Il ragazzo tedesco che suona in piazza in Turchia, ha origini italiane

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Si chama Davide Martello il ragazzo tedesco, di chiare origini italiane, che ieri sera ha improvvisato un vero e proprio concerto in Piazza Taksim, a Istanbul. Quando il ragazzo ha iniziato a suonare molti hanno dimenticato la violenza e la brutalità degli ultimi giorni e tutta la piazza si è fermata ad ascoltare quella musica. Davide Martello, durante il suo tragitto per arrivare in Turchia, si è fermato anche in Bulgaria e in Kosovo per altri concerti all’aperto.

Il braccio di ferro tra le due Turchie

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La polizia ha fatto irruzione in piazza Taksim ieri mattina presto e la situazione è presto diventata ingestibile. In poco tempo alcune decine di persone hanno iniziato a tirare molotov contro le forze dell’ordine e gli idranti, scatenando la violenza in una protesta che fino a questo momento aveva colpito il mondo per la sua dignità e la sua compostezza. L’escalation ha poi permesso al premier Erdogan di alzare i toni promettendo “tolleranza zero” contro i “vandali”. Sono quindi bastate poche ore perchè  fossero distrutte le strutture che fungevano da bancarelle delle varie associazioni e trasformando in caos l’equilibrio che regnava solo un giorno prima. Stando agli ospedali della zona, in poche ore sono arrivate 340 persone avvelenate dai gas, un attacco cardiaco, 14 traumi cranici, 11 fratture, 6 ustionati gravi da gas, attacchi di epilessia e 5 accoltellati. E se il Gezi Park fino a quel momento ancora era un’area relativamente sicura, a metà pomeriggio alcuni manifestanti hanno denunciato il lancio di lacrimogeni anche all’interno del parco. Ma la situazione appare fuori controllo, con appartenenze che non appaiono più ben definite: 20 deputati dell’opposizione hanno trascorso la notte accampati nel parco per rendere più difficile un intervento della polizia contro i manifestanti mentre il leader del partito nazionalista Kemal Kilicdaroglu ha accusato il premier di essere “un dittatore”. Da parte loro, i ragazzi sono certi che la stessa polizia abbia inviato agenti sulla piazza con il compito di aizzare gli animi e sarebbero stati questi a lanciare le molotov. Le forze dell’ordine hanno rivelato le identità dei reali colpevoli, ma non hanno convinto, anche a causa del video in cui si mostra un agente sparare sui manifestanti e per l’arresto dei 50 avvocati mentre si trovavano a palazzo di Giustizia, alcuni con ancora indosso la loro toga. Intanto, hanno iniziato anche a girare voci sulle molestie della polizia nei confronti delle donne, torture nelle caserme contro le persone arrestate. Ieri, Erdogan se l’è presa anche con la stampa straniera, accusata di aver organizzato un “attacco coordinato contro la Turchia”, che con lui “ha acquisito diritti e libertà impensabili 10 anni fa”, mentre un cameraman della Cnn ha denunciato di essere stato preso a calci e pugni dalle polizia.

Il premier, insomma, dimostra di non aver intenzione di tornare sui suoi passi e il braccio di ferro tra lui e i manifestanti diventa sempre più cruento. Dopo otto ore di scontri, è stata riconquistata nella notte dalla polizia piazza Taksim a Istanbul. Cessati gli ultimi lanci di lacrimogeni, i manifestanti si sono ritirati nel parco e i poliziotti hanno ripreso il controllo della piazza. Al momento i camion della nettezza urbana stanno ripulendo l’area. Un’altra manifestazione anti-Erdogan ad Ankara, con 5mila persone, è stata dispersa martedì sera dalla polizia. Intanto Gezi Park a Istanbul si è trasformato in un ospedale da campo per i feriti negli scontri con la polizia che intende sgomberare il parco e piazza Taskim. ”Nell’ultima ora, circa 25 feriti sono passati dal nostro centro prima di essere trasportati in ambulanza negli ospedali”, ha spiegato un’infermiera volontaria. ”Si tratta soprattutto di ustioni, di persone colpite dai bossoli dei lacrimogeni, alla testa o altrove, di cadute, fratture, crisi d’asma, o di chi necessita di punti di sutura”, ha aggiunto l’infermiera: ”Qui ci accontentiamo di fermare le emorragie, poi li mandiamo in ospedale”.

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Turchia: tra la violenza della polizia e i cori di “Bella Ciao”

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In Turchia la “resistenza”, partita da Piazza Taksim, si è allargata a diverse città dove si protesta contro il governo del primo ministro conservatore Recep Tayyip Erdoğan, accusato di essere sempre più autoritario e di mettere a rischio la laicità dello stato attraverso un progressivo processo di islamizzazione. Ma sembra ci si sia introdotto anche un pizzico d’Italia: sono migliaia le persone che marciano cantando la versione turca di Bella Ciao, il cui ritornello è però rimasto identico. La canzone diventata simbolo della lotta dei partigiani in Italia durante la Resistenza al nazifascismo dopo una diffusione iniziale nel 1945 in Emilia Romagna. Ha poi varcato le frontiere tre anni dopo, quando il testo venne cantato pubblicamente per la prima volta nel 1948 al Festival della Gioventù di Berlino da un gruppo di studenti italiani. Si è poi diffusa, in varie lingue, entrando nelle tradizioni dei comunisti greci, del movimento della sinistra rivoluzionaria in Turchia, il TKP, e anche in molte comunità zapatiste del Chiapas.

Nel frattempo, oggi, il premieri Erdogan ha deciso di tornare a colpire duro contro la protesta che dura ormai da due settimane e la polizia è di nuovo scesa in campo per riprendere Piazza Taksim. Ha anche ribadito che gli alberi di Gezi Park, contro la cui distruzione erano iniziate le proteste due settimane fa, saranno tagliati, aggiungendo un’accusa verso le lobby finanziarie e la stampa estera, colpevoli di attaccare il Paese. Di fronte al Parlamento ha quindi decretato: “Le proteste non saranno più tollerate. I manifestanti si ritirino immediatamente dal parco Gezi”. Erdogan ha quindi invitato gli attivisti che occupano il parco a “capire ciò che sta succedendo, capire chi stanno servendo con le loro azioni, perché le proteste a piazza Taksim e nel parco Gezi – dal suo punto di vista – sono state pianificate sistematicamente per coprire altre azioni. Con il pretesto del parco si sta giocando ad un gioco più grande”. Questa mattina, dopo che centinaia di agenti in tenuta anti-sommossa hanno investito piazza Taksim, con blindati, cannoni ad acqua e lacrimogeni, i manifestanti hanno optato per ritirarsi verso Gezi Park, alcuni lanciando sassi e qualche bottiglia incendiaria verso la polizia. Ci sono stati feriti e arresti.

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