“Siamo sicure”, l’app per le donne, ma…

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Dare sicurezza alle donne e soprattutto metterle in guardia da comportamenti che potrebbero alla fine metterle in situazioni di presunto pericolo e fino a qui sembra che “siamo sicure”, scaricabile gratuitamente, possa essere un’app utile, ma poi ci sono consigli davvero “sui generis” che rendono quasi inapplicabile l’app ideata da Telefono Rosa,  sviluppata dalla società Kulta con il patrocinio del Comune di Firenze. E’ proprio il decalogo dei “comportamenti ritenuti sicuri da adottare per prevenire e contrastare situazioni di pericolo e potenziale violenza” che lascia perplessi.  Quando si esce di casa infatti si dovrebbe: 

1 “stare attenti al livello di illuminazione delle strade, evitando le vie deserte”

2 “stare attenta alle persone raggruppate senza un apparente motivo”

3“notare l’atteggiamento delle persone nei locali, cercare le eventuali uscite, munirsi di oggetti di difesa come uno spray urticante, una penna o un mazzo di chiavi” e “tenere la guardia alta soprattutto nelle attività di routine durante le prime ore della mattina o la sera tardi”.

4 D’altronde è “importante fare sport per poter essere pronte alla fuga in situazioni a rischio”

5 “in città guidare sempre con la sicura abbassata e sui treni o in metro evitare gli scompartimenti vuoti. Buona regola è anche non leggere, non ascoltare musica o distrarsi con il cellulare”.

Neppure fossimo in Vietnam! Ma le nostre città sono così insicure? Dobbiamo davvero preoccuparci o l’app esagera? Probabilmente l’allarmismo dell’app è esagerato, anche se i principi di fondo sono sicuramente giusti! 

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E’ morta la mamma del Telefono Rosa, Giuliana Dal Pozzo

giuliana-dal-pozzo-tuttacronacaEra il 1988, il termine femminicidio non era di moda e non si parlava della violenza sulle donne, specie di quella domestica. Eppure Giuliana Massari Dal Pozzo era lungimirante e decise ugualmente di fondare, a Roma e come sportello temporaneo del Comune, il Telefono Rosa: lo scopo era raccogliere le richieste di aiuto. Ora il Telefono Rosa è una realtà autorevole, con sedi in tutta Italia e un’attività che da accoglienza telefonica (oltre al proprio numero gestisce anche l’istituzionale 1522) è diventata più in generale di formazione alla cultura anti-violenza di genere. Ma oggi è un giorno triste: la giornalista dalla parte delle donne, nominata Grande Ufficiale della Repubblica da Napolitano nel 2007, è morta all’età di 91 anni. Nata a Siena, dopo qualche tempo nelle redazioni dell’Unità e di Paese Sera, tra la fine degli anni ’60 e i ’70 aveva affiancato e poi preso il posto di Miriam Mafai nella direzione del settimanale Noi Donne. L’organo ufficiale dell’Unione Donne Italiane, fondato nel ’44, viveva a partire da quegli anni il picco di diffusione, autorevolezza, punto di riferimento per le donne militanti. Lei riuscì a renderla una rivista in grado di anticipare i temi del femminismo ancora sotterraneo. Per più di vent’anni, nella sua rubrica di posta delle lettrici, affrontò le questioni del divorzio, dell’aborto e degli anticoncezionali in un’epoca in cui era addirittura reato parlare di quella che veniva definita ‘interruzione della maternita«.  Nel 1969 un’inchiesta sul maschio di sinistra rompeva un altro tabù, mettendo in luce le ipocrisie della parte progressista. Quindi il Telefono Rosa, per aiutare le donne vittime di violenza e un libro sull’argomento, Così fragile, così violento. Parlava di una violenza che era ancora più sommersa di quanto lo è oggi, di cui nessuno parlava. Ma lei e le sue volontarie, grazie a quel telefono, offriva una nuova forma di servizio sociale. Premio Saint-Vincent per il giornalismo, è stata anche autrice dell’enciclopedia La donna nella storia d’Italia, di vari saggi, di un romanzo, Ilia di notte, scritto con Elisabetta Pandimiglio (Editrice Datanews), e del diario La Maestra. Una lezione lunga un secolo (Memori).

Convenzione No More contro il femminicidio

Alcune organizzazioni, fra cui Udi, Telefono Rosa, Casa Internazionale delle donne, chiedono un incontro con il Presidente Monti per prendere misure reali contro il femminicidio che ha visto come protagonisti molti uomini (mariti, compagni, fidanzati delle vittime) Solo nel 2012 il numero di questi reati ha avuto un incremento rilevante ed è per questo che le associazioni spingono verso una convenzione denominata  “No More” affinchè la questione diventi politica e non più un dramma privato.

 

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