Svendita totale! L’Italia al discount per ripianare il debito pubblico

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Svendita totale! L’Italia è pronta per finire su uno scaffale del discount? Sembra che tutto sia pronto e il governo ha annunciato un primo pacchetto di dismissioni da 10-12 miliardi che prevede, tra l’altro, la cessione di quote di controllo e non di controllo di alcune società, e la cessione del 3% di Eni con una operazione di buyback, cioè con un’operazione di acquisto di azioni proprie da parte di una società per azioni.

Durante il Consiglio dei ministri “c’è stata una discussione – spiega il premier – sul tema di un primo pacchetto di privatizzazioni, di cessioni di quote di società pubbliche finalizzato a dare una prima risposta al tema di avere nel 2014 non solo il deficit sotto controllo ma che il debilito pubblico inizi un percorso di discesa dopo 5 anni di salita”. Operazione che secondo le intenzioni del governo dovrebbe valere 10-12 miliardi. Privatizzazioni che riguarderebbero il 60% di Sace e Grandi stazioni oltre al 40% di Enav e Fincantieri.

Questo è quanto affermato dal premier, Enrico Letta, che è intervenuto spiegando i punti salienti previsti per gli introiti che deriveranno dalla vendita di società e immobili e che  “andranno metà alla riduzione del debito 2014 e metà alla ricapitalizzazione della Cassa depositi e prestiti”.

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Casinò di Venezia in “svendita” ai privati per rispettare il patto di stabilità

casino-di-venezia-vendita-tuttacronacaEra partita da 300-400 milioni di euro per trent’anni di contratto di appalto la base di offerta per il Casinò di Venezia. Ora però la Casa da gioco della laguna, la cui gestione è destinata a passare in mano a privati, è oggetto di una delibera del Comune che parla di 140 milioni, fatto che fa rabbrividire il PdL: “Non si tratta della vendita del Casinò per un futuro migliore ma semplicemente della vendita del Casinò per coprire le perdite del Comune di Venezia, com’è successo con la svendita delle quote Save dell’aeroporto. Che convenienza c’è a regalarlo?” Ma sia il Sindaco che la Giunta sono intenzionati ad accelerare il più possibile il percorso in modo da arrivare al bando di gara internazionale e alla vendita ai privati entro la fine dell’anno: in caso contrario ad essere a rischio non sarà solo l’immagine ma il Bilancio comunale. Come spiega il Gazzettino, l’operazione serve infatti anche a salvare l’Actv: come ha sottolineato Orsoni, infatti, il piano complessivo punterebbe a mettere in salvo il Comune permettendogli non solo di rispettare il patto di stabilità ma rendendo anche più solide le società partecipate, soprattutto l’Actv. Di conseguenza, si potrà continuare a garantire ai veneziani i servizi attuali e ai costi attuali. Della delibera si parlerà oggi, nella riunione congiunta delle due commissioni competenti, con la partecipazione del sindaco e dei sindacati. Come ricorda Grindcasino, però, al momento non trapelano nomi di possibili pretendenti, mentre “fino ad un anno fa si facevano i nomi della nota multinazionale statunitense Caesars Ent. (proprietaria del Caesars Palace e del Rio di Las Vegas e di circa trenta casinò negli States) e di un gruppo russo”.

Ci siamo svendendo! Loro Piana ai francesi è questa la ripresa?

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L’Italia è in svendita e non è una novità, il problema però è sull’ampiezza del fenomeno e sulle case di qualità che stanno passando a investitori stranieri. Se si auspica che ci sia chi investe in Italia, bisogna anche preservare i marchi che hanno fatto al storia del nostro paese e invece è notizia delle ultime ore che Loro Piana  (oltre 130 punti vendita in tutto il mondo e un fatturato nel 2011 superiore al mezzo miliardo di euro) è stata acquistata dal prestigioso marchio francese Lvmh che ha rilevato l’80% dell’azienda. La leader mondiale del cashmere si aggiunge così all’ormai lunga lista di prestigiosi marchi  che non hanno più nulla, a parte il nome, di italiano: Bulgari, Fendi, Acqua di Parma ed Emilio Pucci, sono tutti nel grande business di  Arnault. Anche se i due leader, i fratelli Sergio e Pier Luigi Loro Piana, a cui resta il 20% dell’azienda si dicono fieri di  “associare oggi il nostro nome al gruppo Lvmh”  e aggiungono “Il gruppo diretto da Bernard Arnault è quello maggiormente in grado di rispettare i valori della nostra azienda, la sua tradizione e il desiderio di proporre ai suoi clienti dei prodotti di qualità ineccepibile” per gli italiani rimane l’amaro in bocca.

In fondo è solo un acquisizione, qualcosa che avrebbe interessato solo gli analisti economici e invece è balzata alla cronaca e alla politica come una bomba lanciata nel mezzo di una manifestazione. Come mai? Perché l’Italia è fragile, spaventata e depressa nonostante gli annunci del Premier che gridano alla ripresa e alla felicità per il cambio di rotta in Europa, l’italiano sà benissimo che quella ripresa se ci sarà sarà lenta, dolorosa e suonerà all’inizio come un ennesima agonia a cui sottoporre i cittadini e le imprese. Così i grandi marchi che hanno la possibilità di avere a disposizione ricerche di mercato competenti e internazionali, decidono di vendere. E’ un segnale per tutti, è una misura concreta del malessere italiano e non di un solo marchio, ma di un economia che non regge e non ha prospettive.

Che fare?

«Il governo avvii un’indagine, magari con un gruppo di studi interministeriale, per comprendere i motivi che portano alla fuga di grandi aziende simbolo del Made in Italy e della produzione italiana, con i casi che si stanno moltiplicando esponenzialmente» hanno ad esempio chiesto il deputato Michele Anzaldi e il presidente della commissione Cultura Andrea Marcucci (entrambi ndel Partito democratico). «Il presidente del Consiglio Enrico Letta da sempre ha mostrato grande sensibilità per la difesa del nostro sistema produttivo, ne conosce a fondo le potenzialità. Per questo è opportuno che utilizzi tutti gli strumenti in possesso del governo per comprendere le motivazioni che portano alla vendita all’estero dei pezzi pregiati del nostro sistema. Occorre capire se si tratta solo della legittima volontà di fare cassa o se ci sono cause ulteriori che portano gli imprenditori italiani a ritirarsi dal fare impresa».

Ma quale è la situazione reale? Facciamo un passo indietro e vediamo quali marchi sono stati acquisiti all’estero:

Lamborghini, Ducati, Valentino, Bulgari, Fendi, Ferrè, Emilio Pucci, Gucci, Bottega Veneta, Parmalat.

Dall’alta moda, alla meccanica, passando per la gioielleria e arrivando all’alimentari tutte le nostre eccellenze sono state vendute e a volte svendute. Sono investimenti o sono un sintomo di un’economia che sta minando le basi dei grandi marchi? Siamo diventati terra di conquista o attiriamo investitori? La ripresa parte dall’Expo2015, intanto le nostre eccellenze, che non sono un evento ma una realtà quotidiana, affondano… c’è qualcosa che ci sfugge!

 

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