Dal 10 febbraio poliziotti armati… di spray al peperoncino!

polizia-spray-peperoncino-tuttacronacaDal 10 febbraio al 10 agosto i poliziotti dei reparti di Milano, Roma e Napoli saranno “armati” di spray al peperoncino. Si tratta di una sperimentazione per il personale delle forze di polizia. Recita una nota del Viminale: “Dopo una attenta analisi intrapresa con le Direzioni centrali del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, tra cui la Direzione Centrale di Sanità, è emerso il comune intendimento di far utilizzare dispositivi spray al personale delle Forze di Polizia impegnate in attività di controllo del territorio. Al fine del corretto utilizzo il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ha emanato un disciplinare per il maneggio, l’impiego, la custodia e lo stoccaggio degli strumenti di dissuasione che nebulizzano principi attivi naturali a base di `oleoresin capsicum´, già in libera vendita e porto. Il documento delinea le linee operative, i presupposti per l’utilizzo, le norme di sicurezza, le precauzioni e i luoghi di impiego, oltre alle misure di decontaminazione. E’ uno strumento di autodifesa dell’operatore impegnato nei servizi di controllo del territorio, che non può essere usato in via preventiva o intimidatoria, ma a cui si può far ricorso a fronte di una azione minacciosa o violenta per evitare conseguenze ulteriori, e solo dopo il fallimento della fase di mediazione e negoziazione; sempre nel rispetto della proporzione tra offesa e difesa».

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“Devi saper tutto”: rispondere con una poesia alla violenza dei Forconi

libreria-forconi-tuttacronacaIeri l’assalto da parte di alcuni manifestanti appartenenti al Movimento dei Forconi, oggi la risposta. Alla libreria Ubik di Savona, martedì alcuni manifestanti erano entrati intimando di chiudere l’esercizio e di bruciare i libri: “Un gruppetto di loro si è fermato sulla soglia. Ci hanno urlato ‘Chiudete la libreria, bruciamo i libri'”. La risposta non ha tardato ad arrivare, via facebook,dove hanno preso una posizione netta.  Questo il post pubblicato accompagnato da una foto del rogo del 1933 ad opera dei nazisti, accompagnata da una poesia di Bertold Brecht.   libreria-forconi2-tuttacronacaAlcuni manifestanti della protesta dei “Forconi” un’ora fa sono entrati alla libreria Ubik di Savona, urlando davanti ai clienti “Chiudete la libreria !! Bruciate i libri!!”  E’ seguito un battibecco verbale, davanti anche a Andrea Chiovelli giornalista di Savonanews e alla tv dell’Università.  La frase “Bruciate i libri!!” fa venire i brividi. Riporta a periodi bui della storia.  Speriamo che la protesta si affranchi da chi pare la stia strumentalizzando e orientando in modo violento e quasi eversivo, in stile fascista.  Ai ragazzi che sono entrati urlando questa frase, regaliamo la foto dell’ultimo rogo del 1933, e una poesia di Brecht…  Meditate… 

DEVI SAPERE TUTTO 

Impara bambino a scuola
impara uomo in carcere
impara donna in cucina
frequenta la scuola,
senza tetto
procurati sapere
tu che hai freddo
affamato, impugna il libro
è come un’arma.
Non temere di fare domande
verifica le cose che leggi
ciò che non sai di tua scienza
in realtà non lo sai. 
(Bertold Brecht)

Forconi shock: “Bruciate i libri!”

forconi-savona-tuttacronacaE’ ArticoloTre che riporta il messaggio lanciato da alcuni manifestanti del Movimento dei Forconi a Savona. Entrati nella libreria Ubik della città ligure, avrebbero intimato: “Chiudete la libreria! Bruciate i libri!” Ieri le proteste avevano visto la città invasa dai manifestanti, tanto che si era creato anche un fronte politico e civile fortemente ostile ai “forconi”. Da qui la decisione di introdursi nell’esercizio e quella frase che è stata recepita dalla popolazione come un insulto. Lo stesso proprietario, Stefano Milano, ha spiegato come vi sia stato “un battibecco verbale, davanti anche a un giornalista di Savonanews e alla tv dell’Università”. L’uomo ha aggiunto che “La frase ‘Bruciate i libri!!’ fa venire i brividi”. La vicenda ha fatto il giro del web, dove molti paragonano l’accaduto al rogo dei libri voluto da Hitler nel 1933.

Protesta dei forconi, terzo giorno: l’appello della Boldrini ai politici

forconi-tuttacronacaSono stati annunciati presidi e blocchi stradali a Torino, all’alba del terzo giorno della protesta dei Forconi, quando nel capoluogo piemontese la polizia ha provveduto a sgomberare il presidio di piazza Derna. I manifestanti sono attivi anche in Veneto, dove per il momento il traffico è regolare. Le zone maggiormente interessate della manifestazione sono quelle dei caselli autostradali della A4 di Soave (Verona), Montecchio (Vicenza) e Vicenza Ovest. Nel frattempo, parlando di quanto sta accadendo, il presidente della Camera, Laura Boldrini, ha lanciato il suo appello, chiedendo alla politica di dare risposte ai manifestanti: “Non ci devono colpire le proteste, perché si tratta di persone messe a dura prova. La protesta non deve essere ignorata, ma va ascoltata. Fare polemiche di palazzo non serve, la gente è stanca. Quello che proprio non va fatto, e ce lo insegna Mandela, è seminare odio”.

L’irruzione nei centri commerciali nel Barese: i forconi fanno evacuare le aziende

forconi-bari-tuttacronacaNella seconda giornata di protesta attuata dal movimento dei Forconi, la zona industriale di Molfetta è stata presa d’assalto dai manifestanti, che hanno fatto evacuare molte aziende della zona Asi. Sono chiusi Exprivia, Network Contacts, ‘Fashion District’ e il centro commerciale Mongolfiera e lo stesso dicasi per gli Ipercoop di Andria e Barletta. Per quel che riguarda questi ultimi, la loro chiusura è stata confermata dal direttore Ipercoop Puglia Antonio Bonucci. “Penso che questa forma di protesta – spiega Bonucci – stia ulteriormente penalizzando le imprese e il lavoro in Puglia, capisco il malumore e il disagio perchè si vuole difendere il lavoro ma non è così che si risolvono i problemi, perchè noi, in questo momento, siamo parte lesa”. “I manifestanti ci hanno detto di non perdere tempo e di chiudere – racconta una commessa di un negozio del centro commerciale ‘Mongolfierà di Molfetta – e hanno annunciato che torneranno domattina”.

La protesta dei Forconi: 8 manifestanti denunciati a Torino

protesta_forconi_agenti_torino_tuttacronacaSono otto i manifestanti denunciati per disordini durante le manifestazioni dei “forconi” a Torino. Quattro di loro per interruzione di pubblico servizio mentre altri quattro per violenza privata.  Il contingente delle forze dell’ordine che sta operando nel capoluogo piemontese, inoltre, verrà rafforzato. Lo ha detto il prefetto della città, Paola Basilone, al termine del Comitato Ordine Pubblico e Sicurezza convocato per fare il punto sulle manifestazioni dei forconi degli ultimi giorni. “Abbiamo richiesto – dice – rinforzi congrui”. “Contrastare questo tipo di manifestazioni, uniche nel loro genere perchè basate su azioni sporadiche e presidi improvvisi in diversi punti, è complesso”, spiega il prefetto Basilone. “Per questo motivo – aggiunge – abbiamo richiesto rinforzi congrui a contrastare queste difficoltà”. E il sindaco Piero Fassino rivolge un appello: “E’ legittimo protestare ma non lo è impedire la vita di una città scaricando i disagi sui cittadini”.

Dai cortei alle schegge sciolte: le manifestazioni spontanee a Torino

forconi-tuttacronacaMariano Ferro, uno dei leader del Movimento dei Forconi, parlando della “marcia su Roma” aveva spiegato che “non è il momento“, aggiungendo: “Bisogna vivere qualche altro giorno di passione e far salire l’adrenalina degli italiani”. Nel frattempo, a Torino sono ripresi i cortei a cui hanno preso parte anche un migliaio di studenti che per tutta la mattina hanno intonato l’inno di Mameli di fronte al Palazzo della giunta regionale di Roberto Cota. Il gruppo, podo dopo le 11, si è sciolto e le persone hanno iniziato a spostarsi per le vie del centro. A questo punto, è difficile contare cortei e presidi, come conferma anche Andrea Zunino, portavoce del Coordinamento 9 dicembre: “Noi abbiamo dato il La ma adesso le manifestazioni non sono più organizzate dal Coordinamento 9 dicembre. Questa notte siamo stati convocati dai capi della Questura. Ci hanno detto che ieri si sono verificati troppi episodi di delinquenza di strada. Se oggi avessimo continuato ci avrebbero dato la responsabilità di tutto quanto avrebbe potuto succedere. È stata una sorta di ricatto, ma non lo dico in senso polemico, perché rispetto il lavoro che hanno fatto ieri. All’alba siamo quindi passati nei presidi per avvisare lasciando però le persone libere di scegliere se e come continuare a manifestare. Anche ieri d’altronde gli autotrasportatori che sono intervenuti qui a Torino, quando hanno visto che erano in pochi, hanno deciso da soli di spostarsi per unirsi ai colleghi che protestavano a Genova”. Azioni eclatanti in vista della fiducia di Letta? “Dal Comitato 9 dicembre no. Dal nostro punto di vista questo è un governo illegittimo. Con dei giuristi stiamo studiando per capire se esistono strumenti conformi alla Costituzione per destabilirlo. Senza ricorrere ad azioni militati: intenzione che non abbiamo mai avuto e che invece qualcuno ci ha attribuito”.

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Forconi: “marcia su Roma” in stand-by

forconi-tuttacronacaSono iniziate ieri le proteste del Movimento dei Forconi e mentre proseguono uno dei leader, Mariano Ferro, smentisce al momento l’ipotesi di una manifestazione nazionale nella Capitale, affermando che “Non è il momento della ‘marcia su Roma’”. E spiega: “Bisogna vivere qualche altro giorno di passione e far salire l’adrenalina degli italiani”. Per quel che riguarda la guerriglia di ieri, Ferro l’ha attribuita a “quattro scalmanati, la stragrande maggioranza era pacifica”. Le manifestazioni dovrebbero durare cinque giorni, ma sarà importante attendere di vedere cosa accadrà domani, quando si voterà per la fiducia al governo guidato da Enrico Letta: “Se i politici non andranno a casa e domani sarà votata la fiducia al governo Letta, ci sarà un’azione eclatante non violenta a Roma e forse in altre città: non ci arrendiamo” ha detto Danilo Calvani, uno dei coordinatori del movimento “9 dicembre”.

Protesta dei Forconi: a Torino si va avanti

Forconi-tuttacronacaLa protesta dei Forconi prosegue e nel Torinese i presidi del movimento proseguono. Nel capoluogo sono ancora presenti i blocchi di piazza Derna e piazza Pitagora, nella zona nord e sud della città.  Piccoli presidi si sono formati, lungo la tangenziale che oggi è interamente percorribile, fuori dallo svincolo Collegno-Pianezza, sulla circonvallazione di Avigliana e su quella di Pinerolo, con disagi per il traffico. Si tratta di trattori e camion che viaggiano a passo d’uomo. Ma anche a Imperia la protesta continua, con i manifestanti che hanno bloccato lo svincolo di Imperia Est dell’Autostrada dei Fiori, come nel pomeriggio di lunedì. Dei blocchi sono stati segnalati anche in vari punti della città ligure. Per quel che riguarda Savona, questa mattina le forze dell’ordine hanno allontanato i manifestanti che bloccavano il traffico sulla via Aurelia, nei pressi della Torretta. “La manifestazione ha superato i limiti della libertà di protesta – ha detto il prefetto savonese, Gerardina Basilicata – interferendo con la vita dei cittadini. E’ durata troppo a lungo e ha avuto forme intollerabili”. A Genova, infine, i manifestanti si stanno concentrando in zona Corvetto ed è possibile che un nuovo corteo sfili nelle vie della città.

Forconi in strada: disagi tra Bari e Foggia

forconi-tuttacronacaAnche a Bari si chiedono le dimissioni dei rappresentanti di governo. Qui gli esponenti del Movimento dei Forconi hanno bloccato il traffico sulla tangenziale di Bari, tra le uscite di Poggiofranco e Carrassi, dove i mezzi pesanti non possono passare mentre le vetture procedono con notevoli rallentamenti. Lo stesso accade sulla statale 231 in agro di Corato, in provincia di Bari. La protesta ha visto un gruppo di manifestanti radunarsi in piazza Libertà, davanti alla Prefettura, per dare vita ad un corteo, che è partito alle 10 per attraversare le strade del centro cittadino. In giornata, ad Andria i forconi hanno bloccato la linea ferroviaria che va da Barletta a Bari e viceversa mentre sulla provinciale 231, ex Ss98, al km 35+100 all’altezza di Corato, in direzione sud, una decina di mezzi pesanti è stata parcheggiata in un’area di servizio, dove si sono radunati circa 200 manifestanti. Come spiega il Corriere, la zona è presidiata dalle forze dell’ordine; il traffico è scorrevole e vengono utilizzate le complanari anche per i mezzi di soccorso. A Conversano, in piazza Castello, si è svolto un presidio pacifico al quale hanno partecipato circa 1.500 persone, con un corteo che ha percorso via Di Vittorio. Problemi anche in provincia di Foggiam dove sulla statale 16 c’è stato un blocco totale dei mezzi pesanti al km 670, con rallentamenti alla circolazione delle auto. Una quarantina di autotrasportatori si è concentrata in una piazzola di sosta, nei pressi di una stazione di servizio tra Foggia e San Severo. In mattinata, verso le 5, un centinaio di autotrasportatori aveva manifestato anche sulla statale 613 Lecce-Brindisi in direzione nord, rallentando e a tratti bloccando il traffico veicolare in prossimità dello svincolo per Surbo. Una protesta che si inserisce in quella nazionale ma che non era stata autorizzata, facendo subito scattare l’intervento delle forze dell’ordine.

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Guerriglia urbana a Torino: anche gli ultrà a fianco dei Forconi

Forconi-Torino-tuttacronacaCirca un’ora di violenti scontri, sfociati in guerriglia urbana, si sono registrati in piazza Castello, a Torino, davanti alla sede della Regione Piemonte. Qui un migliaio di persone, al grido “Rivoluzione”, hanno insultato a più riprese anche il presidente della Regione Cota. I media riportano che anche gli ultrà di Torino e Juve, del gruppo Drughi, si sono uniti alla protesta. LE frange estremiste dei tifosi, incappucciate e con caschi, hanno forzato alcuni blocchi delle forze dell’ordine per raggiungere la piazza. Stando alle ricostruizioni fornite dal Corriere, gli ultrà avrebbero raggiunto Piazza Castello dopo aver hanno tirato bombe carte ad altezza uomo alle forze dell’ordine che stavano presidiando l’ingresso della Regione. I carabinieri hanno riposto con i lacrimogeni in attesa dei rinforzi. Giunti a destinazione, gli ultrà hanno rimosso delle barriere che proteggevano delle pietre destinate a dei lavori di pavimentazione impiegandole per erigere delle barricate. Circa 400 persone sono stati coinvolte nei tafferugli, lanciando pietre, bastoni e molotov. Come riporta il Messaggero, inoltre, è stata “colpita anche la postazione mobile di Sky, distrutta a calci dai manifestanti. Non solo: un fotografo, che collabora con l’ANSA, è stato aggredito. E’ stato circondato da alcuni giovani incappucciati, probabilmente aderenti ai gruppi ultras della Juve denominati “Drughi”, uno di loro lo ha costretto ad abbassare la testa mentre un’altro gli ha sfilato la camera. Gli aggressori sono quindi fuggiti. È di 14 feriti tra le forze dell’ordine il bilancio dei tafferugli. In particolare – riferisce la Questura – negli scontri in cui sono state lanciate pietre, mattoni e corpi contundenti di vario genere, nonchè usati bastoni ed esplosi grossi petardi sono stati feriti un vice questore aggiunto della Polizia di Stato di Torino e 8 operatori, in forza ai reparti mobili della polizia di Bologna e Padova, nonchè 5 carabinieri. Tre auto di servizio della polizia sono rimaste danneggiate dai lanci di pietre e altri oggetti che hanno rotto parabrezza, finestrini, fanali.”

I forconi a Genova bloccano Brignole!

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Disagi per il traffico ferroviario ligure. Bloccata la circolazione dei treni sulla Genova-Ventimiglia a causa dell’occupazione dei binari degli esponenti dei Forconi che, poco dopo le 14 hanno occupato i binari della stazione Brignole, la seconda più importante della città, immediatamente a ridosso del centro. Occupati dal movimento anche la stazione di Imperia e il tratto di ferrovia tra Diano Marina e Arma di Taggia.

 

Forconi a Torino: “sequestrati” i clienti di un supermercato e negozi chiusi

occupata-porta-nuova-tuttacronacaOggi è il giorno della protesta dei Forconi e i maggiori disagi si stanno vivendo a Torino, dove due cortei hanno occupato i binari delle principali stazioni ferroviarie cittadine dopo essere partiti da piazza Castello, luogo in cui stavano manifestando. Il traffico è in tilt. Ma non solo. Molti sono i disagi anche per i negozianti e per gli stessi cittadini. Come spiega TorinoToday:

Una trentina di clienti di un supermercato della catena Carrefour sono rimasti ‘sequestrati’ per alcuni minuti dalla protesta dei forconi nel popoloso quartiere di Santa Rita. Davanti agli ingressi alcuni manifestati presidiano e ordinano di chiudere. Il punto vendita ha poi fatto uscire i clienti, spento le luci e chiuso le porte.  Saracinesche abbassate in tutti gli altri negozi tranne un’edicola, che è stata fatta chiudere. I forconi si sono poi allontanati dopo l’arrivo di due auto dei carabinieri. I manifestanti, una trentina in tutto, hanno paralizzato uno dei più importanti incroci del quartiere, bloccando il traffico e deviando decine di bus dei trasporti pubblici. A parte qualche battibecco, non ci sono stati incidenti.

Dall’inneggiare alla mafia all’invasione di Roma: la protesta dei Forconi

forconi-tuttacronacaNei giorni scorsi, ad Agrigento, durante una manifestazione di protesta dei Forconi, ignoti hanno diffuso volantini con la scritta ‘W la mafia’. E’ quanto riferisce con una nota il presidente della commissione regionale antimafia, Nello Musumeci, che sottolinea che “una qualsiasi protesta per ragioni di crisi economica non può essere mai accostata alla criminalità organizzata, che in Sicilia vuol dire anche sangue e morte”.  E aggiunge: “Comprendo bene chi esprime il proprio grido di dolore per una situazione economica e sociale ormai intollerabile ma si dica con chiarezza che le proteste devono rimanere nella legalità e impermeabili a qualsiasi tentativo di pericolose infiltrazioni esterne. Sono certo che sia così, ma deve anche apparire così: un volantino con su scritto ‘W la mafià – conclude Musumeci – offende i siciliani e deve offendere anche chi protesta legittimamente”. La mafia era richiamata anche in un voltantino shock apparso la scorsa settimana all’ingresso di un consorzio di autotrasportatori della Fita-Cna a Campobello di Licata, nell’Agrigentino, che si era espressa contro i blocchi annunciati dal movimento dei Forconi. Nel frattempo, mentre l’Italia rischia la paralisi e tir e autostrade sono fermi, i manifestanti annunciano: “Se sarà votata la fiducia al governo ed i politici non andranno via, tutti convergeranno su Roma per un’invasione pacifica”. A dirlo è Danilo Calvani, uno dei leader dei Forconi, in vista del voto di fiducia di mercoledì. “Se i politici non andranno via – aggiunge – annunceremo nuove nostre decisioni. Agiremo comunque nel rispetto delle regole, vogliono farci passare come eversivi. Forse disorganizzati ma siamo una forza massiccia”.  Pronta la replica del ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Maurizio Lupi: “Sia chiaro, gli autotrasportatori che domani intenderanno scioperare non hanno tra le loro ragioni nessuna richiesta presentata al governo al ministero dei Trasporti che sia rimasta inevasa e che li giustifichi”. Nel frattempo anche il segretario della Lega Nord Matteo Salvini è entrato nel merito della vicenda: “Se devo scegliere se stare con chi blocca le strade o con chi blocca il lavoro scelgo chi lotta per il lavoro perché è peggio chi blocca il lavoro piuttosto di chi blocca le strade per protesta perché non ce la fa più”.

La protesta che rischia di paralizzare il Paese: lo sciopero dei Forconi

il-movimento-dei-forconi-tuttacronacaRischia di paralizzare il Paese e bloccare le merci, dando una ulteriore batosta ai consumi proprio nel periodo natalizio che poteva rilanciarli, la protesta dei Forconi. Il ministro dei Trasporti e delle Infrastrutture Maurizio Lupi riferendosi alla protesta dei forconi, ha detto: “Sia chiaro, gli autotrasportatori che intenderanno scioperare non hanno tra le loro ragioni nessuna richiesta presentata al governo al ministero dei Trasporti che sia rimasta inevasa e che li giustifichi”. Lupi ricorda a chi “ostinatamente vuole fare questo sciopero a tutti i costi, i numerosi incontri al ministero”. Ma questo non ha fatto desistere i manifestanti, così come un primo presidio era comparso già alle 22 di domenica 8 dicembre nonostante le parole del Garante: “Qualora si dovessero verificare violazioni della legge, l’Autorità non esiterà ad applicare le sanzioni”, precisa la nota dell’Authority. Il fermo, “confermato da alcune sigle del settore, nonostante la sottoscrizione del protocollo di intesa del 28 novembre tra le associazioni maggiormente rappresentative ed il governo, dovrà partire dalla mezzanotte del 9 dicembre e non, come riportato da alcune notizie di stampa, dalle ore 22 dell’8 dicembre”. Inoltre, l’Autorità, “nella seduta del 18 novembre, ha ricordato alle organizzazioni l’esercizio del ‘potere-dovere’ di influenza sui propri iscritti, al fine di persuaderli all’assunzione di condotte responsabili, così che l’attuazione del fermo dei servizi di autotrasporto merce – prosegue la nota – avvenga nel pieno rispetto delle norme della disciplina di settore, senza l’effettuazione di blocchi stradali o di iniziative sanzionabili ai sensi del codice della strada”. Già nella tarda serata di ieri erano comparsi, come ha segnalato la Polstrada, i primi raggruppamenti di attivisti, che hanno dispensato volantini con i motivi della protesta dei forconi, all’uscita di Soave (Verona) sulla A4, sulla statale 13 Pontebbana a Ponte della Priula (Treviso), sulla A27 all’uscita di Conegliano (Treviso) e nella zona industriale di Cittadella (Padova). Per quel che riguarda la Sicilia, il movimento dei forconi ha adottato una nuova linea che prevede sì lo sciopero ma esclude i blocchi. Si terranno incontri pubblici e volantinaggi nelle piazze e per le strade, come annunciato da uno dei leader del movimento, Mariano Ferro, spiegando che la prima manifestazione si terrà a Siracusa.

Manichini impiccati in provincia di Pordenone: inizia la protesta dei forconi

manichini-impiccati-forconi-tuttacronacaLa statale di Pontebbana, all’altezza di Orcenico di Zoppola, in provincia di Pordenone, si conferma come uno dei punti più caldi della protesta dei forconi. Qui, a partire dalle 22 di domenica 8 dicembre, oltre cento persone si sono radunate a pochi passi dall’Ideal Standard, impresa a rischio di chiusura. A formare il gruppo ci sono rappresentanti di Cospalat, Forconi, Grembiule, altre associazioni e gente comune. Il presidio è rafforzato da undici trattori contenenti liquami, mentre gli organizzatori hanno intenzione di stazionare a oltranza. Come spiega il Gazzettino, la protesta è iniziata con l’affissione di alcuni manichini di pezza impiccati da una corda, appesi ai pali della luce. Hanno addosso la tuta dell’Electrolux altra società pordenonese a rischio. Ferdinando Polegato, del movimento anti fisco Il Grembiule, ha spiegato: “Le minacce non ci fanno paura. Staremo qui fino a quando capiranno”. Promettono di restare attivi a turni, i manifestanti di Orcenico, e di accogliere chiunque voglia unirsi alla loro lotta. Un gazebo attorno al quale si sono raccolte un paio di decine di persone è stato installato anche in piazza Cavour nel centro storico di Pordenone.

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I “forconi” occupano le strade, il Viminale dà il via libera agli idranti

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Un clima teso che rischia davvero di diventare esplosivo e laddove i No Tav si erano fermati, ora invece i “Forconi” arrivano a invadere le strade e si rischia davvero la paralisi dell’Italia. La risposta da parte del Viminale è dura, anche perché la minaccia che la protesta possa davvero, durante le feste creare forti disagi ai cittadini è elevata. A Torino e in Sicilia già ci sono avute le code per la benzina e si teme davvero che si possa assistere di nuovo a ciò che si verificò il 2012, quando si svuotarono gli scaffali dei supermercati, proprio per la prima protesta portata avanti dai Forconi. Ma il Viminale vuole usare il pugno duro e ha già dato il via libera all’impiego degli idranti per impedire il blocco totale. Nell’ultima informativa a spedita ai prefetti e questori, si invita a valutare la «possibilità dell’eventuale disponibilità di mezzi speciali dei vigili del fuoco, ritenuti idonei per superare eventuali emergenze» e inoltre si fa riferimento a  «rigorose misure a tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica», «procedendo con fermezza nei confronti di soggetti o gruppi intenzionati a porre in essere azioni illegali». «Il fronte contestativo – si legge nel documento del Viminale – non esclude il ricorso a forme eclatanti di protesta con l’attuazione di blocchi della circolazione ad oltranza, finalizzati a generare disagi agli autotrasportatori non aderenti allo sciopero e all’utenza in genere, con possibili tensioni sotto il profilo dell’ordine pubblico».

I telefoni caldi dell’era Craxi… sempre siamo stati intercettati?

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Sapere che siamo sempre stati intercettati e non solo dagli americani, non può certo sminuire il problema del Datagate di oggi, ma forse può farci comprendere meglio la storia italiana, di una politica, costantemente “indirizzata” e “seguita” sin dai tempi del presidente del consiglio Bettino Craxi, durante crisi di Sigonella, tra la notte di giovedì 9 e la mattina di sabato 11 ottobre 1985. A parlare oggi è Gennaro Acquaviva, uno dei più stretti collaboratori di Bettino.

Come racconta l’Huffington in quell’occasione vi era la nave da crociera Achille Lauro – su cui i terroristi del Fronte per la liberazione della Palestina guidati da Abu Abbas avevano ucciso a sangue freddo Leon Klinghoffer, un cittadino americano disabile di 69 anni, di religione ebraica – ferma in Egitto a Porto Said. E un aereo della Egypt Air con a bordo Abbas e alcuni dei suoi uomini parcheggiato sulla pista di Sigonella dove la Delta Force, su ordine del presidente Ronald Reagan, aveva tentato un colpo di mano impedito dai carabinieri della base e dal “no” di Craxi. Per sbloccare la situazione, durante quelle ore cruciali si incrociarono centinaia di telefonate. Ma non tutte partirono dalle stanze di Palazzo Chigi.

Senatore Acquaviva, è vero che per evitare le intercettazioni lei fu costretto più volte a scendere nella Galleria di piazza Colonna per comunicare con un telefono a gettoni?
“Non era proprio la Galleria Colonna, però sì. Eravamo sicuri di essere intercettati. Poi negli anni successivi ci siamo accorti che era più il Mossad della Cia, ma sapevamo di essere sotto intercettazione”.

Come ve ne siete accorti?
“Perché la gente ha parlato”.

Cioè?
“Beh, se una volta che hai risolto il problema non sei stato ammazzato, poi la gente parla”.

Capisco. E le telefonate le faceva dal caffè Berardo?
“Ma lasciamo stare. Quello che posso dire è che il momento critico è la mattina di sabato, quando arriva la richiesta di estradizione di Abbas da parte di Reagan e il ministero della Giustizia italiano decide di rigettarla perché non ci sono prove della sua colpevolezza. Ecco, è in quel momento che Craxi ci dice che l’aereo egiziano può ripartire da Sigonella e Abu Abbas è libero di andare dove vuole”.

Poi cosa succede?
“Che a mezzogiorno Craxi informa i segretari dei partiti al governo, poi per quattro ore scompare”.

In che senso scompare?
“Che va via da Palazzo Chigi senza dire niente a nessuno, né a me, né ad Amato. Telefona ai segretari dei partiti da un telefono a noi ignoto, prende l’aereo di Stato, va a Milano e per quattro ore scompare dalla connessione con il potere. Nel senso che noi collaboratori, la batteria telefonica di Palazzo Chigi e quella del Viminale, e i servizi non sappiamo dove sia”.

Perché?
“Per non essere fermato nella decisione che ha preso, di togliere il fermo temporaneo all’aereo egiziano, svincolare Abbas da ogni obbligo giuridico nel nostro paese e comunicare il tutto agli ambasciatori degli Stati Uniti e dell’Egitto. Perché gli americani volevano che gli consegnassimo Abbas e gli egiziani rompevano le scatole dicendo che non restituivamo l’aereo non avrebbero lasciato ripartire l’Achille Lauro”.

E le telefonate?
“Beh, all’epoca noi non avevamo il telefono rosso con una linea diretta con Washington, come Mosca, Londra e Parigi. Era una roba un po’ casereccia. Peraltro, proprio dopo Sigonella la Casa Bianca decise di stabilire un contatto diretto anche con Roma, via telex. Non erano ancora i tempi di internet”.

Ma le intercettazioni le facevano lo stesso?
“Infatti se uno poteva parlava a voce”.

E in quei giorni ve ne accorgeste.
“Questo lo posso confermare. Fin dal giovedì avemmo la sensazione di essere intercettati”.

Per ovviare, cosa avete fatto?
“Abbiamo usato gli strumenti della nostra intelligenza. Parlare a voce, appunto. O non parlare affatto”.

Oppure andare al telefono a gettoni in un bar della Galleria.
“Prima di tutto non era la Galleria Colonna. E poi, senta a me, a quell’epoca le più sicure erano le cabine telefoniche pubbliche…”.

In manette l’ex prefetto Francesco La Motta

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L’ex prefetto Francesco La Motta, assieme al banchiere Klaus Beherend, Eduardo Tartaglia e Rocco Zullino, è finito in manette su ordine della Procura di Roma in merito al filone capitolino dell’inchiesta sulla gestione dei Fondi del Viminale, che riguarda la sparizione di dieci milioni di euro dalle casse del Viminale. Stando a quanto emerso, i soldi sarebbero stati investiti in una finanziaria svizzera per poi svanire nel nulla. L’accusa che pende sugli arrestati è di peculato e falsità ideologica e la parte romana dell’indagine, nata alcuni mesi fa a Napoli, riguarda un investimento in Svizzera di dieci milioni di euro del Fec (Fondo Edifici di Culto), di cui La Motta era l’ex responsabile, affidato, secondo chi indaga, a Zullino, broker di Lugano e collaboratore di Tartaglia, a sua volta parente di La Motta. Secondo i Ros e i carabinieri di Napoli, Beherend avrebbe redatto i piani di investimento dei Fondi in collegamento con Tartaglia. La Motta è inoltre indagato anche a Napoli, in un’inchiesta parallela condotta dalla Direzione antimafia e che riguarda in particolare l’attività di riciclaggio del clan Polverino, una potente organizzazione camorristica attiva nell’hinterland settentrionale di Napoli. In questo caso, La Motta risulta indagato per associazione per delinquere e rivelazione di segreto di ufficio. Secondo un pentito, avrebbe offerto coperture a imprenditori e fornito informazioni sulle indagini in corso, nonché tentato di ostacolare le inchieste “silurando” un magistrato della Procura.

Stupro nei bagni di un locale: succede a Roma

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E’ stata data notizia solo ora di uno stupro avvenuto ieri sera a Roma. La vittima, una ragazza di 21 anni originaria di Albano Laziale, è stata aggredita da un romeno di 24 anni che è già stato arrestato dalla polizia con l’accusa di violenza sessuale aggravata. L’uomo avrebbe conosciuto la sera stessa la giovane ed avrebbe abusato di lei dopo averla fatta ubriacare. La  ragazza si è poi recata alla stazione Termini, dove è salita su un autobus il cui autista ha notato che stava piangendo ed era in stato confusionale. Venuto a conoscenza di quanto accaduto, l’uomo ha chiamato il 113 e la vittima è stata trasportata al policlinico Umberto I, dove l’abuso sessuale è stato accertato. La 21/enne era sotto effetto dell’alcool e della cannabis. La polizia ha raccolto delle testimonianze secondo le quali la ragazza era stata portata nel bagno del locale dall’aggressore, dopo che lo stesso l’aveva fatta bere. A incastrare il romeno sono state le immagini delle telecamere nella stazione Termini, che hanno permesso agli agenti del commissariato Viminale di rintracciare gli aggressori.

Esplode la rissa a Napoli!

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All’esterno della prefettura di Napoli è scoppiata una rissa tra i manifestanti dei Consorzi di bacino e gli studenti universitari. I due gruppi, che stavano protestando per ragioni diverse in piazza Plebiscito, sono venuti alle mani. E’ intervenuta la polizia che era a protezione della prefettura dove è atteso l’arrivo del ministro dell’Istruzione, Maria Chiara Carrozza: gli agenti hanno caricato per tre volte i due gruppi di manifestanti.

Ministri in ritiro e la piazza che esplode?

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La crisi c’è e il malcontento anche. Le soluzioni forse si troveranno, ma servirà tempo… la popolazione è disposta ad attendere? Sembra che c’è chi ha paura che ormai l’esasperazione del popolo italiano abbia raggiunto il massimo consentito. Dopo l’allarme lanciato dalla Bce di Mario Draghi a tenere alta l’allerta per il terrore di “proteste distruttive connesse all’attuale congiuntura economica”, c’è la “necessità di tenere alto il livello di attenzione anche per i riflessi sotto il profilo dell’ordine pubblico”, fa sapere il Viminale al termine della riunione del comitato, riunitosi oggi e presieduto dal ministro dell’Interno, Angelino Alfano e a cui hanno partecipato il premier Enrico Letta e Il viceministro Filippo Bubbico, e i vertici nazionali delle forze di polizia e dei servizi di intelligence.

La colpa di chi è stavolta? Del M5S e di Grillo? Degli italiani intolleranti? Della crisi dilagante? Dell’ignoranza della popolazione di non capire i tempi tecnici che servono per un rilancio dell’economia? Dell’Europa? Dei vertici e dei congressi che arrivano sempre troppo tardi? Del governo Monti e dell’Imu? Di Berlusconi? Di Bersani che non è riuscito a formare un governo in tempi brevi? O forse più semplicemente si è tirata la corda con un sistema malato e un’ingiustizia sociale dilagante? Forse gli italiani sono vittime di governi corrotti in casa e servi sciocchi dell’Europa?

Grillo, vendetta sui simboli! O si risolve o ci ritiriamo… sarà rivoluzione!

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