Stop all’allattamento virtuale… puritanesimo anglosassone?

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Dopo Facebook arriva lo stop anche da Instagram dove  l’account di una community per neo mamme è stato mandato off proprio a causa di quelle foto ritenute troppo “hard”. L’account in questione è stato quello di “Leaky Boob” gestito da Jessica Martin-Weber, che qualche mese prima era stato “oscurato” sul social network di Zuckerberg.

Così la Martin-Weber ha contattato il team del social su Twitter e le è stato spiegato che:

“Le nostre politiche consentono questo tipo di foto. Tuttavia, quando il nostro team elabora i report, di tanto in tanto incappiamo in un errore. In questo caso, abbiamo sospeso l’account e abbiamo lavorato per correggere l’errore, non appena ci è stato notificato”.

ma le scuse non sono bastate perché secondo la Martin-Weber l’atteggiamento dei social è sessista e misogino nei confronti di tutte le donne che vogliono postarmomenti dell’allattamento per questo ha fatto partire la petizione online.
Il puritanesimo anglosassone invade i social e leva la libertà alle neo-mamme? Oppure è un momento privato che dovrebbe rimanere tale?

Facebook illuminato? La svolta buddista del social blu

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Il social blu sembra essere uno dei ritrovi preferiti di chi reputa il bullismo un ottimo modo d’interagire con il mondo, tanto che l’anno scorso McAfee, in un sondaggio, ha scoperto che il 92% degli adolescenti aveva asssitito a simili episodi sul sito. Ora che Facebook sta cercando di rendere le sue pagine più “gentili” e meno scorrette, si tentano varie soluzioni. Business Insider riporta che, dopo consultazioni e il reperimento di diverse informazioni, Arturo Bejar, l’ Engineering Director di Faccialibro, ha intenzione di provare ad iniettare nel network una buona dose di compassione, così come l’insegna il buddismo. Ecco allora che sono stati istituiti i “giorni della ricerca della compassione”, durante i quali i dipendenti di Facebook hanno assistito a lezioni sul tema tenute da accademici statunitensi. Il risultato è stato che ora verranno personalizzate maggiormente le comunicazioni mentre i tag diventeranno più discorsivi. Queste piccole modifiche hanno portato a un incremento dell’uso dando così una spinta all’adozione di personalizzazioni e sfumature culturali in un ambiente che, per cultura aziendale, si era soliti spogliare e razionalizzare all’estremo.

Arriva il Reader di Facebook

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Ecco l’ultima diavoleria targata Facebook: un Reader pensato e sviluppato per coloro che usufruiscono quotidianamente delle informazioni in rete da dispositivo mobile. L’annuncio era già stato fatto la settimana scorsa con un invito a sorpresa riservato a giornalisti e addetti ai lavori, ma ora è ufficiale. Il “nuovo prodotto” firmato Zuckerberg ha messo a punto un nuovo sistema di lettura delle news. Sempre più social l’informazione che ormai si apre ai blogger e all’informazione indipendente che diventa sempre più concorrenziale con le testate giornalistiche ufficiali.

 

Twerking, la dirty dancing dell’estate 2013

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Arriva il tormentone dell’estate: twerking, il ballo seducente che già spopola in rete e nei villaggi vacanze.

Una vera e propria dirty dancing lanciata da Miley Cyrus che sul profilo Facebook aveva inviato un video per mostrare la sua ultima provocazione sulle note di FloRida. In realtà la danza è molto popolare negli Usa da diverso tempo e viene spesso usata nei videoclip hip-hop. Il fulcro della danza si concentra sul fondo schiena che va fatto roteare in modo energico e sensuale.

Il nome d’altra parte non lascia molti dubbi all’immaginazione essendo la crasi tra “twist” e “jerk”, girare e scuotere, per l’appunto. Intanto su Youtube i video spopolano e molti si cimentano in questa nuova mania… compresi 33 studenti di San Diego, California, che sono stati sospesi dal proprio liceo per caricato su You Tube un video in cui “ballavano” il twerking nel cortile.

 

X-peria: smartphone… o smartwatch?

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La prossima settimana, in occasione del Mobile Asia Expo di Shanghai, la Sony presenterà il nuovo smartphone X-peria. Ma guardando l’immagine scelta dall’azienda giapponese per presentare su Twitter l’evento che si terrà martedì, viene il sospetto si tratti in realtà di uno smartwatch. L’immagine infatti rappresenta un omino con un orologio da polso con la frase: “un terzo degli utenti smartphone vogliono indossare un cinturino intelligente”.

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I nuovi scatti di Luca Parmitano: l’Italia sottosopra!

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Si trova nello spazio da ventidue giorni l’astronauta catanese Luca Parmitano e, a quanto pare, pensa alla sua terra omaggiandola con uno scatto davvero particolare: vi si vede l’Italia immortalata da Sud, con l’impressione di essere sottosopra. Ma non solo. Sui social network appaiono anche scatti che ritraggono la penisola del Sinai e il Nilo, una montagna innevata nei pressi di La Paz in Bolivia, il lago cinese Koko Nor e anche le stratificazioni mesosferiche, le cosiddette nubi nottilucenti.

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50 sfumature… un altro incredibile scatto dallo spazio targato Parmitano

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Luca Parmitano torna ad allietarci con i suoi scatti dallo spazio. L’astronauta italiano ha postato in Twitter, sotto il suo profilo @astro_luca, una foto spettacolare che commenta: “50 shades of blue in the #Australian waters”. Ma anche una tempesta di sabba in Arabia Saudita. “Comincia una lunga giornata per me come operatore di #ATV. Sicuro di un approccio perfetto!” scriveva Parmitano su Twitter. Continua quindi a diffondere la sua personalissima visione dall’Universo grazie a un’app sviluppata dall’Agenzia spaziale italiana, l’ASI – Volare, scaricabile gratuitamente nella versione Android da Play Google e su iTunes e su Windows Phone Store. Nella piattaforma vengono aggregate news in diretta e contributi multimediali delle agenzie spaziali Asi, Esa e Nasa.

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Come ci vendono i social network? Quali sono i pericoli?

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Si chiama petrolio numerico e vale più del petrolio nero, peccato che venga fatto in violazione a ogni legge sulla privacy. I social sanno tutto di noi, da che ora ci connettiamo a quando stacchiamo, ma ci seguono anche attraverso il cellulare, mentre facciamo la foto al nostro cagnolino o quando accompagniamo i bambini a scuola. Sanno dove andremo in vacanza e se preferiamo un film di fantascienza o un classico. Basta un “Mi piace” su Facebook, e i siti web che frequentiamo a dare l’identikit di una persona. Minuto dopo minuto si tracciano i profili mettendo in relazione le informazioni e si tenta poi di influenzare la scelta dei consumatori. Ma quanto valiamo? Noi poco, appena una manciata di centesimi. Per le informazioni sull’età, il sesso e il luogo di residenza di una persona in media valgono appena 0,0005 dollari, forse se quella persona è un vip allora il prezzo cambia… ammesso che ci sia la certezza che quel profilo sia valido.

Il prezzo di un internauta che conta centinaia di amici su Facebook e che con i suoi post appare in grado d’influenzarne almeno una parte è di 0,00075 dollari. Altrimenti, quando la persona nel mirino è una donna incinta bisogna versare per gli stessi dati 0,11 dollari. Mentre se le informazioni in vendita fotografano il comportamento di un individuo in cerca di un’auto da acquistare o di una vacanza da prenotare allora le aziende compratrici sono disposte a sborsare 0,0021 dollari.

Società del settore come ALC Data affibbiano poi un punteggio ai nomi in vendita a partire dal numero di conti correnti e di carte di credito che uno ha all’attivo: più sei in grado di spendere più alto sarà il prezzo al quale verranno venduti i tuoi “segreti”.

Sempre secondo il Financial Times si paga invece qualcosina in più per avere accesso alle liste di dati di persone con problemi di salute. Per esempio: l’indirizzo email di un malato di cancro vale 0,26 dollari. Ma più indirizzi compri più il prezzo scende. Fino ad arrivare, in determinati casi, a 0,14 dollari per coloro che acquistano un pacchetto contenente 100mila nomi. Funziona come al supermercato con le maxi-offerte: compri due e paghi uno.

Dove è l’etica in tutto questo? Chi ha permesso una tale violazione della privacy e perché non si ferma il business? Troppi interessi?  Chi sono gli intoccabili del petrolio numerico? Chi ha oggi in mano il mondo? Siamo ancora certi che un governo sia libero e indipendente se qualcuno può arrivare a rintracciare i profili dei politici e volendo, potrebbe, influenzarli come si fa con un prodotto commerciale?

Dalle foto al video, lo scandalo continua tra le soldatesse israeliane

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Dopo le foto in lingerie postate su Facebook, le soldatesse israeliane fanno ancora parlare di loro. E’ apparso in Rete infatti un video nel quale alcune giovani reclute in tanga ballano e si cimentano in alcune mosse da ballerine di lap dance…

Quei cani vittime del tubo al collo

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Ci si torna a interrogare su quale sia la vera natura umana quando si è davanti a una foto come questa che mostra un povero animale con un tubo flessibile al collo. E inutile sperare che sia un “incidente”, un animale un po’ troppo curioso che abbia infilato il muso all’interno del foro per sbaglio. E’ molto probabile che sia opera di teppisti che vogliano attirare l’attenzione. Nonostante gli innumerevoli appelli in internet, ancora nessuno, dopo giorni, sembra che si sia attivato per salvare l’animale.

Il Grande Fratello non parla solo inglese… Prism italiano?

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”I cittadini europei sono già oggetto di un monitoraggio dai colossi del web su gusti, scelte e abitudini, che e’ contrario alle nostre norme”. E’ Antonello Soro, il presidente dell’Autorità  Garante della Privacy,  a confessarlo a “Il Messaggero”. Soro, ex dermatologo ed ex parlamentare Pd, ricopre questo incarico da un anno, dopo essere stato nominato tra le polemiche. Quindi una voce autoritaria che aggiunge:

 ”Stiamo lavorando con i colleghi europei  per trovare a livello sovranazionale un punto di equilibrio tra sicurezza e privacy. Cerchiamo una bussola diversa nell’uso di strumenti che magari altri paesi, con scarsa consuetudine democratica, usano come strumenti di oppressione. Quello che è emerso in questi giorni in America era in qualche modo prevedibile. E’ dal 2001, dalle Torri Gemelle, che le autorità americane si riservano la possibilita’ di accedere ai grandi archivi telefonici e ai provider di internet. Ma oggi abbiamo davanti un sistema diffuso di sorveglianza indiscriminata e generalizzata, al di là dell’immaginazione. Si previene il terrorismo, sì, ma entrando nei dettagli della vita di milioni e milioni di persone. In quindici anni di esperienza dell’Autorità, sono stati fatti grossi passi in avanti nella formazione di una coscienza diffusa. La rivoluzione digitale, lo sviluppo di internet certo, ha prodotto tensioni, come è vero che l’esposizione infinita della nostra vita in Rete comporta una serie di rischi. Ma l’accesso ai dati da parte delle autorità giudiziarie, ad esempio, non fa registrare anomalie del tipo di quelle americane”.

Il problema alla base è di assicurare sicurezza, ma non privare i cittadini della privacy… due concetti che sembrano essere in contrapposizione e che all’apparenza non hanno una soluzione. In realtà quello che è emerso, almeno in ambito Europeo, ma anche statunitense, la mole di dati monitorata. E’ possibile quando vi è una così vasta gamma di dati eterogenei riuscire a monitorarli tutti e a dare il giusto peso a ognuno di essi?  L’attentato di Boston mostra una lacuna, un nome errato, un monitoraggio delle informazioni sicuramente non completo. Però milioni di americani erano tenuti sotto stretta sorveglianza…

Il problema quindi sarebbe davvero avere una sensibilità per capire quali devono essere le informazioni da tenere sotto controllo e non fare un controllo a tappeto. Ma poi appena accediamo a Facebook c’è chi monitora i nostri gusti, le nostre tendenze sessuali, il nostro pensiero politico e immediatamente ci fornisce la pubblicità più adatta a noi… dove è la privacy se un profilo Facebook può essere oggetto di studi di marketing? Insomma gli utenti sembrerebbe che siano diventati oggetti di “indagini” e “consumatori da assillare con la pubblicità”. A volte siamo anche veri e propri campioni di statistiche a nostra insaputa? C’è davvero chi fa i soldi se noi mettiamo un “mi piace” in internet?

Se questo accade, poi c’è anche chi non è tutelato. Chi viene fatto oggetto di cyberbullismo e chi viene insultato pesantemente… Secondo Soro: ”Non possiamo piu’ essere indulgenti con la violenza verbale presente nella rete”.

La giurisprudenza a che punto è?

Sempre secondo il Garante: ”sta tentando di affermarne una qualche regolamentazione, radicando la competenza dei giudici nazionali rispetto a reati che ledono diritti fondamentali dei propri cittadini e prevedendo alcune responsabilita’ dei provider, ancorche’ stabiliti al di fuori dell’Europa, qualora non si attivino per rimuovere i contenuti illeciti”.

Ma i potenti colossi di internet come Google, Facebook e Amazon? ”non dovremmo permettere che i dati personali, che hanno assunto un valore enorme in chiave predittiva e strategica, diventino di proprietà di chi li raccoglie e dobbiamo anche per tale ragione continuare a pretendere la trasparenza dei trattamenti. Questo – ricorda Soro – è lo scenario nel quale, in azione congiunta con altre Autorità europee, abbiamo avviato un procedimento nei confronti di Google per la gestione opaca relativa alle nuove regole privacy adottate: regole che consentono di incrociare i dati dell’utente rispetto a tutti i servizi utilizzati (da Gmail a YouTube a Google Maps). Assicurare tutela è un compito complesso e difficile quando l’equilibrio tra il valore costituzionale di un diritto e la sua mercificazione, spesso in cambio della gratuità dei servizi offerti, è rimessa direttamente all’utente”.

Reality spot? Photoshop ci fa diventare i protagonisti della pubblicità

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Quella che sembra essere una normale fermata dell’autobus in realtà cela tante telecamere nascoste. Un uomo dentro un furgoncino parcheggiato li accanto che scatta decine di fotografie mentre l’altro è posizionato davanti a un pc… tutto questo alle spalle di inconsapevoli passeggeri che sono in attesa del bus, ma mentre attendono vedono l’editing in tempo reale della loro foto proiettata sugli schermi laterali  illuminati prima occupati da tradizionali affissioni.

La sorpresa è davvero tanta, così c’è chi si avvicina per essere sicuro che quello che vede riflesso nello schermo sia davvero lui, poi impugna un cellulare e fa uno scatto… ora ha qualcosa da condividere con  i suoi amici sul social network, ma la sorpresa sarà invece scoprire che c’è già un video caricato su Youtube e condiviso da 4,6 milioni di persone.

L’iniziativa è stata progettata in occasione dei Creativity Days, serie di eventi itineranti targati Adobe che dal 20 maggio scorso fino al 30 giugno stanno toccando 14 città dell’EMEA, tra cui anche Milano. Ma se qualcuno volesse tutelare la sua privacy?

Sicilia dallo spazio: l’astronauta fa una foto della sua terra d’origine

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“Questa immagine mi ha colto di sorpresa… mi sono girato, ed era lì”, lo ha detto Luca Parmitano, l’astronauta italiano in orbita dal 29 maggio, che ha twittato una vista mozzafiato sulla Sicilia, sua terra d’origine, scattata dallo spazio. Parmitano ha promesso che continuerà a inviare altri scatti per tutto il tempo che si fermerà sulla Stazione Spaziale Internazionale.

Quel cittadino che denuncia la polizia, ma…

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Un cittadino ha filmato un’infrazione di cui si sarebbero macchiati alcuni Carabienieri di Cavenago di Brianza, in provincia di Monza. Nel filmato, il cittadino, ha rilevato un’autovettura delle forze dell’ordine parcheggiata in prossimità di un semaforo, con le ruote sul marciapiede, sulle  strisce pedonali e in contromano.

L’uomo indignato per quanto osservato ha deciso di filmare il tutto e postare le immagini online.

I Carabinieri prontamente hanno rintracciato il cittadino che aveva diffuso il video in rete e secondo quanto riporta un blog e un profilo Facebook, l’uomo sarebbe stato minacciato, insultato, denigrato ed abusato (?). Sempre secondo le fonti citate i Carabinieri hanno poi effettuato una perquisizione non autorizzata nel suo appartamento. Alla fine l’uomo sarebbe stato fermato con l’accusa di “diffamazione aggravata in flagranza di reato”. In seguito si è aperta una causa in cui l’uomo definisce il suo caso un abuso di potere.

Sesso una volta a settimana, nel contratto di Zuckerberg

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I contratti pre-matrimoniali negli Usa sono la norma, ma certo quello firmato da Mark Zuckerberg ha quasi dell’incredibile. La moglie ha preteso che venisse inserita la clausola del sesso almeno una volta a settimana prima di dire il fatidico sì, al fondatore di Facebook.

La donna infatti ha fatto leva sui doveri coniugali, al contrario del marito che ha voluto invece mettersi al sicuro sul piano finanziario, regolando tutti i rapporti economici con la sua consorte soprattutto in previsione di un’eventuale rottura.

Troppo Facebook nuoce davvero ai rapporti sessuali se la moglie del fondatore ha dovuto mettere nero su bianco che Zuckerberg assolvesse al dovere coniugale almeno una volta a settimana?  Oppure la futura signora Zuckerberg aveva paura che con il marito ci fosse solo sesso virtuale? Ma avrà anche dettagliato la sua richiesta sui tempi, le modalità e la qualità del rapporto?

 

Un parto davvero strano…

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E’ capitato qualche mese fa all’ostetrico greco, Aris Tsigiris. Avevano appena fatto il parto cesareo alla adre quando il si sono accorti che il piccolo era ancora all’interno della sacca amniotica, avvolto come in una bolla d’acqua. Di solito la sacca si rompe al momento del travaglio ed è in quel momento che il bambino inizia a respirare da solo con i propri polmoni, ma invece l’11 marzo a Marousi, vicino Atene, non è andata così. I medici quindi hanno dovuto  “fare un buco – come ha spiegato l’ostetrico, pubblicando la foto sul suo profilo Facebook – Così che il piccolo uscisse e iniziasse a respirare”. In pochi attimi lo scatto del bambino nella “bolla d’acqua” è diventato virale.

Quella strana foto: Obama con i Capi del web…

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Era metà febbraio 2011 e Obama fu ritratto a tavola con i capi del web. La foto fece scalpore per la presenza di Steve Jobs, che fra l’altro appariva in uno degli scatti di spalle e sul quale la stampa statunitense si era sbizzarrita a fare le più fantasiose analisi… Jobs sta bene o Jobs sta male! Se invece di analizzare il Ceo di Apple si fosse prestata più attenzione al fatto che Obama era a tavola con 10 persone ritenuti i veri capi del web e il preside di una delle Università più prestigiose d’America che da sempre fa ricerca per migliorare e ampliare l’offerta della rete, forse ora non ci si stupirebbe poi tanto delle intercettazioni e dei controlli telematici.

Con chi era a cena il presidente Obama? Con i più grandi imprenditori di Silicon Valley… Solo una casualità o il motivo erano le intercettazioni e i controlli? Ecco gli “uomini” con il presidente:

– John Doerr, di Kleiner Perkins Caufield & Byers
– Carol Bartz, presidente di Yahoo!
– John Chambers, CEO di Cisco
– Dick Costolo, CEO di Twitter
– Larry Ellison, CEO di Oracle
– Reed Hastings, CEO di NetFlix
– John Hennessy, presidente della Stanford University
– Steve Jobs, CEO di Apple
– Art Levinson, presidente di Genentech
– Eric Schmidt, CEO di Google
– Steve Westly, fondatore di Westly Group
– Mark Zuckerberg, CEO di Facebook

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L’altra faccia del “vero amore”!

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La rete si scatena e ironizza sulle parole della Minetti al processo di Ruby. La “confessione -dichiarazione” della Minetti in Aula non poteva passare inosservata ed ecco che quell’ “Amavo Berlusconi, avevamo una relazione”, diventa il tormentone della rete. Su Twitter come su Facebook in poche ore si scatenano gli utenti:

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L’aggressione a Velletri dei 99 Posse. La band accusa i fascisti.

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L’agghiacciante comunicato è stato dato attraverso Facebook, sul profilo 99Posse:

E’ accaduto ieri sera a Velletri, in provincia di Roma, intorno alle ore 22.30. Quando subito dopo aver parcheggiato la macchina nella piazza antistante il pub “Passo carrabile”, dove Zulù avrebbe dovuto esibirsi, il nostro cantante e uno dei fonici della band sono stati aggrediti con cinture e altri oggetti atti a offendere da un gruppo di una ventina di persone che esponevano simboli di estrema destra. La pronta reazione e l’intervento della sicurezza del locale hanno fatto sì che gli aggressori si dessero rapidamente alla fuga, impedendo che l’episodio avesse conseguenze più gravi delle contusioni, dei tagli e delle abrasioni superficiali riportate dai nostri compagni, che hanno rifiutato di essere trasportati in ospedale. Purtroppo la serata non ha potuto avere luogo e ci scusiamo con i presenti che erano venuti ad assistere allo spettacolo.

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I membri della band sono stati aggrediti e poi hanno accusato gli estremisti di destra di questa rappresaglia che si è svolta a Velletri, località a pochi km dalla capitale. Ma quale è il clima secondo la band che ha determinato la rissa?

Anche in questo caso, chiara la matrice fascista, nel clima avvelenato della campagna elettorale per le Comunali a Roma. Chi ci mette la faccia si assume i suoi rischi e noi che ce la mettiamo da vent’anni lo sappiamo bene. Anche a Velletri stasera, quando in due abbiamo subito l’aggressione di venti fascisti che colpiscono e scappano. “Venti a uno è la tua forza fascio infame”, cantiamo in “Rigurgito antifascista”, una delle nostre canzoni più famose. E anche stasera abbiamo avuto la dimostrazione che non ci sbagliamo: vigliacchi, capaci di farsi forza solo in branco e in schiacciante superiorità numerica. Non abbiamo sporto denuncia perché crediamo che l’antifascismo non si pratichi in quegli stessi tribunali che assolvono gli assassini di Stefano Cucchi e comminano 100 anni di carcere a 10 compagn* per qualche vetrina rotta a Genova. L’antifascismo si fa nelle strade. La lotta continua, a testa alta come sempre, sputandovi in faccia il nostro odio!

L’esercito israeliano si continua a spogliare…

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Dopo le insegnanti 18enni dell’esercito israeliano che si erano fotografate nude… anche le reclute devono aver preso esempio e così dentro una camerata hanno deciso di mostrarsi in slip, casco e armi alla mano per emulare ciò che in precedenza avevano fatto le loro superiori!

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Naturalmente anche per loro sono scattati immediatamente dure sanzioni disciplinari… tra letti disfatti e pose volgari anche qui lo squallore non ha nulla da invidiare alle precedenti foto… chissà se anche questa volta lo scatto diventerà virale? Intanto però tutti gli scatti sono stati inseriti in un filmato e la raccolta completa è stata postata su Youtube…

Chiara e Paola lasciano la musica dopo 17 anni.

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Sono infuriate le due sorelle che da 17 anni portano il loro contributo alla musica italiana. Così Chiara si sfoga sul profilo della sua pagina Facebook e dichiara che il duo sta pensando seriamente a un ritiro dalle scene:  “SOLO QUESTO  DOPO 17 ANNI DEDICATI ALLA MUSICA, MI SENTO DI DIRE CHE NESSUNO MAI VERAMENTE HA CREDUTO O PUNTATO SU DI NOI. ECCO PERCHE’ GIUNGLA E’PROBABILMENTE L’ULTIMO DISCO. IL POP DANCE ALL’ESTERO E’ UNA REALTA’ E UN BUSINESS, QUI NON SI CAPISCE PERCHE’ SIAMO LE UNICHE A FARLO. LO AVETE NOTATO,VERO? NO ECCO”, queste le parole di Chiara.

Erdogan contro Twitter: “una minaccia per la società”

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Cosa sta succedendo in Turchia? Forse gli italiani dovrebbero prestare la massima attenzione alle tensioni turche perché, con le debite differenze, quei temi ci possono domani riguardare da vicino. C’è una politica che per non modificare se stessa sta tentando di modificare le regole del viver civile, imponendole con la violenza. Sullo sfondo c’è la religione, un potere forte che vuole imporsi su quello laico. Un potere quello religioso amministrato spesso da chi ha anche molte risorse finanziarie da poter impiegare per far attuare le proprie politiche facendosi scudo della religione e del credo. E se in Italia, torna alla ribalta il problema dell’aborto, che dovrebbe essere un diritto ormai consolidato, in Turchia il problema sono i precetti legati all’islamismo. In realtà dietro a ogni lotta si cela la volontà di “sottomettere” dei gruppi… in Turchia i laici, in Italia le donne e il loro diritto di scelta. Il premier Recep Tayyip Erdogan oggi ha definito Facebook e Twitter una “una minaccia per la società”, in Italia c’è chi ancora si intestardisce a dire che non si può fare politica in rete… effettivamente non si può fare se bisogna mantenere alcuni privilegi!

Ma di cosa ha paura il premier Recep Tayyip Erdogan? Delle testimonianze, come quella di Ajda, studentessa di Istanbul, di 22 anni, che sono due giorni che occupa il parco Gezi e racconta così la sua verità:

“Si è sparsa la voce su Internet e hanno chiesto a chiunque tenesse al parco di Gezi di venire a fermarne e protestarne la demolizione. Ma alcuni sostenitori del governo hanno dato false notizie, creando il caos.”

La minaccia era un enorme palazzo simile ai vecchi palazzi militari che esistevano più di 100 anni fa e ancora una volta Ajda spiega che:

“Lo fanno solo per ragioni economiche, il loro è un ego spropositato. Stanno facendo lo stesso nel Bosforo dove vogliono costruire un terzo ponte e stanno abbattendo centinaia di alberi. Le loro idee di destra hanno davvero disgustato i giovani”

Ma non avevano detto motivi religiosi?

“Ma non è per etica religiosa. Se avessero un po’ di fede, non si comporterebbero come hanno fatto in questi due giorni. Vogliono farci apparire come violenti, come se non avessimo ragioni per protestare ma lo facessimo tanto per farlo. Ho visto dei poliziotti in borghese che distribuivano alcol a gruppi di manifestanti per farli ubriacare e confonderli. I media non raccontano la verità. Ma io ho visto con i miei occhi e sentito di persona la brutalità della polizia, non hanno pietà. Molti di noi sono feriti. Io ho sentito poliziotti che urlavano al conducente del veicolo ‘vai avanti, uccidili, uccidili!’ Sembra un videogame della playstation. Hanno ucciso una ragazza passandole sopra con un carrarmato. Ma questo i media non lo dicono. Basta vedere le immagini sui social network, è tutto lì, ma l’informazione cambia le cose, non ne parla””, conclude Ajda.

Ma insieme ai giovani ci sono anche i professori, quelli come l’insegnante Cansu:

“Non è umano quello che sta succedendo qui. Usano il gas delle bombe chimiche che provoca una sensazione simile al soffocamento per un’ora, un’ora e mezza. In tutto il resto del mondo questo tipo di armi è proibito”.

Per i regimi internet è davvero una minaccia? E come inizia la delegittimazione del mezzo di comunicazione? Forse avviene con le continue pressioni che vengono fatte ai bloggers o le perquisizioni negli appartamenti di chi posta una foto di pessimo gusto? Il cattivo gusto è un reato?

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Quelle soldatesse che fanno vergognare Israele!

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L’esercito israeliano non ha gradito la “bravata” di quattro giovani soldatesse 18enni, istruttrici della scuola di fanteria nel sud del Paese, che hanno deciso di posare in tanga davanti a un obiettivo e poi postare le foto sui loro rispettivi profili Facebook. Sotto la divisa… tanga! Pure se le foto hanno riscosso immediato successo sul web, l’esercito d’Israele ha aperto un inchiesta e in una nota ha fatto sapere che “si tratta di un comportamento che contraddice i valori dello Tsáhal (le Forze di Difesa d’Israele)”. Sicuramente la foto una buona dose di squallore indiscutibilmente ce l’ha… se non fosse altro per il bidone dell’immondizia accanto al quale le quattro ragazze si sono fatte ritrarre.

Pinterest apre al nudo artistico

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E venne il giorno in cui il nudo sui social non fu più un tabù… ma solo se è d’autore e solo se lo postate sulla piattaforma di Pinterest. Facebook e gli altri social invece non cambiano opinione e restano dell’idea che meglio vietare ogni tipo di nudo piuttosto che essere invasi da denunce o da polemiche.

Ma chi è che preme essenzialmente sui social per poter postare le foto di nudo? Soprattutto gli artisti e i fotografi che si sono visti per anni negare le piattaforme per esibire le loro opere. Poi chiaramente c’è anche chi non ha “opere così elevate” e vuole diffondere solo mera pornografia, ma le distinzioni esistono proprio per veicolare ciò che è artistico da ciò che è volgare. Sicuramente l’utente medio di Pinterest non è quello di Facebook. La piattaforma nasce con l’intento di esprimere le proprie passioni e di condividerle. Tra queste c’è anche l’arte e l’arte comprende anche il nudo. Ma il dilemma di sempre è come dare delle norme certe e sicure di cosa può essere ritenuto artistico? Ci possono essere dei canoni per definire un nudo ed elevarlo a opera artistica? Sicuramente si è tutti d’accordo sulla Venere di Milo, ma ci sono voluti anni per apprezzare e accettare la grandezza di Gustave Courbet e la sua “Origine del mondo”.

Ma se Pintarest vuole comunque lasciare la strada aperta, Facebook è ancora alle prese per le polemiche che alcuni grandi marchi hanno sollevato quando si sono visti affiancare alle loro pubblicità altri spot pubblicitari che inneggiavano al femminicidio o che erano discriminanti per qualche categoria. In questo clima, il social network più famoso del mondo è in seria difficoltà a permettere ai suoi utenti la pubblicazione di nudi, qualora anche si trattassero di nudi artistici!

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La mappa di twitter ridisegna il mondo?

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Ci siamo mai chiesti chi sono i paesi che cinguettano di più? Da dove partono i tweet? Arrivano ora le prime mappe degli utenti che geolocalizzano la propria posizione e appare subito evidente che le grandi metropoli come San Francisco e New York City sono colme di utenti pronti, a qualsiasi ora del giorno e della notte, a condividere pensieri e foto.

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La benzina sale? Nessun problema è in arrivo l’auto social!

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Chi ha detto che il social network non può fra muovere il mondo? La sfida arriva da alcuni studenti di Kansas City che hanno lanciato il progetto MindDrive, la prima auto che si muove grazie alle preferenze che arrivano dai social network. Per il prototipo è stata utilizzata una Volkswagen Karmann Ghia del 1967, dotata, oltre al classico sistema di rifornimento, anche a quello più originale che le permette di accumulare energia da consumare poi su strada grazie ai social network. Il sistema è semplice gli impulsi arrivano a una centralina situata all’interno della macchina che rende possibile l’azionamento del meccanismo di accensione. Quindi oltre al risparmio economico si ha anche la salvaguardia dell’ambiente.

Un “mi piace” su Facebook corrisponde a un watt, “seguire” un contatto su Twitter ne porta in dote ben cinque mentre la firma di una petizione al presidente Obama per il sostegno delle associazioni senza scopo di lucro addirittura dieci. Per ora, fanno sapere i giovani studenti americani, con i vari tentativi, sono stati conquistati quasi 150mila “social watts”.

Ora però arriverà il test più arduo. Il “battesimo” vero e proprio arriverà sul tragitto che collega  Kansas City a Washington  D.C. e si spera che l’auto riesca a percorrere le 1061 miglia senza imprevisti di percorso.

Quanto ci costerà il combustibile sociale?

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Kate a 18 anni rischia 15 anni di carcere

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Kate ha 18 anni ed è accusata di crimini sessuali per aver avuto un rapporto con la fidanzatina di 14 anni. Le è stato proposto un accordo ed essere solo accusata di reati sessuali minori e scontare due anni ai domiciliari, evitando il processo, ma lei non ci sta. : “Non ho fatto nulla di male”, dice Kate e le associazioni omossessuali di tutto il mondo si mobilitano in suo favore. Ma l’accusa la pensa in modo diverso: “La legge proibisce chiaramente ai minori di avere rapporti sessuali con adulti. Il consenso del minore non è rilevante, nè dovrebbe esserlo. Questo è il messaggio in questo caso – ha detto l’avvocato della “parte lesa” – ovvero che un crimine è stato commesso e che viene perseguito”. Kate sa che potrebbe passare 15 anni in carcere, ma è decisa ad andare avanti.

Cosa è successo a Kate lo racconta la madre attraverso una pagina Facebook che tiene costantemente aggiornata:

“All’inizio dell’anno scolastico, (Kate) haIniziato a uscire con una sua compagna di studi. Questa ragazza era anche nella stessa squadra quando facevano sport ed era in uno speciale programma che la faceva essere a contatto con studenti più avanti nelle classi… (Mia figlia e questa ragazza) Erano entrambe studentesse nella stessa scuola, c’era un rapporto di reciproco consenso da entrambe le parti. Era una situazione insolita per Kate, lei era sempre uscita con i ragazzi, ma io sono il tipo di madre che sono e non ho voluto fare una questione su quanto stava accadendo. Ho ha parlato con lei di questo e pensato che fosse solo un fatto sociale, i tempi sono cambiati e un sacco di studenti stanno sperimentando, quindi non ho voluto inserirmi troppo…

Sabato 16 febbraio il mondo della nostra famiglia è stato frantumato e l’incubo di nostra figlia è cominciato. La polizia è venuto a casa nostra e hanno arrestato mia figlia, le hanno messo le manette e non avevamo idea del perché. Hanno rifiutato di dirci qualcosa in un primo momento perché (lei) aveva compiuto 18 anni. Kate è stata strappata dalle nostre braccia, terrorizzata, mentre piangeva istericamente. La minore delle mie figlie era lì in quel momento, io e mio marito, siamo stati mortificati. Poi finalmente ci hanno detto che era stata arrestata per una denuncia. Ho chiesto quindi a loro di cosa si trattava, mi dissero crimini sessuale su una persona di 12-16 anni. Il mio cuore si è fermato, allora ho saputo che dovevano essere stati i genitori della sua amica. Questa gente non è mai venuto da noi, non ha mai provato a parlare con noi, non ha cercato neppure che la scuola intervenisse e ci informasse che avremmo avuto un problema se le ragazze si fossero seguitate a frequentare, non una sola parola. Invece, hanno macchinato la loro vendetta e  io ho avuto la mia bambina arrestata con l’accusa di crimine. L’incubo continua. Kate si è seduta di fronte a un giudice. Lui le disse che poteva continuare ad andare a scuola, ma che non doveva avere nessun contatto con la sua fidanzata. Sono andata a scuola e ho parlato con loro, gli ho fatto sapere che cosa stava succedendo, li ho voluti rassicurare che non c’era nessun problema.  E’ l’ultimo anno di Kate, lei ha solo pochi mesi fino al diploma e volevamo che finisse. La scuola era molto favorevole, tutti amano Kate. Ci hanno detto che i genitori delle altre ragazze erano già venuti per chiedere che Kate fosse  espulsa,ma lo ci avevano rassicurato che non l’avrebbero fatto. Alla fine è accaduto, nonostante il giudice avesse stabilito che mia figlia poteva continuare ad andare a scuola. E’ colpa della famiglia di quella ragazza che voleva distruggere mia figlia, si sentono come se mia figlia avesse fatto diventare la loro gay. Sono bigotti, religiosi, vedono l’essere gay come un peccato e come un male e di questo danno la colpa a mia figlia. Io lo vedo al 100% in modo diverso. Non vedo un etichetta di gay addosso a queste ragazze. Sono adolescenti al liceo che sperimentano la propria sessualità, tutti i ragazzi lo fanno in un modo o nell’altro. Sono gli anni dell’adolescenza. E se anche la loro figlia è gay, chi se ne frega, lei è ancora la loro figlia.”

Canta il curriculum in metro e trova lavoro… VIDEO!

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Un giovane spagnolo,Enzo Vizcaìno, disperato dalla mancanza di lavoro ha tentato il tutto per tutto: è salito in metro e ha iniziato a cantare il suo curriculum accompagnandosi con la chitarra.

Il ragazzo che si proponeva come giornalista, scrittore e sceneggiatore, ha ottenuto un contratto da redattore, che ha visto il video in Youtube, in un programma televisivo: lo ha annunciato con un tweet e per festeggiare ha proposto una nuova versione del video che gli ha portato fortuna, stavolta nella metro di Madrid.

Il futuro in una scatola… arriva Xbox One e twitter impazzisce!

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Sale la febbre da Xbox One dopo che la nuova console di Microsoft è stata presentata  a Redmond, in Washington, in un evento stile “Apple” presentato dal boss della divisione intrattenimento Don Mattrick il quale ha spiegato che il prodotto non è altro che il simbolo di una nuova generazione di prodotti che riconoscono la voce dell’utente e permettono una navigazione tra i menu, cambiare canale e parlare direttamente con la console, sfruttando anche Skype. Insomma non una qualsiasi console, ma un vero e proprio oggetto del futuro che ci proietta in una dimensione diversa?

Sicuramente cambierà il salotto perchè prenderà, per molti, il posto della tv. Infatti attraverso la nuova Xbox sarà possibile  guardare film e televisione, navigare sul web. La console prevede poi tre sistemi operativi in uno: Xbox Os, Kernel Windows ed un terzo che si connette agli altri due per l’instant switching e il multitasking. Il nuovo sensore Kinect legge i battiti cardiaci ed interpreta i movimenti dello scheletro. La videocamera è da 1080p in grado di rilevare piccoli movimenti.

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Istigazione alla violenza. Shock per il volantino di Biondino contro Pisapia

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Corrado Biondino coordinatore del Pdl di San Giuliano Milanese ha postato su Facebook un volantino che istiga alla violenza contro il sindaco di Milano Giuliano Pisapia e del sindaco Alessandro Lorenzano (Pd). Come l’immagine mostra si configura il reato di istigazione alla violenza che il nostro codice penale condanna mediante l’art. 414: “chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione”. Per tale reato è prevista una pena detentiva che da uno a cinque anni, visto che l’istigazione spinge a commettere un vero e proprio delitto.

La denuncia è stata fatta nell’aula del Consiglio comunale di Milano dal capogruppo Pd, Lamberto Bertolè, nel corso del suo intervento alla seduta dedicata alla sicurezza dopo i fatti dello scorso 11 maggio a Niguarda con l’uccisione di tre persone a colpi di piccone da parte di Mada Kabobo.

I 5 consigli che ti possono salvare da Facebook!

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Viviamo nell’ansia continua che qualcuno possa appropriarsi della nostra identità virtuale, ma non ci proteggiamo abbastanza. Eppure basterebbe poco per farlo… ecco i 5 consigli banali che possono evitare a tutti di farsi “soffiare da sotto il naso” il proprio profilo facebook.

1) Bloccare lo smartphone con una password. Facile, scontato eppure ci sono molti utenti che ancora non hanno voglia di ricordarsi di inserire quel numeretto prima di iniziare la giornata virtuale.

2) Diversificare la password. Molti utenti ne usano una ( a volte anche molto banale) per tutti gli account.

3)  Usare il Secure Browsing. Facebook offre questa opzione dal 2011: senza una connessione HTTPS, i vostri dati sono vulnerabili ogni volta che vi connettette a Facebook da un wi-fi pubblico

4) Attivate le funzioni del Login in modo che Facebook vi avviserà quando qualcuno si connetterà al vostro profilo da un computer o un device che non avete autorizzato, in modo da negare eventuali accessi da parte di estranei.

5) Usate i contatti affidabili… arma spesso a doppio taglio, ma se avete partenti e amici su cui potete mettere la mano sul fuoco provate questa nuova opzione di Facebook che vi chiede di selezionare alcuni amici fidati che vi aiuteranno a connettervi nel caso voi non ci riusciate. Come? Ognuno dei vostri amici riceverà un pezzo di codice e, mettendoli tutti insieme, potrete usarli come “chiavi di sicurezza”. Ma se in quel momento non sono connessi… sarà del tutto inutile!

Balotelli fa cucù su twitter ed è boom di follower

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Anche Mario Balotelli sbarca su Twitter. Dopo i tantissimi account fasulli creati col suo nome, l’attaccante del Milan ha pubblicato il suo profilo ufficiale @FinallyMario. Il suo primo messaggio è stato: “Cucù!! Io e Lucky presenti!!”, con tanto di foto in auto in compagnia del suo cane. Balotelli, che non ha ancora scelto una foto per il profilo, ha confermato la veridicità del suo account attraverso il sito internet ufficiale del Milan.

Oggi chiude Facebook… il solito fake che va avanti dal 2011!

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Come ogni anno Facebook chiude il 15 maggio… sarebbe lo stesso Zuckerberg a dare l’annuncio: “Ho perso il controllo di Facebook e lo stress di condurre questa azienda mi ha rovinato la vita. Bisogna porre fine a tutta questa follia”.  Gli fa eco poi Avrat Humarthi, Vice Presidente degli Affari Tecnici a Facebook “Dopo il 15 Maggio 2013 il social chiude. Quindi, salvate le vostre immagini sul computer che poi non le potrete più recuperare”. Lo stesso ad avrebbe detto a un suo amico durante una telefonata privata “Io personalmente non credo che sia un grosso problema. E ad essere onesti, penso che sia per il meglio. Senza Facebook, la gente dovrà uscire e farsi dei veri amici. Che è sempre una buona cosa”.

Naturalmente è solo una “bufala”, ma vediamo perché viene riproposta ogni anno. Sicuramente c’è un gruppo sempre più nutrito di persone (utenti, ex utenti e coloro che non hanno mai voluto accedere al social) che si scaglia contro  Zuckerberg e il suo Facebook e a quelli che prima erano contrari solo per ideologia (proprio perché Facebook può portare, le persone fragili, timide e introverse, a vivere una vita virtuale, ma non una vita reale) ora si sono aggiunti coloro che sono contrari per la politica del social. Facebook sta cercando di controllare la nostra vita e si insinua come una piovra all’interno delle nostre abitudini quotidiane. Consiglia prodotti commerciali ad hoc, ci propone amici con interessi in comune, ci spinge a decidere se ci piace o meno una determinata pagina. Oltre a una privazione della privacy, pian piano ci sta condizionando le scelte e i comportamenti senza che noi ce ne accorgiamo. Ad esempio ci porta a dare dei giudizi sommari con un semplice mi piace/non mi piace senza poter scandagliare a fondo su cosa stiamo esprimendo un consenso o un dissenso. Ci porta a “fare amicizia” con persone “simili”, quindi si va verso cerchie di utenti che condividono gruppi musicali, partiti politici, fedi religiose… annulla in pratica il contraddittorio. Ci porta a dialogare molto senza ampliare i nostri orizzonti proprio perché tende a “conformare” le persone. Senza parlare della pubblicità assillante di cui ci riempie che anche solo subliminalmente siamo portati a seguire. C’è quindi una “dittatura Facebook” da contrastare e c’è chi ritiene che lo si può fare solo mettendo in bocca al fondatore del social parole che possano far riflettere gli utenti più ingenui che si affidano con fiducia a Facebook senza rendersi conto degli effetti più deleteri.

Ma c’è anche chi sostiene che il tormentone di Facebook che chiude aumenta il numero di visite, così da creare nei mesi prcedenti dei picchi di accesso al social che poi consentono di avere un rendimento trimestrale molto più alto. Essendo Facebook quotato in borsa questo sicuramente è un grande vantaggio per la società di Zuckerberg.

Qualsiasi sia il motivo di questi voci, i Facebook addicts (i tossicodipendenti del social) possono stare tranquilli… la loro droga resta a disposizione!

Fuori i bulli da twitter, riprendiamoci il diritto al social network!

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C’è ora il diritto al social network… la possibilità in Italia di poter avere un account, di poter postare, leggere e commentare e non diamolo per scontato perchè in Paesi come la Cina, Cuba, la Corea del Nord, l’Iran  l’accesso al web e ai social spesso è limitato se non vietato. Il social può essere pericoloso per i regimi non a caso si è sempre cercato di reprimerlo o limitarlo.

Ma un diritto comporta anche rispettare la libertà altrui, il pensiero e le idee. Significa educazione e dialogo, non violenza e insulti. Ormai per essere seguiti sul social network invece bisogna provocare, essere sarcastici, crudeli… aberranti! E’ questo il mondo virtuale che vogliamo? Oppure avremmo potuto creare davvero un luogo per sognare, condividere e realizzare progetti insieme anche stando a distanza di kilometri? E’ possibile avere un social network che diventi la palestra della mente? Che porti l’integrazione, che riesca a “fluidificare” i preconcetti, a eliminare i luoghi comuni e che lotti contro l’intolleranza? Probabilmente siamo ancora in tempo per farlo… per passare dall’arena a un teatro in cui ogni nickname possa raccontare la sua storia ed essere ascoltato, criticato ma non “azzannato”, condiviso senza generare lotte con altre fazioni… possiamo sognare tutti insieme un social network utile ed educativo invece che violento e sterile?

Saviano parla di degenerazione del social network “perché Twitter nasce per comunicare: è una piattaforma che mette in connessione chiunque con chiunque. Tutto è aperto. Puoi seguire chi vuoi, puoi leggere cosa scrive Obama, Lady Gaga o il tuo collega, quello che ha la scrivania di fronte alla tua. La capacità di poter assistere in tempo reale a ciò che accade nel quotidiano e comprendere i punti di vista degli altri, condividerne le conoscenze. Retwitti se trovi interessante una notizia e credi valga la pena sottoporla alla tua comunità. Crei dei topic, e puoi farlo chiunque tu sia. Poi ti capita di essere retwittato da chi ha centinaia di migliaia di follower e il tuo pensiero inizia a viaggiare… L’educazione nel web, anzi l’educazione al web, sta ancora nascendo. Scegliere di usare un linguaggio piuttosto che un altro è fondamentale. Ogni contesto ha il suo linguaggio e quello dei social network per quanto diretto non è affatto colloquiale. Si nutre della finzione di parlare in confidenza a quattro amici,  –  il che giustificherebbe ogni maldicenza, ogni cattiveria  –  ma in realtà tutto quello che si dice è moltiplicato immediatamente all’infinito, ed è quindi il più pubblico dei discorsi. Non si tratta di essere ipocriti o politicamente corretti (espressione insopportabile per esprimere invece un concetto colmo di dignità), ma di comprendere che usare un linguaggio disciplinato, non aggressivo, costruisce un modo di stare al mondo. I linguisti Edward Sapir e Benjamin Whorf hanno teorizzato la relatività linguistica secondo cui le forme del linguaggio modificano, permeano, plasmano le forme del pensiero. Il modo in cui parlo, le cose che dico, e soprattutto come le dico, le parole che uso, renderanno il mondo in cui vivo in tutto simile a quello connesso alle mie parole. Se uso (non se conosco, ma proprio se uso) cento parole, il mio mondo si ridurrà a quelle cento parole. Noi siamo ciò che diciamo. Quindi il turpiloquio, l’insulto o l’aggressività costruiscono non una società più sincera ma una società peggiore. Sicuramente una società più violenta. I commenti biliosi degli utenti di Facebook e Twitter portano solo bile e veleno nelle vite di chi scrive e di chi legge. Purtroppo questa entropia del linguaggio sta contagiando anche la comunicazione politica, sempre all’inseguimento della grande semplificazione, della chiacchiera divertente e leggera, della battuta risolutiva. Spesso parole in libertà, senza riflessione, gaffe continue alle quali bisogna porre rimedio. La verità è che se ripeti in pubblico le fesserie dette in privato non sei onesto e gli altri ipocriti, sei semplicemente maleducato e in molti casi irresponsabile. Non è libertà  –  tantomeno libertà di stampa  –  insultare. È diffamazione. Una parte degli interpreti talmudici, paragonano la calunnia all’omicidio. E se penso a Enzo Tortora, non credo sbagliassero di molto. La democrazia è responsabilità e sono convinto che le regole e la marginalizzazione  –  non la repressione  –  della violenza e della trivialità salveranno la comunicazione sui social network. Chi vuole usare il network solo per fare bullismo mediatico potrà aprire il suo personale fight club, senza nutrirsi  –  come un parassita  –  della fama degli altri.”

E chi pensa che questo sia una forma di censura non capisce che in realtà è invece una forma di tutela oltre che ad essere la possibilità di iniziare a fare un uso intelligente del social… a costruire il nostro spazio virtuale secondo i nostri sogni e interessi e non come cloaca di odio e pregiudizio.

Abbiamo vissuto un’ora senza Twitter!

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Abbiamo vissuto un ora senza Twitter! Il microblog infatti nella mattinata (ora italiana) è andato in black-out. Per un’intera  ora le timeline degli utenti sono rimaste ferme, impossibilitate ad aggiornarsi per un problema tuttora sconosciuto. Il blocco ha inizialmente interessato il sito Twitter.com e non le app mobili che utilizzano le sue API poi, come se la piattaforma fosse un imbuto dal collo che si stringe quando si va ai server di sostegno, anche queste ultime si sono bloccate con la conseguenza di non riuscire ad aggiornare il feed dei post.

La notizia è stata confermata qualche ora fa dal portale TheNextWeb  che ha riportato come il suo staff in Asia, Europa e Nord America abbia riscontrato il blocco, con evidenti rallentamenti. Tuttavia il sito Twitter.com non è mai andato offline. Il team di sviluppo sta attualmente lavorando per capire la causa del problema, garantendo un servizio affidabile per mantenere i suoi utenti attivi e “socialmente impegnati”.

E’ invece notizia di non molto tempo fa che il social network è andato sotto un altro attacco del  Syrian Electronic Army, la milizia digitale pro-Assad che nei giorni scorsi aveva causato il panico hackerando e inviando tweet falsi dagli account ufficiali della Associated Press e del Guardian . L’ultima violazione, in ordine cronologico, è diretta ancora una volta ad una testata. Si tratta di E! Online , specializzata in notizie sul mondo della musica e del gossip, che ha una versione anche in italiano.  Gli hacker hanno violato l’account della testata rilasciando il tweet: “Esclusiva Justin Bieber a E! Online: sono gay”.

Insomma anche senza Twitter il mondo è sopravvissuto…

Le pubblicità divertenti di Home riusciranno a fare usare l’App?

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Ecco i video della campagna pubblicitaria di Facebook Home che sono stati creati per mirare a mettere in risalto alcune caratteristiche dell’ app per Android. App che in questo momento non sta andando particolarmente bene considerando che il voto su Google Play è di 2,2 stelle su cinque e, delle 14 mila recensioni lasciate, la metà assegna una stella sola.

Il primo ceh vi proponiamo è un divertente video in aereo… dove compare uno strano “bagaglio a mano”

Il secondo invece è una “normale” cena in famiglia, proprio per richiamare il concetto di Home!

I giovani e il web… ora i medici lanciano l’allarme!

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I dati sono allarmanti, i medici dichiarano che circa 80% dei giovani dai 13 ai 24 anni vive di dipendenza patologica dal web. Una vera e propria droga dalla quale non si riesce a smettere. Staccare dal web significa piombare in stati depressivi o violenti per alcuni di essi. Un esempio eclatante è  Li Meng che da 6 anni vive in un Internet Cafè. Particamente la vita di Li è attaccata al computer, ora dopo ora, le sue giornate passano tra i giochi e la chat. Sono intervenuti anche degli psicologi, ma Li Meng li ha allontanati. Il ragazzo si alza raramente dalla sua postazione dove passa giorno e notte senza neppure curarsi di mangiare, al massimo ha un pacchetto di cibo-spazzatura che consuma al tavolo senza mai smettere di guardare lo schermo. Una vita completamente alienata. Ma come lui sono molti i ragazzi in Cina che vivono in questo modo, tanto che sono sorte alcune strutture specializzate per curare i disordini del web,  proprio come qualsiasi altra malattia.

L’ennesima vergogna di Facebook!

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Da settimane ormai gira indisturbato sul web un profilo di Facebook veramente raccapricciante. Si chiama Musica e Canto, ma il suo hobby preferito è quello di chiedere a genitori di inviare foto con i “sederini” di bebè che si trovano in rete su cui poi disquisire approfonditamente sulle attività che il pedofilo vorrebbe compiere su quei neonati. Altra attività preferita dell’utente è quella di adescale bambini tramite il network e intrattenere conversazioni spinte. Nonostante più volte sia stato segnalato lo staff di Facebook non lo ha ancora rimosso. E’ nata anche una pagina-gogna per sensibilizzare gli amministratori del social network, ma sembrano veramente sordi.

 

Il blackout di Gmail!

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Gmail in blackout per alcuni utenti. A partire dalle 13 ora italiana si sono infatti registrati problemi con il noto portale di posta elettronica e altri servizi di Google, come Drive e Calendar. Su “App Status Dashboards”, la piattaforma dove la società fornisce informazioni sui servizi di Google Apps pensati per le aziende è stato confermato che erano stati riscontrati dei problemi, ma non si era a conoscenza delle cause che possano aver generato i disagi. Google ha immediatamente informato gli utenti che stava indagando sui problemi, ma allo stesso tempo stava a lavoro per risolverli nel minor tempo possibile. Un attacco hacker o un semplice malfunzionamento?

Selvaggia vs Red Ronnie

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La guerra dei twitter tra personaggi famosi è sempre aperta. A volte lo si fa per acquisire notorietà a volte si ha solo voglia di stupire, raramente lo si fa con l’intento di affermare una propria convinzione, anche se agli occhi della gente può sembrare impopolare. Ciò che è impopolare, oggi fa share. Vale il parlatene male ma parlatene.

Red Ronnie così si getta nella mischia, probabilmente con le migliori intenzioni, e twitta sull’attentato di Boston affermando che è ipocrita scandalizzarsi per 2 morti e ignorare un milione di vittime africane.

Le morti sono 3 ed è qualunquista se proprio vogliamo ridurre le tragedie in numero di vittime senza approfondire il malessere profondo che genera guerra e odio nel mondo. Inoltre, anche se in soli 140 caratteri non è facile, ci sono delle dinamiche nell’attentato di Boston che possono avere ripercussioni a livello globale. In un clima politico teso tra islamisti e Stati Uniti come quello degli ultimi anni non si può tacciare nessuno di ipocrisia se viene dato rilievo a un evento che può davvero cambiare la storia del mondo come fu dopo l’11 settembre. Ma al di là di questi freddi ragionamenti, c’è prima di tutto un piano umano. Un bambino africano deve avere lo stesso diritto alla vita di un bambino americano, ma non possiamo pensare che il milione di vittime africane sia messo prima dei morti e dei feriti della tragedia di Boston. 1 vita è una vita ovunque questa sia e non ci possono essere  vite di serie B o C. Trasformare un attentato in un trampolino per parlare di Africa è quanto di più inopportuno. E’ confrontare le pere con il formaggio… Il problema del terrorismo negli Usa è complesso, può in un attimo ribaltare gli equilibri del mondo occidentale. Il problema africano è da affrontare prima di tutto sciogliendo i nodi delle guerre civili, riequilibrando le ricchezze e sfruttando le risorse infinite che quel continente possiede.

Se quindi Red Ronnie ha le sue colpe ciò che lascia di stucco è la risposta della Lucarelli: “E allora ipocrita perché ci smaroni con Chico Forti e non ti occupi degli innocenti che marciscono nella carceri cinesi. Così.”

Ancora una volta siamo mescolando diverse realtà solo in virtù di un attacco mediatico.

Il conduttore del Roxy Bar non se la tiene ed inizia a bersagliare Selvaggia di tweet non proprio simpatici: “tu non ti sei mai occupata di nessuno solo di gossip. Io mi concentro per salvarne uno. Chi salva una vita salva il mondo”; “comunque ti blocco così non leggerai più miei tweet: potrebbero mandare in tilt l’unico neurone pensante che ti è rimasto”, e ancora, rispondendo ad un altro utente:  “…è importante salvaguardare il suo ultimo neurone pensante che le è rimasto. Affidiamolo al WWF”

Perché non usiamo il social network per comunicare invece che per denigrare?

Mark Zuckerberg politico!

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Facebook fonda il suo partito politico volto a migliorare le politiche dell’immigrazione, incrementare l’istruzione e incoraggiare gli investimenti nella ricerca scientifica.

Il nuovo gruppo di pressione avrà l’obiettivo di “promuovere politiche che mantengano gli Stati Uniti e i loro cittadini competitivi in un’economia globale, comprese le riforme dell’immigrazione e dell’istruzione. Lavoreremo con i membri del Congresso di ambedue i partiti, con l’amministrazione e con gli stati e le autorità locali. Useremo strumenti online e offline per promuovere l’appoggio a cambiamenti politici” ha spiegato Zuckerberg nell’articolo al quotidiano statunitense. Nella nuova avventura, la prima sul versante politico, il 28enne miliardario avrà a fianco il suo ex compagno di stanza a Harvard, Joe Green, fondatore e presidente dell’organizzazione, a sua volta imprenditore tecnologico di successo.

Sono molti i gruppi tecnologici che si sono lamentati della normativa attuale in tema di immigrazione perché – sostengono – rende difficile le assunzioni di talenti e laureati stranieri. Per questo, hanno aderito a Fwd.Us anche Marissa Mayer, amministratore delegato di Yahoo, Eric Schmidt, Executive Chairman di Google e altri manager della Silicon Valley.

L’ultimo business di Zuckerberg… paghi per parlare con il tuo idolo!

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L’ultimo business di  Zuckerberg… paghi per parlare con il tuo idolo!

Una notizia che se fosse confermata avrebbe dell’incredibile, il più grande incubo di milioni di fans diventa realtà. Internet e la possibilità di scrivere al vip preferito è per molti adolescenti ( e non solo) una cura migliore che andare dallo psichiatra… ora però anche questa diventerà a pagamento. Una decisione gravissima che ha già avuto delle sperimentazioni negli Usa e nel Regno Unito e che potrebbe veramente rivoluzionare l’intero social network. In Usa per spedire un messaggio privato a Zuckerberg si paga 100 dollari… ma le cifre per i comuni vip potrebbero essere meno onerose (ma comunque già il fatto di pagare è scandaloso) ad esempio contattare lo scrittore Salman Rushdie costa più di 15 dollari, mentre il tuffatore Thomas Daley più di sedici. Lo staff di Facebook lo giustifica come “un modo per evitare lo spam”, in realtà è mettere ancora più vincoli a un social che sta prendendo sempre più le fattezze di una dittatura digitale, senza moralità ed etica, capace di impossessarsi di informazioni personali e venderle ai grandi marchi per fare pubblicità. Chi fermerà Zuckerberg? Arriverà il giorno che Facebook scomparirà dai nostri computer e avremo un social network più social e meno business? Finirà la dittatura su internet? E poi chi dà a Zuckerberg il potere di poter far soldi su un vip? E’ di sua proprietà anche la notorietà?

Nuovi followers? 1000 per soli 18 dollari! Ecco il business.

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Mille profili nuovi come followers? Sono 18 dollari. Nove dollari al mese per cinque re-tweet al giorno. Ecco il prezzario di un fenomeno abbastanza conosciuto su Twitter, quello dei fake. Persino Twitter l’ha ammesso: al momento non esiste soluzione. Il mercato nero del successo sul microblogging al momento è dilagante e non si conoscono nè i confini, nè le responsabilità, ciò che invece è chiaro sono le cifre.

Il business del fake su Twitter potrebbe superare i 300 milioni di dollari e riguarda alcuni siti che sembrano essersi specializzati nella creazione di questo tipo di servizi. Il numero di finti account su Twitter è circa 20 milioni, poco meno del 10% degli utenti attivi.

Tra i meccanismi trovati, ha fatto molto scalpore quello di un fantomatico account cinese che ri-twitta ogni post di TheNextWeb, un blog molto famoso che ha subito smentito di aver fatto uso di questo account per migliorare i propri risultati, spiegando che si tratta di un servizio automatico mai pagato.

L’account risponde alle caratteristiche del nuovo mercato, che vuole un fake credibile. Include un bio, in cinese, un link ad un blog con contenuti su Yahoo salute, e ha twittato oltre 17.000 volte i contenuti del blog.

Nuovi software si stanno facendo largo, e permettono di bypassare facilmente le barriere opposte da Twitter e di creare molto velocemente fake account e follower con costi per operazione così bassi che si possono permettere di aggiungere una persona che manualmente compili i CAPTCHA nei casi di più profili con gli stessi IP.

Questo è dovuto in parte alla facilità di creazione di un account su Twitter, che non richiede la validazione di una e-mail. L’azienda contrasta come può gli account falsi e la spam. Jim Prosser, un portavoce di Twitter interpellato dal NYT, ha ricordato che l’azienda ha citato in giudizio i produttori dei cinque strumenti di spamming più utilizzati sul servizio, ma il problema è di ardua soluzione:

Facebook collega una persona ad un account. In Twitter, un individuo può avere più account. Abbiamo una filosofia differente. Il 40% della nostra base di utenti consuma solo contenuti, e ciò che appare come un account falso per un individuo potrebbe effettivamente essere qualcuno che è su Twitter esclusivamente per seguire altre persone.

 

HOME… FACEBOOK DIVENTA VIRALE! La privacy distrutta.

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Un software capace di diventare un “virus” e andare a contagiare Android senza sostituirlo. Tutte le app gireranno sotto l’app madre Facebook e il cellulare diventerà  social. Adesso sappiamo benissimo che se i vantaggi sono indiscutibili, ci sono anche i rischi che tutto questo può comportare. Ad esempio le preferenze che esprimiamo su facebook potrebbero diventare pubblicità da inviare sul mobile e lo si evince proprio da una subdola frase di Zuckenberg “i telefonini dovrebbero essere dedicati alle persone e non ai programmi”, il che prevede che il software studi il comportamento dell’utente e lo indirizzi poi negli acquisti, nelle scelte e anche nelle amicizie. E se tutto questo appare come fantascienza, non lo è poi così tanto. Insomma Home rischia di  distruggere qualsiasi concetto di privacy. Facebook potrà essere in grado di monitorare ogni vostro movimento e ogni piccola azione. Lo smartphone, attraverso il sistema GPS, sarà in grado di inviare informazioni continue al server di Facebook, informandolo su dove si trova il consumatore, in qualsiasi momento. Se il telefono non si muove da una singola posizione tra le ore 22 e le ore 6 per una settimana – si ipotizza – per Facebook sarà più semplice sapere dove si trova la vostra casa”. Spaventa poi lo scopo di questa operazione: “Il problema è che Facebook sta per utilizzare tutta questa mole di dati non per migliorare la nostra vita, ma per realizzare attività di marketing più mirate”. Quindi, oltre a venire violata la nostra privacy, il rischio è quello di trovarsi sempre più bombardati dai messaggi pubblicitari. Insomma siamo arrivati al GRANDE FRATELLO…  Diffidate del video accattivante e cerchiamo di aprire gli occhi sui nostri diritti continuamente violati da Face.

Ecco Facephone!

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Mark Zuckerberg a Menlo Park illustra le caratteristiche del Facephone:

Lo smartphone targato Facebook, sarà prodotto da HTC e sarà gestito da un sistema operativo Android, promette di rivoluzionare l’interazione degli utenti con il social network da dispositivo mobile, permettendo un migliore e più veloce accesso alla piattaforma di Zuckerberg.

Secondo l’ideatore di Facebook sarà una nuova esperienza… nulla a che vedere con i normali smarthphone, l’accesso al social sarà sempre attivo così da garantire la condivisione costante di ogni foto, con la possibilità di chattare e inviare sms. Insomma sembra che la telefonia, lasci il passo a sms, chat e media!

Playboy diventa un app!

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Playboy lancia un’applicazione per iPhone: la nuova ‘app’ per lo smartphone Apple tuttavia sara’ decisamente castigata per lo stile della rivista. Non saranno visibili scene di nudo, vietate dalla policy della casa di Cupertino. Il numero uno per i contenuti digitali di Playboy, Josh Schollmeyer, ha spiegato che questo non impedira’ di pubblicare contenuti ”provocatori”. ”Dovremo solo essere un po’ piu’ creativi”, ha affermato.

Ritirato il “palazzo di Jabba” di Star Wars

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La Lego, storica azienda danese di giocattoli, ha deciso di ritirare dalla produzione il “Palazzo di Jabba”, dopo le proteste sollevate dalla comunità islamica austriaca che riteneva offensivo il prodotto. La polemica era nata a gennaio, dopo che un padre austriaco di fede islamica aveva scoperto come sua sorella avesse regalato il prodotto al figlio. Il gioco, rivolto a bambini di età compresa tra i 9 e i 14 anni, era stato così accusato di essere anti-islamico. Il personaggio protagonita del giocattolo, “Jabba the Hutt” viveva nella sua tana intergalattica, una cupola orientale dotata di razzi e mitragliatrici molto simile a una moschea. E si mostrava anche la Principessa Leia in catene, come sua schiava personale.

La Lego non aveva acconsentito al ritiro del gioco perché riteneva di aver immesso sul mercato solo la riproduzione del palazzo del film, quindi nessuna allusione all’Islam.

Poi, la società costruttrice del gioco ha cambiato idea: a partire dal 2014, il prodotto verrà ritirato. La decisione è arrivata dopo un incontro a Monaco di Baviera tra i leader della comunità turca e alcuni dirigenti della Lego.

Arriva lo smartphone social!

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Uno smartphone social. Potrebbe essere il prossimo 4 aprile la data in cui Facebook lancerà finalmente il proprio smartphone. Lo suggeriscono diversi siti sulla base di un invito mandato ai giornalisti Usa dall’azienda di Mark Zuckerberg, dal titolo ‘Venite a vedere la nostra casa in Android’. Anche se il termine casa è abbastanza ambiguo, è abbastanza probabile che l’annuncio si riferisca al dispositivo basato sul sistema operativo di casa Google di cui si parla da diversi mesi, che dovrebbe essere assemblato dalla casa taiwanese Htc: «Le due compagnie – scrive 9to5 Google, un altro sito di solito bene informato – stanno lavorando da mesi non all’hardware o al software, ma alla campagna di lancio». Un ulteriore indizio, sottolinea The Verge, è il fatto che Facebook ha iniziato ad aggiornare alcune delle sue app senza passare da Google Play, lo ‘storè di Android, forse per testare alcune nuove funzioni. Uno smartphone ‘targatò Facebook potrebbe permettere di usare al meglio le nuove funzioni per le chiamate ‘ispiratè a Skype e appena messe a disposizione anche del pubblico italiano.

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