Facebook lancia Paper e sfida l’editoria

facebook_paper-tuttacronacaPochi giorni e apparirà in rete: il 3 febbraio, negli Stati Uniti, Facebook lancerà il suo “giornale personale”, Paper, come applicazione per iPhone a sè, distinta da quella tradizionale del social blu. L’app propone sezioni di news e approfondimenti selezionate con un mix di algoritmo e curatori ‘umani’, ma reinventa anche il flusso di notizie della propria bacheca, proposto in un nuovo design e con nuovi comandi ‘touch’. Facebook Paper ha lo scopo di reinventare il ‘News Feed’, il flusso di condivisioni dei propri contatti, trasportando i contenuti nel nuovo formato con alcuni degli elementi tipici del social come il ‘Mi piace’. Si può anche pubblicare testo e foto, e averne un’anteprima prima di condividerlo. Per ora Facebook Paper sarà scevro della pubblicità. Si legge sull’Huffington Post:

Paper è il primo ‘nato’ dei Facebook Creative Labs ed è un’app che aiuta gli utenti – 1,23 miliardi attivi al mese – ad “esplorare e condividere storie di amici e del mondo circostante”. La grafica è immersiva, i riquadri con le notizie a tutto schermo e la navigazione sfrutta più movimenti di scorrimento delle dita sullo schermo tattile che ‘tocchi’. Video e animazioni partono in automatico sullo sfondo e c’è possibilità di personalizzare Paper scegliendo fra una dozzina di categorie. Le notizie sono frutto di una selezione da fonti autorevoli come il Nyt, ma anche blog emergenti. Simile a Flipboard, anche se a differenza di questo non consente di aggiungere le proprie fonti come un sito di raccolta notizie tramite “feed RSS”.

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I luoghi oscurati da Google Maps!

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Babilonia, Iraq

Tutto si può vedere su internet? Quasi tutto! Eccetto i luoghi oscurati da Google Maps e Google Earth. Alcuni di essi sono il Palazzo Reale di Amsterdam o l’antica Babilonia… ma quale è il criterio di oscuramento? Da Google,  fanno sapere che loro provvedono ad aggiornare continuamente con le informazioni che arrivano dai loro provider i luoghi che si trovano sulle mappe, anche se le immagini che arrivano sono oscurate. Oltre i luoghi oscurati anche le ragioni appaiono oscure!

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Google Moon… scopre una base aliena sulla Luna?

base-aliena-luna-tuttacronacaMistero extraterrestre? A sottolinearlo è il canale YouTube “Wowforreeel”, che si occupa pubblicamente della pubblicazione di video che testimoniano presunti avvistamenti di UFO. La nuova ipotesi è che ci sia una base aliena sulla luna. L’idea nasce, come spiega l’Huffington Post, dall’aver scoperto, grazie a Google Moon, lo strumento dell’azienda di Mountain View che consente di esplorare vaste aree del pianeta, uno scintillante triangolo che non sembrerebbe avere niente a che fare con la superficie lunare circostante. E ora la rete s’interroga se sia solo un cratere, molto particolare, o non si possa trattare di qualcos’altro, come una nave spaziale oppure l’ingresso di una base aliena. Stando all’analisi delle immagini, l’oggetto dovrebbe avere una base di 125 metri e un’altezza di circa 90 metri. Curiosi i sette puntini che si intravedono sotto il triangolo, che tra l’altro presenta un curioso (poiché preciso) angolo di 90°. Tutti indizi che lascerebbero pensare a una “costruzione” e non a una particolare conformazione del terreno. Sul web, inoltre, fanno notare come la strana “apertura” individuata sulla Luna sia molto simile, per forma e dimensione, a una cavità “sospetta” trovata dai navigatori in Antartide grazie a Google Earth.

C’era una volta il Tamagotchi… e presto ci sarà ancora!

tamagotchi-tuttacronacaErano gli anni ’90 e gli allora bambini impazzivano per il Tamagotchi. La domanda è: nell’era 2.0, i bimbi si divertiranno ancora con il giocattolo digitale in plastica o presi dalla frenesia di sms e cinguetii si dimenticheranno di sfamare i loro cuccioli tecnologici? La risposta si avrà a breve, visto che il Tamagotchi sta tornando in una nuova, più moderna versione e con una grafica decisamente migliorata, come riporta il Daily Mail. Nel 2014 la versione del piccolo animale che se viene lasciato senza cure troppo a lungo rischia la vita tornerà nel Regno Unito, con anche la possibilità di trasferirsi su altri dispositivi mobili, come gli smartphone.

iPhone 5S… basta un capezzolo!

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Divertente video per dimostrare che la nuova creatura di Apple, l’iPhone 5S, può essere bloccato e sbloccato anche attraverso il riconoscimento di un capezzolo. La dimostrazione è stata diffusa da un sito di informazione nipponico  Rocket News 24 e ripreso dall’Independent.

Nel filmato, il Touch ID, l’innovativo sistema di sicurezza a impronte digitali Apple, registra e riconosce il capezzolo di un utente. E rimane bloccato quando una seconda persona tenta di accedere al dispositivo nella stessa maniera.

Touch ID non è considerato sistema di sicurezza infallibile. In rete, il team di hacker Chaos Computer Club (CCC) ha già spiegato come violarlo. Tempi duri per il gioiellino di Apple.

Arriva il MUST per i cinefili: tutti pronti per MUBI?

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MUBI, un nome che all’estero non ha bisogno di presentazioni avendo già superato i 10 milioni di visitatori unici in Stati Uniti, Turchia, Germania, Regno Unito, Francia e Norvegia, ma in Italia era ancora abbastanza sconosciuto. amato dai cinefili, odiato dai critici cinematografici, MUBI permette a tutti di dare una propria opinione su un film. Sul social infatto è possibile guardare il cinema d’autore e poi esprimere attraverso un commento la propria personale idea sul film appena visto. L’inconveniente, se così lo vogliamo chiamare, è che alcuni filmati possono essere visti unicamente a pagamento. Questo sembra essere il “tallone d’Achille” del progetto Mubi che è nato nel 2007 in un bar di Tokio. Efe Çakarel, il giovane fondatore di origine turca, esortato dall’impossibilità di vedere In the mood for love di Wong Kar-wai sul proprio laptop, decise di dare vita a The Auteurs, primo abbozzo di MUBI finanziato da Celluloid Dreams.

Huffington Post ha intervistato proprio Efe Çakarel in occasione dell’esordio tricolore di MUBI:

Efe Cakarel, il futuro appartiene alla democrazia diretta attraverso Internet e altre tecnologie di comunicazione?

“Sono convinto che i benefici della comunicazione globale istantanea e l’accesso alle informazioni superino di gran lunga i rischi. Nel nostro settore abbiamo assistito a uno spostamento del tutto rivoluzionario del controllo dei media e della comunicazione: dall’alto verso il basso, vale a dire una voce che parla a molti, a una dinamica molto più aperta e democratica dei social media, ossia molte voci che parlano a uno”.

E in Italia, anche la politica comincia a capirlo. Partendo da un social network, il Meetup, un movimento ha sfiorato la vittoria alle ultime elezioni.

“E’ la democrazia in azione, appunto. Basti pensare che sempre più persone si rivolgono ai loro amici dei social media per le raccomandazioni di film. L’efficacia del marketing di massa è in calo. Questo significa che i produttori di contenuti devono ascoltare il loro pubblico, non il contrario”.

Ci parli di Mubi e di come sarà sviluppato in Italia.

“Mubi è una piattaforma on line di video on demand e un social network dedicato al grande cinema. L’idea arrivò nel 2007, mentre mi trovavo in un café a Tokio. Volevo guardare un film, “In the Mood for Love” di Wong Kar-wai, sul mio computer portatile. Fui sorpreso non solo dal non poter guardare quel film online, ma anche dal fatto che difficilmente altri grandi film fossero disponibili. Mubi nacque in quell’istante: una cineteca globale online.

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Come funziona?

“Mubi ha solo 30 film disponibili, ogni giorno se ne aggiunge uno nuovo e ne viene tolto un altro che è stato in programmazione per trenta giorni, in modo tale che nella libreria ci sia una costante rotazione dei migliori film. Questi sono trasmessi su tv connesse a internet, computer e tablet, come iPad. Il prezzo è di soli 4,99 euro al mese per vedere tutti i film e tutte le volte che si vuole. Inoltre, sarà possibile condividere i commenti con altri cinefili”.

A proposito. Perché anche in Italia?

“Siamo molto entusiasti del lancio in Italia di Mubi per una serie di ragioni, non ultima la meravigliosa storia del cinema nel vostro Paese. Dai neorealisti, attraverso Antonioni e Fellini, a Sorrentino e Garrone oggi. Per noi l’Italia è l’anima del cinema. Oltre all’aspetto storico, per il lancio di Mubi su un territorio consideriamo una serie di caratteristiche come il numero di abitanti, l’età, la propensione al pagamento online, la velocità media di internet, il prodotto interno lordo, la disponibilità di contenuti, le abitudini di consumo di cinema, etc. Abbiamo analizzato l’Italia molto da vicino: è un territorio dalle enormi potenzialità. Direi che in Italia Mubi ha il ruolo dei vecchi “cineclub”, semplicemente li abbiamo trasportati online. Puoi vedere film di maestri del cinema come Scorsese e Polanski così come gli ultimi film dei fratelli Cohen e di Woody Allen; allo stesso tempo, ci sono ovviamente film locali e classici.

Come immagina il cinema tra vent’anni? L’era digitale lo sta uccidendo?

“Non credo che il digitale stia uccidendo del tutto il cinema. E’ solo un altro passo nell’evoluzione del mezzo e nulla rimpiazzerà mai l’esperienza di andare al cinema per guardare un fantastico film e condividerlo col pubblico. Ciò che sta cambiando è la via di accesso ai film e, cosa più importante, il modo di condividerli e raccomandarli ai propri amici. I grandi cambiamenti sono nel marketing e nella distribuzione, ma il cinema continuerà ad evolvere, prosperare e innovarsi”.

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E’ possibile che basti un’idea, seppur geniale, per avviare un business? In Italia poi.

“Mubi è un’azienda globale, quindi abbiamo molta esperienza nell’introduzione della nostra piattaforma in mercati locali. Le sfide per noi non sono tanto relative al contesto imprenditoriale di start-up, ma più vicine alle sfide classiche proprie di qualsiasi nuovo business: marketing, acquisizione di clientela, affermazione del marchio, controllo dei costi, etc. Non posso ancora dare un giudizio specifico sulla situazione italiana, ma credo davvero che una buona idea unita a impegno, flessibilità e convinzione siano ingredienti chiave per qualsiasi start-up di successo”.

Tornando alla politica. Lei è turco e si è impegnato nei negoziati tra l’Unione europea e la Turchia. Crede che ultimi eventi nel suo paese metteranno a rischio i negoziati?

“Non penso che gli ultimi sviluppi in Turchia abbiano qualche effetto sul dibattito in merito all’adesione. Ciò che sta accadendo lì è una spiacevole ma sana espressione di protesta nei confronti del governo da parte delle classi medie scolarizzate, di quelle cui spesso assistiamo in giro per il mondo. La Turchia ha una popolazione giovane, con un Pil in forte crescita e la sua adesione all’Ue sarebbe un gran beneficio per tutti. Ci vorranno almeno altri 20-30 anni, ma sono ottimista”.

Tech Crunch avrà inizio giovedì 26 settembre al Maxxi di Roma e inaugurerà una serie di incontri, pitch, keynote e conferenze sul mondo delle startup e del digitale. Verrà inoltre annunciato il vincitore, fra le 8 startup in finale, della TechCrunch Italy Startup Competition, che si aggiudicherà, oltre alla visibilità internazionale, un premio di 50.000 euro.

Arriva l’app per divorziare, dirsi addio nell’era 2.0 a suon di cellulare

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Sarebbe da non crederci eppure a rivelarlo è un settimanale svizzero: “Il Caffè”. Esiste una app per divorziare, disponibile con il sistema operativo iOS, Android e Windows Phone. Quindi prima di mandare a monte una vita ora è possibile consultare una “Guida alla separazione civilizzata”. Ma se poi invece avete bisogno di una “presenza umana” potete anche rivolgervi al divorce planner, nuove figure professionali per l’ accompagnamento pratico al divorzio.

Siamo sicuri che grazie  a questi rimedi non voleranno più piatti e bicchieri e si avranno divorzi meno aggressivi? Si può davvero trovare sostegno e mediazione grazie a un’app?  

 

Ti sei perso? Arriva in Italia Google Maps Interni: basta un touch!

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Da oggi se vi perdere, niente paura, basta un touch! Arriva anche in Italia la funzione che consente di ritrovare l’orientamento nei centri commerciali, aeroporti, musei, hotel attraverso le mappe di Google Maps Interni.

Attraverso questa funzione ci si può muovere come se quel luogo sconosciuto fosse casa nostra sempre che la struttura in cui ci troviamo si sia preoccupata di dare la planimetria a Big G per farla inserire tra le mappe disponibili. Al momento chi ha aderito in Italia sono ancora pochi, ma si spera che con il passar del tempo le aziende aumentino. Tra coloro che però sono stati i primi a fornire i dati che consentono l’orientamento attraverso Google Maps Interni ci sono: gli aeroporti di Orio al Serio e Venezia Marco Polo, alcune stazioni ferroviarie come Torino Porta Nuova, l’Istituto Clinico Humanitas, il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano, alcune strutture alberghiere Best Western e numerosi Centri Commerciali in tutta Italia.

Contestualmente a questa novità italiana, Google Maps aggiorna l’applicazione per Android. Tra le funzioni più interessanti c’è Esplora, per trovare luoghi attraverso le immagini e senza digitare una ricerca e la Navigazione ottimizzata, grazie alla quale in condizioni di traffico Maps mostra automaticamente le vie più veloci per raggiungere la destinazione. A breve l’aggiornamento riguarderà anche l’iPhone.

Ulteriore novità è il pensionamento dal 9 agosto della funzione Latitude che serve a localizzare i propri amici. «Le modifiche sono per semplificare e alleggerire la vostra navigazione sulle mappe. Abbiamo integrato delle funzioni di localizzazione in Google+ per Android», spiega Big G.

Come ci vendono i social network? Quali sono i pericoli?

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Si chiama petrolio numerico e vale più del petrolio nero, peccato che venga fatto in violazione a ogni legge sulla privacy. I social sanno tutto di noi, da che ora ci connettiamo a quando stacchiamo, ma ci seguono anche attraverso il cellulare, mentre facciamo la foto al nostro cagnolino o quando accompagniamo i bambini a scuola. Sanno dove andremo in vacanza e se preferiamo un film di fantascienza o un classico. Basta un “Mi piace” su Facebook, e i siti web che frequentiamo a dare l’identikit di una persona. Minuto dopo minuto si tracciano i profili mettendo in relazione le informazioni e si tenta poi di influenzare la scelta dei consumatori. Ma quanto valiamo? Noi poco, appena una manciata di centesimi. Per le informazioni sull’età, il sesso e il luogo di residenza di una persona in media valgono appena 0,0005 dollari, forse se quella persona è un vip allora il prezzo cambia… ammesso che ci sia la certezza che quel profilo sia valido.

Il prezzo di un internauta che conta centinaia di amici su Facebook e che con i suoi post appare in grado d’influenzarne almeno una parte è di 0,00075 dollari. Altrimenti, quando la persona nel mirino è una donna incinta bisogna versare per gli stessi dati 0,11 dollari. Mentre se le informazioni in vendita fotografano il comportamento di un individuo in cerca di un’auto da acquistare o di una vacanza da prenotare allora le aziende compratrici sono disposte a sborsare 0,0021 dollari.

Società del settore come ALC Data affibbiano poi un punteggio ai nomi in vendita a partire dal numero di conti correnti e di carte di credito che uno ha all’attivo: più sei in grado di spendere più alto sarà il prezzo al quale verranno venduti i tuoi “segreti”.

Sempre secondo il Financial Times si paga invece qualcosina in più per avere accesso alle liste di dati di persone con problemi di salute. Per esempio: l’indirizzo email di un malato di cancro vale 0,26 dollari. Ma più indirizzi compri più il prezzo scende. Fino ad arrivare, in determinati casi, a 0,14 dollari per coloro che acquistano un pacchetto contenente 100mila nomi. Funziona come al supermercato con le maxi-offerte: compri due e paghi uno.

Dove è l’etica in tutto questo? Chi ha permesso una tale violazione della privacy e perché non si ferma il business? Troppi interessi?  Chi sono gli intoccabili del petrolio numerico? Chi ha oggi in mano il mondo? Siamo ancora certi che un governo sia libero e indipendente se qualcuno può arrivare a rintracciare i profili dei politici e volendo, potrebbe, influenzarli come si fa con un prodotto commerciale?

La mappa segreta dei manifestanti turchi!

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Google Maps aiuta sempre e aiuta quando uno ne ha più bisogno lo sanno bene i manifestanti in Turchia che possono usufruire di una mappa strategica per la protesta. Un utente infatti ha modificato Google Maps in modo da segnalare le posizioni della polizia, le barricate, le strade libere e le vie bloccate e persino dove rifocillarsi, alle mense pubbliche organizzate dai manifestanti. Ci sono state finora 53.500 visualizzazioni, in meno di una settimana. La mappa viene anche regolarmente aggiornata. I simboli sono chiari: rosso per indicare le barricate, il triangolo verde per simboleggiare il cuore della protesta, gli spilli verdi per indicare la polizia che si prepara ad azioni contro i manifestanti e infine coltello e forchetta per le proteste che prevedono di suonare pentole e arnesi da cucina:

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Le mille facce della realtà raccontate su Street View!

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Ormai la realtà è virtuale? Sicuramente, no! Certo è che su Street View di vita ce n’è proprio molta. L’ultima è una foto di una ragazza che  si è trovata “sfrattata” sul marciapiede dal proprio fidanzato. Un amico della coppia scrive “Non posso scrivere nient’altro. Voglio proteggere la privacy della ragazza e del mio amico”. L’immagine è stata pubblicata su Reddit e arriva direttamente dalla California del Sud.

Se, poi, pensate di esservi persi qualcosa potete vedere la seguente galleria…

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La mappa di twitter ridisegna il mondo?

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Ci siamo mai chiesti chi sono i paesi che cinguettano di più? Da dove partono i tweet? Arrivano ora le prime mappe degli utenti che geolocalizzano la propria posizione e appare subito evidente che le grandi metropoli come San Francisco e New York City sono colme di utenti pronti, a qualsiasi ora del giorno e della notte, a condividere pensieri e foto.

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Street View e il gatto a due zampe!

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Su Google Street View è stato immortalato quello che sembra essere un “micio alieno” o un esperimento uscito fuori dal laboratorio di qualche scienziato pazzo… forse più probabilmente è solo un errore della Google Car che spia tutti i giorni le strade del mondo e a volte neppure lei è immune dagli sbagli. Ma cosa succede al mondo mentre noi siamo occupati a far altro? Ecco una galleria che ci racconta la realtà ripresa dalle Google cars: 

 

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Se questi sono eroi…

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Alla Draper University of Heroes gli startupper di domani impareranno come fare affari sparando. Tra una lezione di economia e un corso sui social network, gli studenti si riuniranno nel poligono dell’ateneo per esercitarsi a fare centro con il fucile. L’eccentrica scuola, fondata dal venture capitalist Tim Draper, aprirà i battenti alla fine di questo mese. Lo slogan sulla homepage dell’università parla chiaro: «La Draper University, aperta ai giovani imprenditori che sognano di trasformare il mondo, è una scuola unica nel suo genere, dove gli innovatori verranno trasformati in autentici eroi». A colpi di arma da fuoco, ma non solo.

Siamo a San Mateo, in California. La scuola ha sede in quello che una volta era il Benjamin Franklin Hotel. E le giornate qui si svolgeranno più o meno così: la mattina presto i ragazzi della Draper University of Heroes incontreranno i fondatori delle start-up che ultimamente hanno riscosso maggiore successo, da Tony Hsieh di Zappos a Kevin Systrom di Instagram, dopodiché gli Steve Jobs del futuro studieranno finanza, viral marketing e altre materie convenzionali. Per poi seguire corsi di sopravvivenza urbana, joga, go-kart. Oltre, come detto, a fare pratica con la carabina.

«Alla Draper University», recita il programma dell’ateneo più pazzo d’America, «le persone svolgeranno attività molto diverse tra loro e le sorprese saranno all’ordine del giorno. Affinché sviluppino al meglio il loro spirito imprenditoriale e imparino l’arte della negoziazione in ogni sua sfaccettatura faremo in modo che sperimentino ogni giorno cose nuove».

Previste guerre di uova, partite a pallavolo con due palloni, sessioni di karaoke. È così, secondo Tim Draper, che si allarga la mente degli imprenditori in erba. Ma non prendetelo per pazzo. Chi ha frequentato il programma pilota si è detto entusiasta, affermando di aver acquisito sicurezza nei propri mezzi.

Dando ragione così al venture capitalist, uno dei primi ad avere scommesso (milioni) su Skype, che nel progetto ha investito circa 20 milioni di dollari. I corsi dureranno in tutto otto settimane. Costo dell’iscrizione? Circa 7500 dollari. L’università di Tim Draper però non è un posto per secchioni. «Non cerchiamo gente che prenda buoni voti», ha messo subito in chiaro il fondatore, «ma persone che non abbiano paura di commettere errori. Per avere successo bisogna prima fare degli sbagli. Degli sbagli a volte anche madornali».

A volte ritornano… La Hepburn torna in vita grazie alla CGI

hepburn

Sembra una magia, un sogno. Audrey Hepburn che passeggia per le strade della costiera amalfitana, a Cetara, e si prende gioco di un ragazzo del luogo che la invita sulla propria decappottabile facendogli fare da tassista e si gode una, miraccomando una sola, barretta di cioccolata. E’ proprio lei, il suo sguardo da cerbiatta, un po’ birichino, i suoi vestiti, il suo portamento regale…

E’ l’ultima pubblicità della fabbrica di dolciumi inglese Galaxy, che tramite la CGI (computer generated technology) ha fatto rivivere una delle più grandi attrici mai esistite, per un altro minuto.

Lo spot ha avuto l’approvazione dei figli della Hepburn, Sean Ferrer e Luca Dotti, che hanno commentato: “Cattura perfettamente lo spirito giocoso di nostra madre” e hanno confermato l’amore di Audrey per il cacao: “Parlava spesso di come il cioccolato le sollevasse il morale”.

La tecnica era già stata usata nel 2011 da Jean-Jacques Annaud, regista premio Oscar di Sette Anni in Tibet, per la pubblicità della fragranza di Dior, J’Adore. In quel caso la fortunata era l’attrice Charlize Teron che nella pubblicità scherza e ride nel camerino della passerella di Dior con niente meno che Marilyn Monroe, Grace Kelly e Marlene Dietrich.

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