Renzi visto da Salvini…

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Da ieri la Lega ha iniziato la sua opposizione al governo Renzi e soprattutto spinge sul tema dell’Europa e sull’uscita dall’euro in vista delle prossime Europee. Oggi Salvini, segretario federale della Lega Nord, torna ad attaccare il neopremier Matteo Renzi accusandolo di twittare troppo e poi aggiunge ” ma gli italiani non vivono su Facebook”.

Salvini: “Chi tocca la Lega abbia paura”

matteo-salvini-tuttacronacaGiornata intensa, quella di ieri, per il segretario leghista Matteo Salvini che dopo la protesta ai caselli ha preso anche parte alla fiaccolata a Torino a sostegno della giunta Cota. “Il prossimo leghista che toccheranno, non so se sarà a Torino, Milano, Genova, Pordenone, o Vicenza – ha detto Salvini – dodici ore dopo, non solo noi ma mille, duemila, diecimila persone, pacifiche ma non tanto, si mobiliteranno e qualcuno cominci ad avere paura, perchè la paura fa bene”. Del resto Cota non si arrende e lunedì riunirà la Giunta per conferire ufficialmente agli avvocati l’incarico di ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che ha azzerato il risultato delle elezioni. Una nuova battaglia dai tempi piuttosto stretti (la data limite è il 30 gennaio) e dai contorni incerti. “Per prepararci adeguatamente – lamenta tra l’altro uno dei legali del centrodestra – dovremmo aspettare le motivazioni del provvedimento dei giudici, che però potrebbero arrivare solo fra dieci giorni”. Come spiega l’Huffington Post: 

 

 

Finisce insomma ai supplementari una partita che ora viene criticata per la sua lunghezza: l’ex presidente Mercedes Bresso aveva presentato i ricorsi nel 2010 all’indomani del voto, ma ci sono voluti quattro anni prima che si arrivasse a un punto fermo. E se i burloni del web si scatenano (“Il Tar ha annullato le elezioni perché all’epoca il Piemonte si chiamava Regno di Sardegna”, “domani annullerà il referendum monarchia-repubblica” e via scherzando) c’è chi, come Pierluigi Mantini, del Consiglio di presidenza della magistratura amministrativa, vuole aprire un’indagine interna perché “quarantacinque mesi sono decisamente troppi”. In realtà, dopo una prima sentenza interlocutoria del 2010 emanata dallo stesso Tar (ma i giudici erano diversi), la causa si è dispersa fra tribunali civili e penali, pronunce del Consiglio di Stato e persino della Corte Costituzionale.
“Nessuna lentezza da parte dei magistrati amministrativi, il giudizio è stato sospeso per mesi anche perché si dovevano definire le questioni di rilievo penale”, osserva Giampiero Lo Presti, presidente dell’Anma.

Adesso la sentenza è esecutiva, ma Giunta e Consiglio regionale, in attesa che si definisca la questione, rimangono insediati per sbrigare quegli affari “urgenti e indifferibili” che, se fossero trascurati, potrebbero danneggiare “l’ente Regione e il Piemonte”: si fa l’esempio della valutazione di metà mandato dei direttori delle Asl o ai progetti da finanziare con i fondi Ue. Un altro punto fermo: gli atti compiuti dal 2010 a oggi, secondo i giureconsulti interpellati da piazza Castello, restano validi.

 

La prossima settimana non sono previste sedute del Consiglio regionale, ma solo i lavori della Commissione Bilancio. I capigruppo avevano in programma una riunione, lunedì, per discutere di legge elettorale, ma è probabile che parleranno d’altro. Meno probabile, invece, una discussione della Giunta per le elezioni su Michele Giovine, il consigliere regionale che con la sua lista dei ‘Pensionati per Cota’ è stato la pietra dello scandalo. Giovine è stato sospeso dopo la condanna della Corte d’Appello di Torino e percepisce metà dello stipendio: nelle scorse settimane la pena di due anni e otto mesi è diventata definitiva e dovrebbe decadere, ma l’eventuale azzeramento di tutto il Consiglio porterebbe la questione in secondo piano.

 

Quanto al centrosinistra, che vuole un election day in primavera, gli avvocati stanno cercando di capire se esistono soluzioni giuridiche in grado di costringere Cota a lasciare subito lo scranno di governatore.

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Salvini e il “rincaro razzista” ai caselli: non paga! E intanto si manifesta

salvini-pedaggio-tuttacronacaLega in strada o, per meglio dire, in autostrada oggi. I militanti hanno infatti protestato, questa mattina, in una serie di caselli autostradali del nord contro l’aumento del pedaggio scattato all’inizio dell’anno. Anche il segretario Matteo Salvini e il presidente Umberto Bossi si sono uniti ai manifestanti a Gallarate, lungo la A8 in provincia di Varese. “Sono qui e non pagherò il casello dichiarando che il servizio fa schifo: è una questione di giustizia sociale, perchè ci sono mille chilometri di autostrade al sud gratis e bastonano il nord”, ha detto il segretario che ritiene i rincari un atto di “razzismo”. Un centinaio i leghisti che con bandiere e striscioni hanno presidiato le corsie di uscita dell’autostrada: il loro scopo è di presentarsi in auto alla barriera e dichiarare di non voler pagare il pedaggio poiché “insoddisfatti del servizio”. I lumbard, che hanno accolto Salvini e Bossi al grido di “secessione, secessione”, sostengono che sia iniquo il trattamento nei confronti del nord “mentre al sud non si paga l’autostrada”.

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Anche Beppe Grillo e Umberto Bossi sostengono Pier Luigi Bersani

Pierluigi-BersanituttacronacaAnche Beppe Grillo manda i suoi auguri all’ex segretario del Pd e lo fa con un post pubblicato sul suo blog che termina con un “Bersani, ti aspettiamo, non fare scherzi”. Scrive il leader del M5S: “In fin dei conti, la sua volontà di smacchiare il giaguaro si è avverata”. E ancora: “Oggi tutti, soprattutto i falsi amici, fanno gli auguri di una pronta guarigione a Bersani. È un coro sospetto di personaggi che, in molti casi, devono a lui carriera e successo politico. Bersani ha avuto un pregio, quello di apparire umano, un grande pregio in un mondo di politici artefatti e costruiti a tavolino come dei pupazzi in vendita ai grandi magazzini della politica. In fin dei conti, la sua volontà di smacchiare il giaguaro si è avverata. Credo che abbia sempre saputo che i suoi veri nemici non erano i Cinque Stelle, ma alcuni dei suoi compagni di partito e personaggi delle istituzioni. Bersani, ti aspettiamo, non fare scherzi”. Anche il fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, ha parlato di Bersani durante un colloquio con la stampa: “A pensare a quello che gli è successo mi si stringe il cuore. È un amico. Sono davvero molto dispiaciuto”. E ha aggiunto: “E’ una brava persona. Uno di quelli che conta e che quando parla pesa davvero. Infatti – racconta – lo apprezzano tutti, alleati e rivali. Mi auguro che si rimetta in fretta e spero di poterlo andare a trovare al più presto. Tornerà forte come prima. Pier Luigi è uno di buona pasta e tutti facciamo il tifo per lui”.  Il Senatur ricorda come si siano “visti poco prima di Natale a Montecitorio. Io ero seduto nel cortiletto interno. Bersani mi ha visto e mi ha raggiunto. Ci siamo fatti un sigaro insieme parlando di politica e scambiandoci gli auguri per le feste. Erano i giorni in cui sui giornali mi accusavano di voler spaccare la Lega e lui mi ha detto di non rompere, di tenere unite le cose”. E spiega: “Prima della mia malattia non ci frequentavamo. Abbiamo imparato a conoscerci negli ultimi anni. Quando andavo con Tremonti dalle sue parti, lì vicino a Bettola, nel piacentino, per la festa delle zucche, scherzando mi diceva sempre di invitarlo. Ovviamente non potevamo, però – ammette – mi sarebbe piaciuto”.

“Fango e pa**e”: i big della Lega rispondono alle parole di Belsito

matteo-salvini-tuttacronacaNel corso degli interrogatori dei pm della Procura milanese, l’ex tesoriere della Lega aveva spiegato che tra i beneficiari dei suoi versamenti in nero comparivano i nomi di tanti dirigenti di spicco del partito. I “nomi” ora rispondono. A partire dal neo segretario Matteo Salvini che, su Radio Padania, ha risposto a un ascoltatore che gli ha chiesto un commento alle notizie relative alla dichiarazioni. “Belsito? Fango, fango fango, non ho parole, sono pa**e, del resto i magistrati hanno già archiviato..”. “Da qui a maggio prepariamoci, preparativi a sentirne di tutti i colori, che siamo brutti, cattivi, ladri, pedofili, naturalmente razzisti e quant’altro”. “Certo – ha aggiunto – quereleremo, perchè qualche querela ogni tanto fa bene. Ma il fatto che vengano pubblicate certe cose significa che la Lega fa paura”. Duro anche il governatore della Regione Veneto Luca Zaia: “Belsito è uno che non è la prima volta che tenta queste sortite: la prima volta ha detto che era noto a lui che andavo a pranzo con imprenditori per incassare soldi, tangenti e robe del genere. Ed è stato un pò sfortunato perchè io ai pranzi non vado mai, quindi gli è andata male. Questa volta leggo che dice che ‘Zaia comunque sapeva che c’era qualcuno che andava in cerca a chiedere soldi’”. Belsito, in un passaggio con i magistrati, ricostruisce il pagamento di un milione di euro alla Lega del Veneto da parte di una multinazionale specializzata in appalti ospedalieri. L’ex tesoriere avrebbe affermato che tutto lo stato maggiore del partito era informato di quel finanziamento. “Anche Zaia – è la tesi dell’ex tesoriere del Carroccio – fu informato”.  “Rispedisco al mittente queste affermazioni – sottolinea Zaia – mi spiace perchè avrei qualcos’altro di cui occuparmi. Penso che anche la magistratura abbia altro di cui occuparsi però a questo punto la impegnerò io facendo un querela, tutelandomi. Spero che si faccia chiarezza da subito”. “Stiamo parlando comunque di una persona – conclude il governatore – che, tra le tante cose, abbiamo scoperto aveva una Porsche pagata dalla Lega, tra l’altro ora sequestrata. È imbarazzante. Rimando tutto al mittente. Sono a disposizione dei magistrati e querelo, assolutamente querelo”. Dalla Lega Veneta risponde anche Flavio Tosi: Da un calunniatore dal comportamento spregevole come Belsito, che con i soldi del finanziamento pubblico ne ha combinate di tutti i colori e ha intrattenuto rapporti con ambienti strani e torbidi, c’è da aspettarsi di tutto: anche che, per uscire dal carcere, cavarsela con pene minori o anche per giustificare in tutto o in parte le sue malefatte, cerchi di coinvolgere a largo raggio persone che nulla a che fare con le porcherie sue e del cerchio magico. Lo denuncerò per calunnia e querelerò per diffamazione lui e chi fa da cassa di risonanza delle sue infamanti calunnie”. E puntualizza: “Ricordo che all’epoca dei presunti fatti di cui Belsito avrebbe riferito ai magistrati non era certo il sottoscritto segretario della Lega Nord-Liga Veneta; che il sottoscritto era uno dei bersagli del cerchio magico e del Belsito e che non ho mai avuto il dispiacere di conoscerlo, di telefonargli e neppure, fortunatamente, di salutarlo”.  Ogni persona dotata di buon senso, rincara il sindaco veronese, “capisce che l’operazione mediatica basata su indiscrezioni, non supportate da prove, che escono a orologeria dal Palazzo di Giustizia di Milano servono solo a colpire Maroni, Salvini, Tosi e Zaia, cioè il nuovo corso della Lega che ha spazzato via Belsito e quel cerchio magico di cui lui notoriamente era l’elemosiniere”.

Belsito: “Ecco i big della Lega che pagavo in nero”

belsito-tuttacronacaL’ex tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito non salva nessuno e in una decida di interrogatori ai pm della Procura milanese, spiega che tra i beneficiari dei suoi versamenti in nero compaiono i nomi di tanti dirigenti di spicco del partito: non solo Umberto Bossi, ma anche Matteo Salvini, Calderoli, Cota figurano nei verbali dell’inchiesta perché, secondo le dichiarazioni rese ai magistrati, avrebbero ricevuto rimborsi e pagamenti non dovuti. Un pezzo d’inchiesta è stato chiuso quindi, ma le indagini non sono ancora concluse, visto che buona parte dei verbali di Belsito sono completamente omissati. Parlando degli interrogatori, spiega La Stampa:

 Uno dei più esplosivi è datato 29 maggio. Spiega Belsito che quando ad esempio ricevette 300 mila euro dal suo socio d’affari Bonet, l’uomo con cui mise in piedi il pasticcio dei fondi in Tanzania, «30 mila euro li ho versati a Calderoli che era ben consapevole che provenivano da affari che avevo concluso con Bonet. Di fatto questi soldi dati a Calderoli andavano a compensare le sue donazioni al partito. Altri esponenti di spicco facevano donazioni al partito…». Ma poi se li facevano restituire, «in nero», dal tesoriere. «Dal 2009 ho sempre restituito in contanti i soldi che Calderoli versava, compensando le sue donazioni. Anche Reguzzoni ho pagato personalmente in nero: 15 mila euro per donazioni che avrebbe dovuto fare alla Lega e che invece aveva trattenuto per sè. Cota, quando era capogruppo, prendeva denaro in nero da Balocchi (l’ex tesoriere prima di Belsito, defunto, ndr), non so quantificare le somme, personalmente ho constatato che aveva un negativo sui versamenti che doveva effettuare al partito. Personalmente ho pagato delle sue spese giustificate con fatture; una ricordo che si riferiva a un’autovettura. Il compenso delle spese era pari a circa 50 mila euro che pagai con bonifici in parte verso la Lega Piemonte e in parte verso fornitori indicati da lui…». Prosegue Belsito: «Anche a Zaia (ex ministro e presidente del Veneto) abbiamo pagato delle fatture ma non ricordo gli importi. Balocchi mi diceva che teneva un contabilità parallela, in cui segnava le somme in nero agli esponenti della Lega, carte rimaste probabilmente alla moglie… Mi era stato detto che da sempre gli imprenditori portavano denaro in nero al partito e che questi rapporti erano intrattenuti principalmente da Giorgetti…».

 Belsito non risparmia nessuno. Nemmeno il neo segretario Matteo Salvini. «Il nero che gli imprenditori versavano veniva utilizzato a volte per la campagna elettorale e veniva gestito senza passare dalle casse del partito. Ad esempio ricordo che Bonomi, in quota Lega per la Sea (la società che gestisce Linate e Malpensa, ndr) diede in contanti 20 mila euro a Salvini, circostanza che mi venne riferita dalla Dagrada (segretaria di via Bellerio, ndr). Quindi Savini per sanare i suoi obblighi di oblazione verso la Lega intendeva girare al partito questa somma, cosa che non mi risulta sia avvenuta».

 Secondo Belsito, per la raccolta fondi ogni parlamentare aveva la sua specialità: «Ad esempio Maroni (“Maronui” nel verbale, ndr) si occupava delle telecomunicazioni». Ed ecco risultare un finanziamento di Telecom da 100 mila euro. «Nel settore sanitario Salvini aveva voluto la nomina della dottoressa Cantù», diventata capo delle Asl a Milano. Mentre nel settore bancario «le nomine erano gestite principalmente da Calderoli e Maroni. Ma la lista dei «donatori» è lunga: da Caltagirone e Nerogiardini, fino alla Siram che avrebbe versato un milione di euro «a tale Cavaliere della lega del Veneto legato a Tosi e Maroni».

Era davvero un bengodi. «Il nano» racconta di 100 mila euro versati sui conti personali di Bossi e moglie Manuela Marrone ma anche di 300 mila euro pagati «in modo non ufficiale e parte per contanti» per la «scuola Bosina», della sciura Bossi. Dice Belsito di non avere mai consegnato denaro in contante al senatur ma «in alcuni casi di aver ripianato il rosso di alcuni suoi conti personali, 48 mila euro presso la Bpl e altri 6-7 mila euro presso un’altra banca».

 Al figlio Riccardo sarebbero arrivati 100 mila euro per le carte di credito e l’agognata scuola Cepu. E, dulcis in fundo, ben 90 mila euro furono spesi per l’istruzione di Riccardo, del «Trota» e di Moscagiuro, il capo scorta dell’ex vicepresidente del Senato Rosi Mauro: tre belle lauree in Albania. E se non ci fosse stata l’inchiesta, «vi era un’altra laurea da acquistare a Londra per Renzo, che venne concordata per 130 mila euro, dei quali circa 70-80 mila euro effettivamente pagati…».

Indagini chiuse e Bossi and Family rinviate a giudizio?

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Chiuse le indagini da parte della Procura di Milano in vista della richiesta di rinvio a giudizio per Umberto Bossi e i suoi due figli, Riccardo e Renzo. Nell’inchiesta però compaiono anche i nomi del “cerchio magico” che secondo le accuse ruotava intorno alla Bossi Family: tra cui l’ex tesoriere della Lega Francesco Belsito, l’ex vicepresidente del Senato Rosi Mauro e l’imprenditore Stefano Bonet. Ora l’ex segretario del Carroccio e gli altri indagati, con molta probabilità verranno rinviati a giudizio e dovranno rispondere di appropriazione indebita e truffa allo stato per circa 40 milioni di euro. Il Messaggero scrive:

Secondo l’accusa, la Lega avrebbe incassato soldi pubblici «in assenza di documenti giustificativi di spesa ed in presenza di spese effettuate per finalità estranee agli interessi del partito politico». Di qui l’accusa di appropriazione indebita per il Senatur e i suoi figli per una serie di spese personali.

Mi costi, ma quanto mi costi? La politica italiana e i conti de Il Fatto Quotidiano

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E’ stato Il Fatto quotidiano a fare la classifica dei 10 politici più longevi e quindi, secondo il quotidiano, anche quelli più costosi per i contribuenti. Nella Top Ten ci sono:

1. Giorgio Napolitano – 60 anni – 13,6 milioni
2. Francesco Colucci (senatore Pdl) – 34 anni 107 giorni – 7,8 miliioni
3. Pier Ferdinando Casini – 30 anni 105 giorni – 6,9 milioni
4. Altero Matteoli – 30 anni 105 giorni – 6,9 milioni
5. Anna Finocchiaro – 26 anni 115 giorni – 5,9 milioni
6. Umberto Bossi – 22 anni 197 giorni – 5,1 milioni
7. Maurizio Sacconi – 22 anni 114 giorni – 5 milioni
8. Maurizio Gasparri – 21 anni 184 giorni – 4,9 milioni
9. Ignazio La Russa – 21 anni 184 giorni – 4,9 milioni
10. Carlo Giovanardi – 21 anni 184 giorni – 4,9 milioni

Come sono stati fatti i calcoli?

Prendiamo il caso di Napolitano:  60 anni fra Parlamento, governo e presidenza della Repubblica. Entrato alla Camera dei deputati nel 1953, è stato – tranne la IV legislatura, 1963, in cui fu nominato segretario del Pci di Napoli – deputato, ministro, presidente della Camera, parlamentare europeo, senatore a vita e presidente della repubblica. Il Fatto calcola che se questi sessant’anni di vita politica gli fossero stati pagati con lo stipendio di un attuale deputato (228 mila euro annui), Napolitano sarebbe costato 13,6 milioni di euro.

 La piccola nota di colore è che se Giulio Andreotti fosse ancora in vita sarebbe lui, deputato dalla prima legislatura, nel 1948, a guidare la classifica, essendo stato parlamentare per ben 65 anni.

 

“Chiesti voti alla Lega per un nuovo governo”, così Calderoli.

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“Son venuti a chiedermi i voti dei nostri senatori per un governo con un’altra maggioranza senza il Pdl”. E’ quanto ha sostenuto Roberto Calderoli, in un comizio alla Festa dei popoli padani sul Monviso. “Io ho risposto ‘Va bene, dateci il presidente del Consiglio e ministri importanti'”, ha riferito. “Poi ho detto ‘Va’ a ciapa’ i ratt, noi i nostri voti non ve li diamo’, perché mi ci vedete in Consiglio dei ministri vicino alla Kyenge?”, ha chiesto ai militanti .

Maroni si rottama? A Natale largo ai giovani!

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Un Maroni che si rottama e non pensa più di rimanere al comando della Lega, ma di lasciare il partito ai giovani. Vuole un congresso federale entro Natale e da lì uscirà il nome del suo successore.  “Penso sia arrivato il momento di fare il passaggio delle consegne”, ha spiegato, a favore “di giovani rampanti”.

Intervistato da Vittorio Feltri, Maroni ha detto di voler dedicarsi a fare il governatore in Lombardia a tempo pieno. “Voglio accelerare i tempi” del congresso, ha aggiunto, spiegando di voler i suoi pronti alle sfide elettorali di primavera, europee e amministrative. “Abbiamo tanti giovani rampanti”, ha detto citando Flavio Tosi, Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti, Roberto Cota. Ma le preferenze di Maroni sono note e il governatore le ha confermate. A chi chiedeva se avesse un candidato, ha risposto: “Deciderà il congresso, anche se la rosa personalmente la ridurrei a due, Tosi e Salvini”. Un’investitura a tutti gli effetti. Tra il sindaco di Verona e il segretario lombardo della Lega la sfida è destinata a farsi sempre più accesa.

Maroni ha parlato poi anche della politica del governo: “Io non sono contrario alla cancellazione dell’Imu ma ricorderei a Berlusconi e al Pdl che avevano promesso anche di restituirla, l’Imu. Quindi questo decreto non è stato un trionfo”. E poi: “Quel decreto “non ha copertura finanziaria e non si può abolire l’Imu e reintrodurlo l’anno prossimo con un altro nome come hanno fatto”. La tassa sulla casa non è stato l’unico argomento su cui Maroni ha tirato in ballo direttamente Berlusconi. Maroni ha criticato il Cavaliere per aver firmato i referendum radicali sull’immigrazione. “Domani lo chiamerò – ha anticipato Maroni – per chiedergli che cosa è successo ieri. Mi ha sorpreso che Berlusconi abbia firmato per il referendum che abolisce il reato di immigrazione clandestina e interviene sulla Bossi-Fini: sono leggi che abbiamo fatto noi quando lui era presidente del Consiglio.
Quindi o glielo hanno spiegato male o mi viene da pensare che non l’abbia letto bene: se invece sarà così sarà chiaro che gli unici che si oppongono all’immigrazione clandestina sono quelli della Lega”.

Bossi istiga a prendere le armi?

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Bossi va all’attacco del governo ma lo fa con toni provocatori, che potrebbero anche, se presi alla lettera, davvero creare problemi di ordine pubblico. In un comizio a Sarezzo, in provincia di Brescia, parlando sotto una pioggia battente davanti a poche centinaia di persone, il fondatore della Lega ha detto:

“Siamo davanti ad un governo che non produce, che ritarda e non decide. Dovremo stare attenti a cosa succederà a settembre”.

Poi parla anche di Berlusconi:

“Mi sto accorgendo che Berlusconi gode della stima della gente perché in tanti pensano che la magistratura abbia esagerato. Silvio è un perseguitato”. Sul futuro della Lega, invece, assicura: “Non permetterò che il movimento si distrugga. I cambiamenti ci stanno, ma senza per forza distruggere”. Poi, dopo aver difeso le province “vogliono distruggere quello che di buono c’è sul territorio”, aggiunge la frase agghiacciante che sta suscitando polemiche: ”

“Meno male che qui in Valtrompia ci sono ancora le armi, un giorno serviranno…”. I presenti cominciano ad applaudire e a scandiscono con Bossi lo slogan “Padania libera”.

Non è istigazione a delinquere quella frase infelice pronunciata da Umberto Bossi? Ma d’altra parte forse le armi sono una “passione” di famiglia?

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Il ministro dell’integrazione non va alla festa della Lega

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La Kyenge declina l’invito e dice che rimangono aperti gli spiragli per una sua partecipazione ma al momento non ci sono i presupposti per cui ciò avvenga. In mattinata si era assistito anche allo scontro Bossi – Maroni, in cui l’ex segretario del Carroccio si diceva contrario alla partecipazione del ministro dell’integrazione a una festa che doveva essere invece del popolo dalla camicia verde. L’ennesima integrazione mancata?

Un leghista veneto torna a insultare la Kyenge e usa lo spot del crodino

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E’ la volta di Andrea Draghi, assessore leghista alla sicurezza del Comune di Montagnana e Consigliere Provinciale leghista di Padova che dal suo profilo Facebook lancia un post d’insulto verso il ministro Cecile Kyenge. Draghi prende spunto dalla nota bevanda analcolica sponsorizzata da un gorilla per insultare il ministro dell’integrazione. Il Governatore veneto Luca Zaia ha chiesto al Carroccio di intervenire.

Papa Francesco e le nonne di Plaza de Mayo: ¿Dónde están los niños?

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Le nonne di Plaza de Mayo, donne che negli anni della dittatura argentina si sono viste strappare dalle braccia figlie o nuore incinte, continuano a marciare. La loro domanda è più che legittima: dove sono le centinaia di bambini nati mentre le madri erano in mano all’esercito? Bambini che, a loro volta, oggi sono giovani uomini o donne pronti a solcare la strada della loro vita pur non sapendo nè chi sono nè quale sia la loro storia. In molti infatti sono stati i neonati passati dal grembo materno alle braccia delle mogli di qualche militare o di amici della dittatura. Las abuelas hanno perso i loro figli, ma continuano a cercare i nipoti e, oggi sono arrivate fino a Roma, da Papa Francesco. Quello che desiderano è aiuto nella ricerca, tramite gli archivi sia della Chiesa argentina che del Vaticano. La presidente dell’associazione, Estela Carlotto, ha potuto parlare, al termine dell’udienza, con quello che lei aveva conosciuto come Cardinal Bergoglio. L’incontro “si è svolto in maniera informale” racconta la donna “al di là del protocollo. Ci siamo tenuti a lungo le mani, il Papa mi ha riconosciuto rievocando un nostro precedente incontro”. Ha quindi proseguito: “Dopo quella volta non c’è stato più nulla, allora eravamo rimaste un po’ male. Oggi invece ci ha incontrato, gli abbiamo consegnato una lettera con la nostra richiesta di aiuto ed ora abbiamo molta speranza perché ci ha dato la sua parola”. “E’ stata come una trasmissione di affetto, abbiamo sentito la Chiesa che noi chiediamo come cattolici”.

Gli italiani hanno dovuto pagare lo yacht da 2,5 mln al figlio di Bossi!

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In una nota della GdF si legge che si tratta di uno yacht «del valore di 2,5 milioni di euro, che Riccardo Bossi, figlio di Umberto Bossi, avrebbe a suo tempo acquistato avvalendosi di un prestanome grazie a un’ulteriore appropriazione indebita di Belsito». La stessa nota della Gdf, chiarisce il gip, «fa emergere pure che Belsito tuttora intrattiene poco trasparenti rapporti d’affari con un’esponente della Lega Nord di Chiavari, tale Dujany Sabrina».

Attraverso il finanziamento pubblico facciamo comprare gli yacht ai figli dei politici? E’ questo l’utilizzo dei “rimborsi spese elettorali” di chi veniva a Roma per ripulirla dai ladri? Quando estirperemo il sole delle Alpi da Roma?

Arrestato Belsito tra appropriazione indebita e truffa spunta il riciclaggio

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Francesco Belsito, l’ex tesoriere della Lega Nord e componente del cda di Fincantieri, è stato arrestato a Genova dalla guardia di finanza di Milano per associazione a delinquere finalizzata all’appropriazione indebita, al riciclaggio e alla truffa nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Milano diretta dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai sostituti Paolo Filippini e Roberto Pellicano, sull’utilizzo dei fondi nazionali della Lega Nord.

Nei giorni scorsi i diamanti acquistati da Belsito erano stato motivo di polemica. I ‘diamanti di Belsito’, mostrati a Pontida da Roberto Maroni sono stati «una ca****a». Così aveva detto Umberto Bossi, conversando con i cronisti a Montecitorio. «Doveva portare i soldi, vendere i diamanti e portare i soldi dicendo alla gente: ‘ogni sede riceve tot soldi’ ».

La Lega non si scinde… si limita agli scontri!

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I componenti del Consiglio Nazionale Veneto della Lega hanno dato, questa mattina, prova della loro forza… bruta! Dopo che l’assemblea di Noventa Padovana ha decretato 35 espulsioni per i contestatori di Pontida, provvedimenti confermati da Zaia che però ha manifestato il suo disaccordo, alcuni militanti hanno atteso l’uscita del governatore per entrare nella sede e sorprendere il consiglio dando origine ad una rissa a suon di spintoni e ceffoni accompagnati da urla ed insulti nei confronti del segretario nazionale Tosi. Dopo che si sono sfogati con cori del tenore di “Venduto, venduto”, “Buffone, buffone” e “Traditore, traditore”, è stata ripristinata la calma.

Contemporaneamente Maroni, a Rovigo, confermava la linea: “Dopo la Lombardia vinceremo anche in Friuli Venezia Giulia, perché siamo riusciti a fare pulizia e continueremo a farla. Se qualcuno ha sbagliato pagherà le conseguenze”. Il segretario ha anche sottolineato che “C’è una sola Lega per quanto mi riguarda, la Lega Nord: ha un progetto ben chiaro e definito. C’è tanta gente nella Lega che ha voglia di fare, c’è qualcuno che ha voglia di disfare, pochissimi, e questi sono accompagnati fuori.” E riguardo ai “pistola” che hanno manifestato a Pontida e che all’interno della Lega “non hanno alcuna rilevanza” tiene a ribadire che il partito non si spaccherà. Maroni ha poi sottolineato che le notizie emerse circa Bossi che si sarebbe recato dal notaio per dar l’avvio ad un nuovo movimento sono state smentite dal diretto interessato. “È una cosa che non c’è nella realtà, qualcuno l’ha inventata da Roma immagino”.

Il matrimonio resta… Maroni e Bossi ancora insieme. C’è la smentita!

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Sembrava cosa fatta: oggi, dopo 29 anni dalla fondazione della Lega Lombarda, Bossi sembrava che avesse   depositato presso un notaio gli atti per la nascita di un nuovo soggetto politico.

D’altra parte le acque nel Carroccio sono agitate da tempo ed i fischi di Pontida hanno definitivamente reso palese il malcontento di molti. Dalla Lombardia si chiede l’espulsione dell’ex capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni ed altri 5 mentre il Condiglio Veneto presenterà la lista dei ribelli domani. Bossi aveva già considerato l’evenienza, affermando che avrebbe lasciato il movimento se i lealisti non avessero smesso con le epurazioni, argomento che getta benzina sul fuoco della faida interna: “Questi sono un po’ matti – ha affermato ieri rispondendo sul caso Reguzzoni -. Alla fine non resterò lì neppure io se va avanti così”. Il segretario federale Maroni, riguardo ad un possibile dietrofront sul tema delle espulsioni richieste per alcuni esponenti lombardi, ha così commentato: “Non c’è nessuna retromarcia, ma una nuova procedura che è stata applicata.” Ha poi aggiunto: “Non c’e nessun dietrofront ma è stato interpretato male il provvedimento perché c’è un nuovo regolamento in vigore dal primo gennaio 2013 che prevede una procedura diversa e più garantista rispetto a prima ed è quella seguita da Matteo Salvini”. Intanto il segretario veneto Tosi, intervenendo a La zanzara su Radio 24, ha tenuto a sottolineare che il Carroccio è in grado di sopravvivere anche senza Bossi, visto che “La Lega ha un suo segretario, una sua struttura e un progetto, ognuno può decidere di uscire. Le esternazioni estemporanee non aiutano il lavoro di Maroni”.
Ma com’è stata la settimana del Senatur dopo la riunione di Pontida? Bossi in questi giorni è rimasto nel suo ufficio di via Bellerio, dimostrando così di non accogliere le parole di Maroni che l’aveva invitato a fare “da testa di ponte” a Roma. Non è certo rimasto da solo, visto che molti che inizialmente avevano seguito Maroni ora sembrano essere tornati sui propri passi e chiedono a gran voce di parlare con lui. La decisione di fondare un nuovo movimento politico sembra allora risalire all’11 marzo quando Maroni, dopo aver più volte annunciato le dimissioni, è stato confermato capo del partito. Le carte quindi erano già pronte e l’ex senatore Giuseppe Leoni era già stato dal notaio per l’atto fondativo ma, pur essendo nota la notizia, si aspettava di vedere le reazioni al raduno. “Aspettiamo Pontida, poi si vedrà ma certo a forza di epurare, è ovvio che si arriverà a creare un contenitore politico”, ammette Leoni. Che aggiunge: “Del resto, bisogna vedere se la strategia del segretario è azzerare il partito, la politica si fa tirando dentro mica cacciando tutti”. Di certo in molti si sarebbero rallegrati per la nuova avventura che stesse per iniziare. C’erano state anche le contestazioni a Maroni che l’avevano ampiamente dimostrato: non ha mantenuto gli impegni e si è dimostrato incapace di guidare il partito, mentre le lamentele che arrivavano dalla rete erano sul tenore di: “Berlusconi prima e Monti poi: erano il diavolo e ora sono nostri imprescindibili alleati e amiconi”. Così il popolo leghista di facebook, che un anno fa ne aveva sostenuto l’avanzata, ora si ribellava: “Basta alleanza con Berlusconi” è il post più ripetuto (oggi come allora). Però “l’alleanza serve perché Maroni ha paura del voto”, afferma proprio Reguzzoni. “Maroni ha puntato tutto sulla Lombardia e ha pure detto che non sa e non gli interessa cosa succederà a Roma. Adesso che pensa di fare? La moneta padana? La banca padana? La sanità padana? Le macroregioni? Chiederà di uscire dall’euro? Tutte cagate senza capo né coda, ci aspettano 5 anni di nulla cosmico”. La delusione insomma è da un po’ che corre in rete, mentre numerose sono le dichiarazioni di chi ha stracciato la tessera perchè “almeno Bossi i maroni li aveva”. Ma Bossi aveva davvero deciso di metterci definitivamente una pietra sopra? Dopo che per un mese ha ripetuto che “La Lega è in subbuglio, perché è sempre stata abituata ad avere un segretario che mantiene la parola. Bisogna sempre mantenere la parola”… ma nonostante questo dopo che per tutta la giornata si è gridato alla sissione, arriva la smentita! Nessuna scissione nella lega “Non ci penso proprio” ha dichiarato Bossi gettando acqua sul fuoco e confusione tra i militanti che già erano pronti a fischiare o ad applaudire.

Il Carroccio a Pontida… tra solidarietà e lotte interne!

bossi_pontida - tuttacronaca

Pontida è il paese dove, il 7 aprile 1167, si tenne lo storico giuramento dei comuni che formavano la Lega Lombarda per combattere contro il legittimo sovrano Federico Barbarossa, Imperatore del Sacro Romano Impero Germanico. non c’è quindi da meravigliarsi se la Lega Nord, con il suo Carroccio, l’ha eletto a suo luogo di ritrovo per eccellenza. Oggi, ad un anno dagli scandali che hanno trovato il partito creato dal Senatur, Bossi e Maroni si sono ritrovati davanti ai loro sostenitori. Sembrava una riunione “tra amici”, con i leghisti “semper fidelis” che negavano ogni dissidio interno. Tutto bene allora… almeno fino a quando alcuni militanti, si pensa veneti, non hanno esposto un manifesto raffigurante il segretario Maroni ritratto come Pinocchio. Risposta immediata e, nel miglior spirito leghista, sono volati insulti e qualche spintone. Quando ha avuto luogo lo scontro, sul palco erano intenti a parlare dei rappresentati minori. Vediamo i momenti salienti avvenuti fino a quel momento.

Maroni ha portato “i diamanti di Belsito”, invitando i segretari nazionali a consegnarli alle 13 “sezioni più meritevoli” aggiungendo: “I veri diamanti sono i militanti. Eccoli qua i diamanti di Belsito. Sono per i militanti, per le sezioni. Valgono 10 mila euro l’uno e li voglio dare alle sezioni. Li consegnerò ai militanti che si sono impegnati, che si rimboccati le maniche e tengono alto l’onore della Lega. Si impegnano non per se stessi o per le proprie poltrone”.

Il sindaco veronese Flavio Tosi è stato fischiato da un nutrito gruppo di militanti veneti per la durata eccessiva dell’intervento mentre i suoi sostenitori lo hanno incoraggiato. Il prato si è trasformato così in una cacofonia di urli: “Fuori, fuori” contro il “Tosi, Tosi”.

Bossi, che nonostante tutto sembra ancora essere il simbolo ed il pilastro della Lega, compreso il senso della protesta, si è rivolto in particolare ai veneti per assicurare il suo appoggio alla richiesta di congressi. “Ai fratelli veneti dico che ormai tutto è commissariato ed è arrivato il momento che si facciano i congressi”. Ha tenuto poi a sottolineare l’unità del partito che ha formato e di cui è presidente: “La Lega non si sta dividendo, come i lecchini del regime scrivono sui giornali”, sostenendo però che nel Carroccio ci sono problemi di democrazia interna. “A me spiace che la base venga trattata un pò male perchè non ha strumenti per difendersi”, ha spiegato. Dopo aver proposto che siano gli stessi militanti a valutare l’operato dei dirigenti e, nel caso, di cacciarli, ha concluso ammettendo che “c’è il rischio di litigare ma non siamo ancora a quel livello, siamo in grado di modificare le cose”.

Quello che sembra ancora invariato è l’obbiettivo di Maroni di riuscire a formare la Macroregione trattenendo il 75% delle tasse e, se non dovessero essere ascoltate le richieste, non rigetta a priori l’idea di fare una guerra a Roma e al governo”. Il segretario federale ha quindi aggiunto: “Abbiamo tempo fino al 31 dicembre e fino ad allora tratteremo, ma se il governo dice di no ci impegneremo a superare autonomamente i vincoli imposti da Roma. Non siamo qui per scherzare e quando combattiamo, combattiamo fino in fondo”. In vista di ciò, Zaia, Cota e lo stesso Maroni hanno firmato una mozione con la quale si impegnano a rinegoziare con il governo il Patto di stabilità, a costituire la macroregione del Nord e ad intraprendere ogni iniziativa volta a garantire che appunto il 75% delle risorse del gettito tributario resti sul territorio. Per concludere, il segretario ha rivolto un appello a Bossi affinchè sia il collegamento con Roma, perchè “è chiaro che in questa prospettiva i nostri rappresentanti nella capitale devono andare giù e fare la guerra”.

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