Il gelo nelle ossa: la testimonianza di chi vive a quasi -40 gradi

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La testimonianza viene da Sandy Gibson, vice-cancelliere di Embarrass, Minnesota. La donna racconta le difficoltà di vivere nel paese più freddo di tutti gli Stati Uniti d’America e soprattutto dei problemi legati a compiere a queste temperature anche le normali azioni quotidiane.

“Il problema non è il freddo di notte, ma quello durante il giorno. Quando si arriva sotto zero e c’è vento, il gelo ti penetra nelle ossa. Il freddo ti punge in faccia, quasi ti morde ed è difficile respirare. A me non piace davvero l’aria fredda, a meno che tu non voglia prendere un raffreddore. Quando ci siamo alzati era freddissimo e abbiamo provato a scaldarci con la legna messa in un camino, ma era talmente freddo che la casa non si riscaldava.  Mio marito è andato fuori a prendere altra legna, ma era così freddo che era difficile anche chiudere la porta di casa. Quando fa così freddo, il gelo ti si appiccica in faccia.  Guidare può diventare una vera sfida, per fortuna che la mia macchina ha una buona accensione, ma per stare lì fuori devi avere delle ottime candele e una buona batteria… oltre a tenere il serbatoio pieno. E’ importante che non ti blocchi. Alcuni hanno anche un sacco a pelo per precauzione, nell’eventualità che ti si ferma l’auto, puoi sempre riscaldarti. Pochi giorni fa ho visto al telegiornale che un militare in congedo ubriaco è sceso a una fermata di autobus sbagliata. Era confuso e ha bussato alla porta di qualcuno, ma era tardi e nessuno lo ha udito. E’ morto congelato ed è stato ritrovato il giorno seguente. Percorrendo la strada per Duluth , una studentessa di college è stata lasciata dagli amici davanti alla casa sbagliata e lì non c’era nessuno. Ora si trova in ospedale e le hanno dovuto amputare le dita dei piedi. Le persone sono ugualmente venute al municipio, abbiamo preso un caffé, ma tutte le scuole sono chiuse e le persone si sentono rintanate. E’ tanto tempo che non abbiamo temperature così basse. La temperatura ufficiale più fredda mai registrata qui è di -49 gradi e risale al 2 febbraio 1996. Ma a Tower, a circa 10 miglia di distanza è stata segnata -52. Il problema è stato che il nostro termometro ufficiale era rotto e quindi solo ufficiosamente abbiamo registrato una temperatura di -53. Ora abbiamo un nuovo termometro al servizio meteo, che può registrare fino a una temperatura di -73 gradi. Se continuerà questo freddo sicuramente il record sarà di nuovo nostro!”

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Le foto shock e la testimonianza di Ivana Spagna dopo l’aggressione

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Parole di rabbia, di disperazione e di denuncia quelle lanciate dalla cantante Ivana Spagna dopo l’aggressione. In un’intervista a “Di Più” l’artista ha raccontato il furto violento di cui è stata vittima, ma anche l’indifferenza di chi non si è fermato a soccorrerla.

“Ho anche il braccio mezzo massacrato, ed è passata più di una settimana”. Ivana Spagna era in macchina quando il conducente di uno scooter ha finto di essere stato investito dell’auto della cantante: ” Gli chiedevo: “Si è fatto male?”  E lui: “Sììì, sììì”. “Aspetti un attimo”, mi sono accostata al marciapiede, anzi, ci sono un pò salita alla bell’e meglio e ho aperto la portiera per scendere e soccorrerlo, ma, proprio in quel momento, mi è piombato addosso un uomo, che era il doppio dell’altro: cercava di togliermi l’orologio” poi il racconto continua “Vista la mia resistenza, a un certo punto mi ha dato una gomitata o un pugno che mi ha preso il mento, ma io non mollavo. Presa dalla rabbia e dalla disperazione, l’ho morsicato sul braccio con tutte le mie forze. Ero furente in quel momento, davvero incattivita dal ripetersi di una violenza che avevo già subìto. (Dopo averle rubato l’orologio) è corso sullo scooter dell’altro. Ho anche cercato di prendere il numero di targa della moto, ma non ce l’ho fatta: ero tremante, sotto shock e mi è preso lo sconforto, così ho iniziato a piangere”.
Dopo la denuncia ai Carabinieri è dovuta ricorrere al Pronto Soccorso: “Mentre prendeva appunti ha così scoperto che mi avevano anche picchiato e allora mi ha fatto portare al Pronto Soccorso dove mi hanno dato cinque giorni di prognosi, indicandomi le medicine da prendere”.

“Tra Cosa nostra e i politici c’è sempre stata connivenza”: il pentito al processo

stato-mafia-tuttacronacaDurante la sua deposizione al processo sulla trattativa Stato-mafia, il pentito Francesco Onorato ha raccontato che “Dopo il maxi-processo una serie di politici vennero contattati da Cosa nostra: tra loro anche Salvo Lima che non si presentò all’appuntamento”. A Riina, non piacque l’atteggiamento dell’eurodeputato Dc che era nella lista dei politici da eliminare. Ha poi spiegato: “I politici a Riina prima gli hanno fatto fare le cose, poi l’hanno mollato. Prima ci hanno fatto ammazzare Dalla Chiesa i signori Craxi e Andreotti che si sentivano il fiato addosso. Poi nel momento in cui l’opinione pubblica è scesa in piazza i politici si sono andati a nascondere. Per questo Riina ha ragione ad accusare lo Stato”. E ha aggiunto: “Riina per questo comportamento era arrabbiato e avrebbe ucciso tutti i politici”. Il pentito ha parlato di una vera e propria lista con personaggi delle istituzioni che, dopo il maxiprocesso, Riina avrebbe voluto eliminare. “C’erano Vizzini e Mannino, di cui prima in Cosa nostra si parlava bene, i cugini Salvo, Salvo Lima – ha proseguito – Per Vizzini avevamo cominciato i pedinamenti”. E ha concluso: “Riina ha ragione a dire che lo Stato manovrava Cosa nostra. Lui sta pagando il conto, lo Stato no. Tra Cosa nostra e i politici c’è stata sempre connivenza”.  Il pentito ha anche raccontato in maniera dettagliata l’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima, avvenuto il 12 marzo 1992, per il quale è condannato con sentenza definitiva. Ha anche spiegato che, dopo che l’attentato al giudice Falcone all’Addura era fallito, loro stessi hanno “messo in giro la voce che la bomba se l’era messa lui per indebolirlo, per farlo passare per bugiardo”. E ha quindi aggiunto: “Salvatore Biondino mi disse che si trattava di una pressione fatta dai politici per fare passare Falcone per uno di poco conto”. Il collaboratore ha anche descritto la sua militanza in Cosa nostra: “Fare parte del gruppo di fuoco della commissione di Cosa nostra era come fare parte della Nazionale di calcio. Ci entravano persone con capacità particolari. Da componente del gruppo di fuoco ho fatto tra l’altro l’omicidio dell’eurodeputato Salvo Lima, quello del collaboratore del Sisde Emanuele Piazza, ho partecipato al fallito attentato dell’Addaura”. Onorato, che all’inizio della deposizione ha detto di sentirsi “abbandonato e lasciato solo dallo Stato”, dovrà testimoniare proprio sull’omicidio Lima ritenuto dai pm l’atto iniziale della minaccia mafiosa che avrebbe indotto lo Stato a trattare.

La trans Paloma: “Marrazzo mi ha dato 70mila euro, consumavamo coca”

piero-marrazzo-paloma-tuttacronacaE’ stata ascoltata la trans Paloma, oggi, nel corso del processo dove appaiono come imputati quattro carabinieri per il tentativo di ricatto subito da Marrazzo nell’estate del 2009. “In sette anni il presidente Marrazzo mi ha dato 70mila euro. Nei nostri incontri non facevamo sesso ma consumavano solo cocaina. Ci siamo visti pure in uffici della Regione”. E’ pesante l’accusa che colpisce l’ex presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo. Durante la deposizione, la testimone ha raccontato che il primo incontro con Marrazzo risale al 2002: “Io ‘battevo’ nella zona di via Flaminia, e lui mi abbordò con l’auto. Nel corso del primo incontro mi ha dato 10mila e 200 euro ma è arrivato a darmi anche 17mila euro come ‘regalo’ perchè dovevo tornare in Brasile”. Secondo quanto detto da Paloma, l’ex presidente la incontrò, in alcune circostanze, in quelli che dichiara essere “gli uffici della Regione Lazio”. In quell’ occasione, ha spiegato, “Marrazzo prese i soldi per pagarmi da alcuni libri che aveva in una libreria”. Rispondendo alle domande del pm De Santis, il testimone ha aggiunto che l’ex presidente della Regione “agli incontri consumava sempre cocaina. Mi dava circa 1000 euro che servivano per acquistare la sostanza. Gli incontri avvenivano anche nel suo appartamento e capitava spesso che lui si presentasse già ‘fatto’ di coca”. Un’altra parte della testimonianza ha riguardato la notte tra il 2 e il 3 luglio del 2009, giorno in cui, secondo l’accusa, avvenne l’irruzione dei carabinieri imputati nell’appartamento dove Marrazzo si trovava con il trans Natalì. “Quella notte stette con me fino alle 5 di mattina, facemmo uso di droga. Poi nel pomeriggio successivo mi richiamò e andai a casa sua sempre per incontri a base di cocaina”. Il legale dell’ex presidente, Luca Petrucci, ha annunciato che “Denunceremo Paloma per calunnia”. E ha spiegato: “Il suo racconto è denso di fatti inverosimili e per questo acquisiremo i verbali d’udienza della sua testimonianza resa in aula e la denunceremo per calunnia”. E ancora: “Paloma parla di un incontro avvenuto negli uffici della Regione Lazio dove il mio assistito avrebbe preso dei soldi e della cocaina. È assurdo. Per questo procederemo a presentare denuncia. Per entrare negli uffici della Regione ci sono precise procedure di identificazione, servizi di sicurezza, telecamere. Insomma possibile che nessuno ha visto?”.

La testimonianza dell’Angelina Jolie di Bari e i dettagli intimi a processo

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Era il 30 settembre scorso e a essere convocata nell’ambito del processo a carico di Gianpaolo Tarantini è Graziana Capone , ovvero la cosiddetta Angelina Jolie di Bari. La testimonianza è riportata sulle pagine di Libero

GIUDICE: «Con quante persone? Più o meno ricorda quante persone c’erano?»

CAPONE: «Sì, beh, eravamo parecchie, non so se trenta o quaranta».

G: «Chi sono gli altri?»

C.: «Gli altri erano tutti gli altri invitati. Dei quali io però conoscevo soltanto Tarantini. Siamo rimasti lì fino alle… siamo rimasti tutti insieme fino alle tre e poi dopo via via la gente andava via, fino a che siamo rimasti veramente in pochi, tipo in quattro o cinque. Erano già le quattro e mezza, così. Poi io mi allontano per andare in toilette, quando rientro non c’era più nessuno, neppure Giampaolo, era andato via, tra l’altro senza neppure darmene avviso»

G.: «E quindi chi è rimasto?»

C: «Sono rimasta io e Berlusconi».

G.: «Alle quattro del mattino?»

C.: «Sì».

G.: «E poi fino alle sette del mattino che lei è andata via che cosa è successo?»

C: «Beh, ci siamo… lui mi ha raccontato tante cose, abbiamo, insomma, condiviso un momento, insomma, così, di intimità in camera sua, ma non abbiamo avuto rapporti sessuali. Per intimità intendo, insomma, un… così, un raccontarsi, io naturalmente ho raccontato di me, di quello che mi piaceva fare, ma senza francamente nessuna ambizione. Insomma, non mi aspettavo nulla da quell’incontro. In realtà era più lui a propormi, insomma, cose, ma io ero felice così».

G.: «Cioè lei dice che è stata solo una conversazione?»

C: «Beh, c’è stata una conversazione affettuosa, non so come dire».

G.: «Cioè che cosa intende per affettuosa?»

C: «Beh, nel senso che ci sono state delle carezze, ci sono state… insomma, non so che cosa vuole sapere».

G.: «Cioè non c’era nessun atto sessuale, secondo lei?»

C: «No».

G.: «Niente?»

C.: «No, assolutamente no, non ci sono atti sessuali».

G.: «Diciamo, le ha messo una mano sulla spalla così, amichevolmente?»

C: «Beh, no..».

G.: «Che cosa è successo?»

C.: «Beh, ci sono state delle… insomma, delle effusioni così, un po’ più che la pacca sulla spalla ecco, però, insomma..».

G.: «Vabbè, e lei come le definisce? Diciamo, è una cosa che lei fa normalmente quando le persone le capita…?»

C.: «E’ una cosa che faccio normalmente se un uomo mi piace».

G.: «Ah! Quindi – diciamo – c’era…?»

P.M.: «Giudice, vogliamo chiedere che cosa sono queste effusioni? Perché sennò non riusciamo neanche a capire di che cosa stiamo parlando».

GIUDICE: «C’è un concetto giuridico di queste situazioni ed un concetto materiale diverso. Lei che cosa intende? Così cerchiamo di intenderci prima sul piano materiale, poi vediamo sul piano giuridico».

CAPONE: «Beh, ci sono state delle carezze, non so, però io..».

G.: «Seduti, in piedi, su un divano?»

C.: «Sì, eravamo seduti sul letto».

G.: «Sul letto?»

C.: «Eravamo seduti sul letto, sì».

G.: «Vestiti?»

C.: «Beh, io ammetto che avevo..».

G.: «Eravate vestiti o vi siete alleggeriti?»

C.: «Ci siamo… sì, ci siamo alleggeriti».

G.: «Quanto vi siete alleggeriti?»

C.: «Beh…»

G.: «Si renda conto che la materia del processo è questa purtroppo».

C.: «Sì».

G.: «Siamo a porte chiuse, ma..».

C.: «Beh, ci siamo alleggeriti, ma è durato abbastanza poco, perché… insomma, io non ero particolarmente e propriamente a mio agio, diciamo così, perciò in qualche modo così, ci siamo coccolati».

G.: «Ed a che punto siete arrivati?»

C.: «…»

G.: «Cioè lei era vestita?»

C.: «Ero… ero… no, proprio vestita… si, insomma, avevo degli slip ed avevo un accappatoio…»

Poi la rivelazione GIUDICE: «Quindi lei dal 2008 al 2010 è stata assunta nell’ufficio stampa di Berlusconi? E lo ha frequentato?»

CAPONE: «Assolutamente sì, l’ho frequentato, abbiamo trascorso delle vacanze insieme, siamo stati parecchio tempo insieme. Poi devo ammettere che lui, insomma, desiderava convivere con me ed io devo ammettere invece che mi sono resa conto che era… c’era una differenza di età sensibile per la quale non sarebbe stato possibile provare un sentimento che non fosse quello dell’amicizia o quello della stima, quello della… non so, così. Lui voleva delle cose da me che io non gli potevo dare».

Roberta Ragusa: ora si cerca nel cimitero!

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Si è cercata ovunque Roberta Ragusa, ma forse, non si è cercato bene nel cimitero, tra le lapidi di San Giuliano Terme, non lontano dalla casa dove abitava con il marito Antonio Logli. Si torna indietro dopo gli esiti negativi sulle auto dell’amante e del padre di Logli nonché sul furgone che lo stesso marito della Ragusa usava per lavoro e nel quale una collega aveva ritrovato fazzolettini sporchi di sangue? Si va avanti con il georadar, ma si guarda laddove le analisi effettuate con altri mezzi non hanno avuto esito. Ancora nelle orecchie degli inquirenti non suona la giustificazione fornita proprio da Logli dopo che aveva denunciato la scomparsa della moglie affermando che la donna si era allontanata a seguito di un vuoto di memoria causato da un colpo che si era procurata in testa. Il marito affermò che si era recato, dopo la scomparsa della moglie, nel cimitero perché aveva ritenuto di poter trovare la donna accanto alla tomba della madre. Dopo la battuta d’arresto sulle nuove indagini che non hanno portato nessuna novità, si torna quindi ad analizzare meglio i dettagli già in possesso delle forse dell’ordine sperando che una scansione con il georadar capace di “vedere” fino a tre metri sotto terra possa dare esiti positivi e riaprire la strada alla speranza di trovare una spiegazione a un mistero sempre più fitto. 

 

La strage del pullman: Sophia Loren pronta ad aiutare “la sua gente”

loren-irpinia-pozzuoli-tuttacronacaE’ cresciuta a Pozzuoli l’attrice Sophia Loren e si sente vicina alla sua terra, tanto che ieri sera, nello stesso giorno della celebrazione dei funerali delle 38 vittime della tragedia stradale avvenuta domenica sera sul viadotto della A16 tra Monteforte Irpino e Baiano, in provincia di Avellino, ha telefonato al sindaco Vincenzo Figliolia per comunicare la sua disponibilità ad aiutare la “sua gente”, rendendosi fin da subito disponibile a dare concretamente una mano. Il primo cittadino di Pozzuoli, che nel pomeriggio di ieri ha fatto visita ai bambini e alle bambine ricoverate all’ospedale pediatrico Santobono e al Loreto Mare di Napoli, ha poi dichiarato: “Ho ringraziato di vero cuore Sophia Loren per la sensibilita’ umana e la solidarieta’ dimostrata alla citta’ di Pozzuoli. E’ stata una telefonata dal forte valore simbolico, perche’ la Loren e’ rimasta particolarmente scossa dalle immagini di strazio mostrate in questi giorni dalle televisioni italiane e straniere. Il dramma di Pozzuoli e delle sue tante famiglie e’ diventato lutto nazionale, ma anche occasione di riflessione sulle emergenze in campo infrastrutturale che il nostro Paese deve affrontare e risolvere”.

La tragedia in Irpinia diventa il pretesto per frasi razziste

irpinia-autobus-tuttacronaca“Precipita pullman vicino Avellino: 40 morti tra cui nessun italiano”. E’ quanto si leggeva in Facebook, nella pagina di un gruppo chiamato Average Italian Guy (Italiano Medio) poco dopo la tragedia del pullman precipitato dal viadotto a Monteforte e che è stata vissuta con sofferente partecipazione da tutta l’italia. Ancora una volta, così come con gli sciacalli di New Orleans e L’Aquila o con le scritte dopo la strage in Nassirya, ci sono persone che non riescono a trovare in sè senso di rispetto, umanità o sensibilità. Si è preferito proporre una frase a sfondo razzista nei confronti dei campani e soprattutto verso le vittime del bus ed i loro familiari. Ma la “medietà” dell’italiano è riscontrabile anche in quei 600 like ricevuti. Ci sono stati anche commenti di risposta, per riportare in alto l’orgoglio del popolo di Avellino e dintorni e non è mancato chi ha augurato, forse esagerando, delle sciagure all’ideatore.

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Poco dopo la pagina bannata viene aperto un nuovo profilo in Facebook:

Average Italian Guy è stata bannata dai Napoletani Moralisti del Ciriaco

Nella quale l’utente dice di non essere colui che era l’amministratore della precedente pagina, ma continua con uno stile a dir poco “irriverente”, in cui si mescola cattivo gusto e volgarità che davvero lasciano senza fiato.

Solo per citare una frase agghiaccianti sul profilo viene detto:

“L’ho detto io che doveva prendere l’autobbbus”

Che si aspetta a rimuovere questo profilo? Perché gli amministratori di Facebook non hanno ancora bannato questo nuovo account?

 

 

Resa nota la lista dei nomi delle vittime dell’incidente in Irpinia

vittime-irpinia-tuttacronacaScrive il premier Letta in Twitter: “In Consiglio dei ministri abbiamo appena deliberato il lutto nazionale per la giornata di domani, in cui si svolgeranno i funerali a Pozzuoli”.

Dei 48 passeggeri presenti sull’autobus precipitato in Irpinia, in 38 hanno perso la vita dopo tre giorni trascorsi in gita. Ora è stata pubblicata la lista dei nomi. Sono 26 abitanti di Pozzuoli, 8 di Napoli, 1 di Casalnuovo di Napoli, 1 di San Giorgio a Cremano, 1 di Ponza e 1 di Pietrastornina (AV):

Terracciano Alfonso – Pozzuoli 02/12/1944
Illiano Barbara – Pozzuoli 20/03/1950
Parrella Pasquale – Pozzuoli 14/01/1951
Artiaco Assunta – Pozzuoli 24/08/1952
Esposito Gennaro – Pozzuoli 03/09/1955
Rusciano Antonietta – Pozzuoli 07/09/1964
Basile Giovanni – Pozzuoli 21/04/1960
Di Paolo Filomena – Napoli 20/08/1963
Del Giudice Silvana – Napoli 17/02/1997
Del Giudice Antonio – Pozzuoli 21/08/1962
Illiano Agnese – Pozzuoli 06/04/1940
Russo Maria Elisabetta – Pozzuoli 06/05/1949
Musto Irene – Pozzuoli 01/06/1939
Conte Giovanni – Pozzuoli 10/02/1963
Rusciano Maria Rosaria – Pozzuoli 10/08/1962
Basile Carolina – Pozzuoli 27/11/1954
Caiazzo Luciano – Pozzuoli 10/06/1973
Paone Procolo – Pozzuoli 12/07/1929
Testa Salvatore – Pozzuoli 09/06/1925
Caiazzo Mario – Pozzuoli 24/04/1959
Restivo Teresa – Pozzuoli 24/03/1981
Bruno Salvatore – Casalnuovo di Napoli 23/10/1946
Iodice Olga – Ponza 18/01/1941
Rocco Luigia – Napoli 01/07/1939
Carannante Maria – Pozzuoli 28/11/1954
Mirelli Anna – Pozzuoli 10/02/1965
Artiaco Gennaro – Pozzuoli 24/05/1939
Delle Cave Teresa – Pozzuoli 22/08/1945
Chiocca Raffaela – Pozzuoli 09/04/1941
Lametta Ciro – Napoli 07/03/1969
Acquarulo Anna – Napoli 15/08/1948
Raiola Anna – San Giorgio a Cremano 08/08/1929
Lucignano Giuseppina – Pozzuoli 13/03/1931
Corsale Maria Luisa – Napoli 04/01/1950
Iuliano Elisabetta – Pietrastornina (Av) 20/11/1935
Ambrosio Immacolata – Napoli 05/09/1958
Vallefuoco Biagio – Napoli 10/06/1959
Trincone Vincenza – Pozzuoli 16/07/1962

Un testimone: autobus a velocità folle, fuori controllo e senza una porta

irpinia_tragediaincidente-tuttacronacaStando a quanto si apprende dall’ANSA, un operatore che, circa un chilometro prima del luogo dove il pullman è precipitato, segnalava rallentamenti sull’autostrada avrebbe affermato che il mezzo procedeva a forte velocità e con la porta anteriore aperta o mancante. Verso le 19 dei rallentamenti avevano cominciato a formarsi al km 28, in direzione Napoli: l’autobus è precipitato dal viadotto Acqualonga, al km 32 e 600 dell’A16, intorno alle 20.30. I rallentamenti sono segnalati tramite tre pannelli e un operatore, che sbandiera a circa un chilometro e 100 metri dal punto in cui è avvenuto l’incidente, con tutti i dispositivi del mezzo di servizio accesi. Proprio quest’ultimo racconta di aver visto avvicinarsi il pullman a forte velocità e con la porta anteriore aperta, o forse mancante, probabilmente a causa di un precedente contatto con il margine destro dell’autostrada.

La figlia di una vittima racconta: “Mia mamma aveva avuto una premonizione. Poco prima aveva chiamato: spero di arrivare sana e salva, sento che qualcosa non va. Eppure siamo stati bene questi 3 giorni”. Quello che ora si vuolo conoscere è come si sia arrivato a tutto questo. Sembra che il blocco della trasmissione del bus sia stato raccolto molto prima del luogo in cui ha sfondato in discesa il guard rail. Potrebbe averlo perso per un contatto con altri veicoli. Nel caso, sarebbero le telecamere di sicurezza della società autostrade a svelarlo. La curva al chilometro 32 è segnalata come molto peticolosa, con un limite di 80 Km/h che, per i mezzi di notevoli dimensioni, su riduce a 60 khm.

Roberta Ragusa: traccia biologica nell’auto di Sara Calzolaio

ragusa-tracce-biologiche-tuttacronacaI carabinieri del Ris di Parma avrebbero trovato una traccia biologica sull’automobile di Sara Calzolaio, l’attuale compagna di Antonio Logli del quale, alcuni giorni fa, i militari avevano ispezionato il furgone in uso. Il marito di Roberta Ragusa, scomparsa dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme (Pisa) la notte tra il 12 e il 13 gennaio 2012, è indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere. La Calzolaio ha ricevuto di recente l’avviso di garanzia con l’accusa di favoreggiamento, proprio per consentire l’ispezione della vettura mentre Valdemaro Logli è accusato di concorso in occultamento di cadavere. Sull’auto del suocero della Ragusa le analisi hanno escluso la presenza di tracce, mentre due reperti biologici sono stati trovati nel vano di carico del furgone di Antonio Logli e nell’auto di Sara Calzolaio. La prima però, stando a quanto si apprende da fonti investigative, è troppo piccola e dunque inutilizzabile. Gli accertamenti, quindi, si stanno effettuando su quella repertata su un tappetino dell’abitacolo dell’auto della Calzolaio. Nel frattempo, i carabinieri proseguono le loro indagini e stanno ultimando una mappatura di luoghi sui quali effettuare nuove ispezioni con il georadar alla ricerca del corpo di Roberta Ragusa.

Roberta Ragusa serve un’altra settimana prima di svelare il mistero?

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Sembra che occorra un’ulteriore settimana per avere i risultati dei tamponi effettuati dai Ris di Roma sul furgone della Geste in uso ad Antonio Logli e sull’auto della sua nuova compagna Sara Calzolaio nell’ambito delle indagini sul caso della scomparsa di Roberta Ragusa.

“Lo giudichiamo un fatto positivo ai fini dell’accertamento della verità – ha spiegato il procuratore Ugo Adinolfi – perché le tracce repertate sono piccolissime e i Ris ci avevano già detto che sarebbe stato difficile ricavare risposte utili. Tuttavia se ci chiedono altro tempo significa che possiamo sperare che quei minuscoli reperti possano comunque fornire indicazioni utili, pur se parziali, alle nostre investigazioni.”

CASO RAGUSA: trovate tracce biologiche nell’auto dell’amante di Logli

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Sembrava che i rilievi effettuati ieri (9 luglio) dai i Ris di Roma sui mezzi dell’amante di Logli, Sara Calzolaio e su quella del padre di Antonio Loglio, Valdemaro, non avessero portato a nulla. Invece è notizia delle ultime ore che i rilievi dei Ris di Roma avrebbero individuato macchioline sia nel vano di carico del furgone della Geste, usato da Antonio Logli, sia nell’auto di  Sara Calzolaio. Ora bisogna attendere gli esami di laboratorio che arriveranno nei prossimi giorni.

Antonio Logli è indagato nell’ambito dell’inchiesta per la scomparsa di Roberta Ragusa, insieme al padre e all’amante.

“In entrambi i casi tuttavia, spiegano gli inquirenti, si tratta di reperti molto piccoli dai quali non sara’ facile estrarre evidenze scientifiche utili alle indagini. Nelle prossime settimane saranno invece sentiti nuovi testimoni che potrebbero fornire indicazioni soprattutto sulla notte della scomparsa di Roberta Ragusa. I magistrati mantengono il massimo riserbo sulla loro identità, anche se non sembrano aspettarsi comunque rivelazioni decisive.”

Sono in corso i rilevamenti sui mezzi per far luce sul caso Ragusa

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Sono in corso da ore le ispezioni sui tre veicoli posti sotto sequestro nel caso Ragusa dopo la testimonianza di una dipendente della ditta in cui lavora anche Logli che ha raccontato, nei giorni scorsi, agli inquirenti di aver rinvenuto alcuni mesi fa dei fazzoletti sporchi di sangue in un mezzo usato per lavoro dal marito di Roberta Ragusa. Oltre al mezzo di lavoro, i Ris, stanno analizzando anche l’auto dell’amante di Logli, Sara Calzolaio, e quella del padre del principale indagato. Per poter effettuare queste analisi l’amante e il padre di Logli sono stati iscritti nel registro degli indagati.  

In particolare i Ris di Roma vogliono rintracciare tracce ematiche riconducibili alla donna scomparsa.

Sia il padre del principale sospettato che la sua attuale compagna stanno assistendo ai rilievi scientifici condotti dai Ris in compagnia dei loro avvocati.

Aggiornamento 9 Luglio 2013, 21,50: Sembrerebbero senza esito i rilievi compiuti oggi dai Ris, sulla  Mercedes grigia di Valdemaro Logli e la Ford Fiesta rossa di Sara Calzolaio. In particolare a risultare negativo sarebbe stato proprio l’esame del luminol che non avrebbe rilevato eventuali tracce di sangue. Stesso esito, per il furgone della Geste, la municipalizzata dei servizi del comune di San Giuliano Terme.

Il caso Ragusa rimane avvolto nel mistero.

 

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Svolta nel caso Ragusa: altri due indagati oltre il marito

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Si aggiungono al registro degli indagati per il caso Roberta Ragusa altre due persone. Si tratta di  Sara Calzolaio, amante di Logli, e del padre di quest’ultimo, Valdemaro Logli. La procura di Pisa sospetterebbe i due per favoreggiamento nel delitto. Ora è probabile che nei prossimi giorni le forze dell’ordine perquisiranno le auto del padre e dell’amante di Logli alla ricerca di nuovi indizi, anche alla luce di alcuni fazzoletti sporchi di sangue visti nel furgone, usato sul posto di lavoro dal marito della Ragusa. Questa potrebbe essere la svolta che si attendeva per trovare le risposte al mistero della donna scomparsa nel gennaio 2012.

I fazzoletti sporchi di sangue nel caso Ragusa

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Dopo i continui appelli degli investigatori e della famiglia di Roberta Ragusa a coloro che conoscono la verità ma che stanno tacendo per paura qualcuno sembra essersi fatto finalmente avanti.

«Non ce la faccio più a tenermi dentro questa cosa…» ha detto, lunedì scorso, una dipendente della Geste al suo direttore. La donna, sulla cinquantina, abita in un paese dell’hinterland pisano, è una collega di Logli che per la società di servizi comunali ha lavorato come elettricista a tempo pieno fino alla scomparsa della moglie, ora, invece, fa un part time. La donna ha preferito prima confidarsi con il dirigente, il quale ha avvisato immediatamente i carabinieri e martedì la donna è stata ascoltata in Procura dal magistrato che conduce l’inchiesta, il sostituto procuratore Aldo Mantovani. La deposizione è durata quasi due ore e in particolare la testimone ha raccontato che intorno a febbraio-marzo dello scorso anno, ha trovato  due fazzolettini di carta macchiati di sangue, mentre stava pulendo uno dei furgoncini della Geste. I fazzolettini sono poi stati buttati dalla testimone nella spazzatura. Si tratta di un Fiat Fiorino che fino al novembre del 2011 era solitamente usato per lavoro da Antonio Logli. Il quale, appunto un paio mesi prima della scomparsa della moglie, disse che quel furgoncino non andava più e, quindi, Geste gliene mise a disposizione un altro. In realtà quel Fiorino aveva bisogno solo di un intervento di manutenzione di poco conto, quindi chi aveva le chiavi o sapeva dove trovarle avrebbe potuto servirsene senza problemi. Quando il 29 febbraio 2012 i Ris dei Carabinieri di Roma vennero a Gello per la prima volta, quel veicolo non fu preso in considerazione, essendo ‘ufficialmente’ fermo da tre mesi. Ora il  furgoncino è stato posto sotto sequestro e sarà sottoposto agli accertamenti tecnico-scientifici del caso.

“Sono stati loro a venire da me, non io da loro”, Riina su Stato-mafia

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Per la prima volta Totò Riina avrebbe fatto chiaro riferimento alla  trattativa Stato-mafia. La rivelazione è arrivata Qualche settimana fa, mentre stava per essere trasferito dalla sua cella alla saletta delle videoconferenze. durante il trasferimento avrebbe detto agli agenti  “Sono stati loro a venire da me, non io da loro”, questa frase sarebbe un riferimento al dialogo segreto che nel giugno del 1992 venne avviato da alcuni ufficiali del Ros con l’ex sindaco di Palermo Vito Ciancimino, in merito alla trattativa Stato-mafia. L’altra frase che è stata inserita  in una relazione di servizio stilata da alcuni agenti del Gom, il gruppo speciale della polizia penitenziaria che si occupa della gestione dei detenuti eccellenti sarebbe stata “Mi hanno fatto arrestare Provenzano e Ciancimino”, in questo modo Riina sembrerebbe confermare le parole di Massimo Ciancimino, che ha descritto gli incontri riservati del padre Vito con l’ex comandante del Ros Mario Mori. Questa mattina, la relazione è stata depositata al processo per la trattativa, che si svolge nell’aula bunker dell’Ucciardone di Palermo. Al momento i magistrati hanno deciso di non interrogare Riina, ma hanno preferito avere la conferma ascoltando gli agenti che hanno stilato la relazione, i quali hanno confermato il contenuto.

Ingroia svela la trattativa Stato-mafia.

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Una lunga confessione quella dell’ex pubblico ministero Antonio Ingroia a Der Spiegel sulla trattativa Stato-mafia. Secondo Ingroia gli accordi, intercorsi negli anni ’90, hanno cambiato il volto delle organizzazioni criminali che da organismi violenti sono poi stati trasformati in vere e proprie lobby affaristiche. E’ dispiaciuto Ingroia di non poter più essere il pm nel procedimento che vedrà sfilare sul banco degli imputati personaggi del calibro di Riina, Provenzano e Bagarella, ma anche politici come l’ex ministro degli Interni Nicola Mancino?

”Quando indagavano ho capito che la procura non potrà mai arrivare alla completa verità sui colloqui tra governo e mafia. Ci sono forze politiche che lo vogliono impedire. Anche per questo ho scelto di candidarmi per il Parlamento”, così afferma l’ex magistrato senza troppi giri di parole.

Poi continua accettuando l’attenzione sull’importanza storica di questo processo:

“Questo non si è mai verificato prima d’ora nella storia del nostro paese. Inoltre viene dibattuto in un’aula di un tribunale ciò che è sempre stato smentito o taciuto, la trattativa tra criminalità organizzata e stato”.

Ma si riuscirà a far emergere qualche nuova verità?

“Ovviamente ho grande fiducia nella pubblica accusa, un team di colleghi molto competenti. Ma senza l’appoggio dell’intero paese, senza un’opinione pubblica che desidera conoscere la verità, appoggiandoli, loro potranno fare poco”.

E poi continua:

“Ci sono movimenti, per insabbiare le cose. Io spero che il processo vengano condotto in modo ragionevole e con la necessaria attenzione. L’atmosfera è molto tesa, ma ciò non deve impedire che il procedimento si svolga in modo prudente”.

E sulle intercettazioni tra il Capo dello Stato Napolitano e Mancino, Ingroia rimarca di non esser stato contento della loro distruzione, ma di rispettare la decisione:

“Quei colloqui non avevano una rilevanza penale. Politicamente forse sì, ma come pubblico ministero questo non mi interessava”.

Ma cosa contenevano quelle intercettazioni? L’ex Pm di Palermo risponde con una risata e afferma di aver mentalmente cancellato il loro contenuto.

La rivelazione di Ingroia invece avviene sul suo mentore e maestro Paolo Borsellino:  

”Dai testimoni oculari si è scoperto che Borsellino ne fosse a conoscenza (della trattativa Stato-mafia, ndr). Il magistrato ucciso il 19 luglio del 1992 aveva saputo di contatti tra i carabinieri e il sindaco di Palermo Ciancimino, uomo di collegamento dei corleonesi. Questa circostanza è stata sempre negata, ma alcuni pentiti hanno affermato che la mafia ha deciso di uccidere Paolo Borsellino proprio perché rappresentava un ostacolo a questo accordo. Spero che questo diventi chiaro ad alcuni”.

Ma chi ebbe l’idea della trattativa? Secondo l’ex magistrato non ci sono dubbi: Bernardo Provenzano.

“L’ho interrogato alcuni mesi fa. Non sta bene, ma ha sempre capito ciò che gli veniva comunicato, ascoltando in modo attento e concentrato”.

Secondo Ingroia però ormai è troppo tardi perché si possa davvero svelare la verità sulla trattativa tra mafia e stato:

“Temo che ormai quel treno sia definitivamente partito”.

La tecnologia al servizio del caso Ragusa: arriva il georadar

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Sarà un sistema georadar di ultima generazione a cercare i resti di Roberta Ragusa, la donna scomparsa dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme (Pisa) la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, in alcune zone del territorio della provincia di Pisa. Le ricerche scatteranno nei prossimi giorni e saranno effettuate con uno strumento capace di ”vedere” in profondita’ variabili del sottosuolo fino a oltre 3 metri e con la capacita’ di penetrare qualsiasi terreno e materiali.

Nuova testimone per caso Ragusa “Logli fece sesso con me”

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Un matrimonio infelice e quello che confessò Logli a una partner con cui ebbe un rapporto sessuale,  tra il giugno e il settembre 2011, e che ora ha testimoniato in procura. La nuova testimone avrebbe dichiarato: “Antonio Logli confidò quasi un anno prima della scomparsa della moglie di vivere un matrimonio infelice e di avere anche un’amante, ma di non potersi separare per motivi economici”.

Al termine dell’interrogatorio, la notizia sarebbe stata confermata alla stampa dal procuratore della repubblica, Ugo Adinolfi: “Riteniamo credibile questa signora che si è presentata spontaneamente e non ha alcun motivo di mentire. Dice di avere riconosciuto Antonio Logli vedendo il caso in Tv e comunque ce lo ha descritto minuziosamente anche in sede di interrogatorio. Alla luce di questa testimonianza potremmo decidere di risentire anche l’amante di Antonio Logli“.

Caso Ragusa: in Procura una nuova testimone

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Potrebbe rivelare dettagli importarti sul rapporto di Roberta Ragusa e del marito la nuova testimone che verrà ascoltata oggi in Procura. Gli inquirenti sperano possano emergere nuovi particolari grazie alla donna, un’amica di Antonio Logli, dopo quasi 17 mesi d’indagini che non hanno portato a una soluzione definitiva al caso. La Nazione rende noto che, nel frattempo, sono già stati ascoltati i familiari della coppia, il collaboratore dell’autoscuola della Ragusa e Sara Calzolaio, l’amante (ex baby-sitter dei figli ed ex segretaria della stessa autoscuola) di Logli, indagato per omicidio e occultamento di cadavere.

Le cugine di Roberta Ragusa contro l’amante di Logli!

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Dramma e querele sembrano essere tutte in famiglia per il caso di Roberta Ragusa, la donna toscana scomparsa il 14 gennaio del 2012. Oggi c’è la risposta delle cugine di Roberta,  Sonia e Giovanna, che hanno giudicato infamanti le accuse rivolte alla loro famigliare da Sara Calzolaio, l’amante del marito della donna scomparsa. Sara infatti avrebbe affermato davanti agli inquirenti che Roberta sarebbe ancora viva, ma che non ha intenzione di tornare e che spererebbe che Antonio Logli venga condannato per il suo presunto omicidio. Secondo le cugine queste accuse minerebbero l’immagine di Roberta, prima di tutto davanti agli occhi dei figli e danneggerebbero anche i parenti della scomparsa. Secondo le cugine, Sara Calzolaio, sta cercando davanti agli inquirenti di alleggerire la posizione del suo amante e per farlo ha deciso di infangare la memoria di Roberta. Un caso che dopo un anno e mezzo non sembra essere arrivato a nessuna svolta e nel quale ancora i sospetti e i dubbi restano tali non trovando un vero riscontro nella realtà. Le prove in mano agli inquirenti sono poche, mentre sono tanti  i depistaggi che sono stati messi in atto durante le indagini.

 

Caso Ragusa: la testimonianza di Sara, l’amante di Logli

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Si torna a parlare del caso Ragusa, a Quarto Grado, e ci si sofferma sulla recente testimonianza di Sara Calzolaio in procura. La donna ha confermato in tutto e per tutto la versione del suo uomo, Antonio Logli, il marito di Roberta Ragusa. Parlando del testimone Loris Gozi, ha affermato che è tutto falso, tutto sbagliato, e che lui mente. Rifiuta di parlare con i giornalisti, perchè ha “parlato con chi di dovere”. Ha anche spiegato che le telefonate di quella notte erano la loro routine, prima una di 50 minuti, poi una di 40, infine una terza, di soli 17 secondi, “forse perchè è caduta la linea, forse è morta la batteria”. E per quel che riguarda Roberta? Ancora una volta appoggia la tesi di Logli, che la donna si sia allontanata e, anzi, si augura che torni presto. Da parte loro gli inquirenti si sono dettti soddisfatti dell’interrogatorio, durante il quale la donna si è mostrata a parte remissiva e altre più aggressiva. Il procuratore le ha chiesto se vivesse con Logli due volte, ricevendo risposta negativa. Quando le è stato ricordato che potrebbe essere incriminata di falsa testimonianza, la donna ha ammesso che sì, vivono assieme ha quando la madre l’ha cacciata da casa dopo la morte del padre per problemi circolatori e della quale la accusa. Sara ha anche dichiarato che Logli le sta preparando un appartamento dove lei si trasferirà. Si sono conosciuti nel 2005, lei e Logli, e per questa relazione è stata anche cacciata dalla sua comunità di Testimoni di Geova. Una sua amica racconta che lei era davvero innamorata di quest’uomo, che probabilmente per lei è stato il primo e che ora è l’unico affetto che le è rimasto. Così come lo sono i suoi figli, ai quali lei aveva fatto da baby-sitter diventando anche amica di Roberta.

Caso Ragusa: il giorno della testimonianza di Sara Calzolaio, l’amante di Logli

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E’ arrivata in procura stamattina alle 8.30, da sola e con un cappuccio in testa e un ombrello per coprirsi il volto e non essere così presa d’assalto da cameraman, giornalisti e fotografi, Sara Calzolaio. L’amante di Antonio Logli, marito di Roberta Ragusa e unico indagato per omicidio volontario e occultamento di cadavere per la scomparsa della moglie avvenuta la notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012 sarà ascoltata come testimone dal pm Aldo Mantovani e il suo è uno degli interrogatori più attesi perché dovrà rispondere sia sui rapporti familiari precedenti ai fatti sia su quelli successivi alla scomparsa di Roberta Ragusa. La donna, infatti, non solo continua ad avere una relazione sentimentale con Logli ma anche a frequentare la casa di famiglia e i figli della coppia. Il pm ha già ascoltato per quattro ore, lo scorso lunedì, il fratello e la cognata del marito di Roberta e, al centro dell’interrogatorio, c’è stata la figura dell’amante e della sua relazione con l’indagato. “Secondo le ipotesi degli inquirenti la scoperta del tradimento del marito e della giovane donna che lei stessa aveva assunto potrebbero essere all’origine della lite di quella notte.”

Trattativa Stato-Mafia: processo al via… e già rinviato

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Ha preso il via oggi il processo sulla trattativa Stato-Mafia e già arrivano le prime contestazioni. Prima dell’inizio dell’udienza a Palermo, infatti, l’ex politico Mancino, imputato per falsa testimonianza, ha affermato: “Non posso stare nello stesso processo in cui c’è la mafia”, aggiungendo: “Ho fiducia e speranza che venga fatta giustizia e che io possa uscire al più presto dal processo”. Oltre all’ex ministro, gli imputati presenti sono l’ex comandante del Ros Antonio Subranni e Massimo Ciancimino. Con loro, il gup Piergiorgio Morosini lo scorso 7 marzo ha rinviato a giudizio per “attentato mediante violenza o minaccia a un corpo politico, giudiziario o amministrativo dello Stato, aggravato dall’agevolazione di Cosa nostra”,  boss Totò Riina, Leoluca Bagarella e Nino Cinà, l’ex pentito Giovanni Brusca, l’ex generale del Ros Mario Mori, l’ex colonnello Giuseppe De Donno e l’ex senatore del Pdl Marcello Dell’Utri. Riina e gli altri tre mafiosi sono collegati in videoconferenza con l’aula bunker.

Se Mancino ha intenzione, tramite il suo legale, di chiedere lo stralcio della sua posizione, la Procura ha preannunciato che gli contesterà una nuova aggravante, ancora non resa nota. Diversa la posizione per Massimo Ciancimino, accusasto anche di concorso esterno in associazione mafiosa e calunnia mentre è stata stralciata la posizione di Provenzano per la sua incapacità di partecipare al processo: le sue condizioni psichiche sono infatti compromesse in parte da una forma di Alzheimer e in parte dall’intervento per la rimozione di un ematoma cerebrale che il boss si era procurato cadendo in cella.

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La “storia” della trattativa, come il gup Morosini spiegò il 7 marzo, quando dispose il rinvio a giudizio, parte dalle aspettative deluse sul maxiprocesso, con la conferma degli ergastoli ai vertici dei clan. Da qui il tentativo di Cosa nostra di chiudere i conti con chi riteneva responsabile di quella debacle giudiziaria e la ricerca di nuovi referenti politici. La mafia avrebbe cercato di condizionare le istituzioni con le stragi e stringere alleanze con massoneria deviata, frange della destra eversiva, gruppi indipendentisti, per dare vita a un piano eversivo condotto a colpi di attentati rivendicati dalla Falange Armata. Il primo passo sarebbe stato l’imicidio dell’eurodeputato Dc Salvo Lima, seguito dall’allarme attentati a una serie serie di ministri. A questo punto s’innesca la figura di Mannino, che ha chiesto il rito abbreviato, che per aver salva la vita stimolò l’inizio di una trattativa servendosi del capo del Ros Antonio Subranni. Ci sarebbero quindi stati contatti tra gli ufficiali del Ros Mario Mori e Antonio Subranni e l’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino, il papello con le richieste del boss Totò Riina per fare cessare le stragi, l’ingresso nella trattativa del capomafia Bernardo Provenzano. Il rapposto si sarebbe potuto interrompere nel 1993, con la decisione dello Stato di revocare la 334 41-bis. Non essendo sufficente, per i boss, l’ammorbidimento della linea carceraria, un nuovo filone di trattativa si sarebbe innescato portando alla ribalta altri protagonisti, come Dell’Utri “portatore” della minaccia mafiosa a Silvio Berlusconi, futuro premier. Nella storia entra anche l’ex ministro dell’Interno Nicola Mancino: avrebbe detto il falso negando di avere saputo dall’allora Guardasigilli Claudio Martelli dei contatti tra il Ros e Ciancimino.

Il processo per la trattativa Stato-Mafia è uno dei temi che tocca da vicino gli italiani, ancora scossi dalla strage di Capaci e dall’attento al giudice Paolo Borsellino, tra gli altri. A testimonianza di ciò uno striscione a sostegno di Agnese Borsellino è stato affisso questa mattina sulle grate dell’aula bunker. La vedova del magistrato, morta tre settimane fa, chiedeva “verità e giustizia” per l’assassinio del marito Paolo, ucciso nella strage di via D’Amelio. Secondo i magistrati Borsellino sarebbe stato ucciso proprio perché seppe della trattativa. Un “successo” anche per il figlio, che ha affermato: “Per la prima volta la Stato processa altri pezzi dello Stato. Sembrava una cosa impossibile, invece sta avvenendo. Ho fiducia nei magistrati e nel processo e il dato di partenza è che la trattativa non è più ritenuta fumosa o fantomatica. C’è stata”.

“Qualora si dovessero accertare elementi di colpevolezza dello Stato, lo Stato non potrebbe nascondere eventuali responsabilità sotto al tappeto”, ha dichiarato il pm Antonio Di Matteo, e in molti ci auguriamo che sia così.

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Oggi, dopo le richieste di pm e difesa, la Corte d’Assise ha deciso di rinviare il processo che si tiene nell’aula bunker del carcere “Galiarelli” di Palermo. La nuova data è quella del 31 maggio, decisa per andare incontro alla domanda, sia dei magistrati che dei difensori degli imputati, di avere un termine per interloquire sulle nuove richieste di costituzione di parte civile.

Trattative Stato-Mafia: tra i teste citato anche Giorgio Napolitano

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Tra i 180 teste citati dai pm di Palermo che indagano sulla trattativa Stato-Mafia, ci sono anche il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il presidente del Senato Pietro Grasso e l’ex capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi.  Al processo, che si aprirà il 27 maggio, deporrà anche l’ex pg della Cassazione Vitaliano Esposito. Tutte le citazioni dovranno essere valutate dalla Corte d’assise che ne deciderà l’ammissione. Nella lista depositata nella cancelleria dai pm Nino Di Matteo, Francesco Del Bene, Roberto Tartaglia e Vittorio Teresi si legge:

In ordine “alle preoccupazioni espresse dal suo consigliere giuridico Loris D’Ambrosio nella lettera del 18-6-2012 (pubblicata su “La Giustizia. Interventi del Capo dello Stato e Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura. 2006 -2012”) concernenti il timore del dottor D’Ambrosio “di essere stato considerato solo un ingenuo e utile scriba di cose utili a fungere da scudo per indicibili accordi”, e ciò nel periodo tra il 1989 e il 1993″.

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