12 Km contromano: la foto shock della Panda rossa

contromano-passante-tuttacronaca12 km in autostrada, contromano. Una folle corsa terminata con uno schianto all’altezza di Mogliano, in provincia di Treviso, dopo che decine di automobilisti l’hanno schivata, e la morte della 37enne Arianna Menegatti. La polizia stradale ha ora iniziato l’analisi dei video delle telecamere e sta ascoltando alcuni degli automobilisti che, sotto shock, hanno telefonato al centralino informando della Panda Rossa lanciata contro senso. Le prime chiamate, lo scorso sabato, erano arrivate alle 14.45: “C’è un’auto che corre contromano in carreggiata direzione Trieste, fermatela prima che faccia una strage”. Una bomba che avrebbe potuto procurare molti morti mentre, alla fine, l’unica vittima è stata la stessa conducente dell’auto. Solo qualche contusione per Tiziano Pasquali, 63 anni, trevigiano di Mansuè, alla guida della Passat contro cui si è scontrata. Sposata e residente a Comacchio, Arianna Menegatti era partita da casa nel tardo pomeriggio di venerdì per andare a fare visita al padre che abita a Cittadella. Come abbia potuto imboccare il Passante in senso opposto è un mistero che la Polstrada sta cercando di risolvere. L’uomo coinvolto nell’incidente, che ora si ritrova iscritto nel registro degli indagati con l’ipotesi di reato di omicidio colposo, anche se la Procura di Treviso puntualizza che si tratta di un mero atto dovuto a stessa tutela dell’uomo, ha raccontato quei terribili attimi al Gazzettino: “Stavo percorrendo il Passante, guidavo a velocità moderata. Davanti a me avevo un grosso furgone che non mi consentiva una visuale ampia delle tre corsie”. In un attimo è passato dalla tranquillità al panico: “All’improvviso il furgone si è scansato e mi sono trovato di fronte un’auto rossa che mi piombava addosso a velocità sostenuta”. Il 63enne ha visto la morte in faccia: “Ho percepito d’essere in pericolo di vita e di riflesso ho cercato di scansare l’ostacolo. Ho sterzato verso il guard-rail. Ma l’auto rossa, anziché andare dalla parte opposta, ha imitato la mia manovra facendo zigzag. Mi veniva dritta addosso mentre io cercavo disperatamente di evitarla. Ricordo di aver toccato il freno. Poi più nulla. Solo lo schianto”.

La sua auto si schianta ma lui dice di stare bene. E’ morto solo due ore dopo

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Una tragica morte a cui è difficile trovare risposte: la cintura di sicurezza l’avrebbe salvato? I medici si sarebbero potuti accorgere dell’emorrargia interna? Domande che restano impresse nella mente di Angelo e Loredana, i genitori di Marco Stefanon, 35enne di Istrana, in provincia di Treviso. Il ragazzo, dipendente dell’azienda meccanica Michieletto Dario, è morto in un incidente stradale a Pederiva verso le 20.30 mentre rientrava da una visita ad amici. Marco era alla guida della sua Fiat Punto quando da una laterale di via Erizzo è sbucata la Seat Ibiza di una 21enne di Montebelluna, ora indagata per omicidio colposo, che non ha rispettato la precedenza. Violento l’impatto che ha mandato giù per una scarpata l’auto di Marco, che ha sbattuto violentemente la testa contro il parabrezza e il torace sul volante. Il giovane è però riuscito ad uscire dal veicolo da solo ed ha raggiunto la strada, dove ha parlato brevemente sia con i residenti che con gli operatori dell’ambulanza arrivati dopo l’allarme. Si sentiva bene e hanno dovuto convincerlo a farsi visitare in ospedale prima di rientrare a casa. Ma menre raggiungeva il pronto soccorso di Montebelluna ha perso i sensi e a niente sono serviti i tentativi di rianimazione prolungatisi per due ore: il suo cuore si è fermato e la sua famiglia è precipitata nel dolore. A condividerlo con i genitori, il fratello Diego e la fidanzata Monica, 32enne che conviveva con lui in via delle Casette a Villanova. Bisognerà attendere l’esito dell’autopsia, quello cehe è certo è che il ragazzo non aveva le cinture e questa potrebbe essere stata una leggerezza fatale. Ma se davvero si tratta di emorrargi interna, ci si chiede se non sarebbe stato possibile individuarla prima nonostante le insistenze di Marco per rientrare a casa. Forse no, dato che il crollo è avvenuto prima che avessero inizio gli esami a cui sarebbe stato sottoposto e che l’avrebbero senz’altro individuata. Nessuna accusa quindi da parte dei genitori del giovane, ma un grande dubbio. “Nessuno lo sa – sospira Loredana – vediamo cosa dice l’autopsia. Certo che se fosse così, sarebbe ancora più difficile da accettare”. Dopo aver accertato le cause, potrà avere luogo il funerale, probabilmente venerdì nella chiesa di Pezzan, dove, poco lontano, si era già messo da parte un pezzo di terra per costruirci sopra la casa in cui andare ad abitare dopo il matrimonio.

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