L’assessore che lamenta lo stipendio troppo basso: 5440 euro

bonafede-ester-tuttacronacaEster Bonafede, assessore al Lavoro nella regione Sicilia che nella giunta Crocetta rappresenta l’Udc, sostiene che lo stipendio da 5440 euro percepito per fare l’assessore regionale sull’isola non sia sufficiente. Commentando gli effetti della delibera applicativa della spending review in vigore dal primo gennaio che ha ridotto anche le indennità, la Bonafede ha detto: “È un paradosso che un assessore regionale guadagni meno del suo capo di gabinetto, meno di un deputato e, in certi casi, perfino di un commesso, ma è così”. E ancora: “Oltre ai tagli orizzontali, gli assessori subiscono la tassazione dell’unica indennità percepita per intero. Così per quanto mi riguarda, il mio stipendio netto, con la tassazione al 44%, è di 5.440 euro mensili”. Ha quindi concluso: “L’attività di assessore non prevede pause e vacanze, meriterebbe un riconoscimento economico proporzionato al lavoro svolto, ai risultati ottenuti e all’assunzione delle responsabilità connesse. Di conseguenza tutti gli assessori della giunta tecnica avvertono, dall’entrata in vigore della legge, di essere discriminati, perché non viene riconosciuto loro nemmeno lo stesso trattamento dei deputati”.

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Dalle cene di beneficenza all’indagine… la cognata di Casini si difende: “deplorevole”

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Silvia Noè, la cognata di Pierferdinando Casini è indagata per alcune cene di beneficenza dalla Procura di Bologna che ha iscritto la capogruppo dell’Udc al Consiglio regionale dell’Emilia Romagna, per aver addebitato al suo gruppo consiliare le spese per due eventi benefici organizzati dalla fondazione Ant. A riportare la notizia è stato Libero che ha anche riportato la difesa della Noé: “Se alcune centinaia di euro sono state finalizzate – ha scritto in una nota – in questi dieci anni per sostenere attività benefiche o di solidarietà, francamente non lo ritengo così deplorevole”.

“Non penso sia disdicevole se, ogni volta che se ne è presentata l’opportunità – argomenta ancora la capogruppo Udc -, il mio gruppo consiliare abbia potuto sostenere iniziative benefiche negli ambiti più disparati”. La Noè, poi ha aggiunto: “Vorrei capire qual è l’interesse a confondere vacanze – chiede -, gioielli o dubbie collaborazioni con qualche iniziativa promossa da un’associazione benefica. Mi auguro – continua – un rapidissimo accertamento della verità, perché fare di tutta un’erba un fascio e confondere onesti e disonesti non aiuterà mai a migliorare la politica”.

La mano che lanciò il Duomo… polemiche contro la scultura a Rosarno

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Per alcune ore a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria è stata esposta una scultura – opera presentata ad un festival della rigenerazione urbana patrocinato dal Comune – che ritrae la mano di Massimo Tartaglia, l’uomo che nel dicembre del 2009 tirò la statuetta del Duomo di Milano in faccia a Silvio Berlusconi.

La denuncia arriva da Il Giornale che riporta le parole del consigliere comunale Udc Giuseppe Idà:

“Altra figuraccia dell’Amministrazione comunale di Rosarno, non c’è mai fine al peggio…. Ieri in pompa magna hanno scoperto in Piazza Valarioti questa ‘Opera d’Arte’, dopo essersi accorti che era un obbrobrio, e che di arte non c’era proprio nulla, con una scusa banalissima nell’arco di dieci minuti l’hanno immediatamente rimossa!! La Statua ritrae la mano di quello squilibrato che tirò la statuetta del Duomo di Milano in faccia di Berlusconi, rischiando di ammazzarlo!!”

Ora la statua è stata rimossa. Ma su Facebook è stata pubblicata una foto della scultura.

“Come amministrazione comunale siamo all’oscuro della vicenda”, ribatte il primo cittadino, “Sappiamo solo che, nell’ambito della kermesse che si è conclusa il 28 settembre scorso, un artista, del quale non ricordo nemmeno il nome, ha realizzato quest’opera, effimera come le altre che sono state realizzate in quella occasione. Opera che è stata rimossa dai vigili urbani. Non poteva esserci alcuna inaugurazione da parte dell’amministrazione comunale perché non avevamo commissionato alcuna opera del genere che, peraltro, non è mai stata visionata da alcuno. L’unica foto che la riguarda, essendo stata sempre coperta da un drappo, è stata scattata dallo stesso artista che se l’è fatta per ricordo. Non c’è nessun caso, dunque anche perché, per quanto ci riguarda, eravamo del tutto ignari della cosa.”

Atreyu 2013: show di La Russa con Viva la Mamma contro la Kyenge

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Ignazio La Russa, ironizza sulla sulla proposta (o presunta tale) di Cecile Kyenge di sostituire i termini “mamma” e “papà” con “genitore 1″ e “genitore 2″. L’ex ministro della Difesa si è anche messo a cantare i nuovi testi riscritti di Mamma di Beniamino Gigli e di Viva la mamma di Edoardo Bennato.

Niente più mamma e papà: la consigliera vuole chiamarli genitore primo e secondo

genitori-mamma-papà-tuttacronacaL’idea, che ha già provocato le prime polemiche, arriva dalla neo consigliera comunale con delega sui diritti civili di Venezia, Camilla Selbezzi: sostituire dai moduli le parole “mamma” e “papà” con “primo e secondo genitore”. E’ il senatore veneto Antonio De Poli (Udc) a criticare la proposta: “arebbe una decisione insensata e priva di logica”. Il senatore ha spiegato: “Le parole ‘mamma’ e ‘papà’ sono le più belle. Pensare che discriminino i gay offende non solo chi crede nella famiglia ma francamente chi, pur schierandosi dalla parte dei gay, ritiene la famiglia un valore fondamentale da tutelare. Anche con le parole”. E a chi potrebbe attaccarlo di conservatorismo risponde: “Non è così che si tutelano i diritti delle minoranze”. E sottolinea: “Per noi dell’Udc la famiglia è fondata solo sul matrimonio tra uomo e donna. Chi ha una posizione diversa dalla nostra non può permettersi di estirpare la cultura e l’identità della nostra società con la scusa del rispetto nei confronti delle diversità. Così non si tutelano i diritti civili , si fa solo un regalo a chi vuole allontanare il dialogo e il confronto civile tra chi ha posizioni politiche diverse sulla questione». «Auspico – conclude l’esponente Udc – che presto verrà un chiarimento puntuale da parte del sindaco Orsoni che è rimasto non a caso sorpreso da questa iniziativa singolare».

Shock a Chieti per l’arresto dell’assessore D’Agostino:concussione e violenza sessuale

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Ivo D’Agostino, 54 anni, iscritto all’Udc e assessore al traffico, alla sanità, alle politiche della casa,  secondo le accuse, avrebbe  ottenuto con la forza, prestazioni sessuali in cambio dell’assegnazione di alloggi popolari. Per questo ora è stato messo agli arresti domiciliari con pesantissime accuse: concussione, tentata concussione e violenza sessuale. Secondo quanto citato da Il Centro l’assessore comunale avrebbe abusato di almeno 5 ragazze bisognose. Le giovani, tra cui alcune segnalate dalla Caritas, si rivolgevano all’assessore per avere degli aiuti. In cambio chiedeva prestazioni sessuali, da consumarsi negli stessi uffici dell’assessorato.

Quanto ci odiano i cugini svizzeri? Odio razziale contro gli italiani!

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Elezioni in vista a Lugano  e i partiti affilano le armi per strappare qualche voto in più. Naturalmeente cosa c’è di meglio di una bella battaglia tra i poveri italiani e gli svizzeri più emarginati? Una provocazione che vuole innalzare il grado di intolleranza, una discriminazione razziale a uso e consumo del potere politico. Ma se davvero temono per la disoccupazione degli svizzeri, loro che da anni hanno amministrato Lugano perchè non hanno fatto nulla per arginare il fenomeno? Solo durante le elezioni torna di moda l’italiano transfrontaliero? L’Eldorado elvetico tira le cuoia e vuole attribuire la crisi dell’occupazione al lavoratore straniero costretto a farsi chilometri per andare a lavorare oltre il confine?

“Siamo in mutande”. Dalla Svizzera parte la nuova campagna anti italiana, che fa il paio con quelle già promosse in passato dalla Lega dei Ticinesi e dall’Udc, il partito elvetico di ultradestra. Ed è proprio l’Udc ad aver firmato i nuovi manifesti che ritraggono lavoratori svizzeri di ieri e di oggi, mettendo in luce il peggioramento delle condizioni di vita, dalla sicurezza al futuro per i giovani, passando per il lavoro. Proprio su questo punto l’Udc attacca gli “oltre 8000 lavoratori frontalieri impiegati nel terziario”, quasi a sottolineare che il lavoro nel settore dei servizi dovrebbe essere una prerogativa degli svizzeri, lasciando ai frontalieri italiani le mansioni meno gratificanti.

Dopo la morte del controverso e carismatico leader della Lega dei ticinesi Giuliano Bignasca è facile pensare che l’Udc voglia approfittarne per riprendersi una fetta di quel largo consenso che i leghisti elvetici avevano costruito alle ultime elezioni proprio sugli attacchi ai lavoratori frontalieri italiani, fino a diventare il primo partito del cantone.

“I nostri lavoratori – recita lo slogan pubblicato sotto la foto dello svizzero in mutande – sono messi sotto pressione dagli accordi bilaterali, soprattutto nel settore terziario. Sempre più sostituiti da lavoratori frontalieri, i nostri disoccupati tendono inesorabilmente ad aumentare.  È necessario mettere un freno a questa tendenza. L’iniziativa Udc contro l’immigrazione di massa è la soluzione”.

L’invettiva xenofoba dell’Udc non si ferma sul piano del lavoro, ma continua su quello della sicurezza, attaccando l’accordo di Schengen, colpevole di aver “permesso la libera circolazione dei criminali” e di aver portato quindi una situazione di insicurezza all’interno della confederazione, sottolineando che: “I criminali stranieri devono immediatamente lasciare il nostro Paese”.

Ecco chi ha vinto alle Regionali del Lazio! Alcuni sono impresentabili…

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Sono molti i volti più o meno nuovi che per la prima volta si siederanno nel parlamentino del Lazio in via della Pisana, ma tra i 50 consiglieri (28 di maggioranza e 22 di minoranza) ci sono poche donne, solo 10 (e neanche una tra i 13 eletti del Pd e i 9 del Pdl).

A fare scalpore le bocciature del capolista dei Democratici ed ex parlamentare, Jean Leonard Touadi, e della giornalista tv Livia Azzariti, che era nella Lista Zingaretti. Stessa fine per due politici Pdl: l’ex assessore capitolino, Marco Visconti (Ambiente) e il collega regionale ai Trasporti della vecchia giunta Polverini, Luca Malcotti, al quale per poco più di 200 voti ha soffiato il posto un altro ex assessore di Alemanno, Fabio De Lillo, ultimo degli eletti Pdl nella Capitale. Sogni infranti anche per Fidel Mbanga Bauna (giornalista Rai).

Dalla lista civica per Zingaretti entra alla Pisana una vecchia conoscenza della politica romana, Michele Baldi (ex An e FI), con 13.936 preferenze, e Gianluca Quadrana, ex consigliere comunale dal 2006 con 6.205. A rappresentare Sel c’è Ginetto De Paolis (5.549 voti), originario di Civitavecchia, che è stato consigliere provinciale.

Daniele Leodori, 43 anni, segretario provinciale del Pd originario di Zagarolo, è il neoeletto consigliere del Lazio più votato con 22.693 voti.

Tornano in Consiglio gli ex assessori polveriniani agli Enti locali, Pino Cangemi e Pietro Di Paolo. Tra i banchi del Pdl ci sono pure Mario Abbruzzese (Pdl) presidente del Consiglio regionale uscente, e Olimpia Tarzia. Con loro pure Antonello Aurigemma, assessore ai Trasporti della giunta Alemanno. Vecchia conoscenza della Pisana si è confermato Pietro Sbardella.

I consiglieri scendono da 70 a 50 (come imposto dai tagli ai costi della politica fatti dal governo Monti e confermati da Renata Polverini), i gruppi passano da 15 a 11 (di questi 5 monogruppi). Restano fuori dal Consiglio: Idv, Udc, Fli, Radicali, Mpa, Fds e Verdi.

Zingaretti potrà quindi contare su una maggioranza di 28 consiglieri, di cui 10 del suo listino e 18 conquistati dai partiti della coalizione. Il maggior numero dei seggi va al Pd (13), contro i 9 del Pdl e i 7 del Movimento 5 Stelle (guidato da Davide Barillari) dove figurano anche Silvia Blasi, Gaia Pernarella, David Porrello, Valentina Corrado, Gianluca Perilli e Silvana Denicolò. Tra i 50 consiglieri i 10 del listino collegato a Zingaretti sono: Cristiana Avenali, Daniela Bianchi, Marta Bonafoni, Cristian Carrara, Baldassare Favara, Rosa Giancola, Gian Paolo Manzella, Daniele Mitolo, Teresa Petrangolini e Riccardo Valentini.

“Le mani sulla città”! Indagini tra capigruppi al Pirellone

Tra i ventinove indagati nell’ambito dell’inchiesta con al centro l’ipotesi di peculato sui presunti rimborsi sospetti avviata dalla procura di Milano, ci sarebbero i capigruppo di Pd, Sel, Idv e Udc al Pirellone. Luca Gaffuri (Pd), Chiara Cemonesi (Sel), Stefano Zamponi (Idv), Elisabetta Fatuzzo (Pensionati) e Gianmarco Quadrini ( Udc).

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Sicilia, 46 voti su 90! A maggioranza bulgara eletto l’UdC Ardizzone, Presidente ARS.

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L’Udc rassegna le dimissioni dalla giunta Polverini

Che Berlusconi “la smetta di mettere Casini nei suoi casini”. No a unione Udc-Pdl

 

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