Le tasse nascoste nel bilancio comunale: colpiti i liberi professionisti e l’arte

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Ci sono aumenti dovunque nella nuova legge di Stabilità. Lievi? A volte non molto lievi, altre il rincaro sarà soft ma scoraggerà quanti sarebbero entrati in un museo o in una mostra. Tali modifiche sono state ieri vagliate al consiglio comunale di Roma. ra le delibere propedeutiche al bilancio ci sono:

ZTL:  l’aumento da 593 a 610 euro della tariffa per l’accesso in centro storico per rappresentanti di commercio, giornalisti, partiti politici, enti locali, sindacati, ambasciate, ordini professionali. Passa da 75 a 76 euro la tariffa Ztl per le Forze di polizia, gli operatori sanitari, i medici convenzionati e da 55 a 56,38 euro quella per le auto del Vaticano. Ritocchi anche per le tariffe Ztl dei residenti, che passano da 77 a 78 euro e da 92 a 94 euro per i residenti con auto di potenza superiore ai 20 cavalli. Per i residenti che richiedono un secondo permesso Ztl, la tariffa passa da 322 a 331 euro (da 103 a 105 per i residenti di San Lorenzo e Testaccio) e da 386 a 397 per chi ha un’auto con più di 20 cavalli (da 124 a 126 euro per i residenti di San Lorenzo e Testaccio). Il provvedimento prevede anche l’introduzione di un costo per le riprese all’interno del museo della Repubblica romana: 666,67 euro per riprese di carattere scientifico-divulgativo e 2.083,33 per riprese di carattere pubblicitario.

MUSEI: Ritocchi per il biglietto di ingresso al Museo civico di zoologia: la tariffa ridotta passa da 3,5 a 4,5 euro mentre viene introdotta una variante tra tariffa residenti (che resta fissata a 6 euro) e tariffa non residenti, che sale a 7 euro. Viene poi proposta la modifica di alcune spese di istruttoria per il rilascio di licenze per il Trasporto pubblico non di linea: nei procedimenti più complessi il costo d’istruttoria passa dai 21 a 60 euro. Negli altri procedimenti, il costo resta invariato a 21 euro. Cambia anche il costo per le riprese fotografiche di beni culturali. La tariffa per ogni singola foto passa da 51,67 a 66,12 euro, quella da pagare per la duplicazione e l’uso editoriale diffuso passa da 103,33 a 247,93.

LOCULI: Infine, vengono modificate alcune tariffe cimiteriali. In particolare, il costo dei loculi passa da 2.040 euro a 2.099 per la prima fila e da 3.248 a 3.342 per la seconda fila. La cremazione per i residenti passa da 318 a 327 e per i non residenti da 460 a 473

COMMERCIO:Novità sono in arrivo anche sul fronte attività produttive, dove, ad esempio, le spese di istruttoria per l’avvio di attività di vendita di alimenti e bevande restano invariate a 305 euro. Viene però introdotta una specifica per le attività temporanee superiori ai cinque giorni, per le quali il costo di istruttoria della Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) sarà pari a 350 euro (150 se l’attività è inferiore a cinque giorni). Nuovi costi anche per chi chiude questo genere di attività (16 euro) e per chi la reintesta o la modifica (60 euro). Per l’apertura di grandi centri commerciali viene introdotta una progressività nel sistema tariffario delle spese di istruttoria da versare agli uffici tecnici capitolini: si pagherà ancora 1.550 euro se la struttura commerciale non supera i 4 mila metri quadrati e si salirà di prezzo al crescere della superficie, arrivando fino ai 20 mila euro di spese di istruttoria che saranno da sostenere per i centri commerciali con superficie totale superiore ai 100 mila metri quadrati.

Si aiuta così la ripresa? Tassando i liberi professionisti, il commercio e alzando le tariffe sui loculi e sulla cultura?

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Andare a scuola costa caro!

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Andare a scuola su un mezzo pubblico sta diventando un lusso. Oltre al caro libri e alle tasse universitarie sugli studenti e sulle spalle delle loro famiglie iniziano a pesare anche i costi degli spostamenti. Gli abbonamenti infatti possono arrivare a prezzi proibitivi e sono solo le fasce di reddito più basse (cioè quelli con redditi Isee inferiori a 20.000 euro annui) a poter usufruire di riduzioni. Gli abbonamenti più cari si sono fatti registrare a Perugia con quasi 300 euro, e a seguire Genova, Verona e Bologna con 200 euro. Questi dati sono stati forniti dalla ricerca del sito Skuola.net che ha messo a confronto le diverse tariffe delle grandi città. Ma a essere bersagliati non sono solo i grandi capoluoghi di provincia di solito sede di prestigiose università, ma anche le regioni più popolose che hanno quindi bisogno di far spostare i ragazzi soprattutto negli anni della scuola superiore. Per gli studenti pendolari le tariffe regionali della  rete ferroviaria basate sul chilometraggio possono arrivare a più di 2.000 euro per un abbonamento annuale di ultima fascia in Piemonte, in Sicilia o in Puglia, ed alcune regioni non prevedono tariffe ridotte under 26. Le regioni hanno creato perciò delle tariffe integrate, a zone o a tratte, che possono prevedere agevolazioni e rendono più agevole il passaggio tra la rete di bus urbani e i treni e il collegamento tra due città all’interno della stessa regione, ma che oscillano comunque tra i 500 e oltre i 900 euro per l’annuale di ultima fascia.

La tabella indica come andare a scuola costi caro nelle grandi città:

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E anche il trasporto regionale ferroviario è un costo difficile da sostenere per le famiglie italiane:

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Nuovo piano parcheggi per Roma: il sindaco cancella la sosta libera per i residenti

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I romani parcheggiano in doppia fila e a volte, soprattutto nelle strade commerciali, sognano di trovare posto almeno in terza. Il sindaco Marino risolve i problemi dei romani con un rincaro della tariffa nella zona blu che passa da 1,20 a 1,50. Abolisce anche gli abbonamenti mensili o giornalieri e, per i residenti titolari del permesso, revoca il diritto di parcheggiare gratis su quelle strade ritenute “assi principali di scorrimento” che guarda caso sono però anche le strade più commerciali della Capitale. Non basta il numero di negozi che hanno chiuso a causa della crisi? E’ un invito, forse, ad abbassare definitivamente le saracinesche ad altri esercizi commerciali? Nelle intenzioni del sindaco sembra esserci la volontà di far dimenticare l’auto ai cittadini della città eterna, ma prima di mettere al bando la circolazione privata si pensa a incrementare, migliorare e rendere fruibile a tutti quella pubblica?

Il provvedimento promette una rivoluzione per la sosta su strada a pagamento, a partire dalla tariffa unica. Viene abolita la distinzione tra parcheggio dentro la Ztl, che oggi costa 1,20euro l’ ora, e parcheggio fuori dalla Ztl, un euro ogni sessanta minuti: per fare shopping su viale Europa, all’ Eur, come per prendere un aperitivo a Monti, il prezzo della sosta sarà fissato a 1,50 euro, non un centesimo in meno.

Il Sindaco Marino ha confermato questo nuovo piano affermando:  “le strisce blu non devono essere un garage a cielo aperto, ma ci deve essere un ricambio continuo di auto”.

Quindi maggiori ingorghi sulla strada perché non si può parcheggiare? I romani dormiranno in auto mentre attraversano il lungotevere dandosi il cambio con i familiari? Andranno a parcheggiare ai Castelli Romani? Saranno costretti a vendersi casa per comprare un garage?

Ma il sindaco Marino ha continuato: “A Roma ci si ammala di tumore a causa dello smog più che nel resto d’Europa”, scrive il sindaco, aggiungendo: “Ogni 10 microgrammi di polveri sottili Pm10 in più per metro cubo d’aria fanno aumentare il rischio di tumore al polmone di circa il 35%. A livello Europeo l’incremento del rischio è del 22%”.

“Trasporto pubblico davvero efficiente, parcheggi di scambio, car sharing, piste ciclabili e mobilità sostenibile. Ecco quello che faremo noi”, annuncia il sindaco, una ricetta “per trasformare Roma in una città vivibile, pulita. Che pensi innanzitutto alla salute dei suoi cittadini.”

Ma quanto serve a rendere il servizio pubblico efficiente? Nel frattempo i cittadini cosa fanno? Roma non è un paesino di provincia che si può rivoluzionare, serve una ristrutturazione seria e continuata negli anni per cercare di salvare una città al collasso.

CHE SCHIFO! Equitalia alza i tassi e getta le famiglie nel baratro.

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Dal 1 maggio il tasso degli interessi di mora applicato da Equitalia aumenterà del 15% passando dal 4,55% al 5,22% e mettendo sempre più in crisi le famiglie indebitate. Lo denunciano Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti, Presidenti di Federconsumatori e Adusbef: “Una vera assurdità – attaccano – che cade proprio in un momento drammatico per le famiglie italiane che, in molti casi, si trovano in estrema difficoltà anche nel far fronte alle spese più elementari. Non bastava l’aumento dei prezzi e delle tariffe, non bastava la caduta verticale del potere di acquisto (-14,1% dal 2008) e non bastava neanche l’incredibile livello raggiunto dalla pressione fiscale nel nostro Paese (con aumenti solo nel 2013 di +421 euro). Ora anche Equitalia da un ulteriore contributo per accrescere la preoccupazione e lo stato di vera e propria esasperazione in cui si trovano le famiglie”. La società di riscossione secondo Federconsumatori e Adusbef “ancora una volta, vuole fare cassa (per conto dell’Agenzia delle Entrate) con metodi prepotenti ed arroganti”. “Piuttosto che pensare ad aumentare i tassi di mora, Equitalia dovrebbe dare la priorità ad una decisa riorganizzazione della struttura, migliorando i pessimi rapporti con il pubblico. È impensabile – attaccano Trefiletti e Lannutti – che un cittadino debba trascorrere giornate intere in coda per richiedere informazioni o attivare le procedure di contestazione o rateizzazione delle cartelle esattoriali. Per questo, tali aumenti devono essere scongiurati con ogni mezzo e, in caso Equitalia non desse risposte adeguate, le nostre Associazioni avvieranno tutte le iniziative necessarie per tutelare le famiglie”.

La giostra delle tariffe: su il gas di 1,7%, giù la luce di 1,4%

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