Nel centro del mirino: Verdini, Bondi, Santanchè, Brunetta e Sallusti

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Mediazione? Nel mirino di Alfano ci sarebbero 5 teste e poi si potrebbe parlare di “pacificazione” all’interno del Pdl. Intanto l’ex premier cerca di fare ordine nella voliera tra falchi e colombe.  Ma Alfano non si ferma e vuole quelle teste, una a una: Denis Verdini, Sandro Bondi, Daniela Santanchè, Renato Brunetta e Alessandro Sallusti.

Ma perché un giornalista? Lo spiega così l’Huff:

“Per la tregua servono segnali concreti. Sallusti non può stare lì a dirigere un giornale che dovrebbe essere del partito”. Per Berlusconi è impossibile dire io non c’entro. Alfano era con lui ai tempi della casa di Montecarlo, sa come funzionano le cose: “Si sa – dice un alfaniano di ferro – come vanno le cose. Prima di rompere ci blandiscono, poi inizia il dossier aggio e il metodo Boffo”.

Ora Alfano ha dettato le sue condizioni e la decisione rimbalza a Berlusconi!

Nel Transatlantico affonda Berlusconi!

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Anche Denis Verdini non regge mentre gli chiede piangendo di non votare la fiducia, ma ormai sono lo spettro di se stessi, la loro decisione non influirà sulla fiducia e forse neppure sulle loro vite. Verdini e Berlusconi si sentono superati dal “nuovo” che avanza, si sentono superati da chi guarda oltre i loro problemi, da chi ha deciso che quelle larghe intese devono portare l’Italia fuori dal dramma e che i problemi del Cavaliere non sono più al centro della scena politica. Verdini lo implora: “Se voti la fiducia siamo morti. Silvio, fidati, non farti umiliare”.

È appena uscito Paolo Romani, il mediatore, che alle 12,30 cammina in Transatlantico rassicurando che il Cavaliere ha di nuovo cambiato idea: “Farà a breve una dichiarazione in Aula lui, per dire che vota la fiducia”.

Sono le parole di Romani che il Cavaliere ripete a Denis: “Rischiamo l’isolamento, a questo punto dobbiamo votare la fiducia”. L’ultima valutazione, sbagliata, del Cavaliere è che votando la fiducia si ferma l’operazione dei gruppi autonomi. E si rallenta la scissione. Esausto, appannato nei pensieri, Berlusconi cambia idea ogni minuto. Perché per la prima volta è iniziata la frana. Alla riunione mattutina, su 90 senatori ce ne sono solo 60. Circola un documento a favore del governo con 23 firme in calce raccolte dall’ex ministro Sacconi.

Come racconta l’Huffington:

“Stamattina erano 16 – dicono al Cavaliere – si sono spostati tutti i calabresi”. Via Scopelliti, tradimento imprevisto. Il Sud del Pdl è all’asta: “Se andiamo dritti sulla sfiducia – dicono le colombe a Berlusconi – arrivano a trenta, anche di più”. Sono i siciliani, tutti messi in lista da Renato Schifani a giocare su più tavoli. Il capogruppo assicura al Cavaliere che rimarrà con lui. Ma i suoi sono in uscita. Verdini ha gli occhiali incollati sulla testa. Ha passato la mattinata a “massaggiare” gli indecisi: “Silvio, così è la resa. C’è una maggioranza senza di noi, ma non regge. Se ci accodiamo siamo irrilevanti. Ragiona. Questi il gruppo lo fanno e si portano dietro tutti i ministri. Che ca… votiamo a fare il governo? Come lo spieghiamo al tuo popolo? Perché tu, Silvio un popolo ce l’hai.”

Berlusconi compulsa nervosamente il telefonino. Alfano non risponde. Non lo fa da ore. Ogni tentativo a vuoto è una pugnalata. Nell’ora più difficile si sente solo. Angelino sta tradendo. Con “Casini”, Con i centristi. Per la prima volta sente che gli manca la forza della rabbia. Non accusa. A Maria Rosaria Rossi dice che ha voglia di tornare a Milano per staccare un attimo. Ma attorno sta franando tutto. Quando arriva alla Camera, Cicchitto ha già depositato l’elenco degli scissionisti. Per il nuovo gruppo. Ci sono tutti gli ex ministri. I numeri dicono che alla Camera sono dodici. Al Senato 23. Quando il Cavaliere riunisce i gruppi parlamentari ritrova un sussulto di rabbia: “Con Alfano segretario – dice – siamo arrivati al 12”. Ma la botta fa ancora male. Il voto di fiducia non ha fermato nulla. È stata una resa. La prima, vera resa. Quella che per la prima volta ha fatto piangere il più duro.

La resa dei conti… quanti voti mancano al Goveno Letta?

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Vertice nella notte tra falchi e Berlusconi. A Palazzo Grazioli salgono, dopo il raid notturno di Alfano, anche Verdini, Ghedini, Brunetta, Santanchè, Capezzone e Micciché e si rifanno i conti. Secondo il Corriere della Sera i calcoli sui possibili «traditori» danno numeri molto diversi da quelli sbandierati nel pomeriggio da Giovanardi:

«Presidente — assicurava Verdini — Alfano si porta dietro, a quest’ora, tra gli 8 e i 15 senatori. E di questi, voglio vedere quanti domani avranno il coraggio, mentre li guardi in faccia, di votare contro di te… Se arrivano a 7 è tanto…». E comunque «tu non hai niente da perdere», gli hanno ripetuto, perché «anche da leader dell’opposizione otterresti più di quanto hai ora: quei traditori faranno la fine di Fini». E c’è sempre la carta Marina da giocare, seduzione mai scemata, ieri tornata, carta a sorpresa o illusione che sia. Perché i sondaggi calano ma «la mia battaglia è appena iniziata», promette il Cavaliere. Pensando anche ai nuovi nemici, ai figliocci che gli hanno voltato le spalle, a un passato che sembra lontano anni luce, in questa notte che non finisce mai.

Conti alla mano:

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L’ipotesi più rosea per Letta: oltre che sui 137 senatori sicuri (107 del Pd, 20 di Scelta civica compreso il senatore a vita Mario Monti, 10 autonomisti = 137) il governo in carica potrebbe contare pure su 54 «responsabili» filogovernativi in gran parte del centrodestra, che porterebbero la maggioranza a quota 191, ben oltre la soglia di sopravvivenza di 161 seggi. Un vantaggio ancora più consistente se si aggiungono i restanti cinque senatori a vita (Rubbia, Cattaneo, Piano, Abbado e Ciampi).

Il “bomber” Denis Verdini e la compravendita dei deputati

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Le confessioni di De Gregorio!

Sergio De Gregorio “svuota il sacco” in un’intervista al Fatto Quotidiano e racconta la sua decisione di presentarsi dai magistrati e raccontare quella compra-vendita di parlamentari. Lui inquisito con Berlusconi e Lavitola per corruzione ha deciso ieri di patteggiare e uscire di scena dal processo. “Ho sognato mio padre, mi diceva di andare dai magistrati e dire tutto su Berlusconi” così dice che è maturata quell’ammissione di responsabilità, ma lo scandalo sembrerebbe allargarsi e andare oltre perché a il Fatto racconta anche di altri casi avvenuti alla Camera “Nel 2010 – racconta – so di un altro deputato. Il nome? Non mi faccia andare oltre” Ma chi era il referente di tutto il meccanismo? Come lo chiama lo stesso De Gregorio il “bomber” ovvero Denis Verdini.

E poi racconta un retroscena: “Ho incontrato Verdini il 19 dicembre, fu mandato da Berlusconi che, invece non volli vedere, si stavano preparando le liste per le politiche. Mi disse: “Dai Sergio candidati, andiamo tutti al Senato, io te Silvio Nicola (Cosentino). Ho visto i numeri, se ci facciamo eleggere lì non c’è maggioranza per far passare le ordinanze di custodia cautelare”

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