Facciamo chiarezza sull’Aids in Grecia

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E’ stato un errore. Anche l’Oms può quindi sbagliare su un rapporto che analizza la Grecia nel periodo più nello della storia ellenica,  e affermare che  “la metà delle nuove infezioni da Hiv sono auto-inflitte per consentire alle persone di ricevere 700 euro al mese”. Nell’errata corrige quindi si precisa che si tratta di “pochi casi aneddotici”. Ma l’aumento della malattia attraverso i   numeri fanno paura: +52% di infezioni nel 2011 rispetto al 2010.

Scrive Maria G. Maglie su Libero:

Non intendo sostenere che finiremo come i greci a iniettarci il virus dell’Aids per prendere il sussidio di 700 euro, ma certo la strada verso la tomba in un cimitero annunciata dal Wall Street Journal per l’Italia della sta-bi-li-tà imposta dal governino dei bravi ragazzi di Napolitano può essere fatta di una stagnazione infinita, di un declino neanche tanto lento verso povertà, disperazione, emarginazione, piccoli furti, imbrogli tragici, omicidi per niente. Forse siamo ancora in tempo, forse no, agli italiani conviene avere ben chiaro, tra una Iuc che prende il posto dell’Imu e una finanziaria votata alla cieca come un contenitore, che quel che l’Organizzazione mondiale della sanità denuncia nel suo rapporto non è una eccezione che riguarda solo i greci dilapidatori e sfruttatori dello Stato; certamente lo sono stati, ma dopo la cura della Merkel, dopo la ricetta di austerità della Troika, stanno molto molto peggio. Qualcosa bisognerà pur fare per superare una politica di austerità che in Europa è stata imposta dalla Germania, con l’applicazione di Bce e Fmi, e ha portato alla crisi, ad avere disoccupati o sotto-occupati 50 milioni di europei. L’austerità si può applicare solo quando c’è sviluppo, altrimenti porta alla recessione. Cito dal rapporto in sintesi nella parte dedicata alla situazione greca: Sono aumentati del quaranta per cento i suicidi, raddoppiati furti e omicidi, i numeri di contagio dell’Hiv e dell’uso di eroina sono aumentati significativamente con una metà delle nuove infezioni da Hiv autoprocurate per consentire alle persone di ricevere il sussidio di 700 euro al mese e un’ammissione più veloce ai programmi di sostituzione delle droghe. Queste tendenze negative della Grecia devono mettere sull’avviso altri Paesi che stiano facendo politiche di significativa austerità sociale come Spagna , Irlanda e Italia. Così da malati sono praticamente morti, ovvero il cimitero del Wsj.

Serve altro per non sentirsi colpevoli di boicottare Letta? Il rapporto, terminato nel settembre scorso, diceva evidentemente una cosa talmente esplosiva che alla diffusione è seguita una imbarazzante smentita che non smentisce niente, perché si limita a precisare che il dato sul virus che la gente si inoculerebbe a bella posta per trasformarsi in un assistito non è dimostrato, ma preso da alcuni articoli, che è comunque esagerato, che c’è stato un errore di editing. È comprensibile, una decisione tra la censura e l’auto – censura, ma quel rapporto non è un volantino scritto alla svelta e stampato alla buona, è frutto di lungo lavoro, passa per infinite mani e controlli prima del si stampi. Fotografa un pezzo di realtà, la condizione di salute dei Paesi, e così facendo inevitabilmente dà un quadro complessivo, in questo caso del fallimento della ricetta obbligata di risanamento imposta dall’Europa forte a un partner debole.

Cos’è accaduto? La contrazione dell’economia, aggravata dalle politiche restrittive ha portato a una continua erosione del gettito fiscale nonostante i sacrifici imposti a famiglie e imprese. Chi non lavora ha forzatamente tagliato i consumi, il che ha portato a minori entrate erariali eminori profitti per le imprese, costrette quindi a mandare a casa altri lavoratori. Di troppo rigore si può morire. Oggi, prima del ritorno in Grecia dei rappresentanti della Troika, previsto per il 2 dicembre, il governo greco deve chiudere tutte le questioni ancora in sospeso per poter sperare nella concessione della tranche da un miliardo di euro nella prossima riunione dell’Eurogruppo del 9 dicembre. Per riuscirvi, entro le prossime 48 ore dovrà inviare ai rappresentanti della troika le proprie proposte sul «buco» nel bilancio del 2014 , messa all’asta da parte delle banche della prima casa in caso di mancato pagamento del mutuo, bilancio del 2014 e nuova legge per la tassazione degli immobili. Sovranità nazionale? L’alternativa all’iniezione infetta, insomma alla morte? Una sola, la stessa: battere il pugno sul tavolo per rinegoziare con l’Europa le regole di un gioco mortale (…)

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Aids iniettato per avere il sussidio di disoccupazione? Questa è l’Europa!

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BOMBA SOCIALE! Se anche questa è l’Europa, viene da pensare da quando l’OMS, l’Organizzazione mondiale della sanità ha pubblicato lunedì gli studi degli effetti dell’austerity sui sistemi sanitari dei paesi in crisi. Ed ecco che il “case study” su Atene innesca la minaccia: il 50% dei nuovi malati di Aids nel paese sono persone che si infettano volontariamente con il virus dell’Hiv solo per riscuotere i 700 euro al mese di sussidio e per avere accesso privilegiato ai farmaci. Naturalmente questo è solo uno dei dati più allarmanti, ma restano alti anche il numero dei suicidi e i problemi neurologici legati alle difficoltà economiche. Mentre tutti si gridava allo scandalo intanto ci si interrogava sulle fonti e alcune sarebbero parse abbastanza discutibili e senza solide basi scientifiche. Tanto che stamattina, con una retromarcia clamorosa, il portavoce dell’organizzazione ha smentito il rapporto fresco di stampa: “Si è trattato di un banale errore tipografico. Sono saltate un paio di frasi e il concetto è uscito distorto – ha detto – non esiste nessuna prova che l’aumento di casi di Aids in Grecia sia legato a casi di gente che si inocula il virus per motivi economici”.

E’ quindi giallo e ci si continua a interrogare se l’Oms abbia voluto smentire perché la notizia avrebbe minato alla base la credibilità della politica di austerity o se effettivamente quei dati non fossero scientifici. In ogni caso ne esce a pezzi la stessa Oms. Nonostante la smentita la situazione in Grecia è gravissima come rivela La Repubblica:

Il complesso welfare sotto il Partenone, per dire, prevede che dopo un anno di disoccupazione si perdano i diritti all’assistenza gratuita. Cosa che in una nazione dove il tasso dei cittadini senza lavoro viaggia al 27% (al 59% tra i giovani) lascia scoperta una fetta importante degli 11 milioni di abitanti. I malati di Hiv, al di là del giallo dell’Organizzazione mondiale della sanità, sono triplicati negli ultimi dieci anni anche perché i programmi di prevenzione, specie presso i tossicodipendenti, sono stati tagliati per mantenere gli impegni di bilancio con la Troika.

Nel 2011, ultimo dato ufficiale a disposizione, il numero di persone che hanno contratto il virus è aumentato del 52%. E il Centro europeo per il controllo delle malattie ha ammesso che l’epidemia sta peggiorando e che “nei primi otto mesi del 2012 il numero di infezioni tra i tossicodipendenti ha per la prima volta superato quelli che hanno contratto la malattia per via sessuale”. Il rapporto dell’Oms citava tra gli effetti collaterali dell’austerity un’impennata dei suicidi (+40% nella prima metà del 2011) e un aumento dei problemi neurologici, figli – sostiene il rapporto – anche di un taglio del 40% delle spese sanitarie elleniche in quattro anni e della possibile perdita di 26mila posti di lavoro tra medici e infermieri. La lezione di Atene, conclude l’organizzazione, deve valere anche per l’Italia: l’aggiustamento nei conti “non deve andare a scapito degli investimenti nella sanità”.

Lo scandalo della sanità pubblica ad Atene… l’Ue indifferente?

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Sarebbero scene indegne in ogni Paese della terra, ma ancora di più se si pensa che derivano dal terzo ospedale più grande di tutta la Grecia. In Europa quindi, all’Evanghelismos di Atene, ci sono foto aberranti che ritraggono pazienti ammassati in sale “in attesa di una tac, perché il prezioso strumento diagnostico era guasto”, si giustificano dal ministero. Ormai la sanità pubblica in Grecia è allo sbando e la possibilità di curarsi resta solo a chi ha redditi elevati che può usufruire di strutture private, mentre il servizio nazionale annega tra debiti e tagli.

Come viene raccontato su Il Fatto Quotidiano:

Quattro i nosocomi nella capital che dovrebbero chiudere, con i conseguenti licenziamenti. Da un lato alcuni commentatori sostengono che la decisione è niente altro che la mossa disperata del governo, inchiodato dalla troika nel reperire lavoratori da licenziare entro dicembre; dall’altro il ministro si difende adducendo l’esigenza di una riforma ampia e articolata del settore.

I medici e i sindacati protestano perché quegli ospedali servono l’intera area metropolitana ateniese, al cui interno vive la metà esatta della popolazione greca.

Il problema della Grecia deve essere un campanello d’allarme per evitare che in futuro altri paesi si trovino costretti a non poter garantire il diritto alla salute ai propri cittadini.

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Il Professore fa tremare la terra sotto i piedi di Letta?

monti-letta-tuttacronacaForse con l’incognita della Legge di Stabilità, che non molti gradiscono, per qualche giorno le dinamiche politiche vertono più sul comprendere il significato di Trise, Tari e Tasi e sul parare gli attacchi che arrivano sia da dentro il palazzo che da fuori. E in mezzo a questo fuoco incrociato potrebbe essere passata in secondo piano la mossa di Monti, che ieri è intervenuto alla trasmissione In Mezz’ora. L’ex presidente di Scelta Civica non ha parlato dei guai del suo ex gruppo e neanche della presunta bontà di questa nuova Legge. Ha mirato al centro della questione denunciando il fatto che il governo è appeso alle sorti di Berlusconi, con uno “scambio” tra Legge di Stabilità e decadenza. Parole che probabilmente hanno colpito forte il Premier, visto che da Palazzo Chigi arriva solo un “La questione non lo turba”. Troppo netta la sentenza per non destare sospetti. E la prima domanda che ci si pone è cosa accadrà domani, visto che per domani era previsto un incontro tra i due. Sempre da Palazzo Chigi spiegano: “E’ fissato col presidente di Scelta civica quindi non sappiamo se viene lui”.

Da quello che è trapelato, il Premier l’ha presa male, anche perchè sa che Monti è rivestito dall’aura di interlocutore affidabile in svariati ambienti: serve la sua parola perchè vi sia un attestato di serietà, di legittimazione. E non è solo questo il problema: in molti nel Pd condividono proprio la lettura del Professore. Dice Dario Nardella, fedelissimo di Renzi: “Le larghe intese garantiscono grandi numeri ma con i grandi numeri devi fare grandi cose. Di fronte alla legge di stabilità questo concetto vale ancora di più. Al momento questa legge che parte da buoni intenzioni non è certo la legge della svolta”. E c’è un motivo se per dirla con Monti è “inginocchiata” al Cavaliere. Prosegue il dem: “L’impronta di Berlusconi è ovunque. Berlusconi ha sequestrato il dibattito politico”. Così, mentre si avvicinano le elezioni per il Segretario del Partito democratico, Letta non può non sentire la terra tremare forte sotto i suoi piedi. Perchè l’influenza di Berlusconi è forte e trapela e con tutte le fibrillazioni che caratterizzano Camera e Senato ad ogni incontro, solo Letta continua a pensare che “va tutto bene”. Parole che, ormai, sembrano dedicate a lisciare il pelo a chi prova a manifestare qualche dubbio…

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La “Mezz’ora” di Monti e l’attacco alla Stabilità di Letta: Governo del disfare

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Prima le dimissioni, poi il silenzio e ora Mario Monti cerca di raccontarsi in “Mezz’ora” da Lucia Annunziata. L’ex leader di Scelta Civica non ha solo attaccato, nei giorni scorsi Mauro e Casini, ma l’intero sistema politico italiano che, secondo il Professore, sta lentamente inginocchiandosi al Pdl e alle scelte economiche che il centrodestra italiano impone.

“Mi sono dimesso da Scelta civica – ha ribadito oggi – perché Mauro e Casini hanno criticato me e il partito sulla base di due argomenti con un secondo fine. Uno il Ppe, l’altro è che la mia linea celerebbe dei trabocchetti, disturberebbe il manovratore”.

Poi ha attaccato il governo: “Sull’Imu Letta si è inginocchiato davanti al Pdl, non potendo fare manovra incisiva sul cuneo fiscale e sull’Iva. Io ho dovuto praticare massicce dosi di austerità. A fine 2011 situazione di grave crisi finanziaria. Serviva austerità per evitare che l’Italia finisse come la Grecia e un governo coloniale della Troika. Letta fa bene a mantenere i conti a posto, ma serve la crescita, e per questo servono le riforme. Questo governo, nato come il governo del fare, sta diventando il governo del disfare”.

Sulla decadenza del Cav: “Io voterò in base alla relazione della Giunta. Per me è voto sull’applicazione di una legge mai prima contestata. Non un giudizio sulla persona. Alcuni degli 11 che hanno firmato mi hanno detto di loro iniziativa che voteranno per la decadenza e non vogliono un gruppo dell’Udc”.

Poi torna a ripetere che non era nei scuoi progetti diventare Primo Ministro: “Non avevo immaginato di governare l’Italia. Mi sono sempre battuto tenacemente perché cambi la cultura della politica italiana. I contenuti prevalgano sulle formule e sui posizionamenti. Sc ha avuto il voto di 3 milioni di italiani, desidero dire loro che il mio impegno politico non finisce. Credo che anche l’impegno di Scelta Civica non finirà. Le mie dimissioni sono state necessarie perché non finisse nella polvere questa operazione poco trasparente e poco corretta”.

Monti si dichiara di essere rimasto anche sorpreso quando ha appreso che Mario Mauro era stato invitato a pranzo dal Cavaliere  “Non ne sapevo nulla, immagino che abbiano trattato solo di materie di competenze del ministero della Difesa, per questo non ho criticato Mauro di non avermi avvertito”.

Ma c’è spazio anche per il cagnolino che la Bignardi gli regalò in trasmissione che ora definisce “un’operazione poco corretta” sulla quale molti hanno speculato.

Un Mario Monti che torna a parlare in tv e a dare la sua personale visione su scelte che non condivide e su nemici del passato e del presente, che lo hanno osannato e denigrato, messo in prima linea e poi in un angolo, assecondato e contraddetto, ma di fatto hanno minato la sua immagine emarginandolo dalle decisioni.

Terrore Troika, Squinzi lancia l’allarme

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Il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, teme che la crisi politica che ha colpito il nostro Paese possa portare poi al commissariamento.

”Mi auguro che tutta questa instabilità non porti a una precettazione da parte dell’Europa e a una gestione commissariale” poi ha aggiunto ”E’ fondamentale che la legge di stabilità sia realizzata con le decisioni giuste che abbiamo già indicato al presidente del Consiglio Enrico Letta”.

Le medesime preoccupazioni sono condivise dai sindacati. A dare voce ai timori è il leader della Uil, Angeletti, nel corso di una conferenza stampa congiunta: “L’alternativa a un governo vero è un commissariamento vero da parte della troika che farà scelte che mal si conciliano con gli interessi degli italiani”.

Angeletti, insieme con i segretari generali di Cgil e Cisl, Susanna Camusso e Raffaele Bonanni, “esprimono la loro preoccupazione per la crisi istituzionale causata dall’irresponsabilità di chi vorrebbe anteporre interessi personali alle condizioni del paese”. E preannunciano assemblee permanenti, presidi e volantinaggi sabato e domenica per protestare con la “irresponsabilità” che ha portato alla attuale situazione.

Dopo una riunione dei tre segretari generali, con un documento comune, Cgil, Cisl e Uil avvertono che “l’incertezza di queste ore determina gravi ripercussioni sulla nostra economia e rischia di far aumentare lapressione fiscale su lavoro e pensioni”. In primo luogo “ribadiscono che occorre una buona legge di stabilità che inverta le scelte recessive compiute in questi anni”. Per questo “serve un vero governo del Paese, capace di compiere le scelte necessarie a rispondere alle richieste del mondo del lavoro”.
Per i sindacati la legge di stabilità dovrà prevedere “un’effettiva restituzione fiscale a lavoratori dipendenti e pensionati; una riduzione fiscale alle imprese collegata ad investimenti e occupazione; il completo finanziamento della cassa integrazione in deroga e la definitiva soluzione ai problemi degli esodati e dei precari della pubblica amministrazione, della scuola e della ricerca”. 

In questo quadro “Cgil, Cisl e Uil impegnano le loro strutture ad attuare, da subito, assemblee in tutti i luoghi di lavoro, ad indire presidi in tutti i territori e ad organizzare, nelle giornate di sabato e domenica prossimi, volantinaggi con le proposte dei sindacati nelle piazze e nei punti di maggiore incontro dei cittadini”.

La crisi e le possibili soluzioni: verso un Governo di Scopo?

governo-scopo-grasso-tuttacronacaLe dimissioni di massa del Pdl spianano la strada alle ipotesi su quelle che potrebbero essere le decisioni di Napolitano riguardo il governo e torna in auge una prospettiva paventata già lo scorso marzo, quando l’alternativa a Bersani più quotata era quella di un mandato a Pietro Grasso. Il Presidente della Repubblica potrebbe dunque puntare su un esecutivo di scopo che avrebbe in agenda due soli obiettivi, ma fondamentali: la riforma elettorale, per superare il Porcellum e non ritrovarsi, una volta tornati alle urne, in una situazione come quella attuale, e la ex Finanziaria. Nel frattempo però il senatore pentastellato Morra, nell’edizione straordinaria del TgLa7 ha fatto sapere che “Il M5S non ha suo dna la possibilità di realizzare accordi o alleanze né per Governi normali, né per Governi di scopo”. E ha precisato: “Dovremmo valutare fra di noi le situazioni che matureranno ma dal nostro punto di vista non c’è niente di più democratico che un ritorno alle elezioni”. Anche con questa legge elettorale? “Noi siamo stati gli unici insieme a Sel a votare la mozione Giachetti, se loro avessero voluto cambiarla l’avrebbero votata: perché  invece non l’hanno fatto?”

L’Italia apre la crisi e la Germania trova la grande coalizione

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Solo poche ore fa arrivava il via libera ad Angela Merkel da parte del Spd e si prospettavano nuove alternative in Europa. Anche se per parlare di un nuovo orientamento europeo di tempo ce ne vuole ancora, ma la grande coalizione che va delineandosi in Germania avrà sicuramente un respiro diverso rispetto alla precedente. Ma se in Germania si costruisce in Italia si demolisce. A poche ore arriva la crisi di governo, nonostante l’apertura di Napolitano, Berlusconi, a pranzo con i falchi, allontana le colombe e fa dimettere i suoi ministri. Il discorso probabilmente se l’è preparato da tempo si cercava solo il momento più opportuno ed ecco che arriva (sotto la minaccia di una verifica di fiducia che potrebbe essere facile preda dei falchi tiratori) e il Cavaliere può affermare “Quello che ci propongono è una trappola per incastrarmi. Non c’è nessuna garanzia in questa proposta sull’amnistia e sulla giustizia. A questo punto rompiamo. E voglio vedere se arrestano il capo dell’opposizione”. E poi fa la mossa che Letta ha definito rovesciafrittata: “Non scaricheranno su di me l’aumento delle tasse, anzi sarò io a scaricarlo su di loro”.

Ma la rabbia del Cavaliere viene da lontano. Da Verdini, che alla storia dell’amnistia non ci ha mai creduto e che oggi ha chiamato: “la presa per il c…”. Ma oggi su Berlusconi, secondo alcune fonti vicino a Palazzo Grazioli, c’è stato un vero e proprio bombardamento che ha instillato la paura più ancestrale e ha portato Berlusconi a dichiarare la crisi di governo. Sempre parlando dell’amnistia, c’è chi era convinto che ammesso anche che la facciano, chi metterebbe tra i reati da cancellare quello della frode fiscale? Il Pd sicuramente non lo farebbe mai, così come quella riforma della giustizia di cui tanto si parla, ma che nessuno davvero vuole. L’idea che si è fatta spazio quindi era un panorama buio e torno intorno a Berlusconi accerchiato dai processi e con un piede fuori dal Parlamento. In questo clima si sarebbe consumato l’ultimo pasto prima della crisi di governo.

Intanto sui social network e in particolare sulle pagine di Berlusconi piovono gli insulti degli italiani:

Fantasma Troika, ora l’Italia deve evitare il commissariamento

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E’ la Repubblica dalle sue pagine a scrivere “La crisi di governo evoca lo spettro Troika per l’Italia”. Mancano solo due settimane alla presentazione della legge di stabilità e la dimissione dei ministri del Pdl potrebbe portare ad un commissariamento del nostro Paese. Quello che per anni è stato evitato ora sembra invece essere un rischio tangibile. A lanciare l’allarme è stato il Tesoro pochi minuti dopo la crisi aperta dal Pdl. Ad arginare le voci ci ha pensato Stefano Fassina viceministro dell’Economia che si è detto sicuro che in Parlamento ci sia una nuova maggioranza.

“Un altro giro di elezioni con l’attuale legge elettorale ci restituirebbe un Parlamento impallato e questo succederebbe con 200-300 punti di spread in più rispetto ad oggi e con la Troika a fare la legge di stabilità al posto nostro. Temo – ha osservato Fassina – che sia uno scenario abbastanza realistico che dobbiamo fare di tutto per evitare”.

Tuttavia per ora il rischio Troika fino a dicembre 2013 sarà scongiurato grazie al “meccanismo automatico” che farebbe tornare in vigore l’Iva e la seconda rata dell’Imu quindi al momento ci sarebbero risorse necessarie per coprire la Cassa Integrazione in deroga e riportare il deficit/ Pil sotto la soglia del 3%. Ma nel 2014? Ci sarebbe una nuova caduta nella recessione e aquesto punto sarebbe quasi impossibile far fronte alle esigenze del Paese che potrebbe quindi essere commissariato già dal prossimo anno se non si trovano soluzioni concrete nei prossimi mesi.

La ribellione vola sull’aeroplanino di carta!

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Sono gli spagnoli che vivono in Uruguay. Migliaia di chilometri li separano dalla loro terra originaria che sono stati costretti ad abbandonare a causa della crisi. Il 1° giugno si sono dati appuntamento davanti all’ambasciata spagnola a Montevideo per protestare contro la Troika e hanno scelto di farlo con gli aeroplanini di carta. Il simbolo, l’aeroplano, che li ha portati lontano da casa. Loro si chiamano “Marea Granata” e la loro manifestazione è stata ribattezzata “Operazione Atterra dove puoi”. Sugli aeroplanini lanciati oltre i cancelli dell’ambasciata vi erano scritte varie frasi di dissenso verso le  misure di austerity imposte da Madrid:

“Non restiamo in silenzio, non dimentichiamo!”

“Non partiamo, ci cacciano!”

“Esilio”

 

Cipro riaprono le banche… lesi i diritti di tutti i cittadini!

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Dopo quasi due settimane di chiusura, domani le banche di Cipro riaprono i battenti al pubblico nel tentativo di tornare lentamente alla normalità dopo un blocco cominciato lo scorso 16 marzo. Gli sportelli degli istituti di credito – secondo quanto annunciato in serata dalla Banca Centrale – torneranno ad essere operativi da mezzogiorno fino alle 18. I risparmiatori dovranno però fare i conti con rigide misure restrittive per il movimento dei propri soldi, prese apposta per evitare una fuga di capitali all’estero dopo il pesante prelievo forzoso (si parla del 40%) che verrà applicato su tutti i depositi oltre i 100.000 euro custoditi nella Bank of Cyprus, nella Laiki Bank e nella Hellenic Bank, rispettivamente il primo, il secondo e il terzo istituto di credito dell’isola. Il prelievo è stato imposto a Cipro dall’Eurogruppo nell’ambito dell’accordo raggiunto a Bruxelles nella notte tra sabato e domenica per il piano di salvataggio del sistema bancario cipriota. Le misure di controllo sui capitali nelle banche dureranno una settimana e includeranno anche limiti per l’uso delle carte di credito all’estero (5.000 euro al mese) e il trasferimento all’estero di contanti (3.000 euro), inoltre si potrà prelevare in contanti un massimo di 300 euro al giorno sia con carta di credito che con assegni. Chi deve recarsi all’estero non potrà portare con sè più di 1.000 euro in contanti e, in caso si abbiano titoli di Stato in scadenza, l’intestatario potrà prelevare solo il 10% dell’importo complessivo.

Perchè i cittadini di Cipro non si appellano alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo? Ledere il patrimonio di un cittadini con queste pesanti sanzioni significa mettere in ginocchio le prossime generazioni, significa umiliarlo e torturarlo psicologicamente, significa ledere i diritti fondamentali di ogni uomo. E’ una vergogna per il genere umano quello che è stato fatto ai ciprioti

La stangata cipriota all’attacco dei soldi della Chiesa

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Se i correntisti con depositi oltre i 100mila euro con conti presso la Bank of Cyprus e la Laiki Bank si aspettano un vero e proprio salasso che potrebbe intaccare fino al 40% della somma, anche il capitale della Chiesa di Nicosia è sotto stretta osservazione. Il ministro delle finanze cipriota, Michalis Sarris, ha infatti annunciato che la sola Chiesa ortodossa, conti alla mano, ha già perso oltre 100 mln di euro di capitale, precisando poi che i conotrolli su conti e depositi si “protrarrano per alcune settimane” al fne di scongiurare una fuga di capitali. Anche l’arcivescovo Chrysostomos II ha manifestato la sua opinione affermando che “Ci saranno ancora molte difficoltà, alcuni perderanno il lavoro, gli affamati si moltiplicheranno e dovremo avere cura della gente”. Va ricordato che questa Chiesa è proprietaria di un immenso patrimonio immobiliare sull’isola ed ha interessi ed azioni in numerose banche e attività industriali e commerciali e che lo stesso Chrysostomos si è da subito offerto di aiutare il Paese a uscire dalla crisi ipotecando i beni della Chiesa in cambio di titoli di Stato.

Oggi intanto è stato segnato il decimo giorno consecutivo di chiusura delle banche mentre migliaia di studenti liceali  e alcuni centinaia di bancari, che vedono a rischio il loro posto di lavoro, hanno fatto sentire la loro voce per le strade di Nicosia inondandole di slogan contro la troika e i banchieri locali, visti come i responsabili dell’attuale situazione. Nel fratttempo il contante scarseggia, al bancomat si possono prelevare al massimo 100 euro ed il ministero delle Finanze ha comunicato che anche gli sportelli degli istituti di credito non coinvolti nella ristrutturazione sarebbero rimasti chiusi mentre si profila l’ipotesi che la riapertura di Bank of Cyprus e Laiki Bank potrebbe slittare a martedì prossimo.

Per ricevere qualche rassicurazione bisogna invece cercare all’estero, guardando alle succursali in Grecia: la Banca del Pireo ha infatti ufficializzato l’acquisto, per 524 milioni di euro, delle filiali greche di Cyprus Bank, Laiki Bank ed Hellenic Bank: in protesta a questa cessione Andreas Artemis, presidente della Bank of Cyprus, ha presentato le dimissioni con una lettera inviata al Consiglio di amministrazione della banca, dal quale sono state respinte. Tali filiali non subiranno le perdite imposte ai loro ormai ex gruppi ciprioti e potranno riaprire domani.

Nel frattempo si rincorrono le dichiarazioni di vari politici. Il ministro Sarris ha dichiarato che «l’uscita di Cipro dall’eurozona…è un’ipotesi che non vogliamo nemmeno prendere in considerazione». Mentre Panicos Demetriades, governatore della Banca Centrale, dopo aver affermato che «è in atto uno sforzo sovrumano per far sì che le banche riaprano giovedì», ha rassicurato che le restrizioni che saranno imposte ai movimenti dei capitali non saranno troppo rigide. A queste voci si è poi aggiunta quella di Francois Hollande, che ha comunicato di considerare Cipro «un caso unico» ed ha ammonito: la garanzia dei depositi bancari nell’Unione europea «deve essere un principio assoluto, irrevocabile».

Nella notte Anastasiades strappa l’accordo alla troika!

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Dopo le parole dure di ieri sera del Presidente cipriota Anastasiades che aveva senza timore accusato la troika di non voler trovare un accordo e aveva denunciato l’ostruzionismo dichiarando: “Volete costringermi alle dimissioni? Vi propongo una cosa e la rigettate, ve ne propongo un’altra e la rigettate, che volete che faccia? Se volete le mie dimissioni, ditelo”,  durante la notte l’Eurogruppo ha dato l’ok al piano di salvataggio di Cipro. Cosa prevede l’accordo?

La Laiki Bank sarà chiusa attraverso un processo controllato e i suoi asset finiranno in una ‘good bank’ e in una ‘bad bank’. Per i depositi sotto i 100mila euro scatterà la garanzia europea, quindi saranno salvi. Inoltre, non ci sarà alcuna tassa o prelievo sui depositi, ma un’altra forma di ‘bail-in’: si congelano cioé i depositi sopra i 100mila euro, che verranno poi convertiti probabilmente con obbligazioni dello Stato.

“L’accordo raggiunto mette fine alle incertezze su Cipro e sulla zona euro”, ha detto il presidente dell’eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, spiegando che “l’intesa evita la tassa e ristruttura profondamente il settore bancario di Cipro”. “Il programma contiene un approccio deciso per affrontare gli squilibri del settore finanziario. Ci sarà un’appropriata riduzione, con il settore bancario che raggiungerà la media europea nel 2018. Inoltre, Cipro s’impegna ad un programma di consolidamento dei conti, riforme e privatizzazioni”, ha detto Dijsselbloem. Le misure previste dall’accordo si limiteranno solo alle due banche maggiormente problematiche, cioé Laiki e Bank of Cyprus. La Laiki sarà risolta subito, in una bad bank e in una good bank, e quindi scomparirà. Gli asset buoni finiranno nella Bank of Cyprus, così come la liquidità d’emergenza della Bce (Ela), che deve essere restituita. Tutte le altre non saranno toccate. I depositi sotto i 100mila euro della Laiki saranno garantiti, quelli sopra i 100mila subiranno delle perdite che saranno decise durante il processo di liquidazione. Anche la Bank of Cyprus subirà delle perdite, ma non sarà l’Eurogruppo a stabilirlo, bensì lo farà nelle prossime settimane la troika, assieme alle autorità cipriote.

Il direttore del Fmi Christine Lagarde raccomanderà al Fmi di partecipare al piano di salvataggio di Cipro: lo ha detto Lagarde al termine dell’eurogruppo, spiegando come l’intesa raggiunta sia “buona”, perché “protegge i depositi sotto i 100mila euro, limita le misure alle due banche maggiormente problematiche e divide il peso tra Ue e Cipro in modo equo”.

L’accordo per il salvataggio di Cipro mette di buonumore le Borse europee e in rialzo appaiono anche i futures americani. In evidenza Vodafone (+2,3%) dopo le indiscrezioni su contatti per la cessione della sua quota nella joint venture con Verizon Communications per 135 miliardi di dollari. Bene Londra (+0,64%), Parigi (+1,4%), Francoforte (+1,07%) e Madrid (+1%). Milano (+0,6%) decelera ma si mantiene in linea con gli altri listini.

Ultimo tentativo per salvare Cipro… ma basterà?

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Il presidente cipriota Nikos Anastasiades si gioca l’ultima carta in una serie di incontri per salvare l’isola. A Bruxelles colloqui con il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, con il presidente della Commissione Jose Manuel Barroso – che hanno annullato la loro presenza al vertice Ue-Giappone di domani a Tokyo nella speranza di arrivare ad un’intesa – con il direttore dell’Fmi Christine Lagarde e con il governatore della Bce Mario Draghi, in pratica i massimi esponenti della troika, Ue, Bce e Fmi.

Si lavora su un piano di salvataggio che prevede fondamentalmente un prelievo forzoso del 20% sui depositi bancari di oltre 100mila euro custoditi nella Banca di Cipro e del 4% su quelli per lo stesso ammontare in altre banche. Le misure devono essere varate entro lunedì: termine oltre il quale la Bce non garantirà più liquidità al Paese.

La posta si alza e Cipro fa marcia indietro. Cade accordo con la Troika?

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L’annunciato accordo fra il governo di Cipro e la troika (Ue, Bce e Fmi) per il salvataggio dell’isola sarebbe a rischio. Lo ha riferito l’agenzia ufficiale cipriota Cna, come riportano le tv locali. Le difficoltà sarebbero cominciate a causa delle sempre più alte richieste avanzate dalla rappresentante del Fmi.

Mosca rifiuta il prestito a Cipro e la Germania esulta!

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Michalis Sarris, ministro delle finanze cipriota, ha lasciato oggi Mosca, dove ha negoziato per due giorni un aiuto russo senza che finora sia stato annunciato alcun accordo. Sarris ha chiesto una estensione di 5 anni di un prestito russo di 2,5 miliardi di euro, con una riduzione del tasso di interesse, e proposto investimenti nel settore bancario ed energetico in cambio di un sostegno finanziario per risolvere la crisi dell’isola.

Mosca non è interessata alle proposte di Cipro, ha detto il ministro delle finanze russo Anton Siluanov annunciando che il negoziato è finito. Una decisione temuta e che ora potrebbe spingere Cipro nel baratro della bancarotta.

La questione di Cipro non può essere risolta solo dai contribuenti dell’Eurozona, i creditori delle banche di Cipro devono condividere il peso del salvataggio. Lo ha detto il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, in un’intervista al quotidiano greco Ta Nea. Il ministro delle finanze tedesco ha aggiunto che l’eurozona è pronta ad aiutare Cipro, ma l’isola deve impegnarsi a risolvere il problema alla radice. Aiuti sì, ma con strangolamento dei cittadini. La Germania nella crisi finanziaria sta creando il suo “impero” sulla pelle di coloro che, oltre ad aver avuto politici corrotti e collusi che hanno sperperato il denaro pubblico, ora si trovano a dover fare i conti con l’egemonia dell’Eu sempre più targata dalla politica della Merkel a tutela dei tedeschi anche sui cadaveri dei greci, ciprioti, spagnoli e forse italiani!

La scure di Standard & Poor’s si abbatte su Cipro

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S&P non poteva non far percepire la sua egemonia anche a Cipro mentre l’Eurogruppo ha annunciato che proseguirà l’analisi della situazione sull’Isola dopo le valutazioni della troika delle istituzioni finanziarie internazionali –Commissione europea, Bce ed Fmi. Il rating intanto è passato da “ccc+” a “ccc”, come riportato dall’agenzia Bloomberg. Da ricordare che oggi è stato annunciato, dal governatore della Banca centrale di Cipro, un processo risolutivo teso ad evitare la bancarotta e che saranno garantiti i depositi fino a 100 mila euro.

Tafferugli a Cipro… dopo l’annuncio della fusione delle banche sale la tensione!

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Sale la tensione a Cipro: davanti alla sede del Parlamento di Nicosia si registrano tafferugli tra manifestanti e polizia. I media locali riferiscono che a protestare sono soprattutto dipendenti della Laiki Bank (Banca Popolare). I disordini sono sorti dopo le voci circolate sulla possibile chiusura dell’istituto di credito in seguito ad una fusione con la maggiore Bank of Cyprus. La Banca Centrale del Paese ha però smentito categoricamente la chiusura.

La Ue adesso attende risposte da Cipro, ma c’è la Russia!

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Bruxelles ha deciso di aspettare che Cipro presenti una proposta alternativa dopo la bocciatura di quella europea, mentre Parigi giudica “un errore” il piano di salvataggio presentato da Bruxelles. Da parte sua, Angela Merkel esorta l’Eurozona a trovare una soluzione alla crisi cipriota esprimendo rammarico per la decisione del Parlamento. Intanto, il ministro delle Finanze di Nicosia vola a Mosca per chiedere aiuto alla Russia.

“Ora sta a Cipro presentare un’alternativa rispettando i parametri sul finanziamento e sulla sostenibilità del debito decisi sabato scorso”, hanno detto alla Commissione europea, precisando che nel loro piano era stata preferita una soluzione che salvasse i depositi sotto i 100mila euro, soluzione che però “è stata rigettata dalle autorità cipriote”.Mentre forti critiche sono arrivate da Parigi al piano di salvataggio di Bruxelles, la cancelliera tedesca ha detto: “Cipro è un nostro partner nella zona euro e perciò è nostro dovere trovare una soluzione”.

Intanto, il ministro cipriota delle Finanze Michalis Sarris è arrivato questa mattina a Mosca: spera infatti di ottenere altri soldi in prestito per superare il rischio bancarotta e l’impasse con l’Europa. A Nicosia ci si augura che la Russia conceda al Paese un’estensione del credito da 2,5 miliardi di euro accordato nel 2011, finanziamento che i ciprioti dovranno finire di rimborsare entro il 2016. “Spero che l’accordo si raggiunga già oggi”, ha detto Sarris.

La prima conseguenza della decisione del Parlamento potrebbe essere il blocco dei finanziamenti da parte della Bce. Jeorg Asmussen, del direttorio dell’Eurotower, ha detto infatti che Francoforte che potrebbe interrompere i crediti alle banche di Cipro, se Nicosia non arriverà a un accordo sul pacchetto di aiuti.

Intanto, le banche cipriote prolungano ulteriormente la chiusura. Gli sportelli resteranno chiusi anche nella giornata di domani, come fanno sapere fonti istituzionali dell’Isola secondo quanto scrive Bloomberg.

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