Operai a 150 metri d’altezza per protesta: 8 mesi senza stipendio

operai-vinyls-sulla-torre-tuttacronacaDavide Zampieri (44 anni), Alessio Lucatello (53), Romeo Ferrari (38) e Giovanni Schirinzi (54). Sono loro i quattro operai della Vinyls di Marghera, a Venezia, saliti sulla torre, a 150 metri, per rivendicare gli stipendi arretrati e un progetto per il futuro. Gli uomini hanno raggiunto la fiaccola dell’impianto chimico ieri mattina e vi sono rimasti tutta la notte: “Resistiamo, vogliamo dare un segnale”. La protesta spontanea li ha visti equipaggiati con tenda e sacchi a pelo, proprio come agli esordi della crisi della Vinyls, oltre due anni fa. Quello che rivendicano è il mancato pagamento di 8 mesi di stipendio, oltre allo stallo della cassa integrazione. Visto che è da quasi due mesi che gli operai di Vinyls hanno abbandonato per protesta i presìdi di sicurezza, si tratta di almeno 10mila euro di stipendi non ricevuti.

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La magia dell’alba e gli effetti sulla torre del quattordicesimo secolo

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Per chi lo conosce il Somerset, contea inglese a sud ovest del Paese, è un posto misterioso per il suo verde rigoglioso e per i suoi boschi fitti che lasciano immaginare leggende ed esseri fantastici. Poi, complice l’alba e il fotografo Matt Cardy che si è avventurato in cima alla collina di Glastonbury Tor, il mistero di è fatto più fitto. Lì, vicino alla Torre di San Michele, del 14° secolo, un gruppo di persone era in meditazione nella nebbia mattutina. A quell’ora è possibile anche scorgere le pecore al pascolo, icone bianche in una distesa verde .  Paesaggi onirici immortalati in alcuni scatti di rara bellezza.

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Cercasi donna… con i baffi!

donna-con-baffi-ricercata-tuttacronacaLa polizia inglese sta cercando una donna con i baffi. La ricerca è iniziata dopo che è stato visionato quanto è ripreso dalle telecamere di sicurezza di una profumeria di Salisbury, in Inghilterra. La donna è entrata nel negozio indossando occhiali da sole, un naso finto e un vistoso paio di baffi e ha poi sottratto all’esercizio un profumo Chanel del valore di 95 euro. La polizia ha reso nota un’immagine ripresa dal circuito chiuso del negozio in cui si vede la donna così travestita ed ha chiesto aiuto ai cittadini per riuscire a catturare la ladra.

“Walkie Talkie” Tower: l’edificio… che squaglia le auto!

walkie-talkie-squaglia-auto-tuttacronacaGià qualche giorno fa avevamo parlato della Walkie Talkie Tower, com’è stato soprannominato il nuovo edificio che sta sorgendo a Londra. La luce riflessa dall’edificio “acceca” i passanti e provoca anche l’innalzamento delle temperature nelle aree circostanti, ma sembra che “gli effetti” non si fermino qui. Un uomo aveva parcheggiato la sua Jaguar nei pressi della struttura e dopo un paio d’ore, quando è tornato a recuperarla, ha trovato alcune parti dell’auto di fatto sciolte. L’azienda costruttrice del grattacielo ha presentato le sue scuse e ha pagato i danni.

Quell’edificio che è come uno spot luminoso a Londra

walkie-talkie-grattacielo-londra-tuttacronacaSta prendendo forma nell’Eastcheap, a Londra, non distante dal Tower Bridge e da Saint Paul Cathedral un grattacielo che già fa discutere: la Walkie Talkie Tower. Il motivo per il quale se ne parla? L’edificio è come se si trasformasse in uno spot luminoso che crea un inatteso effetto di luce (nonchè il divario termico tra l’area raggiunta dalla luce e quello che la circonda). Il nuovo grattacielo, che assieme ad altri sta cambiando lo skyline della capitale inglese, avrà 37 piani, gli ultimi 3 dei quali si trasformeranno in un giardino urbano con ponte panoramico aperto al pubblico. La costruzione sarà completata nel 2014 e raggiungerà i 106 metri mentre la spesa si aggira attorno ai 250 milioni di euro.

A far notizia però è proprio l’effetto di luce, che divide i cittadini: da una parte chi gioiesce per l’improvvisa e inaspettata opzione bagno di sole gratuito, e chi magari trova insopportabile l’improvviso cambio “climatico”. Ma il ragionamento a monte va oltre e prende in considerazione il fatto che, se è vero che l’addensamento di cemento, asfalto e vetro presente nei grandi centri è tra i responsabili dell’incremento termico che si registra nei downtown rispetto alle aree “aperte” circostanti, perchè si è infierito in questo modo? I media locali hanno interpellato i pedoni che hanno affrontato il fascio di luce: il responso è stato che hanno avuto l’effetto di “raggi solari passati attraverso una lente di ingrandimento”. Certo però che, dal punto di vista visivo, l’opera dell’uruguaiano Rafael Viñoly è di sicuro impatto, senza contare che, una volta completato, con gli ultimi tre piani più larghi rispetto alla base, apparirà ancora più eccentrico. Ma la proprietà dell’edificio, la Land Secuirities, fa sapere: “Siamo soddisfatti del design. Eravamo consapevoli di questo effetto sin dalle prime fasi del progetto, e abbiamo agito in modo da minimizzare simili effetti”. L’azienda nega di aver ricevuto lamentele.

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Dieci piani… di Lego!

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Dieci piani, circa 35 metri, tanto è alta la torre di 500000 mattoncini di Lego che è stata realizzata a Wilmington, in Delaware, Stati Uniti, dagli studenti del locale liceo John Dickinson. La Lego Tower è entrata a pieno titolo nel Guinness World Record come la costruzione più alta mai realizzata con i mattoncini.

47 piani senza ascensore: gli architetti lo dimenticano.

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Un errore come tanti ne possono capitare mentre si lavora, ma se capita a un gruppo di architetti di dimenticarsi degli ascensori dovendo costruire un grattacielo da 47 piani le conseguenze poi sono davvero disastrose. E’ successo a Benidorm, in Spagna, in quella che è considerata la New York del mediterraneo proprio per il numero di grattacieli. Ecco quindi che l’ultimo nato, un complesso formato da due torri gemelle da 200 metri d’altezza che si sarebbe dovuto inaugurare nel 2009 ora si trova completato senza ascensore. Sembra che l’errore derivi dal fatto che originariamente l’edificio si dovesse comporre di 20 piani poi fu deciso di ampliare il progetto e portarlo a 47 piani, ma proprio ora che ormai sembra ormai quasi completato ci si è accorti che l’ascensore arriva fino al 20esimo livello, per i nuovi 27 piani non è stato progettato. Al momento quindi si è rivisto il progetto ed è stato inserito solo in una torre, ma sembra proprio che sarà difficile collocarlo anche in quella, dato che al momento tutti i lavori sono stati bloccati.

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La tragedia del porto di Genova: Jolly Nero troppo veloce e strumenti guasti

Jolly-Nero-tuttacronaca-periziaDalla perizia effettuata sulla Jolly Nero, disposta dopo la tragedia costata la vita a nove persone, trapela che l’imbarcazione era troppo veloce per le acque ristrette del porto di Genova. Oltre a questo, gli strumenti erano guasti e c’erano state almeno altre tre avarie precedenti per il mancato avviamento del motore. I guasti erano avvenuti tre volte a Genova e una a Suez, una volta con il comandante a bordo. Ora sono al vaglio anche le altre navi del gruppo Messina. In uno dei passaggi della relazione si legge: “Se la Jolly nero avesse affrontato la manovra di evoluzione invece che a 3,4 nodi a un nodo in meno, questo avrebbe consentito tempi e spazi di reazione molto più ampi senza provocare ritardi significativi se il motore fosse ripartito, ma questo non è avvenuto”. Ora la perizia, una ventina di pagine con una trentina di allegati, è stata depositata dai consulenti della procura nell’ambito dell’inchiesta sull’abbattimento della Torre piloti il 7 maggio scorso.

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Jolly Nero: parlano i superstiti della tragica notte di Genova!

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“Accade tutto insieme: l’ascensore vibrò, la luce andò via e d’improvviso, la cabina precipitò. In un attimo mi ritrovai sott’acqua”. Questo ricorda Raffaele Chiarlone, 36 anni, sottufficiale della Capitaneria di porto, uno dei quattro sopravvissuti alla tragedia nel porto di Genova il 7 maggio scorso. I vigili del fuoco l’hanno soccorso nello specchio di mare vicino a molo Giano. Era terrorizzato e si lamentava per un braccio rotto: “Intorno a me, in mare, i miei colleghi non c’erano più. Sono risalito su alcune macerie – ricorda al giudice – e ho aspettato che arrivassero i soccorsi”.

Gabriele Russo, 32 anni, è un altro superstite alla tragedia: quella notte, pochi minuti prima delle undici, il sottufficiale della Capitaneria era con gli altri colleghi all’ultimo piano della torre di controllo. Al giudice spiega che era davanti al radar e non poteva vedere la nave che stava pericolosamente avvicinandosi alla banchina: “All’improvviso ho sentito tremare tutto. Fu come se mi mancasse la terra sotto i piedi. Un attimo dopo ero sott’acqua. Per fortuna sono riuscito a riemergere e mi sono aggrappato ad una trave di ferro finché qualcuno, da una barca, mi ha aiutato a risalire”.

Fumo dalla Torre Eni… Allerta a Taranto

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Fiamme e fumo denso nero fuoriuscito da una torcia della raffineria dell’Eni hanno preoccupato i cittadini di Taranto che hanno chiamato la sede dell’Arpa locale per segnalare l’anomalia. Non è escluso, come accaduto in passato, che ci sia stato un blocco temporaneo a un impianto, che ha fatto scattare il sistema di eco-sentinelle. Un meccanismo che prevede proprio la fuoriuscita di fumo dalle torce.

Aggiornamento 8 luglio 2013, 22.00:

Dopo il black out alla raffineria di Taranto, probabilmente causato da un fulmine, nelle acque è c’è stato un ingente sversamento. Lo rende noto il presidente di Peacelink Taranto Alessandro Marescotti. «È accertato – scrive l’ambientalista – dal canale A dell’Eni. Si vede materiale grigiastro semiraffinato in acqua».

L’aria, aggiunge Marescotti, è «irrespirabile per le imbarcazioni che si avvicinano e la Capitaneria di porto mobilitata». I tubi andati in pressione per il black out, secondo Marescotti, hanno liberato liquido che sta inquinando l’acqua del mare a Taranto. «A quanto si è saputo, si tratta probabilmente di idrocarburi. La chiazza – secondo quanto riferiscono gli ambientalisti – è talmente estesa che non si assorbe con le barriere galleggianti». Sono al lavoro uomini e mezzi della Capitaneria di Porto e della società Ecotaras.

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Svelati alcuni misteri della Jolly Nero, ecco alcune trascrizioni dalla scatola

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“Io chiudo, se succede qualcosa chiamatemi”. Come può un comandante pronunciare una tale frase in fase di manovra? Eppure questa sarebbe una parte della conversazione di Lorenzo Repetto, primo ufficiale della Jolly Nero, registrata dalla ‘scatola nera’ qualche minuto dopo l’inizio della manovra che, la notte dello scorso 7 maggio, causò il crollo della torre piloti a Genova, causando 9 morti.

Ma perché quella comunicazione venne interrotta e oggi il magistrato,  che ha firmato il provvedimento di sospensione del primo ufficiale, del comandante Roberto Paoloni e del pilota Paolo Anfossi, ha definito l’interruzione un comportamento ‘assai negligente’.

 Da alcune indisrezioni si è anche appreso che nel Vdr si sente anche la voce del comandante che a 75 metri dalla torre piloti dà il comando di stare ‘pronti sulle ancore’. L’ancora venne gettata solo a 25 metri di distanza, dopo l’urlo dell’ufficiale di poppa che indicava la distanza.

Nelle registrazioni si sente anche il rumore della spia che segnala il mancato funzionamento del motore. Un rumore che inizia e poi si interrompe, perché qualcuno, secondo l’accusa lo ha spento volontariamente. Infine i drammatici momenti dell’impatto. Nel file audio si sente un rumore fortissimo: è il rumore che indica che la torre piloti viene abbattuta trascinando con sé nove vittime.

Una registrazione agghiacciante che sembra davvero raccontare minuto dopo minuto comportamenti “anomali” e “leggerezze” imperdonabili.

AUDIO:

  • Alle 20.59, quasi due ore prima dell’incidente, il comandante Paoloni e il primo ufficiale Repetto commentano il mancato avvio del motore. «Il motore non ha soffiato», è il segno della normale attività. Poi suona l’allarme di mancato avviamento.
  • Alle 21.01 il primo ufficiale Repetto chiede: «Partiti?». Il comandante Paoloni risponde: « Non è partito niente. Ogni volta che si parte da Genova è sempre… Bisogna farsi il segno della croce. Specialmente poi quando fanno servizi di bordo… la Solas, la visita scafo-macchina. C’è da mettersi le mani nei capelli».
  • Alle 21.59 sale a bordo il pilota del porto Antonio Anfossi.
  • Alle 22.19 Repetto chiede: «È partita? Perchè i giri non mi danno niente».
  • E alle 22.35 il primo ufficiale riceve una telefonata dal direttore di macchina e dice: «…io non posso stare qua, ce la fai ad avvisarmi… tu mi chiami, al limite mi chiami». Successivamente viene dato l’ordine di riavviare il motore, ma non si sente il soffio di sfiato.
  • Alle 22.57, a due minuti dall’impatto parla il pilota Anfossi: «Molto adagio avanti», ma dopo pochi secondi suona l’allarme di mancato avviamento. Repetto: «Non è partita». Anfossi: «Pronti alle ancore».
  • Paoloni alle 22.59: «State pronti alle ancore, presto». È il momento dell’impatto.
  • Alle 22.59.34 rumori della chiglia sulla banchina.
  • 22.59.42: il crollo. Paoloni: «Buttato giù la torre, saranno tutti morti. Poco dopo Anfossi chiama il capo Piloti del porto, Giovanni Lettich: Sì Giovanni, ho buttato giù la torre dei piloti. È successo un disastro». Subito dopo è Paoloni a chiamare Giampaolo Olmetti, consigliere di amministrazione con delega all’armamento della società Ignazio Messina. «C’è stato un grosso incidente… Siamo andati addosso a una banchina… Abbiamo buttato giù la torre piloti….»

Guardare Vienna dall’alto: la Donauturm

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E’ morto 10 anni fa, il 13 giugno 2003, l’architetto austriaco Hannes Lintl, creatore, nel 1964, della Donauturm di Vienna. La Torre sul Danubio venne realizzata in occasione della Mostra Internazionale del Giardino ed è diventata una famosa attrazione turistica. Situata nel centro del Donaupark, con i suoi 252 metri di altezza, la torre è uno dei più alti edifici di Vienna. Salendo i suoi 779 scalini, si raggiunge la piattaforma panoramica, a un’altezza di 150 metri, a cui conducono anche due ascensori.

 

Il Jolly Nero andava troppo veloce? Disastro evitabile?

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«La velocità era eccessiva, inadeguata alle capacità evolutive della nave ed all’ampiezza dell’area di manovra e del tutto inidonea a consentire sia l’evoluzione in sicurezza sia l’effettuazione di manovre di emergenza per compensare eventuali avarie o problemi, con violazione dell’articolo 66 del regolamento di sicurezza e dei servizi marittimi del porto di Genova». Così scrive il pm Walter Cotugno, titolare dell’indagine sulla tragedia di Molo Giano.

Indagati sarebbero quindi comandante Roberto Paoloni, 63 anni, il pilota del porto Antonio Anfossi, 46 anni, il primo ufficiale Lorenzo Repetto, 56 anni, il terzo ufficiale Cristina Vaccaro, 22 anni, la società Ignazio Messina Spa, il cui legale rappresentante è il presidente del consiglio di amministrazione Andrea Gais, 51 anni.

A quanto si apprende dall’inchiesta la nave quella notte stava andando troppo veloce: viaggiava a 6 nodi invece dei 3, massimo 3,5, consentiti in quel punto. Inoltre la velocità era “inadeguata”. La Jolly Nero è un’imbarcazione che risente degli anni che ha. E’ dotata “di una sola elica e quindi con scarse capacità di manovra a marcia indietro e dotata di un solo propulsore di vecchia concezione” in quanto per passare dalla marcia indietro alla marcia avanti è necessario fermare il propulsore e poi riavviarlo.

La nave sarebbe stata fatta salpare «non in perfetta efficienza ed in particolare con il dispositivo contagiri del motore visibile sul ponte e sulle alette, dove si trovavano entrambi gli indagati, non funzionante». Il contagiri «doveva consentire al comandante ed al pilota di valutare immediatamente il regolare avviamento e mediante il numero di giri, la potenza concretamente erogata dal motore, dati del tutto indispensabili per la realizzazione della manovra, la cui sicurezza era fondata unicamente sull’azione frenante del motore». Colpa di Repetto sarebbe stata quella di non avere avvertito il comandante ed il pilota «del mancato avviamento della macchina in fase di manovra, sia al momento dell’ordine `macchina avanti molto adagio´ durante l’evoluzione, sia in seguito». Comandante e pilota dal canto loro non avrebbero dato «l’ordine di riavvio del motore» e non «averne controllato l’esecuzione, dopo che comunque avevano appreso che il motore non si era concretamente avviato». Poi le ancore a cui avrebbero dato fondo con «immotivato ritardo».

Se i fatti saranno provati si tratterebbe davvero di un’uscita dal porto che avrebbe violato anche le più normali norme di sicurezza in mare… un po’ come partire con una macchina vecchi, con problemi di sterzo e farla partire premendo sull’acceleratore in spazi ristretti di manovra?

Le voci della tragedia: Jolly Nero.

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Porto di Genova, 7 maggio 2013, ore 22.59. Passano 45 minuti dall’inizio delle comunicazioni prima che si arrivi allo schianto. Le parole drammatiche tra i due rimorchiatori sono state pubblicate dal Secolo XIX:

Casarini (dal rimorchiatore “Spagna” che si trova a poppa): «Antonioo (Anfossi, ndr)! Do tutta! Ce l’ho tutta a poppa!».
Ghiglino (rimorchiatore “Genua” a prua): «Anche prua, confermo».
Casarini: «Ant…Antonio, qui ha strappato qualcosa a poppa. Ha strappato dopo che è venuto giù tutto, si vede che… il cemento qualcosa, mi deve aver tagliato il cavo… Un attimo perché non si vede niente a poppa, un attimino, prepariamo un altro cavo, non si vede nulla, arriviamo…». Ghiglino: «Fermo, minimo di prua».
Casarini: «Sì, guarda, non si vede nulla, noi stiamo già preparando il cavo… appena è… mi avvicino».

Questa non è la conversazione completa che dovrà invece essere estratte attraverso il Vdr (Voyage data recorder), ma sono comunque le parole importanti che testimoniano il momento del disastro. I due rimorchiatori anche dopo la tragedia cercano di recuperare la situazione e di riagganciare la nave.

Porto di Genova: avaria per la Jolly Verde, “nave gemella” della Jolly Nero

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Dopo la tragedia della Torre Piloti, abbattuta dalla Jolly Nero il 7 maggio scorso provocando 9 morti, un’altra nave della compagnia Messina ha avuto problemi: si tratta della “nave gemella”, il cargo Jolly Verde, che ha dovuto chiedere l’ausilio dei rimorchiatori per entrare nel porto di Genova a causa di un’avaria che riguardere l’elica di manovra di prua dell’imbarcazione. A renderlo noto, poco prima delle 9, il comando generale delle Capitanerie di Porto che ha spiegato che la manovra starebbe avvenendo “in totale sicurezza”. Il malfunzionamento, che non avrebbe creato problemi in navigazione, potrebbe incidere sulle manovre di accosto alla banchina e per questo potrebbe essere utilizzato in questa fase un rimorchiatore in più. La Jolly Verde era partita ieri mattina allo 8 dal Porto di Napoli ed ora entrerà nel terminal Messina dove sarà  sottoposta ad una serie di ispezioni di rito da parte della Capitaneria di porto e del Rina, un atto dovuto dopo una segnalazione di guasto.

Favoreggiamento alla mafia: chiesti nove anni per Mori

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All’interno dell’inchiesta Stato-Mafia, il pm Nino Di Matteo ha richiesto una condanna a nove anni di carcere per l’ex generale dei carabinieri Mario Mori, mentre sei anni e sei mesi sono stati invocati per Mario Obinu, entrambi imputati per favoreggiamento alla mafia. Sui due grava l’accusa di aver favorito la latitanza del boss Bernardo Provenzano in nome della trattativa che pezzi dello Stato, dal ’92, avrebbero stretto con la mafia.

Il ministro dell’Istruzione: o s’investe nella scuola pubblica o me ne vado

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Il premier Letta, intervenuto qualche settimana fa a Che tempo che fa, aveva assicurato che in caso di tagli a istruzione, cultura e ricerca si sarebbe dimesso. Poi sono arrivati i tagli all’editoria. Ora lo stesso ultimatum arriva da Maria Chiara Carrozza, ministro dell’Istruzione: “O ci sono margini per un reinvestimento nella scuola pubblica oppure devo smettere di fare il ministro dell’Istruzione”. L’investimento, infatti, “è necessario per il futuro del Paese, non ci sono altre strade disponibili”.Riguardo l’ipotesi di togliere i finanziamenti pubblici alle scuole paritarie, parla di “disastro”: “Le scuole paritarie coprono una parte degli studenti italiani e offrono un servizio pubblico. Se togliessimo questi soldi metteremmo in grave difficoltà queste scuole e molti bambini non avrebbero accesso alla scuola. Sarebbe un disastro, tra l’altro i 500 milioni circa di finanziamento alle scuole paritarie sono una parte dei 40 miliardi di spesa per la scuola pubblica. Sono una piccola parte, che però copre laddove il sistema delle scuole statali non riesce ad arrivare. Soprattutto sulla scuola dell’infanzia sulla quale siamo deboli e sulla quale dovremmo tornare ad investire”. Al riguardo, si parla del referendum di Bologna, e il ministro afferma: “Sto dalla parte dello Stato, dei bambini e del servizio pubblico. Il dibattito è ampio e credo che i promotori del referendum avessero un obiettivo più a lungo termine, anche in relazione al fatto che la scuola pubblica è stata tagliata troppo. Il dibattito mette l’attenzione sulla scuola e quindi a me piace che se ne parli. Magari poi dobbiamo anche pensare a chi deve riuscire a coprire il servizio”. Ma problemi sorgono anche riguardo alla stessa edilizia scolastica: “Siamo in una situazione drammatica dobbiamo mettere in sicurezza le nostre scuole, dobbiamo metterle in grado di proteggere i nostri bambini. Abbiamo bisogno prima di tutto di un investimento nell’edilizia scolastica e poi abbiamo bisogno di più insegnanti. Credo che il futuro del nostro Paese si possa giocare con un esercito di nuovi insegnanti, che davvero ci permettano di migliorare la qualità del nostro servizio”.

La storia di Pamela, la prostituta educata

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Una coppia gentile e affabile con una figlia 20enne che segue le orme professionali della madre. La donna infatti è una prostituta di Padova,  ha circa 45 anni, ma nessuno si è mai lamentato con lei, anche se nella strada dove abitava tra Torre e Ponte di Brenta, quasi tutti conoscevano il suo mestiere. Improvvisamente un giorno il marito della donna, un ungherese che da almeno due decenni le fa da protettore e che ultimamente sarebbe diventato anche il protettore della figlia, è stato arrestato dalla polizia per favoreggiamento alla prostituzione. Ma dietro c’è un giallo… la denuncia sarebbe arrivata da quei vicini che invece ora la proteggono.  Chiunque in zona parla di una “brava tosa”, educata con tutti, mai una parola fuori posto e nessun rumore molesto in casa. L’arresto nessuno se lo aspettava anche perché era lo stesso marito, ex campione di boxe che quando presentava la donna diceva sempre “mia moglie, di mestiere prostituta”. E mai nessuno aveva avuto nulla da dire, neppure per quelle frasi che ogni tanto comparivano sul muro… scritte degli “estimatori” della donna, ma alcuni erano pronti a giurare che si trattassero di frasi del marito che ogni tanto voleva omaggiare la sua sposa. Chi ha quindi denunciato la coppia che da anni viveva serenamente nel quartiere senza arrecare danno a nessuno?

Recuperato il corpo dell’ultimo disperso al porto di Genova

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E’ stato ritrovato dai palombari della Marina il corpo del sergente Gianni Jacoviello, 33 anni, l’ultimo disperso e nona vittima dell’incidente al porto di Genova, dopo che ieri pomeriggio era stata rinvenuta la sua borsa, contenente gli effetti personali, dai sommozzatori della Marina militare. Secondo quanto appreso, il corpo era rimasto incastrato tra la banchina e la colonna di cemento, ad otto metri di profondità, ed i palombari hanno dovuto segare un’enorme putrella che ne impediva il recupero. La polizia della Questura di Genova ha già eseguito i rilevamenti fotografici che saranno acclusi al fascicolo aperto dalla Procura della Repubblica e il suo corpo, che non dovrà sottostare ad autopsia, verrà restituito immediatamente alla famiglia.

Il grande abbraccio di Genova…

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Un ultimo saluto di Genova alle sue vittime del 7 maggio: i militari di guardia costiera Daniele Fratantonio, 30 anni, di Rapallo; Davide Morella, 33 anni di Biella; Marco De Candussio, 40 anni di Lavagna; Giuseppe Tusa, 25 anni, di Milazzo; Francesco Cetrola, 38 anni, di Santa Marina di Salerno; il pilota Michele Robazza, 31 anni di Livorno; l’operatore radio dei rimorchiatori Sergio Basso, 50 anni di Genova; l’operatore radio dei piloti Maurizio Potenza, 50 anni, di Genova. Ma il pensiero è andato anche a Gianni Jacoviello, il militare della guardia costiera ancora disperso. Il sagrato sommerso di fiori della Cattedrale di San Lorenzo, migliaia di persone presenti a cui si è aggiunto anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, maxischermi per permettere a tutti di seguire il funerale. Applausi e silenzi fatti di commozione. In questa cornice si sono levate le parole del cardinale Angelo Bagnasco: “La sciagura che ha colpito il Porto ha lasciato incredula e stordita la città. A tutti, militari e civili, va l’abbraccio affettuoso di Genova, della Capitaneria, della Marina Militare, dell’intero Paese che, di fronte a tanto dolore, s’inchina e invoca che mai più accada”. L’arcivescovo di Genova si è rivolto all’intera comunità: “La sciagura che ha percosso famiglie e amici, colleghi e istituzioni, deve diventare una prova della bontà di Genova, cioè della sua capacità di far crescere il suo tessuto umano e cristiano, sociale e lavorativo”. Per le vittime dell’incidente della Jolly Nero non potevano poi mancare la Preghiera del Marinaio e la Preghiera del Navigante, lette da un ufficiale della capitaneria del Porto, seguite dalle note del Silenzio.

Se piazza Matteotti è stata gremita da oltre tremila persone, tra le quali una delegazione della squadra del Genoa Calcio e una delle giovanili della Sampdoria, che hanno seguito in diretta la cerimonia funebre, al porto ogni attività è stata sospesa. Il presidente dell’Autorità portuale di Genova, Luigi Merlo: “La partecipazione è corale, il sentimento di cordoglio è diffusissimo non solo a Genova ma in tutta Italia e in tutt’Europa. Ho ricevuto attestazioni dal mondo della shipping complessivo che è rimasto shockato da questa incredibile tragedia”. Quello che non si ferma sono le ricerche del sergente della Capitaneria di porto Jacoviello, per entrare in quelle parti di macerie ancora inesplorate dove si pensa sia rimasto incastrato.

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L’audio della telefonata al 118 durante la tragedia del Jolly Nero

Questa la trascrizione:

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“Genova 118”.
“Presto incidente gravissimo, porto di Genova: la torretta della capitaneria, dei rimorchiatori è crollata”.
“Allora siete nella torretta della capitaneria?”.
“Si, la torretta la torretta”.
“Ok, lo so qual’è, mi dica cosa è successo”.
“Una nave, ha sbagliato manovra…”.
“Una nave, ha sbagliato manovra e ha picchiato dentro la banchina?”.
“Si!”.

Domani si celebreranno i funerali nella cattedrale di San Lorenzo che saranno officiati dall’arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco. Per l’ora ancora non si è deciso poiché ci sono da sciogliere alcune riserve organizzative per consentire la partecipazione alla cerimonia funebre delle alte Cariche dello Stato.

 

Il video della tragedia della Jolly Nero!

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Il video shock della nave che abbatte la torre piloti. Sembra inarrestabile nelle immagini, la distruzione provocata dalla portacontainer che si abbatte sull’edificio senza nulla e nessuno che la possa fermare. Le immagini esprimono l’impotenza di fronte a un disastro del genere…

The Pin, la torre dell’Arizona!

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Phoenix, in Arizona, vuole lasciare un segno. “The Pin”, letteralmente “la puntina” per attaccare un messaggio, dovrebbe essere la soluzione al problema. Il progetto comprende una torre d’osservazione, di circa 131 m di altezza, creata dallo studio danese Big, sormontata da una sfera gigante a spirale che consenta la visione a 360 gradi sulla Valle del Sole. The Pin, sarà collocata al centro di Phoenix e si ispirerà al museo Guggenheim, creando, all’inverso, i percorsi a spirale tipici della struttura museale di New York.

La torre sarà costruita in cemento armato e sono previsti tre ascensori di vetro per trasportare i visitatori in cima al ponte di osservazione, da dove si può gradualmente scendere le rampe elicoidali che forniranno alla piattaforma una più ampia visione presso la sezione centrale della “testa del perno.” Il progetto prevede una superficie di 70.000 piedi quadrati (6.503 mq.) che incorporerà gli spazi espositivi, i negozi e i ristoranti, alla sommità, mentre alla base della strutturà si realizzerà una nuova piazza aperta al pubblico anche per manifestazioni ed eventi.

Il Pin sarà la seconda torre più alta di Phoenix, inferiore solo al Chase Tower, e si spera che servirà anche come modello per  un’energia sostenibile visto che l’illuminazione notturna utilizzerà luci a LED. Largo spazio anche all’energia solare che servirà per assicurare i servizi interni alla torre.

Ma non sono tradate ad arrivare le critiche sul progetto. Per alcuni è simile a un gigantesco spazzolino da bagno, per altri invece, più educatamente, richiama un grande mestolo per il miele. Al momento non si ha una previsione di quando quest’opera possa mettere le fondamenta nella città, ma si conoscono già i costi che si dovrebbero aggirare intorno ai 60 milioni di dollari.

Un vero e proprio punto fermo nell’orizzonte dell’Arizona!

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EVACUATA TORRE EIFFEL… MINACCIA TERRORISMO!

21-La Tour Eiffel, dal Trocadero,18 aprile 1987

Ansia terrorismo a Parigi con la polizia che ha fatto evacuare la Tour Eiffel. Lo scrive l’Express online, secondo cui una telefonata anonima ha parlato di minaccia di un attentato. Le autorità hanno preso le minacce sul serio e hanno ordinato l’evacuazione del monumento più famoso della Ville Lumiere.

Il maialino rosa della 97enne che fa impazzire il web!

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Sette centimetri di lana rosa per quattro, con tanto di naso e codina, in grado di scatenare il delirio di quasi 22mila fan su Twitter: i maialini che la 97enne nonna Frieda realizza da undici anni all’uncinetto, e che il nipote vende online agli appassionati, sono ormai diventati un oggetto di culto per chi li possiede, in Germania e non solo. Tutto e’ iniziato 11 anni fa, racconta lo Spiegel online, quando il giovane, ormai 39enne, Michael Budde di Gottinga, il nipote di nonna Frieda, torno’ da un mercatino delle pulci con un maialino fatto all’uncinetto. Fatto male, osservò la nonna, che vive nel paese di Hude, a sud di Brema. Comprò  un gomitolo e ne realizzò uno migliore che regalò al nipote. Da allora nonna Frieda, con la pazienza di un amanuense, ne ha preparati oltre 15mila con 270 chilometri di lana, che negli anni, grazie al marketing d’assalto del nipote Michael, hanno fatto il giro del mondo. Come il nano del Favoloso mondo di Amelie, i suoi fan lo hanno infatti portato e fotografato nelle calli veneziane, sui grattacieli di Dubai, sotto la torre Eiffel, a Citta’ del Capo, Memphis, Sumatra, in Australia.  Per i maialini bisognera’ pero’ avere pazienza: nonna Frieda – nata sotto il Kaiser, che ha perso il padre nella Prima guerra mondiale, il marito nella Seconda e ciononostante ha tirato su quattro figli – oggi e’ convalescente. Fra pochi giorni sara’ il suo compleanno. E c’e’ da scommettere che anche quest’anno i fan si ricorderanno di lei, spedendole, come l’anno scorso, centinaia di cartoline di auguri.

W diventa un edificio… un’unica torre e 4 edifici!

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Gli architetti danesi BIG – Bjarke Ingels Group si sono aggiudicati il primo posto al concorso di architettura per la realizzazione delle 4 torri a Praga, in Repubblica Ceca.

L’idea progettuale vincente, secondo gli architetti, sta nell’aver concepito una singola torre, tagliata in 4 parti e queste ultime fatte slittare, creando così variazioni di pianta dell’edificio, e fronti interessanti sui quali distribuire gli appartamenti.

dettagli
Si genera così una ambiguità architettonica dove quelle che sembrano quattro torri sono in realtà un unico grande edificio.

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