Il buco nero di Mps diventa segreto di Stato

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Il ministro dell’economia  Fabrizio Saccomanni si è avvalso del diritto di  di espungere dal testo, inviato oltre due mesi fa, “informazioni considerate confidenziali”. Di fatto quindi il governo italiano impedisce agli uffici di Bruxelles, secondo quanto riporta Il Fatto Quotidiano, ” di rendere nota la decisione con cui la Commissione europea ha imposto il 27 novembre scorso al Monte dei Paschi di Siena di restituire entro il 2014 tre dei quattro miliardi di prestito statale (i cosiddetti Monti bond) ottenuti un anno fa”. Il buco nero di Mps diventa quindi un segreto di Stato? Sicuramente il triangolo che lunedì scorso si è ritrovato intorno a un tavolo qualche ombra a riguardo la getta. Infatti un comunicato della Banca d’Italia ha reso noto l’incontro che si è svolto tra la Banca, la Vigilanza e il governo. Per la Banca erano infatti presenti Il governatore Ignazio Visco e il direttore generale Salvatore Rossi che hanno ricevuto  il presidente di Mps Alessandro Profumo con l’amministratore delegato Fabrizio Viola e il presidente della Fondazione Mps Antonella Mansi con il direttore generale Enrico Granata. La nota al termine dell’incontro naturalmente è stata rassicurante: “L’incontro si è svolto in un clima costruttivo, nella responsabile consapevolezza di tutte le parti che il Monte possa continuare a rappresentare una realtà bancaria importante nell’economia del Paese, a condizione di poter contare su un adeguato supporto patrimoniale e su un assetto azionario stabile”.

Ma come spiega Il Fatto Quotidiano, ciò a cui va fatta la massima attenzione è proprio ” un adeguato supporto patrimoniale”. La storia viene da lontano. Tutto comincia infatti nell’autunno del 2011 quando lo spread vola a quota 500 e nasce il governo Monti. A questo punto European banking authority ordina a  Mps una trasfusione di capitali freschi da 3,3 miliardi di euro. La banca senese è pesantemente esposta sui titoli di Stato italiani, la cui perdita di valore è misurata dall’impennata dello spread. E’ allarme, tanto che a rimetterci il posto è il direttore generale Antonio Vigni che viene sostituito con un uomo di fiducia della Banca d’Italia, Viola. Il presidente del Monte, Giuseppe Mussari, prima minaccia un ricorso alla Corte di giustizia europea contro la raccomandazione Eba, ma poco dopo si dimette. Il Pd non perde tempo e al suo posto arriva Alessandro Profumo. Che succede nel 2012? Per i vertici la crisi di Mps è una difficoltà fisiologica e si va avanti fino al 9 ottobre 2012, quando gli azionisti invocano l’azione di responsabilità contro Mussari e Profumo replica seccamente: “Non abbiamo elementi”.

Come scrive Il Fatto Quotidiano:

Il 9 ottobre Profumo non ha elementi, però il 10 ottobre Viola scova in fondo a una cassaforte in uso al suo predecessore Vigni l’ormai celebre mandate agreement, la prova che inchioderebbe Mussari, oggi a processo per ostacolo alle autorità di vigilanza. Nei giorni scorsi la dirigente della Consob Guglielmina Onofri ha testimoniato al tribunale di Siena che gli uomini di Viola avevano già trovato il 20 settembre – venti giorni prima – copia di contratto, con l’indicazione che l’originale si trovava in quella cassaforte. Elio Lannutti, presidente dell’associazione di risparmiatori Adusbef, ha denunciato Viola per falsa testimonianza.

Per capire tante stranezze va spiegato il mandate agreement. Nel 2009 Mussari sta andando con i conti in rosso sotto il peso della sciagurata acquisizione di Antonveneta, pagata 9 miliardi quando ne valeva forse la metà. Per rinviare i problemi convince Nomura e Deutsche Bank a ricontrattare operazioni che vedono Mps in forte perdita. Le due banche fanno il favore, ma a fronte della ricontrattazione con cui rinunciano ai guadagni di due operazioni (rispettivamente Alexandria e Santorini) ottengono una nuova complicata manovra su titoli di Stato (Btp a scadenza 2034) con cui si rifanno abbondantemente ma a lungo termine, consentendo a Mussari di nascondere per un po’ il buco del bilancio.

Gli ispettori di Consob e Bankitalia notano già a fine 2011 queste operazioni in pesante perdita, ma fare cattivi affari non è vietato. E al processo, incalzati dalle domande della difesa di Mussari, argomentano che senza il mandate agreement, il contratto che appunto lega le due operazioni (Btp 2034 e ristrutturazione Alexandria), l’operazione in Btp restava un’operazione in Btp, anche se somigliava terribilmente a un “derivato sintetico” con perdita automatica incorporata.

La distinzione è decisiva per capire la portata dell’affare di Stato. L’esistenza del mandate agreement viene rivelata dal Fatto il 22 gennaio 2013, con un articolo di Marco Lillo. Lo scandalo esplode e Mussari si dimette dall’Abi. Due giorni dopo a Siena si svolge un’infuocata assemblea degli azionisti, chiamati a un aumento di capitale da 4,1 miliardi al servizio della eventuale conversione dei Monti Bond. Infatti a dicembre 2012, prima dello scandalo, Profumo ha avuto dal governo Monti un prestito di quell’importo, perpetuo ma convertibile in azioni quando lo decida la banca. Trattandosi di un aiuto di Stato, la Commissione europea dà la necessaria approvazione, provvisoria in attesa di un piano di ritrutturazione della banca. All’assemblea del 25 gennaio, nonostante la fresca scoperta dei derivati nascosti di Mussari, Profumo non perde l’aplomb: “La necessaria richiesta del supporto pubblico si riconduce prevalentemente alla crisi del debito sovrano e solo in misura minore anche alle attività di verifica ancora in corso sulle operazioni Alexandria, Santorini e Nota Italia di cui tutti parlano”. Profumo ha dunque chiesto gli aiuti di Stato lamentando difficoltà esogene, come si dice in gergo, cioè non dovute alla gestione di Mussari ma alla crisi mondiale. Il commissario europeo alla Concorrenza, Joaquin Almunia, se ne ricorderà.

Il 6 febbraio Mps comunica di aver calcolato in 730 milioni la perdita su Alexandria e Santorini. All’assemblea degli azionisti del 29 aprile successivo torna in ballo l’azione di responsabilità contro Mussari, e Profumo sfodera un argomento opposto rispetto a tre mesi prima: “La rilevazione operata a fini Eba a fine settembre 2011 ha evidenziato per la Banca una riserva AFS negativa per 3,2 miliardi circa (di cui 1,2 miliardi imputabili all’operazione Nomura e 870 milioni imputabili all’operazione Deutsche Bank), costringendo la Banca a ricorrere a onerose azioni di rafforzamento patrimoniale”. Dunque le operazioni di Mussari hanno lasciato in eredità un buco patrimoniale di 2,07 miliardi, che Profumo fino a quel giorno aveva ascritto alla “crisi del debito sovrano”.

Qui parte l’attacco di Almunia. A luglio 2013 scrive a Saccomanni (fino a due mesi prima direttore generale della Banca d’Italia) minacciando l’Italia di una procedura d’infrazione sugli aiuti di Stato a Mps. Ai primi di settembre, a Cernobbio, scopre le carte. Prima dichiara che l’aumento di capitale da un miliardo prospettato da Profumo è insufficiente. Poi concorda con Saccomanni che l’aumento dovrà essere da tre miliardi, finalizzati alla rapida restituzione del 74 per cento dei Monti Bond. Strano. Profumo lavora su un rafforzamento patrimoniale da 5,1 miliardi (4,1 di Monti Bond più un miliardo di aumento di capitale). Almunia invece impone di restituire 3 miliardi di Monti Bond, e, siccome un decimo dell’aumento di capitale da 3 miliardi va in spese, la banca ci deve mettere 300 milioni suoi, mentre svanisce anche il miliardo di maggior patrimonio che Profumo voleva chiedere al mercato. Risultato: il di cui sopra “adeguato supporto patrimoniale” scende da 5,1 a non più di 3,8 miliardi, e per Mps non è una bella notizia.

Le ragioni del castigo inflitto da Almunia a Mps – compreso il ridimensionamento da terza banca italiana a banca regionale – sono scritte nel documento che il governo italiano non vuole rendere pubblico. All’assemblea del 28 dicembre scorso l’azionista Giuseppe Bivona, rappresentante del Codacons, ha sostenuto, logica e Trattato europeo alla mano, che Almunia, imponendone la restituzione, ha di fatto bocciato gli aiuti di Stato ai sensi dell’articolo 108 del trattato europeo, secondo il quale una mazzata simile è ammessa se “tale aiuto e` attuato in modo abusivo”. Ma attenzione: la scelta di rimborsare i Monti Bond, indebolendo la banca e ribaltando una decisione di pochi mesi prima, è tutta italiana. Per Almunia andava bene anche la conversione in azioni dei Monti Bond, che avrebbe nazionalizzato il Monte quasi azzerando gli azionisti attuali, a cominciare dalla Fondazione. Per Bruxelles basta che gli azionisti non risolvano i loro problemi con i soldi di Pantalone. Perché dunque gridare in coro “tutto ma non la nazionalizzazione!”, visto che i soldi dei contribuenti erano stati già versati senza rimpianti un anno fa? Forse per evitare che un giorno emergano altre sorprese che – trattandosi di banca controllata dallo Stato – gravino sui conti pubblici. Qui si può solo formulare un’ipotesi, visto che il documento ufficiale è segretato nell’evidente imbarazzo di banca, vigilanza e governo.

Per tutto il 2012 Profumo e Viola, in sintonia con Bankitalia e Consob, non hanno visto i perniciosi derivati del presidente dell’Abi in carica, continuando a battezzarli come operazioni in Btp. Così anche dopo la scoperta del mandate agreement Mps ha continuato a contabilizzare quelle operazioni esattamente come le contabilizzava Mussari, che è sotto processo per ostacolo alla vigilanza ma non per falso in bilancio. Lo ha confermato Viola il 28 dicembre scorso: “In data 10 dicembre 2013, la Consob ha di fatto confermato il trattamento contabile applicato dalla banca, che risulta conforme ai principi contabili IAS/IFRS ed è stato concordato con i revisori esterni Kpmg sino al 2010 e Ernst & Young dal 2011”. È quel “di fatto” a segnalare una continuità quantomeno sospetta. Infatti, a dimostrazione di una situazione confusa, la stessa Consob ordina a Mps anche di allegare al bilancio i cosiddetti prospetti pro-forma, che mostrano il bilancio come sarebbe se quelle operazioni in Btp fossero considerate derivati: con miliardi di euro che vanno e vengono da una partita all’altra. Adesso l’unico obiettivo del triangolo Mps-Bankitalia-governo è portare a casa al più presto l’aumento di capitale da 3 miliardi: eviterebbe le insidie della nazionalizzazione e coprirebbe tutto, prima che dal nuovo esame europeo di fine anno (in gergo asset quality review) emerga un nuovo fabbisogno di capitale. O che dal documento secretato di Almunia i mitici mercati scoprano qualche scomoda verità.

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Mozart a luci rosse, quartetto nel sexy shop!

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Chi mai avrebbe potuto immaginare che tra le mura di un sexy shop potessero risuonare le note di “Eine kleine nachtmusik” di Wolfgang Amadeus Mozart ? Eppure tra abiti succinti, tacchi a spillo e sex toys c’erano anche violino,viola e violoncello! La performance si è tenuta a San Salvario, multietnico quartiere nel centro di Torino, per “Mozart on the road”, una due giorni musicale durante la quale la musica del genio di Salisburgo viene suonata dappertutto: librerie, negozi, locali, bar, ristoranti… e anche sexy shop!  Un’iniziativa con 50 concerti e 70 esercizi commerciali coinvolti che serve anche a raccogliere fondi in favore della Scuola popolare di musica dell’associazione Baretti-San Salvario.

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Delio Rossi e il pugno a Ljajic: la storia continua…

delio-rossi-ljajic-tuttacronacaEra il maggio 2012 e Delio Rossi, durante il match tra Fiorentina e Novara, aveva un diverbio con il suo attaccante Ljajic, ora alla Roma. Il giocatore non prese bene la sostituzione e disse qualche parola di troppo al mister che reagì aggredendolo ecolpendolo con un un pugno. Dopo qualche ora la Fiorentina licenziò il tecnico per giusta causa e ora lo stesso Delio Rossi chiede ai Della Valle 1 milione e 300 mila euro come risarcimento per danni d’immagine e lavorativi. La risposta del club viola è chiedere all’allenatore i danni d’immagine causati alla società. E’ ripresa così la querelle tra l’allenatore, che qualche settimana fa è stato esonerato dalla Sampdoria, e l’ex squadra. E’ stato il Tgr Toscana a diffondere la notizia spiegando che Delio Rossi sostiene che, nonostante il brutto gesto ai danni di Ljajic, non ci fossero gli estremi per il licenziamento per giusta causa. Il tecnico quindi chiede, oltre al milione e 100 mila euro per l’anno di contratto non rispettato, altri 200 mila euro per il danno di immagine per “la perdita di chance lavorative”. Ma si è risolta con un nulla di fatto la prima udienza in tribunale perchè i viola hanno risposto, tramite i loro legali, che l’allontanamento era ben motivato dallo scontro fisico con un tesserato andato in onda in mondovisione. Gesto che costò al tecnico una squalifica di tre mesi. La contro richiesta della società viola nei confronti del tecnico è di 1 milione di euro.

12 milioni ai viola e Ljajic vola alla Roma

ljajic-roma-tuttacronacaAdem Ljajic è giallorosso e oggi si sottoporrà alle visite mediche a Roma prima di firmare il contratto. L’accordo con la Fiorentina è stato raggiunto ieri, battendo la concorrenza sia dell’Atletico Madrid che del Milan. I viola incasseranno 10 milioni più due di bonus mentre ad attendere il serbo c’è un quinquennale da 2 milioni a stagione. Per il giocatore ieri nessun allenamento ma i saluti ai tifosi della Fiorentina in un’intervista rilasciata alla tv ufficiale della società viola dopo aver incontrato la dirigenza in sede e un passaggio al centro tecnico. Con i soldi della sua cessione, ecco nel frattempo arrivare in città  l’attaccante croato Ante Rebic del Rnk Spalato: i viola lo pagheranno 4,5 milioni.

Calciomercato Milan: si punta ad Astori e Ljajic

milan-ljajic-tuttacronacaDopo lo scambio con il Genoa, tra Bakary Traorè e Valter Brisa, due acquisti a costo zero e con motivi di bilancio (Traorè ha un contratto da 1,4 milioni di euro netti fino al 2015, mentre Birsa guadagna 750 mila euro fino al 2014), il Milan pensa alle prossime mosse. Ma prima ci sono l’esordio in campionato a Verona e, sopratutto, la sfida in casa con il PSV di mercoledì. E proprio quest’ultima potrebbe essere la chiave di volta del mercato del club: con il passaggio del turno entrerebbero nelle casse del Milan ben 30 milioni di euro, quasi tutti da reinvestire su un difensore centrale e un centrocampista offensivo. Per i grandi colpi bisognerà aspettare il 28 e i nomi in lista sono Davide Astori e Adem Ljajic. Per il primo erano già stati offerti 10 mln complessivi al Cagliari che ha però rifiutato. Ma non è da escludere che, con il passaggio del turno in Champions League, venga migliorata.  Per quel che riguarda il serbo, un accordo con il Milan c’è da tempo: un quadriennale da 1,8 milioni di euro netti a stagione più bonus, per un complessivo da 2,5 milioni. Da parte sua il club di Della Valle aveva rifiutato gli 8 milioni che sarebbero arrivati dal Milan e ha fatto sapere che per il momento non ha intenzione di trattare con la squadra meneghina. Una frenata strategica: l’attaccante ha rifiutato l’ipotesi Atletico Madrid e si attende lunedì: con l’ufficializzazione della partenza di Lamela per la panchina del Tottenham, infatti, si prevede l’arrivo di un’offerta della Roma. Ljajic sarebbe intenzionato a valutare con calma questa ipotesi. Prendendo così anche del tempo per scoprire se il Milan continuerà l’avventura in Champions presentando così una nuova offerta. Ma non bisogna dimenticare che in ballo per i rossoneri c’è anche Keisuke Honda: arriverà a gennaio, a parametro zero quando scadrà il contratto con il CSKA Mosca. Ma delle voci parlano di una riapertura da parte del club russo ai rossoneri e alla loro offerta di 3 milioni di euro.

Ljajic a un passo dall’addio alla Fiorentina

adem-ljajic-tuttacronacaVertice in casa viola tra l’agente di Ljajic e la dirigenza gigliata. Argomento: il rinnovo del contratto del gioiello serbo. Ma l’incontro non ha sortito alcun esito e il giocatore resta legato alla Fiorentina fino al prossimo giugno. L’intenzione del club sarebbe di prolungare l’accordo con l’attaccante ed evitare così un Montolivo bis, perdendo un giocatore di un simile calibro a paramentro zero. Da parte sua a Ljajic non spiace l’opzione Milan, con cui avrebbe già trovato un accordo economico. Ma Della Valle ha un occhio di riguardo per l’Atletico Madrid e l’offerta ufficiale di 10 mln. Al momento la cessione sembrerebbe l’ipotesi più accreditata. Una qualche indicazione potrebbe arrivare lunedì, visto che le parti hanno preso tempo fino ad allora per prendere una decisione ultima. Non si esclude, del resto, che anche la Roma potrebbe interessarsi al serbo per sostituire Lamela.

A Firenze esultano: Ljajic resta con i viola!

ljajic-fiorentina-tuttacronacaIl presidente operativo della Fiorentina, Cognini, ce l’ha fatta: ha ricucito uno strappo che sembrava insanabile dopo l’assalto del Milan e così i viola, “orfani” di Jovetic, hanno centrato un obiettivo. Ljajic ha deciso di firmare il nuovo contratto con il club fiorentino, che scadrà nel 2017. L’attaccante serbo percepirà 1.2 milioni a stagione.

I viola fanno sognare i tifosi, poi subiscono, ma vincono: Fiorentina Torino 4-3

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Comincia bene il Torino, con un prolungatissimo possesso palla.Dopo 6 minuti di gioco bella occasione per il Torino: Cerci si avventa su un pallone proveniente da sinistra e conclude a botta sicura. Corner. All’8′ passa in vantaggio la Fiorentina con una prodezza di Cuadrado. Grazie a una grande iniziativa dell’ala viola si assiste a un dribbling secco sulla destra e pallonetto dolcissimo sul quale Gillet riesce solo a intuire la traiettoria. Altra occasione al 10′ ed è ancora Cuadrado, che serve Larrondo. La chiusura di Ogbonna, però, è perfetta. Il raddoppio della Fiorentina avviene al 16′  su cross da destra di Borja Valero, Aquilani solissimo non ha problemi a trovare il gol con un perfetto colpo di testa. Al 33′ ancora gol dei viola. La terza rete porta la firma di Adem Ljajic. Punizione del serbo sul primo palo. Conclusione morbida ma precisissima, forse un po’ in ritardo Gillet. A tempo scaduto il Torino va in rete con Barreto!

Un primo tempo eccezionale per la Fiorentina con il Torino che è stato annientato sul campo dei viola da una squadra che oggi ha dimostrato un gran gioco e un ottimo ritmo. Veramente una gara ben impostata per i toscani e qualche errore di troppo nella difesa del Torino. Allo scadere la Fiorentina si è lasciata sorprendere dal Torino, si parte quindi per la rimonta dei granata dal 3-1.

La ripresa si apre con la sostituzione di Basha in campo al posto di Gazzi. A cui segue la punizione per il Toro: batte Cerci, palla fuori. Al 57′ stupenda azione del Toro. In rete è andato Santana. 3-2, e tutto si riapre al Franchi. La Fiorentina non è riuscita a resistere all’attacco dei granata che nonostante le tre reti del primo tempo, già sul finale avevano trovato la forza di reagire.  Dopo il secondo gol del Torino i ritmi scendono e iniziano una serie di sostituzioni che fanno calare il rendimento delle due squadre, anche il gioco ne risulta spezzettato con un gran lavoro a centrocampo, ma con nessuna azione pericolosa, fino al 78′ quando il Torino trova il pareggio. Jonathas scarica su Cerci che da fuori area cerca il palo lontano con un sinistro terrificante. Nulla può Viviano. Al’81 ci prova ancora Cuadrado. Il suo tiro si perde sul fondo. All’87’ la Fiorentina torna in vantaggio. Romulo segna allo scadere il 4-3.  All’88 c’è azione convulsa davanti a Gillet, poi El Hamdaoui riesce a servire Romulo che in controtempo batte il portiere belga.

Una partita dominata dalla Fiorentina nel primo tempo, poi si è lasciata sorprendere dai tre gol del Torino che aveva riagguantato il vantaggio ma alla fine con un guizzo di Romulo ha trovato il gol della vittoria. Una partita veramente entusiasmante che ha regalato grandissime reti e un gioco di altissimo livello.

Nella prossima giornata ci sarà il derby di Torino con la Juve contrapposta alla squadra granata mentre la Sampdoria incontrerà la Fiorentina.

Galliani e l’applauso al pubblico che lo contesta… poi se ne va!

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L’amministratore delegato dei rossoneri ha vissuto un “momento caldo” al termine del primo tempo di Fiorentina-Milan. Si trovava sulla tribuna Autorità dello stadio Franchi quando il pubblico ha iniziato a fischiare l’arbitro Tagliavento contestando l’espulsione del viola Nenad Tomovic per un fallo a metà campo. A scatenare la furia dei fiorentini è stato il fallo che ha avuto luogo al 40′ del primo tempo quando il braccio del difensore si allarga e, così sembra, si appoggia con un regolare movimento di gioco. Tagliavento ha inteso il tutto come una gomitata ai danni di El Shaarawy estraendo il cartellino rosso. Dopo essersela presa con l’arbitro, i tifosi hanno iniziao a lanciare insulti anche all’ad che ha risposto con un applauso. Temendo che la situazione potesse degenerare, i suoi collaboratori l’hanno convinto a lasciare il suo posto e ad allontanarsi.

Anche Matteo Renzi era sugli spalti e, vedendo un tifoso che cercava di scavalcare una balaustra per raggiungere Galliani, mentre gli stewart cercavano di bloccare l’uomo, il Sindaco gli ha chiesto di fermarsi.

Quel suicidio misterioso di David Rossi… con volo all’indietro!

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Si blocca il tentativo di “chiudere” rapidamente la vicenda del suicidio di David Rossi, capo della comunicazione in Mps. Ora l’autopsia si è fatta.
L’avevamo scritto subito: strano che i magistrati abbiano immediatamente escluso di disporre un’autopsia. E’ praticamente una proceduta obbligata in ogni morte violenta.
Ma c’è voluta la ripresa di una telecamera, posta sul vicolo dietro Rocca Salimbeni per far loro cambiare idea. Nelle riprese si vede David Rossi cadere all’indietro. Che è certo uno dei tanti modo possibili di gettarsi da una finestra, ma non proprio il più frequente. Era così sconvolto da togliersi la vita, ma così lucido da farlo dando le spalle alla finestra e lanciarsi di sotto?
L’orario della caduta è impresso sulle immagini: 19,59. E Rossi non sarebbe neppure morto sul colpo, dopo un volo di quasi venti metri, con la testa verso il basso e di spalle.

Ultima seria incongruenza, dunque: alle 19 ha chiamato la moglie per dire che stava per rientrare e un’ora dopo si uccide. C’è materia per farsi domande. E le risposte vanno per forza cercate tra i fogli di carta, i file sul computer, le telefonate recenti, i rapporti con il resto del gruppo dirigente di Mps.

Perchè si voleva subito archiviare il caso David Rossi?

Il video del dramma di David Rossi!

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Una telecamera ha filmato il suicidio di David Rossi, il dirigente Mps, che si è lanciato dalla finestra del suo ufficio dopo aver ricevuto una misteriosa telefonata ora al vaglio degli inquirenti. Poi fogli di appunti, forse un inizio di lettera che David Rossi voleva lasciare alla moglie, ma che non è riuscito neppure a iniziare.  Mentre continuano le indagini per cercare un motivo che possa far comprendere il gesto del dirigente, si formulano ipotesi e si fanno congetture su ciò che possa aver sconvolto David Rossi. Si ritiene che il dramma sia iniziato con la nuova inchiesta sulle responsabilità di MPS avviate nei confronti degli ex manager e delle banche straniere.

Mercoledì notte era stato sentito Bernardo Migrone, direttore finanziario di Mps per cercare di capire cosa avesse spinto Rossi a lanciarsi dalla finestra. Ieri, invece, sono stati ascoltati il fratello e la cognata che hanno conferamto come il David fosse da tempo scosso per tutte le vicende che avevano sconvolto l’Istituto di credito. Dal lungo interrogatori di Alessandro Profumo e da quello di Fabrizio Viola è arrivata invece la smentita sull’ipotesi di un licenziamento che avrebbe rimosso Rossi dal suo posto. Anzi, da quanto si è appreso, era stata appena rinnovata la fiducia al dirigente che era visto come un punto chiave che potesse arginare il discredito sulla banca in un momento così delicato nella vita di Monte Paschi.  
Il sospetto di alcuni pm è che Rossi, da uomo onesto quale era,  temesse di rimanere coinvolto nell’inchiesta giudiziaria sulla fuga di notizie della scorsa settimana. Pietra dello scandalo probabilmente la decisione del cda di Mps di chiedere i danni a Mussari a Vigni e alle banche d’affari Nomura e Deutsche Bank, (partner nelle spericolate operazioni Alexandria e Santorini), era stata pubblicata da un quotidiano prima che il consiglio la comunicasse ufficialmente. E, soprattutto, prima che la causa civile fosse iscritta al Tribunale di Firenze.

David Rossi: una telefonata gli ha abbreviato la vita?

david rossi - contrada della lupa - telefonata - tuttacronaca

Gli inquirenti, durante il sopralluogo nella stanza del capo della comunicazione di Mps, hanno sequestrato il cellulare dell’uomo, alcuni files dal computer e del materiale cartaceo. Il cellulare rinvenuto a Rocca Salimbeni ha permesso di ricostruire le ultime ore di vita dell’uomo ed ha portato alla luce che, prima di compiere il gesto estremo, Rossi ha ricevuto una lunga telefonata, anche se non è stata resa nota l’identità dell’interlocutore. Già ascoltato dagli inquirenti Profumo, presidente dell’MPS. Intanto l’amministratore delegato della banca, Viola, ha commentato così, al palco di un incontro promosso da Progetto Citta’ del presidente Ceccherini, la morte di David Rossi: “Siamo qui per ricordare che questo evento e’ stato voluto con forza da Davide. Questo e’ uno dei motivi per cui, con una certa fatica, lo abbiamo voluto confermare, nel rispetto della sua persona e della sua professionalità”, ribadendo la completa fiducia in lui riposta, e ha proseguito: “Una fiducia basata su solide fondamenta, costituite da una grande professionalità, grande attaccamento alla banca e grande sensibilità e dedizione. […] qualsiasi tipo d’illazione sotto questo profilo e’ priva di ogni fondamento”.

Intanto è stato reso noto che Mps ha chiesto un totale di 1,2 miliardi di euro di indennizzo agli ex dirigenti Mussari e Vigni e le banche Nomura e Deutsche Bank, in quanto parte lesa.

A seguito del suicidio di Rossi, che era stato perquisito ma non era iscritto nella lista degli indagati, la sua contrada, della Lupa, ha posto la bandiera a mezz’asta all’ingresso della sua sede, ad un centinaio di metri in linea d’aria dal vicolo in cui ha trovato la morte l’uomo. Nella bacheca della chiesa della contrada, l’Oratorio di San Rocco, è affisso invece un messaggio che lo ricorda: la tradizione senese vuole che prevede che i funerali di ogni contradaiolo si svolgano nella chiesa della contrada di appartenenza.

Clooney a Londra? Si può baciare su un divano viola!

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La statua di George Clooney come regalo per San Valentino. Gli scultori del museo delle cere Madame Tussauds hanno creato una statua del noto attore di Hollywood posizionandola nella famosa Carnaby Street.

Clooney, nella sua versione di cera, e’ seduto su un divano, con sguardo sornione e una rosa rossa in mano. Una combinazione perfetta per attirare l’attenzione di turiste e innamorate deluse pronte a consolarsi scattando una foto con il divo americano.

Adesso si accende l’albero di natale in casa Viola! Udinese-Fiorentina 0 a 1

E’ bastato un gol di Borja Valero per archiviare l’Udinese e passare ai quarti. Ora ad attendere i Viola c’è la Roma… ma prima il Natale!

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L’orgoglio Viola nel derby toscano: Fiorentina-Siena 4-1

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