Rivoluzione nella cura di colesterolo e malattie cardiache, ma…

Colesterolo-tuttacronaca

Nuove linee guida, ma soprattutto cancellare i valori di riferimento del colesterolo “cattivo” (LDL) e introdurre l’utilizzo di “specifici fattori di rischio”. Questa rivoluzione diagnostica creerebbe un aumento del numero di pazienti che assumono i farmaci a base di statine, cioè quei farmaci usati nel trattamento del colesterolo in grado di agire su un’enzima che a sua volta converte la molecola (3-idrossi-3-metilglutaril-CoA) in acido mevalonico, un precursore del colesterolo.

I medici americani dovranno rispondere a un formulario di quattro domande per ogni paziente e se solo una delle domande fosse positiva scatterebbe immediatamente il trattamento a base di statine. Le quattro domande formulate dagli esperti dell’American Heart Association e dell’American College of Cardiology sono le seguenti:

  • Il paziente è malato di cuore?
  • Ha il diabete?
  • Ha un colesterolo Ldl (“cattivo”) sopra i 190?
  • Ha un rischio di infarto a 10 anni superiore a 7.5?

L’ultima domanda è riferita anche allo stile di vita del paziente e ha coefficienti che provengono da analisi cliniche che potrebbero indurre un malato ad avere appunto un infarto nei 10 anni successivi e quindi  correlare alcuni fattori con una previsione di rischio che indurrebbe il medico a somministrare statine per prevenire problematiche cardiache future.

Per tutti gli altri, cioè coloro che non hanno problematiche correlate a questo questionario sarà sufficiente modificare la dieta e alcuni stili di vita “Ciò che le nostre raccomandazioni dicono in pratica – ha spiegato il presidente del comitato che ha approvato le indicazioni Neil Stone – è che non importa solo abbassare il colesterolo ma anche ‘come’ si riesce a farlo”.

Quali sono i pro e i contro?

Sicuramente un’analisi più approfondita delle cause da cui deriva il colesterolo, ma dall’altra parte ci potrebbe essere anche un uso più diffuso di farmaci che non sono esenti da effetti collaterali, che in alcuni soggetti, possono dar origine anche a patologie gravi quali:

  • Un incremento dei livelli delle transaminasi
  • Miopatia e Rabdomiolisi
  • Aumentato rischio di insorgenza di diabete mellito nelle donne in menopausa

O anche fastidi più lievi, ma comunque rilevanti come:

  • Cefalea
  • Dispepsia e Nausea
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