Si compra la Mercedes… e poi chiede l’assegno di mantenimento: negato!

Mercedes-SLK-tuttacronacaSi compra, in leasing, una Mercedes ma poi lamenta di non vivere bene come quando era sposata. E’ stata la Cassazione a decidere che una 47enne, divorziata nel 2008 a seguito della separazione chiesta dal marito nel 1999, dopo dodici anni di matrimonio, ha risorse bastanti a vivere in modo più che dignitoso e quindi non deve continuare a chiedere soldi all’ex marito, nonostante continui a lamentarsi di non potersi più permettere lo stesso tenore di vita di quando era sposata. La donna voleva dall’ex l’assegno di divorzio, oltre ai 420 euro che il marito le corrispondeva per il mantenimento della figlia di venti anni, maggiorenne ma non ancora autosufficiente. Ma la Cassazione ha confermato quanto stabilito sia dal Tribunale di Pesaro nel febbraio 2008 che dalla Corte di Appello di Ancona nel giugno dello stesso anno, giudicando inoltre le richieste della signora “prive di fondamento” dal momento che correttamente secondo i giudici di merito “l’acquisizione in leasing di una autovettura Mercedes Slk” è “ritenuta indicativa di una situazione di benessere”.  Così come la decisione della donna di rinunciare al proseguimento della sua attività di insegnante di religione, scelta compiuta di sua volontà e non, come da lei sostenuto, a “causa della sua condizione di divorziata”. Anche la circostanza che la ex moglie vivesse more uxorio con un altro uomo, che quindi poteva aiutarla nel conservare il precedente tenore di vita, “costituiva un ulteriore elemento di conferma della adeguatezza dei redditi a sua disposizione”.  La signora non presentava dichiarazione dei redditi dal 2004 “non possedendo beni ed avendo perduto la sua occupazione” e anche il nuovo compagno risulta nullatenente tanto da non aver presentato il 740 dal 2005, ma questo non ha fatto cambiare idea alla Corte.

Le spose bambine hanno diritto all’accoglienza in Italia

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Corte di Cassazione ha dato ragione a una ragazza nigeriana che il ministero dell’Interno invece avrebbe voluto rimpatriare. Secondo i giudici della Suprema Corte “E’ certo, in diritto, che la costrizione di una donna a un matrimonio forzato costituisce grave violazione della sua dignità”. La giovane nigeriana, fuggita dai parenti che le volevano imporre di sposare un uomo di 72 anni e di lasciare il fidanzato, stava per essere rimpatriata dal ministero dell’Interno perché “avrebbe dovuto denunciare” tutto alla polizia del suo Paese che “con ogni probabilità” avrebbe perseguito i colpevoli. La Corte di Appello di Trieste prima di negare la protezione alla giovane avrebbe dovuto informarsi bene sulla situazione sociale e politica della Nigeria perché l’accoglienza deve essere accordata anche quando la violenza denunciata non proviene dalle autorità statuali ma da soggetti privati, come i familiari, ed inoltre occorre verificare se, in concreto, le istituzioni di quel Paese sono in grado di assistere e proteggere chi si sottrae a un matrimonio sgradito.

 

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