L’incendio doloso alle porte di Roma, distrugge centro della Lipu!

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E’ stato un incendio di probabile origine dolosa appiccato nella notte al centro visite dell’Oasi Castel di Guido, vicino Roma a distruggere  documenti, lavori di ricerca, materiali d’uso ordinario per la gestione dell’oasi, foto e oggetti di valore simbolico, come le opere realizzate dai ragazzi delle scuole che frequentano il centro. Un patrimonio che aiutava tanti ragazzi e appassionati a instaurare un contatto con la natura che ora è andato distrutto.

“Hanno voluto colpire la Lipu nel cuore – scrive sulla pagina Facebook dell’Oasi Castel di Guido il presidente Lipu BirdLife Italia, Fulvio Mamone Capria – distruggendo il luogo dove i bambini vengono accolti prima di iniziare le attività educative. Ricostruiremo tutto perché l’ignoranza e l’inciviltà non la devono avere vinta. Ci rimboccheremo le maniche e lo faremo per quelle giovani guide dell’oasi che credono nell’amore per la natura e tanti progetti che stavano realizzando per accogliere i loro coetanei. Noi non abbiamo paura di questi bracconieri e inquinatori e andremo avanti con i nostri progetti, per gli uccelli, per la gente”.

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Zingaretti spiato: trovata microspia nella sala riunioni

nicola-zingaretti-tuttacronacaNella sala riunioni della Regione Lazio in uso al presidente Nicola Zingaretti è stata trovata, nel corso di una bonifica, una microspia artigianale. Zingaretti ha sporto denuncia ai carabinieri e sul caso indaga la Procura di Roma. Il ritrovamento, come informa una nota della Regione Lazio, è avvenuto “sabato nel corso di una periodica verifica a tutela della privacy e della sicurezza degli uffici della presidenza” Nel corso della bonifica “dentro una poltrona della sala riunioni – continua la nota – è stato trovato un complesso apparato elettronico idoneo all’ascolto e alla registrazione e atto alla trasmissione all’esterno”. Come spiega Repubblica, la microspia era dentro una poltrona perfettamente funzionante con un meccamismo di attivazione con un filo rosso che si trovava sulla spalliera che poteva convertire l’ascolto anche dall’esterno. Era collocata nella sala riunione accanto alla stanza di Zingaretti, una sale per sedici persone dove è stato discusso di tutto: dalla centrale unica per gli acquisti alle nomine dei direttori delle asl. Il presidente della Regione ha commentato: “Confido che le indagini facciano luce al più presto su questo ritrovamento inquietante. Da parte nostra continueremo nell’opera di rinnovamento, trasparenza e autonomia a difesa dell’interesse pubblico che abbiamo iniziato sin dal primo giorno del nostro arrivo”.

Quando l’architettura si concentra su spazi… mini!

ufficio-tuttacronacaSe pensate che il futuro sia open space e con ampie zone da condividere, forse le foto che seguono vi faranno cambiare idea. Si tratta di cubicoli raccolti dal sito del magazine Inc., bozzoli tecnologici che crrano ambienti di lavoro intimi e riservati che si fanno notare per le loro forme particolari e che possono venire immersi senza problemi nella natura, fosse anche quella di un giardino di casa. Non sono neanche eccessivamente costosi se si considera che si va dalla sfera rivestita in legno della ArchiPod con gli oblò al posto delle finestre che costa circa 15.000 euro ai più economici container-ufficio immaginati dallo studio Pallotta Teamworks: ognuno cosa circa 2.500 euro.

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Piero Fassino smantella il Virtual Park… addio cinema?

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L’eredità di Sergio Chiamparino verrà cancellata da Piero Fassino, che stretto dalla Spending Review ha deciso di chiudere gli studi cinematografici. Il Virtual Park, quel Polo che doveva dare nuova linfa al cinema italiano verrà smantellato. Così scrive Giorgio Ponziano su Italia Oggi:

Si chiude. Niente più studios, niente più ebbrezze cultural-chic. Infatti quando a Fassino hanno comunicato che doveva sborsare 2 milioni di euro per ripianare l’ennesimo passivo, è saltato sulla sedia. È vero che il capitale sociale del Virtual Park non è tutto sul groppone del Comune, che ne detiene il 76,5 %. Ma il resto (23,4 % è a carico della Regione attraverso Finpiemonte e qualche spicciolo appartiene alla Provincia) grava pur sempre sulle spalle pubbliche, cioè dei cittadini. I quali finora hanno comunque pagato ogni anno milioni di euro per ripianare il rosso dei bilanci del parco virtuale, senza che nessuno muovesse un dito.

In verità tutto questo una paternità ce l’ha. E risale al 1999 quando l’allora sindaco Valentino Castellani decise che l’operazione andava fatta e avviò l’iter per costituire una società pubblica col compito di promuovere «contenuti tecnologici, sociali, culturali ed economici della multimedialità con particolare riguardo alla realtà virtuale ed alle sue applicazioni, in ambito locale, nazionale ed internazionale, nonché di sviluppo nel territorio di attività produttive e imprenditoriali capaci di utilizzare, anche commercialmente, le esperienze, i risultati e le realizzazioni prototipali delle ricerche e delle attività promosse e monitorate dal Parco Tecnologico nel settore della realtà virtuale».

Caspita. Di fronte a un programma così agguerrito nessuno si chiese l’effettiva fattibilità, al contrario accorsero a festeggiare Camera di commercio, università, Politecnico. E l’Europa accordò un po’ di fondi. Poi avvenne il solito fuggi-fuggi all’italiana. Si sfilarono tutti e l’Europa chiuse la cassaforte. Il Comune rimase col cerino in mano e siccome un aiuto non si nega a nessuno arrivò la Regione a supportare la totale pubblicizzazione della società. Valentino Castellani continuava a sostenere che il Virtual Park e la cinecittà torinese erano un vanto e tutto procedeva a tarallucci e vino. Del resto, Piero Fassino, che in questi giorni ha deciso per il colpo di spugna, ha contemporaneamente promosso Castellani, ponendolo a capo di Idee per Torino, che dovrebbe coordinare la costituzione della città metropolitana torinese in vista della legge che il parlamento dovrebbe approvare dopo avere cassato le Province.

Ma la vicenda del Virtual Park ha altri aspetti ambigui. In tutti questi anni sono successe cose strane. A un certo punto è entrata una società privata con l’impegno di versare un canone al Comune ma in realtà non ha mai versato nulla e quando il suo debito è diventato elevato, ha dato forfait. Che ha fatto il Comune? Anziché portare in tribunale la società privata ed esigere il pagamento del dovuto ha acquisito azioni della società per l’importo del debito così che essa si è trasformata da creditore a debitore.

«È stata un’operazione sciagurata – commenta il capogruppo di Sel in Comune, Michele Curto – ma la città non ha fiatato, si è trattato si larghe intese ante-litteram».

Ancora: all’interno del Virtual Park è nato un fondo, EndGame, partecipato da una misteriosa società ubicata negli Stati Uniti. Il fondo pose la propria sede in Irlanda per avere agevolazioni fiscali, con buona pace della guardia di finanza. È stato finanziato coi soldi pubblici, gli americani non vi hanno messo neppure una lira, doveva «attrarre finanziamenti finalizzati alla produzione dei film» ma non si è mai vista una macchina da presa. Conclusione: bagno di sangue economico e chiusura del fondo.

Eppure il progetto davvero sarebbe stato un salto in avanti in un’Italia che invece investe solo e unicamente nell’industria più classica senza capire che ci vorrebbe una riconversione delle attività produttive. L’ex vicesindaco Tom Dealessandri afferma: «Non è il momento di mettere in liquidazione la società.. Le potenzialità ci sono. Perché si dovrebbe mettere a rischio il patrimonio della città negando l’intervento finanziario?».

Che fare del complesso di 38mila metri quadri? Uffici, studi e laboratori che verranno chiusi perché ancora una volta in Italia non si è capito il potenziale economico e l’offerta tecnologica che poteva davvero essere il motore propulsivo non solo di Torino, non solo del Piemonte, ma anche di una nazione che poteva davvero offrire professionalità e creatività a livello internazionale. E questo naturalmente senza calcolare l’indotto che poteva portare… da queste macerie forse si comprende l’inadeguatezza di quanti  non sono stati in grado di far decollare il progetto e hanno gettato, forse, per sempre una delle più grandi opportunità italiane di ripresa.

Ma fin quando i progetti, magari iniziati male, ma che hanno in sé un grande potenziale vengono criticati e abbandonati, questo Paese davvero sembra non aver nulla da offrire alle generazioni future.

Le foto incredibili del villaggio che riemerge dal lago dopo 5 anni!

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Un terremoto di magnitudo 8,0 ha devastato il villaggio di Xuanping, nella contea di Beichuan, Sichuan, in Cina, ora a distanza di 5 anni il villaggio è riemerso dalla acque del lago che lo avevano sommerso. Queste foto incredibili mostrano alcuni edifici residenziali, uffici e una scuola primaria che sono tornati alla luce dopo essere stati completamente sommersi nel 2008. Molte persone sono volute venire a rivedere quelle che in passato furono le loro case.

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La BBC trasloca… ecco le immagini! Si torna al vecchio edificio!

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Le telecamere hanno smesso di registrare e tutto è pronto per il trasloco: dopo 53 anni di televisione, chiude il leggendario Television Centre di Londra che ha ospitato fino ad oggi gli studi della Bbc. L’emittente britannica torna nell’edificio storico del 1932, un simbolo di art deco, debitamente allestito per ospitare i nuovi mezzi di comunicazione. Queste immagini catturano la fine di un’era, in uno scenario di decadenza e abbandano: mobili per ufficio vuoti, oggetti di scena e costumi abbandonati, corridoi vuoti e pc in disuso

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