La “dieta dei farmaci”… Quanto spendiamo? Sono dannosi?

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Se parlate con i vostri amici, parenti o semplici conoscenti vi diranno che loro fanno un uso limitato di farmaci, anzi sì e no prendono un’aspirina l’anno eppure in Italia si sta diffondendo il largo uso di medicinali, soprattutto quelli da banco che hanno costi elevati e spesso, nel migliore dei casi, non hanno l’effetto che promettono. Ogni anno, come rivela Il Fatto Quotidiano,  spendiamo 5,1 miliardi di euro in farmaci che non servono a curare delle patologie. Al primo posto c’è il paracetamolo con le sue  3.042.300 confezioni vendute nei primi sei mesi del 2013. Se poi abbiamo un raffreddore ecco arrivare le dosi massicce di nafazolina, un decongestionante nasale, che si situa al secondo posto, subito dietro il paracetamolo con 1.913.808 flaconi venduti. Gli altri farmaci che divoriamo e che ormai fanno parte della “dieta dei farmaci” di molti italiani sono  fermenti lattici, gel antinfiammatori, analgesici,  lassativi e antinfiammatori per bocca.

Nello specifico rientrano anche i rimedi che promettono di migliorare l’aspetto fisico: dal ventre piatto, alle creme anticellulite per le donne dai 15 ai 64 anni, farmaci anticalvizie e integratori alimentari per gli uomini.

Ma gli italiani terrorizzati dal mal di mare o d’auto spendono in braccialetti che promettono di placare il senso di nausea. In realtà come spiegano alcuni medici “Premono su un punto del polso che non c’entra col meccanismo della nausea” così come il braccialetto di rame contro l’artrite: “Non scaricano energia negativa perché il rame non interagisce con il nostro fisico”. In buona posizione si trovano anche le vitamine naturalmente differenziate per i vari componnti della famiglia, dal padre alla madre, dal figlio alla nonna, ognuno ha la sua e alla fine se ne comprano almeno 3 tipi diversi. Ma sono davvero indispensabili? Secondo alcuni medici basterebbe un’alimentazione diversa basata su più frutta e verdura. Le vitamine in eccessopoi non vengono assimilate e sono eliminate con le urine. Senza contare che sovradosaggio è addirittura nocivo: troppa vitamina D fa aumentare la pressione, provoca nausea o debolezza. Altro problema è l’impotenza sessuale, che vede schiere di sessantenni (ma non solo) spendere 40 euro per pillole blu. Ma c’è anche chi vuole prendere l’alternativa naturale (che può costare fino a 30 euro) contenente presunte erbe afrodiasiache dell’Amazzonia o dell’Asia. L’omeopatia poi è un altro mito. Anche qui gli italiani ceh si avvicinano alla medicina alternativa sono molti, ma i risultati non sono sempre quelli sperati, se funziona in alcuni casi e su alcuni soggetti, può non aver effetto su altri.

E poi l’annoso dilemma dei vaccini. Quest’anno in Italia è ricorso alla vaccinazione antinfluenzale solo il 7,3% circa il 155 rispetto a dieci anni fa… forse si sta cambiando rotta e davvero si sta promuovendo la vaccinazione solo per le categorie a rischio come i cardiopatici e i diabetici. Ma invece sui farmaci da banco la “dieta” continua.

 

Attenzione agli integratori alimentari.

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Arriva l’allarme integratori alimentari, ormai il fenomeno si sta espandendo anche in Italia, ma non tutti conoscono ancora i rischi  che alcuni di essi possono comportare. Prima di sostituire una corretta alimentazione con gli integratori bisogna comunque informarsi correttamente e non farsi tentare dalle etichette che promettono spesso un immediato risultato.

Cosa sono? Gli integratori dovrebbero, come dice lo stesso nome, integrare la nostra dieta quotidiana e non sostituirsi ad essa.  Lo stesso ministero della Salute, li classifica come “addizionali” alimentari che costituiscono una fonte concentrata di sostanze nutritive quali vitamine e minerali, oltre ad altre sostanze con un effetto nutritivo o fisiologico come “aminoacidi, acidi grassi essenziali, fibre ed estratti di origine vegetale, sia monocomposti che pluricomposti, in forme predosate”.

Il settore nel 2012 ha fatturato qualcosa come 127 milioni di euro, con un aumento del 12,8 per cento rispetto all’anno precedente, a dimostrazione di come gli italiani apprezzino gli integratori.

Come sono disciplinati?

La loro immissione sul mercato è disciplinata dal regolamento europeo 1170 / 2009 nel quale vengono elencati i prodotti autorizzati alla vendita e le quantità somministrabili, tra vitamine e minerali.

La richiesta per immettere un integratore sul mercato viene espletata in 90 giorni. L’esito non viene comunicato e non viene pubblicato.Quindi vige un regime di silenzio assenso, in cui, se non vengono rinvenute sostanze tossiche o fattori nocivi alla salute il prodotto può essere commercializzato.

Cosa comporta?

Arrigo Cicero, ricercatore di medicina interna all’Università di Bologna e membro del comitato scientifico di “Rimini In_Forma”, spiega: il produttore manda una scheda tecnica al ministero il quale a sua volta ha a disposizione un preciso lasso di tempo per verificarla, senza ispezionare capsule e bustine. Se non si riceve nessuna risposta allora il prodotto puo’ essere commercializzato. I controlli in questo caso sono però a posteriori, ed intervengono quindi i Nas.

Ancora Cicero fa notare: “Qualche volta un prodotto venduto come integratore non contiene realmente la parte attiva della sostanza Posso scrivere ‘contiene pino’ per fare un esempio. Ma magari la parte attiva è solo nelle radici o nelle gemme. E nel mio integratore ci metto polvere di corteccia. C’é il pino, ma non fa niente. Oppure, il principio attivo c’è, ma in una quantità insufficiente a garantire dei risultati”.

Ecco perché servirebbe un maggior controllo su questi farmaci che ognuno di noi può acquistare al supermercato e senza ricetta medica.

Polveri nutrizionali!

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Mangiare? Un’inutile perdita di tempo, di soldi. Per non parlare della fatica di fare la spesa e cucinarsi. Ne è convinto un ingegnere 24enne di Atlanta, Georgia, Rob Rhinehart che ha deciso di sostituire i normali pasti quotidiani ad alcune polveri da sciogliere in acqua. Insomma, invece di andare dal supermercato e prepararsi una bella insalata, Rob ha scelto di bere una sorta di sbobba giallastra insapore e inodore che però contiene tutti i principi nutrizionali di cui ogni essere umano ha bisogno per sopravvivere. Questa sorta di cocktail beige, un pò triste, l’ha chiamata Soylent. Come scrive un sito americano, Vice, questo anomalo inappetente assicura che la sua bevanda racchiude in se vitamine, proteine, carboidrati, insomma tutto per sopravvivere. Ma il gusto? Il buon “vecchio” rito conviviale? Tempo di crisi, tempo di sbobba solitaria?

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