Palpeggia una bimba, viene aggredito

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Si è rischiato il linciaggio ieri sera a Napoli, dove un uomo di 38 anni è stato scoperto a palpeggiare una bimba di appena 8 anni. La piccola era stata attirata con l’inganno dietro il bancone di una cartoleria, ma alcuni clienti avrebbero notato ciò che stava accadendo e sono immediatamente intervenuti. L’uomo ha cercato di darsi alla fuga, ma grazie al passaparola è stato fermato in via Leopardi dove un gruppo, di una cinquantina di persone, ha iniziato a linciarlo. La chiamata al 112 è arrivata intorno alle 19 di ieri sera e l’uomo è stato prontamente sottratto alla folla inferocita. Ora il 38enne si trova ricoverato in gravi condizioni in ospedale e nelle prossime ore sarà operato al volto.

Il videogioco con i bimbi-avatar per scoprire gli abusi sessuali

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Sono due professori esperti di psicologia e di criminologia, l’italiano Angelo Zappalà e il finlandese Pekka Santtila, e hanno ideato e brevettato un  “simulatore di intervista a minori presunti abusati”. Il prototipo verrà presentato a Maastricht, nell’ambito della più significativa conferenza internazionale dedicata alle interviste investigative.  Lo hanno chiamato EIT (Empowering Interviewer Training), è un “serious game”, adatto agli allievi che vengono posti davanti a un video e devono intervistare dei bimbi virtuali, programmati per rispondere vocalmente. Al momento sono disponibili 8 avatar: 4 bambine e 4 bambini in età compresa dai 4 ai 6 anni che riproducono le risposte ottenute da bambini veri all’interno degli interrogatori. Alcuni avatar, se posti sotto stress, piangono, proprio come farebbero dei bambini. Naturalmente ogni avatar ha una storia a sè, un abuso più o meno grave, collegato a maltrattamenti o devianze. Il problema per l’allievo sarà riconoscere chi davvero ha subito violenze e capire la dinamica dell’abuso.

«In casi di abuso – avverte Zappalà,  criminologo torinese, giudice onorario per il Tribunale dei minorenni e direttore scientifico del Crimelab -, se non c’è la confessione, o le riprese di una videocamera oppure le tracce di dna sulla vittima, i processi si basano su ciò che affermano i bambini. Ecco perché un colloquio con il minore condotto in modo appropriato diventa fondamentale. Ora – prosegue il professore – mentre per fare esperienza nel trattare, per esempio, con pazienti depressi possiamo chiedere a qualcuno di simulare quello stato, non possiamo domandare a un bambino di quatto anni di fingere di essere stato violentato. Da qui l’idea di costruire bambini virtuali: così facciamo esercizio in ambiente protetto secondo l’approccio dell’ “imparare facendo”, perché queste situazioni non si possono certo imparare dai libri».

Quella pornografia che diventa stupro…

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Basta a quelle simulazioni di stupro che troppo spesso invadono i siti porno. La proposta, inviata al premier britannico Cameron da un centinaio di cittadini e associazione,  mira a prevenire la violenza sulle donne. La legge inglese infatti non tutela e non considera reato quella pornografia considerata estrema, simile a uno stupro, anche se in definitiva entrambe le parti sono consenzienti. Il messaggio però che ne deriva può essere pericoloso nel dilagare delle violenze sessuali ai danni delle donne. Ancora più agghiacciante quando si apprende che i primi 50 siti di “porno-stupri” reperibili tramite google pubblicizzano video in cui le ragazze sono presentate come minorenni: “Stupro di una studentessa”, “Brutale stupro”, fino ad arrivare  a  “Vero stupro”.

Ma dove la finzione sconfina nella realtà? Quando il messaggio è davvero violento? Quando vietare e quando invece lasciar liberi i cittadini di usufruire di un materiale pornografico forte ? Il problema non sussisterebbe se ci fosse le basi di una corretta educazione sessuale… cosa che in Gran Bretagna è ancora un tabù. Dove si può parlare di rapporto violento consenziente e dove invece si veicola l’attenzione non tanto sul rapporto sessuale, ma sulla violenza di cui esso si compone? In ogni caso il buco legislativo c’è e bisognerà colmarlo anche a costo di risultare impopolari o bigotti… non si può pubblicizzare la violenza sulle donne e soprattutto sui minori.

 

Processo Scazzi: lo zio “l’ho uccisa io”, il legale revoca la difesa

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