardi che non era assente al momento del voto.

E perchè si dovrebbero allontanare dal loro banco nel momento della votazione? Stiamo in una classe di irrequieti o dentro un Parlamento democratico? Oltretutto mentre si sta discutendo un provvedimento importante come il dl emergenze?

Grasso annuncia una riunione dell’ ufficio di presidenza sulle riprese video in aula: «Ho già auspicato ieri l’intervento dei questori. Sarebbe auspicabile vietare un’attività del genere. I nostri regolamenti risalgono ad anni in cui queste tecnologie non esistevano».

Quindi vediamo le riprese in aula? Teniamo all’oscuro il cittadino? Questo è il rispetto per il popolo italiano?

La proposta shock di Grillo per l’Ilva

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Il piano di Grillo per uno dei più grandi scandali italiani parte dalla chiusura dell’area a caldo, arriva al reimpiego dei lavoratori nella bonifica e la garanzia di un reddito di cittadinanza per tutti gli altri. E’ il deputato M5S Diego De Lorenzis a spiegare: “L’area a caldo, incompatibile con la salute, deve essere chiusa: è impossibile effettuare una bonifica ambientale mantenendo attiva la fonte inquinante”. I parlamentari pentastellati saranno sabato prossimo, alle ore 18, a Taranto per incontrare i cittadini nell’ottica di una partecipazione pubblica e di una discussione in merito alle prospettive dell’impianto siderurgico Ilva.

Parlamento deserto… a nessuno interessa la crisi economica?

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Mario Monti è il grande assente con una sola partecipazione su 17, collezionando il 94,12% di assenze. A contendergli il primato c’è Silvio Berlusconi… insomma epidemia da ex premier? I più presenti risultano Pd e M5S. I capigruppo che si contengono la “medaglia delle presenze” sono Bitonci della Lega e Susta di Scelta Civica, entrambi sopra il 90% di presenze. A seguire Zanda, mentre non si fa quasi vedere Schifani (appena 52%). Invece un buon primato di presenze lo ha Vito Crimi che ha votato 12 su 17.

Promossi a pieni voti – o meglio, a piene presenze – Laura Puppato e Felice Casson per il Pd, Roberto Calderoli per la Lega Nord, Carlo Giovanardi per il Pdl e Alessandro Maran per Scelta Civica, oltre a una folta pattuglia di grillini.

Grillini che alla Camera sfiorano il 100% di presenze, nonostante le 19 assenze su 72 votazioni della capogruppo Roberta Lombardi (molte, a dire il vero, per motivi di salute), compensate da una serie di en-plein da Agostinelli a Barbanti, dal dissidente Tommaso Currò al neo capogruppo Villarosa.

Per tanti big sempre presenti durante tutte le 72 votazioni a Montecitorio, tra cuiStefania Prestigiacomo per il Pdl, Claudio Fava per Sel, Mario Catania per Scelta civica, Matteo Orfini e Ivan Scalfarotto per il Pd, ci sono anche tanti disertori. I deputati di Scelta civica sono quelli che seguono di più la scia del proprio leader e fanno segnare ben il 20% di assenze a Montecitorio.

Il peggiore in assoluto, però, è l’imprenditore Antonio Angelucci del Pdl, presente solo in un’occasione. Non stupirà che solo una, due o al massimo tre presenze sono attribuite ai ministri Bray, Carrozza e De Girolamo, quasi sempre impegnati in missioni.

Senza giustificazioni Michela Vittoria Brambilla (quasi 90% di assenze), Catia Polidori (77%), Rocco Buttiglione (61%), Pier Luigi Bersani (59%).

Si avvicinano a una soglia accettabile di partecipazione alle votazioni il neo segretario del Pd Guglielmo Epifani, Lorenzo Cesa e Ignazio La Russa (60% di presenze a testa). A Montecitorio la gara tra i capigruppo più presenti la vince nettamente Renato Brunetta, fuori dall’aula solo 9 volte su 72.

La guerra tra Piazzapulita e Grillo continua sul web

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Il popolo della rete è diviso tra Corrado Formigli, conduttore di Piazzapulita, il programma di approfondimento politico del lunedì di La7 e Beppe Grillo. Nella ventunesima puntata di Piazzapulita, dal titolo I buoni e i cattivi, andata in onda lunedì 3 giugno alle 21.10 su La7, si è discusso oltre che della finta abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, anche dei nuovi attacchi ai giornalisti, della rottura del M5S  con  Stefano Rodotà e con Milena Gabanelli.

Ed è proprio il conduttore della trasmissione a lanciare la bomba su Beppe Grillo affermando: “Se abbiamo detto delle falsità ci denunci, altrimenti ci faccia fare il nostro lavoro e lui faccia il suo”. E’ più di una sfida e la rete non poteva rimanere indifferente a questa provocazione e si è scatenata su twitter con gli hashtag #PiazzaPulita e #sefossigrillo.

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Berlusconi duce? Lo grida Grillo dal suo blog e “svela il segreto” del governo

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Grillo, sul suo blog,  appoggia la tesi di Fico:  il governo deve durare così tanto per passare “indenne” il semestre europeo. Questo secondo il leader del M5S sarebbe il segreto del governo Letta e il disegno delle tattiche politiche che si stanno attuando è chiaro:

Il presidenzialismo è un’idea di Berlusconi, vuol farsi eleggere presidente-duce d’Italia con l’aiuto delle televisioni che il pdmenoelle gli ha graziosamente lasciato da vent’anni ignorando ogni conflitto di interessi. Mediaset trasmette grazie a generose concessioni governative sulle frequenze nazionali.

Grillo, come si legge dal suo sito, si domanda anche se un Presidente della Repubblica può parlare della durata di un governo e fissare un termine a 18 :

Mi domando, con quale autorità il presidente della Repubblica definisce la durata di un Governo? E perché 18 mesi? Da luglio a dicembre del 2014 l’Italia avrà la presidenza del Consiglio dei ministri della UE, in contiguità con le elezioni per il Parlamento europeo, nel giugno 2014, e con il rinnovo della Commissione Europea. Se il M5S si confermasse primo partito con il dissolvimento contemporaneo di pdl, il cui condannato in secondo grado per evasione fiscale potrebbe finire nelle patrie galere, e pdmenoelle, già scisso ufficiosamente in tre tronconi, il presidente della UE potrebbe essere espressione del M5S. Un’ipotesi da scongiurare a qualunque costo.

Infine parla di “senso del pudore:

Il porcellum, che i partiti a parole vogliono cambiare, è immutato dal 2006 e ogni giorno ci spiegano l’urgenza di una nuova legge elettorale. Pudore? Cos’è il pudore? Prendere per i fondelli i cittadini con una falsa legge per l’abolizione dei finanziamenti pubblici? Letta, prendi appunti: è sufficiente lasciare i soldi dove sono. Il M5S lo ha fatto rinunciando a 42 milioni di euro. Questi pinochettini senza divisa tagliano tutto, scuola, pensioni, sanità, ma non i loro privilegi.

Tinte forti per ribadire concetti chiari che ogni giorno affollano le pagine dei giornali… ma c’è una speranza per l’Italia o ci stiamo avviando lentamente sull’orlo del baratro come la Grecia e Cipro?

Fico scende in campo e va dall’Annunziata!

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Aria nuova in casa M5S e lo si vede subito con la partecipazione di Roberto Fico del MoVimento 5 Stelle alla trasmissione “1/2 ora” di Lucia Annunziata. Accantonata la tecnica da parte dei pentastellati del “no” ai giornalisti e alla tv, ecco una delle prime interviste rilasciate proprio dai parlamentari aderenti al Movimento. E’ lo stesso Fico a spiegare le motivazioni: “Noi non ci siamo mai sottratti alla tv, abbiamo soltanto disertato il talk show. Vogliamo far arrivare ai nostri cittadini le nostre proposte di legge”.

Ma chi prima aveva provato ad apparire in tv è stato immediatamente espulso “Chi non si trova nel percorso deve trarne le conseguenze”, quindi ci sono in vista altre espulsioni? C’è chi è arrivato a individuarne sino a 40, ma Fico ribatte “No, sono cifre assurde. Abbiamo dibattiti aspri, ma si tratta comunque di discussioni costruttive”.

Ma per quanto riguarda la Rai? “Dobbiamo lanciare la Rai nel nuovo millennio”, conclude Fico.

I pentastellati approderanno in tv… perché cambiano idea?

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Cosa ha fatto cambiare idea al M5S da sempre ostile alla tv e particolarmente allergico ai giornalisti? Uno dei dati può essere senza dubbio il risultato elettorale disastroso delle ultime amministrative. L’altro dato di fatto è che, in Italia, il web non si è ancora sostituito alla televisione. Molte persone pur seguendo la propria pagina Facebook, o il profilo Twitter poi si rivolgono alla cara vecchia tv per essere informati dai telegiornali canonici e dagli approfondimenti della prima e della seconda serata.

Così è Luigi Di Maio ad affermare che ”Valuteremo di volta in volta dove andare e chi mandare”. Chi lo deciderà chi dovrà partecipare?  ”Il gruppo parlamentare”. Già qualche giorno fa si era parlato del “corso di comunicazione televisiva” tenuto da Casaleggio e Beppe Grillo per alcuni parlamentari appartenenti al Movimento e le polemiche non erano tardate ad arrivare.

Ma lo stesso Di Maio ci tiene a sottolineare che  l’incontro di Milano con Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo ”non era un corso”, ma solo una riunione sulla comunicazione alla quale hanno preso parte ”quelli che finora hanno avuto maggiore visibilita”’. Gli esclusi? ”Verranno chiamati anche loro, a scaglioni”, assicura il vicepresidente della Camera.

Ma perché andare in onda?  ”Spesso stiamo rinchiusi per ore a studiare gli atti e poi questa cosa non arriva a casa. Allora è meglio che qualcuno si sganci un pò e si prenda l’onore e l’onere di far sapere cosa facciamo”, con queste parole il dardo è tratto e da ora in poi nei dibattiti in tv ci sarà anche l’M5S a dare battaglia.

M5S si piega in Campania: condono per chi “ravvede”

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Se ne rendono conto anche i “cittadini” del M5S che in Campania non c’è proprio nulla da fare… l’abusivismo è, il più delle volte, così connaturato nel DNA della regione e dei suoi abitanti che il condono serve. Così arriva il “testo del disegno di legge” su la “rivalutazione del patrimonio immobiliare esistente e la risposta 5 stelle all’abusivismo edilizio”. Il sapore è inequivocabile sà di quella realpolitik a cui siamo abituati sin dai tempi della prima repubblica: “Riabilitazione degli edifici realizzati entro il 30 settembre 2004 con sospensione dei procedimenti amministrativi e giurisdizionali anche nelle aree soggette a vincolo paesistico”. Ma è lo stesso Luigi di Maio, vicepresidente della Camera, a dichiarare che la proposta sarà presentata alla commissione del M5S che valuterà se è possibile presentarla o meno in Parlamento.

Nella bozza in questione i grillini parlano di ‘ravvedimento operoso del trasgressore’ finalizzata a consentire la ‘riabilitazione e revoca delle sanzioni demolitorie e ripristinatorie, amministrative e penali, solo a condizione che sia stata accertata l’esecuzione di opere di prevenzione del rischio sismico ed idrogeologico, di bonifica, messa in sicurezza, nonché interventi di bioedilizia, potenziamento dell’efficienza energetica e risparmio delle risorse idriche, nell’ottica di un miglioramento complessivo della qualità architettonica, energetica ed abitativa e per razionalizzare e contenere il consumo del territorio’.

In questo modo si cercherà di battere la crisi con una politica  ” di ecosostenibilità  e di messa in sicurezza” delle abitazioni abusive, legittimandole così a stare sul territorio. Una sorta di accettazione del danno minimizzando l’impatto ambientale… forse potrebbe davvero essere l’uovo di Colombo per far nascere una ripresa nel settore edilizio e allo stesso tempo non privare dell’abitazione migliaia di cittadini.

Pieraccioni: Renzi e Grillo al posto di Ceccherini e Papaleo

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Mancano due giorni al ritorno di Pieraccioni sul set del suo nuovo film: Un fantastico via vai. Un progetto cinematografico, che uscirà nelle sale italiane a ridosso di Natale, che può vantare un gran bel cast da  Serena Autieri, Maurizio Battista, Massimo Ceccherini e Giorgio Panariello. Pieraccioni si dice però disposto a “sostituire i protagonisti” con Renzi e Grillo! Insomma una bischerata toscana che tenta di alleviare il clima teso della politica italiana.  Un fantastico via vai (titolo che sintetizzerebbe bene anche tutta la storia dei governi italiani) narra la storia del bancario Arnaldo (interpretato da Pieraccioni stesso) , padre e marito felice, a cui un equivoco rivoluziona la vita, costringendolo a tornare a vivere in un appartamento condiviso con alcuni studenti.

Grillo e Renzi anche in tempo di crisi non temono la disoccupazione, se tutto dovesse andare male in politica le porte del cinema sono aperte davanti a loro!

 

Chi va in onda? Grillini a scuola di tv!

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Grillo e Casaleggio aspettano otto parlamentare del M5S al varco: venerdì ci sarà infatti un incontro a 10 avente per tema la comunicazione politica. E’ stato lo stesso leader a spianare la strada a tale progetto: “Bisogna iniziare ad andare in televisione, a spiegare quello che facciamo, parlando con i giornalisti che ci fermano per strada”. L’unico divieto, al netto di black-list di giornalisti sgraditi (che al momento non sembrano esistere), rimane quello di partecipare ai talk-show. Ma, non potendo lasciare nulla al caso, i deputati dovranno sottoporsi a un vero e proprio corso di formazione (anche se i comunicatori del M5s lo definiscono “un semplice incontro amichevole per avere periodicamente un confronto”) per confrontarsi su come gestire le apparizioni televisive. A raggiungere gli studi di Casaleggio&associati, a Milano, saranno i deputati Roberto Fico, Alessandro Di Battista, Riccardo Nuti, Laura Castelli e Luigi Di Maio e i senatori Vito Crimi, Nicola Morra e Paola Taverna. Li attende una pioggia di domande per imparare a calibrare le risposte, elaborare una strategia sugli argomenti più spinosi, schivare trabocchetti ed evitare di trovarsi in situazioni poco gradite. “Sono stati scelti quelli più fidati, quelli che bucano di più il video e che saranno mandati in televisione”, spiega un deputato, ma arrivano rassicurazioni che prima o poi tutti gli eletti saranno sottoposti ad un simile trattamento al quale farà seguito una serie di apparizioni mirate. Un netto cambio di rotta dunque, mirato a raggiungere un’audience più alta che non quella dei fedeli del web. Non resta che restare sintonizzati: ormai è certo, i grillini arriveranno anche in tv.

Battista e l’attacco del M5S

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“Come si può in questo Paese davvero credere nella professionalità e nell’imparzialità dei giornalisti se a due giorni dalle elezioni un noto editorialista del Corriere della Sera, Pierluigi Battista, scrive menzogne sapendo probabilmente di mentire”. L’attacco arriva direttamente dal blog di Beppe Grillo, è firmato dai gruppi di Camera e Senato del Movimento Cinque stelle.

Ma cosa viene contestato a Battista? Il suo ultimo articolo: “Nebbia dietro la liturgia dello scontrino”.  Di cosa si parla? Essenzialmente è un attacco al M5S che vorrebbe dimostrare come i pentastellati si siano occupati solo di “interessi personali” cioè di scontrini, diarie, etc… perdendo di vista la lotta sociale e i temi a cuore agli italiani, che tanto avevano sbandierato in campagna elettorale. Ma il M5S è nell’esecutivo e non ce ne siamo accorti? E’ in posizione di poter davvero cambiare ciò che è stato deciso a maggioranza da Pd e Pdl? L’M5S non è neppure riuscito a far votare Rodotà a presidente della Repubblica, che potere può avere ora?

Ma l’attacco di Battista è diretto:

“Ma davvero il Movimento 5 Stelle crede di star offrendo uno spettacolo di efficienza e operosità parlamentare a chi sperava che la “società civile” avrebbe avuto finalmente voce dentro le istituzioni?…Non fanno che parlare di «streaming – continua Battista – stanno sempre a discutere sul blog della casa, si controllano l’un l’altro con uno zelo sconosciuto persino nei vecchi partiti centralizzati, istruiscono processi a chi ha osato recarsi a una trasmissione tv sgradita al Capo, usano in forme maniacali la parola «rendicontazione»: non che la rendicontazione non sia importante ma non può nemmeno essere il principio e la fine di ogni interesse”.

Dal blog di Beppe Grillo le accuse non tardano ad arrivare… Da oggi anche Corsera e Battista sono nella black list degli sgraditi grillini.

 

Cena tra dissidenti grillini… Civati conferma. Un nuovo gruppo?

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Lo scoop è di “La Repubblica”, ma la notizia era nell’aria da tempo. Dopo le accuse rivolte dai “cittadini” al quotidiano diretto da Ezio Mauro per aver pubblicato il litigio sulle diarie, ora arriva una nuova ondata di polemiche con i dissidenti del M5S. Ci sarebbe stata una “cena segreta”, come rivela il quotidiano, fra gli anti “talebani” pentastellati, dissidenti e sempre più insofferenti alle regole imposte, per avvicinarsi al Pd e in particolare a quella frangia guidata dai democrats che non sono in linea con la visione Epifani. Insomma un piano tra “ribelli”. Lo stesso Pippo Civati conferma: “Oltre alla famosa cena, so di altre cose. Il progetto di Sonia Alfano, che è in contatto con alcuni di loro da un mese, sta andando avanti. L’idea è quella di fare un gruppo e staccarsi, a partire dai temi della legalità, ma non solo”.

Ma quanti sarebbero? Secondo “La Repubblica” sarebbero un 20% circa che prospettano un nuovo gruppo che possa allontanarsi dall’irrigidimento della “politica del no” che negli ultimi tempi sta sempre più mietendo strappi all’interno del movimento di Beppe Grillo.

 

I 5 stelle tedeschi che copiano Grillo!

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Dopo la Grecia è la volta della Germania. Lo rivela il quotidiano tedesco Handelsblatt, secondo cui il ‘cittadino’ Wolfgang van de Rydt è pronto a fondare il partito che avrà stesso nome e stessi obiettivi del M5S. 25 pagine di programma e un numero di sostenitori che aumenta ogni giorno. Cosa chiedono i “cittadini” pentastellati tedeschi?  lotta alla corruzione (in particolare quella politica), taglio degli stipendi ai politici, internet gratuito per tutti, reddito di base e assistenza sanitaria gratuita.

C’è del marcio in MPS? Siena, lo scandalo e le elezioni.

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Elezioni amministrative a Siena… naturalmente il clima è bollente e nel cuore della Toscana, c’è ancora quella ferita che viene curata con il silenzio perché alzare il coperchio in questo momento può significare creare un terremoto politico i cui esiti travolgerebbero inesorabilmente l’esecutivo. Alle 19 Grillo fa il suo comizio e inevitabilmente c’è al centro lo scandalo MPS, ma già nella mattina di oggi una delegazione di parlamentari pentastellati è scesa in sala stampa alla Camera e ha annunciato: “Abbiamo presentato una proposta di legge per istituire una Commissione parlamentare d’inchiesta sulla banca senese. Non basta il lavoro svolto dalla magistratura, perché molte delle domande che ruotano attorno alla banca e che necessitano di una risposta esulano da un aspetto prettamente giudiziale.” Quindi si va in cerca di responsabilità politiche?

Ma è solo Grillo a sostenere questa linea? E’ solo Grillo e i parlamentari del suo Movimento a indicare tra i responsabili dello scandalo MPS anche alcuni politici? Sembra proprio di no. Mauro Aurigi, sindacalista alla Mps dal 1957, critica l’istituo dagli anni ’90. C’è chi sostiene che sia uomo vicino ai pentastellati, ma Grillo ha fondato il M5S solo nel 2009… O Augeri è un profeta con la palla di cristallo o qualcosa di marcio c’era già in Mps. E’ lo stesso sindacalista che ha dichiarato  “Il problema è che la nostra è una città affiliata e succube a cosche di potere, come purtroppo accade in tante città meridionali. Se la quotazione di borsa iniziale fosse stata mantenuta, oggi avremmo una banca che varrebbe 60miliardi di euro. Invece ne vale 2”

Dove è il peccato originale? “La privatizzazione. Ha sradicato un’istituzione che faceva dell’attaccamento dei suoi dipendenti alla città una delle sue fortune, e che in virtù di quell’amore avrebbero respinto le operazioni spericolate fatte in questi anni”.

E i responsabili?  “Ma ormai del Pci delle origini in questo contesto non c’è nulla. Sono solo arrampicatori sociali spaventosi, che si nascondono dietro un’etichetta di partito”.

Secondo Grillo e  il M5S la cura per la banca è la nazionalizzazione… ma purtroppo per alcuni e per fortuna per altri sembra proprio che i pentastellati non riusciranno a conquistare la fascia tricolore… eccezion fatta per i miracoli o le sorprese che ci possono sempre essere.

A dirlo è lo stesso Aurigi:  “L’arrivo di Grillo a Siena sposterà uno o due punti percentuali, ma il ballottaggio purtroppo è lontano” eppure fino a qualche settimana fa c’era davvero la possibilità che si vincesse. Cosa è accaduto? E’ sempre il sindacalista, che senza troppi giri di parole afferma: “Hanno inciso le questioni romane: settimane a parlare di scontrini, e quella cretina della Lombardi che è andata a dire a Bersani che sembrava di stare a Ballarò invece di farci un governo insieme e provare a cambiare le cose”. E secondo la stampa Aurigi sarebbe un uomo vicino a Grillo e tenderebbe a fare propaganda per l’M5S parlando di implicazioni del Pd con l’MPS?

Si andrà al ballottaggio quindi  e ci saranno Pd e Pdl  a contendersi la Rocca… Una fetta ormai magra… spolpata da quei derivati che hanno minato le fondamenta di Salimbeni.

La fidanzatina di Grillo… riemerge tra la folla!

Tiziana Soraggi-tuttacronaca

Interrompe il suo comizio Grillo, smette di parlare del Papa, del Presidente della Repubblica e di Berlusconi… e si ferma ad osservare una signora bionda nella prima fila di fronte al palco:

‘Io e te ci conosciamo vero? Sbaglio o siamo stati anche fidanzati? Ma sei proprio tu?’ e poi scende e si avvicina. ‘Saranno passati 30 anni’. Lei conferma ‘Sì, sono io, siamo stati fidanzati’.

Lei e’ Tiziana Soraggi, oggi titolare di un’impresa di pulizie a Sestri Levante.

Lui poi risale sul palco e continua il suo comicio, ma alla fine la saluta di nuovo. La ex di Grillo, intervistata poi dai cronisti spiega: “è successo tanti anni fa, era il ’78 o il ’79. Avevo 16 o 17 anni ed ero in vacanza a Rimini con i miei genitori. Ci siamo conosciuti lì e siamo stati fidanzati il tempo di una vacanza’.

M chi è oggi Tiziana Soraggi? Una madre di tre figlie e una nonna di  sei nipoti: “sono del movimento – ha spiegato -. Per tanto tempo non ho votato, ho ricominciato solo con il movimento 5 stelle’. ‘Grillo? Era una persona generosa e altruista allora ed oggi è rimasta la stessa”.  

 

Le offese a Napolitano… Grillo dice no alla legge bavaglio

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Non dovrà più esistere il reato di offesa al presidente della Repubblica, questa è la battaglia che si prefigge di portare avanti Beppe Grillo. E’ una battaglia contro il diritto di espressione. Nell’anticipare la presentazione del ddl al Senato (lo stesso annunciato anche alla Camera), Grillo sosteneva che Napolitano sarebbe stato d’accordo nel cancellare quella norma, per lasciare alle spalle definitivamente l’eredità del regime fascista (“Una legge del Codice Rocco che tutelava Mussolini e il Re”) e per consentire a tutti di esternare il proprio pensiero liberamente, anche quando riguardi il presidente della Repubblica.

Già la polizia postale era stata messa al lavoro per ricostruire la rete dei denigratori del presidente della Camera, Laura Boldrini, perquisendo le abitazioni e i computer dei presunti autori di fotomontaggi fake che la ritraevano su una spiaggia di nudisti.

Trovare quindi un confine che tuteli l’istituzione, ma che lasci libero il diritto d’espressione… perché in Italia si è totalmente incapaci di autolimitarsi? Perché c’è la necessità di garantire le istituzioni con leggi ad hoc? Perché forse, tanto tempo fa, si è rotta la catena della fiducia reciproca. Le democrazie di fondano su un “patto sociale” e questo patto dovrebbe essere rispettato da tutti.

Arriva la festa pentastellata… ecosotenibilità al centro dell’evento

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L’ecosostenibilità sembra essere la parola simbolo della prima festa del M5S che si svolgerà a Mira, in provincia di Venezia, l’1 e il 2 giugno e prenderà il nome di  “Festa nazionale della Repubblica”.

Birra a km zero, menù vegani, ma anche stoviglie biodegradabili e una full immersion nelle tematiche della decrescita felice, del riuso e del recupero.  Questi sono i simboli di quella che per i grillini si configura come un evento mediatico a distanza di più di un anno dalle elezioni dei primi quattro sindaci italiani a cinque stelle, Roberto Castiglion a Sarégo, Marco Fabbri a Comacchio, Federico Pizzarotti a Parma e Alvise Maniero a Mira. Proprio nel comune veneziano di 39 mila abitanti, il 21 maggio scorso, ha infatti indossato la fascia di sindaco un ragazzo di 26 anni che ha saputo battere decenni di giunte di centro sinistra. Lui è diventato il portavoce dell’idea di rinnovamento che da sempre vuole portare avanti il M5S. Alla festa non mancherà nessuno, oltre i sindaci pentastellati,  sono attesi  Beppe Grillo e i capogruppo di Camera e Senato che hanno già largamente aderito alla manifestazione, sponsorizzandola anche sul web.

“Vi aspetto l’ 1 e 2 giugno a Mira, in provincia di Venezia – dice Crimi– ci sarà una grande festa. Non mancate, sarà un momento importante perché il 2 giugno è la Festa della Repubblica e la festeggeremo tutti insieme. Io ci sarò, aspetto anche voi”.

 

Reddito di cittadinanza: 600 euro… ma costa 30 miliardi!

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Dare ai più deboli un reddito di cittadinanza, darlo non solo a chi davvero non ha nessun reddito, ma anche a chi con il reddito che ha non riesce a finire il mese. Sono circa 8 milioni gli italiani che riceverebbero 600 euro al mese come reddito di cittadinanza. Questo è l’ambizioso progetto del M5S che da 10 giorni sta cercando di mettere a punto una riforma proprio per consentire alle fasce più povere di avere immediatamente un sollievo. La copertura ? si è calcolato che questa operazione potrebbe costare circa 30 miliardi. Dove trovarli?

Se è difficile recuperare quattro miliardi di euro per abolire l’Imu sulla prima casa, trovarne trenta potrebbe essere una missione impossibile. “Non bisogna mai avere paura della realtà. La realtà ci dice che questa misura in parte ridurrebbe i suoi stessi costi”, aggiunge il senatore Giovanni Endrizzi.

Come? “Con una riforma complessiva delle politiche del lavoro e l’introduzione di un sussidio unico in un sistema integrato di welfare”, afferma la senatrice Nunzia Catalfo, componente del pool Politiche del lavoro e welfare. “I centri per l’impiego, che finora non hanno svolto la loro funzione di supporto e ricerca di occupazione, soprattutto per i giovani, saranno coinvolti in questa operazione. Il reddito di cittadinanza sarà al centro di un contesto di politiche attive volte al reinserimento lavorativo e non sarà un semplice sussidio o una social card al cittadino”.

Renzi contro la folle proposta elettorale del Pd…

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E’ una presa di posizione secca quella di Renzi nei confronti del suo partito e della folle proposta elettorale con la quale si impedirebbe al M5S di partecipare alle prossime elezioni se non si costituisse in partito con tanto di Statuto. Il sindaco di Firenze, intervenendo dagli studi di Porta a Porta ha affermato: “Non sono d’accordo: è un modo per far vincere le elezioni a Grillo e ai grillini”.

 

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