Tsunami in Brasile… e le auto si ritrovano “spiaggiate”

brasile-tsunami-tuttacronacaAttimi di paura sulla spiaggia di Cassino, nel Rio Grande do Sul in Brasile, colpita da uno tsunami. L’onda improvvisa provocata dal passaggio di fenomeni metereologici come bufere, non solo ha fatto correre i bagnanti presenti, ma ha anche travolto e spostato decine di auto parcheggiate nei pressi della spiaggia più lunga al mondo.

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Quel gigante sommerso che terrorizza il mar Tirreno: il vulcano Marsili!

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Quanti sanno che nel nostro mar Tirreno “abita” un gigante sommerso? Il vulcano Marsili è il più grande d’Europa e del Mediterraneo: 70 km di lunghezza e 30 di larghezza, nonostante gli oltre tremila metri di altezza dal fondo marino, la vetta resta ben 500 m sotto la superficie.

“Il vulcano è ancora attivo” questo è quanto emerge da uno studio pubblicato su ‘Gondwana Research’, da un gruppo di ricerca internazionale che comprende l’Istituto per l’ambiente marino costiero del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Iamc-Cnr) e l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Roma (Ingv). Una campagna di esplorazione, cominciata nel 2006 a bordo della nave oceanografica ‘Universitatis’, ha fatto un punto di chiarezza scientifica sulla natura di questo vulcano sottomarino, della cui potenziale pericolosità si discute molto poichè è nota da tempo la sua attivita’ sismica e idrotermale.

 “L’ipotesi più accreditata dagli studiosi era quella che considerava cessata, all’incirca 100.000 anni fa, l’attivita’ eruttiva del vulcano – dice Mattia Vallefuoco, dell’Iamc-Cnr – nel corso della missione, finalizzata ad acquisire nuovi dati sui prodotti emessi dal Marsili e sulla loro età, è stata prelevata ad una profondita’ di 839 metri una colonna di sedimento che ha evidenziato due livelli di ceneri vulcaniche dello spessore di 15 e 60 centimetri, la cui composizione chimica risulta coerente con quella delle lave del vulcano”. Per risalire all’età degli strati di questa ‘carota’ di ceneri i ricercatori si sono serviti del carbonio 14.

 “Le due analisi eseguite sui gusci di organismi fossili contenuti nei sedimenti hanno fornito rispettivamente età di 3000 e 5000 anni – afferma Guido Ventura, ricercatore Ingv – datazioni che testimoniano una natura almeno parzialmente esplosiva del Marsili in tempi storici”.

Molti gli studi condotti in questi anni. In caso di eruzione marina molto violenta del Marsili o degli altri giganti sommersi vicini Vavilov e Magnaghi, potrebbe generarsi uno tsunami nel Tirreno. Gli stessi effetti potrebbero verificarsi con una grossa frana. La vicinanza del Marsili alle coste di Campania, Calabria e Sicilia renderebbe impossibile trasmettere un’allerta in caso di tsunami. Un’onda anomala impiegherebbe solo una trentina di minuti per raggiungere la costa più vicina.

“A questo punto sono necessarie nuove ricerche per implementare un sistema di monitoraggio che possa valutare l’effettiva pericolosità connessa a una possibile eruzione sottomarina. Non è da escludere – avverte Guido Ventura – che il Marsili venga inserito nella lista dei vulcani italiani attivi come Vesuvio, Campi Flegrei, Stromboli, Etna, Vulcano e Lipari”. Alla ricerca hanno collaborato anche l’Universita’ Gabriele d’Annunzio di Chieti, la Schlumberger Information Solutions di Madrid, la Leibniz University di Hannover e la societa’ Eurobuilding Spa di Servigliano.

Tremenda scossa sismica in Indonesia, magnitudo 6,3!

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Una forte scossa di terremoto di magnitudo 6.3 è stata registra alle 10:24 ora locale (le 2:24 di domenica in Italia) al largo delle isole Barat Daya, nel sud dell’arcipelago orientale indonesiano delle Molucche.

Secondo i rilevamenti dello United States Geological Survey (Usgs), il sisma ha avuto ipocentro a 10 km di profondità ed epicentro in prossimità dell’isola di Damar. Non si hanno al momento notizie di danni a persone o cose, né è stata emessa alcuna allerta tsunami.

Forte scossa di terremoto sulla costa russa: magnitudo 6.6

terremoto-russia-tuttacronacaE’ il Centro Geologico Statunitense a rendere noto che una forte scossa di terremoto è stata registrata in Russia, sulla cosa orientale, non lontano dalla costa ovest degli Stati Uniti e dal Giappone. L’evento, che ha avuto magnitudo 6.6, ha colpito la località di Kamchatka. L’ipocentro è stato registrato a una profondità di 47 chilometri.  Il sisma e’ stato registrato a una profondita’ di 47 chilometri (33 miglia). Nonostante non siano stati diramati allarmi tsunami verso l’oceano Pacifico, si prevedono onde anomale locali entro il raggio di 100 km dall’epicentro.

Quattro scosse di terremoto nella notte a New Delhi

terremoto-india-tuttacronacaE’ stata l’agenzia di stampa Pti a rendere noto che, nella notte, nella capitale dell’India, New Delhi, sono state registrate quattro scosse di terremoto a seguito delle quali non sono state segnalate nè vittime nè danni visibili. La prima scossa è avvenuta alle 00:41 locali e ha avuto una magnitudo di 3,1 gradi con epicentro nella stessa zona di Delhi. Nel giro delle successive tre ore sono seguite altre tre brevi scosse di 3,3, 2,5 e 2,8 gradi di magnitudo.

Scossa di terremoto a Tokyo, magnitudo 5.5

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Una forte scossa di terremoto di magnitudo 5.5 è stata appena registrata in Giappone alle 7.38 locali (23.38 di sabato in Italia), con epicentro poco a nord di Tokyo. La Japan Meteorological Agency non ha lanciato alcun allarme tsunami.

Scossa di terremoto di magnitudo 7.3 in Giappone!

terremoto-giappone-tuttacronacaUn terremoto di magnitudo 7.3, stando a quanto riporta la Japan Meteorological Agency, ha colpito le coste del Giappone 325 km a largo della provincia orientale di Fukushima. L’ipocentro è stato rilevato a una profondità di 10 km. A seguito del sisma era stata diramata un’allerta tsunami il cui livello più basso si è manifestato in un’onda di soli 30 cm che non ha causato danni nella prefettura orientale di Ishinomaki, la più esposta. A riferirlo la tv pubblica Nhk. La popolazione era stata invitata ad allontanarsi dalla costa dalle autorità, che non possono dimenticare il disastro del terremoto di magnitudo 9 e successiva onda anomala di 13 metri, che, l’11 marzo del 2011, distrusse la prefettura di Fukushima. I dipendenti della centrale atomica di Fukushima hanno ricevuto lo stesso ordine: nella centrale ci sono ancora centinaia di serbatoi pieni di acqua altamente radioattiva, residuo delle attività di raffreddamento dei reattori. Stando alla proprietaria Tepco, l’impianto non ha riportato danni e non si sono registrati aumenti nel livello di radioattività.

Il terribile terremoto nelle Filippine: sale il numero delle vittime

terremoto-filippine-tuttacronacaSi continua a cercare le 22 persone che risultano disperse dopo il terremoto che ha colpito due giorni fa le Filippine, mettendo in ginocchio in particolar modo le isole di Visayas e Mindanao. A seguito del sisma, che ha avuto magnitudo 7.1, è nel frattempo salito il bilancio del numero dei morti: sono 142 le persone hanno perso la vita. 181 i feriti. A renderlo noto, come riferisce il sito del quotidiano Enquirer, le autorità. Sulla sola isola di Bohol, epicentro del sisma, si sono contate 132 vittime, a Cebu sono morte 9 persone e a Siquijor una.

Terremoto da 32 bombe atomiche: questa la potenza nelle Filippine

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Sono agghiaccianti le dichiarazioni rilasciate da Renato Solidum, il capo dell’istituto nazionale filippino di Vulcanologia riportate su i più importanti media del Paese:

Il sisma che ha colpito stamani le Filippine ha rilasciato un’energia pari a “32 bombe atomiche di Hiroshima”, ha dichiarato Solidum.

Anche le testimonianze raccolte sono indice dell’evento eccezionale che ha colpito le Filippine:

“Siamo fuggiti in strada, ma ci siamo dovuti aggrappare agli alberi, perché le scosse erano troppo forti”, racconta una testimone sull’isola di Bohol. Un chiesa è stata letteralmente “sbriciolata”, raccontano altri superstiti.

Al momento le vittime sarebbero almeno 73, ma il bilancio è ancora provvisorio. La maggior parte dei morti si è registrata sull’isola di Bohol dove i cadaveri fin’ora recuperati sono stati 57. Altri 15 corpi invece sono stati trovati a Cebu e uno è stato rinvenuto sull’isola di Siquijor. Ingenti anche i danni agli edifici.

La basilica del Santo Bambino a Cebu, la chiesa più antica delle Filippine, ha perso il suo campanile a causa della scossa. Un’altra chiesa del XVII secolo situata nella cittadina di Loboc, a sud di Carmen, è andata quasi completamente distrutta. Diverse altre chiese disseminate nella zona, risalenti al periodo coloniale spagnolo, hanno riportato danni per via del terremoto.

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Secondo la protezione civile locale, nelle ore successive al sisma si sono registrate almeno 110 scosse di assestamento, tutte intorno ai 2 gradi di intensità, ma una di 5,4. Le autorità hanno comunque escluso il rischio di tsunami.

Il sisma ha scatenato il panico tra la popolazione: nel timore di uno tsunami, in migliaia si sono accalcati per cercare riparo sulle alture. “Si spingevano l’un l’altro sulla collina”, dice una ragazza. Nella città di Carmen, sull’isola di Bohol, “molti edifici sono crollati, le strade sono devastate, alcuni ponti sono crollati”, scrive la stampa locale.

SHOCK NELLE FILIPPINE: sisma di magnitudo 7,1, almeno 20 morti

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Sono almeno venti i morti (ma il bilancio è destinato a salire) e numerosi i feriti a causa di un devastante terremoto di magnitudo 7.1 che ha colpito martedì mattina, alle 08.12 locali e alle 2.12 in Italia, nelle Filippine l’isola di Bohol e tutta la regione centrale turistica di Cebu.

Diverse le strutture rimaste danneggiate sull’isola, tra cui chiese, municipi, strade e case private. L’epicentro della scossa è stato localizzato 5 km ad est dalla municipalità di Balilihan e 629 a sud-sudest della capitale Manila. Al momento non sono disponibili ulteriori informazioni su eventuali danni a persone o cose. Il Centro allerta tsunami del Pacifico (Ptwc) non ha emesso alcun allarme. Circa 15 minuti dopo la prima scossa, una replica di magnitudo 5.4 e’ stata registrata nella stessa zona, 6 km a nord-nordest di Nueva Fuerza.

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Paesi fantasmi: la vita che non c’è attorno a Fukushima

fukushima-tuttacronaca“L’energia nucleare – L’energia per un futuro migliore”. E’ quanto recita il cartello sotto cui transita una donna che sta andando a visitare la sua casa. E’ una delle circa 160mila persone che sono state costrette ad abbandonare la propria casa per ordine del Governo. L’evacuazione, che ha colpito i residenti in un raggio di 20 chilometri dalla centrale nucleare di Fukushima, era arrivata dopo lo tsunami del marzo 2011 e la successiva fuga radiattiva. Ancora oggi, due anni e mezzo dopo, agli abitanti è permesso tornare alle loro dimore una volta al mese, una visita per la quale sono necessari dei permessi speciali e che esclude la possibilità di fermarsi per la notte. Il fotografo di Reuters Damir Sagolj si è accodato a uno di questi viaggi e ha realizzato le foto che seguono. Immagini che parlano di paesi abbandonati, case in attesa del ritorno dei proprietari dei quali conservano i ricordi più cari, strade le cui luci servono per illuminare solo l’asfalto. E a tutte quelle persone, che una casa ce l’hanno ma non vi possono fare ritorno, non restano che i centri d’accoglienza per gli evacuati, con le loro fredde case prefabbricate, senza un passato.

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Scossa tremenda in Papua Nuova Guinea, magnitudo 7.2

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Un sisma di magnitudo 7.2 è stato registrato nel nord-est della Papua Nuova Guinea. Lo ha reso noto il Servizio geologico degli Stati Uniti (Usgs). Al momento non è stato emanato nessun allarme tsunami. Il terremoto è stato localizzato a 110 chilometri a nord-est della città di Taron, sull’isola Nuova Irlanda, ad una profondità di 379 chilometri.

Tsunami in India… Ecatombe? Forse 10mila vittime

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Sarebbero circa 9 o 10 mila le vittime della tragedia  causata nello Stato indiano di Uttarakhand da un monsone trasformatosi in tsunami. E’ il quotidiano  The Times of India a rivelare che il Dipartimento meteorologico tra il 14 al 16 giugno aveva diramato bollettini allarmanti riguardanti la possibilità di “pesantissime piogge” in Uttarakhand. Tramite l’allerta il Dipartimento chiedeva alle autorità di “trasferire la popolazione in luoghi sicuri”, ma secondo il giornale nessuno ha fatto nulla e la popolazione è rimasta vittima dello tsunami.

Aggiornamento: Polemica sulle vittime per il governo sarebbero “solo” 900. Per ridimensionare la tragedia annunciata?

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“Allarme Marsili”: terremoto e tsunami? La paura dilaga sul web

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L'”Allarme Marsili” continua a imperversare in rete mandando nel panico migliaia di internauti spaventati dall’immagine che vede rappresentata l’onda di tsunami che arriverebbe 60 minuti dopo il crollo delle pareti del più esteso vulcano sottomarino d’Europa. Ci ha pensato anche il Centro Meteo a cercare di riportare alla ragione spiegando come sia infondato il terribile allarme circa un’eruzione, improvvisa e imminente, del Marsili, ma le rassicurazioni degli scienziati sembrano non sortire effetto. Da cosa ha preso avvio questa paura? Una fan page di Facebook ha publicato ha pubblicato l’immagine del Tirreno Meridionale e di un’onda di tsunami che si propaga sulle coste di Calabria, Sicilia e Campania, dove viene specificato che il vulcano sottomarino si è risvegliato e le conseguenze saranno distruttive. I vulcanologi hanno spiegato che il Marsili, con i suoi 70 km di lunghezza per 30 di larghezza e che si eleva per 3mila metri rispetto al fondale, potrebbe essere pericoloso a causa della fragilità delle sue pareti: qualora avvenissero delle forti scosse di terremoto infatti, accompagnando così una sua eventuale eruzione, queste andrebbero a crollare provocando un’onda anomala. Ma al momento non c’è motivo di allarme: nonostante il vulcano sia attivo, non esistono segnali così importanti di risveglio tali da allarmare un’intera popolazione. La bufala corre in rete insomma ma, del resto, l’allarmismo per l’attività del Marsili non è la prima volta che si diffonde…

California e Giappone nel mirino del terremoto

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Alle 14.47, le 7.45 ora italiana, si è registrato un forte terremoto di magnitudo 8.2  nel nord del Giappone. L’ipocentro è stato rilevato a 590 km di profondità nel mare intorno all’isola russa di Sakhalin, sopra l’isola di Hokkaido. Stando alla Japan Meteorological Agency, la scossa non ha portato alcun rischio tsunami mentre i media locali riferiscono che non risultano danni a persone o cose. Ha avuto invece una magnitudo 5.7 la forte scossa registrata dall’Istituto geofisico statunitense e localizzata nel nord della California. Non è ancora stato reso noto se ci siano stati danni a persone o cose.

Terremoto in Cile, ora il terrore è per il rischio tsunami

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C’è paura in Cile a causa di un sisma che, secondo l’usgs, l’istituto geofisico Usa, è avvenuto al largo delle coste del Paese a 10 chilometri di profondità. L’evento, di magnitudo 6.8 sulla scala Richter, ha attirato l’attenzione del centro per il monitoraggio degli tsunami che ha subito avvertito che esiste il rischio di onde anomale lungo la costa cilena.

Il Giappone trema ancora per il terremoto!

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L’istituto geofisico giapponese ha registrato un terremoto di magnitudo 5.9 della scala Richter nel nordest del Paese, al largo della prefettura di Fukushima. Al momento non si parla di rischio tsunami e, secondo i media locali, non sarebbero stati riscontrati problemi alla centrale nucleare di Fukushima. La forte scossa si è verificata alle 14.48 ora locale, le 7.48 in Italia.

Terremoto in Giappone, 6,2!

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Un sisma di magnitudo 6,2 e’ stato registrato in Giappone alle 17.57 locali (10.57 in Italia), con epicentro a circa 180 km a sud di Tokyo, vicino all’isola di Miyakejima. Lo rende noto la Japan Meteorological Agency (Jma), secondo cui non c’e’ allarme tsunami, ma ”lievi variazioni del livello del mare nelle regioni costiere”.

Il blackout di Fukushima è colpa di un ratto!

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Un topo di circa 15 centimetri è stata la causa del blackout che ha mandato in tilt l’alimentazione elettrica alle piscine di raffreddamento del combustibile esausto dei reattori 1, 3 e 4 della centrale.  Secondo la versione ufficiale quindi sarebbe bastato un ratto a mettere nuovamente in crisi la centrale. A due anni dal sisma-tsunami all’origine della peggiore crisi nucleare dopo quella di Cernobyl con tanto di complessa fusione parziale dei noccioli 1, 2 e 3, la situazione nel disastrato impianto resta chiaramente precaria, ma soprattutto sembra che nessuno sappia intervenire su una problematica così complessa come quella che si è venuta a creare nella zona del disastro.

 

Porno a rischio in Europa… il web si mobilita!

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Porno a rischio in Europa, per la ‘Mozione per eliminare gli stereotipi di genere in Ue’, al vaglio del Parlamento dell’Unione. Ma il solo rischio che si possa arrivare un giorno a vietare il porno  ha provocato uno tsunami di proteste dei cittadini contro Bruxelles, con il Parlamento europeo costretto a mettere dei filtri alle sue caselle di posta elettronica perchè subissate da centinaia di migliaia di messaggi a difesa della libertà della Rete.

Tutto nasce da una risoluzione “non vincolante”, cioè una presa di posizione politica che quindi non ha alcun vincolo legislativo, che il Parlamento voterà martedì prossimo. La mozione “per eliminare gli stereotipi di genere in Ue” chiede agli Stati membri di fare ogni sforzo per eliminare la discriminazione delle donne dalla pubblicità e chiede il bando di ogni forma di pornografia dai media. E’ la seconda parte del documento a generare le proteste.

Preoccupati dalla libertà di diffondere contenuti in rete che con un simile bando verrebbe messa in discussione, migliaia di cittadini hanno scritto email di protesta ai parlamentari: oltre 600 mila in soli tre giorni, un vero ‘attacco’ iniziato giovedì scorso e che ha costretto il Parlamento ad innalzare le difese ‘filtrando’ le caselle di posta degli eurodeputati. La vicenda ha messo in allarme il Parlamento che, ammettendo confidenzialmente di aver scelto parole ‘poco felici’ e troppo generiche per la sua risoluzione, sta monitorando la situazione in vista di martedì, con il timore di attacchi hacker ai suoi siti web.

Google per Fukushima!

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Google ha portato una delle proprie Google Car nei pressi di Fukushima: le attrezzature in dotazione hanno così potuto fotografare lo stato dei fatti nella zona colpita dal disastro nucleare del 2011 e Google Street View diventerà quindi un testimone internazionale di estrema efficacia circa quanto accaduto in Giappone.

Le immagini di Street View non solo rappresenteranno una fotografia dello stato dei fatti, ma avranno anche una funzione commemorativa per i caduti dell’incidente e consentiranno inoltre di sensibilizzare gli utenti sul dramma giapponese a distanza  2 anni  dallo tsunami che ha riscritto la storia del paese orientale.

Nei paraggi di Fujushima tutto è rimasto come ai tempi del terremoto che ha dato origine al cataclisma successivo: la città di Namie è rimasta deserta, isolata dal mondo e completamente evacuata per impedire il contagio di quelli che risiedevano a distanza ravvicinata dalla centrale. Portare la Google Car oggi tra le strade di Namie significa vedere la città così come è stata abbandonata, con i segni del tempo e del disastro a costituire una scenografia spettrale da cui l’uomo ha dovuto fuggire.

Namie, ai tempi un sobborgo da oltre 20 mila abitanti, è oggi una città abitata da cani randagi, poche presenze umane che si sono rifiutate di lasciare le campagne circostanti e carcasse animali che hanno già pagato dazio al problema nucleare. Per almeno un decennio le stesse strade che percorrerà la Google Car non vedranno fluire la vita, sempre che la centrale possa essere nel frattempo disinnescata e la minaccia definitivamente annullata. Cosa, ad oggi, improbabile in tempi tanto brevi.

Le immagini di Namie saranno presumibilmente disponibili online nei prossimi mesi, dopo la necessaria elaborazione delle stesse presso i centri Google. Nel frattempo Google ha avviato in Giappone il proprio Google Public Alert, servizio utile per diramare allarmi pubblici in caso di rischio immediato (terremoto, tsunami, pericolo nucleare). Qualunque ricerca o qualunque accesso a Google Maps e Google Now informerà gli utenti di quanto stia accadendo, rendendo così più semplice la distribuzione di informazioni fondamentali nei momenti dell’emergenza. Ed è noto come l’emergenza, in Giappone, sia ormai da considerarsi una minaccia continua.

Terremoto a Timor Est, magnitudo 5,7

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Panico fra la popolazione per un violento terremoto che ha investito poco fa Timor Est. Il sisma  e’ stato avvertito anche nelle isole piu’ orientali dell’Indonesia. Malgrado l’intensita’ del movimento tellurico sia stata valutata pari a 5,7 gradi sulla scala aperta Richter, non si sono registrati feriti ne’ danni materiali degni di nota, e le autorita’ non hanno ritenuto di diramare un allarme-‘tsunami’. .

Tsunami sulle banche del cibo Usa!

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Prima la crisi che ha stravolto l’America, oggi la morsa che stritola senza lasciare scampo ricade sulle «banche del cibo». I cittadini più poveri così non hanno più a chi rivolgersi.  La crisi che ha messo in ginocchio questi organi assistenziali prende il nome di “siccità”. Tra 2011 e 2012 la mancanza di precipitazioni  ha segnato il record negli Stati Uniti e ora ricade sui prezzi dei prodotti alimentari. Così si sono svuotati i forzieri delle “food bank” e ora scarseggia il cibo per tutti coloro che non possono permettersi neppure di fare la spesa al discount.

Le food bank operano nell’ambito di un programma federale chiamato «Emergency Food Assistance»: il governo acquista sui mercati, carne, frutta e verdura in eccedenza e la distribuisce alla banche del cibo nella forma di bonus. Così da una parte stabilizza il mercato ed evita cadute dei prezzi, dall’altra funziona come una banca centrale per le «Food bank». Queste ultime operano come filiali, distribuiscono i generi alimentari direttamente ai cittadini bisognosi o li smistano ai centri di assistenza, chiese e ricoveri ad esempio. Ma quando la domanda è elevata come è accaduto tra il 2011 e il 2012 a causa della siccità e dell’aumento della popolazione complessiva, il governo non ha interesse a intervenire.

Così le forniture per le banche del cibo si riducono, mentre queste devono far fronte a una richiesta sempre crescente a causa dell’impoverimento dettato dalla crisi, questa volta però quella finanziaria. Ancor più con l’emergenza causata dall’uragano Sandy che ha ulteriormente compromesso la situazione della banche del cibo nella regione del Nord-est degli Stati Uniti, e oltre che nell’area newyorkese. «Stiamo rimanendo con gli scaffali vuoti», spiega Peggy Taylor, gestore di una «food bank» della One Accord Baptist Church di Martinsville, in Virginia. Racconta che il numero di cittadini che si rivolgono a loro è raddoppiato in un anno a 500, mentre le forniture governative sono crollate da 200 casse di prodotti in scatola ad appena trentadue.

Il dipartimento dell’Agricoltura, che gestisce il programma, ha acquistato nel 2011 circa 235 milioni di dollari di prodotti agricoli destinati alla banche alimentari, contro i 347 milioni dell’anno precedente. E il dato parziale per il 2012 è fermo a poco più di 100 milioni. Un trend inversamente proporzionale a quello della povertà: dal 2008 in alcuni casi la «clientela» delle banche del cibo è triplicata, e solo quest’anno le «food bank» sono state costrette a spendere di tasca propria milioni di dollari, indebitandosi a ritmi insostenibili. Col rischio di assistere, oltre quattro anni dopo, al default di queste istituzioni, una catena di collassi tipo Lehman Brothers alimentari.

Nel 2012 la Natura si è ribellata… che l’Uomo impari a rispettarla nell’anno nuovo!

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