Berlusconi e quei soldi regalati a Sabina Began

sabina-began-Berlusconi-tuttacronacaBerlusconi regalò oltre un milione e mezzo a Sabina Began, l’Ape Regina, per comprare un appartamento nel quartiere Monti a Roma e costato solo 600 mila euro. E’ quanto emerge dalla carte della Procura di Bari mentre i magistrati vogliono vederci chiaro su quella differenza. Il sospetto è che possa trattarsi del prezzo del silenzio della Began, o di quello per dare la sua disponibilità a fornire dichiarazioni mendaci riguardo il presunto giro di escort reclutate per le serate a Palazzo Grazioli. L’inchiesta prende in esame anche delle intercettazioni telefoniche, in una delle quali vi è un colloquio telefonico tra Berlusconi e Tarantini, ne stabilisce il tenore: “Vedi Gianpaolo ora al massimo dovremmo averne due a testa. Tu porta per te e io porto le mie. Poi ce le prestiamo. Insomma, la patonza deve girare“. Sia la Vigilanza di Banca d’Italia che magistrati e Guardia di Finanza hanno accentrato l’attenzione su questa “cresta milionaria” e i relativi passaggi, con i versamenti di Berlusconi che transitano sulla società Moon & Stars di Began, una scatola vuota, dicono gli inquirenti, la cui unica attività corrisponde all’acquisto dell’appartamento a Monti. Si legge su La Stampa: “Ma che fine hanno fatto gli altri 900.000 euro? Dalla «Moon & Stars» partono tre bonifici per 600.000 euro intestati a Umberto Michelazzi, produttore/distributore cinematografico, con la «causale»: «A titolo di transazione per contenzioso legale». Ma chi è Umberto Michelazzi? E quale contenzioso legale lo ha visto in contrapposizione con una società, «Moon & Stars» che in pratica non ha fatto nulla se non l’acquisto di una casa? E i 300.000 euro rimasti sul conto della società, come residuo del milione e 505.000 euro di Silvio Berlusconi, che fine hanno fatto? Sono stati prelevati da Sabina Began?”

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Crozza e l’Alfango di Quentin Tarantini

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“Letta domani chiederà la fiducia in Parlamento. Farà vedere una foto di Renzi e dirà: Paura eh?!”. Così esordisce Crozza a Ballarò.

Ma l’argomento di oggi non poteva essere altro che Berlusconi: “Cicchitto lo ha sfidato! Per la prima volta in vent’anni! Ha alzato la voce e ha detto: Posso andare in bagno?”. Poi tra tante battute c’è anche: “Dai! Quando avevano promesso di andare via ho pensato ‘ce l’hanno fatta! Hanno dimezzato la metà dei parlamentari! Ed era anche la metà buona!”.

Ma ce n’è anche per il Pd: “Faranno la gara col Pd, io mi dimetto, io mi dimezzo lo stipendio, io mi trovo un lavoro! Seeeeh!”. E su Giovanardi: “Ti dà la stessa gioia di uno strappo sui pantaloni a un matrimonio. E’ elettrizzante come una caviglia in un tombino”. E per Marina Berlusconi: “Hanno raddoppiato anche i Berlusconi”. E sfotte Sallusti: “Come titolate domani? Il box del cognato di Cicchitto? Cicchitto ha fatto le scuole da Al Qaeda?”. Sallusti resta impassibile con lo sguardo serio. Sul finale c’è anche l’imitazione di Napolitano: “E’ con viva e vibrante indignazione che denuncio il falso! Io avrei fatto una telefonata per 200 milioni? Ma almeno 400, 500, mille!” Ma il finale è forse la parte meno divertente, visto il momento di crisi e di difficoltà, i cittadini sono infatti stretti intorno al Presidente che rappresenta l’ultimo baluardo di unità del Paese.

Tutte le donne del Cav? Grazia Capone: “Silvio? Lo sento ancora, gli voglio bene”

grazia-capone-tuttacronacaHa preso il via oggi l’udienza preliminare, del “processo Tarantini,” poi aggiornata al 14 ottobre, sulle 26 donne, molte delle quali ritenute escort, che Tarantini avrebbe portato nelle residenze di Berlusconi tra il 2008 e il 2009. Tra chi  ha deposto come testimone anche “l’Angelina Jolie di Bari”, com’è conosciuta alle cronache, Grazia Capone. La 29enne barese  avrebbe detto: “Sento ancora Berlusconi, è una persona alla quale voglio bene”. Un’ora e mezzo dopo la deposizione, la giovane ha raccontato ai cronisti: “Finalmente ho avuto l’opportunità di spiegare la mia verità davanti a un magistrato. Saranno passati quattro o cinque anni da quando si spala terra gratuitamente. Io capisco la curiosità…”.  “Ho raccontato la mia verità puntuale, determinata e precisa – ha sottolineato – e devo dire che sono anche molto soddisfatta”. “È giusto creare delle differenze: io soldi – ha rilevato – non ne ho presi, ho sempre lavorato onestamente e ho preso una regolarissima busta paga, ho solo svolto il mio lavoro. Sono anche un praticante avvocato, con una notevole difficoltà, perchè ho dovuto sempre dimostrare quello che valgo”. L’udienza è stata aggiornata perchè assente l’altra testimone citata dal giudice, la 29enne barese Lucia Rossini che ha inviato un certificato di malattia. Il gup Ambrogio Marrone  dovrà emettere sentenza con rito abbreviato a carico dell’avvocato Salvatore Castellaneta (accusato di aver reclutato con Gianpi le due ragazze affinchè si prostituissero) e decidere se rinviare a giudizio altri sette indagati, tra cui Gianpaolo e Claudio Tarantini. Gli imputati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata allo sfruttamento, induzione e favoreggiamento della prostituzione. Oltre ai fratelli Tarantini rischiano il processo la tedesca Sabina Began, la cosiddetta ‘ape regina’ delle feste dell’ex premier, le attrici Letizia Filippi e Francesca Lana, l’avvocato Castellaneta, ritenuto il referente per l’organizzazione delle feste private di Berlusconi a Milano e gli amici e soci in affari di Tarantini, Pierluigi Faraone e Massimiliano Verdoscia. Il reato associativo sarebbe inoltre contestato a Gianpaolo Tarantini, Castellaneta, Faraone e Verdoscia. Ventuno  sembrerebbero invece gli episodi contestati dal settembre 2008 al maggio 2009, in cui vengono citate le 26 ragazze che avrebbero partecipato agli incontri con l’allora premier. Dagli atti si legge che la Capone, che sognava di fare cinema e teatro e sperava nell’aiuto di Berlusconi, in un colloquio telefonico con Tarantini  avrebbe detto di aver trascorso da sola una notte con l’allora capo del governo. Tarantini: ”Con chi stai mò, con le ragazze vicino?”. Capone: ”No, io e lui e basta”. Tarantini: ”Ah quelle se ne sono andate”. Capone: ”Tutte… le ha mandate tutte”. (…) Tarantini: ”Ma è rimasto contento?”. Capone: ”Assolutamente!… io ho bisogno di dormire un pò, sono andata a letto tardissimo, cioè a letto… ho dormito un’ora”.  Dal colloquio tra i due emerge l’ambizione, poi archiviata, di Tarantini di essere candidato al Parlamento europeo e le speranze di Capone di fare cinema. Tarantini: ”Vabbè, ha parlato bene di me, sì?”. Capone: ”Sì, tanto”. Tarantini: ”Eh tu?” Capone; ”Vabbè certo, e vabbè poche domande alla fine”. Tarantini: ”Senti, l’ultima cosa, e ti ha detto che ti dà una mano, sì?”. Capone: ”Sì”. Tarantini: ”Meh!”. Capone: ”È stato lui, io zero…”. E per quanto riguarda l’ipotesi di un impegno politico di Gianpi a Bruxelles, dice Capone: ”(…) che poi anche in prospettiva di quello che accennavi ieri, capito, ti ho messo un attimino in luce”. Tarantini: ”Ma perchè gliel’hai detto?”. Capone. ”Di che cosa?”. Tarantini: ”Del Parlamento !”. Capone: ”Nooo! però lui per me ha parlato delle regioni, delle regionali”. Tarantini: ”Son contento”.

Le intercettazioni della Guardia di Finanza che smentiscono Berlusconi

berlusconi-tarantini-intercettazioni-tuttacronacaE’ il Fatto a riportare la notizia di un’informativa depositata il 22 marzo in Procura di Bari nell’indagine che vede Silvio Berlusconi e Walter Lavitola indagati per aver indotto a mentire davanti ai pm Gianpaolo Tarantini. Scopo dell’informativa era trovare “i punti di contrasto e contraddizione tra le dichiarazioni fatte dal Tarantini e quanto invece emerso dall’attività di indagine”. Passano due mesi e, il 17 maggio, l’ex premier, interrogato, conferma tutto quanto detto da Lavitola. A questo punto il confronto tra dichiarazioni e informativa mette in luce tutte le menzogne pronunciate: l’informativa del tenente colonnello Andrea di Cagno elenca infatti le intercettazioni che smentiscono quanto detto da Berlusconi ai pm. Due sono i punti in questione: ha riferito di non avere aiutato Tarantini nei suoi affari con Finmeccanica e negato di essere consapevole del pagamento delle ragazze ospitate nei suoi palazzi: “da parte mia ribadisco di non aver mai pagato alcunché per ottenere prestazioni sessuali”. Le intercettazioni dimostrano il contrario. Come si legge nell’articolo a firma Marco Lillo e Antonio Massari:

L’informativa riporta invece le dichiarazioni di Tarantini del novembre 2009 (“il Presidente non ha mai saputo, ma neanche lontanamente, che io potessi dare un centesimo alle ragazze”) e poi lo infilza così: “Si riporta un episodio da cui si evince che Gianpaolo Tarantini è stato sostanzialmente reticente sulla specifica questione”: è la serata del 16 ottobre 2010 a Palazzo Grazioli alla quale partecipano Ioana Visan, Patrizia D’Addario, Clarissa Campironi, Barbara Guerra con l’amica Milena Chellino. Secondo la Finanza: “trascorrevano la notte in compagnia del presidente Berlusconi, Barbara Guerra e Ioana Visan. L’indomani Berlusconi e Tarantini intrattenevano una conversazione avente ad oggetto un compenso riconosciuto alle donne che avevano trascorso la notte a Palazzo Grazioli. Berlusconi chiamava Tarantini e riferendosi alle ragazze tra l’altro sottolineava: “guarda che hanno tutto per pagarsi tutto da sole eh (…) “E vabbé, ma non … perché tanto … sono …. sono foraggiatissime”. Ad abudantiam la Guardia di Finanza cita le intercettazioni di telefonate nelle quali Tarantini parlava con le ragazze dei pagamenti o di altri favori da Berlusconi dopo le serate del 6 settembre 2008, 23 settembre 2008, 28 settembre 2008, 8 ottobre 2008, 9 ottobre 2008, 16 ottobre 2008, 16 ottobre 2008, 4 novembre 2008, dal 26 al 30 novembre 2008 fino alla serata del 2 dicembre 2008, riguardo alla quale si legge: “Come già era accaduto in occasione della serata del 23 settembre 2008, Silvio Berlusconi, dopo essere stato informato da Tarantini su quali ragazze avrebbero partecipato alla serata, riferiva di voler invitare anche Fabrizio Del Noce che poteva interessare a Manuela Arcuri”. Riguardo al fatto che l’attrice volesse ottenere qualcosa in cambio dal presidente, la Finanza è più esplicita di mille articoli: “Era la stessa Arcuri, in più occasioni a ‘battersi’ per ottenere il compenso prima della prestazione sessuale a favore di Silvio Berlusconi”. Dice la Arcuri al telefono a Tarantini : “Poi se me lo fa il favore, poi, sarà ben ricompensato”. Poi.

Oltre ad aver negato di essere consapevole del pagamento delle ragazze ospitate nei suoi palazzi, l’ex premier ha anche detto ai magistrati di non avere aiutato Tarantini nei suoi affari con Finmeccanica. Anche in questo caso, l’informativa lo smentisce:

Nella sua memoria ai pm Berlusconi scrive “Per quanto riguarda Fimeccanica non ricordo di aver fatto alcuna segnalazione né di aver presentato il Tarantini ai vertici aziendali”. A verbale ha aggiunto categorico: “Sono sicuro di non aver mai telefonato al dr. Guarguaglini (ex presidente di Finmeccanica, ndr) per presentargli qualcuno. Io personalmente non ho mai fissato un appuntamento tra Guarguaglini e Tarantini”. La Finanza, per smentire Tarantini che dice ai pm nel 2009: “I miei contatti con Finmeccanica furono tutti grazie a Rino Metrangolo” riporta una telefonata del 5 dicembre del 2008 nella quale Tarantini chiede a Berlusconi se Bertolaso era rimasto contento del loro incontro, favorito da Cavaliere, e Berlusconi risponde: “Non ne abbiamo parlato. Invece ho fissato un appuntamento per martedì con Guarguaglini per quella cosa”. La Finanza riporta anche una telefonata del 10 dicembre nella quale Berlusconi dice: “Ho visto Guarguaglini e poi ti riferisco”. E poi una telefonata del 5 febbraio 2009 nella quale, scrive la Finanza, “a rassicurare definitivamente Tarantini ci pensava lo stesso Berlusconi che lo informava di avere parlato con Guarguaglini, il quale gli aveva assicurato che le trattative stavano proseguendo regolarmente”. Segue la trascrizione della telefonata nella quale Berlusconi dice a Tarantini: “Ora ho parlato personalmente”. Tarantini lo interrompe e si fa richiamare sul fisso di casa. Precauzione inutile. È intercettato pure quello.

Lo strano triangolo fra dubbi e conferme: Tarantini, le escort e il Cavaliere

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Berlusconi al vertice di uno strano triangolo i cui altri due punti (oscuri) sarebbero stati Tarantini e le escort? Questa è una delle ipotesi al vaglio dell’inchiesta di Bari con l’accusa di aver indotto, assieme all’ex direttore dell’Avanti Valter Lavitola, l’imprenditore Gianpaolo Tarantini a mentire all’autorità giudiziaria barese nell’inchiesta escort, dove l’ex premier è indagato. Nei verbali pubblicati oggi dalla Gazzetta del Mezzogiorno Silvio Berlusconi, afferma:

«Non avevo bisogno di Tarantini se avessi voluto avere delle persone di quel tipo lì…»

e poi avrebbe aggiunto:

«Io voglio dire, per ridere un giorno un mio assistente mi ha fatto vedere sulla tavoletta (il tablet) qua quante escort ci sono a Roma che esplicitano anche il prezzo per un invito a cena, 100 euro, 80-100 euro. Se uno si mette lì 20 minuti si porta 50 persone in casa… Quindi non è che avevo bisogno di Tarantini  per portarmi due persone ogni tanto a cena, cioè proprio… Almeno si vedevano le foto e si sceglievano, ho detto io».

Poi Berlusconi, sempre nell’interrogatorio avvenuto il 17 maggio dello scorso anno, avrebbe ammesso che Tarantini, più che un suo amico intimo, era diventato amico del suo maggiordomo e dei suoi camerieri. Secondo il Cavaliere:  «Regalava sempre cose a tutti i miei camerieri, era uno che non arrivava mai a mani vuote. Mi ricordo che mi disse: ‘Mio padre mi ha insegnato a non andare mai a casa di una persona a mani vuote’. Ed era molto generoso. Io lo sgridavo perché una volta mi ricordo che mi ha regalato un paltò di cashmere costosissimo, che non ho mai messo, credo sia ancora attaccato nell’armadio, che io cercai di dargli indietro, ma che lui non accettò… Quindi lui si era creato un rapporto di amicizia – afferma ancora Berlusconi – amicizia forse non è il nome giusto, di cordialità con il mio maggiordomo e con gli altri camerieri di casa mia e perciò telefonava per sapere se c’era una cena e arrivava sempre con due ospiti. A me faceva piacere sinceramente e le persone che lui ha portato a casa erano sempre persone molto a modo».

Poi improvvisamente Tarantini “precipita” e non può più mantenere la sua famiglia, tanto che Berlusconi, dispiaciuto da questa situazione corre in soccorso del “suo quasi amico, ma non troppo”  e decide di aiutarlo con le spese. Non solo lui ma tutta la sua famiglia “allargata”.

Chi fa da tramite?

Valter Lavitola, il giornalista-faccendiere finito anche in carcere per mille altri guai. «Lui si era così interessato appunto della vicenda Tarantini, della signora, della famiglia Tarantini che diceva essere senza mezzi, ma non ho mai parlato con Lavitola del fatto che Tarantini dovesse in qualche modo in eventuali interrogatori coprire cose che mi riguardavano. Anche perché – se ben ricordo i giornali, D’Addario, era venuto già fuori tutto, (…) tutto era già emerso e non c’era nient’altro che a mio parere potesse emergere. Quindi io non avevo nessun motivo per dover mandare dei messaggi a Tarantini di essere attento a quello che diceva, era già stato detto tutto quanto. L’unica cosa per cui dopo io ho acceduto alle pressioni di Lavitola, intense devo dire, alle lettere di Tarantini, di dare a Lavitola, perché desse a Tarantini degli aiuti economici, è stato proprio per il fatto che avevo conosciuto Tarantini in una situazione di benessere forte. Aveva affittato ville in Sardegna, viaggiava su aerei privati, eccetera, e francamente sentirlo precipitato…». Tarantini riceverà uno «stipendio» di 10mila euro al mese, più vari regali, e 500mila euro per avviare un’attività economica (gliene arriveranno solo 250mila, ma questa è un’altra storia): «C’era bisogno – gli chiede il pm Drago – di dargli tanti soldi? Quando si vuole aiutare una persona in difficoltà gli si dà il minimo indispensabile per campare». Berlusconi abbozza: «Lui doveva pagare l’affitto, che mi ricordo era un affitto esagerato, 6mila euro al mese e io dissi a Lavitola: “Ma che cambi residenza”». Drago: «C’era bisogno di andare alla casa ai Parioli?». Berlusconi: «Appunto! Poi metteva sul conto non soltanto la famiglia stretta, lui, moglie e due figlie, ma anche la madre e la famiglia del fratello. Quindi mi sembra di ricordare che avessi aderito a dare 5mila più 5mila euro al mese».

Poi però oggi dalle pagine del Fatto Quotidiano si legge un’ipotesi molto diversa. A raccontarla è la moglie di Gianpaolo Tarantini, Nicla. Secondo quanto si apprende dalla moglie Tarantini non avrebbe mai ricattato il Cavaliere, ma anzi ne è stato una vittima.

Gratitudine dal Cav: “Della gratitudine ne avrei fatto volentieri a meno. Se tornassi indietro a mio marito consiglierei di comportarsi diversamente”

I 500 mila promessi da Berlusconi sono arrivati?: “Neanche un centesimo. Niente io intanto sono finita in carcere, tre giorni, tre notti a Poggioreale, poi il tribunale del riesame ha deciso che me lo meritavo. E nel frattempo voi giornalisti mi avete distrutta”.

Il Cav silente: “Non so se si è fatto sentire e neanche mi interessa. Più gli stiamo lontano meglio è…E poi con tutti i problemi che ha adesso”.

Gianpi ha pagato per tutti: “Ha pagato in maniera sproporzionata: ha perso tutto, non ha più niente, non ha un soldo, non ha un lavoro, non ha le sue aziende. Mio marito l’hanno massacrato tutti”.

Il primo colpo di spugna? Bari grazia Greco e Tarantini

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Assolti perché il fatto non sussiste così sono stati scagionati, nel processo sulla gestione della sanità in Puglia, il consigliere regionale ed ex deputato Tato Greco de “La Puglia Prima di Tutto” e i coimputati Gianpaolo e Claudio Tarantini. Non è stata quindi accolta la richiesta della Procura di Bari di condannarli a 2 e 8 mesi.

Condanne di Natale! Tarantini e Frisullo

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