Chiude il ristorante che diede i natali al tiramisù

Treviso_Tiramisu_tuttacronacaUna tradizione vuole che il tiramisù, il famoso dolce a base di biscotti, mascarpone, cacao e caffè, sia nato negli anni ’50 nel ristorante di Treviso le Beccherie. Aperto nel 1939 da Carlo Campedor Seniro, dopo 76 anni il locale chiuderà i battenti a fine marzo. Il nipote del fondatore, Carlo Campedor, ha detto a La Tribuna di Treviso: “Niente è eterno”. Il ristorante era meta di vip, politici e personaggi dello sport con, su tutti, gli appassionati del rugby.

“E’ una notizia che non avrei voluto leggere – commenta il trevigiano Luca Zaia, governatore del Veneto -, che annuncia non solo la fine di un pezzo di storia di Treviso, ma che più in generale comunica la cancellazione di una pagina della cultura enogastronomica mondiale”.

“Ci mancherà un luogo come questo – aggiunge Zaia – dove assaggiare territorio e tradizione senza mai annoiarsi”. Oltre che della crisi, dice Zaia, “le Beccherie sono vittime anche di un certo appiattimento della cultura gastronomica mondiale, dove in cucina la voglia di spettacolo prevale sull’impegno a soddisfare al massimo livello la voglia di convivialità, o dove presunte esigenze nutrizionali puniscono gusti e sapori che esprimono la qualità del territorio e, con essi, quelle che sono vere e proprie espressioni di cultura e di civiltà”.

Ci si cura a tavola, la ricetta ce l’ha Nocchi!

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Lui è Marzio Nocchi, fondatore dei ristoranti “Amati” competitors di Eataly  e i suoi locali sono già aperti a Milano e Londra, ma ci sono in programma nuove inaugurazioni. In una intervista rilasciata a La Stampa Nocchi afferma: «Lo sa quanti morti hanno fatto le patologie cardiovascolari nel 2005? Diciassette milioni e mezzo in tutto il mondo, vale a dire il 30% dei decessi globali. Nel 2015, i morti per ictus e infarto saranno venti milioni. E i tumori? Quasi otto milioni di morti nel 2007, nove milioni previsti nel 2015. Vogliamo parlare del diabete?». Parliamone. «Ogni anno, nel mondo, ci sono più di sette milioni di nuovi casi: uno ogni cinque secondi. E poi: l’80 per cento degli over 65 ha almeno una malattia cronica, 155 milioni di bambini sono in sovrappeso, 45 milioni di loro sono obesi…».

Quindi serve una cura e la ricetta è nel mangiar bene. Se state pensando a minestrine o riso in bianco siete sulla cattiva strada, la strada adottata da Nocchi è molto più piacevole. Mal di stomaco? Eccoti un bel fritto. Intestino pigro? Mangia una carbonara.   

Che tipo di ristoranti saranno? «Saranno ristoranti soprattutto per il pranzo, per gente che non ha molto tempo per mangiare. E che quindi è abituata a mangiare male. Il cuoco stringerà la mano ai clienti, spiegherà loro cosa e come sta cucinando. I cibi saranno in vista, l’acqua sarà offerta gratuitamente. Proporremo cinque tipi di menù, tutto con prodotti freschi. Per capirci: le mele ci saranno solo quattro mesi all’anno, le melanzane due, gli asparagi uno. I prezzi saranno contenuti: quindici euro per un piatto unico sufficiente per il pasto».

E veniamo al dunque: la qualità. «È essenziale», dice Nocchi, «che siano piatti gustosi. Uno dei problemi della cucina salutista è che è sempre sembrata cattiva. Noi abbiamo un executive chef, Angelo Biscotti, che farà scuola ai cuochi; e un medico nutrizionista, Silvio Spinelli, che garantirà l’abbinamento salute-gusto. Per dire: è Spinelli che sostiene che il fritto può far bene, è lui che non demonizza vino e uova, è lui che non rinuncia al burro, purché sia di qualità e non sia fatto brunire».

Ma non mancherà neppure la  pasta: «Con frumento italiano monococco, che è il grano più antico che si conosca. La pasta verrà fatta da noi davanti agli occhi del cliente». Sì va bene, ma con quale condimento? «Anche aglio olio e peperoncino». E il ragù? «La troppa cottura della carne rossa, anche se di qualità, non è salutare; ma un ragù con spezie, verdure e carni bianche selezionate ci sarà». Una bella carbonara? «Perché no? L’uovo se è crudo non fa male. Basta che sia di galline ruspanti. Quanto alla pancetta, il maiale non è proprio l’ideale. Ma una pancetta di qualità e non troppo soffritta si può fare».

La carne? «Non siamo vegani né vegetariani. Biscotti ci ha cucinato a bassa temperatura, e per 6-10 ore, una carne di pollo e maiale che ha servito speziata e con la frutta secca: uno spettacolo».

Vino? «Naturalmente. Ci sarà il rosso, che è quello che fa bene. Ma terremo anche il bianco e alcune birre contadine. Non troverete, invece, le bibite». Dolci? «Certo. Senza saccarosio e latte. Forte prevalenza di cioccolato extrafondente. Ma ci sarà anche il tiramisu».

Caffè? «Sì, sì: il caffè fa bene. Guardi, le assicuro che non mancherà niente ai golosi. Avremo perfino la polenta».

Tiramisù, Zaia chiederà la tipicità del territorio

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La Regione Veneto nella persona del presidente Luca Zaia chiederà  il riconoscimento della tipicità del “tiramisù” come dolce di Treviso, dove ha avuto i natali negli anni ’70.

«È giusto e doveroso chiedere il riconoscimento territoriale di questa specialità – ha fatto presente Zaia – sia come suggello di un evento storico, sia come motivo ulteriore di valorizzazione di Treviso e del Veneto nel settore alimentare, a fronte di un prodotto che oggi rischia di avere tanti padri e troppe versioni che non rendono giustizia all’impegno e all’inventiva del luogo che l’ha visto nascere, alla luce peraltro di tradizioni dolciarie che hanno fatto da terreno di coltura al vero tiramisù».

«Il riconoscimento della tipicità è un obiettivo né improbabile né impossibile – ha aggiunto Zaia – e porto come esempio il precedente della “Pizza Napoletana stg”, specialità tradizionale garantita, che proprio io ho portato al traguardo quando ero ministro delle politiche agricole. È un processo che richiede impegno, ma dobbiamo far sapere qual è l’originario tiramisù di Treviso a fronte delle tante varianti che si sono liberamente sviluppate in tutto il mondo traendo ispirazione dall’intuizione dolciaria dei suoi creatori, che, voglio ricordarlo, hanno realizzato il tiramisù quando Ada Campeol stava allattando il suo primogenito proprio per dare a lei e a tutti una dolce energia».

D’altra parte il tiramisù è nato nel centro storico di Treviso e i suoi “inventori” Ada Campeol, proprietaria del ristorante “Alle Beccherie”, e l’allora giovane cuoco Roberto “Loli” Linguanotto sono ancora in attività a testimoniare un successo internazionale senza precedenti nel campo dell’enogastronomia.

Attenzione perché la questione è molto controversa. La Toscana che farà? Anche loro rivendicano l’invenzione del Tiramisù. C’era una volta un re...

Scandali della capitale: cappuccino e tiramisù a 72 euro

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Neppure si fosse trattato di un pranzo al ristorante… tre tiramisù e tre cappuccini a Roma possono costare anche 72 euro. E’ capitato a una famiglia di turisti dell’Est Europa che si è seduta a un bar della capitale in via Cavour. Gli stranieri hanno pagato, ma poi, tornati nel loro paese d’origine, hanno contattato il Codacons il quale ieri ha denunciato il comportamento dei gestori della caffetteria. Secondo quanto riportato da “Il Messaggero” il capofamiglia quando ha visto il conto aveva immediatamente chiesto spiegazioni ma gli era stato risposto che ogni fetta di torta sono 15 euro e ogni cappuccino sono 6 euro, i rimanenti sono una “tassa” per il servizio al tavolo. Insomma una vera truffa!

Uno sguardo alla Toscana… il tiramisù!

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Leggi qui la storia e la ricetta!

OGGI E’ LA GIORNATA DEL TIRAMISU’

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